Tulipa, amplificatore a valvole 45 single ended, dalla progettazione all’ascolto

In questo articolo presento un progetto concreto di amplificatore single ended basato sulla valvola 45, uno dei triodi a riscaldamento diretto più apprezzati quando si cercano pochi Watt reali ma di altissima qualità sonora. La 45 nasce alla fine degli anni ’20, con la denominazione UX245, come valvola finale per apparati radio domestici, e nel tempo è diventata un riferimento per chi ricerca naturalezza timbrica, microdettaglio e una gamma media di straordinaria correttezza, a patto che il circuito sia semplice, ben dimensionato e privo di compromessi inutili.

L’idea di fondo è quella che mi diverte di più: sperimentazione concreta, componenti scelti con criterio, trasformatori progettati e avvolti su specifica, e un’attenzione maniacale ad alimentazioni e cablaggi, perché con questi triodi ogni dettaglio si sente davvero. Il tutto senza inseguire mode o feticismi, ma con un obiettivo chiaro: ottenere un amplificatore silenzioso, stabile, piacevole da ascoltare anche a basso volume e capace di un medio-alto di livello assoluto, senza rinunciare ad un registro grave credibile, morbido e ben amalgamato.

Il primo prototipo

In più c’è un aspetto volutamente “artigianale” e, se vogliamo, anche un po’ romantico: questo prototipo è nato come progetto di recupero, non per contenere i costi ma per puro piacere personale. Riciclare una vecchia scatola per elettroniche, rimetterla in sesto e farci nascere dentro un finale a triodi è una cosa che mi diverte da sempre, soprattutto quando l’obiettivo è sperimentare senza vincoli estetici prefissati. Questo è stato infatti uno dei miei primi montaggi di questo tipo e riflette un approccio molto diretto e funzionale. Se dovessi rifare oggi lo stesso progetto, l’estetica sarebbe certamente diversa, ma lo spirito sperimentale e la sostanza tecnica resterebbero esattamente gli stessi.

Prima di tutto ho fatto quello che andrebbe sempre fatto: ho buttato giù lo schema, ho definito ingombri, pesi e dissipazioni, ho realizzato i trasformatori, e solo dopo mi sono messo a studiare il montaggio meccanico. In questo modo si evitano compromessi strani, cablaggi forzati e soluzioni improvvisate che poi si pagano in rumore, ronzio o accessibilità scarsa in manutenzione.

Con un single ended a triodi, il layout conta. Conta tanto. Le correnti di filamento sono importanti, i ritorni di massa vanno gestiti con logica, i percorsi del segnale devono restare puliti, i trasformatori e le induttanze vanno orientate e distanziate con criterio. Anche un progetto semplice può diventare complicato se la meccanica non aiuta.

La ruggine è stata eliminata con una piccola mola per il Dremel, lavorando con calma per non deformare la lamiera e senza “mangiare” più materiale del necessario. Ho poi rimontato il tutto con rivetti e viti nuove, perché su un contenitore vecchio la ferramenta fa la differenza: se lasci giochi meccanici, nel tempo arrivano vibrazioni, scricchiolii e contatti che ossidano. A quel punto la struttura era pronta per essere verniciata a polveri, scelta ideale quando vuoi una finitura resistente e uniforme, soprattutto su un recupero che deve tornare “da laboratorio serio” e non restare un relitto. Nelle foto sotto il prima e il dopo…

Per “cancellare” il passato di quella scatola, cioè vecchie forature inutilizzabili e segni di precedenti montaggi, ho aggiunto anche dei fianchetti in massello di noce tirato a gomma lacca. Qui non è solo estetica: il legno permette di coprire e irrigidire, rende il risultato più pulito, e aggiunge quel tocco artigianale che sta benissimo su un apparecchio a triodi, senza trasformarlo in un oggetto “da vetrina”. Deve rimanere un amplificatore nato per suonare e per essere messo alla prova.

A meccanica ultimata ho cablato un circuito semplice, con poche valvole e una filosofia chiarissima: guadagno quanto basta, pilotaggio solido della finale, alimentazioni molto curate e componenti coerenti con tensioni e condizioni di lavoro. Un progetto del genere non deve “stupire” con complicazioni inutili. Deve fare bene le cose fondamentali, perché le valvole 45 (e ancora di più le UX245 d’epoca) premiano proprio questo approccio.

Le valvole montate sono due ECC83 / 12AX7 per lo stadio di ingresso, sostituibili opzionalmente con le 5157 per il guadagno in tensione, seguite da una 6H6Pi NOS (CCCP) utilizzata come stadio di buffer e pilotaggio della finale. Questa scelta non è casuale: le ECC83 lavorano con correnti molto basse e presentano un’impedenza di uscita elevata, condizione che le rende poco adatte a pilotare direttamente una valvola come la 45. L’inserimento di un buffer dedicato consente invece di fornire alla griglia della finale una sorgente a bassa impedenza, migliorando controllo, dinamica e pulizia complessiva del suono.

La 6H6Pi può essere sostituita senza particolari problemi con molti altri doppi triodi, tra cui E182CC ed E180CC, ma funzionano correttamente anche valvole più comuni come le 12BH7. In teoria sono utilizzabili anche ECC88 ed ECC82, tuttavia nelle prove d’ascolto ho ottenuto risultati sonori migliori con triodi più “muscolosi” come quelli citati sopra, soprattutto in termini di solidità del pilotaggio e naturalezza timbrica. Le valvole finali sono due UX245 RCA NOS del 1928, mentre la rettificatrice è una GZ34 NOS Philips.

La scelta della catena di pilotaggio non è casuale: con triodi di questo tipo serve un driver capace di corrente e di controllo, non solo “un po’ di segnale”. Il risultato, quando il pilotaggio è corretto, è un suono più sciolto, più credibile sulle microdinamiche, e con una gamma media che non diventa mai aggressiva o “sparata”.

I trasformatori d’uscita visibili nelle foto di questo articolo sono i miei SE5K6-UNI, un vecchio modello generico che utilizzavo all’epoca e che oggi è da considerarsi superato e non più ordinabile. Con l’evoluzione dell’esperienza e delle misure, oggi propongo invece un trasformatore dedicato, il SE4K6-45, ottimizzato espressamente per la valvola 45. In un amplificatore single ended il trasformatore d’uscita non è un accessorio, ma una parte sostanziale dell’amplificazione stessa. Un modello progettato specificamente per il punto di lavoro e per le caratteristiche della 45 consente di sfruttare meglio la valvola, migliorando controllo, linearità e naturalezza complessiva del risultato sonoro.

Le induttanze che appaiono di un nero lucido sono delle induttanze NOS anni ’50 (opportunamente verniciate perché in origine erano gialle) da cui ho derivato le mie attuali 16S64. L’idea è avere un filtraggio dell’anodica serio, con un’induttanza che lavori davvero, riducendo ripple e sporcizia senza dover “sparare” capacità enormi ovunque. Il trasformatore di alimentazione ovviamente è custom, dimensionato sulle reali richieste del circuito, con margine e con una gestione sensata delle tensioni di filamento e di alta tensione.

