Audion Sterling Stereo MK1 EL34: Riparazione, Misure e Analisi Tecnica del Circuito

L’Audion Sterling Stereo MK1 è un integrato valvolare molto discusso nel mondo hi-fi, spesso desiderato per la sua impostazione minimalista e per la scelta delle EL34 in un circuito single ended. In questo articolo documento una riparazione reale e, soprattutto, un’analisi strumentale approfondita del circuito, con misure e considerazioni tecniche su controreazione, stabilità, banda passante, risposta alle onde quadre e qualità costruttiva dei trasformatori. Lo scopo non è fare una recensione commerciale, ma capire cosa succede davvero sul banco di lavoro quando un apparecchio “mitizzato” incontra la realtà dei componenti, delle tolleranze e dei carichi reattivi di un diffusore.

Se stai cercando informazioni affidabili su Audion Sterling MK1, EL34 single ended, ultralineare, fattore di smorzamento e problemi di oscillazione ad alta frequenza, qui trovi un caso concreto: un esemplare arrivato in laboratorio in condizioni critiche, con sintomi anomali e una storia di tweeter bruciati. Vedremo cosa era stato già tentato, cosa ho riscontrato durante la diagnosi, e perché alcune scelte circuitali, se combinate con trasformatori non ottimali, possono portare a comportamenti imprevedibili.

Prima voglio riportare la traduzione di cosa dicono dell’Audio Sterling MK1…

Il modello Audion Sterling Stereo MK1 EL34 si distingue per il suo prezzo accessibile, offrendo al contempo una performance sonora di alta qualità. Prodotto da Audion, rappresenta un’opzione conveniente all’interno della gamma di amplificatori. Il design minimalista è improntato alle tradizionali caratteristiche del suono valvolare. L’amplificatore è privo di telecomando e di un ingresso specifico per il giradischi, ma ciò non pregiudica la sua essenza.

Il telaio sottile, realizzato in laminato, conferisce all’amplificatore un aspetto sobrio ed elegante. L’attenzione ai dettagli è evidente: alcune parti sono state assemblate senza l’uso di viti o rivetti. La bellezza di questo amplificatore sta nella sua semplicità; il pannello frontale presenta una superficie anodizzata, mentre gli altri pannelli del corpo sono verniciati in grigio.

All’interno del dispositivo, si trovano piccoli trasformatori di uscita di origine non cinese, come indicato nelle specifiche d’origine. Questo concetto si estende a tutti i componenti dell’amplificatore, con l’uso esclusivo di elementi di provenienza americana ed europea. La cura per i dettagli emerge anche nella disposizione degli interruttori di selezione delle cinque entrate, che conferisce all’amplificatore un aspetto unico. È presente anche un’uscita per il registratore e la possibilità di sollevare la “terra”.

Il cuore del sistema è il circuito, alimentato da valvole EL34 senza feedback negativo. Le fasi di driver sfruttano i tubi NOS Jan Phillips 5687 e l’intera catena di amplificazione opera in classe A. La potenza di uscita limitata a 12 watt per canale richiede diffusori ad alta sensibilità per una resa ottimale.

L’Audion Sterling Stereo MK1 EL34 si distingue per la sua delicatezza sonora. Questo significa che la chiarezza della riproduzione è prioritaria rispetto alla potenza sonora. Nonostante la capacità di aumentare il volume, si possono notare leggere sfumature di morbidezza nelle alte frequenze e un leggero clipping nel registro medio a volume elevato. Superare una determinata soglia di volume potrebbe non portare a un miglioramento dell’esperienza, ma piuttosto far sembrare l’amplificatore sopraffatto e in difficoltà.

In termini di comfort d’ascolto, un aumento del guadagno può portare a una variazione della tonalità nelle basse frequenze. Tuttavia, questa caratteristica non è da considerarsi un difetto, ma piuttosto un aspetto che contribuisce a creare un senso di “loudness”. La dinamica dell’amplificatore è modesta ma risponde rapidamente ed è coinvolgente. L’impatto nelle basse frequenze è notevole, mentre le frequenze medie presentano un attacco chiaro ed espressivo. Le alte frequenze offrono una piacevole trasparenza uditiva. Pur non avendo il tipico calore delle valvole, l’amplificatore mantiene un equilibrio musicale coinvolgente e una resa dei dettagli notevole. Ad esempio, le voci soprano sono riprodotte in modo neutro. Il rumore di fondo è minimo, mentre le alte frequenze sono leggermente accentuate, migliorando la chiarezza e la naturalezza del suono complessivo. In conclusione, l’Audion Sterling Stereo MK1 EL34 si presenta come un amplificatore che coniuga semplicità di design ed eccellenza sonora, offrendo una performance audio delicata e coinvolgente.

