Tulipa, amplificatore a valvole 45 single ended, dalla progettazione all’ascolto

In questo articolo presento un progetto concreto di amplificatore single ended basato sulla valvola 45, uno dei triodi a riscaldamento diretto più apprezzati quando si cercano pochi Watt reali ma di altissima qualità sonora. La 45 nasce alla fine degli anni ’20, con la denominazione UX245, come valvola finale per apparati radio domestici, e nel tempo è diventata un riferimento per chi ricerca naturalezza timbrica, microdettaglio e una gamma media di straordinaria correttezza, a patto che il circuito sia semplice, ben dimensionato e privo di compromessi inutili.

L’idea di fondo è quella che mi diverte di più: sperimentazione concreta, componenti scelti con criterio, trasformatori progettati e avvolti su specifica, e un’attenzione maniacale ad alimentazioni e cablaggi, perché con questi triodi ogni dettaglio si sente davvero. Il tutto senza inseguire mode o feticismi, ma con un obiettivo chiaro: ottenere un amplificatore silenzioso, stabile, piacevole da ascoltare anche a basso volume e capace di un medio-alto di livello assoluto, senza rinunciare ad un registro grave credibile, morbido e ben amalgamato.

Il primo prototipo

In più c’è un aspetto volutamente “artigianale” e, se vogliamo, anche un po’ romantico: questo prototipo è nato come progetto di recupero, non per contenere i costi ma per puro piacere personale. Riciclare una vecchia scatola per elettroniche, rimetterla in sesto e farci nascere dentro un finale a triodi è una cosa che mi diverte da sempre, soprattutto quando l’obiettivo è sperimentare senza vincoli estetici prefissati. Questo è stato infatti uno dei miei primi montaggi di questo tipo e riflette un approccio molto diretto e funzionale. Se dovessi rifare oggi lo stesso progetto, l’estetica sarebbe certamente diversa, ma lo spirito sperimentale e la sostanza tecnica resterebbero esattamente gli stessi.

Prima di tutto ho fatto quello che andrebbe sempre fatto: ho buttato giù lo schema, ho definito ingombri, pesi e dissipazioni, ho realizzato i trasformatori, e solo dopo mi sono messo a studiare il montaggio meccanico. In questo modo si evitano compromessi strani, cablaggi forzati e soluzioni improvvisate che poi si pagano in rumore, ronzio o accessibilità scarsa in manutenzione.

Con un single ended a triodi, il layout conta. Conta tanto. Le correnti di filamento sono importanti, i ritorni di massa vanno gestiti con logica, i percorsi del segnale devono restare puliti, i trasformatori e le induttanze vanno orientate e distanziate con criterio. Anche un progetto semplice può diventare complicato se la meccanica non aiuta.

La ruggine è stata eliminata con una piccola mola per il Dremel, lavorando con calma per non deformare la lamiera e senza “mangiare” più materiale del necessario. Ho poi rimontato il tutto con rivetti e viti nuove, perché su un contenitore vecchio la ferramenta fa la differenza: se lasci giochi meccanici, nel tempo arrivano vibrazioni, scricchiolii e contatti che ossidano. A quel punto la struttura era pronta per essere verniciata a polveri, scelta ideale quando vuoi una finitura resistente e uniforme, soprattutto su un recupero che deve tornare “da laboratorio serio” e non restare un relitto. Nelle foto sotto il prima e il dopo…

Per “cancellare” il passato di quella scatola, cioè vecchie forature inutilizzabili e segni di precedenti montaggi, ho aggiunto anche dei fianchetti in massello di noce tirato a gomma lacca. Qui non è solo estetica: il legno permette di coprire e irrigidire, rende il risultato più pulito, e aggiunge quel tocco artigianale che sta benissimo su un apparecchio a triodi, senza trasformarlo in un oggetto “da vetrina”. Deve rimanere un amplificatore nato per suonare e per essere messo alla prova.

A meccanica ultimata ho cablato un circuito semplice, con poche valvole e una filosofia chiarissima: guadagno quanto basta, pilotaggio solido della finale, alimentazioni molto curate e componenti coerenti con tensioni e condizioni di lavoro. Un progetto del genere non deve “stupire” con complicazioni inutili. Deve fare bene le cose fondamentali, perché le valvole 45 (e ancora di più le UX245 d’epoca) premiano proprio questo approccio.

Le valvole montate sono due ECC83 / 12AX7 per lo stadio di ingresso, sostituibili opzionalmente con le 5157 per il guadagno in tensione, seguite da una 6H6Pi NOS (CCCP) utilizzata come stadio di buffer e pilotaggio della finale. Questa scelta non è casuale: le ECC83 lavorano con correnti molto basse e presentano un’impedenza di uscita elevata, condizione che le rende poco adatte a pilotare direttamente una valvola come la 45. L’inserimento di un buffer dedicato consente invece di fornire alla griglia della finale una sorgente a bassa impedenza, migliorando controllo, dinamica e pulizia complessiva del suono.

La 6H6Pi può essere sostituita senza particolari problemi con molti altri doppi triodi, tra cui E182CC ed E180CC, ma funzionano correttamente anche valvole più comuni come le 12BH7. In teoria sono utilizzabili anche ECC88 ed ECC82, tuttavia nelle prove d’ascolto ho ottenuto risultati sonori migliori con triodi più “muscolosi” come quelli citati sopra, soprattutto in termini di solidità del pilotaggio e naturalezza timbrica. Le valvole finali sono due UX245 RCA NOS del 1928, mentre la rettificatrice è una GZ34 NOS Philips.

La scelta della catena di pilotaggio non è casuale: con triodi di questo tipo serve un driver capace di corrente e di controllo, non solo “un po’ di segnale”. Il risultato, quando il pilotaggio è corretto, è un suono più sciolto, più credibile sulle microdinamiche, e con una gamma media che non diventa mai aggressiva o “sparata”.

I trasformatori d’uscita visibili nelle foto di questo articolo sono i miei SE5K6-UNI, un vecchio modello generico che utilizzavo all’epoca e che oggi è da considerarsi superato e non più ordinabile. Con l’evoluzione dell’esperienza e delle misure, oggi propongo invece un trasformatore dedicato, il SE4K6-45, ottimizzato espressamente per la valvola 45. In un amplificatore single ended il trasformatore d’uscita non è un accessorio, ma una parte sostanziale dell’amplificazione stessa. Un modello progettato specificamente per il punto di lavoro e per le caratteristiche della 45 consente di sfruttare meglio la valvola, migliorando controllo, linearità e naturalezza complessiva del risultato sonoro.

Le induttanze che appaiono di un nero lucido sono delle induttanze NOS anni ’50 (opportunamente verniciate perché in origine erano gialle) da cui ho derivato le mie attuali 16S64. L’idea è avere un filtraggio dell’anodica serio, con un’induttanza che lavori davvero, riducendo ripple e sporcizia senza dover “sparare” capacità enormi ovunque. Il trasformatore di alimentazione ovviamente è custom, dimensionato sulle reali richieste del circuito, con margine e con una gestione sensata delle tensioni di filamento e di alta tensione.

I condensatori sul segnale audio sono tutti Sprague Vitamin Q. Nella foto si vedono rinchiusi nel tubo termorestringente, scelta fatta per isolare il corpo quando può trovarsi a potenziale elevato, evitare contatti accidentali e migliorare robustezza meccanica. Le finali sono in selfbias, con elettrolitici NOS di alta qualità bypassati da un polipropilene audio grade. Anche qui la logica è semplice: stabilità, basso rumore, e una risposta in gamma bassa senza gonfiori artificiali.

