Boyuu A9 – Boyuu A20- Single Ended EL34 + 6N9p DIY KIT – Total Upgrade

Dopo aver scritto l’articolo “Come far suonare un Amplificatore a Valvole cinese” mi ero ripromesso di provare a realizzare fisicamente un modding per rendermi conto delle potenzialità o dei limiti della mia teoria, mi sono quindi procurato una scatola di montaggio BOYUU uguale a quella che vedete nella foto qui sopra, a un prezzo così basso non potevo non provare! Se non l’avete già fatto leggere l’articolo precedente, quello che vado a proporre in questo nuovo articolo non è un semplice upgrade di condensatori e resistenze su un circuitino cinese tirato all’asso con i trasformatori d’uscita cinesi, ma la costruzione di un’apparecchio completamente nuovo e diverso che utilizza componenti di pregio e ha lo scopo di fornire risulti sonori di tutta eccellenza e che non sfiguri se ascoltato a confronto con apparecchi venduti a migliaia di euro, dove la scatola di montaggio cinese di partenza ha lo scopo di fornire un supporto meccanico, un telaio, dove montare il tutto oltre a fornire una parte dei componenti necessari alla realizzazione del circuito finale. Il vantaggio, che ho verificato, di partire da una scatola di montaggio cinese piuttosto che fare tutto da zero sta nel fatto che da sempre nella costruzione di un’amplificatore fai da te la parte più impegnativa e che fa perdere più tempo è proprio la realizzazione di un telaio dove montare il tutto, da questa difficoltà nascono molti impresentabili e tanti altri apparecchi montati male in brutte scatole. Sui vari bazar si possono comprare anche le scatole vuote di questi amplificatori a prezzi ancora più bassi ma ho puntato a un completo perchè, pur non potendo usare tutto, le parti che si possono ri-utilizzare (connettori, zoccoli, alcune resistenze e condensatori, le valvole, il trasformatore di alimentazione e l’) comprate separatamente verrebbero a costare molto di più, quindi il concetto è di comprare la scatola di montaggio e utilizzare tutto l’utilizzabile per risparmiare soldi pur non rinunciando alla qualità dell’oggetto finale. Vediamo cosa mi è arrivato… L’imballo era in un doppio scatolone, l’unica cosa montata sul telaio erano i 3 trasformatori e l’induttanza.

A parte c’era un sacchetto con tutte le minuterie…

E imballata nella spugna le valvole…

Le 6N9p (equivalenti 6SL7GT) e la raddrizzatrice sono NOS russe, mentre le di produzione shuguang. Ho iniziato la modifica smontando i trasformatori d’uscita boyuu e valutando il montaggio di 2 trasformatori d’uscita SB-LAB, per l’occasione ho collaudato la nuova versione degli SE2K-EL34, chiamata SE2K-EL34/2 e che sostituirà il precedente modello (già listino allo stesso prezzo dei precedenti).

Vediamo lo schema cinese…

Uno schema semplicissimo e banale con la EL34 connessa in ultralineare nonostante il circuito sia un single ended, su un trasformatore da 8k primari, polarizzata con 50mA di corrente di bias dove avrebbe erogato all’incirca 3 watt RMS con un tasso di distorsione decisamente alto, il doppio di ingresso con le sezioni in parallelo e il tutto ovviamente zero feedback. Sono quindi partito da un mio progetto già ampiamente collaudato di SE con la EL34 e ho guardato come adattarlo, i trasformatori d’uscita erano i miei ma dovevo utilizzare il trasformatore di alimentazione e l’induttanza originali, qui sotto le specifiche del trasformatore di alimentazione BOYUU:

Nota: il trasformatore presente nella scatola di montaggio aveva il primario solamente a 230volt senza presa a 110v, e i fili erano color arangione e blu, la RDC del secondario dell’anodica era di 133+133ohm. Il secondario HT del trasformatore è dato per erogare massimo 250mA, mentre lo schema da cui partivo avrebbe assorbito 280mA, ho quindi dovuto abbassare la corrente di bias delle finali per stare dentro ai 240mA CA complessivi (236 per l’esattezza), questo avrebbe fatto perdere un pelo di potenza in rispetto lo schema originario.

