Ancestrum Lux, luce degli antenati

Ancestrum Lux, quando dai rottami nasce qualcosa di serio! La storia di Ancestrum Lux comincia come iniziano molte avventure SB-LAB: con un cliente che arriva portandosi dietro un mucchio di ferraglia spacciata per Hi-End artigianale da qualche genio incompreso. Dopo averli aperti, il termine “rottami” è apparso decisamente più appropriato di “Hi-End”.

Erano i soliti apparecchi definiti “super naturali”, “trasparenti” e “musicali”. Una descrizione che, nel mondo dell’audiofilia creativa, spesso sostituisce con successo qualsiasi misura o competenza progettuale. L’ascolto, tuttavia, suggeriva una conclusione leggermente diversa. E decisamente meno lusinghiera.

Una caratteristica che accomuna moltissimi di questi impresentabili è la presenza di grandi pannelli in rame o in ottone lucidati a specchio. Del resto bisogna essere onesti: l’estetica è spesso l’unica cosa che i loro costruttori riescono a concepire. Quando le competenze elettroniche sono prossime allo zero, resta sempre la lucidatrice. E se proprio si vuole completare l’opera, non possono mancare i classici condensatori per rifasamento motori accuratamente verniciati di nero con la bomboletta spray, perché nell’Hi-End cantinaro anche un componente industriale da pochi euro può diventare “audio grade”.

Tra i vari reperti della discarica c’erano due monofonici basati su valvole 801A. Trasformatori enormi, assolutamente sproporzionati, probabilmente inadatti alla valvola stessa, tanto che riuscivano a malapena ad erogare 1 watt. Naturalmente erano monofonici. Perché? Perché nel mondo audiofilo esiste il mito secondo cui separare i due canali in due telai distinti migliori magicamente la separazione stereo.

I monofonici hanno un unico vantaggio reale: permettono di distribuire il peso. Se stiamo parlando di una coppia di finali con KT88, grossi trasformatori e alimentazioni generose, dove un amplificatore stereo arriverebbe tranquillamente a 35 o 40 chili, dividerlo in due telai ha perfettamente senso. Quando invece si parla di amplificatori da un watt scarso per canale che, assemblati in un unico telaio stereo, peserebbero forse cinque chili, tutta la storia della “separazione dei canali” appartiene più al folklore audiofilo che all’ingegneria. Se due canali si disturbano a vicenda in un amplificatore di questo tipo, il problema non è che stanno nello stesso contenitore. Il problema è che chi lo ha progettato o costruito non sapeva fare il proprio mestiere.

Fortunatamente i due telai erano identici e soprattutto costruiti con materiali recuperabili. Perfetti per una classica operazione di rottamazione SB-LAB. Ho quindi smontato completamente i due amplificatori, recuperando tutto il materiale riutilizzabile insieme a numerosi componenti provenienti da altri apparecchi che mi erano stati consegnati dalla stessa persona. Da questi rottami è nato un amplificatore stereo suddiviso in due telai distinti: uno dedicato all’alimentazione e uno alla sezione audio. La scelta non è stata dettata da fantasiose teorie audiofile sulla separazione dei canali, ma dalla necessità di mantenere il trasformatore di alimentazione il più lontano possibile dai trasformatori interstadio. I due telai sono quindi collegati tra loro tramite un cordone multipolare dedicato.

Da questa demolizione è nato Ancestrum Lux. Il nome deriva da due elementi. Il primo è la presenza delle valvole 801A, triodi a filamento in tungsteno toriato noti per la loro caratteristica luminosità intensa. Il secondo è la filosofia circuitale adottata, fortemente ispirata agli amplificatori degli anni Venti e Trenta.

Ancestrum Lux è infatti un progetto completamente zero feedback, basato su accoppiamenti tramite trasformatore interstadio e con tutte le polarizzazioni ottenute da un unico partitore resistivo inserito in serie alla presa centrale del secondario di alta tensione. Una soluzione che oggi farebbe probabilmente svenire molti progettisti moderni ma che era perfettamente normale all’epoca.

Lo schema utilizza una raddrizzatrice 5R4GY, scelta obbligata considerando le tensioni anodiche che superano i 500V. Lo stadio di ingresso è affidato alle valvole 76. La 76 è un triodo introdotto all’inizio degli anni Quaranta come valvola universale per amplificazione, oscillatori e rivelatori. È una valvola semplice, lineare e molto piacevole da utilizzare nei piccoli stadi di tensione.