I filamenti delle 45 sono alimentati in DC. Nel prototipo originale, risalente a molti anni fa, avevo utilizzato una cella passiva con circa 44000uF di livellamento, soluzione già allora efficace per ottenere un silenzio assoluto sulle casse. Con i triodi a riscaldamento diretto, infatti, il tema dell’hum non è un dettaglio ma una vera e propria specifica di progetto: se l’amplificatore deve essere realmente ascoltabile con diffusori ad alta efficienza, il rumore a vuoto deve semplicemente scomparire.

Oggi, sfruttando l’evoluzione della tecnologia, adotterei senza esitazioni una soluzione ancora più radicale, utilizzando supercondensatori dell’ordine dei 5 farad per l’alimentazione dei filamenti. In questo modo le valvole lavorano in una condizione molto vicina a quella di un’alimentazione a batteria, che resta una delle soluzioni migliori in assoluto per le DHT. Questo approccio risulta, a mio avviso, nettamente preferibile rispetto ai piccoli alimentatori “attivi” pieni di transistor che vanno di moda, perché elimina alla radice rumore, spurie e comportamenti dinamici poco prevedibili, mantenendo il sistema semplice, stabile e coerente con la filosofia del progetto.

Una piccola chicca è l’interruttore di accensione rotativo, componente NOS di produzione probabilmente risalente agli anni 50 o 60. È uno di quei dettagli che sembrano secondari, ma che in realtà raccontano un modo diverso di costruire: meccanica solida, contatti generosi, sensazione “industriale” vera. E, cosa non trascurabile, se scelto bene è anche affidabile nel tempo.

Di seguito riporto la descrizione e le impressioni d’ascolto dell’attuale proprietario di questo Tulipa.

Come suona? Il risultato è andato oltre le mie più rosee previsioni. Appena acceso mi aspettavo sì un medio-alto di primo livello, ma non ero così sicuro di ottenere anche un basso morbido, coinvolgente e perfettamente amalgamato al resto della banda audio. Per anni mi ero convinto della “impossibilità” di avere un registro grave davvero credibile con triodi di questo tipo, poi però, dopo avere ascoltato un 300B modificato fatto come si deve, ho ammesso che la speranza era lecita. Qui la differenza la fanno tre cose: trasformatore d’uscita serio, alimentazioni pulite e pilotaggio corretto della finale.

Ovviamente serve il diffusore giusto. Bisogna avere diffusori di almeno 90/100db di efficienza per godere fino in fondo delle peculiarità di questa valvola. Diciamo da una Altec 19 in su, Tannoy, e in generale sistemi con sensibilità reale e impedenza non “capricciosa”. Suonano anche con i 96db delle Klipsch Heresy, ma è dalla Cornwall in poi, per rimanere in casa PWK, che si può ascoltare ad un volume totalmente coinvolgente, anche con generi energici. La potenza è quella che è, ma quando la qualità del Watt è alta, la sensazione di presenza e di controllo può sorprendere.

Con le accortezze costruttive applicate, l’hum è inesistente anche con le Emission Labs 45 (Mesh Type), che finora erano quasi inascoltabili in altri finali. Questo per me è un punto fondamentale: se un single ended a DHT ronzicchia, non è “carattere”, è un problema. Qui invece il silenzio c’è, e quando c’è silenzio si sente tutto il resto, cioè microdettagli, code armoniche, ambiente, respiro degli strumenti.

Il suono ha raggiunto vette difficili da superare perché siamo prossimi alla realtà dell’evento sonoro. Non lo dico in modo poetico, lo dico in modo tecnico: la sensazione di naturalezza, l’assenza di grana, e quella capacità di rendere credibile una voce o un arco senza “effetti speciali” sono proprio ciò che i triodi 45 sanno fare, se non vengono maltrattati. E a quel punto diventa anche difficile giustificare certe cifre per apparecchi blasonati che, a conti fatti, spesso lasciano l’amaro in bocca.

Volevo aggiungere che il finale è stato costruito attorno alla RCA Radiotron UX-245 ed è proprio con questa valvola che, secondo la mia personale opinione, si raggiungono i risultati più lusinghieri. Le EML si piazzano subito dopo, anche se nei primi istanti sembrano preferibili. Le 45 standard (con la forma non Globe o Balloon) hanno ovviamente anche loro il magico suono di questo tubo e, per chi non ha mai sentito le 245, può già pensare di essere arrivato. Però questo finale mette in luce ogni minima nuance, e il senso di coinvolgimento e di appagamento che si ha con le RCA, purtroppo, non può essere descritto fino in fondo. È una di quelle cose che capisci in dieci secondi quando parte il primo brano.


Montaggio di Salvatore (2021)

Nel 2021 questo progetto è stato ripreso e ottimizzato in una versione realizzata da Salvatore. La versione originaria utilizzava una coppia di induttanze NOS per il filtraggio dell’anodica dei due canali e semplici celle CRC per il filtraggio dell’alimentazione dei filamenti delle 45, mentre la valvola raddrizzatrice era una GZ34.

In questa versione ho ottimizzato le alimentazioni utilizzando una 5V4G come raddrizzatrice, più piccola della GZ34 ma perfettamente in grado di alimentare le modeste richieste di corrente di questo circuito. Ho usato una sola cella CLC (con un’induttanza SB-LAB 16S64) per entrambi i canali, perché non c’erano problemi di crosstalk in questa configurazione e il layout consentiva un ritorno di massa ben gestito.

Ho invece filtrato meglio l’alimentazione dei filamenti delle 45 con una cella “RCLCRC” utilizzando una coppia di 16S63, dove l’ultimo condensatore è da 33.000uF. Questa cella oltre a fornire un’alimentazione pulita quanto quella di una batteria (all’oscilloscopio non si nota differenza tra spento e acceso), accende il filamento con una partenza molto soft di diversi secondi prima di arrivare ai 2,5volt. È sicuramente un’ottima cosa per preservare i delicati filamenti di queste valvole, che sono uno dei punti più critici dell’intero sistema, sia per affidabilità sia per rumore residuo.

Il resto del circuito resta quasi uguale a quello originario, salvo qualche piccola modifica qua e là per adattarsi al cablaggio specifico, migliorare la disposizione dei componenti e rendere il risultato più pulito come serviceability. Qui sotto le foto del montaggio del cliente che mi ha portato l’apparecchio per effettuare misure di verifica e un controllo generale. Ecco montaggio di salvatore:

Buonasera. Allego foto progetto finito.

Ho fatto solo poche misurazioni per adesso, appena sono più libero da lavoro ne farò altre. Nella prova audio con i miei diffusori autocostruiti, progetto di Filippo Punzo, 4ohm, 98db, devo dire che il risultato è incredibile…ad 1/3 del potenziometro riempi la mia camera 5×4. La dinamica su tutta frequenza anche a bassissimo volume è incredibile, è equilibrato non eccede su qualsiasi genere musicale, il dettaglio e la dolcezza fa da padrone. Non mi aspettavo un basso cosi articolato, preciso, ma che scende molto bene, di più del mio SE 300B. Intanto ti ringrazio per la pazienza nel rispondere alle mie domande e sicuramente farò altri progetti. Appena faccio altre misurazioni allegherò foto. Magari un giorno se possibile te lo porterò per misurazioni più dettagliate.

Salvatore

Questo riscontro è interessante perché conferma due cose che ripeto spesso: primo, la dinamica percepita non dipende solo dai Watt, ma da come l’amplificatore gestisce transitori e microcontrasti; secondo, un single ended ben fatto può dare un basso sorprendentemente leggibile, non “grosso”, ma articolato e credibile, se l’interfacciamento con il diffusore è sensato.