I condensatori sul segnale audio sono tutti Sprague Vitamin Q. Nella foto si vedono rinchiusi nel tubo termorestringente, scelta fatta per isolare il corpo quando può trovarsi a potenziale elevato, evitare contatti accidentali e migliorare robustezza meccanica. Le finali sono in selfbias, con elettrolitici NOS di alta qualità bypassati da un polipropilene audio grade. Anche qui la logica è semplice: stabilità, basso rumore, e una risposta in gamma bassa senza gonfiori artificiali.

I filamenti delle 45 sono alimentati in DC. Nel prototipo originale, risalente a molti anni fa, avevo utilizzato una cella passiva con circa 44000uF di livellamento, soluzione già allora efficace per ottenere un silenzio assoluto sulle casse. Con i triodi a riscaldamento diretto, infatti, il tema dell’hum non è un dettaglio ma una vera e propria specifica di progetto: se l’amplificatore deve essere realmente ascoltabile con diffusori ad alta efficienza, il rumore a vuoto deve semplicemente scomparire.

Oggi, sfruttando l’evoluzione della tecnologia, adotterei senza esitazioni una soluzione ancora più radicale, utilizzando supercondensatori dell’ordine dei 5 farad per l’alimentazione dei filamenti. In questo modo le valvole lavorano in una condizione molto vicina a quella di un’alimentazione a batteria, che resta una delle soluzioni migliori in assoluto per le DHT. Questo approccio risulta, a mio avviso, nettamente preferibile rispetto ai piccoli alimentatori “attivi” pieni di transistor che vanno di moda, perché elimina alla radice rumore, spurie e comportamenti dinamici poco prevedibili, mantenendo il sistema semplice, stabile e coerente con la filosofia del progetto.

Una piccola chicca è l’interruttore di accensione rotativo, componente NOS di produzione probabilmente risalente agli anni 50 o 60. È uno di quei dettagli che sembrano secondari, ma che in realtà raccontano un modo diverso di costruire: meccanica solida, contatti generosi, sensazione “industriale” vera. E, cosa non trascurabile, se scelto bene è anche affidabile nel tempo.

Di seguito riporto la descrizione e le impressioni d’ascolto dell’attuale proprietario di questo Tulipa.

Come suona? Il risultato è andato oltre le mie più rosee previsioni. Appena acceso mi aspettavo sì un medio-alto di primo livello, ma non ero così sicuro di ottenere anche un basso morbido, coinvolgente e perfettamente amalgamato al resto della banda audio. Per anni mi ero convinto della “impossibilità” di avere un registro grave davvero credibile con triodi di questo tipo, poi però, dopo avere ascoltato un 300B modificato fatto come si deve, ho ammesso che la speranza era lecita. Qui la differenza la fanno tre cose: trasformatore d’uscita serio, alimentazioni pulite e pilotaggio corretto della finale.

Ovviamente serve il diffusore giusto. Bisogna avere diffusori di almeno 90/100db di efficienza per godere fino in fondo delle peculiarità di questa valvola. Diciamo da una Altec 19 in su, Tannoy, e in generale sistemi con sensibilità reale e impedenza non “capricciosa”. Suonano anche con i 96db delle Klipsch Heresy, ma è dalla Cornwall in poi, per rimanere in casa PWK, che si può ascoltare ad un volume totalmente coinvolgente, anche con generi energici. La potenza è quella che è, ma quando la qualità del Watt è alta, la sensazione di presenza e di controllo può sorprendere.

Con le accortezze costruttive applicate, l’hum è inesistente anche con le Emission Labs 45 (Mesh Type), che finora erano quasi inascoltabili in altri finali. Questo per me è un punto fondamentale: se un single ended a DHT ronzicchia, non è “carattere”, è un problema. Qui invece il silenzio c’è, e quando c’è silenzio si sente tutto il resto, cioè microdettagli, code armoniche, ambiente, respiro degli strumenti.

Il suono ha raggiunto vette difficili da superare perché siamo prossimi alla realtà dell’evento sonoro. Non lo dico in modo poetico, lo dico in modo tecnico: la sensazione di naturalezza, l’assenza di grana, e quella capacità di rendere credibile una voce o un arco senza “effetti speciali” sono proprio ciò che i triodi 45 sanno fare, se non vengono maltrattati. E a quel punto diventa anche difficile giustificare certe cifre per apparecchi blasonati che, a conti fatti, spesso lasciano l’amaro in bocca.

Volevo aggiungere che il finale è stato costruito attorno alla RCA Radiotron UX-245 ed è proprio con questa valvola che, secondo la mia personale opinione, si raggiungono i risultati più lusinghieri. Le EML si piazzano subito dopo, anche se nei primi istanti sembrano preferibili. Le 45 standard (con la forma non Globe o Balloon) hanno ovviamente anche loro il magico suono di questo tubo e, per chi non ha mai sentito le 245, può già pensare di essere arrivato. Però questo finale mette in luce ogni minima nuance, e il senso di coinvolgimento e di appagamento che si ha con le RCA, purtroppo, non può essere descritto fino in fondo. È una di quelle cose che capisci in dieci secondi quando parte il primo brano.


Montaggio di Salvatore (2021)

Nel 2021 questo progetto è stato ripreso e ottimizzato in una versione realizzata da Salvatore. La versione originaria utilizzava una coppia di induttanze NOS per il filtraggio dell’anodica dei due canali e semplici celle CRC per il filtraggio dell’alimentazione dei filamenti delle 45, mentre la valvola raddrizzatrice era una GZ34.

In questa versione ho ottimizzato le alimentazioni utilizzando una 5V4G come raddrizzatrice, più piccola della GZ34 ma perfettamente in grado di alimentare le modeste richieste di corrente di questo circuito. Ho usato una sola cella CLC (con un’induttanza SB-LAB 16S64) per entrambi i canali, perché non c’erano problemi di crosstalk in questa configurazione e il layout consentiva un ritorno di massa ben gestito.

Ho invece filtrato meglio l’alimentazione dei filamenti delle 45 con una cella “RCLCRC” utilizzando una coppia di 16S63, dove l’ultimo condensatore è da 33.000uF. Questa cella oltre a fornire un’alimentazione pulita quanto quella di una batteria (all’oscilloscopio non si nota differenza tra spento e acceso), accende il filamento con una partenza molto soft di diversi secondi prima di arrivare ai 2,5volt. È sicuramente un’ottima cosa per preservare i delicati filamenti di queste valvole, che sono uno dei punti più critici dell’intero sistema, sia per affidabilità sia per rumore residuo.

Il resto del circuito resta quasi uguale a quello originario, salvo qualche piccola modifica qua e là per adattarsi al cablaggio specifico, migliorare la disposizione dei componenti e rendere il risultato più pulito come serviceability. Qui sotto le foto del montaggio del cliente che mi ha portato l’apparecchio per effettuare misure di verifica e un controllo generale. Ecco montaggio di salvatore:

Buonasera. Allego foto progetto finito.

Ho fatto solo poche misurazioni per adesso, appena sono più libero da lavoro ne farò altre. Nella prova audio con i miei diffusori autocostruiti, progetto di Filippo Punzo, 4ohm, 98db, devo dire che il risultato è incredibile…ad 1/3 del potenziometro riempi la mia camera 5×4. La dinamica su tutta frequenza anche a bassissimo volume è incredibile, è equilibrato non eccede su qualsiasi genere musicale, il dettaglio e la dolcezza fa da padrone. Non mi aspettavo un basso cosi articolato, preciso, ma che scende molto bene, di più del mio SE 300B. Intanto ti ringrazio per la pazienza nel rispondere alle mie domande e sicuramente farò altri progetti. Appena faccio altre misurazioni allegherò foto. Magari un giorno se possibile te lo porterò per misurazioni più dettagliate.

