L’oscuro mondo degli amplificatori valvolari mal costruiti

Guida pratica tra falsi miti, rischi di sicurezza e segnali d’allarme, con casi reali dal banco SB-LAB.

Nel mondo dell’Hi-Fi valvolare non è raro imbattersi in apparecchi che, dietro un aspetto seducente, nascondono difetti gravi. Ci sono gli accrocchi “cantinari”, frutto di improvvisazione e materiali scadenti, ma anche amplificatori hi-end dal prezzo stellare che, pur costando come un’auto, sono cablati e progettati con la stessa sciatteria.

A complicare il quadro, si aggiungono gli apparecchi pesantemente modificati da mani inesperte: interventi che promettono miracoli sonori e invece peggiorano prestazioni, sicurezza e affidabilità. Questa guida raccoglie casi reali che mi sono passati sul banco SB-LAB, smonta i miti più diffusi e fornisce criteri concreti per distinguere un valvolare costruito a regola d’arte da un semplice “bel vestito” pieno di rischi nascosti.

Anche se spendete tanto potreste rimanere fregati

Il prezzo non è una garanzia di qualità. Nel mondo dell’Hi-Fi valvolare esistono marchi che si presentano come “hi-end” e che propongono prodotti dal costo di diversi stipendi, accompagnati da recensioni entusiastiche su riviste specializzate. Tuttavia, dietro l’immagine patinata, può celarsi una realtà molto diversa.

Un caso esaminato nel mio laboratorio lo dimostra: un amplificatore di fascia altissima, acquistato nuovo da un cliente, presentava difetti costruttivi e funzionali sorprendenti per la fascia di prezzo. Tra le anomalie riscontrate:

  • Trasformatore di alimentazione rumoroso e con isolamento insufficiente.
  • Zoccoli valvolari ballerini, incapaci di mantenere le valvole ben salde.
  • Diafonia tra ingressi: passando da un canale all’altro restava udibile il segnale precedente, segno di commutazione e schermatura inadeguate.
  • Cablaggio interno disordinato, con componenti incollati anziché fissati meccanicamente e grovigli di cavi non schermati.
  • Componentistica sottodimensionata: interruttore di accensione economico, induttanza della cella CLC priva di traferro, potenziale causa di saturazione, componenti dozzinali.

La costruzione complessiva tradiva scelte economiche incompatibili con un prodotto di lusso: lamiera di fondo non lavorata professionalmente, schede elettroniche “di catalogo” incollate, collegamenti di rete realizzati senza la necessaria cura.

Il cliente aveva chiesto una revisione completa per risolvere ronzio, diafonia e fissaggio delle valvole, ma la somma di carenze progettuali e costruttive ha reso evidente che l’intervento non avrebbe potuto trasformare l’apparecchio in qualcosa di realmente affidabile: in casi simili la soluzione più sensata resta spesso la demolizione e il recupero delle sole parti riutilizzabili.

Questo episodio ricorda che il marchio e il prezzo non bastano a garantire qualità, sicurezza o prestazioni sonore. Una campagna di marketing aggressiva o recensioni entusiaste possono creare un’aura ingannevole, soprattutto quando i costruttori investono più in pubblicità che in progettazione e controllo. Prima di un acquisto importante è quindi essenziale:

  • Valutare le immagini interne (cablaggio, fissaggi, schermature) oltre a quelle esterne.
  • Verificare dati oggettivi come isolamento, banda passante dei trasformatori e qualità dei componenti.
  • Diffidare di slogan come zero feedback o cablaggio in aria se non accompagnati da misure concrete e non di parte.

Pagare molto non significa automaticamente comprare il meglio: un progetto serio e una costruzione impeccabile contano più del nome o del prezzo in etichetta.


“Chi poco spende butta i suoi soldi…”

Nel mondo dell’Hi-Fi valvolare convivono grandi marchi, piccoli produttori, appassionati autocostruttori e chi si improvvisa costruttore. In questo scenario, chi desidera un amplificatore a valvole si trova di fronte a molte scelte e, talvolta, a clamorosi abbagli. Non si tratta di stabilire cosa “suoni bene o male” – questione spesso soggettiva – ma di distinguere in modo chiaro ciò che è costruito in maniera tecnicamente accettabile da ciò che non lo è, analizzando le motivazioni che portano a errori di valutazione.

