Il Triodino 2 “Rework” – v2.1 – Perchè non dovete costruire l’originale…

Considerazioni importanti sulla valvola 5998A e altre valvole regolatrici

La valvola 5998A è progettata principalmente per fungere da valvola di uscita a inseguitore catodico in applicazioni come regolatore di tensione in serie. La sua caratteristica più significativa è il suo valore eccezionalmente basso di resistenza interna (Ri), nominalmente di 350 ohm, che consente alla valvola di fornire fino a 250 mA con una caduta di tensione anodo-catodo inferiore a 50V. È importante sottolineare che queste specifiche di funzionamento si applicano a ciascuna metà della valvola. La valvola 5998A non è stata originariamente progettata per essere utilizzata in applicazioni audio. Come già detto in origine, è stata creata per essere impiegata come regolatore di tensione in alimentatori stabilizzati. Quando utilizzata in applicazioni audio, la valvola può presentare problemi che non erano rilevanti nel suo utilizzo originale.

Una delle principali sfide nell’utilizzo della valvola 5998A in applicazioni audio riguarda l’instabilità del bias. Nel corso del tempo (minuti, ore), il bias può variare significativamente, causando problemi di polarizzazione, linearità e sovraccarico delle alimentazioni, soprattutto se i circuiti di bias non vengono implementati correttamente. Gli audiofili che desiderano utilizzare questa valvola per scopi audio devono prestare particolare attenzione a questi aspetti e adottare misure appropriate per affrontarli.

La sua costruzione presenta una forma particolare per garantire che i fili della griglia rimangano sufficientemente raffreddati per prevenire l’emissione di elettroni, anche verso la fine della vita della valvola, quando materiale attivo dalla superficie del catodo potrebbe essersi depositato sulla griglia. La valvola 5998A ha una struttura che comprende un catodo piatto, una griglia di controllo avvolta tra aste scanalate e un’anodo diviso in due sezioni a forma di “U” piatte, una su ciascun lato del catodo.

Gli elettrodi al suo interno sono vicinissimi e proprio per questa estrema vicinanza essa è soggetta a derive importanti del bias dovuta alla deformazioni meccaniche degli stessi elettrodi quando questi variano di temperatura, sempre a causa della vicinanza tra gli elettrodi bisogna stare molto attenti a non oltrepassare le tensioni massime ammesse per non rischiare che avvengano scariche interne, che potrebbero anche distruggere la valvola o guastare l’amplificatore su cui sono montate.

Pertanto, sebbene la valvola 5998A possa essere utilizzata in applicazioni audio, gli audiofili devono essere consapevoli delle sue peculiarità e delle sfide associate al suo utilizzo, ossia la corretta implementazione del bias.

È importante sottolineare che le considerazioni e gli avvertimenti riguardanti l’instabilità delle caratteristiche si applicano a tutte le valvole regolatrici, comprese le 6AS7, le 6080, le 6336 e le 6C33. Queste valvole condividono la tendenza a presentare una forte instabilità delle caratteristiche di placca durante il riscaldamento e di avere derive molto grandi e che si compiono in lunghi tempi di riscaldamento. Questa instabilità non era un problema nel loro utilizzo originale, queste valvole operavano all’interno di circuiti con una retroazione molto forte che compensava efficacemente le derive. Tuttavia, quando vengono utilizzate in applicazioni audio questa instabilità può diventare un problema significativo. È importante comprendere le peculiarità di queste valvole e adottare le misure appropriate per garantire un funzionamento stabile e affidabile nel contesto audio.

Analisi dei difetti nel progetto Triodino 2

Nel mondo dell’autocostruzione audio a valvole, mi ritrovo ancora una volta a evidenziare inconvenienti. Non posso fare a meno di notare che ci sono numerosi schemi e progetti che circolano da oltre 25 anni, pieni di errori, senza che nessuno si sia mai accorto o abbia avuto la volontà di correggerli. Sembrerebbe che l’unico criterio di giudizio sia che l’apparato “suoni”, senza prestare attenzione a una progettazione accurata come la ritengo necessaria. Questo articolo nasce dalla richiesta di “P.C.” di un set di trasformatori per realizzare un progetto trovato su una vecchia rivista, chiamato Triodino 2 con la valvola 5998A. Di seguito, allego lo schema che mi è stato inviato:

Ormai ho imparato a non fidarmi ciecamente degli schemi provenienti da internet, riviste e libri scritti da vari “guru”. Appena ho dato un’occhiata a quei 350 volt, mi è subito venuto il sospetto. Ho consultato il datasheet della valvola 5998A e ho scoperto che è essenzialmente una versione leggermente potenziata della 6AS7 o 6080, differendo solo per la massima dissipazione di potenza, che è di 15 watt per la placca rispetto ai 13 watt della 6AS7 e della 6080 e ha un mu superiore. Per il resto, le tre valvole sono praticamente identiche.

Facendo alcuni calcoli semplici, ho notato che la resistenza di catodo indicata è di 1k e viene specificato un voltaggio di 53 volt. Applicando la legge di Ohm (I = V/R), la corrente che scorre attraverso la resistenza di catodo è di 53 mA. Se sulla placca sono presenti 350 volt, sottraendo i 53 volt che cadono sulla resistenza, sulla valvola rimangono 350 – 53 = 297 volt. Pertanto, la potenza dissipata è di 297 * 0,053 = 15,74 watt, già leggermente oltre il limite massimo di dissipazione consentito per la 5998A. Il secondo problema sono quei 297 volt che cadono sulla 5998A…

Ora, diamo un’occhiata ad un estratto del datasheet della 5998A…

Il sottotitolo della sezione recita “Valori ASSOLUTI” e poco più avanti si legge “Tensione di placca continua = 275V”, che indica la massima tensione fissa che la valvola può tollerare in modo sicuro. Tuttavia, in questo progetto, si applicano 297V, superando il valore massimo specificato. È importante sottolineare che è sottointeso e buona pratica far funzionare una valvola SOTTO i suoi valori massimi. Nel caso di valvole regolatrici di tensione come questa, è particolarmente importante rispettare i valori massimi di tensione di placca, poiché la loro costruzione interna prevede distanze ridotte tra i vari elettrodi (catodo, griglia, placca come si vede nella foto poco sopra) per ottenere resistenze interne molto basse. Di conseguenza, l’isolamento tra questi elementi si riduce drasticamente. Inoltre, è necessario considerare le dilatazioni termiche dei metalli. Superare questi limiti significa mettere a rischio la valvola con il pericolo di scariche interne. Le voci di coloro che affermano di averlo fatto senza problemi sono irrilevanti. I datasheet sono considerati come una guida affidabile, chi nel passato ha progettato la valvola sapeva quello che faceva più di quelli che fanno chiacchere da bar.

Inoltre, ho effettuato una simulazione del circuito in questione per verificare i dubbi riguardo all’impedenza corretta del trasformatore (2500 ohm). Lo screenshot che segue mostra chiaramente la presenza di distorsione armonica, senza necessità di analisi spettrale. È evidente anche una forte compressione nella semionda di salita, causata dalla bassa resistenza di ancoraggio della griglia finale (100k, troppo bassa), che sovraccarica il triodo pilota dell’ECC81.