Questa descrizione, come spesso accade, mette l’accento sulle intenzioni progettuali e sulla percezione d’ascolto, ma lascia scoperti alcuni punti fondamentali: cosa succede davvero in termini di stabilità con un carico reale, quanto margine di sicurezza c’è nella catena di guadagno, quanto è coerente la dichiarazione “senza feedback negativo” con ciò che si vede sul circuito, e quanto conta la qualità dei trasformatori di uscita in un single ended che lavora in classe A con una EL34. Sono proprio questi i temi emersi nella mia analisi.

Mi è stato portato un esemplare di Sterling MK1 mezzo smontato perché qualcuno prima di me aveva provato a metterci le mani per capire i problemi che aveva. Il proprietario dell’amplificatore in questione riferiva di aver dovuto cambiare più volte nel corso degli anni i tweeter delle sue casse, che ogni tanto si bruciavano e non sapeva il perchè. Il tecnico precedente aveva notato che uno dei due canali distorceva alle basse frequenze, ma non aveva le competenze specifiche e gli strumenti necessari per approfondire il problema. Così, con la speranza di una soluzione, l’ha consegnato a me.

Quando un cliente racconta una storia del genere, la prima cosa che mi interessa non è “quanto suona bene”, ma quali condizioni possono portare un amplificatore a stressare in modo anomalo un tweeter. Un tweeter si brucia tipicamente per eccesso di potenza in alta frequenza, per clipping prolungato che genera armoniche alte, oppure per oscillazioni ultrasoniche che non si sentono ma scaldano la bobina. In un valvolare, soprattutto se c’è controreazione e il trasformatore di uscita introduce rotazioni di fase importanti, l’ipotesi dell’oscillazione a frequenze molto alte non è mai da escludere. Per questo, oltre alle misure “classiche” di potenza e THD, ho impostato subito test su onde quadre, carichi resistivi, e osservazione del comportamento ben oltre la banda audio.

Questo amplificatore è noto per le sue recensioni entusiastiche e il suo posto d’onore in molte liste dei desideri degli audiofili. Tuttavia, l’entusiasmo suscitato dalle promesse di marketing non sempre coincide con la realtà pratica. Nel mio esame dell’Audion Sterling MK1, ho scoperto dettagli che sollevano interrogativi sulla sua vera performance.

In particolare, quando un progetto punta molto sull’immagine “minimalista” e su poche specifiche ad effetto, è facile che alcuni compromessi rimangano nascosti finché non si misura davvero. Un circuito single ended con EL34 può essere eccellente, ma è estremamente dipendente dal trasformatore di uscita, dalla corretta gestione del guadagno complessivo e dall’eventuale controreazione. Se uno solo di questi elementi è fuori equilibrio, l’amplificatore può diventare nervoso, sensibile ai disturbi, e in certe condizioni perfino pericoloso per i diffusori.

Uno dei primi aspetti che ho indagato è stata la questione della retroazione. Contrariamente a quanto affermato, durante l’analisi del circuito, ho notato la presenza di una retroazione eccessivamente pesante. Questo non è un problema in sé, ma è importante comprenderne le implicazioni sul suono e sul comportamento dell’apparecchio, sopratutto se questo eccesso di controreazione è tale da portare il circuito al punto di essere instabile forse fino al punto di essere lui la causa del danneggiamento dei tweeter delle casse in certe situazioni.

Qui vale la pena chiarire un punto: la controreazione non è “buona” o “cattiva” in assoluto. Se ben implementata, riduce distorsione e impedenza d’uscita, migliora il controllo del carico e rende l’amplificatore più lineare. Il problema nasce quando la controreazione è molta, ma l’anello di feedback non è adeguatamente compensato e il trasformatore introduce risonanze e rotazioni di fase importanti. In quel caso, la controreazione che dovrebbe stabilizzare può diventare il detonatore dell’instabilità. Questo è uno scenario tipico in cui un ampli può sembrare ottimo su un diffusore e problematico su un altro, perché il carico reale non è una resistenza pura, ma un insieme complesso di impedenza, fase e risonanze.