Primo caso: un 300B anonimo, proposto come prestigioso “dual mono” in un unico telaio, con due alimentazioni separate, attenuatore a scatti e condensatori carta-olio – caratteristiche che, sulla carta, promettevano un suono eccellente. È stato venduto per 700 €, ma il proprietario lamentava un suono debole e poco brillante, con fruscii su un canale. All’apertura, la realtà era ben diversa: piastra fissata con velcro (VELCRO !!!), cablaggio disordinato, condensatori ad alta tensione isolati solo con un nastro, altri appesi a fili nudi e colla a caldo. Durante il trasporto i trasformatori si erano quasi staccati, fissati com’erano a semplice compensato con viti sottodimensionate. I trasformatori d’uscita, nonostante le etichette ottimistiche (30 Hz–30 kHz), mostravano una banda passante reale ferma a circa 15 kHz (-3 dB). In sostanza: 40 kg di materiale poco riutilizzabile e nessun reale valore musicale.

Un secondo esempio riguarda un altro 300B, questa volta in configurazione push-pull, venduto per 800 €. Pur cablato leggermente meglio, presentava difetti gravi: un condensatore ad alta tensione fissato solo con colla a caldo si era staccato provocando scariche, e un fastidioso “hum” persisteva anche dopo interventi di emergenza. Indagando, ho scoperto che i trasformatori d’uscita pubblicizzati come artigianali erano in realtà trasformatori di nuova elettronica per EL34 nascosti in gusci metallici e sigillati con silicone, con prestazioni da apparecchio di fortuna.

In più punti di questi apparecchi si notavano soluzioni tecniche scorrette, come collegamenti lasciati flottanti e sezioni di avvolgimento inutilizzate, con conseguente degrado della resa sonora e potenziali rischi di affidabilità.

Questi episodi mostrano che l’errore non è solo di chi assembla: anche chi compra, spinto da luoghi comuni (“la 300B suona sempre meglio”, “la valvola X ha il basso perfetto”), può cadere in trappole costose. In realtà non si ascolta mai “una valvola” isolata: il risultato dipende da schema, trasformatori, componenti e messa a punto complessiva. Con progetti equivalenti e ben eseguiti, le differenze fra valvole si riducono a sfumature di gusto.

Alcune valvole, come la 300B, richiedono peraltro maggiori competenze e materiali per dare il meglio: alimentazione in continua dei filamenti, driver capaci di ampi swing di tensione, trasformatori di qualità superiore. Di conseguenza, due apparecchi equivalenti per potenza e risultato sonoro possono avere costi molto diversi a seconda della valvola impiegata.

Molti costruttori poco seri puntano invece su dettagli appariscenti ma marginali – condensatori carta-olio costosissimi, morsetti dorati, saldature in argento – mentre trascurano aspetti cruciali come cablaggio, schermature, percorsi di massa e dimensionamento dei trasformatori.

Il risultato è che, seguendo certe mode, si può finire per acquistare apparecchi che suonano peggio di quanto promettono, o che presentano criticità di sicurezza. Non basta una bella valvola per garantire qualità: serve un progetto solido e una costruzione impeccabile.

In conclusione, un amplificatore valvolare costruito correttamente ha inevitabilmente un costo adeguato. Con budget limitato, è meglio scegliere valvole meno impegnative ma un progetto ben eseguito, piuttosto che cedere a prodotti dall’aspetto lussuoso ma realizzati in modo approssimativo. In caso contrario, il rischio è di ritrovarsi con un oggetto costoso che offre poco più di una bella vetrina.


Il caso: Gamma Acoustic Space Reference – Attenzione ai “devastati”

Quando un “upgrade” diventa un disastro

I cosiddetti devastati: amplificatori nati da marchi reali, spesso validi in origine, poi modificati pesantemente e rivenduti come “upgrade”, quando in realtà sono stati devastati nelle scelte circuitali, nella sicurezza e talvolta anche nell’affidabilità.

I devastati sono particolarmente insidiosi sul mercato dell’usato: l’annuncio può farli apparire come elettroniche commerciali “normali”, magari con qualche miglioria, ma all’interno nascondono interventi arbitrari che alterano progetto, prestazioni e sicurezza. Il tono è volutamente ironico, ma il problema è serio: interventi non verificati possono trasformare un apparecchio sano in un devastato. Come riconoscere un devastato quando valutate un usato? Nelle inserzioni online può sembrare tutto regolare…

…ma sotto il coperchio possono nascondersi modifiche arbitrarie presentate come “upgrade”. Il rischio concreto è pagare un usato a prezzo pieno e dover poi investire molto di più per riportarlo alle condizioni originali. Prima di acquistare chiedete sempre: stato di originalità, dettaglio delle modifiche, foto interne. Valutate con un tecnico qualificato se l’apparecchio sia stato devastato e se il ripristino abbia senso tecnico ed economico.

