Nibiru: il preamplificatore che smonta i miti su distorsione e feedback

“NIBIRU” è il nome, un po’ ironico, di un preamplificatore sperimentale nato per verificare sul campo alcune convinzioni molto diffuse tra gli audiofili: la presunta “magia” delle armoniche pari generate dalle valvole, la demonizzazione del negative feedback e l’idea che un circuito “zero feedback” possa restituire tridimensionalità sonora assente nella registrazione originale. Questo progetto, sviluppato come vero e proprio banco prova, ha l’obiettivo di misurare, ascoltare e capire cosa accade realmente ad un segnale quando lo si sottopone a diversi tipi di carico e di controreazione.

Perché il nome “Nibiru” ?

Nibiru è il pianeta mitico inventato dallo scrittore Zecharia Sitchin, completamente privo di riscontri scientifici. Allo stesso modo, anche nell’audio di alta fedeltà circolano “pianeti immaginari”: dogmi, leggende e convinzioni mai dimostrate, che però influenzano scelte progettuali e marketing.

Miti da sfatare: armoniche e feedback

Secondo una narrazione diffusa, il fascino delle valvole dipenderebbe dal fatto che generano solo armoniche pari, mentre i circuiti push-pull produrrebbero armoniche dispari, ritenute meno gradevoli. In realtà qualsiasi triodo genera un mix di armoniche pari e dispari, in quantità variabili a seconda del circuito, del punto di lavoro e persino della singola valvola. Altro mito: la controreazione (negative feedback) “cancellerebbe informazioni sonore”. In verità, la sua assenza non preserva la purezza del segnale, ma aggiunge distorsioni e irregolarità che possono in certi casi piacere all’orecchio, ma che non sono nel segnale originale.

Distorsione: non solo armoniche

La distorsione armonica è solo una delle tante possibili. Esistono anche distorsioni di fase, di intermodulazione e di memoria, spesso più influenti sul risultato sonoro. Mostrare e interpretare tutte queste grandezze richiederebbe strumenti sofisticati, ma anche con le sole misure disponibili il quadro è chiaro: la realtà è più complessa della percentuale di THD riportata in una scheda tecnica.

Il circuito sperimentale

Nibiru utilizza una sola valvola ECC82/12AU7 (o equivalenti 6189, 5814A, 12BH7, 6CG7, 6SN7) alimentata a bassa tensione (circa 80 V). Un deviatore quadruplo permette due modalità operative:

  1. Resistiva – carico anodico resistivo e catodo non bypassato: quasi nessun elemento reattivo.
  2. Reattiva – catodo bypassato e induttanza di carico 19S555: il classico schema parafeed, arricchito da una controreazione locale variabile, caratteristica originale di questo esperimento.

Due potenziometri doppi completano il circuito:

  • controllo di tono per regolare le basse frequenze;
  • regolazione continua del tasso di negative feedback.

Ascolto guidato

L’esperimento consiste nel collegare Nibiru fra una sorgente di qualità nota (ad esempio un DAC o un lettore CD) e un finale di potenza retroazionato, cioè con adeguato smorzamento dei diffusori. È preferibile un amplificatore di buona qualità: un apparecchio scadente o zero feedback falserebbe le prove.

A questo punto ci si può divertire a sperimentare, ruotando i potenziometri per ascoltare come varia il suono. Vale davvero la pena provare di persona, perché l’esperienza è istruttiva e fa luce su fenomeni che di solito restano teorici.

Modalità resistiva

In configurazione resistiva, priva di elementi reattivi, Nibiru si comporta in modo quasi neutro. L’unico effetto percepibile è una leggera preamplificazione e la minima distorsione armonica tipica della valvola. Con la controreazione al massimo, anche questa distorsione si riduce ulteriormente, rendendo la differenza rispetto a un collegamento diretto quasi impercettibile.

Modalità reattiva

Il carattere del circuito cambia radicalmente quando si inserisce l’induttanza di carico, trasformandolo in un vero parafeed. In più, Nibiru introduce un’idea originale: negative feedback locale variabile.