Nel contesto di questo progetto, i famosi “8 Watt Sopraffini” si sono distinti, ma in realtà, non sono nemmeno 7 watt RMS pieni prima che si verifichi il clipping. Questa valutazione è basata su simulazioni, ma nella realtà potrebbero essere raggiunti solamente 3 o 4 watt effettivi RMS. Ho sollevato questi dubbi a “P.C.” (forse sono stato il primo ad avere il coraggio di farlo in 25 anni? O forse semplicemente sono l’unico a essermene accorto?), e mi ha confessato che anche lui aveva qualche sospetto in merito, ma non osava dire nulla poiché è solo un appassionato. Tuttavia, mi ha informato dell’esistenza di uno schema modificato, sempre pubblicato dagli stessi autori, che rappresenta un ritorno sui loro passi. Di seguito, puoi trovare lo schema modificato:

Probabilmente dopo un fuoco d’artificio, in questa variante, hanno cercato di correggere gli errori presenti nello schema precedente, abbassando la tensione che arriva alla valvola a 257 volt, finalmente rientrando nei limiti consentiti, con una dissipazione di 11 watt (un valore conservativo anche per una 6AS7/6080). Tuttavia, un errore persiste ancora nello schema: viene indicato di utilizzare la valvola raddrizzatrice 5U4 o, in alternativa, la GZ34. Tuttavia, queste due valvole raddrizzatrici presentano cadute di tensione diverse a causa delle loro diverse resistenze interne e limiti di corrente. Di fatto, se con una 5U4 si avrebbero 300 volt sulla placca della 5998, con una GZ34 si avrebbero 340 volt… e questa non è una differenza irrilevante! Una differenza irrilevante sarebbe stata se avessero indicato di sostituire la 5U4 con una 5X4 (sento già le voci di certi personaggi che iniziano a fare osservazioni sul fatto che la 5X4 era utilizzata nelle TV e nelle radio, non essendo considerata una valvola “audio” e così via… Ma la 5U4 e la 5X4 sono ESATTAMENTE la stessa valvola con connessioni sui pin dello zoccolo differenti. Punto, basta e finita la questione! Ne ho sentite abbastanza di queste inutili polemiche).

Tuttavia, l’uso della GZ34 richiede un trasformatore con una tensione più bassa o, almeno, un qualche accorgimento come una resistenza in serie alla valvola per smaltire l’eccesso di 40 volt. Ma niente, ancora una volta, si lasciano le cose al caso. Poi sui forum si legge di persone che parlano del diverso suono delle valvole raddrizzatrici, ma con schemi del genere, la differenza di suono deriva semplicemente dal fatto che cambia la tensione del circuito. Con 40 volt in più, sfido a dire che non ci sarà una distorsione minore e un po’ più di potenza, ma si spinge nuovamente la finale oltre le sue possibilità…

Continuando con le modifiche apportate al secondo schema del Triodino 2, è evidente che anche il trasformatore è stato modificato con un’impedenza di 3200 ohm, più adatta alla valvola utilizzata. Inoltre, è stata mantenuta una presa a 2500 ohm per coloro che desiderano ottenere una maggiore distorsione. È importante notare che l’aumento dell’impedenza riduce la distorsione ma comporta anche una diminuzione della potenza erogata, secondo quanto dichiarato dagli autori, che cala a 3,5 watt effettivi. A fini di completezza di questo articolo, desidero anche menzionare il progetto Lilliput, che è molto simile a quelli appena descritti. Di seguito, riporto velocemente lo schema del progetto Lilliput:

Nel progetto Lilliput, la tensione di placca della valvola 6080 è notevolmente ridotta, il che la fa funzionare in modo estremamente conservativo. La potenza resa supera di poco i 2 watt su un trasformatore con un’impedenza di 1400 ohm. Il tasso di distorsione riscontrato non differisce da quello mostrato nello screenshot di LTspice che ho condiviso in precedenza. Durante la nostra conversazione con “P.C.”, è emerso che era interessato anche alla possibilità di utilizzare entrambe le sezioni della valvola in parallelo per ottenere una maggiore potenza. Mi ha condiviso questa immagine JPEG, ottenuta attraverso una faticosa ricerca su Google, che mostra un grande sforzo progettuale:

In realtà, trasformare il Triodino 2 in una versione PSE richiede solo pochi accorgimenti per far lavorare al meglio i due triodi parallelati. E no, non si tratta semplicemente di mettere due resistenze di catodo con due condensatori separati per ogni triodo. Lo dico per smentire coloro che, passando su questa pagina e vedendo lo schema premium non leggibile, potrebbero pensare: “Chissà cosa nascondi, si capisce…”. Non è come pensi! Siccome alcune persone considerano le soluzioni banali, nonostante nessuno sia mai arrivato a scoprirle in trent’anni, ritengo giusto tenerle per me. Chiunque sia interessato può acquistare lo schema e i trasformatori.

La seconda cosa è che se un triodo funziona bene su un’impedenza di 3200 ohm, quando si mettono in parallelo due triodi, l’impedenza deve essere ridotta a 1600 ohm. La corrente raddoppia e l’impedenza si dimezza. Ovviamente, il trasformatore d’uscita deve essere calcolato per lavorare con quella corrente continua specifica e con una valvola che ha una resistenza interna dimezzata. Non come coloro che prendono un trasformatore X pensato per mezza 6080, poi parallellano la 6080, raddoppiano la corrente nel trasformatore e pensano che vada bene. In realtà, il trasformatore si satura e i bassi non escono come dovrebbero. Inoltre, bisogna considerare che l’assenza di feedback negativo può causare fastidi.

Ho ritoccato i valori di taglio della cella formata dal condensatore di disaccoppiamento e la resistenza di ancoraggio della finali per spingere meglio in basso il circuito, ho aggiunto qualche accorgimento sull’ingresso e sui catodi di entrambe le valvole. Il circuito usa una ECC81 come pilota della 5998A e il guadagno complessivo è tale per cui bastano 1,7Vpp in ingresso per portare la finale alla saturazione, essendo quindi bello sensibile come circuito e avendo sulla carta uno smorzamento di solo 2,9 (nella realtà sarà inferiore, stimo non superiore a 2) ho pensato bene di aggiungere una rete di controreazione disattivabile con un’interruttore. Ad anello aperto è praticamente il circuito originale solo PSE con poche marginali migliorie mentre con la controreazione attiva la sensibilità del circuito cala a 3Vpp per avere il pieno clipping della finali, lo smorzamento aumenta considerevolmente ad un tasso che nel reale dovrebbe quanto meno raggiungere un fattore di 5. La potenza raggiungibile in questa configurazione nella simulazione raggiunge i 9,2 watt prima del clipping nel mondo reale potrebbero essere 7 massimo 8Watt RMS prima del clipping, questa volta veri e non numeri gettati a caso come fanno praticamente tutti tranne me.

Ho ricalcolato il trasformatore di alimentazione e lo stadio con la raddrizzatrice e la cella CLC, ci sono stato dentro con una 5U4GB o una 5X4G. La GZ34 non è contemplata. Per me le cose devono essere precise.

Ecco lo schema premium

Ecco qui, dopo circa 2 anni, le prime foto del montaggio di Cesare

Problemi a non finire !

Ammetto di non sapere tutto; per imparare certe cose, è necessario sperimentarle. Il cliente che doveva realizzare questo progetto continuava a riscontrare problemi di funzionamento. Nonostante l’amplificatore “suonasse bene” (secondo lui), essendo un lettore del mio sito, si sentiva spinto a misurare e verificare diverse cose. Alcune di queste misurazioni non tornavano e mi rivolgeva domande. Alla fine, i problemi rimanenti, con il senno di poi, sembrano banali (anche se, come vedremo, non sono trascurabili), ma risolverli non è stato un compito semplice.

E ancora una volta, mi viene in mente quanta gente, nel corso di 25/30 anni, abbia assemblato questo progetto senza mai accorgersi di nulla. In pratica, il costruttore medio si limita ad accendere l’apparecchio e a essere soddisfatto finché non prende fuoco o non emette rumori strani. Non si preoccupa di indagare, misurare o verificare se l’apparecchio funziona davvero al meglio delle sue possibilità. Tutto ciò è triste.