Esempio reale: l’apparecchio arrivato in laboratorio “suonava bene” secondo il venditore, ma le misure di base raccontavano altro: canali sbilanciati (circa 9 W RMS vs 6 W RMS), differenza di livello di ~2 dB e rumorosità evidente. In ascolto, la resa era scadente. È emersa anche un’innescata a radiofrequenza attorno a 2,45 MHz, sintomo di stabilità compromessa da scelte circuitali discutibili.

All’apertura si riscontravano interventi non documentati: componenti incollati, percorsi di segnale tortuosi, aggiunte “magiche” prive di funzione tecnica, cablaggi dei filamenti sottodimensionati, condensatori e ponti in posizioni inusuali o a rischio.

Esempi tipici di devastazione: rivestimenti interni incollati che intralciano dissipazione e manutenzione; elementi “ornamentali” privi di funzione elettrica; cablaggi sospesi o non fissati; aggiunte “quantistiche” prive di riscontri tecnici. Tutto ciò non migliora il suono: introduce rischi e instabilità.

Cablaggi sottili dove scorrono correnti elevate e “mummie” di isolante: altri segnali tipici di devastato.

“Soluzioni distensive”: accessori e materiali non tecnici non migliorano il suono.

Esempi di scelte a rischio: condensatori e cablaggi tra masse ravvicinate senza criterio di ritorni e percorsi di corrente.

Anche le alimentazioni mostrano talvolta soluzioni improprie (diodi + valvola usata come semplice resistenza in una CRC mascherata), scelte che non portano benefici misurabili e complicano affidabilità e manutenzione.

Componenti danneggiati: altri campanelli d’allarme.

In casi del genere il ripristino richiede tempo: ricostruzione dello schema, distinzione fra parti originali e interventi successivi, pulizia, rifissaggio meccanico, sostituzione di prese e boccole danneggiate, riprogettazione della sezione di alimentazione con valori e topologia adeguati al carico reale. (Nella foto un ponte di diodi perforato volutamente con il trapano, il motivo nessuno lo sà, e ovviamente non c’è nessun motivo sensato per fare una cosa del genere).

La prima cosa che ho fatto…

Il lavoro è consistito nel ripristino funzionale e di sicurezza: revisione della topologia di alimentazione, dimensionamento corretto di induttanze e condensatori, gestione dei percorsi di massa, fissaggi meccanici, sostituzione di prese, morsetti e controlli frontali danneggiati. Dove necessario, sono stati impiegati componenti NOS di qualità (ad es. polistirene) in luogo di elementi impropri o mal fissati.


Apparecchiature audio fantascientifiche e paranormali

Presentiamo l’Amplificatore Meta-Analogico Quantico a Risonanza Epigenetica: fine dell’era dei numeri, inizio dell’Armonia Totale.

Solo trasformatori a risonanza fisico-metaforica (chilometri di filo avvolti su nucleo diamagnetico), nessun componente attivo, nessun componente passivo: il suono si auto-organizza. Post-acceleratore delta quantico per allineare digitale e analogico; stabilizzatore epigenetico che “educa” la corrente senza toccarla. Notch cosmico e risposta “oltre l’udibile”: le pareti scompaiono. Puff!

Nota: trafiletto satirico, ogni riferimento è arbitrario e puramente casuale.

Quasi sempre sono sceneggiature per vendere scatole costose. Niente nomi: vale per chiunque usi misticismo (quantico, epigenetico & co.) al posto di progetto.

Regola pratica (brevissima):

  • Se mancano schema, misure ripetibili e foto interne, sono cose campate in aria, lascia stare.
  • Se parlano di “energie quantiche/epigenetiche”, lascia stare.
  • Se promettono miracoli “senza componenti” o con oggetti “magici”, lascia stare.

Meglio un ampli normale ma ben progettato e misurato di un talismano da salotto.

Chiusura: e se ho già comprato un “impresentabile”?

