Merlòtto: Amplificatore Valvolare Single-Ended 6V6 Hi-Fi

Nel mondo dell’Hi-Fi valvolare capita purtroppo di imbattersi in apparecchi che costano relativamente poco ma valgono ancora meno. È quello che è successo al proprietario degli apparecchi mostrati in questo articolo: convinto di poter costruire poco alla volta un buon impianto spendendo cifre contenute, si è invece ritrovato ad acquistare diversi amplificatori assemblati alla bell’e meglio. Presi singolarmente sembravano economici; sommando le spese, il risultato è stato quello di spendere molto più del previsto per una collezione di apparecchi praticamente inutilizzabili.

Da questa situazione è nato “Merlòtto”, un amplificatore single-ended con valvole 6V6 realizzato recuperando tutto ciò che poteva essere salvato da due di questi apparecchi. Invece di tentare l’ennesima riparazione di circuiti che non avevano una base progettuale sensata, ho preferito smontare tutto, selezionare le parti ancora valide e costruire un amplificatore completamente nuovo.

Il recupero, quando ha senso farlo, permette anche di contenere una parte dei costi: zoccoli, connettori, valvole, telaio e altri componenti possono avere ancora un valore reale anche quando il circuito nel quale erano montati è da buttare. Naturalmente recuperare non significa riutilizzare qualsiasi cosa. Ogni componente deve essere valutato e ciò che non è adeguato al nuovo progetto viene sostituito. Il risultato finale non è quindi una modifica degli apparecchi precedenti, ma un amplificatore SB-LAB progettato da zero, nel quale alcune parti recuperate hanno semplicemente trovato una seconda vita.

Gli apparecchi di partenza

Prima di vedere come è stato costruito Merlòtto vale la pena mostrare da dove siamo partiti. I componenti recuperati provenivano da alcuni apparecchi costruiti da un cantinaro e acquistati dal cliente come elettroniche Hi-Fi valvolari economiche. Esteticamente potevano anche incuriosire, ma appena messi sul banco di misura la situazione diventava molto meno romantica.

Il primo apparecchio era venduto come preamplificatore equipaggiato con valvole 1626. La costruzione utilizzava anche componenti discreti di un certo valore, ma inseriti in un circuito realizzato senza un criterio tecnico accettabile. È uno dei casi nei quali la presenza di valvole particolari, condensatori costosi o connettori esotici serve soprattutto a fare scena: se il circuito è sbagliato, il componente prestigioso non lo rende migliore.

Una descrizione quasi comica presentava l’oggetto così: Configurato come un piccolo amplificatore finale con un doppio triodo in ingresso ed un triodo 1626 in SE in uscita che alimenta un trasformatore WE. Tutte le alimentazioni dei filamenti sono in continua con condensatori di grossa capacità… per evitare saturazione del nucleo i trasformatori sono caricati tramite un grosso condensatore da 5 uF di qualità assoluta.

Naturalmente un trasformatore non smette di saturare perché davanti gli si mette un bel condensatore WE… “Wè Wè!”. Sul banco questo apparecchio mostrava una banda passante di appena 90 Hz ÷ 10 kHz a -1 dB. Come bonus, una povera EZ41 doveva caricare ad ogni accensione circa 1800 µF di condensatori elettrolitici: un carico assolutamente spropositato per quel tipo di raddrizzatrice e un ottimo sistema per accorciarle drasticamente la vita. Il secondo apparecchio smontato era invece pubblicizzato come finale single-ended con valvole AL4 o WE38.

Questo secondo apparecchio riusciva a erogare la stratosferica potenza di 0,12 watt RMS prima di entrare in clipping. Superato quel livello, una parte della forma d’onda veniva praticamente tranciata e l’amplificatore diventava più simile a un effetto fuzz che a un finale Hi-Fi. Anche l’alimentazione era costruita secondo la filosofia del “più grosso è il condensatore, meglio è”: il piccolo trasformatore di alimentazione doveva caricare due enormi elettrolitici direttamente all’accensione. La prima volta che lo alimentai produsse un “DOOONG” talmente violento che tolsi istintivamente la mano dall’interruttore.

