Tulipa, amplificatore a valvole 45 single ended, dalla progettazione all’ascolto

In questo articolo presento un progetto concreto di amplificatore single ended basato sulla valvola 45, uno dei triodi a riscaldamento diretto più apprezzati quando si cercano pochi Watt reali ma di altissima qualità sonora. La 45 nasce alla fine degli anni ’20, con la denominazione UX245, come valvola finale per apparati radio domestici, e nel tempo è diventata un riferimento per chi ricerca naturalezza timbrica, microdettaglio e una gamma media di straordinaria correttezza, a patto che il circuito sia semplice, ben dimensionato e privo di compromessi inutili.

L’idea di fondo è quella che mi diverte di più: sperimentazione concreta, componenti scelti con criterio, trasformatori progettati e avvolti su specifica, e un’attenzione maniacale ad alimentazioni e cablaggi, perché con questi triodi ogni dettaglio si sente davvero. Il tutto senza inseguire mode o feticismi, ma con un obiettivo chiaro: ottenere un amplificatore silenzioso, stabile, piacevole da ascoltare anche a basso volume e capace di un medio-alto di livello assoluto, senza rinunciare ad un registro grave credibile, morbido e ben amalgamato.

Il primo prototipo

In più c’è un aspetto volutamente “artigianale” e, se vogliamo, anche un po’ romantico: questo prototipo è nato come progetto di recupero, non per contenere i costi ma per puro piacere personale. Riciclare una vecchia scatola per elettroniche, rimetterla in sesto e farci nascere dentro un finale a triodi è una cosa che mi diverte da sempre, soprattutto quando l’obiettivo è sperimentare senza vincoli estetici prefissati. Questo è stato infatti uno dei miei primi montaggi di questo tipo e riflette un approccio molto diretto e funzionale. Se dovessi rifare oggi lo stesso progetto, l’estetica sarebbe certamente diversa, ma lo spirito sperimentale e la sostanza tecnica resterebbero esattamente gli stessi.

Prima di tutto ho fatto quello che andrebbe sempre fatto: ho buttato giù lo schema, ho definito ingombri, pesi e dissipazioni, ho realizzato i trasformatori, e solo dopo mi sono messo a studiare il montaggio meccanico. In questo modo si evitano compromessi strani, cablaggi forzati e soluzioni improvvisate che poi si pagano in rumore, ronzio o accessibilità scarsa in manutenzione.

Con un single ended a triodi, il layout conta. Conta tanto. Le correnti di filamento sono importanti, i ritorni di massa vanno gestiti con logica, i percorsi del segnale devono restare puliti, i trasformatori e le induttanze vanno orientate e distanziate con criterio. Anche un progetto semplice può diventare complicato se la meccanica non aiuta.

La ruggine è stata eliminata con una piccola mola per il Dremel, lavorando con calma per non deformare la lamiera e senza “mangiare” più materiale del necessario. Ho poi rimontato il tutto con rivetti e viti nuove, perché su un contenitore vecchio la ferramenta fa la differenza: se lasci giochi meccanici, nel tempo arrivano vibrazioni, scricchiolii e contatti che ossidano. A quel punto la struttura era pronta per essere verniciata a polveri, scelta ideale quando vuoi una finitura resistente e uniforme, soprattutto su un recupero che deve tornare “da laboratorio serio” e non restare un relitto. Nelle foto sotto il prima e il dopo…

Per “cancellare” il passato di quella scatola, cioè vecchie forature inutilizzabili e segni di precedenti montaggi, ho aggiunto anche dei fianchetti in massello di noce tirato a gomma lacca. Qui non è solo estetica: il legno permette di coprire e irrigidire, rende il risultato più pulito, e aggiunge quel tocco artigianale che sta benissimo su un apparecchio a triodi, senza trasformarlo in un oggetto “da vetrina”. Deve rimanere un amplificatore nato per suonare e per essere messo alla prova.

A meccanica ultimata ho cablato un circuito semplice, con poche valvole e una filosofia chiarissima: guadagno quanto basta, pilotaggio solido della finale, alimentazioni molto curate e componenti coerenti con tensioni e condizioni di lavoro. Un progetto del genere non deve “stupire” con complicazioni inutili. Deve fare bene le cose fondamentali, perché le valvole 45 (e ancora di più le UX245 d’epoca) premiano proprio questo approccio.

Le valvole montate sono due ECC83 / 12AX7 per lo stadio di ingresso, sostituibili opzionalmente con le 5157 per il guadagno in tensione, seguite da una 6H6Pi NOS (CCCP) utilizzata come stadio di buffer e pilotaggio della finale. Questa scelta non è casuale: le ECC83 lavorano con correnti molto basse e presentano un’impedenza di uscita elevata, condizione che le rende poco adatte a pilotare direttamente una valvola come la 45. L’inserimento di un buffer dedicato consente invece di fornire alla griglia della finale una sorgente a bassa impedenza, migliorando controllo, dinamica e pulizia complessiva del suono.