Il secondario a 6,3volt per le EL34 dato per 4A massimi è caricato con effettivi 3A, per una potenza di 18,9VA
Il secondario a 6,3volt per le 6N9p dato per 2A massimi è caricato con effettivi 600mA, per una potenza di 3,78VA
Il secondario a 5volt per la 5Z3 dato per 4A massimi è caricato con effettivi 3A, per una potenza di 15VA
E infine come detto il secondario a 320+320v è raddrizzato a doppia semionda, quindi utilizzato mezzo ciclo per ramo, caricato per 236mA per una potenza di 75,52VA per un totale di 113,2VA, il trasformatore è costruito su un nucleo 32×60 e quindi si trova quasi al limite di potenza che è possibile richiede a un trasformatore di queste dimensioni. Durante il funzionamento potrebbe scaldarsi per bene ma non dovrebbe avere problemi in linea generale.

L’induttanza fornita nel KIT invece risulta essere da 5H con una resistenza DC di 83ohm. Qui sotto lo schema premium che ovviamente potrete vedere in chiaro se comprate la coppia di trasformatori d’uscita per realizzare il progetto. I componenti segnati come “cina” sullo schema sono presi dalla scatola di montaggio cinese, tutti gli altri vanno aggiunti a parte.

Vediamo ora come ho eseguito il montaggio. La prima cosa da fare è smontare tutto dal telaio e fare le forature necessarie a montare i nuovi trasformatori d’uscita e a far passare i relativi file, un passacavo di gomma va messo nel foro perchè la lamiera è sottile e diventa tagliente. Nella parte più esterna è possibile utilizzare i fori pre-esistenti.

Il trasformatore di alimentazione è appoggiato su 2 listelli in metallo e poi avvitato alla lamiera che essendo sottile si deforma, bisogna quindi togliere questi listelli dal trasformatore, rimontarlo sul telaio mettendo i listelli dalla parte opposta della lamiera, in questo modo si ha un fissaggio migliore.

Si possono montare le 4 boccole RCA fornite nel KIT avendo cura di lasciare gli isolatori di plastica, si saldano assieme le 4 massi con in filo in rame rigido.

Quindi è possibile montare il PCB commutatore dei canali fornito nella scatola di montaggio, semplice ed efficace e sicuramente molto meglio di avere dei lunghi fili che corrono avanti e indietro dal frontale dell’apparecchio causando diafonia e accoppiamenti capacitivi da tutte le parti.

Sotto al telaio c’è un quadretto un lamiera sagomata che è fatto per ospitare gli zoccoli delle valvole e il PCB originale…

Questa lamierta diventerà il supporto del cablaggio in aria del circuito, la prima cosa da fare è sostituire le 4 boccole argentate che lo sorreggono con delle viti di M6 in acciaio perchè le 4 boccole risultano molto fragili e non è possibile stringerle molto forte, il motivo per dover stringere forte è usare uno dei 4 punti come morsetto di terra.

Da questo punto l’articolo non sarà più passo passo ma darò delle indicazioni generali su come montare le cose. Ho usato ancoraggi classici di questo tipo tagliandoli in base al numero di pin che mi servivano…

NOTA: l’ancoraggio della foto ha un ribattino nel pin centrale di fissaggio, se li trovate così va limato via. Siccome il pin centrale deve andare a massa e offrire un contatto che sia perfetto ho proceduto in questo modo: Prima bisogna decidere dove fare il foro che ospiterà, forare con una punta da 2,5mm…

Poi bisogna grattare via la vernice attorno al foro, nella foto l’ho grattata solo davanti al foro ma è meglio grattare tutt’attorno con lo smeriglio del dremel.

Si avvita l’ancoraggio alla lamiera con una vite autofilettante 4×6 meglio se di tipo zincato…

Poi va fatto un punto di stagnatura con un saldatore muscoloso, io ho usato un 150watt, procuratevelo, io l’ho comprato ad un negozio di bricolage per 22€, perchè con il saldatorino da elettronica non ce la fate. Come si può vedere nella foto lo stagno ha attaccato bene il piede dell’ancoraggio alla lamiera e ha saldato anche la vite (per questo dicevo di usare viti zincate, le viti in acciaio non si stagnano). In questo modo l’ancoraggio è fissato perfettamente alla lamiera con un contatto perfetto e affidabile nel tempo.