L’ascolto mette in evidenza una sequenza di trasformazioni molto netta:

  • Feedback massimo – il suono è piuttosto chiuso e aderente alle casse. Curiosamente, alcune persone lo preferiscono così, a conferma della soggettività del giudizio “meglio o peggio”.
  • Riducendo gradualmente il feedback – la scena sonora si apre, si distacca dai diffusori, compare un fronte centrale e prende forma il cosiddetto “palcoscenico”, con voci e strumenti ben distribuiti.
  • Feedback intermedio (circa ore 13 del potenziometro) – inizia una leggera fusione tra i canali destro e sinistro.
  • Feedback minimo – la gamma medio-alta rimane ariosa, ma le basse frequenze diventano poco definite, dapprima solo sporche, poi via via più slabbrate e invadenti. Il controllo di tono può attenuarle, ma non risolvere del tutto il problema.

Va ricordato che queste osservazioni riguardano un carico costituito dal potenziometro di un amplificatore; con un carico diretto di cassa acustica le interazioni diventano ancora più complesse.

Prove strumentali

Misure su carichi resistivi e reattivi confermano l’osservazione:

  • Distorsione armonica totale (THD): varia tra 0,4 % e 1,3 % a seconda di modalità e feedback.
  • In tutti i casi compaiono armoniche pari e dispari (2ª, 3ª, 5ª, 7ª, 9ª), smentendo l’idea che le valvole producano solo armoniche pari.
  • Risposta in frequenza e in fase: il carico reattivo introduce più rotazione di fase.
  • Onda quadra a 10 kHz: le forme d’onda mostrano arrotondamenti e ringing che variano con il tasso di NFB.
Distorsione su carico resistivo puro

Senza Feedback (THD 1,3%)

Massimo Feedback (THD 0,86%)

Distorsione su carico reattivo puro

Senza Feedback (THD 1,24%)

Massimo Feedback (THD 0,4%)

Le analisi di spettro, pur dettagliate, non offrono spiegazioni decisive: le variazioni di distorsione armonica fra le diverse configurazioni si riducono a poche frazioni di punto percentuale e non giustificano le marcate differenze percepite all’ascolto. Vale però la pena sottolineare un dato importante: anche un semplice stadio a un solo triodo non produce solo armoniche pari, né con né senza controreazione.

Lo spettro misurato senza feedback mostra, in ordine, le armoniche 2ª, 3ª, 5ª e 9ª, mentre con il massimo feedback compaiono 2ª, 3ª, 7ª e 9ª. Anche in modalità reattiva la situazione è analoga, con una miscela di armoniche di vario ordine. Chi sostiene che una valvola generi esclusivamente armoniche pari non descrive la realtà.

Un’obiezione prevedibile potrebbe essere: «Ma anche uno 0,1 % di differenza si può sentire!». L’esperienza dimostra il contrario. Sostituendo la ECC82 con altre ECC82, o con valvole compatibili come 6211, 5814 o 12BH7, ho riscontrato scostamenti anche superiori a quello 0,1 % di THD. Eppure, all’ascolto nessuno di questi cambiamenti era percepibile. Nelle prove svolte negli anni – sempre in cieco, senza che i partecipanti sapessero cosa stesse avvenendo – differenze di distorsione inferiori a circa mezzo punto percentuale sono rimaste registrabili solo dagli strumenti, non dall’orecchio umano.

Dopo questa verifica si può passare con maggiore consapevolezza all’analisi della risposta in frequenza e in fase, dove emergono altri aspetti significativi del comportamento del circuito.

