Ancestrum Lux, luce degli antenati

Ancestrum Lux, quando dai rottami nasce qualcosa di serio! La storia di Ancestrum Lux comincia come iniziano molte avventure SB-LAB: con un cliente che arriva portandosi dietro un mucchio di ferraglia spacciata per Hi-End artigianale da qualche genio incompreso. Dopo averli aperti, il termine “rottami” è apparso decisamente più appropriato di “Hi-End”.

Erano i soliti apparecchi definiti “super naturali”, “trasparenti” e “musicali”. Una descrizione che, nel mondo dell’audiofilia creativa, spesso sostituisce con successo qualsiasi misura o competenza progettuale. L’ascolto, tuttavia, suggeriva una conclusione leggermente diversa. E decisamente meno lusinghiera.

Una caratteristica che accomuna moltissimi di questi impresentabili è la presenza di grandi pannelli in rame o in ottone lucidati a specchio. Del resto bisogna essere onesti: l’estetica è spesso l’unica cosa che i loro costruttori riescono a concepire. Quando le competenze elettroniche sono prossime allo zero, resta sempre la lucidatrice. E se proprio si vuole completare l’opera, non possono mancare i classici condensatori per rifasamento motori accuratamente verniciati di nero con la bomboletta spray, perché nell’Hi-End cantinaro anche un componente industriale da pochi euro può diventare “audio grade”.

Tra i vari reperti della discarica c’erano due monofonici basati su valvole 801A. Trasformatori enormi, assolutamente sproporzionati, probabilmente inadatti alla valvola stessa, tanto che riuscivano a malapena ad erogare 1 watt. Naturalmente erano monofonici. Perché? Perché nel mondo audiofilo esiste il mito secondo cui separare i due canali in due telai distinti migliori magicamente la separazione stereo.

I monofonici hanno un unico vantaggio reale: permettono di distribuire il peso. Se stiamo parlando di una coppia di finali con KT88, grossi trasformatori e alimentazioni generose, dove un amplificatore stereo arriverebbe tranquillamente a 35 o 40 chili, dividerlo in due telai ha perfettamente senso. Quando invece si parla di amplificatori da un watt scarso per canale che, assemblati in un unico telaio stereo, peserebbero forse cinque chili, tutta la storia della “separazione dei canali” appartiene più al folklore audiofilo che all’ingegneria. Se due canali si disturbano a vicenda in un amplificatore di questo tipo, il problema non è che stanno nello stesso contenitore. Il problema è che chi lo ha progettato o costruito non sapeva fare il proprio mestiere.

Fortunatamente i due telai erano identici e soprattutto costruiti con materiali recuperabili. Perfetti per una classica operazione di rottamazione SB-LAB. Ho quindi smontato completamente i due amplificatori, recuperando tutto il materiale riutilizzabile insieme a numerosi componenti provenienti da altri apparecchi che mi erano stati consegnati dalla stessa persona. Da questi rottami è nato un amplificatore stereo suddiviso in due telai distinti: uno dedicato all’alimentazione e uno alla sezione audio. La scelta non è stata dettata da fantasiose teorie audiofile sulla separazione dei canali, ma dalla necessità di mantenere il trasformatore di alimentazione il più lontano possibile dai trasformatori interstadio. I due telai sono quindi collegati tra loro tramite un cordone multipolare dedicato.

Da questa demolizione è nato Ancestrum Lux. Il nome deriva da due elementi. Il primo è la presenza delle valvole 801A, triodi a filamento in tungsteno toriato noti per la loro caratteristica luminosità intensa. Il secondo è la filosofia circuitale adottata, fortemente ispirata agli amplificatori degli anni Venti e Trenta.

Ancestrum Lux è infatti un progetto completamente zero feedback, basato su accoppiamenti tramite trasformatore interstadio e con tutte le polarizzazioni ottenute da un unico partitore resistivo inserito in serie alla presa centrale del secondario di alta tensione. Una soluzione che oggi farebbe probabilmente svenire molti progettisti moderni ma che era perfettamente normale all’epoca.