Un altro montaggio completato di un altro cliente (2023)

Nel 2023 ho visto un altro montaggio completato da un altro cliente. Anche qui la cosa più bella è vedere come un progetto apparentemente “di nicchia” riesca ad essere replicato con ottimi risultati quando ci sono indicazioni chiare e quando trasformatori, induttanze e alimentazioni sono dimensionati come si deve. Sotto trovi alcune foto del montaggio finito.

Il commento del costruttore a fondo pagina nei commenti…


Il mio montaggio più recente

A distanza di anni ho rimesso mano a questo progetto realizzando un montaggio più recente, sempre basato sulla stessa filosofia circuitale, ma con un’estetica e una cura meccanica nettamente superiori rispetto al primo prototipo nato sulla scatola di metallo recuperata. In questa versione ho potuto progettare la meccanica con più libertà, ottimizzando disposizione dei componenti, cablaggi e percorsi di massa, ma anche la finitura complessiva: pannelli più puliti, forature coerenti, frontale ordinato e un aspetto finale decisamente più “definitivo”. Qui sotto trovi le foto di questo montaggio aggiornato, che mostra come lo stesso progetto, con l’esperienza accumulata e una meccanica pensata ad hoc, possa diventare non solo più elegante, ma anche più pratico da manutenere e più razionale dal punto di vista costruttivo.

 


Vediamo le strumentali:
Potenza massima: 2,25Watt RMS per canale.
Banda passante @ 1watt: 10Hz – 28khz -1db
THD @ 1Watt: 1,3%
Fattore di smorzamento DF: 3,6

Due note rapide per leggere questi numeri nel modo giusto. La potenza massima di 2,25W RMS per canale è perfettamente in linea con un single ended a 45 impostato in modo conservativo e sensato, cioè senza spremere la valvola oltre il lecito. La banda passante a 1W, da 10Hz a 28kHz a -1dB, racconta invece la qualità del trasformatore d’uscita e il buon equilibrio del progetto: estensione in basso reale e un alto che non crolla presto, senza bisogno di trucchi.

La THD a 1W pari ad 1,3% è tipica di questa famiglia di amplificazioni, e va interpretata con la solita cautela: non è solo “quanto” distorce, ma “come” distorce. In un triodo single ended, gran parte della distorsione è armonica pari e cresce in modo progressivo, spesso percepita come naturalezza e densità timbrica, fino a quando non si arriva a livelli di ascolto fuori target per un apparecchio di questo tipo.

Il fattore di smorzamento DF 3,6 è coerente con un single ended con poca controreazione. È un valore che richiede un diffusore adatto, ma è anche parte del motivo per cui questi amplificatori, con il diffusore giusto, restituiscono un basso “vivo” e una sensazione di presenza molto particolare, senza diventare molli o confusi.

Analisi di spettro @ 1watt

Lo spettro a 1W permette di capire a colpo d’occhio la “firma” del circuito: armoniche che decrescono regolarmente, assenza di componenti spurie anomale e un rumore di fondo ben controllato. È un modo molto utile per confermare che il montaggio, i ritorni di massa e le alimentazioni stanno lavorando come previsto.

Banda passante su carico resistivo @ 1watt

La risposta su carico resistivo è la “baseline” che ci dice quanto l’amplificatore, insieme al trasformatore d’uscita, resta lineare in condizioni ideali. È anche un buon indicatore di margine alle estremità di banda, e spesso anticipa cosa succede poi sulle quadre e sui carichi reattivi.

Risposta su carico reattivo @ 1 watt

Il carico reattivo è quello che più assomiglia ad un diffusore reale. Qui si vede se il progetto resta stabile, se compaiono risonanze, se ci sono “pance” strane o tendenze all’oscillazione. Con i single ended a bassa controreazione questa prova è particolarmente importante, perché ti dice quanto puoi stare tranquillo con diffusori difficili.

Quadre a 100hz – 1khz – 10khz @ 1watt

Le onde quadre sono un test molto “visivo” per capire equilibrio tra estremo basso ed estremo alto, e per osservare eventuali fenomeni di overshoot, ringing o limitazioni di slew. A 100Hz guardi soprattutto il comportamento in basso e l’eventuale inclinazione dovuta a limitazioni dell’induttanza primaria; a 1kHz controlli la risposta generale; a 10kHz metti sotto stress la parte alta e il comportamento del trasformatore con capacità parassite e dispersioni.

Triangolare 1khz 1watt

La triangolare a 1kHz è utile per controllare la linearità dinamica e l’eventuale comparsa di “spigoli” o curvature che indicano limiti di velocità o non linearità di qualche stadio. È un test semplice, ma su certi progetti dice molto, soprattutto quando lo confronti con la sensazione di pulizia e naturalezza all’ascolto.

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8 Responses to Tulipa, amplificatore a valvole 45 single ended, dalla progettazione all’ascolto

  • dove trovo schema e componentistica dell’ SE45? puoi mandarmeli?

  • In questi giorni ho portato a termine la costruzione dell’amplificatore TULIPA con i componenti e lo schema fornitimi da Stefano.
    Devo dire che grazie a questo amplificatore sto’ sperimentando ed assaporando nuove sensazioni di ascolto in virtu’ di una sonorità di grande purezza che evidenzia ogni minimo dettaglio sonoro. Gli strumenti appaiono nitidi e ben distinti. Il suono non è mai confuso o impastato ed invita a riascoltare e riscoprire i dischi gia’ precedentemente ascoltati con altri amplificatori.
    Devo dire che è valsa la pena cimentarsi con questa realizzazione.

  • Ciao Stefano, sono riuscito a fare un paio di ascolti con l’ampli nonostante il caldo. Ho utilizzato il giradischi analogico e la radio a tarda sera…… un po’ di rodaggio alle valvole non guasta.
    Non ho utilizzato i miei diffusori ma le klipsch che il nostro amico Nicola gentilmente mi ha prestato. Come ti dicevo le mie casse in questo momento sono posizionate in modo non molto ottimale.
    Le heresy hanno un’efficienza inferiore ai miei ( 97 contro i 104 delle mie la scala ) e sinceramente, di potenza con questo tuo 45 ve n’è abbastanza. Non considero la potenza un valore.
    Difatti, ad ore 9 con il potenziometro del mio pre il volume sonoro è abbastanza alto.
    Il finale sfodera una naturalezza disarmante, equilibrato e con un’ottima scena sonora.
    La gamma medio/alta risulta trasparente con una messa a fuoco degli strumenti come raramente mi è capitato di ascoltare.
    La gamma bassa c’è tutta ( le heresy e le la scala non scendono sotto i 50 hz ), come anche il palcoscenico sonoro …..
    Incredibile come con il tuo ampli ora vengono evidenziati i limiti degli altri componenti della catena audio.
    Risulta silenzioso e devo confessarti che mi piace molto.
    Pertanto, mi ritengo molto soddisfatto del tuo progetto.
    Era quello che cercavo, grazie

  • La degenerazione è un’altra cosa, è quando la dimensione del condensatore di catodo è troppo piccola e alle basse frequenze comincia a ondulare, questo causa diminuzione del guadagno dello stadio, quindi taglio della banda passante bassa e l’ondulazione avviene con ritardo di fase dovuta alla capacità del condensatore, puoi vedere i grafici del sun audio 300B pubblicati mesi fà, era uno zero feedback e con condensatore da 47uF sotto i catodi. La controreazione tendenzialmente tenderebbe a diminuire questo effetto, poi ovviamente con le interazioni si formano distorsione diverse perchè va ricordato che la contro reazione non è una cura ai difetti di un circuito. Il circuito deve andare bene già da solo e la controreazione va messa solo per abbassare la rout, montando condensatori di catodo abbondanti semplicemente ottieni stabilità del catodo anche alle frequenze più basse, i movimenti che ancora potresti avere sono ridotti al minimo e oltre puoi usare solo una polarizzazione a bias fisso che potrebbe suonare non troppo diversa a un self fatto bene con condensatori buoni.

  • Si, le rotazioni di fase in basso dipendono poi anche se applichi +o- controreazione d’anello

  • Nella schema 2021 ho messo 470uF bastano cmq a non avere nessuna degenerazione alle basse frequenze, che sia necessario avere una dimensione inferiore a quello di alimentazione per le intermodulazione non credo (e non se ne vedono nell’analisi di spettro) ma sono sicuro del fatto che quelli che mettono dei 47/100uF sotto i catodi di qualsivoglia finale si trovano poi che sotto i 50hz comincia a muoversi tutto, hanno degenerazione (diminuzione del guadagno) e rotazioni di fase ed più facile che sia questo a far brutte distorsioni. Cmq la valvola non soffre perchè la raddrizzatrice è a riscaldamento indiretto e parte gradualmente quindi il condensatore ha tempo di caricarsi senza picchi di corrente troppo forti.

  • 2200uF con la R di self bias paiono tanti…. all’accensione il C scarico è in corto, ma poi forse con il riscaldamento filamenti lento non c’è stress sulla finale, cmq una costante di tempo offerta da quel C di 2200uF e il suo resistore parallelo che non conosco, non dovrebbe essere inferiore a quella presente sull’alimentazione per minimizzare l’intermodulazione ?

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Copland CTA-401 – Revisione Professionale e Modifiche al Bias

Da oltre trent’anni, Copland è un nome stimato nel panorama audiofonico internazionale, apprezzato per il suo approccio sobrio ma raffinato alla costruzione di amplificatori e componenti hi-fi. La casa danese produce una gamma limitata ma curata di apparecchi, puntando più sulla qualità esecutiva che sulla quantità di modelli.

Il modello CTA-401 è uno dei primi integrati a valvole progettati da Copland all’inizio degli anni Novanta (la produzione è cominciata attorno al 1990). È diventato un’icona del marchio per il suo equilibrio fra linearità, musicalità e raffinatezza timbrica. Pur essendo considerato da molti una soluzione “da città” — adatta cioè ad ambienti con casse efficienti e dove non servono potenze elevate — il CTA-401 è spesso elogiato per la sua grazia sonora, la trasparenza nella fascia media e la coerenza timbrica fra le sezioni del circuito.

Molti estimatori ne apprezzano anche l’aspetto progettuale: il frontale simmetrico, i pomelli “a cilindro” (rotary hat knobs) e lo stile elegante sono diventati elementi distintivi della famiglia Copland.

Questo Copland CTA-401 mi è stato affidato per risolvere alcune criticità. Il primo problema riguardava il trasformatore di alimentazione, che vibrava in modo evidente: qualcuno aveva già tentato un intervento palliativo, purtroppo senza successo. Il secondo problema era l’impossibilità di impostare lo stesso valore di bias su tutte e quattro le finali. L’originale trasformatore di alimentazione era stato alloggiato dentro un cilindro di acciaio riempito con schiuma di poliuretano: soluzione che può attenuare vibrazioni a breve termine, ma che nel tempo trasferisce comunque le risonanze al telaio e rende più complessa ogni manutenzione.

Ho quindi provveduto a progettare e realizzare un ricambio elettricamente e meccanicamente compatibile, con lamierini a perdite ridotte e fissaggio più solido, in grado di contenere la vibrazione e riportare le tensioni entro le specifiche del costruttore. L’installazione è stata eseguita senza modifiche irreversibili allo chassis, così da preservare l’originalità dell’apparecchio.

Poi ho avviato la revisione dello stampato dell’amplificatore: erano presenti sporcizia diffusa e croste di vecchio solder che stavano corrodendo i margini delle piste, con rischio di microfessurazioni e contatti incerti. Ho rimosso le residuazioni, ripassato le saldature fredde e ripristinato i pad più stressati per garantire affidabilità nel lungo periodo.

Quindi ho smontato l’intera scheda e proceduto a un’accurata pulizia con detergenti idonei, seguita da lavaggio e completa asciugatura. Questo passaggio è fondamentale per eliminare flussanti vecchi e prevenire tracciamenti ad alta tensione o rumori parassiti dovuti a contaminazioni superficiali.

Il primo guasto rilevante è stato una delle quattro resistenze da 10 ? usate come test point del bias: era cotta e misurava 5,6 ? anziché 10 ?. Oltre a falsare la lettura del bias, una resistenza in quelle condizioni può fungere da “fusibile casuale” e innescare instabilità. È stata sostituita con un componente a bassa tolleranza e adeguata dissipazione.

Ho poi trovato un ponte raddrizzatore “universale” al posto dei quattro diodi fast dell’anodica principale: scelta impropria, perché incrementa le perdite e peggiora il recovery alle alte tensioni, con possibile aumento del ronzio e stress dei condensatori. La sostituzione era indispensabile per ripristinare il comportamento originario del circuito di alimentazione HT.

Ho quindi reinstallato quattro diodi del tipo corretto, veloci e con adeguata tensione inversa, migliorando l’efficienza del raddrizzamento e riducendo il rumore residuo. Dopo l’intervento la forma d’onda e le tensioni si sono riportate entro le specifiche attese.

Poi ho analizzato la questione del bias: in sostanza è un bug di progettazione, perché è stato previsto un solo trimmer per regolare tutte e quattro le valvole. Riporto il testo che appare sul sito di audiokit a questo indirizzo, che già proponeva una modifica:

Come ultimo passo abbiamo provveduto a eliminare un bug circuitale. Per come è stato impostato il circuito di Bias si è costretti ad usare un quartetto di valvole selezionate. I trimmer P1 e P2 infatti permettono si il bilanciamento della corrente anodica di ogni coppia di valvole finali, ma avendo un solo potenziometro P3 per la regolazione della corrente anodica possiamo ritrovarci con una coppia che “tira” di più ed una coppia che “tira” di meno, ed in tal modo un canale suona in un modo ed un canale in un altro! Assurdo, pensando al costo di un comunissimo trimmer. La modifica è semplicissima: si duplica il circuito a valle di P3, si trancia la pista che collega i cursori dei trimmer P1 e P2 e dal terminale negativo di C18 Bis si collega un filo al cursore del Trimmer isolato. In questa maniera è possibile procedere alla taratura in maniera più libera.

La modifica proposta da audiokit è questa qui:

In realtà la problematica dell’amplificatore originale è più ampia: anche acquistando un quartetto matchato, in breve tempo si osserva una deriva delle quattro valvole che rende impossibile, nel giro di poche settimane, mantenere un corretto bilanciamento del bias. Nel caso in esame avevo a disposizione un quartetto di Svetlana WC con circa una settimana di rodaggio, e già si riscontravano differenze di anche 10 mA tra una valvola e l’altra. La modifica del circuito di bias diventa quindi sostanzialmente obbligatoria per una taratura stabile e indipendente delle singole finali. Ho implementato la soluzione proposta da audiokit, con cablaggio pulito e percorsi di massa controllati.