Lo schema dell’apparecchio, trovato su internet con anche un’errore (manca la resistenza di ancoraggio del secondo triodo)

Anche lo schema “che gira” online è parte del problema, perché molti prendono per oro colato ciò che trovano, senza verificare che corrisponda davvero all’apparecchio sul banco. In questo caso c’è anche un errore, e quando mancano componenti che definiscono un punto di lavoro o stabilizzano uno stadio, le interpretazioni diventano fuorvianti. Per questo motivo, quando faccio analisi serie, la priorità è sempre ricostruire la realtà: seguire piste, controllare valori, e ragionare sul circuito com’è costruito, non com’è raccontato.

Uno dei momenti più sorprendenti della mia analisi è stato quando ho individuato un trasformatore con un grave difetto di costruzione: un nucleo aperto con un air gap di almeno 3 millimetri. Questo difetto ha implicazioni dirette sulle prestazioni dell’amplificatore e ha sollevato delle domande sulla qualità di costruzione e il controllo di qualità in generale. Potrei scherzare dicendo che quel trasformatore suona ‘trasparente’… il gap è così largo da farci passare la luce!

In un trasformatore di uscita per single ended, il traferro è un elemento funzionale, perché serve a evitare la saturazione del nucleo dovuta alla corrente continua di polarizzazione della valvola finale. Ma “traferro” non significa “fessura a caso”. Se è troppo grande, l’induttanza primaria cala, aumentano le perdite, la risposta in basso peggiora e la distorsione alle basse frequenze cresce rapidamente. Se poi l’assemblaggio dei lamierini è disomogeneo, o se E e I non accoppiano correttamente, si introducono ulteriori perdite e risonanze. In pratica, si ottiene un trasformatore che non funziona.

Non intendo minare la reputazione di questo prodotto o dei suoi sostenitori, ma ritengo che sia fondamentale guardare oltre il marketing e le recensioni entusiastiche. La verità dietro qualsiasi prodotto va valutata in modo obiettivo, basandosi su fatti concreti e prove tangibili. Il mio primo intervento è stato smontare il trasformatore aperto per sistemarlo…

In questi casi il punto non è “fare polemica”, ma riportare l’attenzione su ciò che conta: misure, costruzione, e ripetibilità. Un amplificatore può essere affascinante, può avere un carattere particolare, ma se mostra comportamenti di instabilità, o se ha trasformatori che lavorano fuori specifica, diventa un apparecchio che richiede attenzione e interventi mirati. E quando ci sono di mezzo tweeter bruciati, è doveroso trattare il tema con serietà, perché il rischio non è teorico.

Sfortunatamente, non è stato così semplice come speravo. In realtà, tutti i lamierini erano incollati insieme come un unico blocco a causa della resina con cui erano stati impregnati. Ho dovuto aprire completamente il trasformatore, separare uno per uno i lamierini (poiché il gruppo delle “I” non combaciava con quello delle “E”), ricollocarli nella giusta posizione, sostituire il traferro e chiudere nuovamente il trasformatore.

Questo passaggio merita qualche dettaglio in più, perché spiega bene quanto “un difetto meccanico” diventi immediatamente “un difetto elettrico”. Se i lamierini sono incollati in modo irregolare, o se il pacco non è serrato correttamente, il circuito magnetico non è uniforme. In un trasformatore di uscita, questo significa più flusso disperso, più perdite, più distorsione e più facilità a innescare risonanze.

Successivamente, ho effettuato una veloce ispezione dei componenti sulla scheda, sostituendo alcuni condensatori deteriorati e una resistenza che era stata compromessa dal calore eccessivo. La resistenza è stata sostituita con una di pari valore ma con una capacità di dissipazione superiore. Ho anche esaminato le valvole, sostituendo una ECC88 molto usurata, mentre ho mantenuto gli altri componenti invariati.

Quando un apparecchio arriva già “mezzo manomesso”, la regola è ripristinare prima l’affidabilità di base. Condensatori fuori specifica e resistenze stressate termicamente possono cambiare punti di lavoro, aumentare rumore, e rendere incoerenti le misure. Anche una valvola molto usurata, può introdurre squilibri, microfonicità, rumore e sensibilità ai disturbi. In questa fase l’obiettivo non era “ottimizzare”, ma riportare il circuito a condizioni sane per poter misurare con criterio e attribuire i sintomi alle cause reali, senza variabili inutili.