Un altro rottame con delle UY76

Il problema della disinformazione: apparecchi del genere non provocano soltanto una perdita economica. Chi compra il primo amplificatore valvolare della propria vita e si ritrova davanti a prestazioni simili può facilmente concludere che “le valvole suonano così”, oppure che un amplificatore valvolare debba per forza ronzare, avere poca banda passante, poca potenza e un basso incontrollato. Non è così. Un single-ended progettato correttamente è un apparecchio semplice, ma proprio per questo ogni particolare deve essere dimensionato come si deve. Non basta mettere insieme valvole antiche, condensatori costosi e trasformatori con qualche nome altisonante. E senza aver mai ascoltato o misurato un apparecchio realmente ben costruito è anche difficile rendersi conto della differenza.

Smontiamo tutto !!!

Arrivati a questo punto la soluzione migliore era semplice: smontare tutto. È anche una delle parti del lavoro che trovo più divertenti, perché dentro apparecchi tecnicamente disastrosi si possono comunque trovare componenti perfettamente utilizzabili. In questo caso sono saltati fuori condensatori validi, connettori RCA rodiati, zoccoli, valvole e diversa minuteria che non aveva alcun motivo di finire nella spazzatura insieme al resto del circuito.

Ogni componente recuperato è stato controllato prima di decidere se riutilizzarlo. Una parte è entrata direttamente nel nuovo Merlòtto; altro materiale che poteva ancora avere un valore ma che non mi serviva è stato venduto o dato in permuta, riducendo così la spesa del cliente. Quello che invece non aveva alcuna utilità è stato smaltito. Recuperare ha senso proprio in questo modo: non conservare tutto a qualunque costo, ma distinguere ciò che può ancora essere utilizzato da ciò che è semplicemente spazzatura.

La ricostruzione inizia!

Per il nuovo amplificatore ho deciso di conservare uno dei telai in legno. Non era certamente realizzato con un’essenza pregiata: semplice compensato di conifera tinto color noce e lucidato nel tentativo di dargli un aspetto più importante di quello che realmente aveva. La forma però era interessante e la struttura sufficientemente robusta, quindi non c’era motivo di buttarlo.

Invece di continuare a fingere che quel compensato fosse legno pregiato, ho scelto semplicemente di cambiarne completamente l’aspetto e utilizzarlo come base del nuovo progetto. Il telaio è stato sverniciato, sono state chiuse le forature rimaste dalla costruzione precedente ed è stato infine preparato per la successiva finitura.

Per il frontale ho invece disegnato una pulsantiera completamente nuova, realizzata mediante stampa 3D in resina.

I pannelli metallici sono stati invece realizzati in alluminio con lavorazioni tradizionali.

Qui si vede la vaschetta posteriore con le boccole RCA. Le tre coppie ravvicinate corrispondono ai tre ingressi, mentre la coppia separata è l’uscita a basso livello destinata a un eventuale amplificatore per subwoofer, funzione richiesta espressamente dal cliente. I connettori RCA rodiati sono stati tutti recuperati dal precedente apparecchio con le 1626.

Nelle foto seguenti si vede la realizzazione della mascherina anteriore. Anche il potenziometro del volume è stato recuperato, mentre i tre pulsanti meccanici utilizzati per la selezione degli ingressi sono ricambi NOS che avevo già a disposizione. Il segnale audio però non passa direttamente attraverso questi pulsanti: essi comandano dei relè di segnale con contatti in argento sigillati in atmosfera inerte. In questo modo la commutazione degli ingressi avviene vicino alle connessioni RCA e il percorso del segnale rimane corto, evitando inoltre i comuni commutatori meccanici i cui contatti, con il tempo, possono ossidarsi.

Le foto seguenti mostrano le varie fasi di finitura del telaio, dopo che avevo completato tutte le lavorazioni necessarie per ospitare la nuova elettronica.