Salvatore

Questo riscontro è interessante perché conferma due cose che ripeto spesso: primo, la dinamica percepita non dipende solo dai Watt, ma da come l’amplificatore gestisce transitori e microcontrasti; secondo, un single ended ben fatto può dare un basso sorprendentemente leggibile, non “grosso”, ma articolato e credibile, se l’interfacciamento con il diffusore è sensato.


Un altro montaggio completato di un altro cliente (2023)

Nel 2023 ho visto un altro montaggio completato da un altro cliente. Anche qui la cosa più bella è vedere come un progetto apparentemente “di nicchia” riesca ad essere replicato con ottimi risultati quando ci sono indicazioni chiare e quando trasformatori, induttanze e alimentazioni sono dimensionati come si deve. Sotto trovi alcune foto del montaggio finito.

Il commento del costruttore a fondo pagina nei commenti…


Il mio montaggio più recente

A distanza di anni ho rimesso mano a questo progetto realizzando un montaggio più recente, sempre basato sulla stessa filosofia circuitale, ma con un’estetica e una cura meccanica nettamente superiori rispetto al primo prototipo nato sulla scatola di metallo recuperata. In questa versione ho potuto progettare la meccanica con più libertà, ottimizzando disposizione dei componenti, cablaggi e percorsi di massa, ma anche la finitura complessiva: pannelli più puliti, forature coerenti, frontale ordinato e un aspetto finale decisamente più “definitivo”. Qui sotto trovi le foto di questo montaggio aggiornato, che mostra come lo stesso progetto, con l’esperienza accumulata e una meccanica pensata ad hoc, possa diventare non solo più elegante, ma anche più pratico da manutenere e più razionale dal punto di vista costruttivo.

 


Vediamo le strumentali:
Potenza massima: 2,25Watt RMS per canale.
Banda passante @ 1watt: 10Hz – 28khz -1db
THD @ 1Watt: 1,3%
Fattore di smorzamento DF: 3,6

Due note rapide per leggere questi numeri nel modo giusto. La potenza massima di 2,25W RMS per canale è perfettamente in linea con un single ended a 45 impostato in modo conservativo e sensato, cioè senza spremere la valvola oltre il lecito. La banda passante a 1W, da 10Hz a 28kHz a -1dB, racconta invece la qualità del trasformatore d’uscita e il buon equilibrio del progetto: estensione in basso reale e un alto che non crolla presto, senza bisogno di trucchi.

La THD a 1W pari ad 1,3% è tipica di questa famiglia di amplificazioni, e va interpretata con la solita cautela: non è solo “quanto” distorce, ma “come” distorce. In un triodo single ended, gran parte della distorsione è armonica pari e cresce in modo progressivo, spesso percepita come naturalezza e densità timbrica, fino a quando non si arriva a livelli di ascolto fuori target per un apparecchio di questo tipo.

Il fattore di smorzamento DF 3,6 è coerente con un single ended con poca controreazione. È un valore che richiede un diffusore adatto, ma è anche parte del motivo per cui questi amplificatori, con il diffusore giusto, restituiscono un basso “vivo” e una sensazione di presenza molto particolare, senza diventare molli o confusi.

Analisi di spettro @ 1watt

Lo spettro a 1W permette di capire a colpo d’occhio la “firma” del circuito: armoniche che decrescono regolarmente, assenza di componenti spurie anomale e un rumore di fondo ben controllato. È un modo molto utile per confermare che il montaggio, i ritorni di massa e le alimentazioni stanno lavorando come previsto.

Banda passante su carico resistivo @ 1watt

La risposta su carico resistivo è la “baseline” che ci dice quanto l’amplificatore, insieme al trasformatore d’uscita, resta lineare in condizioni ideali. È anche un buon indicatore di margine alle estremità di banda, e spesso anticipa cosa succede poi sulle quadre e sui carichi reattivi.

Risposta su carico reattivo @ 1 watt

Il carico reattivo è quello che più assomiglia ad un diffusore reale. Qui si vede se il progetto resta stabile, se compaiono risonanze, se ci sono “pance” strane o tendenze all’oscillazione. Con i single ended a bassa controreazione questa prova è particolarmente importante, perché ti dice quanto puoi stare tranquillo con diffusori difficili.

Quadre a 100hz – 1khz – 10khz @ 1watt

Le onde quadre sono un test molto “visivo” per capire equilibrio tra estremo basso ed estremo alto, e per osservare eventuali fenomeni di overshoot, ringing o limitazioni di slew. A 100Hz guardi soprattutto il comportamento in basso e l’eventuale inclinazione dovuta a limitazioni dell’induttanza primaria; a 1kHz controlli la risposta generale; a 10kHz metti sotto stress la parte alta e il comportamento del trasformatore con capacità parassite e dispersioni.

Triangolare 1khz 1watt

La triangolare a 1kHz è utile per controllare la linearità dinamica e l’eventuale comparsa di “spigoli” o curvature che indicano limiti di velocità o non linearità di qualche stadio. È un test semplice, ma su certi progetti dice molto, soprattutto quando lo confronti con la sensazione di pulizia e naturalezza all’ascolto.

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8 Responses to Tulipa, amplificatore a valvole 45 single ended, dalla progettazione all’ascolto

  • dove trovo schema e componentistica dell’ SE45? puoi mandarmeli?

  • In questi giorni ho portato a termine la costruzione dell’amplificatore TULIPA con i componenti e lo schema fornitimi da Stefano.
    Devo dire che grazie a questo amplificatore sto’ sperimentando ed assaporando nuove sensazioni di ascolto in virtu’ di una sonorità di grande purezza che evidenzia ogni minimo dettaglio sonoro. Gli strumenti appaiono nitidi e ben distinti. Il suono non è mai confuso o impastato ed invita a riascoltare e riscoprire i dischi gia’ precedentemente ascoltati con altri amplificatori.
    Devo dire che è valsa la pena cimentarsi con questa realizzazione.

  • Ciao Stefano, sono riuscito a fare un paio di ascolti con l’ampli nonostante il caldo. Ho utilizzato il giradischi analogico e la radio a tarda sera…… un po’ di rodaggio alle valvole non guasta.
    Non ho utilizzato i miei diffusori ma le klipsch che il nostro amico Nicola gentilmente mi ha prestato. Come ti dicevo le mie casse in questo momento sono posizionate in modo non molto ottimale.
    Le heresy hanno un’efficienza inferiore ai miei ( 97 contro i 104 delle mie la scala ) e sinceramente, di potenza con questo tuo 45 ve n’è abbastanza. Non considero la potenza un valore.
    Difatti, ad ore 9 con il potenziometro del mio pre il volume sonoro è abbastanza alto.
    Il finale sfodera una naturalezza disarmante, equilibrato e con un’ottima scena sonora.
    La gamma medio/alta risulta trasparente con una messa a fuoco degli strumenti come raramente mi è capitato di ascoltare.
    La gamma bassa c’è tutta ( le heresy e le la scala non scendono sotto i 50 hz ), come anche il palcoscenico sonoro …..
    Incredibile come con il tuo ampli ora vengono evidenziati i limiti degli altri componenti della catena audio.
    Risulta silenzioso e devo confessarti che mi piace molto.
    Pertanto, mi ritengo molto soddisfatto del tuo progetto.
    Era quello che cercavo, grazie

