Nibiru: il preamplificatore che smonta i miti su distorsione e feedback

“NIBIRU” è il nome, un po’ ironico, di un preamplificatore sperimentale nato per verificare sul campo alcune convinzioni molto diffuse tra gli audiofili: la presunta “magia” delle armoniche pari generate dalle valvole, la demonizzazione del negative feedback e l’idea che un circuito “zero feedback” possa restituire tridimensionalità sonora assente nella registrazione originale. Questo progetto, sviluppato come vero e proprio banco prova, ha l’obiettivo di misurare, ascoltare e capire cosa accade realmente ad un segnale quando lo si sottopone a diversi tipi di carico e di controreazione.

Perché il nome “Nibiru” ?

Nibiru è il pianeta mitico inventato dallo scrittore Zecharia Sitchin, completamente privo di riscontri scientifici. Allo stesso modo, anche nell’audio di alta fedeltà circolano “pianeti immaginari”: dogmi, leggende e convinzioni mai dimostrate, che però influenzano scelte progettuali e marketing.

Miti da sfatare: armoniche e feedback

Secondo una narrazione diffusa, il fascino delle valvole dipenderebbe dal fatto che generano solo armoniche pari, mentre i circuiti push-pull produrrebbero armoniche dispari, ritenute meno gradevoli. In realtà qualsiasi triodo genera un mix di armoniche pari e dispari, in quantità variabili a seconda del circuito, del punto di lavoro e persino della singola valvola. Altro mito: la controreazione (negative feedback) “cancellerebbe informazioni sonore”. In verità, la sua assenza non preserva la purezza del segnale, ma aggiunge distorsioni e irregolarità che possono in certi casi piacere all’orecchio, ma che non sono nel segnale originale.

Distorsione: non solo armoniche

La distorsione armonica è solo una delle tante possibili. Esistono anche distorsioni di fase, di intermodulazione e di memoria, spesso più influenti sul risultato sonoro. Mostrare e interpretare tutte queste grandezze richiederebbe strumenti sofisticati, ma anche con le sole misure disponibili il quadro è chiaro: la realtà è più complessa della percentuale di THD riportata in una scheda tecnica.

Il circuito sperimentale

Nibiru utilizza una sola valvola ECC82/12AU7 (o equivalenti 6189, 5814A, 12BH7, 6CG7, 6SN7) alimentata a bassa tensione (circa 80 V). Un deviatore quadruplo permette due modalità operative:

  1. Resistiva – carico anodico resistivo e catodo non bypassato: quasi nessun elemento reattivo.
  2. Reattiva – catodo bypassato e induttanza di carico 19S555: il classico schema parafeed, arricchito da una controreazione locale variabile, caratteristica originale di questo esperimento.

Due potenziometri doppi completano il circuito:

  • controllo di tono per regolare le basse frequenze;
  • regolazione continua del tasso di negative feedback.

Ascolto guidato

L’esperimento consiste nel collegare Nibiru fra una sorgente di qualità nota (ad esempio un DAC o un lettore CD) e un finale di potenza retroazionato, cioè con adeguato smorzamento dei diffusori. È preferibile un amplificatore di buona qualità: un apparecchio scadente o zero feedback falserebbe le prove.

A questo punto ci si può divertire a sperimentare, ruotando i potenziometri per ascoltare come varia il suono. Vale davvero la pena provare di persona, perché l’esperienza è istruttiva e fa luce su fenomeni che di solito restano teorici.

Modalità resistiva

In configurazione resistiva, priva di elementi reattivi, Nibiru si comporta in modo quasi neutro. L’unico effetto percepibile è una leggera preamplificazione e la minima distorsione armonica tipica della valvola. Con la controreazione al massimo, anche questa distorsione si riduce ulteriormente, rendendo la differenza rispetto a un collegamento diretto quasi impercettibile.

Modalità reattiva

Il carattere del circuito cambia radicalmente quando si inserisce l’induttanza di carico, trasformandolo in un vero parafeed. In più, Nibiru introduce un’idea originale: negative feedback locale variabile.

L’ascolto mette in evidenza una sequenza di trasformazioni molto netta:

  • Feedback massimo – il suono è piuttosto chiuso e aderente alle casse. Curiosamente, alcune persone lo preferiscono così, a conferma della soggettività del giudizio “meglio o peggio”.
  • Riducendo gradualmente il feedback – la scena sonora si apre, si distacca dai diffusori, compare un fronte centrale e prende forma il cosiddetto “palcoscenico”, con voci e strumenti ben distribuiti.
  • Feedback intermedio (circa ore 13 del potenziometro) – inizia una leggera fusione tra i canali destro e sinistro.
  • Feedback minimo – la gamma medio-alta rimane ariosa, ma le basse frequenze diventano poco definite, dapprima solo sporche, poi via via più slabbrate e invadenti. Il controllo di tono può attenuarle, ma non risolvere del tutto il problema.

Va ricordato che queste osservazioni riguardano un carico costituito dal potenziometro di un amplificatore; con un carico diretto di cassa acustica le interazioni diventano ancora più complesse.

Prove strumentali

Misure su carichi resistivi e reattivi confermano l’osservazione:

  • Distorsione armonica totale (THD): varia tra 0,4 % e 1,3 % a seconda di modalità e feedback.
  • In tutti i casi compaiono armoniche pari e dispari (2ª, 3ª, 5ª, 7ª, 9ª), smentendo l’idea che le valvole producano solo armoniche pari.
  • Risposta in frequenza e in fase: il carico reattivo introduce più rotazione di fase.
  • Onda quadra a 10 kHz: le forme d’onda mostrano arrotondamenti e ringing che variano con il tasso di NFB.
Distorsione su carico resistivo puro

Senza Feedback (THD 1,3%)

Massimo Feedback (THD 0,86%)

Distorsione su carico reattivo puro

Senza Feedback (THD 1,24%)

Massimo Feedback (THD 0,4%)

Le analisi di spettro, pur dettagliate, non offrono spiegazioni decisive: le variazioni di distorsione armonica fra le diverse configurazioni si riducono a poche frazioni di punto percentuale e non giustificano le marcate differenze percepite all’ascolto. Vale però la pena sottolineare un dato importante: anche un semplice stadio a un solo triodo non produce solo armoniche pari, né con né senza controreazione.

Lo spettro misurato senza feedback mostra, in ordine, le armoniche 2ª, 3ª, 5ª e 9ª, mentre con il massimo feedback compaiono 2ª, 3ª, 7ª e 9ª. Anche in modalità reattiva la situazione è analoga, con una miscela di armoniche di vario ordine. Chi sostiene che una valvola generi esclusivamente armoniche pari non descrive la realtà.

Un’obiezione prevedibile potrebbe essere: «Ma anche uno 0,1 % di differenza si può sentire!». L’esperienza dimostra il contrario. Sostituendo la ECC82 con altre ECC82, o con valvole compatibili come 6211, 5814 o 12BH7, ho riscontrato scostamenti anche superiori a quello 0,1 % di THD. Eppure, all’ascolto nessuno di questi cambiamenti era percepibile. Nelle prove svolte negli anni – sempre in cieco, senza che i partecipanti sapessero cosa stesse avvenendo – differenze di distorsione inferiori a circa mezzo punto percentuale sono rimaste registrabili solo dagli strumenti, non dall’orecchio umano.

Dopo questa verifica si può passare con maggiore consapevolezza all’analisi della risposta in frequenza e in fase, dove emergono altri aspetti significativi del comportamento del circuito.

Risposta in frequenza su carico resistivo

Senza Feedback (25 gradi a 60khz)

 Massimo Feedback (25 gradi a 70khz)

Risposta in frequenza su carico reattivo

Senza Feedback (25 gradi a 20khz)

Massimo Feedback (25 gradi a 50khz)

Per un mio errore nell’acquisizione dei grafici, la scala della fase non è uniforme: 50 gradi per quadretto nel caso del carico resistivo e 10 gradi per quadretto nel caso del carico reattivo. Nonostante questa differenza, il comportamento in fase del carico resistivo risulta comunque migliore, con una rotazione di circa 25 gradi a partire da 1 kHz. Già da questa misura emerge un punto chiave: l’elemento reattivo introduce una rotazione di fase più marcata. Per approfondire, conviene osservare la risposta del circuito quando viene sollecitato con un segnale ad onda quadra a 10 kHz – nel grafico, il tracciato giallo rappresenta il segnale del generatore, quello azzurro l’uscita del circuito.

Quadra su carico resistivo

Senza Feedback (1volt / div)

Massimo Feedback (1volt / div)

Quadra su carico reattivo

Senza Feedback (10volt / div)

Massimo Feedback (2volt / div)

Considerazioni finali

Sul carico resistivo non si osservano fenomeni rilevanti, a parte la variazione di ampiezza del segnale. Il fronte di salita e di discesa dell’onda quadra risulta solo leggermente arrotondato, effetto normale dovuto alle capacità parassite del circuito.

Con il carico induttivo e senza controreazione, invece, la forma d’onda appare più arrotondata e deformata. Aumentando gradualmente il tasso di negative feedback la deformazione si riduce, ma non scompare del tutto. Al massimo feedback compaiono persino lievi ondulazioni sulle creste dell’onda – il cosiddetto ringing – evidenti solo ingrandendo la traccia e dovute a una piccola risonanza interna.

Questi comportamenti indicano che i fenomeni più significativi si manifestano soprattutto sui segnali transitori, quando condensatori e induttanze immettono nel segnale ulteriori componenti. Il negative feedback riesce in parte a cancellare le alterazioni introdotte dal circuito stesso (non informazioni presenti nel segnale originale) e, per effetto di interazione, può generarne di nuove. Strumentazioni più sofisticate potrebbero misurare questi effetti con maggiore precisione, ma le tendenze emerse sono già chiare.