A questo punto è iniziato il montaggio dell’elettronica vera e propria. Il telaio in legno è stato rivestito internamente con rame, collegato a terra, in modo da realizzare una schermatura elettrica efficace e creare una struttura equipotenziale all’interno dell’apparecchio. Le fotografie documentano diverse fasi del cablaggio e della successiva messa a punto. In alcune immagini si vedono infatti componenti temporaneamente scollegati o sostituiti durante le prove sull’alimentazione e sulla rete di controreazione.

I condensatori rossi e gli zoccoli delle valvole visibili nelle fotografie provengono dagli apparecchi smontati all’inizio del lavoro.

Descrizione tecnica dell’amplificatore Merlòtto

Merlòtto è un amplificatore stereo single-ended basato sulle 6V6G o 6V6GT. Lo stadio di ingresso e pilotaggio utilizza una 6SL7, mentre l’alimentazione anodica è raddrizzata da una 5V4G. Il filtraggio è realizzato con una cella CLC e capacità volutamente contenute, dimensionate rispettando i limiti della valvola raddrizzatrice invece di inseguire l’idea, completamente sbagliata, che mettere centinaia o migliaia di microfarad ovunque renda automaticamente migliore un alimentatore.

I filamenti sono alimentati in corrente alternata. Se il cablaggio, le masse e il trasformatore sono progettati correttamente non c’è alcuna necessità di raddrizzare i filamenti delle valvole finali o di riempire il telaio di condensatori elettrolitici. Il rumore non si combatte aggiungendo componenti a caso: si combatte progettando correttamente l’apparecchio.

All’interno dell’amplificatore è presente anche una ECC82 utilizzata per realizzare un filtro passabasso attivo dedicato all’uscita subwoofer. Il segnale viene prelevato direttamente dall’uscita dei trasformatori audio, quindi segue esattamente il livello impostato dal controllo di volume e comprende anche il comportamento dello stadio finale. L’uscita ottenuta può essere collegata a un subwoofer attivo oppure a un amplificatore esterno dedicato alle basse frequenze.

Tutti i trasformatori sono nuovi e prodotti da SB-LAB. I trasformatori di uscita sono i miei SE8K5-6V6P; il filtro anodico utilizza un’induttanza 15S56 da 10 H / 100 mA. Il trasformatore di alimentazione è invece un 24S90 realizzato appositamente per questo circuito.

Sul banco Merlòtto eroga 3,4 watt RMS per canale prima del clipping. Il fattore di smorzamento è 4,9 e la risposta in frequenza si estende da 15 Hz a 35 kHz entro -1 dB. A 1 watt la distorsione armonica totale è circa dello 0,5%. Sono valori reali e misurati sull’apparecchio finito, non numeri ricavati da una simulazione o dalla targa della valvola.

Il circuito di Merlòtto è disponibile anche come schema Premium SB-LAB. Chi vuole costruirsene uno può acquistare lo schema insieme al set di trasformatori già dimensionati per il progetto: trasformatori di uscita, induttanza e trasformatore di alimentazione. In questo modo non è necessario adattare trasformatori generici o procedere per tentativi. Per prezzi e disponibilità basta contattarmi direttamente.

Un Merlòtto costruito da un cliente

Un esempio concreto è quello di Roberto, un cliente che aveva già realizzato cinque miei progetti e che ha successivamente acquistato anche lo schema Premium di Merlòtto insieme al relativo set di trasformatori SB-LAB. Partendo dalla documentazione fornita si è costruito autonomamente il suo amplificatore, realizzando anche il telaio in legno di faggio naturale e aggiungendo un controllo di volume motorizzato con telecomando.

Roberto utilizza il suo Merlòtto con una coppia di Vienna Acoustics Mozart da 150 watt e, nonostante i circa 3 watt per canale disponibili, mi ha riferito di essere rimasto particolarmente soddisfatto della pressione sonora ottenuta, della definizione dei bassi e soprattutto della piacevolezza dell’ascolto anche a volume sostenuto. Un’altra cosa che ha voluto segnalarmi è la silenziosità dell’amplificatore: con ingresso senza segnale e volume al massimo non riesce a percepire rumore di fondo nemmeno avvicinando l’orecchio agli altoparlanti.

