Solarys – Amplificatore Single Ended 845

Nel panorama dell’audio hi-fi di eccellenza nasce Solarys, il nuovo amplificatore single ended di SB-LAB progettato per chi cerca l’emozione autentica del suono valvolare allo stato puro. Un progetto che rappresenta la sintesi definitiva di anni di ricerca, esperienza e passione per la musica riprodotta con la massima trasparenza. Solarys non è un semplice amplificatore, ma un’esperienza sensoriale. Ogni componente, ogni valvola, ogni trasformatore è stato scelto e progettato con l’unico obiettivo di restituire la musicalità naturale e tridimensionale che solo un grande triodo come la 845 può offrire.

Il cuore del Solarys è un single ended con valvola 845, pilotata magistralmente da una 6EM7: la sezione di segnale funge da stadio di preamplificazione caricato a CCS, mentre la sezione di potenza della stessa 6EM7 lavora come driver diretto della 845, garantendo swing e impedenza ottimali per un pilotaggio impeccabile. L’alimentazione del driver è affidata ad una valvola GZ34, che assicura una tensione morbida e stabile al circuito di pre/pilota, mentre la 845 dispone di una linea di alimentazione indipendente a 1000 volt, interamente separata per la massima purezza sonora.

Il progetto è dual-mono, concepito per ottenere una separazione dei canali assoluta e un palcoscenico sonoro ampio e realistico. La controreazione può essere disattivata a piacimento, consentendo all’ascoltatore di scegliere tra la naturalezza e l’ariosità del funzionamento “no feedback” o la precisione controllata con feedback inserito.

Il risultato di questo equilibrio tecnico è impressionante:

  • 22 W RMS in classe A per canale
  • Fattore di smorzamento (DF) pari a 8,2 con NFB e 3 senza NFB
  • Distorsione armonica (THD) dello 0,6 %
  • Banda passante da 10 Hz a 50 kHz (–0,2 dB), garantita dall’eccellente trasformatore d’uscita SE6K-845

Ogni sezione è stata ottimizzata con cura artigianale: induttanze dedicate, filtraggio CLC e trasformatori progettati specificamente per questa macchina sonora. Il risultato è un amplificatore silenzioso, stabile e straordinariamente dinamico, capace di esaltare la naturalezza timbrica di qualsiasi diffusore ad alta efficienza.

Rispetto alle versioni sperimentali del 2023, Solarys rappresenta la maturazione completa del concetto single ended 845: un progetto premium che racchiude l’essenza del suono SB-LAB, disponibile oggi sia come schema professionale completo (premium schematic con set di trasformatori dedicato) sia come apparecchio assemblato, certificato e coperto da garanzia ufficiale SB-LAB.

Specifiche principali

  • Topologia: Single Ended Dual-Mono
  • Valvole: 1× 6EM7 (pre/pilota), 1× 845 (finale), 1× GZ34 (rettificatrice per sezione driver)
  • Potenza: 22 W RMS per canale
  • Alimentazione finale: 1000 V indipendente
  • Fattore di smorzamento: 8,2
  • Distorsione armonica totale: 0,6 %
  • Risposta in frequenza: 10 Hz – 50 kHz (–0,2 dB)
  • Controreazione: disattivabile
  • Costruzione: dual-mono con induttanze e trasformatori dedicati

Il suono di Solarys

L’ascolto di Solarys è un’esperienza che va oltre i numeri e le misure. È un suono profondo, arioso, scolpito nel silenzio. Le voci emergono con una naturalezza disarmante, gli strumenti si stagliano nello spazio con presenza fisica, e ogni dettaglio — dal respiro di un cantante alla vibrazione di una corda — appare vivido e reale. La 845 restituisce un equilibrio raro tra potenza e dolcezza, con un micro-dettaglio che si percepisce più con l’anima che con l’orecchio. Il basso è pieno ma mai invadente, il medio regala quella magia intima tipica dei grandi triodi, e l’estremo alto si estende limpido e setoso, senza asprezze. Chi ha avuto la fortuna di ascoltarlo lo descrive come un amplificatore “che fa sparire i diffusori”, lasciando soltanto la musica a fluttuare nello spazio.

Verifica strumentale e analisi del progetto Solarys

Tra le immagini che seguono potete vedere uno dei montaggi che mi è stato portato in laboratorio per una verifica completa del corretto funzionamento. Da questo esemplare ho ricavato tutte le misurazioni strumentali ufficiali del progetto Solarys, comprese le curve di banda passante, il grafico della distorsione armonica (THD) e le forme d’onda delle quadre a 100 Hz, 1 kHz e 10 kHz. Questi test hanno confermato le eccellenti prestazioni teoriche del circuito, con un comportamento stabile, lineare e coerente con la filosofia SB-LAB orientata alla massima trasparenza sonora.

Banda passante

Distorsione Armonica

Quadre a 100Hz / 1k / 10k

Foto di altri clienti

Scorrendo queste immagini, potete ammirare alcuni dei montaggi realizzati dai clienti SB-LAB, ognuno con il proprio tocco personale. C’è chi ha seguito fedelmente il progetto originale e chi ha voluto reinterpretarlo con soluzioni estetiche e tecniche uniche. In ogni caso, traspare la stessa passione autentica per l’audio di qualità, quella che spinge gli appassionati a costruire con le proprie mani un amplificatore capace di emozionare ad ogni nota. Ogni cablaggio, ogni scelta di componenti racconta una storia di dedizione e amore per il suono.

Disponibilità

Il progetto Solarys è disponibile in tre modalità:

  • Schema premium con licenza SB-LAB
  • Set completo di trasformatori dedicati per realizzare la versione monofonica 845
  • Apparecchio finito, assemblato, testato, certificato e coperto da garanzia SB-LAB

Ogni componente è realizzato su specifica SB-LAB, e l’apparecchio è costruito interamente in Italia con materiali di prima scelta. Per informazioni, ordini o richieste personalizzate, contattami direttamente tramite il modulo sul sito SB-LAB. Solarys è il punto d’arrivo di un lungo percorso tecnico e sonoro, dedicato a chi vuole possedere un vero amplificatore single ended di riferimento con la leggendaria valvola 845.

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2 Responses to Solarys – Amplificatore Single Ended 845

  • Ormai e’ passato un anno da quando sono in possesso di una coppia di dual mono con 845 e 6em7 da me realizzati su progetto e trasformatori sb lab e devo dire che questo progetto e’ veramente senza compromessi . Esperienza di ascolto valvolare in classe a con un’energia impressionante . Io li ascolto da qualche mese con le mie nuove klipsch rf7 3 e l’unico termine che mi viene in mente e’ esaltanti . Tutte le persone che hanno ascoltato i miei monofonici con le rf7 sono andate via con la pelle d’oca . Qualche mese fa li ho portati da un amico con delle wharfedale non proprio sensibili ma questi bestioni non temono nulla, suonano dolci come un bignè e forti come un bisonte anche su sensibilita’ relativamente basse . Semplicemente mostruosi .

  • Ciao Stefano sono Guido dalla Sardegna credo uno dei pochi che possa lasciare un commento su questo tuo progetto sulla 845 in quanto uno dei primi ad averlo realizzato . Innanzitutto vorrei ringraziarti sia per il progetto che come sempre una volta cablato in maniera corretta ovviamente funziona alla perfezione e sembra di accendere un amplificatore super collaudato anche alla prima accensione e sopratutto per la tua pazienza e competenza nel dispensare consigli per la realizzazione e la messa a punto del progetto. Ho già realizzato due tuoi progetti con la el34 s.e. e il triodino4 perfetti entrambi ma questo ampli e’ semplicemente qualcosa di straordinario . Ho collaudato i due canali in zero feedback e devo dire la verità che dopo aver solo controllato le tensioni non ho resistito a collegarlo alle mie klipsch .Il risultato già’ in zero feedback era a dir poco esaltante . Verificati all oscilloscopio presentano un fattore di smorzamento di ben 2.85 in zero feedback e sfiorano i 7 con feedback inserito banda passante in zero feedback da 10 hz a 25000 hz a -3 db . Purtroppo in questo periodo non ho tanto tempo da dedicargli ma al più’ presto terminerò qualche finitura estetica che manca e qualche valore strumentale più’ dettagliato per restituire a te a a chiunque voglia realizzare questo progetto un feedback più’ accurato . A presto