  • La degenerazione è un’altra cosa, è quando la dimensione del condensatore di catodo è troppo piccola e alle basse frequenze comincia a ondulare, questo causa diminuzione del guadagno dello stadio, quindi taglio della banda passante bassa e l’ondulazione avviene con ritardo di fase dovuta alla capacità del condensatore, puoi vedere i grafici del sun audio 300B pubblicati mesi fà, era uno zero feedback e con condensatore da 47uF sotto i catodi. La controreazione tendenzialmente tenderebbe a diminuire questo effetto, poi ovviamente con le interazioni si formano distorsione diverse perchè va ricordato che la contro reazione non è una cura ai difetti di un circuito. Il circuito deve andare bene già da solo e la controreazione va messa solo per abbassare la rout, montando condensatori di catodo abbondanti semplicemente ottieni stabilità del catodo anche alle frequenze più basse, i movimenti che ancora potresti avere sono ridotti al minimo e oltre puoi usare solo una polarizzazione a bias fisso che potrebbe suonare non troppo diversa a un self fatto bene con condensatori buoni.

  • Si, le rotazioni di fase in basso dipendono poi anche se applichi +o- controreazione d’anello

  • Nella schema 2021 ho messo 470uF bastano cmq a non avere nessuna degenerazione alle basse frequenze, che sia necessario avere una dimensione inferiore a quello di alimentazione per le intermodulazione non credo (e non se ne vedono nell’analisi di spettro) ma sono sicuro del fatto che quelli che mettono dei 47/100uF sotto i catodi di qualsivoglia finale si trovano poi che sotto i 50hz comincia a muoversi tutto, hanno degenerazione (diminuzione del guadagno) e rotazioni di fase ed più facile che sia questo a far brutte distorsioni. Cmq la valvola non soffre perchè la raddrizzatrice è a riscaldamento indiretto e parte gradualmente quindi il condensatore ha tempo di caricarsi senza picchi di corrente troppo forti.

  • 2200uF con la R di self bias paiono tanti…. all’accensione il C scarico è in corto, ma poi forse con il riscaldamento filamenti lento non c’è stress sulla finale, cmq una costante di tempo offerta da quel C di 2200uF e il suo resistore parallelo che non conosco, non dovrebbe essere inferiore a quella presente sull’alimentazione per minimizzare l’intermodulazione ?

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Solarys – Amplificatore Single Ended 845

Nel panorama dell’audio hi-fi di eccellenza nasce Solarys, il nuovo amplificatore single ended di SB-LAB progettato per chi cerca l’emozione autentica del suono valvolare allo stato puro. Un progetto che rappresenta la sintesi definitiva di anni di ricerca, esperienza e passione per la musica riprodotta con la massima trasparenza. Solarys non è un semplice amplificatore, ma un’esperienza sensoriale. Ogni componente, ogni valvola, ogni trasformatore è stato scelto e progettato con l’unico obiettivo di restituire la musicalità naturale e tridimensionale che solo un grande triodo come la 845 può offrire.

Il cuore del Solarys è un single ended con valvola 845, pilotata magistralmente da una 6EM7: la sezione di segnale funge da stadio di preamplificazione caricato a CCS, mentre la sezione di potenza della stessa 6EM7 lavora come driver diretto della 845, garantendo swing e impedenza ottimali per un pilotaggio impeccabile. L’alimentazione del driver è affidata ad una valvola GZ34, che assicura una tensione morbida e stabile al circuito di pre/pilota, mentre la 845 dispone di una linea di alimentazione indipendente a 1000 volt, interamente separata per la massima purezza sonora.

Il progetto è dual-mono, concepito per ottenere una separazione dei canali assoluta e un palcoscenico sonoro ampio e realistico. La controreazione può essere disattivata a piacimento, consentendo all’ascoltatore di scegliere tra la naturalezza e l’ariosità del funzionamento “no feedback” o la precisione controllata con feedback inserito.

Il risultato di questo equilibrio tecnico è impressionante:

  • 22 W RMS in classe A per canale
  • Fattore di smorzamento (DF) pari a 8,2 con NFB e 3 senza NFB
  • Distorsione armonica (THD) dello 0,6 %
  • Banda passante da 10 Hz a 50 kHz (–0,2 dB), garantita dall’eccellente trasformatore d’uscita SE6K-845

Ogni sezione è stata ottimizzata con cura artigianale: induttanze dedicate, filtraggio CLC e trasformatori progettati specificamente per questa macchina sonora. Il risultato è un amplificatore silenzioso, stabile e straordinariamente dinamico, capace di esaltare la naturalezza timbrica di qualsiasi diffusore ad alta efficienza.

Rispetto alle versioni sperimentali del 2023, Solarys rappresenta la maturazione completa del concetto single ended 845: un progetto premium che racchiude l’essenza del suono SB-LAB, disponibile oggi sia come schema professionale completo (premium schematic con set di trasformatori dedicato) sia come apparecchio assemblato, certificato e coperto da garanzia ufficiale SB-LAB.

Specifiche principali

  • Topologia: Single Ended Dual-Mono
  • Valvole: 1× 6EM7 (pre/pilota), 1× 845 (finale), 1× GZ34 (rettificatrice per sezione driver)
  • Potenza: 22 W RMS per canale
  • Alimentazione finale: 1000 V indipendente
  • Fattore di smorzamento: 8,2
  • Distorsione armonica totale: 0,6 %
  • Risposta in frequenza: 10 Hz – 50 kHz (–0,2 dB)
  • Controreazione: disattivabile
  • Costruzione: dual-mono con induttanze e trasformatori dedicati

Il suono di Solarys

L’ascolto di Solarys è un’esperienza che va oltre i numeri e le misure. È un suono profondo, arioso, scolpito nel silenzio. Le voci emergono con una naturalezza disarmante, gli strumenti si stagliano nello spazio con presenza fisica, e ogni dettaglio — dal respiro di un cantante alla vibrazione di una corda — appare vivido e reale. La 845 restituisce un equilibrio raro tra potenza e dolcezza, con un micro-dettaglio che si percepisce più con l’anima che con l’orecchio. Il basso è pieno ma mai invadente, il medio regala quella magia intima tipica dei grandi triodi, e l’estremo alto si estende limpido e setoso, senza asprezze. Chi ha avuto la fortuna di ascoltarlo lo descrive come un amplificatore “che fa sparire i diffusori”, lasciando soltanto la musica a fluttuare nello spazio.

Verifica strumentale e analisi del progetto Solarys

Tra le immagini che seguono potete vedere uno dei montaggi che mi è stato portato in laboratorio per una verifica completa del corretto funzionamento. Da questo esemplare ho ricavato tutte le misurazioni strumentali ufficiali del progetto Solarys, comprese le curve di banda passante, il grafico della distorsione armonica (THD) e le forme d’onda delle quadre a 100 Hz, 1 kHz e 10 kHz. Questi test hanno confermato le eccellenti prestazioni teoriche del circuito, con un comportamento stabile, lineare e coerente con la filosofia SB-LAB orientata alla massima trasparenza sonora.