Questa realizzazione mostra anche lo scopo degli schemi Premium SB-LAB: non semplicemente fornire uno schema elettrico da copiare, ma mettere a disposizione un progetto già costruito, collaudato e misurato, insieme ai trasformatori progettati per funzionare con quel circuito. Chi possiede l’esperienza necessaria per costruire in sicurezza un apparecchio valvolare può quindi realizzare autonomamente il proprio Merlòtto, personalizzandone telaio, finiture e comandi senza dover riprogettare da zero la parte elettronica e magnetica.


Qui sotto pubblico, come di consueto, alcune delle misure effettuate sull’amplificatore finito.

Banda Passante @ 1 Watt

THD

Quadra 100Hz

Quadra 1khz

Quadra 10Khz

Risposta in frequenza dell’uscita SubWoofer

Considerazioni sui costi

Per costruire Merlòtto sono state necessarie circa 33 ore di lavoro effettivo, alle quali va aggiunta un’intera giornata dedicata alle misure, alle prove e alla messa a punto finale. A questo si aggiunge il lavoro necessario per tutta la documentazione prevista per poter consegnare legalmente un apparecchio completo. Dal materiale precedente ho potuto recuperare il telaio, gli zoccoli delle valvole, alcuni condensatori, le boccole RCA, il potenziometro e le 6V6 già appartenenti al cliente. Tutto il resto è stato realizzato o acquistato nuovo: trasformatori, induttanza, pannelli metallici, componentistica elettronica, cablaggi e finitura del mobile.

Il costo finale ha quindi superato abbondantemente i mille euro. La cifra può sembrare elevata se confrontata con i 400/600 euro richiesti per certi amplificatori artigianali venduti su Subito.it, ma si tratta di apparecchi che non possono essere messi sullo stesso piano. In questo caso il cliente aveva già speso quasi 1600 euro comprando due preamplificatori e un finale che, alla fine, erano rimasti inutilizzati a prendere polvere. Spendere poco per tre volte non significa aver risparmiato.

Un amplificatore costruito seriamente costa perché dietro ci sono progetto, trasformatori adeguati, componenti scelti per la loro funzione, ore di lavoro, misure strumentali, messa a punto e responsabilità sul prodotto finito. Non serve riempire il telaio di componenti esoterici: serve sapere perché ogni componente è lì e verificare sul banco che l’apparecchio faccia realmente ciò per cui è stato costruito.

Per chi desidera un amplificatore valvolare realizzato su misura, oppure vuole costruirselo personalmente partendo da uno schema già collaudato e da trasformatori progettati espressamente per quel circuito, questo è esattamente il tipo di lavoro che realizzo in SB-LAB. Prima di spendere ripetutamente soldi in apparecchi economici sperando di trovare quello buono, può essere molto più conveniente partire direttamente da un progetto fatto come si deve. C’era un detto dei nostri nonni che diceva: “Chi poco spende, troppo spende”.

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5 Commenti
Giovanni
Giovanni
1 anno fa

