Riparazione di un Fender Twin 94 con trasformatore sostitutivo SB-LAB 25S125

Il Fender Twin 94 è uno degli amplificatori valvolari più iconici della produzione Fender. Potenza elevata, timbro pulito, dinamico e ricco di headroom lo hanno reso per decenni la scelta preferita di chitarristi professionisti. Come tutti gli amplificatori con qualche anno sulle spalle richiede manutenzione accurata, soprattutto nella sezione di alimentazione. In questo articolo racconto la riparazione completa di un Twin 94 che presentava gravi problemi elettrici e che grazie a un lavoro approfondito è tornato a funzionare come nuovo.

La curiosa storia di un relitto trasformato in donatore di organi

L’amplificatore è arrivato nel mio laboratorio con una semplice indicazione: continua a bruciare i fusibili. Una breve prova a banco ha rivelato subito l’anomalia principale. L’assorbimento alla presa era di circa 4 ampere, pari a una potenza reale di 920 watt. Un valore completamente fuori scala per un Fender Twin, segno evidente di un problema grave nella sezione di alimentazione.

Ho iniziato smontando l’amplificatore e rimuovendo il trasformatore di alimentazione. Una volta isolato e testato è risultato chiaro che il trasformatore assorbiva troppo anche da solo. Era compromesso e non più recuperabile. Ho quindi calcolato un nuovo trasformatore con specifiche corrette e l’ho fatto avvolgere come ricambio.

Passando all’elettronica del telaio ho sostituito diversi condensatori guasti sulla main board. Il difetto principale però era nascosto nel circuito di commutazione tra potenza bassa e potenza alta. Una coppia di zener da 47 volt era completamente in cortocircuito. Con gli zener in corto l’amplificatore avrebbe potuto funzionare solo in modalità low power ma portandolo in modalità high power il circuito non andava completamente in cortocircuito perchè doveva attraversare resistenze e induttanza di filtro. Senza un corto secco, ma comunque sufficiente a mandare in crisi il trasformatore. È probabile che la continua sostituzione dei fusibili da parte dell’utente abbia stressato ulteriormente il trasformatore originale fino a bruciarlo.

Dopo aver sostituito condensatori, diodi e zener l’amplificatore è tornato elettricamente in ordine. Ma qui arriva la parte curiosa della storia. Il cliente mi ha portato un relitto di un vecchio amplificatore costruito da suo nonno circa 60 anni fa. Su quel piccolo telaio erano montate delle ECC83 Philips d’epoca, completamente originali. Le ho misurate al tracciacurve e sorprendentemente erano ancora perfette.

A quel punto ho misurato anche tutte le valvole del Fender e ho deciso di montare le ECC83 del nonno nei primi stadi di ingresso, dove fanno davvero la differenza sul timbro. Negli stadi successivi ho installato le migliori selezioni tra le valvole moderne presenti nel Twin. Il risultato finale è stato un amplificatore completamente restaurato e perfettamente funzionante, con un carattere sonoro ancora più affascinante grazie alle valvole NOS Philips recuperate dal relitto storico.

Trasformatore di ricambio SB-LAB 25S125 per Fender Twin 94

Per questo intervento ho realizzato un trasformatore di alimentazione nuovo che rispecchia le specifiche corrette del modello originale Fender. Da questo progetto è nato l’SB-LAB 25S125, il trasformatore di alimentazione compatibile con Fender Twin 94 che posso fornire come ricambio anche sfuso.

È un trasformatore progettato specificamente per questo amplificatore, con sezioni dedicate e avvolgimenti dimensionati per gestire correttamente la potenza del Twin. Se hai un Fender Twin 94 con problemi di alimentazione, se il tuo trasformatore è bruciato o se semplicemente vuoi sostituirlo con un componente nuovo di produzione italiana puoi contattarmi direttamente. Fornisco il 25S125 su richiesta e posso spedire ovunque. Per informazioni, disponibilità o preventivi basta scrivermi attraverso il modulo contatti del sito.