In conclusione, è evidente che gli elementi reattivi aggiungono distorsioni al segnale, e queste distorsioni non hanno nulla a che vedere con le sole armoniche. Ne consegue che molti circuiti zero-feedback e l’uso stesso di trasformatori interstadio hanno come scopo principale colorare il suono, cioè introdurre caratteristiche aggiuntive. Non è la controreazione a “cancellare” informazioni: è piuttosto la sua assenza a generare nuove componenti, che talvolta possono risultare gradevoli ma che, come dimostra l’esperimento con Nibiru, comportano anche effetti indesiderati, come sporcature e perdita di definizione.

L’esperienza suggerisce che il miglior risultato d’ascolto si ottenga cercando un equilibrio: dosare con attenzione la quantità di negative feedback fino a individuare quel punto intermedio in cui si ottiene un palcoscenico sonoro ampio e coinvolgente, ma senza le impurità e le imprecisioni tipiche di una totale assenza di controreazione. Chi volesse replicare l’esperimento in modo semplice può comunque realizzare solo la sezione reattiva con feedback regolabile, omettendo il commutatore e il controllo di tono.

Nibiru dimostra che molte “verità audiofile” sono in realtà miti. Un pizzico di controreazione, dosato con competenza, è come un condimento ben bilanciato: esalta il sapore della musica senza coprirlo.

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12 Responses to Nibiru: il preamplificatore che smonta i miti su distorsione e feedback

  • Come ti ho già risposto su facebook questo è il mio progetto, a me interessava fare quelle quelle prove li. Il valore della RK però va lasciata invariata per non sposare il punto di lavoro della valvola. Tu cmq puoi fare le prove che vuoi. A me non interessa vendere questo oggetto, lo costruii solo per verificare una mia teoria sugli effetti all’ascolto, mi ha confermato quello che pensavo, per me il suo scopo si è esaurito li, se vuoi le 2 induttanze ed evantualmente un trasformatore di alimentazione te lo posso fornire e dopo puoi fare le tue prove poi ci racconti cosa scopri 🙂

  • Il fatto che lei abbia pensato di realizzare un cotale induttore ha un significato importante di per sé, indipendentemente dalle difficoltà realizzative. Le degenerazioni introdotte dall’assenza dei condensatori catodici si ha dunque anche selezionando il carico anodico resistivo? Ecco che sarebbe dune importante testare sia il resistore sia l’induttore anodico nelle stesse condizioni di presenza e/o assenza dell’array di condensatori catodici. Il potenziometro non sarebbe del tutto in serie ai condensatori di by-pass, ma sostituirebbe il resistore catodico. Il cursore sarebbe collegato all’array dei condensatori, dunque solo una parte di quel potenziometro sarebbe in serie ai condensatori, esclusa la posizione in cui tali condensatori verrebbero a trovarsi direttamente collegati al catodo del triodo.

  • L’induttanza da 600henry non è stato poi niente di tanto difficile da realizzare. Togliendo la capacità sotto il catodo introduci degenerazione locale che è equivalente ad aggiungere controreazione, cioè è controreazione locale anche quella. Con il potenziometro in serie al C di bypass puoi variare quest’altra controreazione con la differenza direi che sposti anche il taglio e la rotazione di fase in basso.

  • Buongiorno, non sono un elettronico “studiato”, ma un semplice appassionato autodidatta. Devo farle i complimenti per questo interessante circuito di prova. E anche per la realizzazione di codesto altrettanto interessante induttore da ben 600 H! Detto questo, la mia curiosità mi avrebbe spinto a disgiungere la commutazione delle capacità catodiche dall’induttanza anodica, per vedere cosa accade inserendo/disinserendo le capacità catodiche sia col resistore che con l’induttore come carico anodico. In altre parole provare la differenza di prestazioni fra induttore e resistore anodico nelle stesse condizioni catodiche. Addirittura: sostituire il resistore catodico con un potenziometro avente il cursore collegato a detti condensatori riferiti a massa, in modo da parzializzare a piacimento l’inserimento di quelle capacità. Ed infine provare ad inserire/disinserire una grid stopper immediatamente prima della griglia di controllo. Questo è quanto, la ringrazio per l’attenzione e le auguro buon lavoro.

  • Certo AleD ti dicono sempre che devi spendere tanto se no non va bene poi vai a casa di un tuo amico che ti chiama a sentire un 300b che ha pagato 12000 euro e fa schifo se anche fosse che spendi un sacco di trasformatori e va bene uguale a come va bene fatto in un altro modo cosa ci hai guadagnato?, vale l’idea o vale il risultato? dai retta a me che di apparecchi con i trasformatori di stefano ne ho già costruiti 3 con i suoi schemi e suonano molto meglio di tanta roba che compri senza feedback anche costosa

  • “Ma con un budget elevato sarebbe possibile progettare e costruire per esempio un SE a triodi con nessuna retroazione, ne’ globale e nemmeno locale, e che funzioni sonicamente bene? Da abbinare a diffusori ad alta sensibilità e facili da pilotare.”

    C’è anche da dire che il fastidio del basso smorzamento dipende anche dall’inerzia delle casse e dalla potenza del circuito, con questo 45 che ho realizzato io https://www.sb-lab.eu/sb-tulipa-single-ended-45/ avevo usato un tasso di NFB veramente poco limitato, il DF era appena di 3 ma con i soli 2,2 watt era sufficiente a fare un buon ascolto, però la questione è sempre quella che si rifugge il negative feedback perchè vi si associa una esperienza uditiva negativa, ma questo non è sempre vero, sopratutto se i trasformatori hanno bande passanti elevate e la rete di NFB è fatta bene non si trova nessuna differenza apprezzabile ad orecchio se non che senza del tutto in molte situazioni si ha esperienza di bassi fuori controllo, quindi non capisco la ragione dell’accanimento. In ogni modo il lilliput https://www.sb-lab.eu/lilliput-amplificatore-single-ended/ potrebbe essere uno di quei progetti molto semplici e con uno smorzamento buono nonostante l’assenza di controreazione, perchè la 6080 ha una resistenza interna di appena 300ohm… purtroppo le altre valvole di più comune uso hanno Ri di migliaia di ohm…

  • Gentile utente non posso fare commenti diretti su prodotti della concorrenza e ho dovuto per ovvi motivi eliminare il link, io non dico niente su quell’apparecchio perchè non l’ho mai provato ma un’idea ce l’ho e il video in questione l’ho già visto tempo fà e non mi trovo d’accordo con quelle che viene affermato, un monotriodo zero feedback accoppiato e trasformatori avrà un certo risultato che può piacere o non piacere ma trovo sbagliato affermare che l’uso di NFB sia incontrovertibilmente e sicuramente peggiorativo perchè si afferma come verità assoluta quello che invece è un gusto personale, ho pubblicato il progetto del triodino 4 con nfb disattivabile proprio per incuriosire le persone perchè il paragone tra 2 apparecchi diversi non vale niente e si traggono conclusioni errate, ci sono fior di amplificatori che usano la controreazioni venduti a parecchie migliaia di € di marchi famosi, che suonano bene. La questione piuttosto è che i sostenitori dello zerofeedback a tutti i costi a mio modesto parere siano una minoranza ma sono accaniti e fanno tanta “confusione” tutti gli altri comprano e realizzano quello che gli pare senza fare tanta propaganda, il problema è che sempre secondo me gli stessi stanno portando al collasso il mercato dei valvolari perchè ho osservato tantissime persone stanche di essere prese in giro con apparecchi che costano un’occhio della testa e mi dicono che non suona bene e sono passati allo stato solido perchè si sono arresi che quella via di mezzo non gliela da nessuno… o stato solito o valvolari zero feedback e tutti e dire così suona meglio.. in termini culari è come se tutti proponessero la loro ricetta per cucinare il baccalà dicendo questo è buono, è meglio, ma se non ti piace il baccalà?

  • Te lo dicono a parole, ma tu lo hai sentito e confrontati, sopratutto confrontati con retroazionati fatti al mio modo (e non uno qualsiasi) ? perchè un mio amico di roma che ha realizzato questo: https://www.sb-lab.eu/single-ended-el34-di-alberto/ aveva uno che continuava a dirgli (quando gli schemi erano ancora visibili in chiaro… infatti li ho pixelati tutti anche perchè mi ero rotto di queste persone) “non farlo, da un circuito così non puoi aspettarti più di tanto, è sbagliato, toglie quello aggiungi quall’altro, stacca il negative feedabck…” poi per fortuna alberto ha fatto il progetto rispettandolo, con i miei trasformatori e ottimi condensatori che gli hanno suggerito i ragazzi di audiokit e quando il guru di turno è andato a sentire è rimasto pietrificato e alla fine ha dovuto ammettere che non ha mai sentito così tanto dettaglio in un’amplificatore… e non è l’unico che si è trovato amici e conoscenti che remavano contro le mie progettazioni alla fine si sono trovati col loro amplificatori di marchi o nomi altisonanti … 845, 2a3, 300B i cui marchi i modelli non posso citare perchè poi sarei passibile di azioni legali, totalmente seppelliti.. tanto per dire che c’è uno che fa dei 300B e dichiara che siano zerofeedback e con uno smorzamento di diverse centinaia come cifra (totalmente impossibile anche con il più retroazionato degli stati solidi) ma poi nei vari commenti leggi gente che dice che però lo usa un biamplificazione solo sui medi alti perchè le basse non le fa bene.