Capita. E sì, brucia. Ma non peggiorare il danno: non cercare di rivendere la fregatura ad altri. Così si alimenta l’idea che nell’Hi-Fi ci siano solo bidoni. Meglio fermarsi qui e rimettere in sesto la situazione in modo pulito.

Cosa puoi fare (pratico e breve):

  1. Perizia lampo: fatti fare un preventivo serio di ripristino. Se il costo supera ½ del valore di un apparecchio onesto, non conviene.
  2. Demolizione selettiva: recupera ciò che ha senso (valvole, zoccoli buoni, manopole, induttanze; trasformatori solo se realmente validi; chassis se robusto). Il resto è riciclo.
  3. Riparti da basi sane: meglio un progetto semplice ma corretto che un “accrocchio” rifatto tre volte. Valuta un apparecchio economico da ottimizzare con un tecnico capace o, se il budget è strettissimo, un piccolo t-amp: non è a valvole, ma suonerà più pulito di tanta fuffa.
  4. Impara il filtro anti-bufala: foto interne, misure credibili, costruzione solida > slogan e luccichii.

Servizio di Rottamazione:

Con il servizio di rottamazione SB-LAB valutiamo l’apparecchio, recuperiamo solo le parti sane (se ha senso) e ti proponiamo un percorso pulito: ripristino serio oppure credito su un progetto affidabile. Scopri modalità, tempi e cosa serve per la valutazione sulla pagina Rottamazione.

Risposte veloci

  • Voglio spendere pochissimo ma avere un valvolare “vero”: tieni i soldi. Rischi solo di buttarli.
  • Budget ~1000€: evita le “regine” costose (2A3, 300B, 845, 211) e gli apparecchi iper-potenti. Cerca 10–15 W ben progettati, cablaggio ordinato, trasformatori seri; lascia perdere attenuatori esoterici e saldature d’argento come criterio.
  • Voglio proprio una 2A3/300B/845/211 “come si deve”: si può, ma non sotto i 1000€ (spesso ben oltre), altrimenti è compromesso pesante.

Morale: Un amplificatore ben costruito, con trasformatori decenti, anche con la più umile valvola da TV, suonerà meglio di un apparecchio mal fatto pieno di nomi altisonanti. Punto. E niente “scaricabarile”: la qualità si difende anche con l’etica.

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Restauro Completo del Proiettore Cirse Sound 8mm

La Cirse, produttrice di proiettori negli anni ’50 e ’60, era un’azienda italiana con sede a Torino. Fondata nel 1951 come “Cirse SpA”, l’azienda ha successivamente cambiato nome in “Filma SpA” nel 1959 e poi in “Silma” nel 1965. Sebbene il nome possa trarre in inganno, Cirse non ha alcun legame con la Francia. Negli anni ’70, sotto il nome Silma, l’azienda ha collaborato con il colosso tedesco Bosch e ha prodotto proiettori per noti marchi come Bauer e Bolex Paillard.

Oggi, i proiettori Cirse sono considerati oggetti da collezione e cimeli d’epoca, molto apprezzati dagli appassionati di cinema e fotografia per la loro qualità costruttiva e il loro valore storico. Tra i modelli più interessanti di Cirse, spicca il Cirse Sound 8mm, un proiettore progettato per supportare pellicole con sonoro. Questo modello è dotato di un circuito amplificatore a valvole, mentre l’altoparlante è montato nella custodia, che può essere utilizzata come cassa acustica. Questa caratteristica lo rendeva particolarmente avanzato per l’epoca, offrendo una soluzione integrata per la proiezione di film sonori in ambito domestico e scolastico.

In questo articolo, esploreremo le specifiche tecniche, le sfide comuni nella manutenzione e le tecniche di restauro del Cirse Sound 8mm, un esempio affascinante di tecnologia cinematografica d’epoca. Un problema molto comune che affligge praticamente tutti i proiettori vintage Cirse Sound: i materiali isolanti utilizzati nella costruzione del trasformatore di alimentazione tendono a deteriorarsi nel tempo, causando surriscaldamento e rischio di incendio. Infatti la resina con cui sono impregnati tende ad assorbire umidità, diventando appiccicosa e conduttiva, il che porta alla combustione del trasformatore in poche ore quando il proiettore viene rimesso in funzione.

Inoltre, come avviene per le radio d’epoca, questi dispositivi sono spesso dotati di condensatori a carta soggetti a perdite, che richiedono ispezioni, rigenerazioni o sostituzioni. Queste problematiche rendono estremamente pericoloso utilizzare il proiettore senza una revisione completa.