Lo schema utilizza una raddrizzatrice 5R4GY, scelta obbligata considerando le tensioni anodiche che superano i 500V. Lo stadio di ingresso è affidato alle valvole 76. La 76 è un triodo introdotto all’inizio degli anni Quaranta come valvola universale per amplificazione, oscillatori e rivelatori. È una valvola semplice, lineare e molto piacevole da utilizzare nei piccoli stadi di tensione.

Le 76 pilotano una coppia di 1626. La 1626 nacque originariamente come oscillatore RF di potenza per applicazioni militari. Non era stata progettata per uso audio ma, come spesso accade, alcune valvole nate per altri scopi si sono rivelate eccellenti anche in ambiti completamente diversi. In Ancestrum Lux le 1626 lavorano come stadio di potenza intermedio, fornendo tutta l’energia necessaria per pilotare correttamente i trasformatori interstadio.

Infine troviamo le protagoniste assolute: le 801A. La 801A è l’evoluzione della celebre 10Y e rappresenta probabilmente uno dei migliori triodi a filamento in tungsteno toriato mai realizzati. Grazie alle sue curve anodiche estremamente lineari è in grado di lavorare con livelli di distorsione molto contenuti anche senza alcun aiuto da parte della controreazione. Rispetto alla 10Y originale dispone di una dissipazione anodica superiore, pari a 20 watt.

Come tutte le valvole a filamento a riscaldamento diretto richiede particolare attenzione all’alimentazione del filamento, perché qualsiasi scorciatoia diventa immediatamente udibile. Nella foto sotto mettevo a punto il circuito di alimentazione dei filamenti.

Tutti i trasformatori utilizzati sono modelli custom SB-LAB. Dopo la demolizione degli apparecchi originali è iniziata la parte più lunga del lavoro. Sotto una generosa mano di vernice spray nera era nascosta una bella impiallacciatura in noce che meritava di essere salvata. La vernice è stata completamente rimossa. I numerosi fori inutili presenti sul pannello posteriore sono stati chiusi.

Successivamente ho realizzato decorazioni personalizzate mediante incisione laser e tintura del legno. Terminata la preparazione, i telai sono stati lucidati a gommalacca. Per il montaggio ho costruito nuovi pannelli metallici, successivamente verniciati professionalmente.

Alcuni adattamenti meccanici sono stati realizzati tramite stampa 3D in resina.

Alla fine una grande quantità di componenti provenienti dagli apparecchi originali ha trovato una nuova vita all’interno di un progetto finalmente degno di questo nome.

Le prestazioni finali misurate sono:

  • Potenza massima: 3,6W
  • Potenza indistorta: 2,8W
  • Fattore di smorzamento: 1,7
  • THD a 1W: 0,9%

Osservando la risposta in frequenza si nota un dettaglio interessante. Il trasformatore d’uscita presenta volutamente un’attenuazione di circa 1dB a 50Hz. No, non è un errore. È assolutamente intenzionale. Gli amplificatori zero feedback con basso fattore di smorzamento hanno una naturale tendenza a produrre bassi gonfi, lenti e poco controllati. Molti costruttori Hi-End combattono il problema esattamente nello stesso modo, limitando deliberatamente la risposta alle basse frequenze. La differenza è che quasi nessuno lo ammetterà mai.

Avendo riparato, modificato e misurato centinaia di amplificatori nel corso degli anni, posso dire di aver visto questa soluzione più volte di quanto molti immaginino. In Ancestrum Lux questa scelta è stata effettuata apertamente e consapevolmente. Meglio una leggera attenuazione controllata che un basso artificiosamente gonfiato e fuori controllo. Anche la forma dell’onda quadra a 10kHz rispecchia perfettamente la natura del progetto. Dopotutto il segnale attraversa ben due trasformatori lungo il percorso audio. Pretendere una risposta da amplificatore a stato solido significherebbe semplicemente non aver capito cosa si sta osservando.

Dal punto di vista sonoro Ancestrum Lux possiede tutte le caratteristiche tipiche degli amplificatori zero feedback. Il suono è aperto, arioso e dotato di una notevole sensazione di profondità e tridimensionalità. Sono qualità che molti appassionati ricercano deliberatamente e che hanno contribuito alla fama delle storiche circuitazioni a triodi.