Le 76 pilotano una coppia di 1626. La 1626 nacque originariamente come oscillatore RF di potenza per applicazioni militari. Non era stata progettata per uso audio ma, come spesso accade, alcune valvole nate per altri scopi si sono rivelate eccellenti anche in ambiti completamente diversi. In Ancestrum Lux le 1626 lavorano come stadio di potenza intermedio, fornendo tutta l’energia necessaria per pilotare correttamente i trasformatori interstadio.

Infine troviamo le protagoniste assolute: le 801A. La 801A è l’evoluzione della celebre 10Y e rappresenta probabilmente uno dei migliori triodi a filamento in tungsteno toriato mai realizzati. Grazie alle sue curve anodiche estremamente lineari è in grado di lavorare con livelli di distorsione molto contenuti anche senza alcun aiuto da parte della controreazione. Rispetto alla 10Y originale dispone di una dissipazione anodica superiore, pari a 20 watt.

Come tutte le valvole a filamento a riscaldamento diretto richiede particolare attenzione all’alimentazione del filamento, perché qualsiasi scorciatoia diventa immediatamente udibile. Nella foto sotto mettevo a punto il circuito di alimentazione dei filamenti.

Tutti i trasformatori utilizzati sono modelli custom SB-LAB. Dopo la demolizione degli apparecchi originali è iniziata la parte più lunga del lavoro. Sotto una generosa mano di vernice spray nera era nascosta una bella impiallacciatura in noce che meritava di essere salvata. La vernice è stata completamente rimossa. I numerosi fori inutili presenti sul pannello posteriore sono stati chiusi.

Successivamente ho realizzato decorazioni personalizzate mediante incisione laser e tintura del legno. Terminata la preparazione, i telai sono stati lucidati a gommalacca. Per il montaggio ho costruito nuovi pannelli metallici, successivamente verniciati professionalmente.

Alcuni adattamenti meccanici sono stati realizzati tramite stampa 3D in resina.

Alla fine una grande quantità di componenti provenienti dagli apparecchi originali ha trovato una nuova vita all’interno di un progetto finalmente degno di questo nome.

Le prestazioni finali misurate sono:

  • Potenza massima: 3,6W
  • Potenza indistorta: 2,8W
  • Fattore di smorzamento: 1,7
  • THD a 1W: 0,9%

Osservando la risposta in frequenza si nota un dettaglio interessante. Il trasformatore d’uscita presenta volutamente un’attenuazione di circa 1dB a 50Hz. No, non è un errore. È assolutamente intenzionale. Gli amplificatori zero feedback con basso fattore di smorzamento hanno una naturale tendenza a produrre bassi gonfi, lenti e poco controllati. Molti costruttori Hi-End combattono il problema esattamente nello stesso modo, limitando deliberatamente la risposta alle basse frequenze. La differenza è che quasi nessuno lo ammetterà mai.

Avendo riparato, modificato e misurato centinaia di amplificatori nel corso degli anni, posso dire di aver visto questa soluzione più volte di quanto molti immaginino. In Ancestrum Lux questa scelta è stata effettuata apertamente e consapevolmente. Meglio una leggera attenuazione controllata che un basso artificiosamente gonfiato e fuori controllo. Anche la forma dell’onda quadra a 10kHz rispecchia perfettamente la natura del progetto. Dopotutto il segnale attraversa ben due trasformatori lungo il percorso audio. Pretendere una risposta da amplificatore a stato solido significherebbe semplicemente non aver capito cosa si sta osservando.

Dal punto di vista sonoro Ancestrum Lux possiede tutte le caratteristiche tipiche degli amplificatori zero feedback. Il suono è aperto, arioso e dotato di una notevole sensazione di profondità e tridimensionalità. Sono qualità che molti appassionati ricercano deliberatamente e che hanno contribuito alla fama delle storiche circuitazioni a triodi.

Queste caratteristiche non nascono dal nulla. Come ogni scelta progettuale, anche l’assenza di controreazione comporta una precisa impronta sonora. Ancestrum Lux non è stato progettato per inseguire una fedeltà assoluta o una riproduzione rigorosamente identica al segnale originale, ma per valorizzare quelle particolari sfumature timbriche che rendono così affascinanti gli amplificatori a triodi di impostazione classica.

Questo non significa che il risultato sia meno piacevole, anzi. Significa semplicemente che l’obiettivo del progetto non è quello di sparire completamente dalla catena audio, ma di proporre una presentazione musicale con una propria personalità. È proprio questa personalità, fatta di armoniche, spazialità e naturalezza percepita, che continua ancora oggi ad attirare molti appassionati verso le circuitazioni zero feedback.