A distanza di mesi si sente sempre benissimo. Un saluto a Stefano ed a tutti

giovanni gustinelli
giovanni gustinelli
2 anni fa

Eccola qua la “fortunata” vittima degli improbabili accrocchi acquistati incautamente in rete. Fortunata paradossalmente perché se non fosse stato per quelle improbabili (a posteriori dato che al momento mi sembravano ottime) produzioni, non mi sarei imbattuto in Stefano.
Mi ero insospettito di aver preso dei bidoni frequentando il sito Stefano Bianchini Lab proprio comparando gli interni dei prodotti spazzatura che Stefano aveva pubblicato (tragicamente simili al mio) ed i manufatti prodotti da Stefano medesimo. Anche ad un occhio inesperto come il mio balza agli occhi l’ordine interno, non un’accozzaglia di fili condensatori assemblati “a groviglio”, ogni cosa ancorata al proprio posto, chiaramente di un altro livello costruttivo. Questo fatto riesco a vederlo perfino io. Mi sono quindi messo in viaggio, sono andato al laboratorio di Stefano, fatte le misurazioni dei vari pre e finali e, decretata la pochezza delle elettroniche, abbiamo deciso subito il da farsi. La genesi dell’amplificatore è molto ben descritta sul blog.
Ed ecco nato il Merlotto. E’ una “bestiaccia” da 3,5 w (tutti gli altri dati potete leggerli nell’articolo) che fa letteralmente decollare le mie casse (autocostruite) le Haruna, un progetto Olson Nagaoka della fruegel horn a doppio caricamento posteriore con i fostex 166 nv da 96 db a cui è stato implementato un tweeter a nastro Fountek. Ho scoperto che le valvole non ronzano, ho scoperto che esistono i bassi e gli alti e che sono in equilibrio tra loro sommati ai medi è ovvio, la banda passante. Ho scoperto molto dettaglio ed un grande piacere all’ascolto e come i larga banda possano letteralmente volare. Non sono un recensore quindi mi fermo qui.
Ringrazio molto Stefano per la cortesia per la competenza e per aver fatto un lavoro splendido come solo un super professionista sa fare (dimenticavo Merlotto è marchiato CE ed ha il suo bel manuale di manutenzione e garanzia rilasciato dal costruttore) che, quotidianamente, mi regala sempre dell’ottima musica riprodotta in maniera fantastica.
Non comprate spazzatura.

Nicola Grosseto
Nicola Grosseto
2 anni fa

Sono anch’io una vittima di questi prodotti estremamente scadenti. Attirato dal prezzo basso portai a casa uno di questi cosi che si rivelò subito un ronzino sfiatato. Dopo varie peripezie, mi decisi ad affidarlo a Stefano per un tentativo di upgrade: ebbene, ne venne fuori un autentico purosangue, una delizia per gli occhi e le orecchie. Un’esperienza costosa ma preziosa: diffidare dei prezzi stracciati e dei costruttori improvvisati; un amplificatore a valvole ben progettato e ben realizzato non può costare poche centinaia di euro, a meno che non sia, appunto, una ciofeca costruita con i piedi e perdipiù pericolosa. Attenti all’immondizia, ce n’è anche troppa in giro!

Fabrizio Gavosto
Fabrizio Gavosto
2 anni fa

Kalimero… ossia “Non tutto il male vien per nuocere”
Beh, salve a tutti. Io sono uno dei tanti, che hanno avuto la sfortuna, o, detto meglio, che sono stati cosi’ sprovveduti e poco accorti da acquistare un pre e un finale dal mitico costruttore di immondizia, autore anche degli apparecchi sopra.
La mia esperienza è stata particolarmente traumatica, in quanto ha comportato, oltre a 2 bidoni, anche un continuo avanti ed indietro di elettroniche via corrieri, durante l’inverno e la primavera del 2020, in pieno periodo Covid.
Ve la racconto… abbreviata, ed in fondo, vi narro anche l’aspetto positivo.
Acquisto, a fine 2019, un preamplificatore dal nostro amico. Bello, artigianale e vintage come pochi, con 2 vt76 e 2 6sn7. Il pre arriva, ma ronza come una segheria di marmo. Torna al costruttore dopo pochi giorni, che me lo rimanda, dicendo che da lui ora è silenziosissimo, forse era qualcosa che si era dissaldato diurante il viaggio…. nel frattempo, mi propone un finale con 2 6sn7, 4 6v6 in parallelo, 2 per canale, fantastici trasformatori vintage della Siemens, e condensatori Western Electric rimarcatati MicaMold. Arrivato il finale (aspettavo il pre), anche questo non funziona. Il suono è bassissimo anche sulle La Scala, diffusore dall’efficienza mostruosa. Inoltre ronza. Rimandato indietro, mi arriva il pre “aggiustato”…. che ronza uguale a prima, a livelli inascoltabili…. provo a fare qualche modifica, con l’assistenza del costruttore di immondizia…. ma le cose peggiorano solo. E, quello che vedo dentro al pre mi lascia un poco perplesso. Saldature a “grumo”, pezzi incollati col bostik, viti tenute dalla colla, fili senza distinzione che finiscono malamente in varie parti, fili con la B+ che passano vicinissimi a parti metalliche, etc. Il costruttore mi spiega che così va costruita la roba vintage. E chi sono io per contestare, mi chiedo?
La faccenda va avanti,con vari giri, facendo sempre più lievitare i costi, fino a che il Mister non propone di farmene un altro, speciale per me. Dopo 2 mesi, mi arriva un pre molto più modesto, con prese in acciaio, e che ronza peggio di quello di prima. Nel frattempo è tornato Kalimero, il finale, con esattamente gli stessi problemi di prima. Alla misura, presso un amico, tirava fuori 0,20W con le 2 6V6 in parallelo, e ben 0,35 W togliendo via una valvola, quindi usando 1 singola 6V6 in SE. Il tutto con distorsioni tra il 5 e il 7%