Ho però riscontrato un ulteriore limite: le Svetlana WC mostravano un’emissione leggermente inferiore rispetto ad altre EL34 (oltre alle WC ho testato anche JJ e National), come verificato su uTracer. Non riuscivo a superare i 32 mA perché ero a fine corsa del trimmer (mentre il setpoint consigliato è di 48 mA per ciascuna valvola). Inoltre, il ventaglio di regolazione tra minima e massima corrente era troppo stretto e mal si adattava a certe produzioni di valvole attuali. Ho quindi introdotto una piccola modifica al circuito di bias, aggiungendo solo due resistenze, in modo da ampliare il range utile e ottenere una regolazione comoda e precisa anche con valvole di emissione differente. Pubblico di seguito lo schema (clicca per ingrandire):

Nota scritta direttamente da audiokit:

Buongiorno Stefano, bel lavoro e grazie del link (bei ricordi..) dovresti solo specificare che la modifica proposta da Audiokit risale al 1998 circa tempi in cui le tipologie delle valvole di allora erano probabilmente diverse e più ripetitive, considera che poi NON tutti i quartetti di EL34 JJ, EH, Tung-Sol, China, Svetlana USA, Svetlana SED ecc… hanno valori ripetitivi simili, io che le misuro sempre tutte posso dirti con certezza che ci sono variazioni tra quartetti anche del 30-40 % (e non solo sulle EL34…) e qualche marchio di cui non faccio nome mi spedisce quartetti che superano anche il 30% di tolleranza tra le stesse valvole (devo dividerle poi io a coppie se mi va bene..) quindi a volte è necessario agire pesantemente sulle tarature anche sostituendo componenti.

Questo è l’apparecchio finito:

Non ho eseguito altre modifiche suggerite da audiokit perché un precedente proprietario aveva già sostituito i condensatori sul segnale con polipropilene (marca indicata “miflex”) e gli altri condensatori del circuito con Wima rossi. All’ascolto ho trovato l’apparecchio tendenzialmente brillante sulle alte frequenze; in particolare i Wima rossi enfatizzano la gamma alta in modo per me affaticante (ho dovuto abbassare la regolazione di roll-off delle mie Tannoy per un ascolto equilibrato). Probabilmente la sostituzione dei soli condensatori di segnale con Jensen avrebbe fornito un equilibrio timbrico più naturale, mantenendo al contempo la trasparenza.

Non ho inserito induttanze di filtro sull’alimentazione anodica perché non c’era un punto di fissaggio meccanicamente adeguato. Ho però variato il valore della resistenza R47 da 15 ? a 62 ? per compensare l’aumento di tensione introdotto dal nuovo trasformatore (l’anodica è passata da ~430 V, valore previsto, a ~466 V). In questo modo ho riportato i punti di lavoro entro un range più consono e ridotto lo stress sui componenti a valle.

Come già osservato sugli Audio Research Reference 210, con grossi condensatori di livellamento sull’HT è impossibile annullare completamente la vibrazione del trasformatore: resta un leggero ronzio meccanico, però minimo e inavvertibile durante la riproduzione; si percepisce solo in silenzio ravvicinato. Purtroppo, anche i trasformatori selezionati dalle case madri tendono a vibrare dopo un certo periodo. Una lieve vibrazione è fisiologica; altra cosa è un “trattore”. Chi avesse un CTA-401 con trasformatore che ronza in modo inaccettabile e desiderasse il mio ricambio Mod. 20S4474 trova le caratteristiche nella pagina dei trasformatori di alimentazione e può contattarmi per l’acquisto.

Per completare l’intervento ho effettuato alcune misure strumentali di verifica: la risposta in frequenza coincide con quanto dichiarato dalla casa madre, confermando l’allineamento funzionale dopo la sostituzione del trasformatore e la revisione del circuito.

La risposta sul carico reattivo suggerisce un buon fattore di smorzamento (non l’ho misurato direttamente su questo esemplare, preferisco evitare la misura sui commerciali; a occhio è nell’ordine di 7–10), con basso rigonfiamento in gamma bassa e controllo decoroso del woofer.

E questa è la distorsione armonica a 1 W su carico resistivo, con spettro regolare e assenza di spurie anomale, in linea con l’architettura del circuito e con le condizioni di polarizzazione impostate.

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Zero Feedback o Controreazione? Ascolta e Scopri Chi Mente

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Introduzione

Questo articolo è un doppio appuntamento: da un lato propongo alcune semplici ma efficaci modifiche a un piccolo amplificatore single ended cinese basato su valvole 6L6G ed ECC83; dall’altro, utilizzo proprio questo apparecchio come banco di prova per affrontare una delle questioni più discusse (e spesso fraintese) del mondo dell’alta fedeltà valvolare: la controreazione.

Ho scelto questo amplificatore economico come base per dimostrare — con misurazioni strumentali e registrazioni audio reali ascoltabili in cuffia — cosa succede realmente quando si inserisce o si esclude la controreazione in un circuito ben progettato. Il risultato è chiaro: con un corretto dosaggio, la controreazione non degrada affatto il segnale. Al contrario, preserva fedelmente il contenuto originale, introducendo solo minime variazioni. Viceversa, in modalità zero feedback, le alterazioni del suono sono evidenti, soprattutto su gamma bassa e risposta complessiva, al punto da rendere riconoscibile a orecchio nudo il cambiamento.

Questo non significa affatto che la tecnologia a valvole sia inutile o superata. Al contrario: il bello del mondo valvolare è proprio poter sperimentare, costruire, e modellare il proprio suono in base ai gusti personali, scegliendo una valvola piuttosto che un’altra, un condensatore invece di un altro, e andando alla ricerca di quelle sfumature che rendono ogni progetto unico. Tuttavia, è importante mettere a tacere certi falsi miti che si continuano a ripetere senza alcuna verifica oggettiva: come quello secondo cui la controreazione cancellerebbe informazioni e lo zero feedback le preserverebbe. In questo test, a parità di circuito e condizioni di prova, emerge con chiarezza che la controreazione tende a conservare meglio l’integrità del segnale, mentre la configurazione zero feedback introduce contenuti aggiuntivi che non sono presenti nell’originale.

Utilizzando bassi tassi di controreazione (senza mai esagerare) e giocando con la scelta di valvole, trasformatori e componentistica, si possono ottenere esperienze d’ascolto davvero interessanti, divertenti sia dal punto di vista didattico che musicale. È un terreno fertile per chi ama sperimentare, capire, e modellare il suono secondo i propri gusti.

Tuttavia, io sono convinto che questi esperimenti riuscirebbero ancora meglio se si affrontassero con la consapevolezza di voler alterare volontariamente il suono in modo piacevole, per ottenere un effetto “godereccio”, personale, anche creativo — piuttosto che restare inchiodati alla convinzione di cercare una fedeltà assoluta, mentre in realtà si sta modificando il segnale ma senza rendersene conto. Saper distinguere la ricerca della fedeltà da quella del carattere sonoro è fondamentale. Solo così l’autocostruzione diventa una forma di espressione consapevole e non un’illusione alimentata da miti tecnici distorti. Questo articolo vuole essere un contributo pratico e trasparente, dedicato a chi ascolta con le orecchie e misura con la testa, non con i pregiudizi.


Approfitto di questa opportunità per ricordare a coloro che sono alla ricerca di amplificatori valvolari a basso costo che è preferibile optare per una di queste scatolette cinesi disponibili sul mercato rispetto a una delle molte soluzioni discutibili e mal costruite offerte da smanettoni di Facebook, hobbisti o individui senza competenza che si trovano in giro.