Risposta in frequenza su carico resistivo

Senza Feedback (25 gradi a 60khz)

 Massimo Feedback (25 gradi a 70khz)

Risposta in frequenza su carico reattivo

Senza Feedback (25 gradi a 20khz)

Massimo Feedback (25 gradi a 50khz)

Per un mio errore nell’acquisizione dei grafici, la scala della fase non è uniforme: 50 gradi per quadretto nel caso del carico resistivo e 10 gradi per quadretto nel caso del carico reattivo. Nonostante questa differenza, il comportamento in fase del carico resistivo risulta comunque migliore, con una rotazione di circa 25 gradi a partire da 1 kHz. Già da questa misura emerge un punto chiave: l’elemento reattivo introduce una rotazione di fase più marcata. Per approfondire, conviene osservare la risposta del circuito quando viene sollecitato con un segnale ad onda quadra a 10 kHz – nel grafico, il tracciato giallo rappresenta il segnale del generatore, quello azzurro l’uscita del circuito.

Quadra su carico resistivo

Senza Feedback (1volt / div)

Massimo Feedback (1volt / div)

Quadra su carico reattivo

Senza Feedback (10volt / div)

Massimo Feedback (2volt / div)

Considerazioni finali

Sul carico resistivo non si osservano fenomeni rilevanti, a parte la variazione di ampiezza del segnale. Il fronte di salita e di discesa dell’onda quadra risulta solo leggermente arrotondato, effetto normale dovuto alle capacità parassite del circuito.

Con il carico induttivo e senza controreazione, invece, la forma d’onda appare più arrotondata e deformata. Aumentando gradualmente il tasso di negative feedback la deformazione si riduce, ma non scompare del tutto. Al massimo feedback compaiono persino lievi ondulazioni sulle creste dell’onda – il cosiddetto ringing – evidenti solo ingrandendo la traccia e dovute a una piccola risonanza interna.

Questi comportamenti indicano che i fenomeni più significativi si manifestano soprattutto sui segnali transitori, quando condensatori e induttanze immettono nel segnale ulteriori componenti. Il negative feedback riesce in parte a cancellare le alterazioni introdotte dal circuito stesso (non informazioni presenti nel segnale originale) e, per effetto di interazione, può generarne di nuove. Strumentazioni più sofisticate potrebbero misurare questi effetti con maggiore precisione, ma le tendenze emerse sono già chiare.

In conclusione, è evidente che gli elementi reattivi aggiungono distorsioni al segnale, e queste distorsioni non hanno nulla a che vedere con le sole armoniche. Ne consegue che molti circuiti zero-feedback e l’uso stesso di trasformatori interstadio hanno come scopo principale colorare il suono, cioè introdurre caratteristiche aggiuntive. Non è la controreazione a “cancellare” informazioni: è piuttosto la sua assenza a generare nuove componenti, che talvolta possono risultare gradevoli ma che, come dimostra l’esperimento con Nibiru, comportano anche effetti indesiderati, come sporcature e perdita di definizione.

L’esperienza suggerisce che il miglior risultato d’ascolto si ottenga cercando un equilibrio: dosare con attenzione la quantità di negative feedback fino a individuare quel punto intermedio in cui si ottiene un palcoscenico sonoro ampio e coinvolgente, ma senza le impurità e le imprecisioni tipiche di una totale assenza di controreazione. Chi volesse replicare l’esperimento in modo semplice può comunque realizzare solo la sezione reattiva con feedback regolabile, omettendo il commutatore e il controllo di tono.

Nibiru dimostra che molte “verità audiofile” sono in realtà miti. Un pizzico di controreazione, dosato con competenza, è come un condimento ben bilanciato: esalta il sapore della musica senza coprirlo.