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GRAAFiti 5050: Revisione Tecnica Approfondita e Ripristino Funzionale

La GRAAF è una rinomata azienda italiana nel settore dell’audio ad alta fedeltà, nota per la produzione di amplificatori valvolari di alta qualità. Fin dai primi prototipi del 1983, con i potenti finali di potenza OCL e OTL da 400 Watt RMS e i preamplificatori valvolari, la GRAAF si è conquistata una posizione di rilievo nel mercato. Nel 1994 ha lanciato la linea “GRAAFiti”, una serie di prodotti progettati per soddisfare una fascia di mercato più ampia con soluzioni entry-level. Tra questi spicca il GRAAFiti 5050, un finale da 50+50 Watt RMS che combina la qualità sonora distintiva della GRAAF con un prezzo accessibile, conquistando molti appassionati di alta fedeltà grazie alla sua capacità di offrire una resa sonora eccellente a un costo contenuto.

Il GRAAFiti 5050 Unto d’Olio

Ho ricevuto questo amplificatore da un cliente che lo aveva acquistato usato in un negozio di HiFi decisamente poco affidabile e fin troppo pubbicizzato su internet. Il rivenditore, con due spruzzate d’olio, aveva dichiarato l’apparecchio perfettamente funzionante e lo aveva venduto. Ho iniziato a smontare l’amplificatore per capire l’entità del danno e ho trovato il PCB completamente imbrattato d’olio, misto a polvere secca, al punto da formare una crosta davvero impressionante.

Si stava formando una sorta di catrame nero attorno alle saldature sotto gli zoccoli delle valvole finali. La vetroresina era annerita attorno a uno dei quattro zoccoli octal, vicino ad una resistenza che si era praticamente dissaldata da sola. Ho trovato un fusibile da 1A nello zoccolo destinato a un fusibile da 100mA, segno evidente di una riparazione improvvisata: “è saltato il fusibile? Mettiamone uno più grande così non salta più”, con il rischio concreto di bruciare tutto il resto. Ho dissaldato tutti i fili per rimuovere completamente la scheda e ho cercato di pulirla accuratamente.

Più cercavo di pulirla e più la situazione peggiorava. A chiunque metta prodotti oleosi sulle elettroniche dovrebbero tagliare le mani! Alla fine ho dovuto lavarla prima con benzina, per liquefare l’unto secco, e poi con sgrassatore e acqua calda per rimuoverlo completamente. Il risultato è stato eccellente: la scheda è tornata come nuova. Dopo averla soffiata accuratamente con aria compressa, l’ho messa da parte per alcuni giorni per essere sicuro che si asciugasse completamente.

Quando ho ripreso in mano la scheda e ho esaminato la situazione, ho notato che quasi tutti i condensatori elettrolitici erano deteriorati e diverse resistenze erano bruciate. Ho quindi proceduto alla sostituzione di tutti i condensatori elettrolitici della scheda con componenti nuovi di alta qualità: ho scelto Kendeil per i condensatori di bypass sui catodi e Mundorf per i condensatori di disaccoppiamento degli stadi. Inoltre, ho sostituito i quattro grandi condensatori da 680uF, poiché quelli originali misuravano soltanto circa 460/500uF. Naturalmente ho anche cambiato tutte le resistenze danneggiate.

Infine, ho completato l’amplificatore utilizzando un set di KT88 National Electronics NOS e una coppia di E88CC SQ Philips con pin dorati.

Ho quindi eseguito una serie di misurazioni dettagliate: l’amplificatore eroga 56 Watt RMS per canale. Di seguito sono riportati i grafici relativi alla distorsione armonica e alla banda passante, sia su carico resistivo che su carico reattivo.

Sostituzione del Trasformatore di Alimentazione sul GRAAFiti 5050

In questo capitolo racconto due interventi di sostituzione del trasformatore di alimentazione bruciato su un amplificatore GRAAFiti 5050. Fortunatamente possiedo una copia dello schema originale degli avvolgimenti del GRAAFiti 5050, il che mi ha permesso di riprodurre con precisione il trasformatore danneggiato.