L’intento di questo articolo

Nel corso degli anni, ho sempre condiviso con entusiasmo la mia esperienza e le conoscenze acquisite nella costruzione di amplificatori e trasformatori audio. Ho spesso espresso opinioni critiche verso alcune pratiche comuni del settore, ma comprendo anche che, dato il mio coinvolgimento diretto, qualcuno potrebbe pensare che io stia semplicemente promuovendo le mie idee personali.

Una delle mie battaglie è stata quella di chiarire la verità riguardo alla controreazione, spesso ingiustamente considerata responsabile di cattivo suono, problemi vari e perfino catastrofi. Al contrario, ho sempre evidenziato l’importanza di avere un’amplificazione con un fattore di smorzamento adeguato per godere di un ascolto piacevole, privo di bassi fastidiosi e disturbanti.

Navigando sul web e ascoltando podcast, ho incontrato persone che tentavano di confutare le mie affermazioni, forse in risposta ai dubbi sollevati dai miei articoli. È noto che spesso è più semplice convincere con argomentazioni superficiali piuttosto che con analisi approfondite. Molti venditori e televenditori cavalcano l’onda della credulità popolare, sostenendo che gli amplificatori “zero feedback” siano assolutamente superiori. Affermano anche che lo smorzamento non sia così fondamentale, e che i bassi fastidiosi siano solo una scusa per vendere casse acustiche speciali (spesso molto costose) proposte come unica soluzione a un problema che loro stessi hanno creato. È il classico caso di vendere prima la malattia e poi la cura.

Inoltre, alcuni critici sono arrivati persino a definire i miei trasformatori, che sono più grandi e costosi, come inutili, promuovendo prodotti economici e di qualità inferiore che promettono miracoli a prezzi ridotti. Credo che sia essenziale mantenere sempre uno spirito critico e non lasciarsi influenzare da idee estremiste senza solide basi tecniche. Ogni scelta deve essere ponderata in base alle proprie esigenze e preferenze sonore personali.

È naturale che il lettore si trovi disorientato di fronte a opinioni contrastanti, specialmente quando non si ha la possibilità di confrontare direttamente le varie soluzioni. Nel mondo degli amplificatori valvolari, dove il gusto personale può variare enormemente, non esiste una risposta unica e universale. Quello che piace a una persona potrebbe non piacere affatto a un’altra. Molti fattori influenzano l’esperienza d’ascolto, come l’ambiente, le preferenze individuali e la combinazione con altri componenti audio. Nonostante la frustrazione di non avere certezze assolute, è importante mantenere una mentalità aperta e curiosa, valutando attentamente le proprie esigenze, gusti e budget.

Sfortunatamente, ascoltare qualcosa che appare gradevole non garantisce sempre il massimo della qualità sonora. Spesso si è soddisfatti semplicemente perché non si è avuto modo di ascoltare qualcosa di superiore. Può capitare che un giorno si incontri un impianto audio di qualità superiore, e solo allora ci si renda conto che in precedenza non si era mai realmente ascoltato in modo ottimale.

Mi viene in mente l’esperienza di un mio cliente, che dopo anni di ascolto di un vinile dei Beatles, ha avuto l’occasione di ascoltarlo con un impianto di qualità superiore. Solo allora ha scoperto dettagli e sfumature sonore mai percepite prima, nonostante avesse già utilizzato amplificatori prestigiosi. Questo esempio mostra chiaramente che esistono livelli qualitativi raggiungibili soltanto con apparecchiature audio di alto livello.

Purtroppo, alcuni commercianti spingono gli appassionati in un continuo ciclo di acquisto e sostituzione di apparecchiature, alimentando insoddisfazione costante. Molti audiofili addirittura valutano un amplificatore più per il suo valore di rivendita che per la sua qualità sonora effettiva. Questo è un approccio sbagliato e controproducente. Ho visto persone sostituire amplificatori di qualità eccellente con prodotti di impatto sonoro deludente ma ben valutati dalla stampa specializzata. Ritengo che chi si comporta così non abbia realmente compreso cosa significhi l’audio di alta qualità e forse non saprebbe nemmeno distinguere il suono di un amplificatore pregiato da quello di un semplice citofono.

È fondamentale cercare un’esperienza di ascolto personale, effettuare ricerche, confrontare varie opzioni e, possibilmente, affidarsi a professionisti del settore che abbiano competenze approfondite e imparziali. Solo così è possibile fare una scelta consapevole e ottenere un amplificatore che garantisca un’esperienza di ascolto realmente soddisfacente, al di là delle mode commerciali.

Trovo triste che alcuni acquistino apparecchi audio solo per ostentare la propria ricchezza. Spesso ciò che viene pubblicizzato come eccellente delude le aspettative. Esistono prodotti costosi e blasonati che offrono prestazioni mediocri, così come prodotti più economici e meno conosciuti capaci di ottime performance.

Questo articolo vuole essere un contributo onesto, un invito a una riflessione personale. È destinato agli autocostruttori come un simpatico esperimento didattico che offre comunque un risultato sonoro soddisfacente. Non prometto il suono perfetto, ma garantisco un’esperienza piacevole e istruttiva. Il mio obiettivo resta quello di offrire una visione aperta e trasparente sul mondo dell’audio, affinché ciascuno possa scoprire e apprezzare il suono secondo le proprie preferenze e possibilità.

Il Nobsound 6p3p + 6n1 (6L6G + ECC83)

La base di questo esperimento è un piccolo amplificatore cinese, praticamente senza un vero nome. Si può trovare facilmente su vari siti di shopping online, disponibile sia già assemblato che in kit da montare. Lo si riconosce facilmente dalla foto, proposto con marchio Nobsound, sotto altri nomi o addirittura senza marchio. Si tratta probabilmente di una delle opzioni più economiche disponibili sul mercato.

Questo è lo schema elettrico originale:

I trasformatori originali di questo amplificatore hanno purtroppo un’impedenza di 3500 ohm, non adatta per l’uso con una valvola 6L6GB (o equivalente). Durante i test a banco, ottenevo una potenza limitata a circa 3,5 watt, con un livello di distorsione decisamente elevato: in pratica, una semionda veniva riprodotta bene mentre l’altra risultava fortemente compromessa.

Per migliorare la situazione, ho smontato i trasformatori originali. Non potendo sostituirli con trasformatori più grandi costruiti secondo il mio metodo (perché non c’era sufficiente spazio), ho scelto di riavvolgere i trasformatori originali utilizzando lo stesso rocchetto e lamierini di identiche dimensioni, ma ho sostituito i lamierini originali in semplice ferro-silicio con lamierini in ferro a grani orientati (GO). Ho realizzato così trasformatori con un’impedenza di 4500 ohm, ideale per la 6L6GB in configurazione Single-Ended, con un altro preciso obiettivo in mente.

In diversi articoli precedenti ho già evidenziato che molti amplificatori zero-feedback, inclusi alcuni di marchi prestigiosi, utilizzano trasformatori d’uscita con induttanze primarie insufficienti o nuclei prossimi alla saturazione. Questo approccio serve a mascherare i difetti più evidenti causati dall’assenza di controreazione, in particolare quei famosi bassi “gonfi” e fastidiosi. È evidente infatti che, scegliendo la strada dello zero feedback e rifiutando categoricamente la controreazione, questi bassi problematici debbano essere in qualche modo eliminati. Le soluzioni più comuni sono filtrare l’ingresso dell’amplificatore, utilizzare trasformatori d’uscita volutamente limitati, oppure abbinare casse acustiche che per loro natura siano già carenti nelle basse frequenze (ad esempio casse monovia o casse aperte).

