Moto-Tester Guzzo Oscar: storia, funzionamento e riparazione di un raro strumento da elettrauto degli anni 60

Il Moto-Tester della Guzzo Oscar è uno di quegli strumenti da elettrauto oggi quasi scomparsi, ma che negli anni 50 e 60 rappresentavano un vero punto di riferimento per diagnosticare bobine di accensione, statori, indotti e volani dei motorini a due tempi. Parliamo di apparecchi come quelli montati sulle Vespa, Ciao, Bravo e su molti altri ciclomotori Piaggio dell’epoca, ma il Moto-Tester era in grado di verificare anche bobine AT automobilistiche. Nonostante la sua utilità, oggi la documentazione è scarsa e reperire informazioni attendibili è difficile. Per fortuna alcune discussioni storiche nei forum degli appassionati hanno permesso di ricostruire come funzionassero questi affascinanti strumenti professionali.

In questo articolo raccolgo le informazioni più importanti emerse da queste fonti e racconto anche una curiosa coincidenza professionale: nel giro di poche settimane mi sono arrivati in laboratorio due Moto-Tester diversi, entrambi guasti ma difettosi in modi opposti. Una fortuna incredibile, perché se non li avessi avuti entrambi sul banco contemporaneamente, non avrei potuto salvarne nemmeno uno.

Come funziona il Moto-Tester Guzzo Oscar

Le informazioni più chiare sul funzionamento provengono dagli interventi di alcuni utenti esperti in un vecchio thread dedicato a questo apparecchio. Il Moto-Tester eseguiva due tipologie di prova fondamentali:

  1. Prova delle bobine AT interne ed esterne: Lo strumento genera un segnale impulsivo che simula il lavoro delle puntine e del condensatore. Collegando la bobina AT all’uscita del Moto-Tester e il cavo candela allo spinterometro (la coppia di punte regolabili nella parte superiore), si verifica la continuità delle scintille e la distanza massima raggiunta dall’arco elettrico. Esistevano tabelle che indicavano la lunghezza ideale della scintilla in base al tipo e alla marca della bobina.
  2. Prova delle bobine di illuminazione e ricarica: Le bobine del volano si appoggiano sui supporti rossi laterali. Il Moto-Tester genera un flusso magnetico alternato che simula il campo del volano magnete. In questo modo si può collegare un carico equivalente in watt e misurare la tensione prodotta dalla bobina in condizioni realistiche. Nei modelli più completi era presente anche un regolatore di giri per simulare regimi diversi del motore.

Gli esperti del forum sottolineano come la sola misura resistiva non sia sufficiente a valutare una bobina AT. Una bobina può risultare perfettamente “regolare” al tester (ad esempio 1.2 ohm di primario e 9500 ohm di secondario) ma avere spire in perdita, isolamento compromesso o problemi che emergono solo agli alti giri o a caldo. Il Moto-Tester nasceva proprio per andare oltre le semplici misure statiche.

Una coincidenza incredibile: due Moto-Tester rotti nello stesso mese

Capita spesso di vedere apparecchi rari in laboratorio, ma ciò che è successo con questi Moto-Tester è stato davvero singolare. Nel giro di pochissimo tempo, due clienti diversi, senza alcun legame tra loro, mi hanno portato il loro Moto-Tester Guzzo Oscar da riparare. Entrambi gli strumenti erano guasti, ma presentavano difetti completamente differenti. Uno dei due, inoltre, era stato pesantemente pasticciato in passato.

La vera fortuna è stata averli sul banco contemporaneamente: molte parti erano compromesse, bruciate o mancanti in uno strumento ma presenti nell’altro, e viceversa. Incrociando i dati reali e confrontando i cablaggi originali con quelli manipolati, sono riuscito a ricostruire il funzionamento interno con un grado di precisione che altrimenti sarebbe stato impossibile ottenere. Senza questa coincidenza, nessuno dei due sarebbe tornato operativo.

Il problema del trasformatore bruciato: ricostruzione e upgrade

Uno dei due Moto-Tester presentava un ulteriore danno importante: il trasformatore di alimentazione era completamente bruciato. In assenza di documentazione ufficiale, ho potuto ricostruirlo calcolandolo ex novo grazie alle misure rilevate sull’esemplare funzionante.

Il trasformatore originale del modello più vecchio era un autotrasformatore. Nel modello più recente, invece, la Guzzo Oscar adottò un trasformatore isolato tradizionale. Ricopiando la struttura del modello più nuovo ho ottenuto un vero e proprio upgrade di sicurezza e affidabilità.

Trasformatore vs autotrasformatore: differenze e rischi

  • Trasformatore tradizionale: primario e secondario sono galvanicamente isolati. Lo strumento risulta separato dalla rete e molto più sicuro da usare e da riparare.
  • Autotrasformatore: un’unica bobina con prese intermedie. Nessun isolamento dalla rete. Il circuito interno può trovarsi direttamente in potenziale di rete, con rischi molto maggiori in caso di guasti o contatto accidentale.