Anche se è possibile acquistare tali apparecchi per circa 250/300€, riportarli in condizioni ottimali può comportare una spesa equivalente o superiore. Altrimenti, l’unico utilizzo possibile sarebbe come oggetti da esposizione.

Il trasformatore di ricambio che posso fornire ha il codice modello 17S4058. Tuttavia, per la sua costruzione, è necessario recuperare la staffa di fissaggio meccanico dal trasformatore originale. Se siete interessati al pezzo di ricambio, potete contattarmi tramite il modulo di contatto.

È importante notare che con il cambio del trasformatore sarà necessario ricablare completamente la parte elettrica, come illustrato nelle foto.

In questa foto si possono notare i fili del trasformatore di uscita con l’isolante completamente deteriorato, che causava contatti a massa…

Nella foto qui sotto invece si possono vedere tutti i vari condensatori a carta che devono essere cambiati in modo obbligatorio…

Vediamo un restauro completo

Mi è stato affidato questo proiettore Cirse Sound, sopravvissuto a un atto di vandalismo che lo ha privato del suo trasformatore di alimentazione. Nonostante questo incidente, l’oggetto era ancora integro. Tuttavia, come spesso accade con i dispositivi d’epoca, il circuito di amplificazione necessitava di un’accurata revisione prima di poter essere utilizzato. Navigando tra i forum dedicati agli appassionati di questi apparecchi, ho notato con preoccupazione consigli incauti da parte di persone prive di conoscenze elettroniche, che suggerivano di ‘pulirli’ come rimedio a un circuito che emetteva fumo. È importante sottolineare che seguire tali consigli potrebbe portare alla distruzione del proiettore o, peggio ancora, all’esposizione a sostanze dannose, considerando la presenza di un raddrizzatore al selenio nell’alimentazione principale di questo apparecchio. Il lavoro di restauro ha richiesto la progettazione di un nuovo trasformatore di alimentazione, basandosi sullo schema originale e tenendo conto della futura sostituzione del diodo al selenio con uno al silicio, prevedendo già una tensione inferiore del secondario.

Il circuito elettrico, che altro non è se non un piccolo amplificatore audio, ha subito la sostituzione di tutti i condensatori a carta, di alcune resistenze difettose e anche dei condensatori elettrolitici che non volevano saperne di rigenerarsi. Quindi ho dovuto ri-cablare parte dell’impianto elettrico interno che era stato rimosso insieme al trasformatore.

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Il proiettore è ora perfettamente funzionante, e aspetta solo il cambio della testina di lettura dell’audio che risulta interrotta. Nel video qui sotto, si può vedere un proiettore riparato mentre è in funzione (senza pellicola). Il tono che si sente in sottofondo è il segnale iniettato nel circuito amplificatore per dimostrare il funzionamento dell’amplificatore audio.

Dettagli della lampadina

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Restauro delle Autoradio Blaupunkt per Porsche 356

Nell’universo dell’automobilismo d’epoca, poche combinazioni suscitano emozioni come quella tra la leggendaria Porsche 356 e le raffinate autoradio Blaupunkt. La storia della Porsche 356 è intrisa di fascino e innovazione. Questo modello, prodotto dal 1948 al 1965, ha segnato l’inizio del dominio Porsche nelle competizioni automobilistiche e sulle strade di tutto il mondo. Fu il fondatore della Porsche, Ferdinand “Ferry” Porsche, a dare vita a questa icona, unendo ingegneria di precisione e design elegante in una vettura che ha catturato l’immaginazione di generazioni di appassionati di auto sportive.

Parallelamente, le autoradio Blaupunkt hanno scritto la propria storia nel mondo dell’audio per auto. Fondata nel 1923, Blaupunkt ha rapidamente guadagnato fama per la sua eccellenza nel campo dell’elettronica e delle telecomunicazioni. Le autoradio Blaupunkt non erano solo dispositivi audio, ma veri e propri simboli di status e lusso, che rappresentavano il meglio della tecnologia audio dell’epoca. I loro design sofisticati e le prestazioni audio impeccabili le hanno rese le preferite dai conducenti più esigenti, tra cui i fortunati proprietari di Porsche 356.