Ecco lo schema, clicca sopra per ingrandire, o clicca qui per scaricare ad alta definizione

Come si può notare, ho previsto un interruttore che consente di escludere il segnale di controreazione (NFB) a piacimento. Ho sostituito la valvola 6N1 con una ECC83, scelta necessaria per ottenere un adeguato fattore di smorzamento mantenendo al contempo un carico facilmente pilotabile per il finale. Anche la raddrizzatrice originale, una 5Z4, è stata sostituita con una GZ34, indispensabile per recuperare tensione utile: il trasformatore di origine cinese, infatti, tendeva ad avere un cedimento di tensione superiore al previsto.

Nota: questo schema è pensato per utilizzare valvole del tipo 6L6 / 6L6G / 6L6GA / 6L6GB / 5881 e anche le 6p3p. Sono invece escluse le 6L6GC e le 6N3C-e, che richiedono una tensione di griglia schermo più elevata. È comunque possibile adattare l’amplificatore a queste ultime modificando il valore della resistenza da 12k in serie alla griglia schermo con una di valore inferiore, fino a ottenere il punto di lavoro desiderato. Verificate sempre a caldo tensioni e dissipazioni reali, perché la corrente di schermo può variare in modo significativo da valvola a valvola. Non indico un valore preciso perché la corrente a riposo delle griglie schermo è spesso imprevedibile e può discostarsi dai valori riportati nei datasheet. Passiamo ora alle fasi di montaggio:

Per chi fosse curioso di sapere come sono riuscito a saldare a stagno sull’acciaio inox, consiglio di guardare questo video su YouTube: https://youtu.be/SHxo5tcNNMg. La procedura mostrata è identica a quella che ho utilizzato, con l’unica differenza che io ho impiegato del cloruro ferrico già pronto, anziché preparare la soluzione da zero. Senza questo trattamento galvanico (che ho effettuato con l’aiuto del mio alimentatore modificato) stagnare sull’inox sarebbe praticamente impossibile. Naturalmente, è indispensabile anche uno stagnatore a punta piatta (tipo cacciavite) da almeno 150 watt.

Passiamo ora alle consuete misurazioni strumentali. Ci tengo a chiarire un punto spesso oggetto di confusione: c’è chi sostiene che, in un circuito senza controreazione (zero feedback), la distorsione armonica totale (THD) aumenti in modo progressivo dalla potenza minima fino alla massima. Al contrario, secondo la stessa teoria, in un circuito retroazionato la THD sarebbe più elevata a bassissimo volume, per poi diminuire a volumi medi e risalire nuovamente man mano che ci si avvicina al clipping.

Questo comportamento – più simile a quello che ci si aspetterebbe da un finale in classe B piuttosto che da un single-ended – viene talvolta usato come argomento per sconsigliare l’uso della controreazione nei sistemi destinati all’ascolto a basso volume. L’idea sarebbe che, a potenze contenute, un circuito retroazionato distorca più di uno senza feedback.

Per verificare concretamente questa affermazione, vediamo i risultati della THD misurata nelle due configurazioni (zero feedback e controreazione inserita) mantenendo invariato il resto del circuito e confrontando diversi livelli di potenza, da 0,1 watt fino a poco prima del clipping. Confronteremo i valori per capire cosa accade realmente.

Con controreazione inserita Zero Feedback
0,1watt RMS – (0,18%) 0,1watt RMS – 0,85%
0,5Watt RMS – 0,47% 0,5Watt RMS – 2,45%
1Watt RMS – 0,73% 1Watt RMS – 3,6%
3Watt RMS – 1,31% 3Watt RMS – 6,2%
Poco prima del clipping (5watt) – 2,35% Poco prima del clipping (4watt) – 8,4%

Come si può osservare, il tasso di distorsione cresce in modo progressivo da un valore minimo fino alla soglia di clipping, sia nella configurazione zero feedback che in quella retroazionata. Tuttavia, la distorsione è sempre superiore nella versione senza controreazione, anche alla potenza minima misurata.

Per trasparenza ho lasciato lo schema e i riferimenti necessari a replicare la prova. Chiunque può costruire il circuito e ripetere le misurazioni, con trasformatori realizzati da me oppure da un fornitore a scelta. In questo caso si tratta di un classico 22×30 con primario da 4500 ohm e secondari da 4 e 8 ohm, senza particolari pretese.

La potenza massima del circuito con controreazione attiva è di circa 6 watt, con una soglia di distorsione percettibile a partire da 5 watt. Il fattore di smorzamento è di 0,3 in modalità zero feedback e raggiunge 9 con la controreazione inserita. La banda passante, in configurazione zero feedback, è di 40 Hz – 40 kHz a -1 dB. Va precisato che il trasformatore è stato progettato appositamente con un taglio sulle basse frequenze, scelta obbligata data la dimensione contenuta del nucleo. Con la controreazione attiva, la risposta in frequenza si estende da 10 Hz (a -0,6 dB) fino a 40 kHz (-1 dB), offrendo una resa complessiva decisamente più estesa. Di seguito mostro i grafici comparativi… e qualche contenuto extra.

Banda passante con controreazione (carico resistivo) Banda passante zero feedback (carico resistivo)
Banda passante con controreazione (carico reattivo) DF = 9 Banda passante zero feedback (carico reattivo) DF = 0,3

Passiamo ora ai contenuti extra. Mi sono reso conto che molti lettori non comprendono appieno il significato dei grafici relativi al comportamento su carico reattivo. Per approfondire, rimando al mio articolo dedicato alla costruzione del carico reattivo.

In generale, c’è poca consapevolezza di cosa comporti realmente un basso fattore di smorzamento. Al di là delle classiche descrizioni — come quella del diffusore che, una volta spinto, continua per inerzia invece di seguire fedelmente il segnale — manca una comprensione concreta degli effetti sul comportamento reale dell’amplificatore durante l’uso.

Tutti sembrano concentrarsi esclusivamente sulla distorsione armonica e sulle sue componenti, mentre pochi si preoccupano di osservare cosa accade quando un finale con basso smorzamento pilota effettivamente un diffusore. Per questo motivo, ho realizzato due brevi filmati in cui mostro il quadrante dell’oscilloscopio, con l’amplificatore collegato a una cassa e alimentato da un generatore di funzioni.

Attenzione! Nei video seguenti sono presenti toni sinusoidali fissi. Si consiglia vivamente di abbassare il volume al minimo prima della riproduzione, soprattutto se state utilizzando cuffie. Questi suoni potrebbero risultare fastidiosi o persino dannosi per l’udito, oltre che per cuffie, altoparlanti di computer o smartphone. L’audio è comunque indispensabile per comprendere correttamente il fenomeno analizzato. Non mi assumo alcuna responsabilità per eventuali danni a dispositivi audio o all’udito derivanti dalla visione dei video. Procedete con cautela.

Iniziamo analizzando la situazione senza controreazione (Zero Feedback). Sullo schermo dell’oscilloscopio sono visibili due tracce: la traccia inferiore rappresenta il segnale generato dal generatore di funzioni, mentre quella superiore mostra il segnale effettivamente presente ai morsetti dell’altoparlante.

Come si può osservare chiaramente, mentre l’ampiezza della traccia inferiore (il segnale del generatore) rimane costante, quella superiore — ovvero il segnale in uscita dall’amplificatore — varia sensibilmente al variare della frequenza. È un comportamento che ricorda quello di un controllo toni integrato nell’amplificatore, con la differenza che in questo caso i punti di massima e minima risposta sono determinati dalle caratteristiche del diffusore.