Banda passante

Distorsione Armonica

Quadre a 100Hz / 1k / 10k

Foto di altri clienti

Scorrendo queste immagini, potete ammirare alcuni dei montaggi realizzati dai clienti SB-LAB, ognuno con il proprio tocco personale. C’è chi ha seguito fedelmente il progetto originale e chi ha voluto reinterpretarlo con soluzioni estetiche e tecniche uniche. In ogni caso, traspare la stessa passione autentica per l’audio di qualità, quella che spinge gli appassionati a costruire con le proprie mani un amplificatore capace di emozionare ad ogni nota. Ogni cablaggio, ogni scelta di componenti racconta una storia di dedizione e amore per il suono.

Disponibilità

Il progetto Solarys è disponibile in tre modalità:

  • Schema premium con licenza SB-LAB
  • Set completo di trasformatori dedicati per realizzare la versione monofonica 845
  • Apparecchio finito, assemblato, testato, certificato e coperto da garanzia SB-LAB

Ogni componente è realizzato su specifica SB-LAB, e l’apparecchio è costruito interamente in Italia con materiali di prima scelta. Per informazioni, ordini o richieste personalizzate, contattami direttamente tramite il modulo sul sito SB-LAB. Solarys è il punto d’arrivo di un lungo percorso tecnico e sonoro, dedicato a chi vuole possedere un vero amplificatore single ended di riferimento con la leggendaria valvola 845.

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2 Responses to Solarys – Amplificatore Single Ended 845

  • Ormai e’ passato un anno da quando sono in possesso di una coppia di dual mono con 845 e 6em7 da me realizzati su progetto e trasformatori sb lab e devo dire che questo progetto e’ veramente senza compromessi . Esperienza di ascolto valvolare in classe a con un’energia impressionante . Io li ascolto da qualche mese con le mie nuove klipsch rf7 3 e l’unico termine che mi viene in mente e’ esaltanti . Tutte le persone che hanno ascoltato i miei monofonici con le rf7 sono andate via con la pelle d’oca . Qualche mese fa li ho portati da un amico con delle wharfedale non proprio sensibili ma questi bestioni non temono nulla, suonano dolci come un bignè e forti come un bisonte anche su sensibilita’ relativamente basse . Semplicemente mostruosi .

  • Ciao Stefano sono Guido dalla Sardegna credo uno dei pochi che possa lasciare un commento su questo tuo progetto sulla 845 in quanto uno dei primi ad averlo realizzato . Innanzitutto vorrei ringraziarti sia per il progetto che come sempre una volta cablato in maniera corretta ovviamente funziona alla perfezione e sembra di accendere un amplificatore super collaudato anche alla prima accensione e sopratutto per la tua pazienza e competenza nel dispensare consigli per la realizzazione e la messa a punto del progetto. Ho già realizzato due tuoi progetti con la el34 s.e. e il triodino4 perfetti entrambi ma questo ampli e’ semplicemente qualcosa di straordinario . Ho collaudato i due canali in zero feedback e devo dire la verità che dopo aver solo controllato le tensioni non ho resistito a collegarlo alle mie klipsch .Il risultato già’ in zero feedback era a dir poco esaltante . Verificati all oscilloscopio presentano un fattore di smorzamento di ben 2.85 in zero feedback e sfiorano i 7 con feedback inserito banda passante in zero feedback da 10 hz a 25000 hz a -3 db . Purtroppo in questo periodo non ho tanto tempo da dedicargli ma al più’ presto terminerò qualche finitura estetica che manca e qualche valore strumentale più’ dettagliato per restituire a te a a chiunque voglia realizzare questo progetto un feedback più’ accurato . A presto

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Le classi di funzionamento negli amplificatori valvolari: tra teoria, realtà e marketing

Nel mondo dell’audio valvolare si parla spesso di “classe A”, “classe AB” o “classe B” come se questi termini fossero sinonimo di qualità sonora o potenza assoluta. In realtà, la classe di funzionamento definisce soltanto il modo in cui la valvola lavora rispetto al segnale: quanto tempo durante il ciclo di un’onda rimane conduttiva, quanto è spinta vicino al limite e con quale efficienza viene trasformata la potenza elettrica in potenza audio utile.

Dietro queste sigle apparentemente semplici si nascondono concetti fisici precisi, ma anche molti miti e semplificazioni diffuse. C’è chi sostiene che la classe A “suoni meglio perché è pura”, chi crede che un push-pull in classe AB sia automaticamente inferiore, o chi dichiara potenze fantasiose che sfidano le leggi della termodinamica.

In questo articolo vedremo con chiarezza cosa significa realmente ciascuna classe di funzionamento, come varia la resa in base al tipo di valvola e alla sua connessione (triodo, tetrodo o pentodo, con o senza ultralineare), e soprattutto quali valori di potenza sono realistici per un determinato circuito. L’obiettivo non è difendere una “classe” contro un’altra, ma fornire strumenti concreti per distinguere la tecnica dalla fuffa, e capire cosa aspettarsi davvero da un amplificatore valvolare ben progettato.

Le classi di funzionamento spiegate senza troppa filosofia

In un amplificatore valvolare la “classe di funzionamento” indica quanto a lungo la valvola conduce corrente durante il ciclo del segnale audio. In parole semplici: in classe A la valvola conduce sempre, anche quando il segnale è nullo; in classe AB conduce per più di mezzo ciclo, ma non sempre; in classe B conduce solo per metà ciclo, e l’altra metà è affidata alla valvola complementare.

Nel mondo Hi-Fi moderno la classe B vera e propria non si usa (e non si dovrebbe usare), perché introduce una distorsione di “crossover” molto evidente. Esistono poi altre classi particolari: la classe C, che interessa solo i trasmettitori RF e non ha applicazioni audio, e la classe D, tipica degli amplificatori a stato solido a commutazione, non dei valvolari.

Un amplificatore single ended può essere solo in classe A, per un motivo molto semplice: c’è una sola valvola che amplifica tutto il segnale, quindi deve restare sempre conduttiva, anche nel punto più basso dell’onda, altrimenti parte del segnale sparirebbe.

Un push-pull, invece, può funzionare sia in classe A che in classe AB. Se è in classe A, entrambe le valvole conducono sempre per tutto il ciclo, ma a differenza di un single ended, le correnti continue si annullano nel trasformatore. La potenza ottenibile è la stessa di un single ended parallelo, ma con un trasformatore privo di correnti continue e che quindi funziona meglio e in modo più lineare.

E arriviamo al famigerato concetto di “pura classe A”, che è semplicemente una scemenza inventata dal marketing. Non esiste nessuna “classe A pura”, perché la distinzione tra classe A e classe AB è già netta e sufficiente. Molti confondono le due cose dicendo: “eh ma poi scopri che è in classe A fino a un certo punto, poi non più”. Ecco, in quel caso è una classe AB, e non c’è niente di strano, è proprio per questo che esiste il concetto di classe AB! Cioè, molte persone non si rendono conto che un amplificatore che lavora in classe A fino a un certo punto è, a tutti gli effetti, un amplificatore in classe AB! Non esistono due cose diverse: è proprio così che funziona la classe AB — parte del segnale viene amplificata in A, poi oltre una certa soglia si entra gradualmente nella zona B. Dire “funziona in A fino a un certo punto” è semplicemente descrivere la classe AB con altre parole! Ed è proprio per questo che non ha alcun senso parlare di “classe A pura”: dire semplicemente classe A implica già che l’amplificatore non supera mai il punto in cui una delle valvole smette di condurre. La definizione stessa di classe A esclude per sua natura qualsiasi passaggio in B, quindi aggiungere “pura” è solo ridondante o meglio, un trucco di marketing, una frase senza senso tecnico.

