
Audio Innovations è uno di quei marchi che, per chi ha un minimo di esperienza con l’hi-fi a valvole, non hanno bisogno di troppe presentazioni. Nato a Brighton, in Inghilterra, nel 1984 per iniziativa di David Chessel e Peter Qvortrup, si è fatto conoscere per una filosofia molto chiara: circuiti semplici, componenti scelti con criterio e un suono concreto, senza inutili complicazioni.
Differenze tra i modelli 700 e 800
Tra i vari modelli prodotti da Audio Innovations, il 700 e l’800 sono probabilmente quelli più diffusi e interessanti da un punto di vista tecnico. Il 700 è un integrato, quindi con controllo di volume e più ingressi, mentre l’800 è un finale puro, con un solo ingresso e senza alcuna sezione di controllo.
Al di là di queste differenze funzionali, i due apparecchi sono di fatto molto simili, se non identici, dal punto di vista circuitale. Cambia l’interfaccia, ma la sostanza è la stessa.
Entrambi erogano circa 25W per canale e utilizzano una coppia di EL34 in configurazione push-pull. Il funzionamento è fortemente polarizzato verso la classe A, con passaggio verso la AB avvicinandosi alla massima potenza. Guardando gli schemi si nota chiaramente come la filosofia progettuale sia la stessa, anche se con alcune differenze di implementazione.
| IA700 | IA800 |
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L’AI700 deriva chiaramente dal 500, ma con scelte meno pulite dal punto di vista circuitale: lo stadio di ingresso è realizzato con un SRPP seguito da uno sfasatore paraphase, soluzione non ideale soprattutto in presenza di controreazione globale. Inoltre manca una reale simmetria nel pilotaggio delle finali, con due rami non equivalenti.
Questa impostazione rende il circuito un po’ più delicato e meno tollerante rispetto ad altre architetture più lineari. Nel tempo mi è capitato più volte di trovare guasti anche gravi su questi apparecchi, spesso accompagnati da trasformatori d’uscita danneggiati. In molti casi si tratta di oscillazioni che si innescano quando le condizioni non sono più ideali: valvole sbilanciate, componenti consumati o semplicemente apparecchi che non vedono manutenzione da anni.
Quando si crea questa situazione, il circuito può entrare in auto-oscillazione, portando i trasformatori in condizioni anomale fino a generare tensioni tali da perforare gli isolamenti interni, con conseguenti corti verso massa e danni a catena.
È facile dare la colpa al progetto o alla controreazione, ma nella pratica il problema nasce quasi sempre da apparecchi lasciati andare per troppo tempo senza manutenzione. Parliamo di amplificatori che ormai hanno decenni sulle spalle, e aspettarsi un funzionamento stabile e affidabile senza verifica dello stato di componenti e valvole non è realistico. Questo non significa che il progetto sia perfetto, ma che richiede una manutenzione più attenta rispetto ad altri amplificatori più robusti o meno tirati dal punto di vista circuitale.
In questa pagina riporto alcune esperienze di riparazione e restauro su due esemplari, un Audio Innovations 700 e un Audio Innovations 800. Se hai uno di questi amplificatori che necessita di revisione o interventi, puoi contattarmi.
Restauro Audio Innovations 700
Mi è stato portato un Audio Innovations 700 che, a detta del proprietario, suonava malissimo. Proveniva da una vendita di materiale appartenuto a una persona defunta, quindi senza alcuna storia certa su cosa fosse stato fatto prima.
All’apertura si è presentato uno scenario abbastanza chiaro: l’apparecchio aveva subito guasti importanti e ci avevano messo le mani più volte, praticamente ovunque. Non si trattava di una semplice riparazione fatta male, ma di una serie di interventi improvvisati, stratificati nel tempo, eseguiti senza alcun criterio. Una condizione a dir poco pietosa.
I trasformatori d’uscita originali erano spariti, sostituiti con componenti di qualità molto bassa, palesemente inadatti a quel circuito. La situazione peggiore era nella sezione di alimentazione. La piccola schedina montata sui condensatori principali aveva subito una bruciatura pesante, e qualcuno aveva cercato di “migliorarla” inserendo modifiche completamente senza senso: due reattori da neon usati come induttanze di filtro, soluzione impropria perché componenti del genere, in presenza di corrente continua, saturano rapidamente e non sono adatti a quel lavoro. A questi era stato aggiunto anche un condensatore, con l’idea di creare un filtro LC separato per canale.
Il risultato era un ammasso di componenti buttati dentro senza alcuna logica, con parti in alta tensione, oltre 400 volt, semplicemente appoggiate e fermate con del nastro adesivo. Anche il PCB principale era in condizioni pessime: bruciature, fori, piste compromesse e punti in dispersione. In diversi punti i componenti erano saldati in modo approssimativo, senza alcuna cura, con interventi che definire “artigianali” sarebbe un complimento. Qui siamo proprio nel campo degli accrocchi fatti da cantinari.