Ho fatto la prima accesione col variac senza riscontrare problemi quindi sono andato a vedere come si comportava il trasformatore riparato alle basse frequenza, nell’immagine qui sotto anche se la traccia si vede solo in parte si vedono i 2 trasformatori mentre erogano 20Hz, è piuttosto esilarante che quello che fa quella brutta distorsione sia il trasformatore ancora intatto. La spiegazione è molto semplice: io ho usato un traferro più sottile dell’originale, i lamierini a laminazione sottile evidentemente sono di buona qualità e non saturano quindi il trasformatore che ho riparato ora funziona meglio del suo gemello che avendo un traferro più spesso ha più perdite e quindi va in distorsione prima di quello riparato.

Questo è uno di quei casi in cui la misura smonta subito l’intuizione “di pancia”. Ci si aspetterebbe che il trasformatore riparato sia quello più debole, e invece è l’altro a mostrare per primo la distorsione a 20Hz. Il motivo, come detto, è nel compromesso tra corrente continua, traferro, qualità del pacco lamellare e progetto del trasformatore. Un traferro più spesso può “reggere più corrente continua” ma abbassa l’induttanza, aumenta le perdite e anticipa la distorsione in basso. Se poi la controreazione tenta di correggere ciò che il trasformatore non può fisicamente dare, l’amplificatore può reagire con comportamenti ancora più strani, soprattutto vicino ai limiti.

Successivamente, ho effettuato un’analisi dell’erogazione di potenza dell’apparecchio. Purtroppo, questo amplificatore sembra essere stato influenzato dalla moda del single-ended ultralineare, un termine che spesso suscita aspettative esagerate, ignorando il fatto che questa tecnologia sia stata originariamente concepita per applicazioni push-pull. È possibile leggere ulteriori dettagli su questo argomento in un articolo dedicato qui. Tuttavia, vale la pena notare che il fattore di smorzamento di questo amplificatore raggiunge un valore di 18, il che da un’idea della quantità eccessiva di controreazione applicata al circuito.

Un fattore di smorzamento così alto, su un single ended con trasformatore di uscita, non arriva “gratis”. Significa che l’impedenza d’uscita è stata abbattuta a colpi di controreazione, e questo richiede un anello stabile e ben compensato. In teoria, un damping factor elevato può dare un basso più controllato, ma in pratica può anche mascherare problemi, perché il circuito cerca di correggere ciò che viene introdotto dal trasformatore, con il rischio di esaltare risonanze e instabilità fuori banda. Inoltre, quando l’amplificatore diventa molto sensibile, basta poco per mandarlo al limite, e questo si collega direttamente alla questione dei tweeter e dei possibili fenomeni ultrasonici.

Nonostante questa considerevole controreazione, la sinusoide risultante rimane visibilmente asimmetrica. La potenza in uscita in condizioni di clipping profondo corrisponde a quella dichiarata dal produttore di 9 watt, ma una valutazione più accurata mostra che la potenza prima del clipping, in questo circuito single-ended ultralineare, si ferma a circa 6 watt o 6,5watt al massimo. Nonostante il notevole livello di controreazione applicato al circuito, è sorprendentemente sensibile al punto da raggiungere il clipping con un segnale d’ingresso di appena 160 millivolt peak-to-peak. Questa sensibilità è tale che è possibile osservare disturbi entrare nel segnale anche solo avvicinando la mano al pomello del volume. Due stadi per pilotare una EL34 sono troppi, probabilmente la ECC88 da sola sarebbe state sufficente.

Questa sensibilità anomala è un segnale importante. Un amplificatore che va in clipping con un ingresso così basso non solo riduce il margine dinamico con sorgenti moderne, ma diventa più vulnerabile a rumore, disturbi capacitivi e accoppiamenti indesiderati. È un tema che si sente anche “a orecchio” come sensazione di nervosismo o come facilità al clipping, ma sul banco è ancora più evidente perché i numeri parlano chiaro. In più, in un circuito con più stadi del necessario, ogni stadio aggiunge fase, capacità parassite, e opportunità di innescare oscillazioni, soprattutto quando la controreazione chiude l’anello e rende tutto più critico.

Tuttavia, le principali problematiche di questo amplificatore sono emerse quando ho condotto test sul comportamento alle onde quadre e ho generato il grafico della banda passante, che sono visibili nelle immagini seguenti:

I test con onda quadra non sono “una fissazione da laboratorio”, ma un modo molto diretto per capire quanto un amplificatore è stabile e quanto il trasformatore di uscita si comporta bene. Se vedi overshoot, ringing e risonanze marcate, significa che c’è energia che rimbalza tra induttanze e capacità, e se in mezzo c’è controreazione, quella energia può diventare un problema serio. La banda passante, poi, racconta subito se l’apparecchio è lineare, se ha picchi fuori banda e se la fase si muove in modo pericoloso.