In questo articolo, esploreremo il processo di restauro di diverse varianti di autoradio Blaupunkt destinate alla Porsche 356, rivivendo così l’epoca d’oro dell’automobilismo con stile e raffinatezza. Dalla cura meticolosa dei dettagli estetici al ripristino delle funzionalità audio originali, ogni passo del restauro ci permette di preservare non solo la bellezza esteriore, ma anche l’integrità tecnica di questi gioielli d’epoca. Accompagnaci in questo viaggio nel tempo, mentre riportiamo in vita l’armonia perfetta tra la Porsche 356 e le autoradio Blaupunkt, rendendo omaggio alla storia e al fascino intramontabile di entrambi.

Restauro dell’Autroradio Blaupunkt per Porsche 356 (modello ignoto)

Nel primo e più recente restauro, mostrato in questa pagina, nel mondo delle autoradio Blaupunkt per la Porsche 356, mi sono trovato di fronte a una sfida affascinante. L’autoradio Blaupunkt, un tempo un gioiello tecnologico, era giunta nelle mie mani in condizioni pietose. Coperta da uno strato di ruggine e sporco accumulato nel corso degli anni, sembrava quasi dimenticata nel tempo.

Dopo averla delicatamente smontata, mi sono reso conto dell’estensione del lavoro necessario per riportarla alla sua antica gloria. Le valvole, fondamentali per il funzionamento dell’autoradio, erano avvolte da uno strato di sporcizia e fango che aveva reso difficile persino identificarle. Il primo passo del restauro è stato un’intensa sessione di pulizia con acqua e sapone, seguita da un’attenta asciugatura che ha richiesto diversi giorni.

Successivamente, ho sostituito tutti i condensatori e riparato l’unità a stato solido contenente il survoltore e il finale audio. Ogni componente è stato trattato con cura e attenzione per garantire un funzionamento ottimale e una durata nel tempo.

Le lamiere arrugginite sono state inviate a un cromatore specializzato, che le ha decapate per rimuovere la ruggine e le ha rivestite con un luccicante strato di cromo, conferendo loro non solo una nuova vita, ma anche una resistenza superiore. Infine, dopo giorni di lavoro paziente e meticoloso, l’autoradio Blaupunkt ha riacquistato la sua bellezza originale.

E per dimostrare il successo del mio restauro, ho registrato un breve video della radio accesa, sintonizzata su stazioni radio FM, testimoniando il ritorno di questa meraviglia tecnologica agli splendori dei suoi giorni d’oro.


Blaupunkt TR Deluxe ab E 700001

Il modello Blaupunkt TR Deluxe ab E 700001 rappresenta un altro esempio affascinante della maestria ingegneristica delle autoradio Blaupunkt. Tuttavia, spesso, quando queste radio vengono recuperate dalla demolizione, si presentano senza il loro componente vitale: il survoltore/amplificatore audio. Questo perché i demolitori non comprendono la stretta correlazione tra i due pezzi, causando la separazione.

Nel mio lavoro di restauro, ho affrontato questa sfida assemblando un’inverter e un amplificatore audio per riportare in vita l’autoradio. Il modello TR Deluxe ab E 700001 utilizza valvole standard da radio casalinga, tra cui ECC85, ECH81, EF89 e UABC80, richiedendo una corrente di almeno 30mA e una tensione di 120 volt per funzionare correttamente.

Per risolvere la mancanza del survoltore punch booster, ho optato per la realizzazione di un inverter basato su un circuito flip-flop operante alla frequenza di 500 Hz. Per questo, ho creato un trasformatore dedicato, recuperando il nucleo da un vecchio trasformatore d’uscita proveniente da una radiolina demolita. Questa soluzione ha permesso di restituire la potenza e la qualità audio originali a questa autoradio Blaupunkt, garantendo un funzionamento impeccabile e duraturo nel tempo.

Ed eccola in funzione


Blaupunkt TR Deluxe AB D 570001 – EVB 981-859

Questo esemplare di autoradio Blaupunkt, modello TR Deluxe AB D 570001 – EVB 981-859, è giunto nelle mie mani in uno stato di originalità sorprendente. Dopo una accurata pulizia e i dovuti controlli preliminari, l’autoradio è stata messa in condizione di accendersi. Tuttavia, si è manifestato un problema nella sintonizzazione delle stazioni FM, che agganciava e sganciava in modo discontinuo.

Non essendo il problema riconducibile a un falso contatto, e considerando la complessità della ricerca all’interno dei componenti sigillati, ho optato per una soluzione più diretta. Dal momento che il cliente non mostrava interesse nel ripristino della funzionalità AM dell’autoradio, ho proceduto con la modifica del circuito.