La 6H6Pi può essere sostituita senza particolari problemi con molti altri doppi triodi, tra cui E182CC ed E180CC, ma funzionano correttamente anche valvole più comuni come le 12BH7. In teoria sono utilizzabili anche ECC88 ed ECC82, tuttavia nelle prove d’ascolto ho ottenuto risultati sonori migliori con triodi più “muscolosi” come quelli citati sopra, soprattutto in termini di solidità del pilotaggio e naturalezza timbrica. Le valvole finali sono due UX245 RCA NOS del 1928, mentre la rettificatrice è una GZ34 NOS Philips.

La scelta della catena di pilotaggio non è casuale: con triodi di questo tipo serve un driver capace di corrente e di controllo, non solo “un po’ di segnale”. Il risultato, quando il pilotaggio è corretto, è un suono più sciolto, più credibile sulle microdinamiche, e con una gamma media che non diventa mai aggressiva o “sparata”.

I trasformatori d’uscita visibili nelle foto di questo articolo sono i miei SE5K6-UNI, un vecchio modello generico che utilizzavo all’epoca e che oggi è da considerarsi superato e non più ordinabile. Con l’evoluzione dell’esperienza e delle misure, oggi propongo invece un trasformatore dedicato, il SE4K6-45, ottimizzato espressamente per la valvola 45. In un amplificatore single ended il trasformatore d’uscita non è un accessorio, ma una parte sostanziale dell’amplificazione stessa. Un modello progettato specificamente per il punto di lavoro e per le caratteristiche della 45 consente di sfruttare meglio la valvola, migliorando controllo, linearità e naturalezza complessiva del risultato sonoro.

Le induttanze che appaiono di un nero lucido sono delle induttanze NOS anni ’50 (opportunamente verniciate perché in origine erano gialle) da cui ho derivato le mie attuali 16S64. L’idea è avere un filtraggio dell’anodica serio, con un’induttanza che lavori davvero, riducendo ripple e sporcizia senza dover “sparare” capacità enormi ovunque. Il trasformatore di alimentazione ovviamente è custom, dimensionato sulle reali richieste del circuito, con margine e con una gestione sensata delle tensioni di filamento e di alta tensione.

I condensatori sul segnale audio sono tutti Sprague Vitamin Q. Nella foto si vedono rinchiusi nel tubo termorestringente, scelta fatta per isolare il corpo quando può trovarsi a potenziale elevato, evitare contatti accidentali e migliorare robustezza meccanica. Le finali sono in selfbias, con elettrolitici NOS di alta qualità bypassati da un polipropilene audio grade. Anche qui la logica è semplice: stabilità, basso rumore, e una risposta in gamma bassa senza gonfiori artificiali.

I filamenti delle 45 sono alimentati in DC. Nel prototipo originale, risalente a molti anni fa, avevo utilizzato una cella passiva con circa 44000uF di livellamento, soluzione già allora efficace per ottenere un silenzio assoluto sulle casse. Con i triodi a riscaldamento diretto, infatti, il tema dell’hum non è un dettaglio ma una vera e propria specifica di progetto: se l’amplificatore deve essere realmente ascoltabile con diffusori ad alta efficienza, il rumore a vuoto deve semplicemente scomparire.

Oggi, sfruttando l’evoluzione della tecnologia, adotterei senza esitazioni una soluzione ancora più radicale, utilizzando supercondensatori dell’ordine dei 5 farad per l’alimentazione dei filamenti. In questo modo le valvole lavorano in una condizione molto vicina a quella di un’alimentazione a batteria, che resta una delle soluzioni migliori in assoluto per le DHT. Questo approccio risulta, a mio avviso, nettamente preferibile rispetto ai piccoli alimentatori “attivi” pieni di transistor che vanno di moda, perché elimina alla radice rumore, spurie e comportamenti dinamici poco prevedibili, mantenendo il sistema semplice, stabile e coerente con la filosofia del progetto.

Una piccola chicca è l’interruttore di accensione rotativo, componente NOS di produzione probabilmente risalente agli anni 50 o 60. È uno di quei dettagli che sembrano secondari, ma che in realtà raccontano un modo diverso di costruire: meccanica solida, contatti generosi, sensazione “industriale” vera. E, cosa non trascurabile, se scelto bene è anche affidabile nel tempo.

Di seguito riporto la descrizione e le impressioni d’ascolto dell’attuale proprietario di questo Tulipa.