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12 Responses to Nibiru: il preamplificatore che smonta i miti su distorsione e feedback

  • Come ti ho già risposto su facebook questo è il mio progetto, a me interessava fare quelle quelle prove li. Il valore della RK però va lasciata invariata per non sposare il punto di lavoro della valvola. Tu cmq puoi fare le prove che vuoi. A me non interessa vendere questo oggetto, lo costruii solo per verificare una mia teoria sugli effetti all’ascolto, mi ha confermato quello che pensavo, per me il suo scopo si è esaurito li, se vuoi le 2 induttanze ed evantualmente un trasformatore di alimentazione te lo posso fornire e dopo puoi fare le tue prove poi ci racconti cosa scopri 🙂

  • Il fatto che lei abbia pensato di realizzare un cotale induttore ha un significato importante di per sé, indipendentemente dalle difficoltà realizzative. Le degenerazioni introdotte dall’assenza dei condensatori catodici si ha dunque anche selezionando il carico anodico resistivo? Ecco che sarebbe dune importante testare sia il resistore sia l’induttore anodico nelle stesse condizioni di presenza e/o assenza dell’array di condensatori catodici. Il potenziometro non sarebbe del tutto in serie ai condensatori di by-pass, ma sostituirebbe il resistore catodico. Il cursore sarebbe collegato all’array dei condensatori, dunque solo una parte di quel potenziometro sarebbe in serie ai condensatori, esclusa la posizione in cui tali condensatori verrebbero a trovarsi direttamente collegati al catodo del triodo.

  • L’induttanza da 600henry non è stato poi niente di tanto difficile da realizzare. Togliendo la capacità sotto il catodo introduci degenerazione locale che è equivalente ad aggiungere controreazione, cioè è controreazione locale anche quella. Con il potenziometro in serie al C di bypass puoi variare quest’altra controreazione con la differenza direi che sposti anche il taglio e la rotazione di fase in basso.

  • Buongiorno, non sono un elettronico “studiato”, ma un semplice appassionato autodidatta. Devo farle i complimenti per questo interessante circuito di prova. E anche per la realizzazione di codesto altrettanto interessante induttore da ben 600 H! Detto questo, la mia curiosità mi avrebbe spinto a disgiungere la commutazione delle capacità catodiche dall’induttanza anodica, per vedere cosa accade inserendo/disinserendo le capacità catodiche sia col resistore che con l’induttore come carico anodico. In altre parole provare la differenza di prestazioni fra induttore e resistore anodico nelle stesse condizioni catodiche. Addirittura: sostituire il resistore catodico con un potenziometro avente il cursore collegato a detti condensatori riferiti a massa, in modo da parzializzare a piacimento l’inserimento di quelle capacità. Ed infine provare ad inserire/disinserire una grid stopper immediatamente prima della griglia di controllo. Questo è quanto, la ringrazio per l’attenzione e le auguro buon lavoro.

  • Certo AleD ti dicono sempre che devi spendere tanto se no non va bene poi vai a casa di un tuo amico che ti chiama a sentire un 300b che ha pagato 12000 euro e fa schifo se anche fosse che spendi un sacco di trasformatori e va bene uguale a come va bene fatto in un altro modo cosa ci hai guadagnato?, vale l’idea o vale il risultato? dai retta a me che di apparecchi con i trasformatori di stefano ne ho già costruiti 3 con i suoi schemi e suonano molto meglio di tanta roba che compri senza feedback anche costosa

  • “Ma con un budget elevato sarebbe possibile progettare e costruire per esempio un SE a triodi con nessuna retroazione, ne’ globale e nemmeno locale, e che funzioni sonicamente bene? Da abbinare a diffusori ad alta sensibilità e facili da pilotare.”

    C’è anche da dire che il fastidio del basso smorzamento dipende anche dall’inerzia delle casse e dalla potenza del circuito, con questo 45 che ho realizzato io https://www.sb-lab.eu/sb-tulipa-single-ended-45/ avevo usato un tasso di NFB veramente poco limitato, il DF era appena di 3 ma con i soli 2,2 watt era sufficiente a fare un buon ascolto, però la questione è sempre quella che si rifugge il negative feedback perchè vi si associa una esperienza uditiva negativa, ma questo non è sempre vero, sopratutto se i trasformatori hanno bande passanti elevate e la rete di NFB è fatta bene non si trova nessuna differenza apprezzabile ad orecchio se non che senza del tutto in molte situazioni si ha esperienza di bassi fuori controllo, quindi non capisco la ragione dell’accanimento. In ogni modo il lilliput https://www.sb-lab.eu/lilliput-amplificatore-single-ended/ potrebbe essere uno di quei progetti molto semplici e con uno smorzamento buono nonostante l’assenza di controreazione, perchè la 6080 ha una resistenza interna di appena 300ohm… purtroppo le altre valvole di più comune uso hanno Ri di migliaia di ohm…