Passare da un autotrasformatore ad un trasformatore isolato significa migliorare notevolmente la sicurezza operativa. Per questo, nella mia ricostruzione, ho riprodotto il trasformatore del modello più recente: un miglioramento concreto rispetto all’originale. Il nuovo trasformatore sostitutivo è identificato con codice 25S127 ed è ordinabile anche sfuso per chi deve restaurare altri Moto-Tester Guzzo Oscar.

Nella foto sotto è visibile il trasformatore che ho riavvolto utilizzando il rocchetto, i lamierini e le fascette originali dell’apparecchio. Chi ne ordina uno, invece, riceverà un trasformatore completamente nuovo.

Avvertenze per chi vuole ripararlo da solo

Il Moto-Tester è uno strumento elettrico alimentato a tensione di rete. Non è un apparecchio per principianti. Prima di alimentarlo con un trasformatore nuovo:

  • Il circuito deve essere completamente riparato e verificato.
  • I semiconduttori guasti vanno sempre sostituiti (in entrambi gli esemplari che ho ricevuto, diodi e transistor erano quasi tutti aperti o in corto).
  • Mai alimentare uno strumento ancora guasto: il trasformatore nuovo si brucerebbe immediatamente.
  • Serve esperienza nel lavorare con tensioni pericolose. Se non si è pienamente consapevoli di ciò che si sta facendo, meglio rivolgersi a un professionista.

Conclusione: Il Moto-Tester Guzzo Oscar è una testimonianza preziosa dell’attrezzatura professionale utilizzata dagli elettrauto italiani negli anni d’oro dei ciclomotori. Uno strumento semplice ma ingegnoso, capace di diagnosticare difetti reali che sfuggono ai tester tradizionali. La sua rarità lo rende oggi un oggetto affascinante da restaurare, ma anche estremamente impegnativo senza documentazione. La coincidenza di aver ricevuto due esemplari guasti nello stesso momento ha permesso di riportarli alla vita e di ricostruire buona parte delle informazioni che altrimenti sarebbero andate perdute. Un piccolo pezzo di storia tecnica italiana che merita di essere conservato. Chi avesse bisogno del trasformatore sostitutivo 25S127, o avesse un Moto-Tester da restaurare, può contattarmi tramite il sito: sarò felice di aiutare.

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Costruire un tester per bobine di accensione auto e moto con spinterometro

Negli ultimi tempi, da quando ho iniziato a riparare centraline Porsche e successivamente calamitatori CTB, mi sono trovato spesso a lavorare anche sui relativi prova bobine CTB. Queste esperienze hanno attirato l’attenzione di molti appassionati del fai-da-te per auto e moto d’epoca, oltre che di diversi elettrauto professionisti.

Le domande e le richieste di informazioni sui prova bobine si sono moltiplicate, così ho deciso di pubblicare un progettino fai da te: un tester per bobine di accensione completo di spinterometro, sviluppato partendo proprio dal circuitino del prova bobine CTB che avevo riparato tempo fa.

Recupero dello spinterometro

Il cuore visivo del progetto è lo spinterometro, che permette di osservare la scintilla prodotta dalla bobina in prova. Per procurarmelo sono partito… dalla discarica: ho recuperato un vecchio prova bobine anni ’50, pagato letteralmente due spicci perché era solo un relitto arrugginito. Perfetto per i miei scopi, dato che mi interessava unicamente lo spinterometro.

Unica pecca: la piastra di bachelite nera, su cui tutto era montato, era diventata leggermente conduttiva. Misurando con il meggher trovavo una resistenza di perdita tra le due punte di circa 100–110 M. Può sembrare alta, ma alle tensioni di una candela è già sufficiente a disperdere tutta l’energia della bobina. Per risolvere, ho stampato in 3D degli isolatori e li ho inseriti nella piastra originale, semplicemente allargando i fori e rimontando tutto al suo posto. Problema risolto.

Alimentazione e circuito

Per pilotare le bobine ho fatto avvolgere un trasformatore dedicato, sigla 25S121, e ho costruito il circuito su una normale basetta 1000 fori. Lo schema è libero: chi desidera assemblarlo può ordinare il trasformatore 25S121 contattandomi. Clicca l’immagine per vederla ad alta definizione.

Il tutto è racchiuso in una scatola Gewiss, facile da reperire, economica, pratica e robusta. Per il raffreddamento ho montato una ventolina recuperata da un PC: anche se il transistor dissipa solo circa 3 W, senza ventilazione la temperatura saliva oltre i 100 °C nonostante il dissipatore. Con la ventola, invece, la temperatura di esercizio resta sui 35–40 °C. Ricordate di praticare anche un foro di uscita per l’aria.