Come suona? Il risultato è andato oltre le mie più rosee previsioni. Appena acceso mi aspettavo sì un medio-alto di primo livello, ma non ero così sicuro di ottenere anche un basso morbido, coinvolgente e perfettamente amalgamato al resto della banda audio. Per anni mi ero convinto della “impossibilità” di avere un registro grave davvero credibile con triodi di questo tipo, poi però, dopo avere ascoltato un 300B modificato fatto come si deve, ho ammesso che la speranza era lecita. Qui la differenza la fanno tre cose: trasformatore d’uscita serio, alimentazioni pulite e pilotaggio corretto della finale.

Ovviamente serve il diffusore giusto. Bisogna avere diffusori di almeno 90/100db di efficienza per godere fino in fondo delle peculiarità di questa valvola. Diciamo da una Altec 19 in su, Tannoy, e in generale sistemi con sensibilità reale e impedenza non “capricciosa”. Suonano anche con i 96db delle Klipsch Heresy, ma è dalla Cornwall in poi, per rimanere in casa PWK, che si può ascoltare ad un volume totalmente coinvolgente, anche con generi energici. La potenza è quella che è, ma quando la qualità del Watt è alta, la sensazione di presenza e di controllo può sorprendere.

Con le accortezze costruttive applicate, l’hum è inesistente anche con le Emission Labs 45 (Mesh Type), che finora erano quasi inascoltabili in altri finali. Questo per me è un punto fondamentale: se un single ended a DHT ronzicchia, non è “carattere”, è un problema. Qui invece il silenzio c’è, e quando c’è silenzio si sente tutto il resto, cioè microdettagli, code armoniche, ambiente, respiro degli strumenti.

Il suono ha raggiunto vette difficili da superare perché siamo prossimi alla realtà dell’evento sonoro. Non lo dico in modo poetico, lo dico in modo tecnico: la sensazione di naturalezza, l’assenza di grana, e quella capacità di rendere credibile una voce o un arco senza “effetti speciali” sono proprio ciò che i triodi 45 sanno fare, se non vengono maltrattati. E a quel punto diventa anche difficile giustificare certe cifre per apparecchi blasonati che, a conti fatti, spesso lasciano l’amaro in bocca.

Volevo aggiungere che il finale è stato costruito attorno alla RCA Radiotron UX-245 ed è proprio con questa valvola che, secondo la mia personale opinione, si raggiungono i risultati più lusinghieri. Le EML si piazzano subito dopo, anche se nei primi istanti sembrano preferibili. Le 45 standard (con la forma non Globe o Balloon) hanno ovviamente anche loro il magico suono di questo tubo e, per chi non ha mai sentito le 245, può già pensare di essere arrivato. Però questo finale mette in luce ogni minima nuance, e il senso di coinvolgimento e di appagamento che si ha con le RCA, purtroppo, non può essere descritto fino in fondo. È una di quelle cose che capisci in dieci secondi quando parte il primo brano.


Montaggio di Salvatore (2021)

Nel 2021 questo progetto è stato ripreso e ottimizzato in una versione realizzata da Salvatore. La versione originaria utilizzava una coppia di induttanze NOS per il filtraggio dell’anodica dei due canali e semplici celle CRC per il filtraggio dell’alimentazione dei filamenti delle 45, mentre la valvola raddrizzatrice era una GZ34.

In questa versione ho ottimizzato le alimentazioni utilizzando una 5V4G come raddrizzatrice, più piccola della GZ34 ma perfettamente in grado di alimentare le modeste richieste di corrente di questo circuito. Ho usato una sola cella CLC (con un’induttanza SB-LAB 16S64) per entrambi i canali, perché non c’erano problemi di crosstalk in questa configurazione e il layout consentiva un ritorno di massa ben gestito.

Ho invece filtrato meglio l’alimentazione dei filamenti delle 45 con una cella “RCLCRC” utilizzando una coppia di 16S63, dove l’ultimo condensatore è da 33.000uF. Questa cella oltre a fornire un’alimentazione pulita quanto quella di una batteria (all’oscilloscopio non si nota differenza tra spento e acceso), accende il filamento con una partenza molto soft di diversi secondi prima di arrivare ai 2,5volt. È sicuramente un’ottima cosa per preservare i delicati filamenti di queste valvole, che sono uno dei punti più critici dell’intero sistema, sia per affidabilità sia per rumore residuo.

Il resto del circuito resta quasi uguale a quello originario, salvo qualche piccola modifica qua e là per adattarsi al cablaggio specifico, migliorare la disposizione dei componenti e rendere il risultato più pulito come serviceability. Qui sotto le foto del montaggio del cliente che mi ha portato l’apparecchio per effettuare misure di verifica e un controllo generale. Ecco montaggio di salvatore:

Buonasera. Allego foto progetto finito.