  • Gentile utente non posso fare commenti diretti su prodotti della concorrenza e ho dovuto per ovvi motivi eliminare il link, io non dico niente su quell’apparecchio perchè non l’ho mai provato ma un’idea ce l’ho e il video in questione l’ho già visto tempo fà e non mi trovo d’accordo con quelle che viene affermato, un monotriodo zero feedback accoppiato e trasformatori avrà un certo risultato che può piacere o non piacere ma trovo sbagliato affermare che l’uso di NFB sia incontrovertibilmente e sicuramente peggiorativo perchè si afferma come verità assoluta quello che invece è un gusto personale, ho pubblicato il progetto del triodino 4 con nfb disattivabile proprio per incuriosire le persone perchè il paragone tra 2 apparecchi diversi non vale niente e si traggono conclusioni errate, ci sono fior di amplificatori che usano la controreazioni venduti a parecchie migliaia di € di marchi famosi, che suonano bene. La questione piuttosto è che i sostenitori dello zerofeedback a tutti i costi a mio modesto parere siano una minoranza ma sono accaniti e fanno tanta “confusione” tutti gli altri comprano e realizzano quello che gli pare senza fare tanta propaganda, il problema è che sempre secondo me gli stessi stanno portando al collasso il mercato dei valvolari perchè ho osservato tantissime persone stanche di essere prese in giro con apparecchi che costano un’occhio della testa e mi dicono che non suona bene e sono passati allo stato solido perchè si sono arresi che quella via di mezzo non gliela da nessuno… o stato solito o valvolari zero feedback e tutti e dire così suona meglio.. in termini culari è come se tutti proponessero la loro ricetta per cucinare il baccalà dicendo questo è buono, è meglio, ma se non ti piace il baccalà?

  • Te lo dicono a parole, ma tu lo hai sentito e confrontati, sopratutto confrontati con retroazionati fatti al mio modo (e non uno qualsiasi) ? perchè un mio amico di roma che ha realizzato questo: https://www.sb-lab.eu/single-ended-el34-di-alberto/ aveva uno che continuava a dirgli (quando gli schemi erano ancora visibili in chiaro… infatti li ho pixelati tutti anche perchè mi ero rotto di queste persone) “non farlo, da un circuito così non puoi aspettarti più di tanto, è sbagliato, toglie quello aggiungi quall’altro, stacca il negative feedabck…” poi per fortuna alberto ha fatto il progetto rispettandolo, con i miei trasformatori e ottimi condensatori che gli hanno suggerito i ragazzi di audiokit e quando il guru di turno è andato a sentire è rimasto pietrificato e alla fine ha dovuto ammettere che non ha mai sentito così tanto dettaglio in un’amplificatore… e non è l’unico che si è trovato amici e conoscenti che remavano contro le mie progettazioni alla fine si sono trovati col loro amplificatori di marchi o nomi altisonanti … 845, 2a3, 300B i cui marchi i modelli non posso citare perchè poi sarei passibile di azioni legali, totalmente seppelliti.. tanto per dire che c’è uno che fa dei 300B e dichiara che siano zerofeedback e con uno smorzamento di diverse centinaia come cifra (totalmente impossibile anche con il più retroazionato degli stati solidi) ma poi nei vari commenti leggi gente che dice che però lo usa un biamplificazione solo sui medi alti perchè le basse non le fa bene.

  • Comunque l’esempio sarebbe questo:

    link eliminato

    Che ne pensi?