Nel primo lavoro ho avuto la fortuna di recuperare i barattoli vuoti di ricambio direttamente dal laboratorio di Mariani in persona. Ho fatto avvolgere un nuovo trasformatore che è stato poi resinato nel barattolo originale. Nella foto qui sotto sono visibili gli ultimi barattoli trovati nel deposito presso la casa di G. Mariani.

Nella foto successiva si vede l’amplificatore GRAAFiti 5050 dopo il completamento della riparazione. Il nuovo trasformatore di alimentazione, accuratamente avvolto seguendo lo schema originale del GRAAFiti 5050, è stato installato con successo. La sua custodia, resinata nel barattolo originale recuperato, riflette l’attenzione al dettaglio e il rispetto per l’autenticità del progetto. Questo intervento non solo ha ripristinato la piena funzionalità dell’amplificatore, ma ne ha anche preservato l’integrità estetica e storica.

Nel secondo lavoro mostro la sostituzione del trasformatore, includendo anche il processo di produzione ex novo di un nuovo barattolo in lamiera. Questo capitolo offre un’analisi dettagliata delle tecniche utilizzate e delle considerazioni pratiche necessarie per eseguire con successo queste operazioni di riparazione e sostituzione.

Questo GRAAFiti 5050 ha subito un grave guasto a causa dell’errato inserimento di una valvola:

Il trasformatore di alimentazione era irrimediabilmente danneggiato e, purtroppo, il ricambio originale non è più reperibile. La parte più complicata è stata la ricostruzione del barattolo, che ho dovuto rifare completamente da zero.

Nota per coloro che potrebbero sollevare obiezioni superficiali: il trasformatore è stato fabbricato personalmente da me e presenta il mio logo. Questo non implica alcuna diminuzione delle sue prestazioni rispetto all’originale. La decisione di utilizzare il mio logo anziché quello di GRAAF è dovuta alla necessità legale di evitare la falsificazione, poiché questo ricambio è stato interamente creato da me. È prassi comune tra gli appassionati di audio applicare etichette e loghi su pezzi non originali, spesso senza rendersi conto che ciò può costituire una falsificazione con possibili conseguenze legali. La mia scelta di utilizzare il mio logo mira a preservare l’integrità legale e tecnica del dispositivo, senza stravolgerne l’aspetto originale.

Successivamente ho sostituito alcuni condensatori elettrolitici sulla scheda, poiché erano ormai esausti.

Sostituzione degli Zoccoli e Riparazioni Avanzate del PCB

Un altro intervento ricorrente sui GRAAFiti riguarda la sostituzione degli zoccoli noval delle ECC88 / 6DJ8. Gli originali, realizzati in poliuretano, dopo anni di funzionamento tendono a deformarsi a causa del calore generato dalle valvole. Quando questo accade per evitare problemi sostituisco gli zoccoli originali con modelli in ceramica di alta qualità, molto più resistenti alle temperature elevate e in grado di garantire un contatto elettrico stabile negli anni.

In altri casi, mi sono trovato di fronte a danni molto più gravi, come la bruciatura di una resistenza che aveva carbonizzato completamente il PCB sottostante. La vetroresina, una volta danneggiata dal calore, diventa conduttiva e crea dispersioni tra le piste, rendendo impossibile affidarsi alla scheda così com’è. Nelle immagini che mostro, si vede come ho rimosso tutta la “carie” fresando via la porzione di stampato compromessa, eliminando ogni residuo carbonizzato. Successivamente ho ricostruito la zona con resina UV, riportandola alla solidità originale, e infine ho ripristinato la pista bruciata ricreandola da zero. Il risultato è una riparazione robusta, elettricamente affidabile e del tutto sicura, in grado di riportare la scheda alle sue condizioni operative iniziali.

In conclusione, gli amplificatori GRAAFiti 5050 sono ora perfettamente funzionanti grazie alle riparazioni e alle sostituzioni effettuate. La mia capacità di produrre trasformatori di ricambio identici (1:1) per questi dispositivi è una testimonianza della mia dedizione e competenza nel settore. Chiunque si trovi nella necessità di interventi di riparazione o manutenzione su apparecchi di alta qualità come quelli GRAAF è invitato a rivolgersi a me. È importante scegliere con attenzione i tecnici: diffidate di coloro che non dispongono dell’archivio originale di G. Mariani, poiché l’accesso a tale documentazione è fondamentale per garantire riparazioni accurate e conformi agli standard originali. Per ulteriori informazioni e per prenotare una consulenza o un intervento, visitate la nostra pagina contatti.

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4 Responses to GRAAFiti 5050: Revisione Tecnica Approfondita e Ripristino Funzionale

  • Ancora una volta un infinito grazie a Stefano per la sua più che accurata riparazione, un riferimento per noi amanti del valvolare e del vintage

  • La tua professionalità, la tua competenza, la tua accuratezza nei minimi dettagli … tutto cio’ va ben oltre….. è solo amore di chi si prende cura con estrema pazienza di ridare voce a questi apparecchi senza tempo…..grazie.

  • Ringrazio Stefano, per l’opera titanica di risanamento revisione e sostituzione valvolare. Grande professionalità e competenza doti ormai rare, fa piacere che ci siano ancora persone serie.

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SB-LAB Taygete: la sorella maggiore di Merope, 20 watt di raffinatezza in classe A a triodo

Il nuovo SB-LAB Taygete rappresenta l’evoluzione naturale del progetto Merope, da cui eredita filosofia e timbrica, portandole a un nuovo livello di potenza e autorevolezza. Se Merope era un raffinato push-pull di EL34 connesse a triodo da circa 10 watt per canale, Taygete ne è la sorella maggiore, capace di erogare 20 watt reali in classe A, grazie all’adozione di una coppia di EL34 per ramo in configurazione push-pull-parallelo.

La scelta di mantenere la connessione a triodo non è un vezzo nostalgico, ma una precisa volontà di perseguire la massima qualità sonora al posto della mera potenza. In questa modalità, la valvola lavora con una curva più lineare, riducendo la distorsione e restituendo un suono più “vero”, ricco di micro-dettagli.

Anche la classe A è una scelta di pura ortodossia audiofila: significa che le valvole conducono corrente per l’intero ciclo del segnale, eliminando qualsiasi forma di crossover distortion. Il risultato è un suono morbido, continuo e denso di armoniche naturali, con una dinamica che non esplode in modo artificioso, ma cresce fluida e proporzionata come in un’esecuzione dal vivo.

Con Taygete, SB-LAB consolida la propria visione dell’amplificazione valvolare come arte dell’equilibrio: potenza senza aggressività, dettaglio senza asprezza e, soprattutto, musicalità autentica, frutto di una progettazione che unisce tecnica rigorosa e sensibilità d’ascolto.

La rinascita da un rottame: come è nata Taygete

La storia di Taygete nasce quasi per caso, da uno di quei momenti in cui un guasto diventa un’occasione per creare qualcosa di nuovo e migliore. Qualche mese fa, un mio cliente di lunga data mi riportò per l’ennesima volta un amplificatore Sigma Elettroacoustics EL34-PPP, un apparecchio che avevo già riparato e revisionato più volte nel corso degli anni. Questa volta il sintomo era inequivocabile: un botto, del fumo e uno scoreggione nell’altoparlante, come lo ha descritto lui.

Una volta aperto l’amplificatore, la diagnosi fu chiara: un condensatore era esploso e alcune resistenze risultavano bruciate. Ma il vero problema emerse poco dopo: uno dei trasformatori di uscita era compromesso. Le misure di induttanza sul primario erano anomale, e l’isolamento verso il secondario si rivelò insufficiente, a circa 700 volt iniziava già a scaricare internamente, mentre il suo gemello reggeva tranquillamente 3 kV. Il trasformatore era irrimediabilmente guasto.

La riparazione sarebbe stata costosa: serviva riavvolgere una nuova coppia di trasformatori d’uscita e ripristinare il circuito danneggiato. Il cliente, davanti a quella prospettiva, stava seriamente pensando di rottamare l’apparecchio, ormai datato e non più del tutto soddisfacente. Lo descriveva così: “Sì, medi e alti vellutati, ma i bassi sono molli, fiacchi…”, il tipico comportamento di un circuito a zero feedback, con tutti i limiti dinamici che questo comporta.

