Questo progetto nasce dal recupero e dalla completa riprogettazione di un amplificatore push-pull a valvole 2A3, originariamente costruito in modo approssimativo e tecnicamente scorretto. L’obiettivo non era quello di “aggiustare” un apparecchio mal concepito, ma di utilizzare il telaio e parte dei componenti disponibili come base per un vero progetto ingegnerizzato, coerente e funzionante secondo criteri elettrici corretti. Il risultato è un amplificatore push-pull parallelo a 2A3, con soluzioni circuitali razionali, prestazioni misurabili e una resa sonora nettamente superiore all’oggetto di partenza.
All’apertura del telaio mi sono trovato di fronte alla classica situazione che purtroppo capita spesso con apparecchi autocostruiti senza competenze adeguate: cablaggi volanti senza alcun ancoraggio meccanico, masse distribuite a caso, assenza totale di criteri di sicurezza elettrica e uno schema che rappresentava esattamente ciò che non andrebbe mai fatto in un amplificatore valvolare. Da questo punto in poi l’unica strada possibile era la demolizione completa dell’oggetto originale e la sua ricostruzione con uno schema nuovo, progettato da zero.
Lo schema adottato è un push-pull parallelo con quattro 2A3 finali, polarizzate in modo da lavorare in una classe AB molto vicina alla A piena, con ingresso DC-coupled e sfasatrice long tail. Tutto il percorso del segnale è stato ridisegnato per eliminare instabilità, auto-oscillazioni RF e fenomeni di memoria che affliggevano pesantemente l’apparecchio originale. L’intero progetto è stato pensato tenendo conto dei limiti imposti dai trasformatori disponibili, che purtroppo si sono rivelati il vero collo di bottiglia dell’intero amplificatore.
La ricostruzione meccanica è stata volutamente semplice e funzionale. Nessuna velleità estetica, ma un approccio pratico, mirato a ripristinare ordine, pulizia e solidità strutturale.
Verniciatura semplice a spray, scelta per contenere i costi e concentrarsi esclusivamente sugli aspetti elettrici e funzionali del progetto.
La sezione di alimentazione ha richiesto numerosi compromessi. Il trasformatore di alimentazione disponeva di molti secondari, alcuni dei quali sono stati messi in parallelo per ottenere correnti adeguate per i filamenti. È presente una sola raddrizzatrice 5Z3 al posto di una coppia di 5U4, e le 2A3 sono alimentate a coppie anziché singolarmente. A causa delle tensioni disponibili e dell’assenza di spazio per dissipatori adeguati, non è stato possibile realizzare un’alimentazione in corrente continua per i filamenti delle finali, che sono quindi alimentate in alternata. Le valvole di segnale, invece, sono alimentate in alternata tramite una semplice resistenza di caduta in serie al secondario dedicato.
Lo stadio di ingresso utilizza una ECF80: la sezione triodo viene impiegata come amplificatore di ingresso, mentre la sezione pentodo lavora come generatore di corrente costante (CCS) per la sfasatrice. Quest’ultima è realizzata con una 6SN7 configurata come long tail pair, in sostituzione della catodina originale. Questa scelta ha migliorato in modo netto la simmetria, la stabilità e la linearità dello stadio di pilotaggio.
Durante la messa a punto sono emerse le limitazioni più serie del progetto: il trasformatore di alimentazione e il trasformatore di uscita, non progettati da me, mostrano una resistenza interna e una saturazione ben superiori al previsto. L’anodica, sotto carico, scende in modo marcato, impedendo di sfruttare pienamente le quattro 2A3. Di conseguenza il bias è stato mantenuto volutamente basso per evitare cadute di tensione eccessive.
Il risultato è una potenza finale inferiore a quella teoricamente ottenibile con quattro 2A3 ben alimentate, ma comunque accompagnata da una distorsione sensibilmente più bassa rispetto alla versione originale. È stata applicata una moderata controreazione globale, sufficiente ad aumentare il fattore di smorzamento e a rendere l’amplificatore stabile e silenzioso.
Il problema del ronzio, molto evidente nella versione di partenza, è stato completamente risolto. Sono state eliminate anche tutte le auto-oscillazioni RF e i fenomeni di instabilità termica e di memoria del segnale. Nel percorso audio restano solo due condensatori di accoppiamento, tra sfasatrice e finali. L’ingresso e il collegamento tra ingresso e sfasatrice sono completamente in DC.
Di seguito i dati strumentali rilevati sull’amplificatore nella configurazione finale:
Potenza: 20 watt RMS di picco, 15 watt continuativi
Banda passante: 20 Hz -0 dB / 80 kHz -3 dB
Fattore di smorzamento: 2,85
Rout: 2,8 ohm
THD a 1 watt: 0,054%
THD a 10 watt: 0,36%
THD a 15 watt: 0,92%