  • Comunque l’esempio sarebbe questo:

    link eliminato

    Che ne pensi?

  • Chiedevo perché ci sono progettisti che li realizzano con costi di costruzione (non di vendita) di svariati migliaia di euro e sostengono appunto che la controreazione zero dia risultati sonicamente migliori usando valvole adatte in circuiti adatti. Boh.
    Se interessa in privato posso fornire il contatto (nostrano).

  • Come ho spiegato in altri articoli si riesce ad avere uno smorzamento “decente” ( https://www.sb-lab.eu/fattore-smorzamento-amplificatori/ )solo con un ristretto numero di valvole che posseggono una Ri molto molto bassa che praticamente si restringe alle regolatrici di tensione come la 6080 / 6336 / 6c33 e poche altre… con valvole come la 2A3 e le 300b non si riesce ad avere ottimisticamente parlante uno smorzamento superiore a fattore 2, ma sinceramente la cosa non deve essere di nessun interesse perchè quello che conta è il risultato e non come lo si ottiene e questo continuare a trattare il negative feedback come una sorte di peste a me personalmente ha stancato, ( https://www.sb-lab.eu/negative-feedback-e-la-caccia-alle-streghe/ ) tutti quelli che hanno sentito le mie realizzazioni o abbiano eseguito qualche mio schema con i miei trasformatori alla fine si sono trovati d’accordo che la buona progettazione con moderato (e sottolinea moderato) uso di NFB abbinato a buoni trasformatori da risultati superiori e non raggiungibili in sua assenza… Ma poi pubblicassero le strumentali a parole potrei anche dire di avere 4 braccia e 3 occhi… quanti ce ne sono che pubblicano i dati che pubblico io? Ho visto mcintosh, un produttore di amplificatori che costano come casa mia e basta… di contro ho avuto qualcuno che ha voluto insinuare che le misure che faccio sono taroccate perchè voglio tirare acqua al mio mulino, oppure quando per dire ho riparato il fatman 252 non ho avuto problemi a scrivere che faceva 100khz di banda passante perchè aveva ottimi trasformatori https://www.sb-lab.eu/fatman-itube-252/

  • Ma con un budget elevato sarebbe possibile progettare e costruire per esempio un SE a triodi con nessuna retroazione, ne’ globale e nemmeno locale, e che funzioni sonicamente bene? Da abbinare a diffusori ad alta sensibilità e facili da pilotare.

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Il Grande Mito Sfatato: perché l’Ultralineare nei Single-Ended è un errore

Nuovo finale single-ended Valvolone Sbrillu-UL – la magia del triodo, la grinta del pentodo

Quando il puro piacere d’ascolto incontra la genialità tutta “artigianale”, nasce Valvolone Sbrillu-UL, l’amplificatore valvolare single-ended in pura classe A che promette di trasformare ogni nota in emozione. Grazie all’esclusiva connessione ultralineare – quell’equilibrio “mistico” tra setosità triodo e muscoli pentodo – Sbrillu-UL eroga fino a una quindicina, ma che dico 4 o massimo 5 watt scintillanti per canale, pronti a riempire la stanza di calore sonoro.

Le valvole preferite? EL34, KT88, 6550… scegli tu! Con un semplice gesto passi da triodo vellutato a ultralineare ruggente, senza cacciaviti né complicazioni. Il tutto racchiuso in un elegante chassis nero opaco gourmet con VU-meter ammiccanti, perché anche l’occhio vuole la sua parte.

Perché Sbrillu-UL

  • Single-Ended Purissima Classe A: la ricetta classica del coinvolgimento.
  • Ultralineare “sweet spot”: dettaglio da triodo, spinta da pentodo.
  • No-stress rolling: compatibile con le grandi valvole iconiche.
  • Soundstage avvolgente: presenza, profondità, aria tra gli strumenti.

Metti in play la tua musica e lasciati conquistare da un suono che il marketing definirebbe “più puro del puro”, mentre gli amici ti chiederanno soltanto: “Dov’è il palco?”

Negli ultimi tempi mi capita sempre più spesso di ricevere domande e richieste di pareri su schemi trovati in rete che qualcuno vorrebbe replicare.

Prima, però, una premessa ironica: l’apertura un po’ scherzosa dell’articolo prende bonariamente in giro certo marketing dell’audio che ama parlare di “watt musicali”, spesso il doppio di quelli reali, un’unità di misura inventata più per colpire l’immaginazione che per descrivere la realtà elettrica.

Chiarito che la battuta iniziale è solo un modo divertente per rompere il ghiaccio, veniamo al punto. L’articolo che segue non vuole essere partigiano né polemico, ma si propone di dimostrare, con dati e spiegazioni verificabili, una realtà tecnica ben definita.

Da tempo mi ero ripromesso di affrontare questo tema perché vedo ripetersi lo stesso problema: in diversi progetti che circolano online spunta la famosa “connessione ultralineare” applicata a stadi single-ended. La mia risposta, immancabilmente, è sempre la stessa: lascia perdere. In un single-ended l’ultralineare non funziona; ha senso solo optare per un’uscita a triodo oppure a pentodo.

Quando affermo che la connessione ultralineare in un single-ended “non funziona”, non intendo che l’amplificatore esploderà, non emetterà suono o suonerà in modo disastrosamente distorto. Intendo che si è scelto un’impostazione concettualmente inadatta: l’apparecchio suonerà, sì, ma in modo subottimale, senza reali vantaggi e con il rischio di introdurre ulteriori criticità. Per questo invito a leggere con attenzione le osservazioni che seguono: chiariscono il perché tecnico della mia posizione ed evitano fraintendimenti nei commenti.

Quello dell’ultralineare in single-ended è un errore clamoroso, eppure è stato copiato e diffuso in tutto il mondo audiofilo – persino da marchi blasonati – senza che nessuno si prendesse la briga di verificarne davvero il funzionamento.

La comunità degli autocostruttori e degli audiofili continua a considerarlo un collegamento valido tanto per i push-pull quanto per i single-ended, come se il nome stesso fosse una garanzia: “Ultra-Lineare”! Non solo lineare… ultra. Un richiamo efficace dal punto di vista psicologico e commerciale, ma del tutto ingannevole sul piano tecnico.

Cos’è la connessione Ultra Lineare

La connessione ultralineare è una configurazione possibile solo con valvole a pentodo, nella quale la griglia schermo viene collegata a una presa intermedia del trasformatore di uscita. In questo modo la tensione della griglia schermo non rimane fissa, ma segue parzialmente le variazioni della tensione di placca.

Il risultato è un funzionamento che combina l’elevato rendimento tipico del pentodo con la linearità del triodo, offrendo un comportamento intermedio tra le due modalità. Questa soluzione, ideata da Alan Blumlein, nasceva proprio per sfruttare i vantaggi di entrambe le tipologie di valvole e trova la sua naturale applicazione negli stadi finali push-pull, dove permette di massimizzare le prestazioni complessive.

Vantaggi della connessione ultralineare

Regolando con precisione la percentuale di derivazione della griglia schermo è possibile ottenere un equilibrio ideale tra le caratteristiche di triodo e pentodo. In un intervallo piuttosto ristretto di valori, la distorsione può scendere a livelli insolitamente bassi – talvolta inferiori a quelli ottenibili in puro triodo o in puro pentodo – mentre l’efficienza energetica resta solo leggermente inferiore a quella della configurazione pentodo completa.

La percentuale di derivazione ottimale dipende principalmente dal tipo di valvola. Per le KT88, ad esempio, il valore comunemente considerato ottimale è il 43% del numero di spire primarie del trasformatore sul circuito dell’anodo; per le 6V6GT è stato spesso raccomandato il 20%. Circuiti Mullard hanno fatto largo uso del 20% di carico distribuito, mentre alcuni amplificatori LEAK si spingevano fino al 50%.

Le caratteristiche che rendono il carico distribuito particolarmente adatto agli amplificatori audio di potenza – rispetto a soluzioni basate su triodo, tetrodo a fascio o pentodo puro – possono essere così riassunte:

  1. L’impedenza di uscita viene abbassata a circa la metà di quella ottenuta con un pentodo.
  2. La distorsione viene abbassata per avvicinarsi a quella ottenuta con una valvola triodo, ma può essere ancora inferiore nell’operazione ultralineare.
  3. La potenza in uscita è superiore rispetto a quella di un triodo, avvicinandosi a quella fornita da un pentodo.
  4. La potenza in uscita è più costante, poiché il carico distribuito è una combinazione di un amplificatore di transconduttanza e di un amplificatore di tensione.

Alan Blumlein concepì e applicò la connessione ultralineare esclusivamente in circuitazioni push-pull, e la stessa scelta fu seguita da tutti i grandi costruttori dell’epoca. Non esistono esempi storici di amplificatori single-ended con collegamento ultralineare: si tratta di un’idea comparsa solo in tempi recenti. Vediamo perché! Qui sotto lo schema di un’amplificatore Single Ended Ultralineare realizzato da un cliente SB-LAB apparso in questo articolo (clicca). Come si può vedere la griglia schermo è collegata ad una presa intermedia del trasformatore di uscita.

Desidero richiamare l’attenzione sul valore della resistenza posta sotto il catodo della KT88 nello schema, indicata in 360 ohm. Riporto le parole di un cliente che ha realizzato questo circuito:

«Se può aggiungere una sua nota per non farsi influenzare dalla resistenza da 360 ohm: io l’ho sostituita con un valore misurato di circa 190 ohm, dopo vari tentativi, perché non tornava la giusta corrente di bias».