In un push-pull, tra l’altro, è praticamente impossibile rimanere in classe A al 100%. Quando ci si avvicina al limite di potenza, appena prima del clipping, ci sarà sempre una piccola zona in cui il circuito passa in AB, a causa delle inevitabili tolleranze delle valvole o delle leggere imperfezioni nella polarizzazione. Ma questo vale anche per i single ended, che in teoria dovrebbero essere sempre in classe A: in pratica non lo sono mai in modo perfetto. Per via della non linearità della valvola e delle caratteristiche del trasformatore, il clipping in un single ended è intrinsecamente asimmetrico; quindi, anche lì, verso il limite della potenza il funzionamento si sbilancia leggermente, comportandosi per un attimo come se fosse in classe AB, anche se non c’è una seconda valvola a compensarlo.

Ma preoccuparsi di questo è una perdita di tempo: nessuno ascolta musica con l’amplificatore a pieno carico continuo, e tutti i watt erogati prima di quel punto sono e restano in classe A, con il suono e le caratteristiche tipiche di quella classe. Se hai un amplificatore da 20 watt che lavora in classe A per 19,5 watt e poi passa in AB solo sull’ultimo mezzo watt, non suonerà mai in modo diverso da uno che resti in A perfetta fino in fondo. Tra l’altro, la differenza può dipendere anche solo dal tipo di valvole montate: basta cambiare una coppia e il punto di transizione si sposta.

Una volta, spiegando questo concetto al telefono ad un cliente, lui mi disse: “Lo so la differenza tra A e AB, ma tanti dicono A e poi scopri che è A solo fino a un certo punto, quindi dire pura classe A serve per dire che è A perfetta per tutta la potenza.”

La mia risposta fu: “Guarda, da un push-pull di KT88 in classe A ottieni circa 20-22 watt. Su facebook una volta vidi che parlavano di un amplificatore push-pull di KT88 da 80 watt in pura classe A. Non è fisicamente possibile quello era un amplificatore in classe AB, punto. E se provavi a discuterne tecnicamente, il venditore si inalberava e ti rispondeva con il classico eh ma tu non sai come si fa… sì, certo che lo so: fai una classe AB e poi racconti che è “pura classe A”.”

La conclusione è semplice: gli amplificatori a valvole possono essere in classe A o in classe AB, e la “pura classe A” non esiste. È solo un’etichetta inventata dai venditori furbi e dai guru da fiera per abbindolare chi non ha gli strumenti per capire la differenza.

I Watt: RMS, picco e… quelli “musicali”

Quando si parla di potenza negli amplificatori, il termine “watt” viene spesso usato in modo disinvolto, e non sempre con cognizione di causa. In realtà, esistono diversi modi di misurare o dichiarare la potenza, e capire la differenza è fondamentale per non farsi prendere in giro.

La potenza RMS (Root Mean Square) è l’unica misura seria e tecnicamente corretta: rappresenta la potenza media effettivamente erogata dall’amplificatore su un carico resistivo, senza distorsione e in condizioni di funzionamento continuo. È quella che conta davvero, perché indica quanto “spinge” realmente l’amplificatore in uso normale.

La potenza di picco o picco-picco (PeP) si riferisce ai valori massimi istantanei del segnale: il punto più alto dell’onda positiva e quello più basso dell’onda negativa. È un valore molto più grande rispetto alla potenza RMS (circa otto volte maggiore) ma non rappresenta la potenza reale e continua dell’amplificatore, bensì solo l’escursione massima del segnale prima del clipping.

Fa più scena dire “questo amplificatore eroga 160 watt PeP” piuttosto che “20 watt RMS”, ma in sostanza è la stessa cosa: cambia solo il modo di esprimere il numero, non la potenza effettiva.
Il valore PeP ha un suo significato tecnico in determinati ambiti di misura, quindi come definizione esiste ed è corretta, ma come al solito, il marketing se n’è appropriato per gonfiare le specifiche e far sembrare tutto più potente di quanto non sia davvero.

E poi ci sono i famigerati “watt musicali”, un’invenzione del marketing degli anni ’70 e ’80 per far sembrare tutto più potente. In pratica, i “watt musicali” sono semplicemente i watt RMS moltiplicati per due. Tutto qui. Nessuna formula, nessuna misura scientifica, solo un numero raddoppiato per scrivere di più sulla targhetta. Così un amplificatore che eroga realmente 10 watt RMS diventa magicamente un “20 watt musicali”. Un trucco da fiera, buono solo per confondere chi non ha gli strumenti per capire la differenza.

In sintesi:

  • Watt RMS: potenza reale e continua.
  • Watt di picco: istante massimo prima della distorsione.
  • Watt musicali: una trovata pubblicitaria senza alcun fondamento tecnico, solo numeri gonfiati per vendere di più.

Le potenze inventate e i miracoli da datasheet

Un altro grande classico del mondo dell’audio valvolare è la dichiarazione di potenze completamente inventate, spesso basate su calcoli fantasiosi o su una lettura ingenua (quando non deliberatamente furba) dei datasheet delle valvole. Come difendersi dalle pratiche commerciali scorrette di certi produttori di apparecchiature valvolari, che spesso approfittano della poca esperienza tecnica di alcuni utenti per diffondere informazioni confuse o fuorvianti. Di recente ho ricevuto l’ennesima email di un appassionato che mi chiedeva chiarimenti proprio su questo tipo di situazioni:

Ciao mi chiamo *** recentemente ho chiesto informazioni su un forum riguardo uno schema con le EL34, un utente mi ha consigliato il tuo progetto di SE con le EL34 quello pilotato con le 6SL7 in totem perchè l’ha realizzato e ha detto che va molto bene ma tu scrivi che è un 7 watt e a me non bastano, io invece ho trovato questo schema (schema censurato) ed è l’unico da 15watt che ho trovato e l’ho realizzato con le EL34 invece che con le KT88 però non mi soddisfa, visto che mi hanno parlato bene di te mi puoi spiegare la differenza, forse perchè questo schema usa l’ultralineare e tu no? puoi farmi un trasformatore con la presa al 43% o puoi modificarmi il tuo progetto per più di 15 watt visto che non mi bastano? Ciao e grazie.

Dopo aver letto la sua email, la domanda era chiara: come mai il mio progetto con una EL34 in single ended è da 7 watt, mentre un altro schema simile dichiarava 15 watt? Ovviamente quei “15 watt” erano del tutto campati in aria, ma vale la pena chiarire il perché, così da capire come nascono certe dichiarazioni fantasiose.

Innanzitutto, dell’uso dell’ultralineare in single ended ho già parlato in un altro articolo, che potete leggere cliccando qui. L’idea diffusa che l’ultralineare aumenti la potenza è falsa: in realtà, in configurazione single ended, la potenza diminuisce, non aumenta.