Queste caratteristiche non nascono dal nulla. Come ogni scelta progettuale, anche l’assenza di controreazione comporta una precisa impronta sonora. Ancestrum Lux non è stato progettato per inseguire una fedeltà assoluta o una riproduzione rigorosamente identica al segnale originale, ma per valorizzare quelle particolari sfumature timbriche che rendono così affascinanti gli amplificatori a triodi di impostazione classica.

Questo non significa che il risultato sia meno piacevole, anzi. Significa semplicemente che l’obiettivo del progetto non è quello di sparire completamente dalla catena audio, ma di proporre una presentazione musicale con una propria personalità. È proprio questa personalità, fatta di armoniche, spazialità e naturalezza percepita, che continua ancora oggi ad attirare molti appassionati verso le circuitazioni zero feedback.

Per questo motivo trova il suo abbinamento ideale con diffusori monovia, sistemi pneumatici e diffusori a tromba ad alta efficienza. Come tutti gli amplificatori zero feedback con basso fattore di smorzamento, non rappresenta invece la scelta ideale per diffusori reflex particolarmente dipendenti dal controllo elettrico dell’altoparlante alle basse frequenze.

Anche nella scelta del repertorio musicale è opportuno considerare la natura stessa del progetto. Ancestrum Lux nasce attorno ad una circuitazione storica, priva di controreazione e caratterizzata da un fattore di smorzamento molto basso. Per questo motivo non è l’amplificatore più indicato per riprodurre brani musicali particolarmente complessi, molto densi o caratterizzati da forti escursioni dinamiche e numerosi strumenti sovrapposti. Pretendere da un single ended zero feedback da pochi watt le prestazioni di questo tipo significherebbe semplicemente chiedergli di fare un lavoro per il quale non è stato concepito.

Dove invece Ancestrum Lux esprime al meglio le proprie qualità è con le piccole formazioni acustiche, il jazz, la musica vocale, il blues, la musica da camera e più in generale con tutti quei generi nei quali la naturalezza delle timbriche, la ricostruzione della scena sonora e la microdinamica assumono un’importanza maggiore rispetto all’impatto e alla pressione acustica. In questi contesti riesce a restituire un ascolto coinvolgente e ricco di fascino, perfettamente coerente con la filosofia dei grandi amplificatori a triodi del passato.

Ancestrum Lux è nato da una pila di apparecchi spazzatura. Ed è forse proprio questo il suo aspetto più interessante. Dimostra che anche dai peggiori rottami audiofili può nascere qualcosa di valido, purché ci sia dietro un progetto serio, qualche decennio di esperienza e soprattutto la volontà di mettere la tecnica davanti alle leggende.

Continue reading...