Il cliente lamentava diversi problemi con il suo montaggio, tra cui la presenza di distorsione alle basse frequenze proveniente dal trasformatore d’uscita. Inoltre, la tensione sulla resistenza di catodo delle 5998A non era quella corretta e vi erano significative differenze nelle tensioni di bias tra i triodi delle due sezioni. Queste differenze variavano considerevolmente nel corso del tempo, dopo 30 minuti, un’ora o due ore, con variazioni enormi che non potevano essere ignorate per la salute dei trasformatori d’uscita, della valvola raddrizzatrice e delle stesse 5998A. È importante sottolineare che, sulla carta, il bias avrebbe dovuto essere di circa 50mA per ogni triodo, ma in realtà poteva variare fino a 200mA per triodo. Era una situazione ingestibile, così come il calore generato dalle resistenze di bias. Inevitabilmente, il trasformatore d’uscita presentava problemi di saturazione a causa della corrente che superava di gran lunga i 110mA per cui era stato progettato, arrivando quasi a 300mA in certi momenti.

Ho dovuto intervenire in aiuto a “P.C.”. Nonostante abbia provato diverse coppie di valvole, NOS a pure costose, vendute come “match”, la situazione non migliorava. La polarizzazione in self bias non era praticabile, così come quella a bias fisso, poiché in entrambi i casi si sarebbe dovuto regolare il bias ogni 5 minuti, il che era inaccettabile. L’unica soluzione era adottare un circuito di servobias, che consiste in un circuito attivo che utilizza un opamp configurato come comparatore. Questo circuito rileva la tensione su una piccola resistenza in serie al catodo di ogni triodo e si occupa di regolare la tensione negativa di griglia, garantendo che il bias di ciascuno dei 4 triodi sia sempre mantenuto allo stesso valore desiderato.

Sorgeva però un altro problema: se avessi voluto polarizzare le 5998A a bias fisso, avrei dovuto eliminare la resistenza sotto al catodo, dove cadevano circa 100 volt. Ciò avrebbe comportato una differenza di potenziale troppo elevata tra il catodo e l’anodo della 5998A. Era assurdo dover scartare il trasformatore di alimentazione solo perché forniva troppa tensione. Ho quindi pensato di adottare un’alternativa: un’ alimentazione a ingresso induttivo con una cella LCLC (questo farà sicuramente sbavare alcuni audiofili). L’ingresso induttivo avrebbe permesso di non moltiplicare per 1,41 la tensione raddrizzata, consentendo di ottenere una tensione anodica filtrata più bassa senza dover sostituire il trasformatore di alimentazione. Tutto ciò di cui avevo bisogno era mettere a punto un’induttanza apposita per questo scopo. È importante notare che le induttanze per l’ingresso induttivo devono essere costruite in modo diverso rispetto a quelle tradizionali di livellamento, per evitare vibrazioni e rumori nell’alimentazione. Nella foto sottostante stavo sperimentando l’induttanza di ingresso induttivo e sono riuscito ad ottenere un ottimo risultato al secondo tentativo.

Quindi, dopo aver implementato il servobias e creato un’induttanza di ingresso, i problemi di questo circuito iniziarono a diminuire gradualmente. Tuttavia, l’ultima sfida che mi si presentò fu un’auto-oscillazione RF intorno ai 3 MHz generata dalle finali. Inizialmente, pensai che potesse essere dovuta a un’instabilità nel circuito di controreazione, nonostante fosse presente solo in minima parte. Tuttavia, anche dopo aver scollegato completamente l’ECC81 dallo zoccolo, l’oscillazione persisteva. In pratica, le 5998A oscillavano spontaneamente da sole! Richiamando alla memoria esperienze passate, sapevo che il collegamento in parallelo delle valvole spesso portava a problemi di stabilità. Ricordai di aver visto negli schemi di alcuni alimentatori Geloso o HP (non ricordo di preciso), che utilizzavano le 6AS7 o le 6080, dove non collegavano direttamente i due anodi, ma inserivano due resistenze in serie da 10/15 ohm, come mostrato qui di seguito:

Fatto sta che messe 2 resistenze da 10ohm tra i 2 anodi e il primario del trasformatore d’uscita l’oscillazione si è immediatamente arrestata!

A circuito finalmente stabile ho provveduto a cambiare le resistenze di ancoraggio delle griglie delle finali dal valore del progetto originale (troppo piccole che sovraccaricavano il driver) con altre da 390k riuscendo finalmente anche a pilotare decentemente queste benedette 5998A.

Tutti i problemi che sono sorti sono dovuti al desiderio di apportare il minor numero di modifiche possibile al progetto originale, ma alla fine è rimasto ben poco di esso, se non l’idea di base e il set di valvole. Inoltre, la povera ECC81 riesce a pilotare la 5998A, ma fatica a farlo con una 6AS7 se sostituita nello zoccolo. Le 6AS7/6080 offrono un guadagno inferiore e la ECC81 raggiunge i suoi limiti, non riuscendo a fornire una maggiore potenza. Forse con un solo triodo, o con due triodi in parallelo, potrebbe essere diverso, ma non ne sono sicuro. In ogni caso, ci sono persone che lodano il Triodino 2, ma hanno valvole che driftano nel bias e trasformatori che si saturano di corrente continua. Alcuni hanno apportato modifiche per ottenere una configurazione PSE, e inconsapevolmente fanno ascoltare Rebecca Pidgeon agli abitanti dello Zimbabwe, dove ancora si utilizzano ricevitori a onde tropicali in modulazione di ampiezza. Poi ci sono coloro che leggono e si infuriano perché secondo loro il suono è buono (ma non hanno mai verificato se funziona perfettamente, perché potrebbe suonare ancora meglio). Ci saranno quelli che hanno avuto la fortuna di trovare valvole eccezionalmente ben fatte e non hanno avuto problemi, ma arriverà il giorno in cui dovranno sostituirle. Altri diranno che le valvole devono essere selezionate e quelle di qualità inferiore scartate, ma vorrei dire che questa è la natura di queste valvole e non possiamo scartare la maggior parte di esse considerandole difettose, tenendo solo quelle che miracolosamente funzionano come desideriamo. Non sono le valvole ad essere difettose, sono gli schemi a cui vengono applicate. Se queste valvole hanno una tale natura, è necessario implementare un circuito che ne tenga conto anziché gettarle via come se fossero difettose!

Nel video qui di seguito, mostro il funzionamento del servobias. Utilizzando un tester, misuro la tensione negativa di griglia dei quattro triodi. In quel momento, tutti e quattro i triodi erano perfettamente regolati a 55mA ciascuno, ma la tensione negativa alle quattro griglie non è uniforme, come si può vedere. Se fossimo stati lì ad osservare nel corso delle ore, avremmo notato che la tensione negativa fornita dal servobias alle valvole variava continuamente, mentre la corrente sotto i catodi rimaneva costante. Questa è la differenza tra utilizzare un servobias e un bias fisso tradizionale: con il servobias, puoi goderti la musica senza dover continuamente regolare un trimmer.

Ad ulteriore prova della problematicità di questo tipo di valvole potete leggere questo articolo dove un cliente ha voluto costruire un single ended con la 6C33 con bias fisso tradizionale (trimmer e strumentino a lancetta) non seguendo i miei consigli in merito e dopo pochi mesi mi ha chiesto come implementare un servobias perchè non ne poteva più di essere sempre li a ritoccare il trimmer per rimettere al suo posto il bias delle 6c33.

Mentre questo amplificatore da cuffie OTL con le 6080 con bias self è andato bene per un certo periodo poi a un bel giorno si brucia la resistenza di catodo di una delle 2 e scoppia il condensatore che c’era in parallelo, ma la valvola testata successivamente risultava ancora perfettamente funzionante.

Tra le cose che ho fatto ho aiutato anche “P.C.” ad avere un cabinet più bello, il primo che aveva fatto 2 anni fà era ormai stato demolito…

Puoi vedere altre decorazioni (e tante altre immagini che ho creato) accedendo alla mia galleria su deviantart…

Peccato solo quella vena nel legno 👿 

Ora un pò di misure; la potenza prima del clipping è circa 7,7watt, il fattore di smorzamento pari a un fattore 5.0. La banda passate 10Hz -0,4dB / 22khz -1dB.