Questo è un dettaglio fondamentale: memorizzatelo. Il fatto stesso che sia necessario dimezzare il valore della resistenza evidenzia una svista di fondo. Questo rappresenta un forte indizio che lo schema pubblicato non sia stato verificato sperimentalmente nelle condizioni indicate: in caso contrario la discrepanza nella polarizzazione della valvola finale sarebbe emersa.

Eppure questo schema circola su Internet da decenni, replicato e osannato, senza che quasi nessuno abbia mai indagato le ragioni della discrepanza di bias. Molti probabilmente non se ne sono nemmeno accorti, ascoltando felici una distorsione che ritenevano “suono giusto”.

Chi possiede una minima competenza nella progettazione e sa leggere le curve caratteristiche di una valvola – triodo o pentodo che sia – conosce bene la prassi: si sceglie un punto di lavoro tensione/corrente all’interno dei limiti di dissipazione, quindi si traccia la retta di carico in funzione dell’impedenza del trasformatore d’uscita.

Ma con una valvola collegata in modalità ultralineare non è possibile selezionare liberamente il punto di lavoro: il comportamento è vincolato dalla caratteristica della griglia schermo. Ogni variazione della tensione di polarizzazione altera in modo significativo l’intero fascio di curve caratteristiche. Per rendere più chiaro questo concetto possiamo fare riferimento alle curve riportate nel datasheet della KT88 Genalex (clic per ingrandire):

Comincio sottolineando che, nel datasheet della KT88, l’impiego della modalità ultralineare è descritto solo in configurazioni push-pull. All’epoca, infatti, non suscitava alcun interesse l’idea di applicarla a un amplificatore single-ended. Eppure è facile immaginare il ragionamento di un progettista poco accorto:

“L’impedenza tipica per una KT88 in single-ended è di 2500 ohm. A occhio posso fissare una tensione di 250 V con 120 mA di bias e una tensione di griglia intorno a -32 V…”

Un calcolo frettoloso di questo tipo porta a tracciare una retta di carico che, a prima vista, può sembrare corretta, come si vede nel grafico seguente:

Per evitare prove fisiche in laboratorio, possiamo ricorrere a LTSpice per simulare la polarizzazione di una KT88 in questa configurazione (primario da 2,5 kohm, secondario da 8 ohm, collegamento ultralineare al 50%). Il modello della KT88 impiegato è quello sviluppato da Norman Koren, riconosciuto per la sua elevata accuratezza: i risultati ottenuti in simulazione sono sovrapponibili a quelli che si avrebbero con una valvola reale. In teoria, ci aspetteremmo di misurare una corrente di circa 120 mA sul catodo…

Ecco il risultato della simulazione: la corrente di bias è di soli 24 mA! A questo punto chiunque abbia un minimo di esperienza (gli autocostruttori hobbisti possono essere perdonati, ma chi si definisce progettista dovrebbe accorgersene) dovrebbe porsi una domanda fondamentale:

“Perché le curve caratteristiche indicano una corrente di circa 120 mA, mentre in pratica ne ottengo appena 24?”

Una piccola discrepanza, dovuta alle tolleranze delle valvole, è normale e si compensa regolando leggermente il bias. Ma qui non si parla di qualche milliampere: passare da 120 mA a 24 mA è un divario enorme, che dovrebbe far dubitare seriamente della correttezza della teoria utilizzata per determinare la polarizzazione.

Eppure, nella maggior parte dei casi, questo campanello d’allarme viene ignorato. Si continua a “tirare” la regolazione del bias per forzare la corrente della valvola, senza chiedersi il perché del problema. Proviamo a dare un segnale chiaro…

Il circuito ora sembra funzionare, ma l’oscilloscopio racconta un’altra storia: la forma d’onda risulta fortemente distorta (in blu il segnale d’ingresso, in verde quello d’uscita). A questo punto sorge spontanea una domanda:

Perché, in un amplificatore single-ended in modalità ultralineare, la corrente di bias e l’impedenza del trasformatore non corrispondono alle previsioni?

Per trovare la risposta, è necessario analizzare con più attenzione le curve caratteristiche riportate nel datasheet

Avete notato la linea tratteggiata con l’indicazione Va,g2(o) = 425 V Prima di proseguire, vale la pena fare un breve ripasso sul funzionamento delle valvole, sia triodi che pentodi, concentrandoci in particolare sulla loro struttura interna. Cominciamo dal triodo: è costituito da una sola griglia e da una piastra (anodo) sottilissima, quasi “a toast”, posta molto vicino al catodo.

Passiamo ora a osservare un tetrodo o un pentodo, che al loro interno ospitano due o tre griglie. Nel caso del tetrodo a fascio, la terza “griglia” è in realtà formata da due sottili lamelle metalliche, ma in questo articolo non ci soffermeremo su questo dettaglio. Ciò che conta davvero notare è che, a differenza del triodo, la piastra (anodo) si trova a una distanza decisamente maggiore dal catodo.

Nei triodi, il campo elettrico generato dalla placca (anodo) agisce direttamente sugli elettroni, attirandoli, mentre la griglia di controllo (G1), mantenuta a potenziale negativo, ne frena e regola il flusso. Nei tetrodi o pentodi, invece, la placca è troppo distante dal catodo per attrarre da sola gli elettroni (o lo farebbe solo debolmente). In questi dispositivi interviene la griglia schermo (G2), posta subito dopo G1 e polarizzata positivamente: essa accelera gli elettroni verso l’anodo.

Poiché G2 è costituita da sottilissimi fili, la maggior parte degli elettroni non vi si deposita; anzi, grazie alla velocità acquisita – in una sorta di “effetto fionda” – prosegue oltre, fino a raggiungere il campo elettrico dell’anodo, che li cattura definitivamente. È quindi evidente che, in un pentodo, la corrente anodica non dipende solo dalla tensione negativa di G1, ma anche dalla tensione positiva applicata a G2.

Nella connessione ultralineare, a riposo la tensione applicata alla griglia schermo (G2) è pressoché identica a quella della placca, poiché la resistenza interna dell’avvolgimento del trasformatore è praticamente trascurabile. Di conseguenza, ogni variazione della tensione di placca provoca una variazione altrettanto significativa della corrente che attraversa la valvola: la tensione su G2 segue inevitabilmente quella di placca. Per questo motivo, in configurazione ultralineare possiamo parlare di curve “dinamiche”, mentre nei triodi e nei pentodi collegati come pentodi le curve restano sostanzialmente “statiche”.

Le linee tratteggiate nel datasheet Genalex citato in precedenza indicano, in sostanza, che il punto di lavoro può essere collocato a qualsiasi corrente, ma deve rimanere sopra quella linea, ossia a 425 volt! Se si modifica la tensione del punto di lavoro, le curve riportate nel datasheet non sono più valide e cambiano completamente!

Analizziamo questo fenomeno con l’aiuto di uTracer, che può essere configurato per acquisire anche curve in modalità ultralineare. Tuttavia, per i motivi già menzionati (e a causa di una mancata implementazione software), uTracer acquisisce curve dinamiche solo al di sotto della tensione specificata (quella delle linee tratteggiate di Genalex).

Per illustrare meglio il comportamento delle curve dinamiche, ho quindi evidenziato con un pallino nero un punto intermedio corrispondente a 300 volt, con la griglia di controllo G1 polarizzata a –25 volt.

Con una tensione di “stop” a 400 volt abbiamo 80mA a 200volt con G1 a -25…

Se portiamo la tensione di “stop” a 300volt la corrente misurata sempre sui 200volt con -25 di G1 scende a un pò meno di 40mA

Se poi abbassiamo ulteriormente la tensione di “stop” a 250volt ci ritroviamo una corrente inferiore ai 20mA

Si può inoltre osservare che, man mano che la tensione di “stop” diminuisce, la capacità di erogazione di corrente della valvola cala sensibilmente, mentre la resistenza interna aumenta, come evidenziato dalla minore pendenza delle curve. Questo significa che la valvola è molto meno capace di fornire corrente – e quindi potenza – rispetto alle condizioni ottimali. Per esempio, con una tensione di stop di 400 V la KT88 può raggiungere un picco di circa 170 mA a 50 V; con una tensione di stop ridotta a 250 V, il picco scende a circa 60 mA.

Come se non bastasse, la variazione della pendenza delle curve impone anche una modifica dell’impedenza del trasformatore, per evitare forti distorsioni. La potenza effettivamente erogata all’altoparlante risulta quasi identica – o solo lievemente superiore – a quella ottenibile con una connessione a triodo puro. Tuttavia, in modalità triodo la valvola lavora in modo decisamente più lineare. In definitiva, se non si desidera impiegare la valvola in modalità pentodo puro, la scelta più sensata è utilizzarla direttamente a triodo, senza neppure prendere in considerazione l’opzione ultralineare: in un single-ended, infatti, quest’ultima finisce quasi per sembrare un espediente per aggiungere distorsione.

È fondamentale precisare che queste considerazioni valgono per il funzionamento in classe A (sia single-ended sia push-pull), dove la tensione del punto di lavoro non è elevata e le curve ultralineari alle varie tensioni non sono note. La connessione ultralineare fu invece concepita per l’impiego in push-pull in classe AB, condizione in cui la tensione a riposo è più alta. In questo contesto la valvola lavora correttamente e offre reali vantaggi in termini di riduzione della distorsione e, talvolta, anche di maggiore potenza erogata.

Per esempio, una coppia di KT88 può fornire in sicurezza circa 50 W in classe AB a pentodo; oltre tale soglia la griglia schermo (G2) tende ad arrossare, poiché la tensione di placca può scendere al di sotto di quella dello schermo, generando picchi di corrente sulla G2. Quando però le KT88 vengono collegate in modalità ultralineare, la corrente è meglio controllata e si possono ottenere senza problemi 70–75 W, senza fenomeni di arrossamento della G2.