Ciò che si osserva nei grafici relativi al carico reattivo rappresenta esattamente questo fenomeno: una risposta in frequenza alterata a causa del basso smorzamento. A chi si limita a parlare esclusivamente di distorsione armonica, rivolgo una domanda: questa non è una distorsione armonica, ma è pur sempre una distorsione. Come la vogliamo considerare? Vediamo ora cosa accade nella stessa situazione, ma con la controreazione attiva e un fattore di smorzamento pari a 9.

In questa configurazione, con la controreazione attiva, si può notare che l’ampiezza del segnale in uscita dall’amplificatore mostra variazioni minime, quasi trascurabili. Come già affermato in altri contesti, ritengo che un fattore di smorzamento pari a 5 sia ottimale per amplificatori di piccola potenza, come i single-ended. In apparecchi di potenza maggiore si può arrivare tranquillamente a un valore di 10. Superare questi valori, a mio avviso, raramente porta benefici in applicazioni di questo tipo: troppa controreazione può ridurre la piacevolezza soggettiva all’ascolto e rendere il risultato meno naturale.

Passiamo ora a un altro contenuto extra: un confronto diretto tra il suono del circuito retroazionato e quello in configurazione zero feedback. Come ho realizzato questa prova? Ho collegato un attenuatore direttamente ai morsetti delle casse e ho inviato il segnale attenuato all’ingresso linea (“line in”) di un vecchio portatile, che normalmente utilizzo per pilotare un incisore laser.

Mi scuso per la qualità della registrazione: il portatile ha quasi 10 anni e l’ho pagato 40 €, quindi è inevitabile qualche disturbo di fondo dovuto alla sua scheda audio. Nonostante questo, le differenze sonore tra le due configurazioni risultano comunque percepibili.

Va detto che una dimostrazione più accurata avrebbe richiesto l’uso di un microfono binaurale, capace di catturare anche la componente distorsiva introdotta fisicamente dal diffusore, e non solo quella di tipo elettrico. Aggiungo infine che, avendo utilizzato trasformatori con nucleo di dimensioni ridotte e una primaria calcolata con induttanza modesta, l’amplificatore non presenta i tipici bassi gonfi e incontrollati nemmeno in modalità zero feedback.

Per iniziare, ho scelto una traccia audio royalty-free intitolata “At First Sight” di FiftySounds, scaricata dal sito EpidemicSound.com. Potete ascoltare il file originale al link indicato.

Mi raccomando: per cogliere appieno le differenze e i dettagli sonori, è fondamentale ascoltare con delle cuffie.

Ho riprodotto la traccia dal mio media center, collegato direttamente al Nobsound, e ho registrato il segnale prelevato dalle boccole delle casse in entrambe le configurazioni (zero feedback e controreazione attiva), cercando di mantenere il livello il più possibile comparabile tra le due prove.

Successivamente, utilizzando un software di editing audio (Audacity), ho sovrapposto un segmento della registrazione originale allo stesso passaggio filtrato attraverso l’amplificatore. Grazie alla funzione “solo” del software, durante la riproduzione posso passare rapidamente da una versione all’altra, consentendovi di percepire chiaramente le differenze in tempo reale. Iniziamo con il confronto tra la traccia originale e l’uscita dell’amplificatore in modalità zero feedback.

Nella schermata audio, la traccia superiore rappresenta il file originale, mentre quella inferiore è la registrazione dell’amplificatore in configurazione zero feedback. All’ascolto, si nota chiaramente una perdita di corposità sulle basse frequenze e una certa opacità sulle alte, accompagnata da un’esaltazione della gamma media. Inoltre, anche se la registrazione elettrica già ne dà un’idea, è nell’ambiente reale che si percepisce come la riproduzione zero feedback risulti più “sporca”.

Passiamo ora alla registrazione con la controreazione attiva. A questo punto, tutti gli scettici convinti delle solite leggende metropolitane si aspetteranno un suono sgradevole: metallico, fastidioso, simile a vetri rotti, unghie sulla lavagna o il famigerato stridio della forchetta sul piatto. Vediamo (e ascoltiamo) se è davvero così.

Come nella prova precedente, la traccia superiore rappresenta l’audio originale, mentre quella inferiore è la registrazione del segnale dopo il passaggio attraverso l’amplificatore, questa volta con la controreazione inserita.

Ed ecco una dimostrazione concreta: in questo caso, con un uso corretto della controreazione, il segnale non risulta degradato in modo apprezzabile. Al contrario, è la versione zero feedback a suonare peggio. Chi afferma di preferire lo zero feedback, nella realtà dei fatti, sta cercando un certo tipo di distorsione — e non sempre lo ammette.

La registrazione con controreazione è talmente fedele all’originale da risultare quasi indistinguibile, se non fosse per un leggero rumore di fondo e una lieve perdita di brillantezza, già presente anche nella versione zero feedback. Questi limiti sono imputabili esclusivamente alla scheda audio integrata (e tutt’altro che professionale) del vecchio portatile usato per la registrazione. Per completare lascio il download delle 2 registrazioni integrali, in futuro se avrò modo di ripetere esperimenti simili con strumentazione più seria (vedi microfono binaurale state certi che lo farò). Clicca qui per scaricare lo zip con i 2 file in formato flac

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One Response to Zero Feedback o Controreazione? Ascolta e Scopri Chi Mente

  • Questo è il mio amplificatore che Stefano ha sapientemente sistemato per me! Ho comprato questo ampli della nobsound in kit da assemblare per avvicinarmi al mondo delle valvole, e dopo un attento assemblaggio mi sembrava andasse bene ma mancava sempre qualcosa che mi facesse entusiasmare. Ho cominciato a cambiar valvole, condensatori , pot, connettori ed a correggere lo schema elettrico con vari trovati qua e la sui forum. Mi sembrava che ad ogni modifica qualcosa migliorasse, ma forse era solo frutto dell’ auto convincimento. Finchè sono capitato sul sito di SB Lab ed ho contattato Stefano che gentilmente mi ha aiutato a fare prove elettriche varie e dato suggerimenti, ma subito mi ha detto che il problema dell ampli erano i trasformatori di uscita, di impedenza sbagliati e poco performanti. Così mi sono deciso e ho portato il mio ampli nel suo laboratorio e credetemi se vi dico che dopo questo lavoro che ha eseguito il mio ampli suona come non avevo mai sentito!! Mi sono reso conto che tutto quello che avevo fatto in precedenza per migliorare il suono è stata una gran perdita di tempo e denaro. Affidatevi ad un esperto come lui, non buttate soldi in inutili cambiamenti di componenti Nos e pregiati, tanto non serve a nulla se tutto lo schema è sbagliato, ve lo dico con esperienza fatta sulle mie tasche! Grazie Stefano, ora mi godo il mio ampli e la musica!!

  • Avevo seguito vari consigli che mi avevano dato persone su facebook cambiando valvole con delle nos e cambiando condensatori, mi dicevano che sarebbe migliorato tantissimo ma alla fine non mi ha mai convinto, leggeri cambiamenti di tonalità ma non era mai troppo lontano dall’originale. Poi ho comprato lo schema premium e i trasformatori sb lab per modificare il mio amplificatorino , il risultato è sorprendente!!!! non è più lui, non ho mai sentito un suono così limpido e equilibrato davvero pazzesco e distnate anni luce, mi sono reso conto che le prime modifiche che ho fatto all inizio sono state una perdita di tempo e di soldi, suona meglio dell’amplificatore di marca con le 300B da migliaia di € del mio amico. Datemi retta seguite i consigli di stefano perchè valgono oro, i suoi trasformatori sembrano costosi rispetto ad altri rivenditori ma valgono quello che costano!!!!

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