L’Audio Note M1 è uno dei preamplificatori valvolari più conosciuti e diffusi del marchio inglese, pensato come apparecchio di ingresso alla filosofia Audio Note ma comunque costruito secondo criteri ben precisi: circuitazione semplice, percorso del segnale ridotto al minimo e utilizzo di doppi triodi ECC82 in configurazione SRPP. È un preamplificatore solo linea, privo di controlli inutili e con un’impostazione volutamente essenziale, che negli anni è stato prodotto in diverse revisioni e varianti, inclusa la versione dotata di sezione phono separata.
Come spesso accade con apparecchi di questo tipo, dopo molti anni di servizio continuativo iniziano ad emergere problemi legati soprattutto alla sezione di alimentazione e all’invecchiamento dei materiali isolanti. È proprio questo il caso dell’Audio Note M1 oggetto di questo intervento, arrivato in laboratorio con il trasformatore di alimentazione completamente guasto e con la richiesta di una revisione generale, finalizzata non solo alla riparazione ma anche al ripristino di condizioni di funzionamento affidabili nel lungo periodo.
Questo Audio Note M1 mi è stato spedito perché presentava il trasformatore di alimentazione bruciato, con conseguente impossibilità di funzionamento, e per una revisione generale dello stato dell’apparecchio. Prima di procedere con qualsiasi intervento ho effettuato una verifica completa per escludere danni collaterali sulla circuiteria, fortunatamente assenti.
Ho quindi smontato il trasformatore di alimentazione originale per una verifica approfondita. Già dalle prime misure risultava evidente una condizione di corto circuito interno. A questo punto l’unica strada sensata era procedere con lo sbobinamento completo per poi produrre un ricambio compatibile.
Sbobinandolo ho potuto constatare la causa del corto interno: tutti gli avvolgimenti erano stati realizzati uno sopra l’altro senza alcun isolante aggiuntivo tra le passate o tra i diversi avvolgimenti. In pratica l’unico elemento che impediva il contatto diretto tra le spire era la sola smaltatura del filo di rame. Il rocchetto, inoltre, risultava completamente saturo, talmente stipato da non lasciare spazio nemmeno per l’inserimento di un minimo strato isolante supplementare.
Una soluzione di questo tipo può forse funzionare per un certo periodo, ma nel lungo termine espone inevitabilmente il trasformatore a guasti dovuti a stress termico, vibrazioni e invecchiamento dei materiali. Ho quindi deciso, una volta ottenuti tutti i dati elettrici interni, di ricalcolare un nuovo trasformatore con le medesime caratteristiche elettriche ma avvolto su un nucleo di appena un passo maggiore rispetto all’originale, in modo da avere lo spazio necessario per inserire correttamente gli isolanti tra rame e rame.
Un altro problema non secondario del trasformatore originale riguardava la disposizione meccanica degli avvolgimenti. Il secondario a bassa tensione, realizzato con filo di sezione molto generosa da 0,95mm, era stato avvolto sopra l’avvolgimento ad alta tensione, che invece utilizzava filo molto sottile da 0,12mm. Questa è una pratica che andrebbe sempre evitata, perché durante la dilatazione termica l’avvolgimento con filo grosso tende inevitabilmente a comprimere quello sottostante, con il rischio di danneggiarlo meccanicamente nel tempo.
Probabilmente questa scelta era stata fatta per motivi pratici legati al tipo di rocchetto, dotato di morsetti invece che di fili uscenti, ma resta comunque una soluzione poco felice. Nel nuovo trasformatore ho quindi deciso di posizionare l’avvolgimento con filo grosso più internamente, isolando accuratamente i due conduttori diretti ai morsetti, e di dedicare maggiore attenzione all’avvolgimento del secondario ad alta tensione, eseguito lentamente per evitare qualsiasi stress meccanico.
Sia l’avvolgimento primario che i tre secondari sono stati intervallati con opportuni strati isolanti, riducendo al minimo la probabilità che un guasto simile possa ripresentarsi in futuro. Come si vede dalla foto, ho inoltre provveduto a pulire accuratamente il telaio e la circuiteria, che avevano accumulato decenni di polvere.
Ed è proprio osservando la circuiteria che emerge una delle particolarità più curiose di questo Audio Note M1. Le pochissime informazioni reperibili online parlano di un apparecchio che dovrebbe montare due ECC82, eppure sullo chassis è presente un terzo zoccolo valvolare. Alcuni sostengono che vada installata un’ulteriore ECC82, altri parlano di una 6189, mentre in questo esemplare era presente addirittura una ECC83.
Analizzando attentamente lo schema reale sul PCB, non riuscivo però a comprendere quale potesse essere la funzione di questa valvola aggiuntiva. Ho quindi inserito il test socket e iniettato segnale su entrambi i canali, senza osservare alcuna attività. Nessuna oscillazione, nessuna variazione di tensione significativa.
Misurando con il tester ho riscontrato tensione anodica presente su anodi, griglie e catodi, ma approfondendo l’analisi è emerso che le griglie dei due triodi facevano capo alle resistenze R11 e R12, collegate a una piazzola completamente scollegata sullo stampato.
La conclusione è piuttosto semplice: questo apparecchio esiste sia in versione solo linea che in versione con sezione phono. Nella versione phono è presente una schedina aggiuntiva con il pre RIAA, e con ogni probabilità questo doppio triodo svolge la funzione di stabilizzatore di tensione anodica per la sezione phono. Nella versione solo linea lo zoccolo è presente ma elettricamente inattivo, e quindi non va montata alcuna valvola.
Ho quindi rimosso la valvola inutile e applicato un adesivo esplicativo per evitare futuri equivoci. A questo punto viene spontaneo pensare a quante valvole NOS siano state inutilmente sprecate nel tempo da utenti e tecnici poco attenti o male informati. E probabilmente anche a quanti abbiano giurato, in perfetta buona fede, di percepire sottili cambiamenti sonori al variare della valvola montata… una valvola che, in realtà, non è nemmeno collegata al circuito…
Per quanto riguarda la componentistica passiva, ho misurato uno ad uno i condensatori elettrolitici presenti, perché non amo sostituire componenti “a ufo”. Tutti risultavano ancora in buone condizioni. Ho invece deciso di intervenire sui due condensatori di uscita, poiché i piccoli condensatori al poliestere originali erano decisamente sottodimensionati dal punto di vista qualitativo. Ho inoltre sostituito la coppia di ECC82 con valvole nuove, riportando l’apparecchio a condizioni di funzionamento corrette e affidabili.
A completamento dell’intervento ho effettuato anche alcune misure strumentali, pur trattandosi di un semplice stadio SRPP. I risultati confermano un comportamento corretto e coerente con il progetto originale.











Il trasformatore è disponibile come ricambio con modello SB-LAB 23S2, se ti interessa averlo ti mando il preventivo col costo del pezzo di ricambio.
BuongiornoE’ possibile sapere le tensioni sui secondari.