Esaminiamo ora la retta di carico impostata con le seguenti condizioni operative: 425 V di tensione anodica, 75 mA di corrente, –50 V sulla griglia di controllo e un trasformatore con impedenza di 6k.

In questa simulazione si ottiene una corrente di 66 mA, un valore molto vicino a quello previsto (le piccole discrepanze sono imputabili al modello matematico impiegato). La corrente di bias torna quindi ai livelli attesi perché il punto di lavoro è stato scelto sulla linea tratteggiata del datasheet a 425 V. Questo risultato conferma pienamente la validità delle considerazioni esposte finora. A questo punto, vediamo come il circuito si comporta se pilotato con un segnale sinusoidale:

Ancora una volta il segnale in uscita rivela una forte distorsione, ben lontana dalle aspettative. Si nota chiaramente una semionda schiacciata: ma qual è la causa di questo problema? L’asimmetria delle curve ultralineari è sotto gli occhi di tutti: basta aprire le immagini e osservarle con attenzione. Sul lato sinistro del grafico, la distanza fra le curve è sensibilmente maggiore rispetto al lato destro. Ciò significa che, per qualunque ipotetico punto di lavoro X, una delle due semionde risulterà inevitabilmente più lunga, l’altra più corta. Questo fenomeno è intrinseco alla connessione ultralineare e spiega perché il circuito sia stato concepito per l’impiego push-pull, dove la valvola gemella – lavorando in fase opposta – annulla reciprocamente questa distorsione.

È possibile vedere il comportamento di un circuito reale in questo articolo, all’inizio del quale prendo in esame un amplificatore che utilizzava una KT88 in single ended UL su carico di 6k, di cui posto qui sotto la forma d’onda catturata (in giallo il segnale del generatore e in blu quello che esce dal circuito).

Come si può vedere, il comportamento reale conferma pienamente quanto emerso nelle simulazioni. Desidero inoltre mettere in evidenza alcuni altri aspetti che i miei esperimenti hanno portato alla luce:

  1. Una KT88 in configurazione single-ended ultralineare può erogare in pratica circa 6–6,5 watt, ma lo fa con una distorsione marcata. Per ottenere un suono pulito è quindi necessario applicare controreazione, a meno che non siate veri appassionati della distorsione.
  2. La KT88 a pentodo arriva a erogare 12watt con uso di controreazione.
  3. La KT88 connessa a triodo arriva a erogare circa 5 / 5,5watt a triodo con basse distorsioni.

La mia conclusione è chiara: se si lavora in single-ended con un pentodo, ha senso usarlo come pentodo per privilegiare la potenza, oppure collegarlo a triodo per privilegiare la linearità. La connessione ultralineare, in questo contesto, non offre alcun reale vantaggio: il guadagno di potenza rispetto al triodo è trascurabile, mentre la distorsione resta elevata e costringe a ricorrere alla controreazione. A quel punto è molto più logico scegliere un pentodo puro, che almeno eroga più watt, o un triodo puro, se l’obiettivo è la massima fedeltà. Personalmente considero l’ultralineare nei single-ended (soprattutto senza feedback) poco più che un espediente per introdurre distorsione.

Naturalmente questo giudizio riguarda solo i single-ended: in configurazione push-pull, al contrario, la connessione ultralineare porta effettivi e significativi vantaggi.

A questo proposito vale la pena segnalare una alternativa ben più efficace dell’ultralineare: la connessione Schadeode. Questa configurazione, adatta anche agli stadi single-ended, combina la piena potenza di un pentodo con la linearità tipica di un triodo. In più offre vantaggi notevoli, come un alto fattore di smorzamento e ridotte rotazioni di fase: esattamente quei punti in cui la connessione single-ended ultralineare fallisce clamorosamente.

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6 Responses to Il Grande Mito Sfatato: perché l’Ultralineare nei Single-Ended è un errore

  • Quelli di norman koren sono buoni, comunque i risulti sulla distorsione della KT88 SE+UL li ottieni tali e quali anche con una KT88 vera sul tavolaccio di prova o sui vari amplificatori pastrocchio che ho avuto in mano, autocostruiti dai clienti o venduti in giro dai vari cinesi o non cinesi… Il guadagno del tubo diminuisce sulle tensioni alte e aumenta in basso (si vede anche a occhio guardando le curve) rendendo la valvola estremamente assimetrica, in pushpull funziona perchè sovrapponi le 2 valvole ribaltate una con l’altra che produrranno una piccola distorsione di terza ma è palese che diventa un distorsore inaccettabile in single ended.

  • Ci sono diversi file spice in giro della KT88, dove hai trovato il file spice affidabile a cui fai riferimento? Grazie

  • Tu stai parlando di un pushpull, l’ultralinare nei pushpull va bene e non è un problema, anzi per le KT88 va meglio che a pentodo. Il problema dell’ultrlineare è se lo vuoi fare in single ended, in quel caso la valvola lavora con le 2 semionde fortemente assimmetriche. Per capire se un trasformatore è in corto bisognerebbe iniettare segnale sul suo primario e vedere se sul secondario esce pulito o con delle distorsioni, con un tester non lo puoi capire. Di certo però un trasformatore con un pezzo di avvolgimento in corto emetterebbe pernacchioni e non solo un leggero rumorino…

  • Buon giorno,

    come prima cosa La ringrazio per la spiegazione, ne faro’ tesoro.
    Ho una domanda, ho riparato un amplificatore in Kit di nuova Elettronica (LX1113).
    Monta 2 KT88 in configurazione Push-Pull ultralineare (grazie a lei ora so’ cosa significa).
    Dopo aver riportato in vita detto amplificatore, piste bruciate e resistenze di griglia schermo esplose, sostituite due ECC82, una KT88 ed effettuate le tarature della corrente di bias mi sono accorto che un canale aveva un leggero ronzio (16 mVpp), indagando ho scoperto che l’avvolgimentio dell’ultralineare di una sola KT88 (quella che era in cortocircuito fra catodo e griglia schermo) risulta con caratteristiche alterate (gli altri avvolgimenti sono perfetti ).
    L’amplificatore sembra funzionare ma non vorrei che questa condizione porti ad un nuovo disastro. Quali rischi si corrono a lasciarlo cosi’?
    Cosa mi consiglia di fare? e’ indispensabile la sostituzione del trasformatore di cui sopra?
    E’ la mia prima riparazione su un valvolare.

    Cordialmente
    Antonio

  • Come ho scritto sull’articolo a mio parere l’uso di ultralineare in configurazione SE non porta nessun vantaggio ma solo maggiore distorsione, basta che guardi le curve di esempio della KT88 sull’articolo, come puoi vedere è assimetrica,, la distanza tra le varie linee inizialmente è più larga che verso la fine, in SE non è lineare. L’UL è nato per essere usato nei pushpull dove diventa vantaggioso usarlo, se con la 6V6 triodo ottieni 3 watt con l’UL ne hai forse 3,2?! ma distorce molto di più! non ha senso, fallo andare a triodo, oppure se vuoi più potenza a pentodo. Poi fai quello che vuoi, ma io non lo farei. Posso segnalarti questo progetto https://www.sb-lab.eu/sb-varuna-phono-single-ended-6v6gt/ , di cui potrei rendere disponibile lo schema come premium, posso fornirti il set di trasformatori per realizzarlo o per realizzare quello che hai trovato su internet, ho visto lo schema è molto semplice e va bene per cominciare, oltre alla 12AU7/ecc82 potresti usare anche altre valvole simili e anche la poco conosciuta e snobbata ECC84 che è antesignana della ECC88, ha un mu di poco superiore alla ecc82 (24 invece di 22) ma la pendenza della curve è molto inferiore (ha una resistenza interna che è quasi la metà di quella della ECC82!), potrei anche suggerirti qualche modifica come ad esempio un feedback disattivabile o variabile così puoi sentire la differenza ad orecchio e formare una tua preferenza invece di dar solo credito ai soliti guru.

  • Ciao ho letto con interesse tutta la trattazione e siccome mi stò accingendo anche io alla costruzione di un single end (modesto in potenza e senza tante pretese essendo il mio primo…) con finali 2x 6V6 pilotate da 1/2 triodo ecc82 per canale, vorrei chiedere un parere.
    Lo schema che ho trovato in rete e che mi è piaciuto è realizzato con TU a presa intermedia. Cito il modello per chiarezza: 6V6 Marblewood.
    Dovendo approvvigionarmi dei 2 TU, mi domando se un TU ultralineare non è sufficiente, anche in considerazione del fatto che ho visto altri schema dove la tensione di graglia schermo viene prelevata dalla tensione anodica tramite una resistenza.
    Ringrazio e attendo un parere

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Nuova vita per l’LX1321 di Nuova Elettronica: l’upgrade SB-LAB

Correvano gli anni ’90 quando la rivista Nuova Elettronica iniziava a proporre sul mercato una serie di amplificatori valvolari in scatola di montaggio. Tra questi, i più noti furono l’LX1321, con pre e stadio phono integrati, e il precedente LX1113, una versione più semplice senza sezione di preamplificazione.

Negli anni 90 questi kit si diffusero a macchia d’olio in Italia e oggi sono diventati oggetti ricercati ma spesso sopravvalutati. È però fondamentale chiarire un punto: non intendo criticare l’operato di Nuova Elettronica. Lo scopo di questi apparecchi era didattico: insegnare a maneggiare le valvole, a usare il saldatore e a capire le basi della circuiteria audio. Non erano progettati per essere amplificatori “definitivi”, ma per far crescere gli hobbisti.