Nelle foto che seguono invece mostro come fissare gli ancoraggi in nylon che servono per fescettare i condensatori. Trovate questi ancoraggi autoadesivi in qualsiasi ferramenta, ma non potete affidarvi alla tenuta della spugnetta adesiva perchè subito sembra tenga bene, ma col passare del tempo e col il calore la colla si secca e sono destinati inesorabilmente a staccarsi. Se ci fate caso nel centro hanno tutti una foro svasato, immaginate come usarlo…

Eseguire un foro di 2mm (non 2,5)…

Vitina autofilettante di 3×5 con testa svasata…

Come interruttore ho mantenuto quello presente nella scatola di montaggio, mentre il potenziometro del volume che ho utilizzato è un ALPS originale con presa loudness (originale alps a contatti striscianti non un fake a scatti di quelli che si trovano che sembrano marchiati alps ma non sono alps), per montarlo mi è bastato allargare il foro del perno di 2 millimetri e limare uno dei 4 fori in cui entra il dentino che impesce al potenziometro di svitarsi. L’ho voluto con il loudness perchè non ho mai provato a implementarlo su un’amplificatore, volevo fare un loudness passivo e serviva il potenziomentro con la presa apposta.

Ecco il montaggio

Dopo aver fatto queste foto ho provato l’apparecchio ma il trasformatore di alimentazione cinese dopo 30 minuti iniziava a ronzare a scaldava come una padella, non avevo ancora ritoccato il BIAS delle finali perchè dovevo testare se teneva botta. Ho quindi riaperto tutto per sostituire le resistenze bianche da 135ohm con altre 2 di un valore leggermente maggiore, per sollevare il trasformatore di alimentazione dal carico eccessivo e ho aggiunto 2 condensatori in polipropilene icel in parallelo agli elettrolitici di catodo delle finali perchè l’elettrolitico da solo non mi suonava abbastanza pulito (non ho fatto foto di questa ultima modifica). Nella foto si possono vedere a destra e sinistra i condensatori elettrolitici BLU messi in parallelo a dei poliestere arancioni che fanno parte del KIT originale cinese, nell’angolo in basso a destra dello zoccolo della raddrizzatrice il condensatore elettrolitico da 220uF sempre appartenente al KIT cinese però messo in parallelo a un polipropilene a scatolino (non avevo spazio). Nel montaggio ho usato in punti strategici resistenze ad impasto di carbone, i condensatori di disaccoppiamento tra il driver e le finali sono dei NOS mullard “mostarda”, il condensatori di bypass catodico del driver sono i 220uF sempre della scatola cinese (mi fa ridere pensare che nella versione originale dovevano servire per bypassare le finali), ovviamente in parallelo a questi elettrolitici ho messo dei piccoli bypass agguintivi in polipropilene per sopperire alle mencanze dell’elettrolitico in gamma alta. I morsetti degli altoparlanti sono gli originali della scatola cinese ma non sarebbe una cattiva idea sostituirli con altri migliori e più robusti. Ma che risultati ha dato agli strumenti di misura?

Potenza: 6,25Watt RMS per canale
20Hz -0dB – 90khz -1dB @ 1 watt
Distorsione THD @ 1 Watt: 0,41%
Smorzamento DF: 5,7

Analisi di spettro

Risposta in frequenza su carico resistivo si può vedere come lavorano i nuovi SE2K-EL34/2, qui sotto il confronto tra il nuovo modello e il vecchio su quello che è praticamente lo stesso circuito con lo stesso tasso di controreazione.

Il nuovo SE2K-EL34/2 Il vecchio SE2K-EL34

Onde quadre a 100Hz / 1khz / 10khz

All’ascolto il suono è molto ricco di dettagli, aperto e brillante e molto veloce, i bassi frenati e belli energici mai sbrodolati, invadenti, nè distorti e fastidiosi da zero amplificatore zero feedback, il connubio tra i nuovi trasformatori d’uscita e il loudness forniscono una sensazione molto particolare di maestosità, i timpani sembrano suonare nella stanza. La nota dolente del loudness è che non va molto d’accordo con Granny 27, uscendo con un segnale molto forte costringe a tenere il volume basso il potenziometro dove l’effetto del filtro è massimo, quindi si esalta troppo l’effetto e diventa fastidioso. Abbinando invece l’amplificatore con un dac normale che esce con un segnale più debole invece tutto migliora e diventa godibile.