Quadra a 10khz:

Risposta in frequenza

Il comportamento di questo amplificatore presenta alcune caratteristiche strane quando si esaminano le onde quadre e si analizza il grafico della banda passante. A bassa frequenza, a 20Hz, si osserva un leggero aumento di +1dB rispetto ai 100Hz, un fenomeno che, per quanto anomalo, non sembra essere particolarmente problematico. Tuttavia, le vere preoccupazioni emergono nella regione ad alta frequenza.

Quel leggero rialzo in basso può avere varie spiegazioni, ad esempio un accoppiamento tra rete di controreazione e risposta del trasformatore, oppure un “effetto risonanza” legato ai valori di condensatori e induttanze nel percorso del segnale. Da solo non sarebbe un dramma. Il problema è che, quando lo stesso sistema mostra risonanze importanti in alto, significa che il circuito sta “suonando” anche fuori banda, e questo è esattamente il terreno dove un tweeter può soffrire senza che l’ascoltatore se ne accorga subito.

Sembra manifestarsi una risonanza a 60kHz, seguita da una seconda a 90kHz, con una netta inversione di fase proprio appena un peolo dopo i 90kHz, evidenziata dal brusco cambio di direzione della linea azzurra nella base del grafico. Queste risonanze sono probabilmente correlate ai trasformatori di uscita e sembrano essere amplificate dalla forte controreazione presente nel circuito. Infatti, in presenza di una rotazione di fase di 180 gradi, il segnale di feedback negativo diventa positivo, portando il circuito all’instabilità. Questa situazione è ulteriormente confermata dalla mancanza del tipico condensatore di compensazione in parallelo alla resistenza di feedback negativo nel circuito (come mostrato nel diagramma sopra).

Quando la fase ruota e la controreazione “cambia segno”, l’amplificatore non sta più correggendo, sta autoalimentando un errore. A quel punto basta pochissimo per innescare oscillazioni. E la cosa più insidiosa è che queste oscillazioni possono essere intermittenti, dipendenti dal cavo, dal diffusore, dal selettore ingressi, dalla posizione del volume, e perfino dall’ambiente elettrico vicino al potenziometro. Il risultato è che un apparecchio può sembrare normale in alcune condizioni e diventare aggressivo, instabile o “sibilante” in altre, senza che il proprietario riesca a trovare una causa logica.

Ho effettuato due test con l’aggiunta di un condensatore di compensazione, ma il circuito ha iniziato immediatamente a oscillare violentemente a frequenze radio, segno inequivocabile che è al limite della stabilità in presenza di una rotazione di fase che supera i 180 gradi. Questa situazione è critica. In queste condizioni, quando l’amplificatore è collegato a carichi reattivi come le casse acustiche, è possibile che durante la modulazione del segnale audio si verifichino oscillazioni momentanee che potrebbero interagire con la musica. Questa situazione potrebbe non manifestarsi con tutti i diffusori, ma l’esperienza del proprietario, che ha già sostituito i tweeter quattro volte, è una chiara testimonianza dei problemi di stabilità di questo apparecchio.

Ed è qui che la storia iniziale dei tweeter torna perfettamente coerente: se un amplificatore oscilla a radiofrequenza o in ultrasuoni, quel contenuto finisce comunque nel trasformatore, nel cavo e nel crossover. Anche se non lo senti come “suono”, il tweeter lo converte in calore. In più, il crossover e l’impedenza del tweeter possono creare condizioni ancora più sfavorevoli, perché introducono ulteriori rotazioni di fase e picchi di impedenza. È un classico scenario in cui l’amplificatore sembra “ok” al banco con carico resistivo, ma diventa pericoloso su carichi reali, soprattutto a volume sostenuto o con certe registrazioni ricche di transitori.

Per completezza, condivido anche il grafico della distorsione armonica totale (THD), che si attesta intorno al 0,6% a 1 watt di potenza. Questo è un ulteriore indicatore dell’errore derivante dall’adozione della connessione ultralineare in un circuito Single Ended. In un circuito con così tanta controreazione, ci si aspetterebbe una THD non superiore allo 0,1% a 1 watt, ma il valore osservato è notevolmente più alto.