A quel punto, gli proposi una soluzione alternativa: invece di buttare via tutto, avremmo potuto riciclare il mastodontico telaio in acciaio inox del Sigma, un supporto meccanico già pronto e di qualità, risparmiando così moltissime ore di lavorazione. L’idea era di costruirci dentro un amplificatore completamente nuovo, partendo dal collaudato schema del Merope, con una PCF80 e una ECC82 per canale a pilotare un push-pull di EL34 connesse a triodo.

Il progetto, però, non si fermò lì: raddoppiare le valvole finali non rappresentava un grosso problema tecnico per il driver, e il nuovo assetto push-pull-parallelo avrebbe portato vantaggi concreti. Con più valvole in parallelo, la resistenza interna vista dal trasformatore si dimezza, migliorando lo smorzamento naturale e permettendo di usare meno controreazione, con un guadagno in qualità senza rinunciare al controllo dei bassi, esattamente ciò che il cliente desiderava.

Infine, su richiesta, ho reso Taygete utilizzabile senza preamplificatore, aggiungendo un controllo di volume motorizzato con telecomando. Per ragioni estetiche e funzionali ho collocato la manopola sul retro, accorciando al minimo i cavi di segnale: in fondo, si regola tutto comodamente da telecomando.

Il cliente, entusiasta dell’idea, accettò la proposta. Così, da un amplificatore ormai ridotto a rottame, nacque Taygete: un nuovo apparecchio elegante, potente, e capace di offrire finalmente bassi saldi, dinamica naturale e una musicalità appagante, mantenendo l’anima valvolare più pura.

Dal simulatore al banco di lavoro: la costruzione di Taygete passo dopo passo

Il processo di costruzione di Taygete è iniziato, come ogni mio progetto, dalla fase di simulazione su LTSpice, dove ho messo a punto lo schema definitivo e verificato il corretto comportamento elettrico in ogni condizione di lavoro. Una volta stabiliti i punti di funzionamento e le tensioni operative, ho proceduto al calcolo dei trasformatori d’uscita, di quello di alimentazione e dell’induttanza di filtro, commissionandone poi l’avvolgimento.

Terminata la parte teorica, ho affrontato quella pratica: ho completamente smontato il vecchio Sigma Elettroacoustics, riportando il grande telaio in acciaio inox al suo stato originario, completamente vuoto.

Ho realizzato una nuova grafica per il frontale in alluminio, ormai scolorito dal tempo. L’immagine è stata stampata su pellicola in vinile e successivamente applicata al pannello, restituendo al Taygete un aspetto elegante, pulito e moderno.

Ho quindi fissato i nuovi trasformatori, progettati espressamente per adattarsi alle forature già esistenti nel telaio, senza bisogno di nuove lavorazioni meccaniche. A questo punto è iniziato il montaggio del nuovo circuito, passo dopo passo, con la consueta cura artigianale.

Il primo problema serio da risolvere riguardava la distribuzione della tensione di filamento: con otto EL34 da alimentare a 6,3 V per un totale di circa 12 A, non era possibile utilizzare il classico cablaggio intrecciato, perché i conduttori sarebbero risultati troppo grossi per gli zoccoli e le cadute di tensione avrebbero creato squilibri tra le valvole. Dopo alcune prove, ho deciso di realizzare un sistema a barre in rame massiccio, fissate tramite isolatori in nylon e alimentate al centro, da cui ho poi prelevato la tensione per ciascuna valvola. Una soluzione solida, pulita e perfettamente bilanciata.

Ho inoltre ristampato due isolatori di ricambio per i morsetti degli altoparlanti, poiché quelli originali erano crepati, ma indispensabili per mantenere la compatibilità meccanica con le forature del pannello posteriore.

Il resto del cablaggio è stato realizzato riutilizzando alcuni ancoraggi originali del Sigma, opportunamente ripuliti. I componenti elettronici sono stati scelti con cura: tutti nuovi, ad eccezione di alcuni elementi di pregio recuperati dal precedente circuito, come i due elettrolitici Kemet da 680 µF, gli zoccoli delle valvole e un paio di condensatori non polarizzati ancora perfettamente efficienti.

