Lo Shindo Montrachet è probabilmente uno degli amplificatori più conosciuti della produzione Shindo Laboratory. Realizzato attorno ad un push-pull di EL34, rappresenta perfettamente la filosofia progettuale di Ken Shindo: assenza di controreazione globale, largo impiego di componentistica vintage e una ricerca sonora orientata più alla colorazione che alle prestazioni strumentali.

Come accade per gran parte della produzione Shindo, anche il Montrachet è stato realizzato facendo largo uso di componenti di surplus e soluzioni che oggi risultano piuttosto insolite. Questo contribuisce certamente al fascino dell’apparecchio e alla sua personalità sonora, ma comporta anche alcune particolarità che meritano di essere comprese quando si affronta la manutenzione di questi amplificatori.
L’esemplare arrivato presso SB-LAB presentava un comportamento che il proprietario conosceva ormai da tempo: un ronzio di fondo che tendeva a manifestarsi in determinate condizioni di utilizzo e che era stato sempre considerato una delle particolarità dell’apparecchio. Successivamente, senza particolari avvisaglie, l’amplificatore ha cessato completamente di funzionare, diventando improvvisamente muto.
Come sempre, il primo passo è stato l’esame interno dell’apparecchio. Già durante le verifiche preliminari è emerso che era presente un fusibile ritardato da 500mA installato in serie all’alimentazione anodica. Il valore corretto non era riportato in alcuna documentazione e l’unica indicazione disponibile consisteva in una scritta a penna apparentemente aggiunta successivamente.
Considerando la presenza di oltre 330uF di capacità complessiva dopo il filtro CLC, il valore di 500mA appariva piuttosto conservativo. Dopo aver verificato l’assenza di cortocircuiti e aver controllato accuratamente l’intero alimentatore, ho osservato che il fusibile da 500mA tendeva a interrompersi dopo due o tre accensioni consecutive. Per questo motivo è stato sostituito con un modello ritardato da 800mA, soluzione che si è dimostrata stabile durante tutte le successive prove di funzionamento.
La verifica dei condensatori non ha evidenziato problemi significativi. Solamente una coppia di elettrolitici impiegati nel bypass catodico delle EL34 mostrava caratteristiche non più ottimali. Trattandosi di componenti che non influenzavano direttamente il guasto principale, la loro sostituzione è stata eseguita nell’ambito della normale manutenzione preventiva.

Successivamente sono state controllate tutte le valvole mediante tracciacurve. Le EL34, le EF86 e la ECL82 risultavano ancora perfettamente efficienti. L’unica anomalia riguardava una EL84 che presentava un insolito cortocircuito del filamento. La valvola è stata sostituita con un esemplare testato e perfettamente efficiente.
Non essendo disponibili gli schemi ufficiali dell’apparecchio, è stato necessario procedere mediante rilievo diretto del circuito. Fortunatamente la struttura generale risulta abbastanza comprensibile. L’ingresso sbilanciato viene applicato ad una coppia di trasformatori utilizzati per effettuare la divisione di fase e generare il segnale bilanciato necessario ai successivi stadi. Seguono due controlli di volume completamente indipendenti, uno per ciascun canale.
Questa soluzione può apparire insolita ad occhi moderni, ma si inserisce perfettamente nella filosofia dell’apparecchio. In un circuito caratterizzato da componentistica con tolleranze relativamente ampie e privo di controreazione globale, ottenere una perfetta sovrapposizione dei livelli tra i due canali non è sempre immediato (se non impossibile). La presenza di due regolazioni separate consente all’utilizzatore di intervenire direttamente sul bilanciamento finale secondo le proprie preferenze e secondo il programma musicale riprodotto.

Dopo i controlli di volume si trova una coppia di EF86, per canale, che pilota direttamente le EL34 finali. Le quattro EL34 operano in polarizzazione automatica mediante resistenze catodiche separate.
Particolarmente interessante è la gestione delle alimentazioni ausiliarie. Una EL84 viene utilizzata come elemento di caduta per generare la tensione delle griglie schermo delle EL34, mentre una ECL82 lavora come vero e proprio regolatore di tensione completo di riferimento e retroazione, destinato all’alimentazione delle EF86.
Vale la pena sottolineare che, in questo specifico contesto, la qualità della EL84 e della ECL82 ha un’influenza estremamente limitata sul risultato sonoro complessivo dell’amplificatore. Per questo motivo non vi è alcuna particolare necessità di ricercare costosi esemplari NOS: è sufficiente che tali valvole siano correttamente funzionanti e rispettino le specifiche operative richieste dal circuito.
Per quanto riguarda il problema di ronzio, le indagini hanno portato l’attenzione verso il ponte raddrizzatore. In una prima fase i diodi sono stati sostituiti per escludere eventuali anomalie. Successivamente le misure strumentali hanno mostrato un miglioramento significativo introducendo una resistenza ammortizzatrice immediatamente dopo il ponte e prima del primo condensatore di filtro.
Si tratta di una soluzione spesso utile negli alimentatori a stato solido, soprattutto quando sono presenti elevate capacità di filtro. Nel caso specifico il risultato definitivo è stato ottenuto mediante una resistenza da 3,3ohm e l’aggiunta di condensatori da 1nF in parallelo ai diodi del ponte.