Per questo motivo trova il suo abbinamento ideale con diffusori monovia, sistemi pneumatici e diffusori a tromba ad alta efficienza. Come tutti gli amplificatori zero feedback con basso fattore di smorzamento, non rappresenta invece la scelta ideale per diffusori reflex particolarmente dipendenti dal controllo elettrico dell’altoparlante alle basse frequenze.

Anche nella scelta del repertorio musicale è opportuno considerare la natura stessa del progetto. Ancestrum Lux nasce attorno ad una circuitazione storica, priva di controreazione e caratterizzata da un fattore di smorzamento molto basso. Per questo motivo non è l’amplificatore più indicato per riprodurre brani musicali particolarmente complessi, molto densi o caratterizzati da forti escursioni dinamiche e numerosi strumenti sovrapposti. Pretendere da un single ended zero feedback da pochi watt le prestazioni di questo tipo significherebbe semplicemente chiedergli di fare un lavoro per il quale non è stato concepito.

Dove invece Ancestrum Lux esprime al meglio le proprie qualità è con le piccole formazioni acustiche, il jazz, la musica vocale, il blues, la musica da camera e più in generale con tutti quei generi nei quali la naturalezza delle timbriche, la ricostruzione della scena sonora e la microdinamica assumono un’importanza maggiore rispetto all’impatto e alla pressione acustica. In questi contesti riesce a restituire un ascolto coinvolgente e ricco di fascino, perfettamente coerente con la filosofia dei grandi amplificatori a triodi del passato.

Ancestrum Lux è nato da una pila di apparecchi spazzatura. Ed è forse proprio questo il suo aspetto più interessante. Dimostra che anche dai peggiori rottami audiofili può nascere qualcosa di valido, purché ci sia dietro un progetto serio, qualche decennio di esperienza e soprattutto la volontà di mettere la tecnica davanti alle leggende.

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1 Commento
Fabrizio G
Fabrizio G
29 giorni fa

Immensamente GRAZIE Stefano.
Non lo ho ancora portato a casa, e per impegni di lavoro, ci metterò un pò ad arrivare dove vorrei andare stasera stessa, ossia in una casetta nelle campagne emiliane dove Ancestrum Lux ha visto la luce (anzi, le luci, visto che le 801 sembrano delle lampadine da 40w a incandescenza). MA solo vedendo le immagini e leggendo il tuo scritto vedo un sogno a lungo accarezzato concretizzarsi.
Vecchie valvole con quasi cento anni sulle spalle, che nel secolo passato emozionavano la gente con le prime trasmissini radio e poi i primi dischi con amplificazione, che tornano a far vivere emozioni, a colpirti dentro, dove ti colpisce la musica, la passione, l’energia e lo spirito delle cose.
Solo grazie a te vedo rivivere i tanti appassionati audiofili che ho conosciuto in Giappone, o i ceramisti che alimentavano i “draghi sulle colline” per giorni e giorni, i pittori che con pochi tratti facevano immaginare grandi paesaggi surreali, nebbie che nascondono foreste, onde che corrono sopra profonde oscurità piene di kami e di spiriti del passato, oppure ristoratori maghi delle valvole che ascoltavano in mono, facendo perdere la mia anima nelle luci di antichi triodi e discutendo, nel mio misero giapponese fatto di 50 parole, di “Mujò” e del concetto tutto giapponese del “mono no aware”, della bellezza commovente della transitorietà. Insomma… cerco la musica e l’anima di essa, sia essa dal vivo, diariamente e per lavoro, sia riprodotta, e invecchiando ho scoperto che quest’anima vive al lato opposto delle cose sberluccicanti e perfette che un mercato malato ci induce a desiderare.
LA musica, e l’arte, di cui mi occupo a tempo pieno traggono le loro radici da sentimenti ed emozioni antiche e che spesso nemmeno capiamo, da sacche “ancestrali” in cui vive lo spirito nostro e di chi è venuto prima di noi….. Qui mi fermo, sto andando troppo oltre. MA vedere un sacco di ferraglia, di rifiuti mal assemblati dai guru nostrani, messi insieme senza amore, senza cura ne conoscenza TRASFORMARSI poco a poco in qualcosa di magico, di emzionale ed intenso, intensamente shibui, davvero mi ha commosso. Quindi per ora, posso solo dirti “Grazie di Cuore” in attesa di inserire l’ampli tra il Garrard 301 di mio nonno e le La Scala moooolto vintage che ormai accompagnano, e sempre accompagnieranno ( a 63 anni non per troppo però) le mie notti musicali, la mia ricerca della serenità e della bellezza in universo emozionale e non tecnico.
Grazie! E adesso, con calma, non resterà che portarlo a casa e rimanerne affascinato dal kami che inevitabilmente vive in oggetti simili.