E pensate che, nonostante il trasformatore d’uscita abbia solo circa 10Henry di induttanza primaria, si raggiunge ancora una risposta in frequenza di -0,4 dB a 10 Hz. In realtà, come ho spiegato in un altro articolo, l’induttanza primaria è correlata alla resistenza interna della valvola. È importante sottolineare questo punto perché ci sono persone che continuano a diffondere l’idea che i trasformatori debbano avere induttanze primarie astronomiche per funzionare correttamente, ma in realtà stanno fornendo informazioni errate che confondono le persone… Oltre a commercializzare trasformatori che spesso non corrispondono all’induttanza dichiarata, oppure hanno effettivamente tale induttanza ma saturano quando vengono attraversati dalla corrente continua delle valvole.

L’unica piccola pecca del mio trasformatore d’uscita sembra essere una microscopica risonaza che si vede anche a 4,185khz, veramente insignificante e da non escludere siano sempre le 5998 a farlo e non il trasformatore.

Vediamo la risposta sul carico reattivo…

THD a 1watt circa 1%

Le quadre a 100Hz – 1khz – 10khz

Nota finale: Desidero sottolineare che non intendo essere costantemente critico nei confronti dei progetti altrui. Tuttavia, quando mi viene richiesto di fornire trasformatori per il montaggio di progetti non miei, non posso evitare di far notare eventuali errori presenti (se ce ne sono) e suggerire soluzioni e miglioramenti. Questo perché, in casi come questi, gli errori negli schemi possono causare malfunzionamenti che il cliente potrebbe erroneamente attribuire tali problemi alla qualità dei miei trasformatori. La mia intenzione non è essere antipatico, ma piuttosto offrire un supporto completo affinché il progetto funzioni al meglio delle sue potenzialità.

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One Response to Il Triodino 2 “Rework” – v2.1 – Perchè non dovete costruire l’originale…

  • La genesi di questo amplificatore è stata meticolosamente descritta da Stefano ed è nata dal momento in cui mi sono rivolto a lui con la richiesta di avere il set dei trasformatori di uscita ed alimentazione per la sua costruzione. Fin da subito mi ha messo in guardia sui difetti presenti nello schema originale dimostrandosi molto preparato in materia fornendomi oltre hai trasformatori lo schema da lui adeguato per pilotare le 5998 o 6AS7 con i triodi in parallelo. Come ha evidenziato dopo la prima costruzione dell’amplificatore qualcosa ancora non tornava e l’ipotesi inziale pareva essere che il trasformatore di uscita andasse in saturazione per eccesso di corrente anodica rispetto a quella stimata e di conseguenza bisognava sistemarlo .Non essendo un tecnico esperto ho quindi spedito l’ampli a Stefano che grazie alla sua competenza e passione è riuscito a sistemarlo come ha descritto . Due mesetti fa sono stato da lui a ritirare l’ampli dove ho avuto modo di ascoltarlo. Indubbiamente questo nuovo amplificatore suona decisamente molto bene . Grazie Stefano. Paolo

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Controreazione e zero feedback negli amplificatori valvolari: la mia posizione

Ho aggiornato questo articolo perché voglio esprimere meglio il mio pensiero su un argomento molto dibattuto su internet: l’uso del negative feedback negli amplificatori audio. Sono stanco delle polemiche sterili e delle aggressioni a chi non si conforma al pensiero comune. Qui dico la mia, senza schemi, grafici o formule: preferisco parlare di esperienza pratica e smontare alcune leggende che alimentano una vera e propria caccia alle streghe.

La controreazione o negative feedback è un importante concetto nell’elettronica audio che ha radici nella teoria dei sistemi di telefonia. In sintesi, la controreazione è un meccanismo utilizzato per ridurre la distorsione e migliorare la stabilità di un sistema. La controreazione è stata utilizzata per la prima volta nell’elettronica audio negli anni ’30, quando Harold Black, un ingegnere dei Bell Laboratories, sviluppò un amplificatore a controreazione per migliorare le prestazioni dell’amplificatore a triodo allora in uso. L’amplificatore a controreazione di Black utilizzava un circuito di retroazione negativa per ridurre la distorsione dell’amplificatore. Il negative feedback permetteva di abbattere in modo consistente il rumore di fondo, la distorsione armonica e aumentare la banda passante di un circuito amplificatore, permettendo di realizzare linee più lunghe che potevano raggiungere molti più utenti, con una qualità della trasmissione telefonica altrimenti impossibile. L’invenzione del negative feedback diede quindi un grande slancio alla tecnologia.

Negli anni ’40 e ’50 il concetto di controreazione fu applicato a diversi dispositivi elettronici, tra cui amplificatori e mixer. Nel corso degli anni la controreazione si è evoluta, diventando una parte fondamentale della progettazione dei circuiti audio. Il principio è semplice: una parte del segnale di uscita viene riportata all’ingresso e confrontata con il segnale originale. L’eventuale differenza (errore) viene sottratta, così l’amplificatore corregge in tempo reale le proprie imperfezioni. Il risultato è una risposta più fedele al segnale d’origine, con distorsione e rumore ridotti e una qualità sonora più pulita. Oggi la controreazione è utilizzata in molte applicazioni audio (amplificatori, mixer, equalizzatori e compressori) e non audio (automotive, controllo industriale). In sintesi, la controreazione è un concetto che ha permesso di migliorare la qualità e la stabilità dei sistemi audio e non solo.

Per leggere qualcosa di più tecnico riguardo la controreazione vi consiglio la lettura di questo articolo su Audio Valvole.

Amplificatori valvolari Zero Feedback

Quali sono le argomentazioni dei sostenitori dello zero feedback? I sostenitori degli amplificatori audio zero feedback affermano che questi amplificatori producono un suono più “caldo”, “fedele” e “più naturale” rispetto agli amplificatori retroazionati. In particolare, essi sostengono che gli amplificatori a valvole producono una distorsione armonica più piacevole all’orecchio umano rispetto alla distorsione causata dagli amplificatori fortemente retroazionati, considerata generalmente più “aspra”.

Inoltre, ritengono che questi amplificatori siano in grado di gestire meglio i picchi di segnale, garantendo una riproduzione audio più dinamica e “realistica”. Si sostiene che la tecnologia a valvole consenta di gestire i picchi senza causare compressione udibile.

Cos’è il Clipping?

Il clipping in un amplificatore audio si verifica quando il segnale in uscita supera la capacità massima di gestione dell’amplificatore. Quando l’ingresso è troppo forte e l’amplificatore non può aumentare ulteriormente la tensione senza distorcere, la forma d’onda si “taglia” ai limiti massimi, causando distorsione. È udibile come un suono “schiacciato”, “scomposto” o “graffiante”, a seconda della gravità.

Nei valvolari il clipping tende a manifestarsi in modo più graduale, soprattutto per via della curva di trasferimento delle valvole e della loro polarizzazione: l’amplificazione smette di crescere in modo progressivo e i picchi si arrotondano. Il trasformatore d’uscita può contribuire, ad esempio limitando l’estensione in banda o andando in saturazione nei casi estremi, ma non è la causa primaria di questo effetto. Questo tipo di clipping risulta poco fastidioso all’orecchio o quasi non percepibile se avviene per brevi istanti.

Negli amplificatori a transistor, invece, il clipping si manifesta spesso in modo più brusco e tagliente: raggiunto il limite di tensione la forma d’onda si “taglia” improvvisamente, producendo una distorsione netta e fastidiosa.

È importante chiarire che clipping morbido non significa maggiore dinamica: se i picchi superano la potenza disponibile vengono comunque tagliati. Per riprodurre realmente la dinamica di un brano serve abbassare il volume o usare un amplificatore di potenza superiore. Chi racconta che un circuito valvolare possa, anche solo per un istante, erogare potenze molto maggiori di quella nominale racconta balle astronomiche: questa è semmai una caratteristica di certi stadi a transistor (per via di riserve nei condensatori o configurazioni particolari). Un valvolare, quando clippa, clippa e basta.