In secondo luogo, io indico sempre la potenza per singolo canale, quindi i miei 7 watt sono 7 + 7, non 7 totali. Nel progetto che mi è stato segnalato, invece, era scritto “15 watt stereo”, il che lascia intendere che si tratti della somma dei due canali, una pratica furba ma scorretta, fatta solo per scrivere un numero più grande sulla carta e confondere i meno esperti.

Per curiosità e per verificare quanto fosse realistico quel valore, ho deciso di simulare il circuito. Ho utilizzato LTSpice, un software gratuito di simulazione analogica sviluppato da Analog Devices, e i modelli valvolari di Norman Koren, un nome affidabile nel settore. Nel test ho simulato uno stadio finale con KT88, utilizzando un trasformatore ideale da 3k con presa al 43%. Un trasformatore ideale significa senza perdite, quindi già nelle condizioni più favorevoli possibili: se anche in questa simulazione “da sogno” il risultato non si avvicina ai 15 watt dichiarati, nella realtà è impossibile raggiungerli.

La corrente al catodo risulta di 110 mA. Considerando che il catodo è sollevato da massa di 40 volt e la tensione anodica è di 450 volt, sulla valvola cadono 450 – 40 = 410 volt. Moltiplicando per la corrente otteniamo 410 × 0,11 = 45,1 watt, quindi la valvola sta dissipando 45 watt, superando già il limite di targa di una KT88, che è di 40 watt complessivi (35 di placca + 5 di griglia schermo).

È evidente che nella realtà un trasformatore d’uscita non è ideale: ha una resistenza in corrente continua che provoca una piccola caduta di tensione. Quindi la tensione effettiva sulla placca sarà inferiore ai 450 volt teorici. Se ipotizziamo una perdita di circa 10 volt nel primario, possiamo correggere la simulazione portando la tensione di alimentazione a 440 volt, in modo da riflettere un comportamento più realistico del circuito.

Ora sulla valvola cadono 400 volt con una corrente di 100 mA, quindi la dissipazione è esattamente 40 watt, pari al limite massimo consentito per una KT88. Il trasformatore, nella simulazione, è ancora ideale, quindi senza perdite né resistenza ohmica. Poiché il catodo è sollevato da massa di 40 volt, il segnale massimo applicabile alla griglia di controllo, prima che la valvola entri in clipping, sarà di circa 40 volt di picco. A questo punto possiamo osservare quale tensione si ottiene sul secondario del trasformatore.

Il segnale misurato sul secondario mostra un picco positivo di 12,29 V e un picco negativo di 13,57 V, per un totale di 25,86 V picco-picco. Applicando le formule base:

  • I = V / R = 25,86 / 8 = 3,23 A picco-picco
  • W = V × I = 25,86 × 3,23 = 83,52 watt picco-picco
  • WRMS = Wpp / 8 = 83,52 / 8 = 10,44 watt RMS

Si tratta di una potenza calcolata con un trasformatore ideale, quindi senza alcuna perdita. In un circuito reale, però, il trasformatore ha sempre una certa dispersione: in media attorno al 30%, a seconda della qualità costruttiva e delle dimensioni del nucleo. Tenendo conto di questo rendimento, la potenza effettiva scende a circa 8 watt RMS reali, forse 10 nei casi migliori. Ma anche volendo essere ottimisti, non saranno mai 15 watt, come dichiarato da certi schemi “creativi”.

Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità. Cit: Joseph Goebbels

Vediamo ora come cambia la situazione utilizzando una EL34. In questo caso la tensione anodica è di 340 volt, con il catodo sollevato da massa di 21 volt. La corrente anodica risulta di 77,8 mA, per una dissipazione complessiva di 24,8 watt, praticamente al limite dei 25 watt massimi ammessi per la valvola. Il generatore di segnale applicato alla griglia di controllo fornisce un’ampiezza di 21 volt di picco, valore sufficiente per portare la valvola vicino al punto di clipping.

Il segnale sul secondario mostra un picco positivo di 9,69 V e un picco negativo di 10,32 V, per un totale di 20,01 V picco-picco. Saltando i calcoli già illustrati in precedenza, la potenza corrispondente su un trasformatore ideale risulta di circa 6,25 watt RMS. Togliendo la dispersione reale del trasformatore, che inevitabilmente riduce la resa, la potenza effettiva scende ulteriormente. Quindi, anche nelle condizioni più favorevoli, non si arriva certo a 15 watt per canale, e nemmeno a 7 reali con quel circuito. Nel mio progetto, invece, la EL34 è utilizzata a pentodo, una configurazione che offre un rendimento di potenza superiore rispetto al collegamento a triodo o ultralineare. Vediamo quindi cosa accade in simulazione con la valvola collegata a pentodo.

Con la EL34 collegata a pentodo, il segnale misurato sul secondario mostra 11 V di picco positivo e 15,86 V di picco negativo, per un totale di 25,86 V picco-picco. Questo corrisponde a circa 10,44 watt RMS su un trasformatore ideale, privo quindi di qualunque perdita. Considerando un rendimento realistico, con una dispersione media intorno al 30%, la potenza effettiva diventa circa 8 watt RMS reali.

Personalmente, preferisco dichiarare la potenza in modo onesto, misurandola poco prima che una delle due semionde inizi a schiacciarsi, cioè appena sotto il punto di clipping. Per questo motivo il mio progetto viene indicato come 7 watt RMS per canale, quindi 14 watt totali in stereo, una potenza reale e ripetibile che supera comunque quella di molti schemi che dichiarano numeri impossibili e fisicamente irraggiungibili senza distorsioni pesanti. Per chi volesse replicare le simulazioni, metto a disposizione la libreria di LTSpice con i modelli di Norman Koren, disponibile qui: Koren_Tubes.zip.

Potenza e impedenza: perché nei valvolari non funziona come negli stato solido

Un cliente mi ha chiesto una cosa curiosa:

Ciao stefano sono *** l’anno scorso ho realizzato il PP2010 di ciuffoli con i tuoi trasformatori ti voglio chiedere se metto delle casse di 4ohm sulla presa da 8ohm posso arrivare a 100watt?

Dopo un breve scambio, è emerso che qualcuno, uno dei soliti “guru” da social, gli aveva suggerito questa teoria. Pensavo parlasse di amplificatori a stato solido, invece si riferiva a un valvolare.

La confusione nasce dal fatto che valvolari e transistor lavorano in modo completamente diverso. Negli amplificatori a stato solido, che sono amplificatori di corrente, la potenza erogata aumenta se si riduce l’impedenza del carico: per esempio, un ampli che fa 40 watt su 8 ohm può arrivare a 80 su 4 ohm, perché può fornire più corrente.

Negli amplificatori valvolari, invece, il discorso cambia completamente. Qui abbiamo amplificatori di potenza che lavorano tramite un trasformatore di uscita, il quale adatta l’impedenza delle casse a quella vista dalle valvole. Le finali a valvola non lavorano solo in corrente ma anche in tensione, e per ottenere la massima efficienza e la minima distorsione devono operare su una retta di carico ben precisa.

Per questo ogni trasformatore ha più prese di uscita (4, 6, 8, 16 ohm), e la cassa va sempre collegata alla presa corrispondente alla sua impedenza nominale. Collegare una cassa da 4 ohm alla presa da 8 ohm non aumenta la potenza, anzi: provoca un disadattamento d’impedenza, riduce la resa, altera la risposta in frequenza e aumenta la distorsione.