Di fatto, si trattava di scatole di montaggio basate su una circuiteria dal sapore vintage e con trasformatori estremamente economici e dalle prestazioni molto limitate. Lo dico da tempo, e non sono l’unico: molti lettori negli anni mi hanno scritto per confermare quanto riportavo nei miei articoli. Ad esempio Luigi, che mi ha ceduto di recente il suo LX1321, mi scriveva così:

“Ciao, mi chiamo Luigi, ho letto il tuo articolo sull’amplificatore di Nuova Elettronica. Avevo assemblato al tempo l’amplificatore che da i problemi da te indicati. (…) Oggi mi trovo a vendere la mia casa e a trasferirmi nelle Filippine: l’amplificatore è in cantina da anni. Non amo gli sprechi, se ti interessa lo cedo volentieri.”

Molti altri, invece, hanno preferito criticarmi o addirittura insultarmi perché osavo dire che l’LX1321 non fosse poi così buono. Frasi del tipo “eh ma io ce l’ho e suona bene” sono all’ordine del giorno. Bisogna però essere chiari: il “suona bene” è soggettivo e limitato all’esperienza personale di ascolto. Se non si è mai sentito nulla di meglio, è facile credere di avere tra le mani un grande amplificatore, ma la realtà è che con trasformatori così poveri e un progetto del genere non si può andare lontano. Non è colpa di nessuno: chi s’accontenta gode… ma esiste molto di meglio. E non lo dico solo io: molti acquirenti di questo kit, dopo aver pasticciato per anni nel tentativo di migliorarlo, hanno finito per svenderlo per poche lire o regalarlo.

Ed è proprio qui che entra in gioco il mio lavoro: le modifiche che propongo trasformano l’LX1321 in un apparecchio di livello superiore, tanto che chi ha eseguito l’upgrade si è ritrovato a mettere in difficoltà amplificatori commerciali di marchi blasonati (che non cito per eleganza). Non si tratta di un affronto a Nuova Elettronica, ma di un secondo passo di apprendimento: dopo aver montato il kit, si può imparare ancora qualcosa di più sull’alta fedeltà a valvole.

Un cenno al modello precedente: LX1113

Prima dell’LX1321, Nuova Elettronica aveva proposto il kit LX1113, un push-pull con KT88/EL34, privo di sezione pre e phono. Circuitalmente non troppo diverso, ma con serigrafie del PCB e numerazione dei componenti differenti. Ne ho ricevuto uno tempo fa per studiarlo e la mia conclusione è stata piuttosto netta:

  • Il mobile, realizzato in un materiale che definire “legno” è un complimento (truciolato o cartone pressato), si smontava da solo.
  • Lo spazio era insufficiente per alloggiare trasformatori seri.
  • I trasformatori in dotazione erano di qualità talmente bassa da rendere inutile qualsiasi sforzo di upgrade.

In pratica, non ne vale la pena: se ne avete uno, divertitevi pure a pasticciarlo, ma non spendeteci soldi. Lasciate perdere modifiche fantasiose come montare triodi a riscaldamento diretto o tagliare il negative feedback: con trasformatori così scadenti otterreste solo gain eccessivo, bassi gonfi e fastidiosi, e una alta sensibilità alle interferenze.

Questi apparecchi vanno visti per quello che sono: kit didattici per imparare a costruire, non per fare alta fedeltà. Spendere cifre in valvole NOS su circuiti del genere è denaro buttato: qualsiasi amplificatore che utilizzi quei trasformatori non potrà andare molto meglio di così.

Perché ho voluto proporre una modifica?

La risposta è semplice: perché me l’hanno chiesto! Molti appassionati mi hanno sollecitato nel tempo a proporre un upgrade dell’LX1321, visto che le sue doti sonore non soddisfano poi così tante persone. E no: non è cambiando due resistenze o aggiungendo un condensatore “miracoloso” dopo aver tagliato il negative feedback che lo si fa andare bene. Serve un intervento strutturale, spiegato e documentato, che affronti i limiti reali del progetto. Quindi troll e detrattori mettetevi il cuore in pace: qui non si spara a zero su Nuova Elettronica, ma si racconta semplicemente la verità tecnica e sonora di questi kit.

Le misure strumentali della versione originale

Dell’esemplare originale di LX1321 che mi ha ceduto Luigi ho eseguito una serie di misure strumentali, che parlano da sole. Il grafico di THD e le forme d’onda in quadra a 100 Hz, 1kHz e 10kHz mostrano chiaramente quanto il circuito del pre e i trasformatori lavorino in maniera tutt’altro che ottimale.

THD

Forme d’onda in quadra a 100 Hz, 1 kHz e 10 kHz (sì, a 10 kHz in ingresso c’era davvero una quadra… ma quello che usciva dall’amplificatore era tutt’altra cosa).

Con valvole finali non nuove, ho misurato una potenza massima di circa 35 watt e un fattore di smorzamento pari a 3. Potrebbe sembrare basso, ma ho verificato che il collegamento della reazione negativa era effettivamente presente e funzionante: segno che i limiti arrivano proprio dai trasformatori.

A conferma della qualità della componentistica, il trasformatore di alimentazione di questo esemplare vibrava in maniera impressionante, pur senza manifestare surriscaldamenti anomali. Un chiaro indizio che non fosse bruciato, ma semplicemente assemblato con lamierini interni allentati come potete constatare nel video qui sotto.

Va aggiunto che questi risultati non sono nemmeno costanti da un esemplare all’altro: in base alle testimonianze ricevute e alle misure di altri LX1321, sembra che la qualità costruttiva dei trasformatori variasse sensibilmente, rendendo l’esito sonoro un po’ una lotteria. E per pietà verso chi è affezionato a questo apparecchio, evito di pubblicare il grafico di banda passante.

DSCN6012

Se sei interessato al kit di trasformatori, induttanze e isolatori per realizzare questo progetto contattami per avere il prezzo aggiornato.

Attenzione: Le modifiche di upgrade non sono pubbliche: vengono fornite in un manuale PDF riservato esclusivamente a chi acquista il set di trasformatori SB-LAB. Il motivo è semplice: l’intero progetto è stato sviluppato e collaudato unicamente attorno ai miei trasformatori. Non avrebbe alcun senso rendere pubbliche le modifiche, perché eseguirle con trasformatori presi “a caso” da chissà chi non porta a nessun risultato certo e può anzi generare problemi gravi (regola che vale per qualsiasi schema di qualsiasi amplificatore).

I trasformatori originali di Nuova Elettronica non sono in alcun modo utilizzabili per questa modifica (ma potete rivenderveli su ebay senza difficoltà). Parliamo infatti di un circuito a larga banda passante: proprio perché anche i trasformatori sono a larga banda, si ottiene la resa sonora Hi-End che caratterizza l’upgrade. Ma allo stesso tempo il cablaggio richiede grande cura e attenzione:

  • Masse perfette e contatti puliti sul telaio.
  • Rispetto della polarità di fase dei trasformatori (pena auto-oscillazioni attraverso la NFB).
  • Ingresso cablato con cavo schermato di buona qualità e senza loop di massa.
  • Accensione graduale con variac consigliata nelle prime prove.

Se avete acquistato i trasformatori per l’upgrade, il PDF con le istruzioni dettagliate è incluso. In caso di problemi o dubbi, SB-LAB fornisce assistenza per risolverli.

I problemi dello schema originale

Analizzando lo schema originale emergono diversi punti critici. La sezione phono basata su ECC83, oltre a non essere schermata e a trovarsi troppo vicina ai trasformatori e allo stadio finale, risulta poco utilizzabile: chi desidera davvero un ingresso pickup farebbe meglio ad adottare un pre esterno.

Schema LX1320-LX1321

Sugli ingressi linea (CD, Tuner, Aux, ecc.) compare un discutibile attenuatore ad L (R2/3, R4/5…), inserito solo per ridurre un segnale che poi viene immediatamente riaumentato dalla valvola V2: una soluzione illogica che complica senza dare benefici, perchè attenuare un segnale per poi doverlo amplificare di nuovo? A questo si sommano l’ulteriore attenuazione di R33 in serie al potenziometro volume e un controllo balance che peggiora ulteriormente il percorso del segnale.

Nella sezione finale LX1321 troviamo una induttanza doppia condivisa tra i due canali, scelta economica che introduce inevitabili intermodulazioni a bassa frequenza. Grave anche la griglia di una valvola collegata direttamente al cursore del potenziometro: con componenti di bassa qualità bastava un falso contatto per lasciare la griglia flottante, quando una semplice resistenza da 1 M? avrebbe risolto il problema.

Altro punto discutibile è lo snubber R39/C20 sulla placca del primo triodo: inserire capacità dentro un anello di NFB è la ricetta perfetta per rotazioni di fase indesiderate. Probabilmente l’hanno aggiunto solo per evitare oscillazioni, dato l’elevato tasso di controreazione. Infine, la seconda sezione di V3 viene usata come sfasatore catodina accoppiato AC con polarizzazione elettrostatica della griglia: una soluzione datata, tipica di certi ampli da chitarra anni ’50/’60, più adatta a produrre distorsione che ad alta fedeltà. Nell’immagine sotto come appare lo sfasatore di nuova elettronica e come esso sarebbe dovuto essere.