One Response to Ancestrum Lux, luce degli antenati

  • Immensamente GRAZIE Stefano.
    Non lo ho ancora portato a casa, e per impegni di lavoro, ci metterò un pò ad arrivare dove vorrei andare stasera stessa, ossia in una casetta nelle campagne emiliane dove Ancestrum Lux ha visto la luce (anzi, le luci, visto che le 801 sembrano delle lampadine da 40w a incandescenza). MA solo vedendo le immagini e leggendo il tuo scritto vedo un sogno a lungo accarezzato concretizzarsi.
    Vecchie valvole con quasi cento anni sulle spalle, che nel secolo passato emozionavano la gente con le prime trasmissini radio e poi i primi dischi con amplificazione, che tornano a far vivere emozioni, a colpirti dentro, dove ti colpisce la musica, la passione, l’energia e lo spirito delle cose.
    Solo grazie a te vedo rivivere i tanti appassionati audiofili che ho conosciuto in Giappone, o i ceramisti che alimentavano i “draghi sulle colline” per giorni e giorni, i pittori che con pochi tratti facevano immaginare grandi paesaggi surreali, nebbie che nascondono foreste, onde che corrono sopra profonde oscurità piene di kami e di spiriti del passato, oppure ristoratori maghi delle valvole che ascoltavano in mono, facendo perdere la mia anima nelle luci di antichi triodi e discutendo, nel mio misero giapponese fatto di 50 parole, di “Mujò” e del concetto tutto giapponese del “mono no aware”, della bellezza commovente della transitorietà. Insomma… cerco la musica e l’anima di essa, sia essa dal vivo, diariamente e per lavoro, sia riprodotta, e invecchiando ho scoperto che quest’anima vive al lato opposto delle cose sberluccicanti e perfette che un mercato malato ci induce a desiderare.
    LA musica, e l’arte, di cui mi occupo a tempo pieno traggono le loro radici da sentimenti ed emozioni antiche e che spesso nemmeno capiamo, da sacche “ancestrali” in cui vive lo spirito nostro e di chi è venuto prima di noi….. Qui mi fermo, sto andando troppo oltre. MA vedere un sacco di ferraglia, di rifiuti mal assemblati dai guru nostrani, messi insieme senza amore, senza cura ne conoscenza TRASFORMARSI poco a poco in qualcosa di magico, di emzionale ed intenso, intensamente shibui, davvero mi ha commosso. Quindi per ora, posso solo dirti “Grazie di Cuore” in attesa di inserire l’ampli tra il Garrard 301 di mio nonno e le La Scala moooolto vintage che ormai accompagnano, e sempre accompagnieranno ( a 63 anni non per troppo però) le mie notti musicali, la mia ricerca della serenità e della bellezza in universo emozionale e non tecnico.
    Grazie! E adesso, con calma, non resterà che portarlo a casa e rimanerne affascinato dal kami che inevitabilmente vive in oggetti simili.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Aurelion, il single ended da 1,6W nato dalle valvole dimenticate degli anni ’20

Quando un amplificatore diventa un pezzo unico. Ci sono lavori che nascono come semplici commissioni, ed altri che invece diventano qualcosa di più. Aurelion appartiene decisamente alla seconda categoria.

Questo progetto è nato dalla richiesta precisa di realizzare un amplificatore single ended fuori dagli schemi, volutamente poco convenzionale, costruito attorno a valvole storiche rarissime e con una potenza estremamente contenuta. Un apparecchio pensato per ascolti notturni, in camera da letto, a basso volume, ma con tutta quella magia sonora che soltanto certi circuiti minimalisti riescono ancora a trasmettere. Ed è esattamente questo tipo di progetto che mi stimola davvero.

Il significato del nome Aurelion

Il nome Aurelion nasce come reinterpretazione in chiave epica e fantasy del nome latino “Aurelio”, derivato da “aureus”, cioè “dorato”, “splendente”. Non rappresenta una stella realmente esistente, ma richiama qualcosa di luminoso, celeste e maestoso, quasi cosmico. Un nome che evocasse luce, eleganza, energia e presenza scenica, mantenendo però un legame con la classicità latina.

Anche il simbolo scelto per il frontale segue questa filosofia. Un occhio centrale circondato da una stella radiante e da richiami astronomici. L’occhio rappresenta visione, percezione e consapevolezza, mentre la stella richiama energia e luce. L’insieme crea un’immagine volutamente misteriosa ed elegante, perfettamente in linea con il carattere dell’amplificatore.

Un single ended fuori dal tempo

Aurelion utilizza come valvole finali le 843, triodi a riscaldamento indiretto nati per uso telefonico nella prima metà degli anni ’20. Parliamo di valvole praticamente sconosciute nel mondo audio moderno, ma estremamente affascinanti dal punto di vista storico e tecnico.

Come pilota sono state invece utilizzate le 24A, considerate il primo vero esempio di tetrodo moderno. Anche queste appartengono alla prima metà degli anni ’20 e rappresentano uno dei primi passi evolutivi successivi al triodo classico. Ho parlato della 24 anche in questo articolo. Per stabilizzare l’alimentazione delle griglie schermo delle 24A ho utilizzato un regolatore a gas neon 85A2, mentre la raddrizzatrice è una 5U4GB.

È stato inoltre inserito un delay termico Amperite 6N030 per ritardare l’applicazione dell’anodica senza usare circuiti temporizzatori moderni.