A quel punto ho affrontato il lavoro non come una semplice riparazione, ma come un restauro completo. Ho smontato completamente l’apparecchio e ho eseguito una pulizia completa, sia delle lamiere sia del PCB principale, eliminando anni di sporco, residui e segni delle precedenti “riparazioni”.
I trasformatori d’uscita sono stati sostituiti con due unità nuove, cloni 1:1 degli originali, realizzati tramite reverse engineering con cura maniacale. Sono gli stessi che produco da anni e compatibili con AI500, 700, 800 e Classic 25. Sono stati installati nella loro posizione originale, affiancati al trasformatore di alimentazione che, fortunatamente, era ancora perfettamente funzionante.
Per la sezione di alimentazione ho dovuto partire praticamente da zero. Ho scansionato il PCB originale, ormai carbonizzato, e dopo vari passaggi tra Gimp, Inkscape e infine KiCad, sono arrivato a generare i file Gerber per realizzare delle repliche identiche. Le nuove schede sono state poi prodotte tramite un servizio online.
Questa scheda è compatibile, oltre che con il 500, anche con il 700 e l’800, ed è disponibile come ricambio.

Sul PCB principale ho rimosso tutto ciò che era danneggiato o compromesso. Con il Dremel ho eliminato completamente le zone carbonizzate, le “carie” del circuito, che altrimenti sarebbero rimaste in dispersione. Le parti scavate sono state poi ricostruite con resina UV specifica. Ho sostituito tutti gli elettrolitici ad alta tensione, gli zoccoli octal delle finali e diverse resistenze danneggiate. In alcuni punti ho dovuto anche ricostruire delle piste interrotte. Diversi “via” erano completamente ostruiti da sporco e residui carbonizzati, quindi li ho riaperti meccanicamente con il Dremel per poter reinserire il nuovo componente di ricambio.
A questo punto ho riassemblato i PCB, ricollegando tutta la parte di cablaggio.
Restava da sistemare la sezione dei controlli frontali. Anche lì la situazione non era migliore: il piccolo PCB presentava saldature fatte malissimo, piste danneggiate e interventi raffazzonati. Ho dovuto sostituire il commutatore rotativo di selezione ingressi, ripristinare diverse piste e rifare completamente tutte le giunzioni dei fili. Anche il flat che collega gli ingressi posteriori a questa scheda era danneggiato e ha richiesto un intervento di riparazione. In pratica, chi ci aveva messo le mani prima non si era fatto mancare nulla: ogni sezione dell’amplificatore era stata toccata, modificata o rovinata in qualche modo.
Dopo tutto questo lavoro, l’amplificatore è tornato a funzionare perfettamente. Una cosa interessante è che non è stato necessario sostituire il set di valvole con cui mi è stato consegnato. Nonostante fossero usate, erano ancora in buona efficienza e, una volta ripristinato correttamente il circuito, hanno ripreso a lavorare senza alcun problema. Segno evidente che, nella maggior parte dei casi, il vero problema non sono le valvole, ma tutto quello che c’è intorno.

Misure strumentali:
- Potenza massima: circa 25W
- Risposta in frequenza a 1W: 37Hz – 50kHz, -1dB
- Risposta in frequenza a 15W: 30Hz – 50kHz, -1dB
- THD: 0,16% @ 1W
Grafico di banda passante

Analisi di spettro

Riparazione Audio Innovations 800, trasformatore di alimentazione guasto
Questo Audio Innovations 800 è stato un intervento interessante, non tanto per la complessità in sé, ma per quello che è saltato fuori durante la riparazione. Come spesso succede, sotto la superficie di un apparecchio “funzionante” si nasconde una storia ben diversa.
L’amplificatore è arrivato con un guasto abbastanza netto: trasformatore di alimentazione in corto e fusibile che saltava immediatamente. Smontato il tutto e prese le misure, ho progettato un trasformatore di ricambio, codice 23S72, con le stesse caratteristiche elettriche dell’originale.
Il montaggio del 23S72 non richiede modifiche meccaniche. L’originale è su colonna 38, praticamente introvabile in Europa. Il nuovo è su colonna 40, leggermente più grande di pochi millimetri, ma entra perfettamente nella sede originale senza dover allargare nulla. In questo modo si mantiene sia la struttura sia l’estetica dell’amplificatore. Il trasformatore è compatibile anche con il modello 700.
L’amplificatore era stato venduto come “perfettamente funzionante, mai riparato”. In realtà, appena aperto, era evidente che qualcuno ci aveva già messo le mani. Gli elettrolitici di catodo delle EL34 erano stati sostituiti con dei Mundorf, cosa che da sola basta a capire che l’apparecchio non era affatto originale.
Il problema vero però era un altro: sotto una delle resistenze di catodo si vedeva chiaramente un segno di bruciatura. Andando a controllare, ho trovato montate resistenze da 47 ohm al posto delle 470 ohm previste. Il risultato era un bias completamente fuori scala, con le EL34 spinte ben oltre il limite.
Ho quindi riportato tutto alle condizioni corrette, sostituendo le resistenze con i valori giusti e cambiando un condensatore ormai compromesso.
Dopo la revisione completa e il controllo delle valvole, l’amplificatore è stato rimontato e testato. Con valvole non nuove ha erogato circa 25W, con un fattore di smorzamento di 6.2. Il funzionamento è tornato stabile e coerente con quello che ci si aspetta da questo tipo di circuito.
Questo esemplare una volta rimesso in ordine è tornato a funzionare come si deve.
Riparazione Audio Innovations 800 con trasformatore d’uscita guasto
Un altro caso riguarda un Audio Innovations 800 con un canale rumoroso. L’amplificatore si accendeva, ma da un lato usciva un rumore anomalo. Il problema era il trasformatore d’uscita, ormai compromesso.
Sbobinamento e analisi interna
Ho smontato il trasformatore per analizzarlo e ricavarne lo schema. All’interno ho trovato una situazione piuttosto critica: gli avvolgimenti erano stati fissati con nastro da carrozziere, la cui colla nel tempo si era completamente sciolta.
La smaltatura del filo era ormai compromessa. In alcuni punti veniva via insieme al nastro, lasciando il rame scoperto. Non si trattava di un guasto improvviso, ma di un degrado lento dovuto ai materiali e al tempo.
Il risultato è stato un cortocircuito progressivo tra gli avvolgimenti, senza eventi traumatici evidenti.
Ricostruzione e messa a punto
Partendo dallo schema ottenuto, ho realizzato una nuova coppia di trasformatori d’uscita, cloni fedeli degli originali. Ho sostituito entrambi per mantenere la simmetria tra i canali.

Dopo l’installazione ho eseguito una serie completa di misure. Il confronto con i dati di trasformatori originali mostra risultati praticamente sovrapponibili.
| Originale | Clone |
| Quadre a 100Hz – 1kHz – 10kHz | |
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| Grafico di banda passante | |
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La ricostruzione ha quindi ripristinato completamente il funzionamento, senza alterare il comportamento originale dell’amplificatore.
Analisi di spettro a 1W
Qui si vedono i due trasformatori installati. Il lavoro è stato fatto mantenendo dimensioni, disposizione e finitura il più possibile fedeli all’originale.
Disposizione delle valvole di segnale
Di seguito è riportata la disposizione delle valvole di segnale, utile come riferimento per eventuale sostituzione. Le EL34 finali non sono indicate perché immediatamente riconoscibili.

Le ECC83 in posizione 2 e 4 risultano spesso sbilanciate tra le due sezioni interne. Misurandole con uTracer 3+ questo comportamento è evidente.

Non è un difetto della valvola ma una conseguenza diretta del circuito: le due sezioni lavorano in condizioni diverse, quindi tendono a divergere nel tempo. Anche montando valvole perfettamente bilanciate, dopo poco tempo la situazione torna quella di partenza. Per questo motivo non ha senso accanirsi nella ricerca del match perfetto su queste posizioni. Finché le valvole sono efficienti e il circuito funziona correttamente, non c’è motivo di sostituirle.


























































































Sì, la topologia Shadeode è l’unico compromesso per dare vita alla
connessione pentodo di potenza…cioè linearizza il pentodo con
una risposta da triodo, ma la potenza della connessione a pentodo,
una sorta di controreazione interna. Funziona anche tra i push pull, almeno
io ho convertito tutti i miei PP e SE nella Shadeode ottenendo onde quadre
da stato solido.