  • Chiedevo perché ci sono progettisti che li realizzano con costi di costruzione (non di vendita) di svariati migliaia di euro e sostengono appunto che la controreazione zero dia risultati sonicamente migliori usando valvole adatte in circuiti adatti. Boh.
    Se interessa in privato posso fornire il contatto (nostrano).

  • Come ho spiegato in altri articoli si riesce ad avere uno smorzamento “decente” ( https://www.sb-lab.eu/fattore-smorzamento-amplificatori/ )solo con un ristretto numero di valvole che posseggono una Ri molto molto bassa che praticamente si restringe alle regolatrici di tensione come la 6080 / 6336 / 6c33 e poche altre… con valvole come la 2A3 e le 300b non si riesce ad avere ottimisticamente parlante uno smorzamento superiore a fattore 2, ma sinceramente la cosa non deve essere di nessun interesse perchè quello che conta è il risultato e non come lo si ottiene e questo continuare a trattare il negative feedback come una sorte di peste a me personalmente ha stancato, ( https://www.sb-lab.eu/negative-feedback-e-la-caccia-alle-streghe/ ) tutti quelli che hanno sentito le mie realizzazioni o abbiano eseguito qualche mio schema con i miei trasformatori alla fine si sono trovati d’accordo che la buona progettazione con moderato (e sottolinea moderato) uso di NFB abbinato a buoni trasformatori da risultati superiori e non raggiungibili in sua assenza… Ma poi pubblicassero le strumentali a parole potrei anche dire di avere 4 braccia e 3 occhi… quanti ce ne sono che pubblicano i dati che pubblico io? Ho visto mcintosh, un produttore di amplificatori che costano come casa mia e basta… di contro ho avuto qualcuno che ha voluto insinuare che le misure che faccio sono taroccate perchè voglio tirare acqua al mio mulino, oppure quando per dire ho riparato il fatman 252 non ho avuto problemi a scrivere che faceva 100khz di banda passante perchè aveva ottimi trasformatori https://www.sb-lab.eu/fatman-itube-252/

  • Ma con un budget elevato sarebbe possibile progettare e costruire per esempio un SE a triodi con nessuna retroazione, ne’ globale e nemmeno locale, e che funzioni sonicamente bene? Da abbinare a diffusori ad alta sensibilità e facili da pilotare.

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Audio Research Reference 210 – Soluzione al ronzio del trasformatore

Nell’immaginario degli appassionati di alta fedeltà il nome Audio Research è legato a una tradizione di suono raffinato e costruzione di pregio. Il Reference 210 incarna bene questa filosofia: un monoblocco valvolare imponente, pensato per chi desidera potenza e musicalità in egual misura. Non è solo un amplificatore, ma un oggetto da ammirare, capace di coniugare l’eleganza del design classico con la solidità di una macchina destinata a durare. Dietro il frontale inconfondibile c’è tutta la cura artigianale di una casa che da decenni rappresenta un punto di riferimento per gli audiofili. È con questo spirito che mi sono trovato a intervenire su una coppia di REF 210, riportandoli al pieno splendore sonoro.

Ho ricevuto una coppia di Audio Research Reference 210, finali monofonici di alto livello. Uno dei due presentava un ronzio meccanico molto marcato proveniente dal trasformatore di alimentazione. In passato si era già tentato di risolvere il problema resinando nuovamente il trasformatore, ma il rimedio si era rivelato temporaneo: dopo alcuni mesi il ronzio era tornato. Dopo un’accurata verifica di tutta l’elettronica ho escluso guasti nei circuiti, condensatori deteriorati o altre anomalie.

La casa madre non fornisce il solo ricambio e propone esclusivamente la spedizione dell’intero apparecchio negli USA, dove viene installato il trasformatore originale dedicato, con costi e tempi molto elevati, superiori a 3000€. Si è quindi deciso di produrre in Italia un nuovo trasformatore compatibile, mantenendo le stesse caratteristiche elettriche ma migliorando la meccanica.