Per chi non sapesse cos’è il loudness: non centra niente con quella che chiamano “loudness war” per indicare opere di compressione che rovinano le registrazioni. L’orecchio umano non è lineare nella percezione delle varie frequenze a vomuni diversi, questo significa che abbassando il volume percepiamo la gamma acuta e la gamma bassa più attenuate rispetto quella dei medi, il loudness utilizza un potenziometro speciale con 4 contatti (il quarto contatto viene chiamato presa fisiologica) e un circuito formato da un paio di condensatori e una resistenza per accentuare gli acuti e i bassi man mano che si abbassa il volume (mentre quando il volume è come se non ci fosse) con una curva inversa rispetto la notra percezione, permettendo quindi una percezione dei bassi/medi/alti uniforme a diversi livelli di volume. Ovviamente questa pratica ha qualche risvolto negativo che si manifesta sottoforma di rotazioni di al variare delle frequenze in quanto il loudness è un filtro per questo motivo se applicavo un segnale troppo forte in ingresso, che mi costringeva a girare la manopona a ore 9 diventava brutto da sentire, mentre con un segnale giusto, tenendo la manopola a circa ore 13 va molto bene. E comunque gli effetti deleteri non sono niente rispetto quello che butta fuori un’amplificatore zero feedback, non mi tengo stretto di dire che questo apparecchio suona molto meglio di certi di marchio prestigioso e super costosi che ho sentito, poi se uno vuole il loudness lo può anche disattivare, io volevo provare, è carino ma non mi piace troppo.


Variante BOYUU A20 – KT88

Mi hanno segnalato poi questa variante “A20” dell’apparecchio di questo articolo…

Questa variante ha le KT88 al posto delle EL34, 2 invece di una sola. Il rettificatore invece di essere a doppia semionda è un ponte raddrizzatore ibrido metà diodi e metà valvola raddrizzatrice come nell’immagine sotto:

Il resto dello schema (cinese) è uguale. Il fatto che il secondario invece di essere un 320+320volt sia solo un 320volt che può erogare il doppio della corrente però trae in inganno perchè il secondario 320+320 viene utilizzato metà per il semiperiodo positivo e metà per il semiperiodo negativo, con un secondario unico e la rettifazione a ponte il secondario viene usato per un ciclo intero. Essendo il trasformatore di alimentazione grande esattamente come nella versione EL34 (32×60) non è fisicamente possibile tirare più potenza da esso, quindi chi volesse modificare l’A20 potrà usare lo stesso schema che ho prodotto per EL34 variando la resistenza di catodo in modo di portare le KT88 sempre a dissipare 20 watt come ho fatto come con le EL34 e utilizzare gli stessi SE2K-EL34/2 ottenendo la stessa potenza che si ottiene con le EL34 che sarà sempre superiore alla potenza che si ottiene dall’apparecchio originale. Non è possibile montare i miei trasformatori per KT88 perchè sono troppo ingombranti per essere montati sul telaio e perchè per polarizzare una KT88 a pieno serve più tensione e molta più potenza di quello che il trasformatore di alimentazione BOYUU può erogare in quanto risulta tirato già con le EL34 / KT66.

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Cristiano
Cristiano
2 mesi fa

Buongiorno Stefano, mi sono serviti un paio di giorni per riprendermi dall’ascolto “illuminante” di questo piccolo gioiello travestito da “bigiotteria”. Partiamo dal fatto che ci si trova di fronte ad un oggetto piccolino ma con prestazione da gigante. Il fronte sonoro con le Tannoy era veramente imponente e non da meno la scena ricreata, nitida e stabile. Non sono certo un recensore e non ho ascoltato centinaia di apparecchi ma in 20 anni di passione alcuni valvolari dal nome altisonante sicuramente si. Anche con le sue valvole originali (poi ci dicono che servono valvole da centinaia di euro) ho ascoltato un prodotto davvero ben suonante e che mi ha convinto a provare, grazie ai tuoi trasformatori e schemi, a riprodurre la magia che ho sentito. Grazie per la disponibilità e la gentilezza dimostrata
Cristiano