In sintesi… il pre è ormai completamente smontato, inutile, grazie ad una alimentazione completamente sballata ed un progetto, il pre con le 76 di Bergmann apparso anni fa su Glass, realizzato però molto malamente, addirittura con una finta raddrizzatrice, che non serviva a nulla, mentre la corrente era raddrizzata da un ponte di diodi. Il finale ha subito varie ricostruzioni. Infatti, oltre che realizzato da cani, cablato da cani, e con un layout sbagliato (le finali davanti, le preamplificatrici tra finali e trasformatori, cavi che giravano ovunque, alimentazione dei filamenti che toccava quasi lo chassis senza protezione, tutto tenuto da bostik, incluse le viti, etc)e con tensioni e bias sbagliati….. insomma, oltre a questo disastro, utilizzava solo un lato per ogni 6SN7 (un doppio triodo… usato come singolo!) per pilotare una coppia di 6V6 SE in parallelo, che andavano ad un trasformatore non Siemens, bensì di nota marca italiana, siliconato dentro calotte nere. E il trasformatore……. un Push Pull da 6k collegato in uscita a 4 ohms. dunque la coppia di valvole, che avrebbe avuto bisogno di 2,3-2,5k, vedeva in uscita un trasformatore inadatto, saturato dalla corrente necessaria al funzionamento in SE, e con un’impedenza su carico di 8 ohms di 12k (12.000 ohms!!!!)

Ora almeno il finale, da cui si sono recuperati i condensatori, gli zoccoli delle valvole, le prese di entrata ed uscita e il telaio, con i magnifici trasformatori di Stefano Bianchini, è diventato un finale vero, e ben suonante. Un SE di 6V6, pilotate da 6J5 (la metà di una 6SN7) con un bel cablaggio e un filtraggio curato. Il finale è magnifico, pilota, con solo 3 watt, le mie enormi La Scla come e meglio di qualunque amplificatore mai passato da casa mia!.
Oltre a usare 6V6 fivre cokebottle nos, che suonano divinamente, come le loro pilota 6J5 RCA metal base nos, i trasformatori di Bianchini fanno impallidire qualunque altra cosa. Bassi fantastici, profondissimi e possenti, medi da urlo e una gamma alta presente e dettagliata, ma mai fuori le righe! Insomma, grazie a i trasformatori di Bianchini il finale si è trasformato in qualcosa di unico e speciale

Quale è stato il lato positivo vi chiederete? Bene, per venirne a capo, visto che sono testardo, mi sono messo a studiare, a realizzare circuiti semplici, a imparare a fare i calcoli più semplici, ho incominciato a capire i circuiti e il funzionamento di ciascun elemento. Dopo 4 anni non sono certo un ingegnere elettronico, ma ora so leggere perfettamente un circuito, capirne molti errori, e soprattutto realizzarlo! Forzatamente e per necessità, ho dovuto imparare tutto, e sopratutto imparare ad autocostruirmi ciò che voglio, e a modificarlo secondo le mie esigenze. Dunque…. grazie Kalimero!!!