Falsi miti dello zero feedback

Gli amplificatori zero feedback, cioè quelli che non utilizzano la retroazione negativa, sono spesso oggetto di falsi miti e malintesi. Di seguito alcuni di questi miti e le relative correzioni:

  • “Gli amplificatori zero feedback suonano meglio degli amplificatori con retroazione”: è una generalizzazione. La retroazione negativa, quando è progettata e applicata correttamente, può ridurre la distorsione e migliorare la linearità, garantendo un suono fedele alla sorgente.
  • “Gli amplificatori zero feedback sono più musicali e caldi”: dipende dal progetto, non solo dalla presenza o assenza di NFB. Esistono molti valvolari con retroazione dal suono molto “musicale”.
  • “Gli amplificatori zero feedback hanno una gamma dinamica maggiore”: non automaticamente. La dinamica percepita dipende dalla catena completa e dai limiti reali di tensione e corrente.
  • “Gli amplificatori zero feedback sono più affidabili”: l’affidabilità dipende da progetto e componenti, non dalla sola presenza o assenza di NFB. Anzi, un circuito privo di controreazione tende a richiedere manutenzione più frequente, perché anche piccole variazioni dei componenti—soprattutto delle valvole—possono causare differenze tra i due canali dello stesso apparecchio in tempi relativamente brevi.
  • “La retroazione introduce distorsione o rumore”: nella banda in cui il loop gain è sufficiente, la NFB in genere riduce distorsione e rumore. I problemi possono nascere solo in progetti mal compensati o con margine di fase insufficiente.

Limitazioni ed effetti negativi dell’assenza di controreazione

  1. Maggiore distorsione: senza NFB la distorsione resta quella “nativa” del circuito e può essere più alta (specie ai margini di banda dove il sistema è meno lineare).
  2. Maggiore rumore: senza la “rete di sicurezza” della NFB, il rumore percepito può essere più alto (dipende anche dall’alimentazione).
  3. Maggiore impedenza di uscita: limita la capacità di controllo del carico (basso smorzamento).
  4. Maggiore sensibilità a tolleranze e variazioni: il comportamento dipende di più da componenti, diffusori e ambiente.

In generale, l’assenza di controreazione in un amplificatore valvolare può avere effetti negativi sulla qualità sonora. Tuttavia, in alcune configurazioni—ad esempio con diffusori a tromba o monovia dotati di piccoli altoparlanti ad alta efficienza—può risultare piacevole a chi predilige un certo tipo di timbrica. Al contrario, con casse a bassa impedenza, dotate di crossover complessi, grandi woofer o carichi reflex, la mancanza di controreazione porta quasi sempre a un suono disordinato: bassi invadenti, scarsa precisione e difficoltà nel riprodurre passaggi musicali complessi, che finiscono per trasformarsi in confusione.

Amplificatori valvolari retroazionati, ma il giusto!

L’uso di una modesta quantità di retroazione negativa in un amplificatore valvolare può offrire diversi vantaggi:

  1. Riduzione della distorsione armonica: migliora la fedeltà del suono.
  2. Miglioramento della risposta in frequenza: amplificazione più uniforme su tutta la banda utile.
  3. Riduzione del rumore di fondo.
  4. Aumento del fattore di smorzamento e quindi maggiore controllo del woofer.

In sintesi, una retroazione moderata può migliorare stabilità, linearità, risposta in frequenza e rumorosità. La quantità e il tipo di retroazione vanno bilanciati con le caratteristiche sonore desiderate.

Se c’è troppa controreazione?

Un amplificatore con troppa controreazione o con compensazioni sbagliate può dare:

  1. Suono percepito come “troppo asciutto” su certi abbinamenti (damping factor molto alto, interazione diversa col diffusore/ambiente).
  2. Percezione di “sterile” in progetti mal bilanciati (non è automatico della NFB).
  3. Problemi di stabilità (auto-oscillazioni) se il margine di fase è insufficiente.

La controreazione può influire sulla rotazione di fase del segnale: con guadagni d’anello elevati a certe frequenze si possono creare condizioni per instabilità. Inoltre, cattiva gestione di fase e loop può aumentare l’intermodulazione. Questi problemi si riducono con progetto e messa a punto accurati. In un valvolare di qualità la banda passante del trasformatore d’uscita deve essere la più estesa possibile.

Controreazione e fattore di smorzamento

Un’altra convinzione diffusa è che un damping factor (fattore di smorzamento) molto alto tolga “dinamica” al suono. In realtà un fattore di smorzamento elevato indica soprattutto una bassa impedenza d’uscita, che consente all’amplificatore di controllare meglio il movimento dei woofer e di ridurre le risonanze indesiderate.

Può capitare che, su certi diffusori o in determinati ambienti, un basso molto controllato venga percepito come più “asciutto” o “meno corposo”, ma non si tratta di una reale perdita di dinamica: è una diversa interazione tra amplificatore, diffusori e acustica della stanza. Per approfondire: articolo dedicato.

Qual è la definizione di Hi-Fi?

Hi-Fi significa “Alta Fedeltà”: riprodurre il più possibile il segnale sorgente, con dettaglio ed equilibrio, riducendo colorazioni e distorsioni. L’obiettivo è offrire una riproduzione che rispetti ciò che è stato registrato.

Che cosa intendono alcune persone quando parlano di “Suono Naturale”?

Il termine “suono naturale” nel contesto audiofilo si riferisce a un suono percepito come vicino all’evento musicale originale secondo le esperienze soggettive d’ascolto. L’ascolto Hi-Fi punta a fedeltà e precisione; l’ascolto “naturale” punta alla piacevolezza e può includere personalizzazioni che, per definizione, introducono una certa colorazione. Nulla di male: basta esserne consapevoli.

La riproduzione audio naturale è soggettiva e dipende da diffusori, acustica dell’ambiente, sorgenti e preferenze personali. Alcuni preferiscono suono caldo e morbido, altri brillante e preciso.

Criticità nei circuiti retroazionati

La retroazione può portare a instabilità e auto-oscillazioni se il circuito non è correttamente progettato o è mal costruito. Criticità da considerare:

  1. Fase: se la rotazione supera i 180° con guadagno ancora alto, il loop si innesca.
  2. Banda: il loop introduce ritardi; margini di fase e compensazioni sono cruciali.
  3. Guadagno: troppo guadagno d’anello senza margini adeguati = oscillazioni.
  4. Impedenze: l’interazione delle impedenze può incidere sulla stabilità.
  5. Temporizzazione: ogni loop richiede tempo per agire; serve progetto attento.

Per evitare instabilità serve una progettazione accurata, scelta dei componenti, configurazione corretta e analisi dei parametri di stabilità. Uno zero feedback può essere più semplice da costruire senza inneschi, motivo per cui agli inizi dell’autocostruzione si proponevano spesso schemi di questo tipo; poi è diventata anche una “moda”.

L’assenza di controreazione è necessaria per un ascolto naturale?

No. L’ascolto “naturale” dipende principalmente dalla qualità della riproduzione complessiva (catena, acustica, registrazione), non dal solo tipo di loop. L’assenza di NFB può implicare distorsione più alta, maggiore sensibilità alle variazioni e più rumore. Ci sono configurazioni di retroazione che migliorano la fedeltà senza compromettere la piacevolezza.

Amplificatori Artigianali VS Amplificatori Industriali

La qualità dipende da progetto, componenti, costruzione e cura. L’industriale può beneficiare di processi ripetibili; l’artigianale di personalizzazione e componenti scelti. A livello industriale si usa spesso più NFB per uniformità e specifiche; a livello artigianale si sceglie in funzione del risultato sonoro ricercato. Occhio agli impresentabili (qui esempi)…

Abbasso gli estremisti

Esistono sostenitori dello “zero feedback assoluto” che ritengono che l’uso della controreazione influisca negativamente sul suono. È una preferenza legittima. Alcuni però diventano dogmatici e critici verso chi la usa in modo moderato e consapevole. In realtà, l’uso della controreazione può essere utile e benefico se implementato bene. La quantità può essere regolata secondo preferenze e impianto. Non va considerata in modo dogmatico.