Ho fatto solo poche misurazioni per adesso, appena sono più libero da lavoro ne farò altre. Nella prova audio con i miei diffusori autocostruiti, progetto di Filippo Punzo, 4ohm, 98db, devo dire che il risultato è incredibile…ad 1/3 del potenziometro riempi la mia camera 5×4. La dinamica su tutta frequenza anche a bassissimo volume è incredibile, è equilibrato non eccede su qualsiasi genere musicale, il dettaglio e la dolcezza fa da padrone. Non mi aspettavo un basso cosi articolato, preciso, ma che scende molto bene, di più del mio SE 300B. Intanto ti ringrazio per la pazienza nel rispondere alle mie domande e sicuramente farò altri progetti. Appena faccio altre misurazioni allegherò foto. Magari un giorno se possibile te lo porterò per misurazioni più dettagliate.

Salvatore

Questo riscontro è interessante perché conferma due cose che ripeto spesso: primo, la dinamica percepita non dipende solo dai Watt, ma da come l’amplificatore gestisce transitori e microcontrasti; secondo, un single ended ben fatto può dare un basso sorprendentemente leggibile, non “grosso”, ma articolato e credibile, se l’interfacciamento con il diffusore è sensato.


Un altro montaggio completato di un altro cliente (2023)

Nel 2023 ho visto un altro montaggio completato da un altro cliente. Anche qui la cosa più bella è vedere come un progetto apparentemente “di nicchia” riesca ad essere replicato con ottimi risultati quando ci sono indicazioni chiare e quando trasformatori, induttanze e alimentazioni sono dimensionati come si deve. Sotto trovi alcune foto del montaggio finito.

Il commento del costruttore a fondo pagina nei commenti…


Il mio montaggio più recente

A distanza di anni ho rimesso mano a questo progetto realizzando un montaggio più recente, sempre basato sulla stessa filosofia circuitale, ma con un’estetica e una cura meccanica nettamente superiori rispetto al primo prototipo nato sulla scatola di metallo recuperata. In questa versione ho potuto progettare la meccanica con più libertà, ottimizzando disposizione dei componenti, cablaggi e percorsi di massa, ma anche la finitura complessiva: pannelli più puliti, forature coerenti, frontale ordinato e un aspetto finale decisamente più “definitivo”. Qui sotto trovi le foto di questo montaggio aggiornato, che mostra come lo stesso progetto, con l’esperienza accumulata e una meccanica pensata ad hoc, possa diventare non solo più elegante, ma anche più pratico da manutenere e più razionale dal punto di vista costruttivo.

 


Vediamo le strumentali:
Potenza massima: 2,25Watt RMS per canale.
Banda passante @ 1watt: 10Hz – 28khz -1db
THD @ 1Watt: 1,3%
Fattore di smorzamento DF: 3,6

Due note rapide per leggere questi numeri nel modo giusto. La potenza massima di 2,25W RMS per canale è perfettamente in linea con un single ended a 45 impostato in modo conservativo e sensato, cioè senza spremere la valvola oltre il lecito. La banda passante a 1W, da 10Hz a 28kHz a -1dB, racconta invece la qualità del trasformatore d’uscita e il buon equilibrio del progetto: estensione in basso reale e un alto che non crolla presto, senza bisogno di trucchi.

La THD a 1W pari ad 1,3% è tipica di questa famiglia di amplificazioni, e va interpretata con la solita cautela: non è solo “quanto” distorce, ma “come” distorce. In un triodo single ended, gran parte della distorsione è armonica pari e cresce in modo progressivo, spesso percepita come naturalezza e densità timbrica, fino a quando non si arriva a livelli di ascolto fuori target per un apparecchio di questo tipo.

Il fattore di smorzamento DF 3,6 è coerente con un single ended con poca controreazione. È un valore che richiede un diffusore adatto, ma è anche parte del motivo per cui questi amplificatori, con il diffusore giusto, restituiscono un basso “vivo” e una sensazione di presenza molto particolare, senza diventare molli o confusi.

Analisi di spettro @ 1watt

Lo spettro a 1W permette di capire a colpo d’occhio la “firma” del circuito: armoniche che decrescono regolarmente, assenza di componenti spurie anomale e un rumore di fondo ben controllato. È un modo molto utile per confermare che il montaggio, i ritorni di massa e le alimentazioni stanno lavorando come previsto.

Banda passante su carico resistivo @ 1watt

La risposta su carico resistivo è la “baseline” che ci dice quanto l’amplificatore, insieme al trasformatore d’uscita, resta lineare in condizioni ideali. È anche un buon indicatore di margine alle estremità di banda, e spesso anticipa cosa succede poi sulle quadre e sui carichi reattivi.

Risposta su carico reattivo @ 1 watt

Il carico reattivo è quello che più assomiglia ad un diffusore reale. Qui si vede se il progetto resta stabile, se compaiono risonanze, se ci sono “pance” strane o tendenze all’oscillazione. Con i single ended a bassa controreazione questa prova è particolarmente importante, perché ti dice quanto puoi stare tranquillo con diffusori difficili.