Per poter replicare fedelmente il componente ho dovuto prima rimuovere la spessa resinatura del trasformatore originale. Si è così potuto constatare che la costruzione non seguiva le soluzioni più evolute: tutte i lamierini “E” erano da un lato e tutte le “I” dall’altro, unite con saldatura ad arco. Una tecnica che velocizza l’assemblaggio ma può aumentare le dispersioni magnetiche. Inoltre il rocchetto era in cartone e fermato con un semplice pezzo di compensato, come visibile nelle foto.

Ho quindi realizzato una prima copia del trasformatore, resinata senza chiusure e montata a banco nell’amplificatore.

Con sorpresa, anche il primo clone presentava un certo ronzio (seppure inferiore all’originale). Dopo ulteriori ricerche, ho scoperto che questo difetto è segnalato da diversi utilizzatori e da altri tecnici. Ho misurato le correnti di carico di tutti i secondari, risultate ben al di sotto delle possibilità del trasformatore. L’amplificatore adotta una accensione ritardata: la corrente del secondario anodico principale sale gradualmente fino a circa 700 mA, e la vibrazione aumenta in parallelo. Piccoli incrementi della tensione primaria (anche meno di 10 V), simulati con un variac, producevano picchi di corrente e un immediato aumento del ronzio. Tutto ciò ha suggerito un legame con la fase di carica dei condensatori.

Analizzando lo schema di alimentazione, emerge che subito dopo il ponte raddrizzatore è presente un’enorme batteria di condensatori in parallelo, quasi 6000 µF a 420 V. Molti di questi condensatori di piccola capacità e bassissima ESR, collegati in parallelo, abbassano drasticamente la resistenza interna del circuito. Una simulazione SPICE ha confermato che il trasformatore subisce picchi di corrente istantanei vicini a 50 A all’inizio di ogni ciclo di carica, pur non essendo sovraccaricato in regime continuo.

La filosofia costruttiva, mirata a minimizzare l’ESR per ottenere una risposta più rapida, include anche l’uso di due conduttori da 3 mm² in parallelo fra ponte e scheda. Se da un lato questo può teoricamente giovare all’ascolto, dall’altro espone il trasformatore a sollecitazioni impulsive non trascurabili. Una semplice resistenza da pochi ohm in serie al positivo del ponte avrebbe ridotto notevolmente i picchi di corrente, proteggendo il trasformatore.

A questi fattori si aggiunge la costruzione meccanica: il nucleo molto rettangolare, il serraggio assente in fase di resinatura e la saldatura ad arco solo esterna lasciano i lamierini centrali meno vincolati. Col tempo, le micro vibrazioni rompono la resina, causando il ronzio che ho riscontrato. Un diverso tipo di montaggio o un pacco lamierini più compatto avrebbe probabilmente allungato la vita del componente.

Per garantire una soluzione definitiva, ho quindi avvolto un nuovo trasformatore, chiuso e resinato a pacco serrato con resina ad alta penetrazione. Anche se questo ha richiesto di adattare leggermente la modalità di montaggio, la solidità complessiva è risultata nettamente superiore. Nella foto seguente si vede il nuovo trasformatore provvisoriamente in sede, con i cavi ancora lunghi per i collaudi.

Il trasformatore definitivo presenta un ronzio residuo trascurabile, completamente coperto dal rumore della ventola, e ha superato una lunga sessione di test interni senza problemi. Il cliente ha così potuto rimettere in funzione il proprio Reference 210 con una sicurezza meccanica ed elettrica superiore a quella originale.

Parere del proprietario:

«Ciao, stanno suonando che è una meraviglia, grazie di cuore: sei molto bravo.» – Gian.

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Audio Note P1 – Restauro completo e revisione professionale

Articolo aggiornato con foto d’archivio dei primissimi anni della mia attività: mi scuso per la qualità delle immagini, ma ho deciso di conservarle perché raccontano bene il “prima e dopo” del lavoro svolto.