Inoltre va considerato che quando un brano viene registrato, tra preamplificatori, mixer, registratori e tutto il resto, il segnale passa attraverso una grande quantità di apparecchi professionali pieni di retroazione. Se davvero la NFB “rovinasse” il suono, perché l’ultima controreazione a casa vostra dovrebbe essere la colpevole? La distorsione finale spesso avviene proprio in riproduzione, specie se si usa un amplificatore “naturale/zero feedback” fuori dal suo contesto ideale.

Dire “un amplificatore con controreazione fa schifo” non ha senso: dipende da circuito, componenti, progettazione, tipo di controreazione. La NFB ben usata porta a una riproduzione precisa e fedele. Non si può generalizzare. Esistono migliaia di valvolari con NFB apprezzati da tantissima gente. I gusti contano.

Il fondamentalismo “zero feedback” può allontanare potenziali fruitori dei valvolari, facendo percepire questo mondo come dominato da un’ideologia rigida. Inoltre, criticare in modo sproporzionato gli amplificatori con NFB può disincentivare chi cerca prestazioni ottenibili realisticamente solo con un certo grado di retroazione.

La mia esperienza: ho incontrato persone convinte dalle teorie “zero feedback” che hanno speso cifre importanti per amplificatori costruiti secondo questa filosofia, rimanendo poi deluse. In molti casi mancava una conoscenza pratica dell’elettronica. Il risultato era un suono lento, confuso nei passaggi complessi, bassi gonfi ed evanescenze. Quando hanno potuto ascoltare un amplificatore correttamente retroazionato e ben progettato, hanno percepito maggiore ampiezza, dinamica, profondità e pulizia. L’acquisto di un amplificatore dovrebbe essere consapevole e informato, non dettato dalla moda o dal dogma.

Quando diventa una malattia…

Nel corso degli anni storie simili a quella che segue mi sono capitate almeno 3/4 volte… Caio, un mio cliente, tempo fa ha acquistato da me un set di trasformatori e uno schema premium per realizzare un mio amplificatore con le KT88, un precursore di Phoenix. Un giorno incontra “Tizio”, amico appassionato di valvolari. Tizio ha un 300B zero feedback costruito da “nome di superguru”, ma non è convinto del suono. Caio ascolta: medio-alti ok, in basso gommoso e lento. Poi Tizio ascolta il KT88 di Caio: “Cavolo suona bene, vorrei che anche il mio suonasse così!” — “Fattene fare uno uguale da SB-LAB.” — “Ehhh ma sai la coooooontrooooooreaaaaazioooneeee…”.

Tizio il giorno dopo compra una coppia di 300B vintage da 2500€ per il suo zero feedback. La settimana dopo mette in vendita tutto (ampli + 300B). Il mese dopo compra un altro 300B zero feedback di “altro superguru”. Ha già buttato via quasi 20.000€ e la storia si ripete. Di “Tizi” così ce ne sono tanti…

Come concepisco io gli amplificatori valvolari… Le mie conclusioni

Gli amplificatori valvolari hanno un fascino tutto loro. La scelta tra zero feedback e controreazione dipende da obiettivi e contesto. Personalmente cerco un equilibrio tra gestione delle basse frequenze e pulizia della gamma medio-alta, senza diventare duro e aggressivo come certi transistor né goffo e lento come alcuni zero feedback.

Uso pesato della controreazione: è uno strumento importante per ottenere risposta più lineare, distorsione inferiore e miglior controllo dei diffusori impegnativi. Un vantaggio è la versatilità con più casse. Spesso i sostenitori dello zero feedback dicono che servano diffusori “dedicati” come trombe o monovia: questa restrizione complica la vita a chi vuole scegliere liberamente l’impianto.

Ovviamente la NFB richiede un progetto solido: stadio driver capace, trasformatore con una grande banda passante, alimentazione pulita e margini di fase adeguati. Con questo approccio si ottiene un suono equilibrato e ripetibile su catene reali.

Ci tengo a precisare che comprendo perfettamente le tecniche alla base dello zero feedback e potrei applicarle. La mia scelta di usare feedback moderato viene dall’esperienza e dall’idea di suono che cerco. Zero feedback non è una panacea e porta con sé limiti concreti; la controreazione non è “il male”. È uno strumento: dipende da come lo si usa. Insomma: niente estremismi. La scelta dipende da molti fattori. La progettazione di amplificatori è un’arte di equilibrio e buon senso più che di slogan.

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4 Responses to Controreazione e zero feedback negli amplificatori valvolari: la mia posizione

  • “L’uso pesato della controreazione è uno strumento importante per raggiungere questo obiettivo”: ricordo un articolo di Bartolomeo Aloia (non ricordo più se su Suono o FdS) che dichiarava di avere la tua stessa filosofia (anche per gli ampli a stato solido). Avendo ascoltato sia il tuo ampli che uno dei suoi (completamente diversi tra loro: il tuo è un valvolare single-ended, il suo l’ST-200…), ho buoni motivi per pensare che la vostra visione è quella giusta.

  • Ottimo articolo, esauriente e ben fatto. Sono perfettamente d’accordo. Complimenti!!

  • Sono d’accordo con Stefano. I guru della controreazione zero probabilmente non hanno mai ascoltato un amplificatore SB-Lab senza silicone nelle orecchie. Del resto se anche grandi marchi come ARC e Conrad Johnson fanno un uso sapiente della CR ci sarà pure un motivo, o sono cazzari anche loro?

  • Sono perfettamente d’accordo – il problema è che è difficile comprendere che l’ideazione e la realizzazione di un amplificatore è una questione di equilibri e di scelte ponderate che spesso si scontrano con le mode del momento o con esigenze commerciali. Personalmente ho ascoltato diverse realizzazioni “zero feedback” e non mi hanno impressionato. La musica riprodotta deve avere dinamica e gli altoparlanti devono essere perfettamente controllati. I dispositivi a controreazione zero difficilmente assicurano tutto ciò. Un uso ragionato del feedback è ancora la soluzione migliore.
    Ottimo articolo

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Consigli per novelli dell’autocostruzione audio valvolare

Pagina correlata: esenzione di responsabilità

Mi ripromettevo da diverso tempo di scrivere questo articolo, anche per poter smettere di ripetere sempre le stesse cose per email in via privata ai vari clienti. Sono stato definitivamente convinto a farlo dopo che un cliente che mi aveva appena acquistato uno schema premium con set di trasformatori annesso, alla mia domanda “hai tutta la strumentazione?” mi ha risposto “si si ho cacciaviti e pinze” e poi mi domandava cosa fosse quello strano simbolo a forma di rombo sullo schema, ossia il ponte raddrizzatore… Potete immaginare i brividi che mi sono corsi per la schiena pensando a una persona totalmente a digiuno delle nozioni tecniche più basilari che voleva mettersi ad armeggiare con trasformatori e circuiti che vanno connessi alla rete elettrica. Ogniuno nel suo privato è libero di fare quello che vuole, se mette a rischio la sua stessa vita  apprestandosi ad eseguire lavori che non è in grado di eseguire sono fatti suoi, ma è anche vero che tutti devono iniziare da zero, quindi sono qui a scrivere un’articolo che non vuole essere esaustivo ma per lo meno che indichi come cominciare a chi vuole iniziare il suo percorso di autocostruttore hobbysta di amplificatori valvolari.