Quadre a 100hz – 1khz – 10khz @ 1watt

Le onde quadre sono un test molto “visivo” per capire equilibrio tra estremo basso ed estremo alto, e per osservare eventuali fenomeni di overshoot, ringing o limitazioni di slew. A 100Hz guardi soprattutto il comportamento in basso e l’eventuale inclinazione dovuta a limitazioni dell’induttanza primaria; a 1kHz controlli la risposta generale; a 10kHz metti sotto stress la parte alta e il comportamento del trasformatore con capacità parassite e dispersioni.

Triangolare 1khz 1watt

La triangolare a 1kHz è utile per controllare la linearità dinamica e l’eventuale comparsa di “spigoli” o curvature che indicano limiti di velocità o non linearità di qualche stadio. È un test semplice, ma su certi progetti dice molto, soprattutto quando lo confronti con la sensazione di pulizia e naturalezza all’ascolto.

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8 Responses to Tulipa, amplificatore a valvole 45 single ended, dalla progettazione all’ascolto

  • dove trovo schema e componentistica dell’ SE45? puoi mandarmeli?

  • In questi giorni ho portato a termine la costruzione dell’amplificatore TULIPA con i componenti e lo schema fornitimi da Stefano.
    Devo dire che grazie a questo amplificatore sto’ sperimentando ed assaporando nuove sensazioni di ascolto in virtu’ di una sonorità di grande purezza che evidenzia ogni minimo dettaglio sonoro. Gli strumenti appaiono nitidi e ben distinti. Il suono non è mai confuso o impastato ed invita a riascoltare e riscoprire i dischi gia’ precedentemente ascoltati con altri amplificatori.
    Devo dire che è valsa la pena cimentarsi con questa realizzazione.

  • Ciao Stefano, sono riuscito a fare un paio di ascolti con l’ampli nonostante il caldo. Ho utilizzato il giradischi analogico e la radio a tarda sera…… un po’ di rodaggio alle valvole non guasta.
    Non ho utilizzato i miei diffusori ma le klipsch che il nostro amico Nicola gentilmente mi ha prestato. Come ti dicevo le mie casse in questo momento sono posizionate in modo non molto ottimale.
    Le heresy hanno un’efficienza inferiore ai miei ( 97 contro i 104 delle mie la scala ) e sinceramente, di potenza con questo tuo 45 ve n’è abbastanza. Non considero la potenza un valore.
    Difatti, ad ore 9 con il potenziometro del mio pre il volume sonoro è abbastanza alto.
    Il finale sfodera una naturalezza disarmante, equilibrato e con un’ottima scena sonora.
    La gamma medio/alta risulta trasparente con una messa a fuoco degli strumenti come raramente mi è capitato di ascoltare.
    La gamma bassa c’è tutta ( le heresy e le la scala non scendono sotto i 50 hz ), come anche il palcoscenico sonoro …..
    Incredibile come con il tuo ampli ora vengono evidenziati i limiti degli altri componenti della catena audio.
    Risulta silenzioso e devo confessarti che mi piace molto.
    Pertanto, mi ritengo molto soddisfatto del tuo progetto.
    Era quello che cercavo, grazie

  • La degenerazione è un’altra cosa, è quando la dimensione del condensatore di catodo è troppo piccola e alle basse frequenze comincia a ondulare, questo causa diminuzione del guadagno dello stadio, quindi taglio della banda passante bassa e l’ondulazione avviene con ritardo di fase dovuta alla capacità del condensatore, puoi vedere i grafici del sun audio 300B pubblicati mesi fà, era uno zero feedback e con condensatore da 47uF sotto i catodi. La controreazione tendenzialmente tenderebbe a diminuire questo effetto, poi ovviamente con le interazioni si formano distorsione diverse perchè va ricordato che la contro reazione non è una cura ai difetti di un circuito. Il circuito deve andare bene già da solo e la controreazione va messa solo per abbassare la rout, montando condensatori di catodo abbondanti semplicemente ottieni stabilità del catodo anche alle frequenze più basse, i movimenti che ancora potresti avere sono ridotti al minimo e oltre puoi usare solo una polarizzazione a bias fisso che potrebbe suonare non troppo diversa a un self fatto bene con condensatori buoni.

  • Si, le rotazioni di fase in basso dipendono poi anche se applichi +o- controreazione d’anello

  • Nella schema 2021 ho messo 470uF bastano cmq a non avere nessuna degenerazione alle basse frequenze, che sia necessario avere una dimensione inferiore a quello di alimentazione per le intermodulazione non credo (e non se ne vedono nell’analisi di spettro) ma sono sicuro del fatto che quelli che mettono dei 47/100uF sotto i catodi di qualsivoglia finale si trovano poi che sotto i 50hz comincia a muoversi tutto, hanno degenerazione (diminuzione del guadagno) e rotazioni di fase ed più facile che sia questo a far brutte distorsioni. Cmq la valvola non soffre perchè la raddrizzatrice è a riscaldamento indiretto e parte gradualmente quindi il condensatore ha tempo di caricarsi senza picchi di corrente troppo forti.