In sintesi: negli stato solido abbassare l’impedenza del carico aumenta la potenza, nei valvolari ne peggiora il funzionamento. Il trasformatore si occupa già di mantenere costante l’impedenza riflessa sulle valvole, quindi la potenza resta la stessa indipendentemente dall’uscita usata, purché si colleghi la cassa giusta al morsetto giusto.

Vademecum pratico delle potenze realistiche

Per chi vuole orientarsi tra i numeri reali e le leggende metropolitane, ecco un piccolo vademecum non esaustivo con le potenze RMS approssimative ottenibili dalle valvole più comuni, sia in configurazione single ended (SE) che push-pull (PP). I valori indicati sono da considerarsi realistici, riferiti a circuiti ben progettati e con un funzionamento entro il limite di dissipazione accettabile.

  • 300B: In SE, se pilotata correttamente, arriva a 9-10 watt RMS, se meno vuol dire che il driver è debole. In PP, anche se poco comune, in classe AB può raggiungere 30 watt.
  • 2A3: In SE eroga circa 2,5-3 watt RMS, mentre in PP in classe AB si può arrivare a 12-15 watt.
  • EL34: In SE fornisce 7-8 watt RMS, e in PP in classe AB fino a 25-30 watt. Collegata a triodo in classe A eroga circa 5 watt.
  • KT88: A triodo in classe A produce 6-6,5 watt RMS. In single ended a pentodo fino a 12watt. In PP ultralineare in classe AB 70-75 watt, mentre in PP a pentodo circa 50 watt. Questo è un caso particolare: in teoria il pentodo dovrebbe dare più potenza, ma nelle KT88 le griglie schermo sono delicate e oltre i 50 watt rischiano di fondere. In configurazione ultralineare il problema non si presenta, motivo per cui da questa valvola si ottiene più potenza in ultralineare che a pentodo.
  • EL84 / 6V6: Molto simili come prestazioni: 3 watt in SE, fino a 15 watt in PP classe AB a pentodo. La EL84 collegata a triodo in SE fornisce meno di 1 watt, perché la sua pendenza troppo elevata la rende poco efficiente in questa configurazione.
  • 211: In SE, con pilotaggio solo a griglia negativa, circa 15 watt RMS; con pilotaggio anche in griglia positiva, fino a 25 watt.
  • 845: In SE, con pilotaggio a sola griglia negativa, circa 25 watt RMS.

Questi valori vanno presi come riferimento realistico, non come limiti assoluti. Ogni progetto ha le sue sfumature, ma se trovate qualcuno che dichiara numeri molto diversi da questi, potete già intuire che sta raccontando più favole che elettronica. Se avete dubbi o volete conoscere le potenze tipiche di altre valvole, scrivetelo nei commenti: sarà un piacere aggiungerle alla lista.

Gli “amplificatori atomici”

A conclusione di questo articolo vale la pena citare una categoria particolare di apparecchi, che io chiamo affettuosamente “amplificatori atomici”. Si tratta di quei progetti, spesso risalenti alla fine degli anni ’70, nati dalla mente di progettisti un po’ visionari che cercavano di spremere potenze mostruose da valvole comuni. Sui loro datasheet dichiaravano con orgoglio cifre assurde, tipo 100 watt da una coppia di KT88 in push-pull, roba che sulla carta può anche sembrare possibile, ma nella realtà significa portare le valvole oltre ogni limite fisico e di sicurezza. Molti di questi apparecchi, ancora oggi in circolazione, sono autentiche bombe a orologeria: dissipazioni fuori scala, tensioni folli e componenti sempre oltre il limite. Chi volesse approfondire questa categoria di amplificatori “da coraggio”, può leggere l’articolo dedicato agli amplificatori atomici che ho pubblicato tempo fa.

Postilla finale: la fiaba dell’idraulico geniale

C’era una volta un idraulico con la passione per le valvole. Un giorno decise che progettare amplificatori doveva essere facile come cambiare una guarnizione, e così si mise all’opera. Dopo settimane di seghe mentali e prove con il saldatore, dichiarò trionfante che il suo single ended di KT88 faceva 100 watt! Sì, proprio così: cento watt da una sola KT88.

Io, che evidentemente non ho la stessa fantasia, restai basito. Perché se lui riusciva a tirare fuori 100 watt da una sola valvola, allora io con la potenza di un peto dovrei riuscire a volare come Superman. Ma niente, SuperMario Svalvolato (così lo chiamavano i suoi amici) non voleva rivelarmi il segreto. Disse che io non ero capace, che lui sì, ma non me lo spiegava come si fa. Forse un giorno scriverò anche la favola completa… ma servirà il bollino “vietato ai minorati di spirito critico”, perché la storia di SuperMario Svalvolato e dei suoi 100 watt da una KT88 è talmente assurda che rischia di ridurre il quoziente intellettivo di chi la legge.

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3 Responses to Le classi di funzionamento negli amplificatori valvolari: tra teoria, realtà e marketing

  • Che le casse non abbiano un’impedenza fissa lo so benissimo e questo ho realizzato il carico reattivo. La teoria che vada bene un secondario unico da 5/6ohm per attaccare qualsiasi cosa è una di quelle cose strampalate professate dai guru che ti vendono a 5000euro un’amplificatore dicendo che puoi attaccare alle stessa presa carichi da 4/6/8 ohm che non cambia niente… E sarebbero tutti de somari i progettisti di casse a indicare un’impedenza nominale invece di scriverci “attaccatele dove vi pare”. Esperimenti già fatti, sia io e chi ha realizzato i miei schemi/progetti con miei trasformatori potrà confermati che sbagliando le prese delle impedenze il suono peggiora, tende a incupirsi e la migliore resa c’è quando colleghi le casse all’impedenza giusta, e proprio per questo motivo che dal 2019 ho iniziato a dotare tutti i trasformatori d’uscita del mio listino anche dalla presa specifica a 6ohm oltre a quelle classiche da 4/8 perchè sembra stia partendo la moda dei diffusori a 6ohm giusto perchè così la gente che ha amplificatori che non hanno i 6ohm abbia problemi e sia spinta a cambiare amplificatore per poter usare una certa cassa. Poi quelli che attaccano cose a caso fanno poco testo, ascolteranno impianti talmente scadenti da non avvertire nessuna differenza.

  • In realtà le casse NON hanno una resistenza fissa, ma un impedenza in cui la loro resistenza varia in base alla frequenza. Per questo si può prevedere un secondario unico in media di 5 o 6 ohm in modo da accontentare la maggioranza e tra l’altro semplificare e migliorare la realizzazione fisica del trasformatore d’uscita.

  • Sono tra quelli che c’è cascato: tempo fa mi fidai di uno di questi “progetti” che prometteva ben 15 watt stereo in classe A in ultralineare, perché “dà più potenza con la raffinatezza del triodo” secondo loro…
    A farla breve, al banco di misura quel coso non dava neanche 7 watt x canale con una distorsione assurda ed era, ovviamente, inascoltabile. Allora io dico, i consumatori devono essere informati correttamente e non adescati con dati poco credibili, perché tanto, prima o poi, la verità viene a galla. Sì è vero che questa roba costa 4 soldi, ma vale 4 soldi, anzi forse neanche.
    Grazie a Stefano per la sua incessante opera di divulgazione e per i suoi progetti davvero affidabili e bensuonanti.

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