Come andrebbe fatto… Com’è…
catodina_demo_ok catodina_nuovaelettronica_schifo

Chi ha un minimo di esperienza con l’elettronica valvolare, vedendo lo sfasatore adottato da Nuova Elettronica, tende a pensare subito che non possa funzionare, poiché la griglia è praticamente riferita al suo stesso catodo e sembrerebbe quindi trovarsi in saturazione. In realtà la questione è più sottile: la presenza di R4 da 1M (che sarebbe stato meglio portare almeno a 10 M) fa sì che la griglia non sia del tutto flottante, ma ancorata con una resistenza molto elevata.

È un vecchio trucco già visto in apparecchi anni ’50: la griglia, pur senza polarizzazione classica, riesce a raccogliere elettroni dal flusso che scorre tra catodo e anodo, caricandosi elettrostaticamente e diventando negativa rispetto al catodo. Il problema è che questo tipo di polarizzazione è altamente instabile e porta con sé una forte distorsione, tanto che è diventata una sorta di marchio sonoro degli amplificatori da chitarra dell’epoca. Una scelta che può avere senso in ambito musicale, ma che è del tutto fuori luogo in un apparecchio che dovrebbe aspirare all’alta fedeltà. Subito dopo compare V4 come ulteriore stadio di guadagno: evidentemente lo sfasatore così realizzato era troppo “delicato” e instabile per pilotare direttamente le finali. Da lì si arriva alle valvole finali a bias fisso, al trasformatore di uscita e all’NFB che chiude il quadro di uno schema pieno di compromessi.

Come altri propongono di modificarlo

Su internet si trovano diversi siti e spazi amatoriali che propongono modifiche al progetto LX1321. Purtroppo, nella maggior parte dei casi, si tratta di interventi banali o addirittura peggiorativi: il risultato è solo quello di trasformare un circuito approssimativo in un altro circuito altrettanto approssimativo. Non è cattiveria: semplicemente, queste modifiche non affrontano i limiti reali del progetto, e quindi non portano a un miglioramento concreto.

Un esempio è quello di chi sconsiglia le KT88 cinesi e le sostituisce con altre valvole solo per “principio”. La realtà è che non tutte le valvole cinesi sono uguali: alcune sono decisamente migliori di certe produzioni dell’Est. Personalmente, le KT88 più affidabili che ho testato sono state le Tung-Sol.

Altro caso frequente è quello di montare valvole NOS pregiate e costose (come le 5814A National) su questo circuito. Una scelta inutile: è la solita psicologia distorta che “il suono lo fa la valvola”, quando in realtà a determinare il risultato è l’insieme del progetto. Montare valvole di pregio su uno schema pieno di limiti non cambia la sostanza, sembra cambiare qualche piccola sfumatura ma non ci si è allontanati molto da dove si era all’inizio.

Si leggono poi proposte come l’aggiunta di un condensatore di bypass sul catodo dello stadio pre, per “stabilizzare la polarizzazione”. In realtà, così si aumenta solo il guadagno di un circuito che già di suo guadagna troppo, ed è persino pieno di attenuatori passivi inseriti proprio per ridurlo. Un controsenso.

Il colpo di grazia, però, arriva da chi decide di tagliare la controreazione (NFB): da un lato si aumentano le armoniche “tenute a bada” dall’anello, ma dall’altro il guadagno schizza alle stelle, il potenziometro volume diventa ingestibile (basta sfiorarlo per far esplodere i diffusori) e il basso smorzamento introduce una valanga di problemi. Non solo: le piccole asimmetrie del potenziometro si traducono in forti squilibri tra i due canali, costringendo ad aggiustamenti continui col balance.

Il risultato? Un circuito già sbilanciato diventa ancora più instabile e poco gestibile. Ecco perché, pur con tutta la simpatia per l’entusiasmo degli hobbisti, queste modifiche non vanno prese sul serio: non risolvono i problemi di fondo e non trasformano certo l’LX1321 in un vero Hi-Fi.

Upgrade Premium: guida e trasformatori SB-LAB

Per chi quindi desidera davvero trasformare il vecchio LX1321 in un amplificatore di livello superiore, propongo un progetto premium che comprende l’acquisto del set di trasformatori SB-LAB insieme a un PDF esclusivo con la guida passo passo alla modifica.

Il PDF non è un semplice schema annotato, ma una guida illustrata con foto dettagliate che spiega nel concreto come intervenire sul PCB: quali componenti sostituire, quali piste tagliare e dove inserire i cavallotti. Seguendo le istruzioni, lo schema originale viene completamente stravolto e ricostruito in una versione totalmente diversa, ottimizzata e collaudata.

Ecco in sintesi i punti chiave dell’upgrade:

  • Riduzione della controreazione, per un suono più naturale e meno artificiale.
  • Nuovo sfasatore long-tail al posto del catodina, molto più lineare e stabile e dal suono molto migliore.
  • Corretto filtraggio dell’alimentazione della sezione pre con una coppia di induttanze 15S55, al posto dell’induttanza doppia di Nuova Elettronica che causava intermodulazioni tra i canali alle basse frequenze.
  • Nuova rete di NFB ricalibrata, con smorzamento notevolmente migliorato.
  • Suono morbido, pulito ed esteso su tutta la gamma, finalmente libero dalle limitazioni del progetto e dei trasformatori originali.
  • Trasformatori SB-LAB dedicati: nuovi trasformatori d’uscita e un trasformatore di alimentazione progettato ad hoc.

Il risultato finale è un ampli che nulla ha più a che vedere con l’LX1321 originale, ma che conserva il fascino della “scatola di montaggio” trasformandola in una vera macchina Hi-Fi. Chi fosse interessato ad acquistare il PDF con la guida integrale, unitamente al set di trasformatori SB-LAB, può contattarmi direttamente tramite email.

Foto della mia realizzazione!

Le strumentali del nuovo apparecchio

Se l’LX1321 originale faticava a erogare 40 Watt e mostrava limiti evidenti già dalle prime misure, l’amplificatore modificato con il kit SB-LAB si presenta come un progetto completamente rinato, con numeri che parlano da soli:

  • Banda passante a 1 Watt: da 10 Hz (-0 dB) fino a circa 75 kHz (-1 dB) – estensione lineare e ariosa, senza i tagli impietosi dell’originale.
  • Fattore di smorzamento (DF): 4 – finalmente un controllo serio sui diffusori, contro il fiato corto della versione stock.
  • Distorsione armonica (THD) a 1 Watt: 0,67 % – un valore degno di un vero Hi-Fi, non più i “cubi di fuzz” del progetto di partenza.
  • Sensibilità di ingresso: 4,5 Vpp (1,6 Vrms) – perfettamente bilanciata per interfacciarsi con sorgenti moderne.
  • Potenza massima: 55 Watt RMS per canale – un salto netto rispetto ai circa 40 Watt della versione originale.

In pratica, lo stesso telaio ospita oggi un amplificatore più potente, più pulito e molto più musicale, capace di giocarsela con macchine di fascia ben più alta.

Spettro a 1Watt

Banda passante @ 1 watt su carico resistivo

Banda passante @ 1 watt su carico reattivo

Tringolare @ 1khz e 10khz

Conclusioni

L’amplificatore così modificato suona mooolto meglio dell’originale. Il fattore di smorzamento (intorno a 4) non è da record, ma con lo stampato a disposizione non si potevano certo fare miracoli: se usate diffusori un po’ “molli” o di generose dimensioni, magari con reflex, potreste notare un pizzico di esaltazione in gamma bassa. D’altro canto, il tasso di NFB non è elevatissimo e, chissà, forse a qualcuno piace proprio così.

Se invece avete un pre o una sorgente particolarmente “pompata”, capace di uscire ben oltre i classici 5 Vpp dei lettori CD, si può pensare di ritoccare R52, cioè la resistenza di NFB, abbassandone leggermente il valore. Questo aumenterebbe il tasso di controreazione e quindi lo smorzamento. Attenzione però a non esagerare.

Detto questo, il suono finale è quello che conta: pulito, limpido, con acuti ariosi e gradevoli, senza ronzii né rumori di fondo, anche con diffusori da 91 dB di sensibilità. Per arrivare a questo risultato sono servite 32 ore di lavoro effettivo, più il tempo per i trasformatori e i componenti, altre ore a studiare come infilare un circuito completamente diverso su un PCB che non era nato per ospitarlo, più una buona dose di simulazioni su LTSpice per essere sicuro che tutto funzionasse. Infine, circa 5 ore di scrittura per questo articolo (almeno 10 con gli aggiornamenti).

Quindi, se apprezzate lo sforzo, premiatemi acquistando i trasformatori SB-LAB per eseguire l’upgrade: non solo avrete tra le mani un amplificatore che vi farà dimenticare l’LX1321 originale (e anche tanti apparecchi commerciali molto costosi), ma eviterete anche di perdervi in modifiche “fantasiose” che non portano da nessuna parte. E ricordate: se i trasformatori li prendete altrove, il risultato finale non sarà mai questo!

Qui sotto la realizzazione di un cliente SB-LAB

“Ho seguito la guida passo passo e, pur non essendo un tecnico professionista, sono riuscito a portare a termine la modifica senza difficoltà. Il risultato mi ha lasciato senza parole: l’ampli è diventato silenziosissimo, con bassi morbidi e un dettaglio sugli acuti che non avevo mai sentito prima. Posso dire che ora ho un vero Hi-Fi in salotto!”
Marco R.