  • 2200uF con la R di self bias paiono tanti…. all’accensione il C scarico è in corto, ma poi forse con il riscaldamento filamenti lento non c’è stress sulla finale, cmq una costante di tempo offerta da quel C di 2200uF e il suo resistore parallelo che non conosco, non dovrebbe essere inferiore a quella presente sull’alimentazione per minimizzare l’intermodulazione ?

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Audio Note P1 – Restauro completo e revisione professionale

Articolo aggiornato con foto d’archivio dei primissimi anni della mia attività: mi scuso per la qualità delle immagini, ma ho deciso di conservarle perché raccontano bene il “prima e dopo” del lavoro svolto.

Quando si parla di amplificatori valvolari musicali e dal suono elegante, il nome Audio Note è inevitabile. L’Audio Note P1 rappresenta uno dei modelli simbolo di questa filosofia: un integrato essenziale, dedicato a chi cerca naturalezza e micro-dettaglio più che pura potenza. Nato per offrire l’inconfondibile “voce” Audio Note in un formato accessibile, il P1 conquista per la sua capacità di dare vita alla musica, con un timbro caldo e una scena sonora ariosa che restano impressi anche dopo molti ascolti. L’esemplare protagonista di questo intervento porta con sé anche una piccola storia: acquistato anni fa da un appassionato di classica e jazz, ha macinato innumerevoli ore di ascolto senza mai essere toccato, fino a quando alcuni cedimenti interni hanno reso inevitabile una revisione completa.

Diagnosi iniziale

Quando l’amplificatore è arrivato nel mio laboratorio si presentava piuttosto provato. Diversi condensatori elettrolitici erano ormai esausti, alcune resistenze si erano bruciate e una delle valvole finali JJ Tesla aveva subito un guasto con corto interno, aggravando la situazione. Prima di ogni misura ho quindi provveduto a un’ispezione accurata del cablaggio e delle masse, per evitare che danni secondari rimanessero nascosti.

Ripristino e sostituzioni

Dopo la diagnosi ho sostituito tutti i componenti guasti e preventivamente rinnovato i condensatori più consumati. Tutte le valvole sono state rimpiazzate, eccetto una coppia di ECC83 ancora in perfetta forma e ben accoppiate: le ho mantenute nella sezione sfasatrice, preservando così un tocco dell’originale “voce” dell’apparecchio.

Analisi dei trasformatori d’uscita

Durante l’ispezione preliminare ho osservato che, nel trasformatore di uscita, l’ultimo strato del secondario non occupava completamente la gola del rocchetto. Questa scelta costruttiva, che può dipendere da precise valutazioni di progetto o da esigenze di avvolgimento, suggerisce una possibile incidenza sull’induttanza dispersa. Le successive misure hanno infatti confermato alcune caratteristiche coerenti con questa configurazione.

Misure e comportamento

  • Potenza massima: 10 W RMS, in linea con la targa.
  • Banda passante a 1 W: 20 Hz (–0 dB) ~ 17 kHz (–3 dB).
  • Banda passante a 6 W: la gamma bassa risulta più affaticata (distorsione già sotto i 30 Hz), mentre in gamma alta si osserva un lieve miglioramento, segno della compensazione parziale dell’induttanza dispersa.

Le misure evidenziano una banda passante con attenuazione di –3 dB già a 17 kHz. Questo significa che, all’ascolto, l’amplificatore può risultare leggermente carente nella gamma acuta e dare un’impressione di suono più “cupo o scuro” rispetto a progetti con trasformatori più estesi in frequenza. Senza sostituire i trasformatori d’uscita non è realistico ottenere un miglioramento sostanziale di questo aspetto; per contro, una scelta di diffusori dal carattere brillante in alto potrebbe compensare in parte la tendenza, offrendo un equilibrio tonale più neutro. Il fattore di smorzamento, pari a 8, resta comunque valido, ma ottenuto mediante un ricorso piuttosto spinto al negative feedback. Con un trasformatore limitato in banda, un NFB elevato può favorire instabilità: non a caso, in assenza di carico, ho riscontrato un’auto-oscillazione intorno ai 10 Hz, fenomeno che potrebbe occasionalmente presentarsi anche in condizioni reali quando l’impedenza dei diffusori cresce nella fase di ritorno del cono.

Risultato finale

Dopo la sostituzione dei componenti critici, la regolazione del bias e il collaudo strumentale, il P1 è tornato a suonare con la sua classica impronta Audio Note. L’intervento garantisce ora molti anni di ascolto affidabile, preservando quel carattere “british” che rende questo integrato ancora oggi una scelta amata dagli appassionati.