Prima di tutto voglio dire che “a valvole” non è necessariamente meglio. I valvolari hanno la reputazione di essere amplificatori che suonano meglio rispetto alle controparti con tecnologia moderna, questo può essere vero o meno, dipende dal gusto personale e dipende anche dagli apparecchi che si mettono a confronto… E dipende anche dalla qualità della realizzazione stessa! Molte persone sui forum e sui social si scambiano messaggi indicando un qualche schema elettrico, che magarti circola da 50 anni, come ben suonante quindi 100 persone diverse si mettono a costruire lo stesso schema a modo loro, con trasformatori diversi, con componenti diversi, con diverse tecniche di cablaggio… Otterranno 100 apparecchi che suonano uno diverso dall’altro, ma saranno tutti convinti che la loro realizzazione suoni alla stesso modo di quella degli altri 99. Alcune persone addirittura sono convinte che sia sufficente la presenza di una tal valvola per far suonare un’amplificatore che la monta come qualsiasi altro amplificatore che monti la stessa valvola, è su queste inconsistenti fondamenta che è costruita la cultura degli audiofili da forum, che diranno “c’è la 300B quindi suonerà come tutti i 300B” … è stata una mia surreale discussione con il proprietario di questo amplificatore devastato, mentre cercavo di spiegare che una volta riparato non avrebbe più suonato (male) come lo aveva sentito (non) andare fino a quel momento.

Quindi il punto è che le scelte costruttive che farete in fase di montaggio di qualsiasi apparecchio ne decreterà la prestazione finale, perchè un condensatore da 100uF 400v da 2,5€ non è uguale a un condensatore da 100uF 400v da 15€, anche se è vero che a volte esistono componenti economici di buona qualità a basso costo, reperibili sopratutto nel mercato del surplus, e altre volte esistono componenti costosi che fanno schifo (o che non valgono la spesa), reperibili di solito nel mercato dell’esoterico… Non è una regola, ma se chi li vende parla come Wanna Marchi è meglio starci lontano.

Non solo la qualità dei componenti ma anche la qualità e la precisione del montaggio stesso influiscono non poco sul funzionamento del circuito, alcune persone pensano che basti rispettare le connessioni dello schema tra tutti i vari componenti e un circuito dovrà funzionare, anche questo è assolutamente falso! Basti osservare le foto qui sotto (di cui ci tengo a dire che 2 sono dei 300B)…

Accoppiamenti parassiti tra i conduttori sono causa di diafonia, disturbi e oscillazioni indesiderate fino al punto da rendere il circuito totalmente non funzionante (come la prima foto), pericoloso (come la seconda foto) o fortemente malfunzionante (come la terza foto). Quindi la questione è: se siete alle prime armi scordatevi le 300B le 2A3 e tutte le valvole a riscaldamento diretto perchè richiedono cura nel montaggio per essere sfruttate bene, scordatevi le 211 e le 845 con 1000 a passa volt di tensione anodica perchè non sapete gestire e calblare circuiti con tali tensioni, rischiate di spendere soldi senza risultati e anche di farvi male.

Il mio consiglio per chi comincia i primi montaggi è di puntare su circuiti semplici, possibilmente single ended con piccole valvole come le EL84, in questa pagina trovare diversi progettini a difficoltà crescente basati sulla EL84. Oppure un progettino come quello dello Scherzo che è anche più semplice, con una sola valvola per canale. O questo semplice DAC valvolare, anche in versione a bassa tensione (24v).

Alcuni Consigli Generici

Se si devono mettere le mani su un circuito in tensione è necessario prestare sempre la massima attenzione e seguire alcune regole fondamentali:

  • Per prima cosa bisogna assicurarsi di essere ben isolati dalla terra e da qualsiasi altro elemento (anche solo debolmente) conduttore.
  • È bene indossare scarpe di gomma (ma attenzione a quelle “antistatiche” che sono in qualche misura conduttive) e – specie se le tensioni in gioco sono alte – isolare adeguatamente anche il pavimento su cui si poggia. Ciò che uccide è la corrente che attraversa il corpo, non la tensione di per sé. Il corpo umano è un conduttore con una resistività relativamente elevata; le tensioni elevate sono pericolose perché (contrariamente a quelle molto basse) provocano correnti capaci di produrre effetti letali. In linea di principio, se si è completamente e perfettamente isolati da qualsiasi altra cosa, anche toccando un conduttore ad alta tensione non si avrebbero conseguenze: l’intero corpo assumerebbe il potenziale del conduttore che si sta toccando senza che ci sia passaggio di corrente (e quindi conseguenza alcuna). È il motivo per cui gli uccelli possono posarsi tranquillamente sulle linee ad alta tensione senza restare fulminati. Spero però sia superfluo aggiungere che, anche se si ritiene di essere ben isolati, non è assolutamente il caso di verificarlo andando a toccare direttamente elementi sotto tensione!
  • Quando si opera è bene usare sempre una sola mano – preferibilmente la destra – e tenere l’altra lontana sia dal circuito che da qualsiasi altro elemento conduttore (quale può essere e.g. il telaio dell’apparecchio, una struttura metallica, una parete, ecc). Idealmente, l’altra mano andrebbe tenuta libera dietro la schiena. In questo modo si riduce il rischio che una eventuale scossa attraversi il cuore, cosa che avrebbe conseguenze fatali immediate (morte per arresto cardiaco).
  • Se si deve andare a toccare qualcosa è bene verificare la presenza di tensione prima con un cacciavite cercafase e poi con un tester/volmetro per assicurarsi che non ci sia tensione.
  • Se siete alle prime armi iniziate con progetti semplici, magari a bassa tensione per cominciare a prendere dimestichezza con il vostro hobby, voler cominciare subito con un finale con 845 alimentato a 1500volt senza mai aver fatto nulla prima è una pessima idea.
  • Procuratevi la strumentazione adeguata, non potete montare o riparare cose senza adeguati strumenti e la conoscenza per usarli.

La strumentazione

Questa è la parte calda di questo articolo, la strumentazione è la cosa più importante in assoluto! Nessuno deve pensare di poter assemblare e rendere realmente funzionante un’amplificatore audio in assenza di strumentazione. Chiunque voglia provare ad assemblare un circuito deve necessariamente e obbligatoriamente procurarsi un minimo sindacale di strumentazione. Non bastano un tavolo, due cacciaviti, un tester e uno stagnatore. Il problema di certe persone che vogliono autocostruirsi un’amplificatore è che vorrebbero un valvolare HiEnd senza spendere tutti i soldi necessari a comprare un costoso apparecchio commerciale, quindi pensano di poterselo costruire da soli comprando un SET di trasformatori e un buon schema elettrico ma senza saper nulla o quasi di elettronica. Pensano di potersi costruire l’apparecchio definitivo e poi di non far mai più un montaggio per il resto della loro vita, quindi come sopra, fanno scelte sbagliate puntando subito alle 300B, alle 211, alle 845… “perchè deve essere quello definitivo” e vogliono spendere poco, quindi pretendono che qualcuno gli dia uno schema e i trasformatori e loro vogliono essere rassicurati che una volta montato suonerà come il canto degli angeli, ma purtroppo le realtà è un’altra, la realtà è che se fate un montaggio di “M” suonerà di “M”, o non funzionerà, potrebbe fumare qualcosa, potreste bruciare qualcosa… potreste anche farvi male se non sapete come muovervi e come gestire le cose. E se non avete la strumentazione adatta, nessuno, mai, per telefono o per email potrà aiutarvi a risolvere un bel niente di niente… Se mi chiedete per email “sento un sibilo nella cassa destra come lo risolvo?” la mia risposta sarà “prendi l’oscilloscopio e vedi cosa esce dai morsetti dell’altoparlante, o cosa c’è sulla griglia della finale” e se poi voi mi rispondete “non ho l’oscilloscopio!”… Fine della storia, non vi POSSO aiutare, nessuno vi può aiutare! Magari qualche guru saputone di facebook vi indica di fare qualche prova ma la realtà è che state andando a tentoni. Come cercare un’ago i un pagliaio in una notte senza luna e con le mani legate, perdete solo tempo ed è qui che diventano popolari circuiti zero feedback notoriamente meno problematici da mettere a punto (anche se qualcuno riesce a far oscillare anche quelli) e varie schedine pappa pronta made in cina (et simila) che potete montare come un lego e poi avvitare dento una brutta scatola di legno ma che lascieranno sempre a desiderare in termini di prestazioni.