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19 Responses to Nuova vita per l’LX1321 di Nuova Elettronica: l’upgrade SB-LAB

  • Grazie Stefano per aver dato vita a questo apparecchio, sono felice di sapere che il mio vecchio amplificatore adesso suona come doveva…
    Partirò per le filippine senza rimpianti. 🙂

  • Complimenti per tanto lavoro

  • le raddrizzatrici a riscaldamento diretto arrivano in temperatura in un paio di secondi, mentre le finali a riscaldamento indiretto impiegano anche 30 secondi, quindi se usi una raddrizzatrice DHT sbagli, se usi una raddrizzatrice IHT ivece è corretto, ma se ti riferisci a questo progetto una singola raddrizzatrice è non è abbastanza per alimentare tutto il circuito e in ogni modo se anche usassi 2 valvole raddrizzatrici andrebbe modificato il trasformatore di alimentazione e poi finiresti con i piedi pari in una sporta di altri problemi dovuti alla non stabilità della sezione di alimentazione che potrebbero innescare motorboat etc.

  • Per prima cosa grazie mille per la risposta esauriente.
    Con una raddrizzatrice a vuoto suppongo sia ugualmente non necessaria in quanto l’anodica sui condensatori di filtro dovrebbe salire lentamente con il riscaldarsi del catodo della rettificatrice o sbaglio?

  • Per “ritardo dell’anodica” si riferisce all’atto di applicare la tensione anodica solo dopo che i catodi delle valvole sono stati riscaldati adeguatamente. Tale pratica è finalizzata principalmente alla conservazione dei condensatori elettrolitici. Questo approccio mira a evitare situazioni in cui la tensione anodica sia attiva senza che i catodi delle valvole siano in funzione. In taluni casi, ciò potrebbe causare un’elevazione eccessiva della tensione a vuoto, superando i limiti massimi di tolleranza dei condensatori e provocandone il danneggiamento. In tanti amplificatori da chitarra è così, infatti le già altissime tensioni anodiche applicate per tirare per il collo le finali di potenza senza carico si innalzano pericolosamente oltre il limite dei condensatori per questo quasi tutti hanno un’interruttore di standy (molto vestigiale che ricorda gli anni 50 quando non era facile fare un temporizzatore come lo sarebbe oggi).

    Tuttavia, per il progetto in questione, questa pratica non è necessaria, poiché è stata adottata da un cliente di sua iniziativa. È importante notare che su Internet e sui social media circolano molte voci infondate. Ad esempio, si sostiene che l’applicazione di tensione con i catodi freddi possa causare la “strappatura degli elettroni”, danneggiare i catodi e provocare altri effetti negativi. Tali affermazioni, però, sono prive di fondamento e non trovano riscontro nella realtà.

  • Ciao Stefano/Fabio,

    cosa intendete con “ritardo sull’anodica”? Aspettare che i filamenti siano caldi?

    Grazie,
    Marco

  • Signor michelangelo capisco che lei l’ha progettato pasandosi su antichi progetti del williamson, ma il risultato all’ascolto è quello che è, quoto in toto la modifica prodotta di sb-lab che ho realizzato con piena soddisfazione e posso garantile che il suono è tutto un’altro pianeta.

  • Non sono un tecnico elettronico e quindi non mi addentro in disquisizioni a me ignote. Sono semplicemente il felice ed appagato proprietario del finale NE, modificato grazie a Stefano e le cui foto appaiono in questo link. Lo si può riconoscere dal mobile mogano e dai due occhioni vu meter frontali incorniciati dalla mascherina in ottone e monta le 6550. Per lui ho già detto in un altro post qui pubblicato. Ho seguito da sempre NE, sin dall’inizio e posseggo l’intera collezione tranne le ultime pubblicazioni di cui ho preso subito le distanze. Motivo? Non sembravano più di NE. Lo spirito di Nuova Elettronica per conto mio era quello di dare una poliedricità di progetti che spaziavano su tutto ad un prezzo che tutti potevano permettersi. Progetti vari montati funzionavano e funzionano ancora ma… e questo è il punto, quelli finalizzati all’audio eo Hifi, purtroppo non era così. La teoria esposta era completa ed allettante, ma il relativo circuito, probabilmente costretto dal prezzo finale, risultava purtroppo mediocre. L’economia “pratica” di ogni progetto la faceva da padrona e così mentre un interruttore crepuscolare funzionava e continua a funzionare a dovere, non era lo stesso per un progetto audio.
    Prendo per esempio il mio finale. Nasce dall’amplificatore valvolare LX 1320, esclusa la sua preamplificazione, (per questo possiedo LX1140) acquistato dopo aver letto del finale precedente in cui si mettevano in luce tutte le peculiarità di questo incredibile (a detta loro) finale ma con un cablaggio interno alquanto caotico e della pericolosa ed estrema difficoltà nella taratura del bias. La scelta del LX 1240 è stata presa per la sua ingegnerizzazione e pulizia di montaggio rispetto al precedente, fermo restando i suoi parametri di targa.
    Sia con il pre che con il finale, con il loro acquisto, ho voluto dare una ulteriore chance a NE. Il risultato complessivo all’inizio è stato buono, per quello che davano, ma poi, l’economicità dei progetti non si è fatta attendere.. Il mini trasformatore del pre ha tirato le cuoia e lo stesso ha fatto quello del finale che ronzava più di un favo di vespe. Per non parlare di una usura anomala dei tubi. I miei diffusori, sono una coppia di ESL 63 Pro, mi facevano notare che qualcosa non andava, per non parlare poi delle continue e snervanti tarature del bias. Conosciuto Stefano, ho provato, e quando me lo ha riconsegnato non credevo alle mie orecchie. Questo dimostra a parer mio che NE, in fondo qualcosa di buono in teoria lo faceva, ma in pratica, contenendo i costi, no.

  • Grazie Stefano, per il capolavoro che hai creato partendo dall’LX1321 che io consideravo ben suonante. Su internet girovagando ho incontrato il tuo sito, mi è piaciuto. Provare? perchè no! è uscita una meraviglia ora si che si parla di HIFI, ora si che si ascolta veramente la musica, non l’impianto, lui fa solo il suo dovere. Suona come non potevo neanche minimamente immaginare… le mie Quad mi hanno ringraziato e ti ringraziano

  • Grazie.

  • Devi collegare il tester nella scala dei 2volt sulla resistenza di test point (quella in serie sotto il catodo) e conoscendo il valore di questa resistenza e la corrente che dovrà passarci, con la legge di ohm calcoli la tensione che dovrai leggere sul tester, quindi colleghi il tester sulla resistenza ad amplificatore acceso e se non leggi la tensione che ci si aspetta devi regolare il trimmer del bias fino ad ottenerla.

  • Salve, avrei una domanda in merito al problema con la regolazione della corrente di riposo. Qualcuno può descrivere come farlo? Non conosco l’italiano, mi scuso in anticipo per gli errori.

  • 2 induttanze separate non intermodulano, perchè sono separate. Quando le accoppi magneticamente invece sì… ad esempio nel 1240 modificato l’accoppiamento magnetico tra le 2 induttanze causava l’innesco di una leggera oscillazione a bassa frequenza che compariva non solo nel montaggio reale ma anche su Spice. Non c’è nessun segreto, lo hanno fatto solo per risparmiare.

  • Avevo letto da qualche parte che le induttanze doppie di NE erano avvolte in contro fase per limitare appunto problemi di intermodulazione a bassa frequenza…bisognerebbe analizzarle con oscilloscopio per scoprirlo

  • Ciao Stefano,
    Ti comunico che ho ultimato il montaggio dell’ampli (upgrade LX1321 NUOVA ELETTRONICA).
    Nonostante il cablaggio in aria è andato tutto per il meglio al primo colpo! (ovviamente prima accensione col variac).
    Ti faccio i complimenti per i trasformatori, mai visto una risposta in frequenza cosi’ ampia (sinusoide perfetta e stabile da 10Hz a 76.000Hz!), onda quadra a 100, 1000, 5000Hz perfetta, una quarantina di watt con KT90, DF 4,2 circa.
    Suna molto bene, almeno per i miei gusti, ovviamente ci sara’ roba che suona meglio ma considerando che e’ una modifica di un circuito precedentemente fatto male direi che e’ ottimo.
    Entro con un preampli a valvole sempre di NE con componenti migliorati, e, come dicevi tu, il suono viene ulteriormente distorto, entrando direttamente con un lettore cd la faccenda cambia di molto.
    Ho fatto lievi modifiche (consigliate da te):
    -sull’anodica ho inserito un elettrolitico da 1000uF 650V (al posto dei due in serie da 500uF) e in parallelo allo stesso ne ho messo uno da 10uF e un ulteriore da 0.1uF in polipropilene.
    -Ho messo un altro polipropilene di bassa capacita’ in parallelo a ciascun elettrolitico sulla sezione pre (C1-C2-C5)
    -Inserito un ritardo sull’anodica.
    -Ho eliminato il potenziometro in ingresso entrando direttamente nella griglia della ecc81 e mettendo una resistenza da 50Kohm tra ingresso e massa.

    Grazie ancora.

    Fabio

  • Ho eseguito la modifica con i trasformatori Sb lab e devo dire che sono rimasto veramente colpito amplificatori che suonano cosi’ non li senti spesso nemmeno nei negozi hi end e pensare che si parte da quel rottamino di nuova elettronica il risultato finale lascia senza fiato, trasformatori veramente ben fatti che nulla hanno da invidiare a roba super ricercata e molto costosa, veramente complimenti.

  • Perchè dovrei prende in giro? l’apparecchio dell’articolo sta a roma da un mio caro amico, tra un pò dovrebbero darmene un’altro per fare la stessa cosa così pubblico anche le strumentali acquisite con nuovo strumento computerizzato che non avevo al tempo del primo articolo

  • Ciao, mi fai paura…
    Ma quanto sei preparato?
    O ci prendi in giro.
    Comunque grazie, articolo affascinante.

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