Eliminando tutte le valvole ad eccezione di ECH81 e ECF83, ho installato un modulo FM e ho scambiato i tasti AM/FM sulla pulsantiera. Questo intervento ha permesso non solo di ottenere una sintonia FM più stabile e sensibile rispetto al circuito originale, ma ha anche comportato un minore consumo della batteria dell’auto, grazie all’eliminazione di quattro valvole.

Pur considerandola una soluzione “sporca”, data la natura dell’intervento, questa modifica si è rivelata funzionale, garantendo al cliente un’esperienza d’ascolto ottimizzata e una maggiore efficienza energetica.

Eccola in funzione


Blaupunkt TR Deluxe D 140001

Questa particolare autoradio Blaupunkt, identificata come modello TR Deluxe D 140001, è giunta nelle mie mani in uno stato particolarmente compromesso. Al momento del ricevimento, mancava completamente la parte posteriore dell’unità, inclusi il survoltore e il finale audio a transistor. Appartiene ad una Porsche 356 fine anni 50.

All’epoca, l’auto era stata modificata per le competizioni automobilistiche, e nel processo di alleggerimento sono stati rimossi non solo gli altoparlanti, ma anche il finale audio a transistor dell’autoradio. Curiosamente, nonostante queste modifiche sostanziali, l’autoradio Blaupunkt è rimasta al suo posto nel cruscotto, servendo principalmente a chiudere i fori rimasti. L’immagine qui sotto illustra chiaramente il pezzo mancante, costituito da un survoltore e un amplificatore audio a transistor, fondamentali per il funzionamento ottimale dell’autoradio.

auto-radio+fintransistor

La ricerca del pezzo di ricambio per il finale audio a transistor dell’autoradio si è rivelata un’impresa ardua, così come l’ottenimento dello schema elettrico dell’apparecchio. Dopo aver eseguito una dettagliata pulizia dell’autoradio, mi sono trovato di fronte alla necessità di ricorrere a un po’ di ingegneria inversa per comprendere il circuito della radio. Senza uno schema elettrico di riferimento, ho dovuto studiare attentamente il funzionamento dell’apparecchio e progettare un nuovo survoltore e un nuovo finale audio ad esso adattabili.

Inoltre, è stato necessario progettare e realizzare i supporti meccanici indispensabili per il montaggio di questi nuovi circuiti supplementari all’interno dell’autoradio. Questo lavoro di ingegneria è stato fondamentale per ripristinare la funzionalità dell’autoradio Blaupunkt, garantendo un suono nitido e una performance ottimale, nonostante le sfide incontrate nel processo di restauro.

supporto

Di seguito, il circuito del survoltore e del finale audio montati sul nuovo supporto.

Durante la ritaratura delle frequenze medie, dei filtri e degli stadi RF vari, la radio…

Autoradio completata e funzionante, pronta per essere rimontata sull’auto…


Blaupunkt – Hamburg Transistor AB Q100001 – Conversione FM

Questa autoradio, appartenente a una Porsche 356, è identificata come modello Blaupunkt – Hamburg Transistor AB Q100001. A differenza di altri modelli simili, questa unità non è dotata della gamma FM. Tuttavia, l’obiettivo è quello di riportarla in funzione e dotarla di questa funzionalità mancante.

Questa autoradio non è dotata di un survoltore e di un finale audio esterno; al contrario, tutto è integrato all’interno dell’unità. La riparazione del circuito si è rivelata abbastanza semplice: ho sostituito gli elettrolitici e i condensatori a carta, e dopo aver verificato il corretto funzionamento in OM/OL, ho proceduto ad aggiungere il modulo di conversione FM, che sostituisce la gamma OM. Nella foto qui sotto è possibile osservare il modulo protetto da un tubo termorestringente, al fine di evitare contatti con altri componenti interni dell’autoradio.

Dimostrazione del funzionamento in onde medie

Dimostrazione del funzionamento del convertitore FM

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2 Responses to Restauro delle Autoradio Blaupunkt per Porsche 356

  • Sono molto soddisfatto del lavoro accurato eseguito. La radio d’epoca, che risale al 1959, é nuovamente funzionante e restaurata in maniera perfetta, rispettando i canoni di quei tempi.
    I tempi di esecuzione del lavoro sono stati molto soddisfacenti.

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