Nonostante la richiesta di corrente delle 843 sia estremamente ridotta, si è resa necessaria una 5U4GB per rimanere entro tensioni gestibili. Le 843 lavorano infatti attorno ai 500V su un carico di circa 12kohm. La potenza finale è volutamente molto bassa: circa 1,6W RMS nominali.

Può sembrare pochissimo, ed in effetti lo è. Ma questo amplificatore non è nato per “fare volume”. È stato progettato espressamente per ascolti ravvicinati e rilassati, con diffusori ad alta efficienza, privilegiando delicatezza, microdinamica e presenza timbrica.

La progettazione dei trasformatori

Come spesso accade nei miei progetti, il lavoro è partito dai trasformatori d’uscita. In questo caso specifico la combinazione tra bassissima potenza ed impedenza primaria molto elevata rendeva particolarmente adatto l’utilizzo di nuclei a doppia C. Ho quindi deciso di utilizzare la tecnica delle “2C” usata in molti trasformatori McIntosh.

Per realizzare il tutto ho progettato e stampato in 3D un rocchetto dedicato in resina, sviluppato appositamente per questo progetto. Successivamente ho proceduto all’avvolgimento utilizzando materiali selezionati e tecniche costruttive molto curate.

Una volta terminati, i trasformatori sono stati resinati ed inseriti all’interno di contenitori in ferro dolce. Questi involucri non servono soltanto al fissaggio meccanico, ma contribuiscono anche alla schermatura dei campi magnetici dispersi. Sono dettagli che spesso non si vedono immediatamente dall’esterno, ma che fanno parte della filosofia costruttiva SB-LAB.

Telaio, meccanica e costruzione

Per la parte estetica si è scelto di realizzare un telaio in legno coordinato con il Neutrino, il preamplificatore che verrà abbinato a questo finale. Aurelion infatti è un finale puro. Non possiede controllo volume né selettori di ingresso.

Ho poi realizzato i pannelli in alluminio, occupandomi della foratura e della successiva verniciatura, lavorato il pannello di montaggio in bachelite ed eseguito l’assemblaggio completo dell’apparecchio. Come sempre, ogni parte è stata costruita artigianalmente una alla volta, senza soluzioni industriali standardizzate.

Dal punto di vista circuitale ho scelto volutamente di non utilizzare controreazione globale ad anello. Aurelion lavora infatti in modo estremamente diretto e semplice, mantenendo il percorso del segnale il più pulito possibile.

L’unica forma di controreazione presente è una leggerissima shade feedback di tipo 1 applicata localmente, per un totale praticamente irrilevante di appena 1,25dB. Un valore così basso non altera in modo percepibile il carattere sonoro dell’amplificatore e non ne snatura assolutamente la risposta dinamica o la naturalezza timbrica. In compenso aiuta a livellare leggermente le inevitabili tolleranze costruttive di valvole prodotte circa un secolo fa.

È quindi una scelta più tecnica che “correttiva”, fatta non per inseguire numeri da laboratorio, ma per ottenere maggiore coerenza di funzionamento mantenendo intatta la personalità sonora del progetto.

Risultati strumentali

Le misure finali ottenute sono le seguenti:

  • Potenza indistorta: 1,7W RMS
  • Potenza massima a pieno clipping: 2,5W
  • Damping factor: 2,2
  • Ottima risposta alle onde quadre
  • Risposta in frequenza: 10Hz – 70kHz (-1dB)

THD

Banda Passante

Quadre 100Hz / 1khz / 10khz

Numeri che sulla carta possono sembrare quasi insignificanti rispetto agli standard moderni, ma che raccontano molto poco del carattere reale di questo amplificatore. Aurelion non nasce per impressionare con la potenza. Nasce per creare atmosfera.

È uno di quei progetti che difficilmente avrebbe senso produrre in serie, ma proprio per questo rappresenta perfettamente lo spirito SB-LAB: costruire apparecchi unici, fuori dal tempo, senza compromessi e senza seguire mode commerciali.

Continue reading...