L’intervento ha eliminato completamente il rumore generato dall’alimentatore, ma restano alcune caratteristiche che fanno parte dell’identità stessa del progetto. Una certa rumorosità di fondo è infatti inevitabilmente associata all’ampio impiego di resistenze ad impasto di carbone. Inoltre il telaio dell’apparecchio non è collegato alla terra e ciò comporta una certa sensibilità ai contatti con i comandi frontali. Durante le prove è stato possibile osservare come la posizione dei controlli di volume influenzi sensibilmente il comportamento del circuito, con una maggiore tendenza alla comparsa di disturbi agli estremi della corsa e una situazione generalmente più stabile nelle posizioni intermedie.
Osservando il circuito, è plausibile che questo comportamento sia legato all’elevato valore dei potenziometri associati direttamente alle griglie delle EF86 e all’assenza di un riferimento verso terra del corpo dei controlli stessi. Terminata la riparazione sono state eseguite le consuete misure strumentali. Le verifiche hanno richiesto ulteriori controlli e numerose conferme per escludere la presenza di guasti residui, ma tutti i componenti risultavano perfettamente funzionanti e tutte le valvole operavano entro parametri corretti.
I dati pubblicati dal costruttore sono estremamente limitati e le varie versioni del Montrachet differiscono fortemente tra loro. Per questa specifica versione l’unico riferimento reperibile indicava una potenza di circa 20W, valore che le misure hanno effettivamente confermato. Questa specifica versione non utilizza il funzionamento ultralineare. Le griglie schermo delle quattro EL34 risultano infatti collegate tra loro e alimentate dal circuito che fa capo alla EL84, configurazione che porta le finali a lavorare come pentodi puri. L’amplificatore raggiunge infatti circa 20W alla massima distorsione.
La potenza realmente pulita disponibile prima dell’insorgenza evidente della distorsione si attesta attorno ai 6W RMS. Il fattore di smorzamento misurato è pari a circa 0,5. Dal punto di vista della risposta in frequenza ci si trova di fronte ad un classico progetto zero feedback.
La limitazione della risposta alle basse frequenze non appare come una svista progettuale, ma piuttosto come una scelta consapevole finalizzata ad ottenere un preciso equilibrio sonoro evitando una gamma bassa eccessivamente esuberante. Questo taglio può essere stato ottenuto dai trasformatori o attraverso le relativamente contenute capacità di bypass catodico delle EL34, pari a 22uF. La risposta misurata risulta pari a circa 30Hz-30kHz a -3dB e circa 80Hz-15kHz a -1dB. Nonostante ciò, durante le prove in laboratorio il Montrachet si è dimostrato in grado di pilotare i diffusori pneumatici normalmente utilizzati per i test.
La distorsione armonica misurata a 1W si colloca attorno all’1,4%.
Naturalmente qualcuno potrebbe osservare che esistono amplificatori capaci di ottenere risultati strumentali decisamente superiori. Gli amplificatori zero feedback come questo non nascono con l’obiettivo di massimizzare la fedeltà della riproduzione. Al contrario, fanno della particolare colorazione generata dal circuito una parte integrante della loro personalità sonora. Per questo motivo le misure devono essere interpretate nel contesto della filosofia progettuale che ha guidato la realizzazione dell’apparecchio.
In assenza degli schemi originali è stato possibile procedere esclusivamente attraverso il rilievo diretto del circuito e una serie di verifiche strumentali approfondite. Al termine dell’intervento non sono emerse anomalie tali da far ritenere che l’apparecchio stesse operando in modo diverso da quanto previsto dal progetto originale. Tutti i componenti sono risultati funzionanti e le prestazioni rilevate, pur lontane da quelle che ci si aspetterebbe da un amplificatore concepito con criteri più moderni, appaiono coerenti con la filosofia progettuale e con il particolare approccio sonoro che caratterizza questo modello.