Come nel Merope, anche Taygete adotta il sistema di self-bias e self-balancing di Blumlein, grazie al quale ogni coppia di EL34 si autoequilibra in modo da eliminare completamente la corrente continua residua nei trasformatori d’uscita, senza bisogno di alcuna regolazione manuale. Questo richiede ben 16 resistenze di catodo e 8 condensatori elettrolitici con i rispettivi bypass in polipropilene, tutti selezionati a mano su ponte LCR per garantire il perfetto bilanciamento tra le sezioni.

Prestazioni e misure strumentali di Taygete

Le prove strumentali del Taygete confermano in pieno la bontà del progetto e la qualità dei trasformatori impiegati. L’amplificatore eroga 20 watt RMS per canale perfettamente puliti e privi di distorsione percepibile, per una potenza complessiva di 40 watt. In condizioni di clipping il picco raggiunge i 26 watt x 2, con una saturazione morbida e progressiva, che rende l’eventuale distorsione poco udibile se si manifesta per brevi istanti durante i picchi dinamici.

Il fattore di smorzamento (DF) si attesta su un valore di 6,2, un dato eccellente per un amplificatore a triodo in classe A, garanzia di controllo saldo sui woofer e risposta precisa alle basse frequenze. Proprio in gamma bassa, Taygete sorprende: la banda passante si estende da 5 Hz a 55 kHz (–1 dB) anche a piena potenza, grazie all’impiego di trasformatori d’uscita con nucleo sovradimensionato rispetto alla potenza nominale.

La distorsione armonica totale (THD) misura appena 0,22% @ 1 watt, un valore che testimonia l’elevata linearità del circuito e la perfetta simmetria del push-pull. Anche le forme d’onda quadra risultano impeccabili, con un ringing molto contenuto e nessun accenno di instabilità o sfasamento anomalo.

Per chi fosse interessato ai dettagli tecnici, il trasformatore d’uscita di Taygete presenta un’impedenza primaria di 2 kohm, ed è identificato con il codice SB-LAB PP2K (PPPEL34T), disponibile anche separatamente — su richiesta, con o senza calotte di schermatura.

Taygete prende forma

Dopo settimane di lavoro Taygete è finalmente pronto. Ecco alcune immagini dell’apparecchio finito, che mostrano nei dettagli il risultato di questo lungo lavoro di precisione e passione.

Con Taygete, il percorso iniziato con Merope trova il suo naturale compimento: più potenza, maggiore controllo e una resa sonora ancora più matura, senza tradire l’anima raffinata della connessione a triodo in classe A. È un amplificatore nato da un’idea di recupero, ma cresciuto come un progetto completamente nuovo, dove ogni scelta — dai trasformatori sovradimensionati al cablaggio in rame massiccio — risponde a una logica di qualità assoluta e durata nel tempo.

Il risultato è un apparecchio dal suono denso, controllato e trasparente, capace di unire forza e musicalità in modo naturale. Un amplificatore costruito con la cura di un artigiano e la precisione di un ingegnere, pensato per chi cerca non solo potenza, ma autenticità sonora.

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One Response to SB-LAB Taygete: la sorella maggiore di Merope, 20 watt di raffinatezza in classe A a triodo

  • Grazie alla professionalità e competenza di SB-lab ho recuperato il mio amplificatore valvolare al quale ero affezionato e che mi sarebbe dispiaciuto rottamare. Oltre al recupero funzionale ho ottenuto con mio grande piacere anche un miglioramento netto della qualità sonora in tutta la gamma delle frequenze audio: suono “caldo” ma incisivo, molto equilibrato e dettagliato anche nei pieni sonori. L’ascolto prolungato di vari generi musicali è sempre piacevole e coinvolgente e non produce affaticamento. Sono molto soddisfatto e non posso che complimentarmi e congratularmi con SB-lab per il lavoro fatto, non mi aspettavo certo un simile risultato

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