Questo dato è interessante anche per un altro motivo: quando la THD resta relativamente alta nonostante molta controreazione, spesso significa che la non linearità principale non è “facile da correggere” con il feedback. In altre parole, la distorsione potrebbe essere generata in punti dove il loop non riesce a imporre davvero linearità, oppure potrebbe essere legata a fenomeni magnetici del trasformatore (saturazione, isteresi, perdite), che non si lasciano addomesticare semplicemente aumentando la controreazione. È un campanello d’allarme perché suggerisce che stiamo chiedendo al circuito di compensare un limite fisico invalicabile.

In conclusione, desidero sottolineare che questo articolo ha lo scopo di fornire un’analisi tecnica, strumentale e scientifica del circuito dell’amplificatore Sterling MK1, senza intenzioni di recensione nel senso commerciale della parola. È importante chiarire che l’obiettivo qui è fornire dati oggettivi basati su misurazioni e non esprimere giudizi personali.

Il punto chiave, per chi legge, è comprendere che un apparecchio può essere apprezzato per estetica, semplicità, “firma sonora”, ma questo non elimina la necessità di robustezza tecnica. La robustezza tecnica significa stabilità su carichi reali, margine di guadagno sensato, trasformatori coerenti e controllo delle risonanze fuori banda. Se uno di questi pilastri manca, i problemi possono rimanere silenziosi per anni e poi esplodere sotto forma di guasti, componenti stressati, e nel caso peggiore, diffusori danneggiati.

Non intendo offendere o sminuire coloro che potrebbero essere appassionati o apprezzano questo apparecchio. Riporto ciò che ho misurato e osservato, e le criticità emerse dall’analisi tecnica del circuito. Ogni appassionato o possessore di questo amplificatore ha il diritto di valutare queste informazioni in modo oggettivo.

Per me la cosa più importante è sempre la trasparenza del metodo: quali test ho fatto, cosa si vede sugli strumenti, e quali conclusioni sono giustificate dai dati. È anche il motivo per cui pubblico immagini di quadre, banda passante e spettro. Sono informazioni ripetibili, e chiunque abbia un banco strumenti adeguato può confrontarle, confermarle o discuterle su base tecnica.

L’apparecchio è stato restituito al tecnico che me lo ha portato, e ho condiviso tutte le osservazioni e misurazioni riportate in questo articolo. Spetterà al proprietario dell’amplificatore, con il quale non sono in contatto diretto, prendere una decisione informata su come procedere. Tuttavia, personalmente ritengo che per risolvere le criticità emerse, potrebbe essere necessaria una modifica significativa del circuito.

Quando le criticità sono legate alla stabilità dell’anello di controreazione e alle risonanze dei trasformatori, spesso non basta “cambiare due componenti”. Serve una visione complessiva: ridistribuire il guadagno, definire una compensazione corretta, e, se necessario, intervenire sulla filosofia di funzionamento dello stadio finale. In un single ended, ogni scelta influisce pesantemente sul risultato, e la compatibilità con i diffusori non può essere lasciata al caso.

Tra le possibili modifiche, ritengo che eliminare la connessione ultralineare e optare per una configurazione puramente a triodo o puramente a pentodo potrebbe essere una soluzione da considerare. Inoltre, la riduzione del guadagno complessivo del circuito e la diminuzione del tasso di controreazione potrebbero contribuire a migliorare le prestazioni dell’apparecchio.

Una configurazione puramente a triodo può migliorare linearità intrinseca e spesso rende più semplice ottenere stabilità con meno controreazione, a costo di potenza. Una configurazione puramente a pentodo, se ben progettata e con una controreazione ragionevole e compensata, può dare più potenza e un controllo migliore, ma richiede disciplina progettuale e trasformatori adeguati. In entrambi i casi, però, la direzione è la stessa: evitare soluzioni “ibride” adottate per moda, e puntare a un equilibrio tecnico misurabile, stabile e ripetibile.

È importante sottolineare che se il proprietario dell’amplificatore decidesse di apportare modifiche aggiornerò questo articolo e che sono disposto a collaborare e a fornire assistenza per effettuare un’eventuale upgrade anche ad altre persone.

Se possiedi un Audion Sterling MK1 e vuoi verificare se il tuo esemplare è stabile e sicuro con i tuoi diffusori, l’approccio corretto è sempre lo stesso: misure strumentali complete, controllo della banda passante oltre i 20kHz, test di onda quadra, verifica di eventuali oscillazioni in ultrasuoni e valutazione dei trasformatori di uscita. Solo così si capisce se l’apparecchio è in salute, se è ottimizzabile con interventi mirati, o se serve una revisione più profonda per eliminare le criticità alla radice.

guest

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments