Nell’immaginario degli appassionati di alta fedeltà il nome Audio Research è legato a una tradizione di suono raffinato e costruzione di pregio. Il Reference 210 incarna bene questa filosofia: un monoblocco valvolare imponente, pensato per chi desidera potenza e musicalità in egual misura. Non è solo un amplificatore, ma un oggetto da ammirare, capace di coniugare l’eleganza del design classico con la solidità di una macchina destinata a durare. Dietro il frontale inconfondibile c’è tutta la cura artigianale di una casa che da decenni rappresenta un punto di riferimento per gli audiofili. È con questo spirito che mi sono trovato a intervenire su una coppia di REF 210, riportandoli al pieno splendore sonoro.
Ho ricevuto una coppia di Audio Research Reference 210, finali monofonici di alto livello. Uno dei due presentava un ronzio meccanico molto marcato proveniente dal trasformatore di alimentazione. In passato si era già tentato di risolvere il problema resinando nuovamente il trasformatore, ma il rimedio si era rivelato temporaneo: dopo alcuni mesi il ronzio era tornato. Dopo un’accurata verifica di tutta l’elettronica ho escluso guasti nei circuiti, condensatori deteriorati o altre anomalie.
La casa madre non fornisce il solo ricambio e propone esclusivamente la spedizione dell’intero apparecchio negli USA, dove viene installato il trasformatore originale dedicato, con costi e tempi molto elevati, superiori a 3000€. Si è quindi deciso di produrre in Italia un nuovo trasformatore compatibile, mantenendo le stesse caratteristiche elettriche ma migliorando la meccanica.
Per poter replicare fedelmente il componente ho dovuto prima rimuovere la spessa resinatura del trasformatore originale. Si è così potuto constatare che la costruzione non seguiva le soluzioni più evolute: tutte i lamierini “E” erano da un lato e tutte le “I” dall’altro, unite con saldatura ad arco. Una tecnica che velocizza l’assemblaggio ma può aumentare le dispersioni magnetiche. Inoltre il rocchetto era in cartone e fermato con un semplice pezzo di compensato, come visibile nelle foto.
Ho quindi realizzato una prima copia del trasformatore, resinata senza chiusure e montata a banco nell’amplificatore.
Con sorpresa, anche il primo clone presentava un certo ronzio (seppure inferiore all’originale). Dopo ulteriori ricerche, ho scoperto che questo difetto è segnalato da diversi utilizzatori e da altri tecnici. Ho misurato le correnti di carico di tutti i secondari, risultate ben al di sotto delle possibilità del trasformatore. L’amplificatore adotta una accensione ritardata: la corrente del secondario anodico principale sale gradualmente fino a circa 700 mA, e la vibrazione aumenta in parallelo. Piccoli incrementi della tensione primaria (anche meno di 10 V), simulati con un variac, producevano picchi di corrente e un immediato aumento del ronzio. Tutto ciò ha suggerito un legame con la fase di carica dei condensatori.
Analizzando lo schema di alimentazione, emerge che subito dopo il ponte raddrizzatore è presente un’enorme batteria di condensatori in parallelo, quasi 6000 µF a 420 V. Molti di questi condensatori di piccola capacità e bassissima ESR, collegati in parallelo, abbassano drasticamente la resistenza interna del circuito. Una simulazione SPICE ha confermato che il trasformatore subisce picchi di corrente istantanei vicini a 50 A all’inizio di ogni ciclo di carica, pur non essendo sovraccaricato in regime continuo.
La filosofia costruttiva, mirata a minimizzare l’ESR per ottenere una risposta più rapida, include anche l’uso di due conduttori da 3 mm² in parallelo fra ponte e scheda. Se da un lato questo può teoricamente giovare all’ascolto, dall’altro espone il trasformatore a sollecitazioni impulsive non trascurabili. Una semplice resistenza da pochi ohm in serie al positivo del ponte avrebbe ridotto notevolmente i picchi di corrente, proteggendo il trasformatore.
A questi fattori si aggiunge la costruzione meccanica: il nucleo molto rettangolare, il serraggio assente in fase di resinatura e la saldatura ad arco solo esterna lasciano i lamierini centrali meno vincolati. Col tempo, le micro vibrazioni rompono la resina, causando il ronzio che ho riscontrato. Un diverso tipo di montaggio o un pacco lamierini più compatto avrebbe probabilmente allungato la vita del componente.
Per garantire una soluzione definitiva, ho quindi avvolto un nuovo trasformatore, chiuso e resinato a pacco serrato con resina ad alta penetrazione. Anche se questo ha richiesto di adattare leggermente la modalità di montaggio, la solidità complessiva è risultata nettamente superiore. Nella foto seguente si vede il nuovo trasformatore provvisoriamente in sede, con i cavi ancora lunghi per i collaudi.
Il trasformatore definitivo presenta un ronzio residuo trascurabile, completamente coperto dal rumore della ventola, e ha superato una lunga sessione di test interni senza problemi. Il cliente ha così potuto rimettere in funzione il proprio Reference 210 con una sicurezza meccanica ed elettrica superiore a quella originale.
Parere del proprietario:
«Ciao, stanno suonando che è una meraviglia, grazie di cuore: sei molto bravo.» – Gian.