Componenti chiave e protezioni

Il condensatore principale è un 1,5 µF Audyn Cap MKP 600 V: l’ho usato perché già disponibile, ma qualsiasi poliestere da 1,5 µF 630 V va bene. Per proteggere sia il condensatore che il transistor BUX85G, ho inserito diodi al carburo di silicio TO220 modello C3D02060E. Sono indispensabili in caso di bobine difettose che possano rimandare scariche di alta tensione verso il circuito pilota: senza queste protezioni rischiereste di danneggiare il circuito che smetterebbe di funzionare.

Il circuito è, in sostanza, un oscillatore a rilassamento che carica e poi scarica il condensatore da 1,5 µF addosso alla bobina con impulsi a circa 300 V estremamente rapidi, un principio simile a quello delle centraline Porsche 911/930. Questa modalità di pilotaggio assicura un test efficace su qualsiasi bobina a 6, 12 o 24 volt.

E se lo spinterometro non si trova?

Non è indispensabile recuperarne uno d’epoca. Chi ha un’officina meccanica e dispone di un tornio può costruirne facilmente uno utilizzando semplici tondini di ottone. L’ho smontato da un vecchio relitto con autotrasformatore, pieno di boccole che scaricavano al telaio: la fase si trovava ovunque, quindi impossibile da riutilizzare, anche perché gli strumenti a lancetta erano fuori uso.

Avvertenze di sicurezza

Ricordo a tutti che questo circuito lavora con tensioni potenzialmente mortali. Chi non possiede adeguate conoscenze non dovrebbe cimentarsi nella realizzazione. Questo articolo ha scopo puramente educativo e rimando alla mia pagina Disclaimer per ulteriori avvertenze.

Conclusione

Questo piccolo progetto unisce riciclo creativo, tecnica vintage e pratica moderna. Se siete appassionati di auto o moto d’epoca e vi piace sperimentare, costruire un prova bobine con spinterometro può essere un banco di prova affascinante. Posso fornire soltanto il trasformatore 25S121, ma resto disponibile per consigli e chiarimenti tecnici.

Buon lavoro… e occhio alle scintille!

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Riparazione e restauro di un Analizzatore CTB AB-80

Qualche settimana fa mi è stato consegnato, dal proprietario di un’officina specializzata nel restauro di moto d’epoca – in particolare le mitiche Vespe Piaggio – un Analizzatore CTB tipo AB modello 80.

Si tratta di uno strumento d’officina che, negli anni ’50 e ’60, era pensato per diagnosticare e collaudare le parti elettriche di motocicli e motorini: dal semplice controllo delle lampadine, alla ricerca di cortocircuiti nell’impianto, fino al test della bobina di alta tensione e del condensatore di accensione del motore.

L’apparecchio mi è arrivato assieme ad un calamitatore CTB, di cui potete leggere la storia completa a questo indirizzo. Entrambi i dispositivi provenivano da un recupero e giacevano abbandonati da almeno cinquant’anni.

Condizioni iniziali

Fra i due, l’analizzatore era il più malconcio: il trasformatore era completamente bruciato, frutto del solito tentativo, ahimè frequente, di provarne l’accensione così com’era stato ritrovato. Ho quindi realizzato due trasformatori di ricambio, uno per ciascun apparecchio, ripristinando la base di alimentazione.

Lo strumento è stato poi smontato e accuratamente pulito, perché internamente ed esternamente era letteralmente impregnato di olio e sporco incollato.

La parte elettronica

La circuiteria dell’AB-80 è piuttosto semplice; l’unico circuito più “sofisticato” è quello per il test delle bobine di alta tensione. A differenza di altri tester coevi che usavano sistemi meccanici, qui troviamo un piccolo oscillatore elettronico.

Sulla scheda era presente un cilindro resinato che racchiudeva il cuore del circuito: negli anni ’50 un normale oscillatore a rilassamento a transistor era considerato abbastanza innovativo da dover essere protetto con resina per evitare che i concorrenti lo copiassero! Oggi lo stesso principio lo ritroviamo nei più comuni accendigas da cucina…

Questa parte è stata la più antipatica della riparazione: ho dovuto fresare via con il Dremel il blocchetto resinato, perché i semiconduttori originali erano ormai tutti guasti. Una volta liberato il PCB, ho ricostruito un nuovo oscillatore a rilassamento seguendo le piste già presenti: il risultato è perfettamente funzionante.

Completamento del restauro

Il resto del lavoro ha richiesto la sostituzione di praticamente tutte le lampadine, nessuna delle quali era più integra, l’installazione del nuovo trasformatore, il cablaggio di un cordone di alimentazione con fusibile e portafusibile, e i vari collaudi finali. Ora l’Analizzatore CTB AB-80 è tornato a nuova vita ed è pronto a fare bella figura in officina, non solo come oggetto storico ma anche come strumento funzionante.

Questi strumenti d’epoca non possono essere semplicemente tirati fuori da una cantina e collegati alla corrente sperando che funzionino: il più delle volte servono interventi mirati e una revisione completa. Se possedete un analizzatore CTB, un calamitatore o altri apparecchi simili e desiderate riportarli in piena efficienza, potete contattarmi: sono disponibile per riparazioni, revisioni e restauri.

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