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Spectra, controllo dei toni valvolare a 3 vie con rete LC

Spectra è un controllo dei toni valvolare a 3 vie progettato per chi vuole regolare bassi, medi e alti in una catena audio di alto livello senza compromettere qualità, silenziosità e corretto interfacciamento. Basato su filtri LC a bassa impedenza e su valvole ECC82, Spectra può essere acquistato come schema premium con set di trasformatori dedicati oppure fornito già costruito, collaudato e realizzato su ordinazione nel mio laboratorio.

Spectra nasce come evoluzione concreta di un progetto che in origine era rimasto solo sulla carta. L’idea di base era chiara fin dall’inizio, realizzare un vero controllo dei toni valvolare da inserire tra sorgente e finale, capace di lavorare con impedenze corrette, basso rumore e senza le penalizzazioni tipiche dei classici tone stack RC.

In rete si trovano molti schemi di controlli di tono a valvole basati esclusivamente su reti RC variabili. Queste soluzioni impiegano potenziometri e resistenze di valore molto elevato, spesso da 220k, 470k o addirittura 1 Mohm. Il risultato è quasi sempre lo stesso, basso Q, impedenze d’uscita molto alte, forte sensibilità ai disturbi, necessità di schermature spinte e, soprattutto, un livello di segnale in uscita fortemente attenuato che obbliga ad aggiungere ulteriori stadi di amplificazione.

L’approccio Spectra è completamente diverso

Filtri LC e Tchoke, il cuore del progetto. In Spectra le resistenze vengono sostituite da induttanze dedicate, le Tchoke, creando veri filtri LC anziché semplici reti RC. Questo consente l’uso di potenziometri di valore inferiore, correnti di lavoro più elevate e impedenze decisamente più basse.

Il vantaggio pratico è immediato, minore sensibilità al rumore e un Q elevato che garantisce regolazioni di bassi, medi e alti molto più separate tra loro. Maggiore stabilità e un livello di segnale all’uscita della rete toni molto più alto rispetto ai controlli tradizionali.

La rete di controllo a tre vie, bassi, medi e alti, è progettata per essere pilotata correttamente da uno stadio con impedenza d’uscita di circa 7,2 kohm, valore facilmente ottenibile con un triodo ECC82 ben configurato.

Architettura del circuito

Lo schema premium Spectra prevede anche la possibilità di integrare un potenziometro del volume. Nell’esemplare da me realizzato su ordinazione questa opzione non è stata adottata, perché il controllo dei toni era destinato ad essere abbinato ad un amplificatore integrato già dotato di una sua regolazione del volume. Subito dopo troviamo una ECC82, che ha il compito reale di amplificare il segnale e pilotare la rete dei toni LC. Questo stadio lavora in condizioni ottimali, fornendo corrente e controllo alla rete senza stressarla.

Il gruppo formato da ECC82 più controllo dei toni presenta un guadagno complessivo basso ma positivo. Nei controlli RC tradizionali ci si ritrova spesso con attenuazioni anche di 10dB, qui invece il circuito resta sostanzialmente neutro e lineare, semplificando l’intero progetto.

Dopo la rete dei toni è presente un secondo stadio, sempre con ECC82, configurato come buffer a inseguitore catodico. Questo stadio non amplifica, ha il solo scopo di abbassare l’impedenza d’uscita e consentire a Spectra di pilotare senza problemi qualsiasi finale o ingresso successivo, senza caricare la rete di equalizzazione. La sezione di alimentazione utilizza diodi con cella CLC.

Costruzione reale, non solo teoria

Per Spectra non mi sono limitato allo schema. Ho realizzato un esemplare completo su ordinazione, documentando ogni scelta costruttiva. Il telaio è in legno tinto nero, schermato internamente con foglio di rame connesso a terra. Le piastre superiore e inferiore sono in alluminio, lavorate e verniciate in modo professionale.

Il montaggio è completamente in aria, utilizzando la mia classica basetta in bachelite come supporto meccanico e di fissaggio. Questa soluzione garantisce ordine, affidabilità nel tempo e facilità di manutenzione.