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Riparazione e manutenzione del PrimaLuna ProLogue Two

Il PrimaLuna ProLogue Two è un amplificatore integrato a valvole molto apprezzato per la sua musicalità, la costruzione robusta e le soluzioni tecniche come l’Adaptive AutoBias. Come tutti gli apparecchi a valvole, però, richiede una certa manutenzione periodica: le valvole hanno una vita limitata, i contatti possono usurarsi e alcuni componenti elettronici non sono eterni.

Vale la pena sottolineare che il sistema Adaptive AutoBias, spesso citato come punto di forza, non è altro che un circuito di servo-bias: un comparatore a operazionali che controlla in automatico la polarizzazione delle valvole finali. Una soluzione semplice, ma molto efficace, che garantisce un funzionamento stabile senza la necessità di continue regolazioni manuali.

Nella mia esperienza di laboratorio ho riscontrato che questi amplificatori, pur essendo progettati con grande cura, tendono a mostrare alcuni difetti ricorrenti:

  • La scheda del servo-bias a volte sviluppa problemi di deriva e instabilità nella regolazione, rendendo difficoltoso mantenere corretta la polarizzazione delle KT88.
  • Gli zoccoli octal delle valvole finali, col tempo, possono allentarsi: le valvole restano leggermente “ballerine” e si creano falsi contatti. Questo può portare a situazioni pericolose come il red-plating di una KT88, con conseguente surriscaldamento, resistenze bruciate o guasti più seri.

Per questo motivo offro un servizio di revisione e manutenzione completa: sostituzione dei componenti critici, ripristino degli zoccoli, controlli approfonditi e tarature, così da restituire all’amplificatore l’affidabilità e la qualità sonora originali.

PrimaLuna ProLogue Two – Riparazione e manutenzione completa

Un cliente mi ha consegnato un PrimaLuna ProLogue Two dopo che una delle valvole finali era entrata in red-plate, surriscaldandosi fino a guastarsi. Per tentare una soluzione rapida, il proprietario aveva sostituito la valvola bruciata con un’altra di marca diversa, lasciando però le tre originali ancora in funzione. Questo genere di “mix” tra valvole differenti, seppur comprensibile come emergenza, non è mai consigliabile: infatti l’amplificatore continuava a manifestare difetti e instabilità.

Diagnosi iniziale

La prima operazione è stata una pulizia accurata con aria compressa, poiché l’interno dell’apparecchio era molto impolverato. Successivamente ho verificato lo stato dei componenti critici e ho riscontrato un problema comune a questi modelli: gli zoccoli octal delle valvole finali erano troppo lenti e laschi, tanto da far “dondolare” le KT88. Questo non solo compromette l’affidabilità dei contatti, ma può provocare falsi contatti con conseguenti guasti gravi, come valvole in red-plate e resistenze bruciate come conseguenza.

Interventi eseguiti

  • Sostituzione zoccoli: ho rimosso i quattro zoccoli octal difettosi e li ho sostituiti con nuovi zoccoli di qualità, dotati di contatti placcati oro per garantire maggiore affidabilità nel tempo.
  • Controllo valvole di segnale: ho testato tutte le valvole preamplificatrici. Una delle ECC82 originali risultava ormai consumata e fuori specifica, quindi l’ho sostituita con una coppia nuova di ECC82 Tung-Sol. Le due ECC83 originali PrimaLuna, invece, erano ancora in ottimo stato e sono state mantenute.
  • Nuovo quartetto di finali: per ripristinare una condizione di equilibrio e omogeneità, ho installato un quartetto di 6550 Tung-Sol nuove di fabbrica, scelte per affidabilità e coerenza timbrica.

Collaudo e rodaggio

Dopo gli interventi ho proceduto con un’accensione controllata sotto Variac, monitorando assorbimenti e stabilità di bias. L’amplificatore ha risposto correttamente e ha iniziato a funzionare senza alcun difetto. Come consuetudine, ho lasciato suonare il ProLogue Two per diverse ore in laboratorio, così da verificarne la piena affidabilità nel tempo.

Grazie a questa manutenzione, l’amplificatore è tornato ad essere affidabile, stabile e pronto per molti altri anni di musica, con contatti sicuri, valvole nuove e un funzionamento privo di rischi.

Un amplificatore conservato male, molto male!

Non tutti gli apparecchi arrivano in laboratorio nelle stesse condizioni. Alcuni hanno alle spalle anni di utilizzo regolare, altri invece una vita meno fortunata. Questo amplificatore, ad esempio, era stato conservato in un ambiente ostile: umidità elevata e probabilmente anche agenti chimici o esalazioni aggressive ne avevano compromesso l’interno. Quando è giunto da me, presentava pesanti segni di ossidazione e corrosione diffusa.