Quando si parla di amplificatori valvolari musicali e dal suono elegante, il nome Audio Note è inevitabile. L’Audio Note P1 rappresenta uno dei modelli simbolo di questa filosofia: un integrato essenziale, dedicato a chi cerca naturalezza e micro-dettaglio più che pura potenza. Nato per offrire l’inconfondibile “voce” Audio Note in un formato accessibile, il P1 conquista per la sua capacità di dare vita alla musica, con un timbro caldo e una scena sonora ariosa che restano impressi anche dopo molti ascolti. L’esemplare protagonista di questo intervento porta con sé anche una piccola storia: acquistato anni fa da un appassionato di classica e jazz, ha macinato innumerevoli ore di ascolto senza mai essere toccato, fino a quando alcuni cedimenti interni hanno reso inevitabile una revisione completa.

Diagnosi iniziale

Quando l’amplificatore è arrivato nel mio laboratorio si presentava piuttosto provato. Diversi condensatori elettrolitici erano ormai esausti, alcune resistenze si erano bruciate e una delle valvole finali JJ Tesla aveva subito un guasto con corto interno, aggravando la situazione. Prima di ogni misura ho quindi provveduto a un’ispezione accurata del cablaggio e delle masse, per evitare che danni secondari rimanessero nascosti.

Ripristino e sostituzioni

Dopo la diagnosi ho sostituito tutti i componenti guasti e preventivamente rinnovato i condensatori più consumati. Tutte le valvole sono state rimpiazzate, eccetto una coppia di ECC83 ancora in perfetta forma e ben accoppiate: le ho mantenute nella sezione sfasatrice, preservando così un tocco dell’originale “voce” dell’apparecchio.

Analisi dei trasformatori d’uscita

Durante l’ispezione preliminare ho osservato che, nel trasformatore di uscita, l’ultimo strato del secondario non occupava completamente la gola del rocchetto. Questa scelta costruttiva, che può dipendere da precise valutazioni di progetto o da esigenze di avvolgimento, suggerisce una possibile incidenza sull’induttanza dispersa. Le successive misure hanno infatti confermato alcune caratteristiche coerenti con questa configurazione.

Misure e comportamento

  • Potenza massima: 10 W RMS, in linea con la targa.
  • Banda passante a 1 W: 20 Hz (–0 dB) ~ 17 kHz (–3 dB).
  • Banda passante a 6 W: la gamma bassa risulta più affaticata (distorsione già sotto i 30 Hz), mentre in gamma alta si osserva un lieve miglioramento, segno della compensazione parziale dell’induttanza dispersa.

Le misure evidenziano una banda passante con attenuazione di –3 dB già a 17 kHz. Questo significa che, all’ascolto, l’amplificatore può risultare leggermente carente nella gamma acuta e dare un’impressione di suono più “cupo o scuro” rispetto a progetti con trasformatori più estesi in frequenza. Senza sostituire i trasformatori d’uscita non è realistico ottenere un miglioramento sostanziale di questo aspetto; per contro, una scelta di diffusori dal carattere brillante in alto potrebbe compensare in parte la tendenza, offrendo un equilibrio tonale più neutro. Il fattore di smorzamento, pari a 8, resta comunque valido, ma ottenuto mediante un ricorso piuttosto spinto al negative feedback. Con un trasformatore limitato in banda, un NFB elevato può favorire instabilità: non a caso, in assenza di carico, ho riscontrato un’auto-oscillazione intorno ai 10 Hz, fenomeno che potrebbe occasionalmente presentarsi anche in condizioni reali quando l’impedenza dei diffusori cresce nella fase di ritorno del cono.

Risultato finale

Dopo la sostituzione dei componenti critici, la regolazione del bias e il collaudo strumentale, il P1 è tornato a suonare con la sua classica impronta Audio Note. L’intervento garantisce ora molti anni di ascolto affidabile, preservando quel carattere “british” che rende questo integrato ancora oggi una scelta amata dagli appassionati.

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