Il trasformatore di alimentazione è stato inserito in una scatola di ferro spesso e resinato, non per estetica ma per schermare i flussi dispersi che avrebbero potuto interferire con le Tchoke e introdurre ronzii. La mascherina frontale che ospita i tre potenziometri di bassi, medi e alti è stata realizzata tramite stampa 3D a resina, progettata su misura per questo esemplare.

Una scelta tecnica consapevole sulle valvole

Osservando le foto del mio esemplare di Spectra si nota subito che le due ECC82 montate non sono esteticamente uguali. Una è una valvola NOS marchiata Telefunken, l’altra è una ECC82 di produzione attuale.

Questa non è una scelta casuale. Nello Spectra le due valvole svolgono compiti completamente diversi. La prima ECC82, quella in ingresso, amplifica realmente il segnale e pilota la rete dei toni. Qui la qualità della valvola conta, ed è giusto utilizzare una NOS di alto livello. La seconda ECC82 lavora invece come inseguitore catodico. Questo tipo di circuito è intrinsecamente retroazionato al 100% e ha un guadagno inferiore a 1. In altre parole, non “suona”. La differenza tra una valvola NOS costosissima e una moderna ben costruita in questa posizione è, nella pratica, inudibile.

Per questo motivo ho montato una valvola pregiata dove può esprimere le sue qualità e una valvola di produzione attuale nello stadio buffer, chiaramente etichettato come tale. È una scelta tecnica, razionale e onesta. I miei progetti hanno sostanza, non sono esercizi di stile o vetrine per componenti costosi usati a caso.

Caratteristiche tecniche principali

Nel grafico che segue è riportata la misura di distorsione armonica totale con un segnale di prova pari a 4 Vpp, circa 1,4 Vrms, un livello già decisamente elevato per un circuito di questo tipo. Lo spettro mostra un decadimento armonico regolare, ben distribuito e privo di componenti anomale, con una THD complessiva inferiore al 3%. È importante sottolineare che questo risultato è ottenuto con un circuito completamente privo di feedback globale, a conferma di una progettazione corretta, lineare e stabile già per sua natura, senza ricorrere a artifici correttivi.

Con tutte le regolazioni in posizione flat, Spectra ha un guadagno di 3,4 dB, pari a un fattore di circa 1,48 volte. È un guadagno volutamente basso, pensato per l’inserimento in catene moderne senza problemi di eccesso di livello o di saturazione degli ingressi successivi.

L’uscita è accoppiata a condensatore, le valvole impiegate sono 2x ECC82 o 12AU7, con piena compatibilità anche con tutte le noval equivalenti (5814, 6189, 6350). Il consumo elettrico complessivo è di circa 18 watt, rendendo Spectra efficiente e facilmente integrabile anche in sistemi sempre accesi.

In questo breve video mostro il funzionamento reale del controllo dei toni Spectra, evidenziando come le regolazioni di bassi, medi e alti intervengano in modo progressivo, stabile e privo di artefatti. Il filmato serve a dare un riscontro pratico e concreto di ciò che il progetto fa realmente, andando oltre la teoria e mostrando il comportamento del circuito durante l’uso.

Schema premium o apparecchio completo

Spectra è disponibile come schema premium con set di trasformatori e induttanze dedicate, per chi desidera autocostruirlo seguendo un progetto solido e collaudato. In alternativa posso fornirlo già costruito, testato e rifinito su ordinazione, come l’esemplare descritto in questo articolo. Spectra non è un controllo dei toni qualunque. È pensato per chi vuole modellare il suono con intelligenza, senza sacrificare qualità, silenzio e coerenza elettrica dell’intera catena audio.

Chi fosse interessato a realizzare questo progetto può contattarmi per l’acquisto dello schema premium completo di trasformatore di alimentazione e induttanze dedicate, forniti come set coerente e collaudato.

Continue reading...

2 Responses to Spectra, controllo dei toni valvolare a 3 vie con rete LC

  • ti ho risposto per email

  • Ciao, preannuncio che sono un neofita, ma mi servirebbe un controllo di tono sul mio amplificatore valvolare cayin, che accetta nei suoi ingressi i classici cd tuner e in più ho un interfaccia esterna per il rria. È possibile secondo te?

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.