Quindi se la vostra idea è costruirvi l’amplificatore definitivo e poi scordarvi di fare altri montaggi lasciate stare, vi costa meno tempo, fatica e denaro comprarlo già fatto. Se invece avete capito perchè vostro padre, quando avevate 3 anni, vi ha messo in sella ad un triciclo e non direttamente su un camion articolato, avete capito che ci vuole tempo ed esperienza e bisogna partire dal basso. Ora vi elencherò alcune cose che dovete comprarvi per cominciare.

Tester chiamato anche Multimetro

Per cominciare potete comprarne uno da circa 12/20€, da battaglia va benissimo per cominciare, così se per errore lo impostate male e lo guastate non avrete fatto un danno grosso, sono comunque abbastanza precisi, serve che possa misurare almeno tensione CA/CC, resistenza e continuità. Sul mercato si trovano anche dei tester sotto i 5€ ma li eviterei perchè spesso son costruiti male, soffrono di falsi contatti dentro nel loro circuito e non sono per niente affidabili.

Stagnatore

Io uso proprio questo della foto, un modello RS da 40Watt (codice 771-9477 comprabile per poco più di 20€), per l’elettronica normale di solito si consigliano stagnatori da 15/20 watt ma dovendo saldare zoccoli delle valvole, i morsetti degli ancoraggio etc risulta molto più comodo un modello più potente che possa scandare la massa metallica senza incollarsi, facendo una stagnatura pulita e non pastosa come tante volte vedo, ovviamente ci si deve prendere la mano per non colare fili e altri pezzi mente ci si lavora. Poi per saldare su parti metalliche con una certa massa, come le boccole banana femmina degli altoparlanti o anche per saldare fili o pagliette sulla lamiera come in questa foto:

Utilizzo un modello da 150watt.

Oscilloscopio

Per cominciare basta procurarsi un vecchio oscilloscopio analogico, possibilmente a 2 canali / 20mhz. L’oscilloscopio serve per osservare il funzionamento ondulatorio nei vari punti di un circuito al fine di comprenderne il funzionamento o un difetto. Non importa che sia nuovo, sul mercato dell’usato, come su ebay se ne trovano di ottimi per iniziare.

L’importante è che siano funzionanti e non troppo vecchi, evitate gli oscilloscopi a valvole perchè rischiate di dover prima riparare e ritarare lo strumento prima di poterlo usare o che dia letture errate. Evitate anche i giocattoli cinesi a basso costo venduti come schedine elettroniche nude o che stanno su una mano, meglio uno strumento professionale d’epoca che del pattume economico moderno.

Generatore di Funzioni

Il generatore di funzioni è uno strumento che genera forme d’onda primitive come onde sinusoidali, quadre, triangolari etc a varie frequenze impostabili, nel caso dell’uso in audio è necessario che possa generare frequenze da un range di 20Hz fino a 200khz. Il generatore di funzioni è necessario, abbinato all’oscilloscopio, per iniettare segnale nell’amplificatore sotto test, per osservarne il comportamento, ad esempio per vedere che non inneschino oscillazioni o distorsioni molto forti. Non è possibile usare un segnale audio variabile come della musica per questo scopo in quanto proprio perchè variando in continuazione non è possibile comprendere se esso sia distorto o se ci siano altri problemi. Anche qui siti come ebay e amazon ci vengono in aiuto, si trovano facilmente sia usati che anche nuovi a costi abbordabili…

Sconsiglio sempre di comprare i giocattolini destinati a trasformarsi in pattume molto in fretta, ma accenno al fatto che esistono dei software che possono trasformare un computer (anche vecchio) dotato di scheda sonora in un generatore di funzioni audio, cercando con google se ne trovano diversi freeware, alcuni girano addirittura anche con Windows 98, quindi se volete ridare un’utilità ad un vostro vecchio PC che si riempe di polvere in solaio e che vi dispiace portare in discarica perchè ricordate le ore che ci avete passato a giocare a tomb raider 1 è questa l’occasione. Se poi fulminate la scheda madre pazienza, vorrà dire che è morto con gloria.

Variac e trasformatore di isolamento

Il variac è praticamente un trasformatore variabile, o per essere più precisi, un’auto trasformatore variabile, viene connesso alla rete 230 da una parte e dall’altra permette di alimentare un carico come una lampadina, una radio d’epoca o un’amplificatore sotto test con una tensione regolabile a piacimento da 0V fino a 230V della rete e anche qualcosa di più. Lo scopo del variac nell’autocostruzione di amplificatori è quello di alimentare gradualmente l’amplificatore in modo da poter controllare tutte le tensioni e le correnti man mano che si sale di tensione, prima a 50v, poi a 100v … poi a 120… 150… 180 etc… in modo che se avete commesso qualche errore “distruttivo”, invece di vedere il fuoco d’artificio e dire addio a un quartetto di valvole appena comprate o ad un trasformatore nuovo di zecca avete modo di accorgervi che qualcosa non va perchè magari notare una corrente troppo elevata sotto una delle finali, o che manca tensione in un punto del circuito, o che una resistenza comincia a fumare, o che sull’oscilloscopio l’amplificatore comincia a inenscare un’oscillazione, che se venisse pienamente almentato potrebbe essere così violenta da guastare qualcosa e via discorrendo. In pratica qualsiasi nuovo circuito appena montato andrebbe sempre alimentato gradualmente sotto variac e mai alimentato di botto. Alimentado di botto alla prima accensione si rischia di far danni!

Anche qui li potete trovare su ebay, amazon etc a prezzi abbordabili. Quelli che vendono di solito sono come in foto, molto spartani, con delle boccolette che non sono un granchè sicure per un newbye e non sono dotati di amperometro, necessario a individuare sovraccarichi dal lato del primario del trasformatore di alimentazione dell’apprecchio sotto prova. Ma per questo discorso per adesso mi fermo perchè tra poco farò un’articolo dove mostro la costruzione di un variac dotato di tutti gli accessori partendo da uno di questi comprati su ebay, unito a un trasformatore di isolamento, con voltmetro, amperometro e magnetotermico regolabile.

Carico fittizio resistivo

Quando si fanno i primi test strumentali su un’amplificatore di norma si utilizza un carico resistivo, ossia una resistenza e non un’altoparlante, questo per 2 motivi: il primo motivo è che la resistenza è lineare quindi non disurba il funzionamento del circuito mentre un’altoparlante è reattivo e disturba il funzionamento del circuito. In pratica con un carico resistivo possiamo osservare come si comporta il solo amplificatore, mentre con un’altoparlante come carico vedremmo come l’amplificare interagiscesce con esso, e sono 2 cose diverse, per ora interessa solo l’uso del carico resistivo puro, il secondo motivo è che ci si procurerebbe lesioni ai timpani quando si fanno misurr con onde sinusoidali e piena potenza, quindi l’amplificatore deve essere connesso ad un carico che “non suona”. Esistono anche carichi reattivi che non suonano, ma si parla già di misure avanzate. In ogni modo per fare un carico resistivo è sufficente comprare 2 grosse resistenze da 8ohm (potete comprarle anche da 4/6 e 16ohm in base alle vostre esigenze, costano pochi €) e la si connetterà in modo provvisorio alle uscite degli altoparlanti dell’amplificatore sotto test.

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2 Responses to Consigli per novelli dell’autocostruzione audio valvolare

  • Ciao Stefano,
    sono un neofita assoluto, con la passione e la voglia di cominciare a cimentarmi nell’autocostruzione di un amplificatore valvolare.
    Ho trovato il tuo articolo assolutamente piacevole e pieno di buon senso.
    Spero di poter scambiare con te pareri, avere consigli, insomma tutto quello che servirà per realizzare il mio desiderio.
    Grazie ancora e a presto, spero.
    Alberto

  • Articolo eccellente e necessario! Grazie stefano

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