Il primo passo è stato lo smontaggio. Molte viti erano talmente arrugginite da richiedere la ripassata dei filetti con maschi nuovi per poter rimontare tutto in sicurezza. Ho pulito e riverniciato le ghiere dei condensatori di livellamento e ripristinato i supporti meccanici, ridando ordine e solidità all’interno dell’amplificatore.

Il guasto principale si era manifestato proprio sulla scheda di servobias. Le saldature corrosive avevano intaccato i sottili conduttori che collegavano la scheda alle valvole finali: due griglie erano rimaste “flottanti”, causando scariche e danni irreversibili al circuito.

Ho provato a recuperare la scheda originale, pulendola con spray specifici e ripassando le saldature, ma la situazione era compromessa: linee interrotte, passaggi corrosi e saldature che rilasciavano sostanze anomale al riscaldamento. Nonostante ore di tentativi, il circuito restava instabile e impossibile da tarare correttamente.

A quel punto non restava altra scelta: ricostruire la scheda da zero. Ho rilevato lo schema direttamente dalla PCB danneggiata, salvando solo alcuni componenti ancora validi, e ho realizzato un nuovo circuito su basetta millefori. Per praticità ho utilizzato due TL082 al posto del TL084 originario (che di fatto contiene due TL082 in un unico package). Ecco il risultato durante la fase di lavorazione:

Il nuovo servobias ha funzionato perfettamente al primo collaudo, restituendo all’amplificatore una regolazione stabile e sicura del bias. Dopo ore di test, l’apparecchio è tornato a suonare senza problemi, pronto a riprendere la sua funzione musicale nonostante le difficili condizioni di partenza.

Veniamo alle strumentali misurate sull’apparecchio campione con tutte le valvole nuove:

Potenza: 30 Watt RMS
Banda passante @ 1watt : 15Hz~34khz -3db
Banda passante @ 25watt: meno di 10Hz~25khz -3db con -1db a 10khz
Smorzamento: 1,5
Distorsione armonica THD a 1 watt: 0,3%
Distorsione armonica THD a 25 watt: inferiore all’1%

Le analisi di spettro, a 1 watt su carico resistivo:

A 25 watt sempre su resistivo:

Mentre sul carico reattivo su accentuano le armoniche dispari

Questo il grafico di banda passante a 1watt su carico resistivo

1 watt Su carico reattivo…

Il negative feedback è presente, ma in quantità piuttosto ridotta: lo si evince chiaramente dal fattore di smorzamento (DF) di circa 1,5. Questo valore è piuttosto basso e rende l’amplificatore poco adatto a pilotare diffusori reflex con grandi coni o con volumi interni importanti, perché emergono facilmente problemi di bassi gonfi, poco controllati e fastidiosi. Un comportamento che spesso, in modo superficiale, viene attribuito alle KT88, quando in realtà non è la valvola in sé a determinare questo tipo di resa, ma il basso smorzamento dovuto al limitato impiego di controreazione.

L’ingresso, infatti, risulta molto sensibile: basta un segnale piuttosto contenuto per portare l’amplificatore al clipping (anche se non ho misurato con precisione il valore di sensibilità). Durante le prove non ho riscontrato distorsioni della sinusoide nella zona tra gli 8 e i 15 kHz, distorsioni che sarebbero state presenti se fosse stato applicato un elevato NFB in abbinamento a trasformatori con una banda passante così modesta. Fa però riflettere il fatto che l’apparecchio mostri instabilità in assenza di carico, un fenomeno che comunque può capitare con trasformatori che presentano queste caratteristiche di banda.

Contatta il laboratorio

Se possiedi un PrimaLuna ProLogue Two (o un altro modello della stessa serie) che presenta problemi di stabilità, valvole consumate o difetti di funzionamento, non aspettare che la situazione peggiori. Una manutenzione eseguita per tempo può evitare guasti più seri e costosi, oltre a restituire al tuo amplificatore tutta la sua affidabilità e qualità sonora. Puoi contattarmi direttamente tramite la pagina Contatti SB-LAB per ricevere informazioni, valutazioni o un preventivo sulla riparazione del tuo apparecchio.

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3 Responses to Riparazione e manutenzione del PrimaLuna ProLogue Two

  • Non sono né un tecnico e quantomeno un esperto,ma ad orecchio posso dire che
    SUONA MOLTO MA MOLTO MEGLIO!
    Ottimo lavoro!!!
    Grande STEFANO

  • Ottimo lavoro!

  • Primaluna Prologue Two riparato a seguito di trasformatore di alimentazione in entrata andato. Lavoro non semplicissimo anche perchè il trasformatore originale recuperato era leggermente diverso da quello andato in corto pertanto la sostituzione ha comportato modifiche di non facile approccio. Ringrazio Stefano per la maestria e la bravura con la quale affronta casi complessi e difficili come il mio! Ora il mio Primaluna a ripreso a suonare come i vecchi tempi.

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