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Revisione e riparazione del GRAAF Graffiti 25

Questo articolo risale a molti anni fa, ai tempi in cui il mio laboratorio era poco più che una stanza arrangiata con mobili di recupero e strumenti di fortuna. Le foto non rendono giustizia al lavoro svolto, ma raccontano comunque bene quel periodo in cui, tra mille adattamenti, si faceva tutto con passione e inventiva. Il protagonista è un piccolo GRAAF Graffiti 25, uno dei modelli di fascia bassa del marchio, che meritava una revisione completa per tornare a suonare come si deve.


Il Graaf “Venticinque”, spesso citato come Graaf 25, era l’integrato d’ingresso della casa modenese fondata da Giovanni Mariani, un marchio celebrato per l’estetica italiana e la cura artigianale, con radici nell’area di Modena e una forte identità costruita negli anni Novanta e nei primi Duemila. Proprio per riscoprirne il carattere ho recuperato da un annuncio un esemplare non funzionante: un piccolo integrato che, al di là delle specifiche, ha un posto speciale nella storia del brand e meritava di tornare a cantare.

L’apparecchio non era mai stato revisionato e, dopo tanti anni di servizio, ha semplicemente smesso di funzionare. Poveretto, aveva proprio bisogno di una revisione completa.

Uno dei condensatori elettrolitici era visibilmente rigonfio (la plastica l’ho aperta io per verificare se avesse davvero sfiatato). Il lavoro più lungo è stato smontare praticamente tutto per poter estrarre la scheda principale e sostituire i quattro condensatori principali di filtro.

Rimontato tutto, l’amplificatore però non dava ancora segni di vita. Dopo alcuni controlli ho scoperto che il trasformatore toroidale di alimentazione aveva il primario interrotto. Con tutta probabilità, il condensatore difettoso non aveva provocato un corto secco, quindi il fusibile non si è bruciato subito; si è interrotto solo quando il trasformatore ha ceduto definitivamente. Una sfortuna tremenda!

Ecco il trasformatore di ricambio originale, marchiato GRAAF, che mi ha fornito personalmente Mariani.

Dopo la sostituzione del trasformatore e la revisione completa dei condensatori, il Graffiti 25 è tornato a suonare perfettamente. Un piccolo ma piacevole esempio di come anche un amplificatore di fascia bassa possa offrire ottime prestazioni, se mantenuto con cura.

Dopo la riparazione e la sostituzione del trasformatore, il Graffiti 25 è tornato a nuova vita: silenzioso, pulito e piacevolmente musicale, proprio come ci si aspetta da un GRAAF. È sempre una soddisfazione vedere un apparecchio rinascere, anche quando non si tratta di un modello “blasonato”. Se hai un amplificatore GRAAF o qualsiasi altro apparecchio hi-fi che necessita di revisione o restauro, contattami tramite la sezione “Servizi” del sito: sarò felice di valutare l’intervento più adatto per riportarlo alle migliori condizioni operative e sonore.

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H.H. Scott Stereomaster 222C e 222D, Due Icone dell’Audio Valvolare

H.H. Scott, Inc. era un’azienda americana che produceva e commercializzava componenti audio e attrezzature stereo negli anni ’50 e ’60, noti soprattutto per i loro amplificatori valvolari di alta qualità. La società fu fondata da Howard H. Scott nel 1946. Scott era un ingegnere elettronico di talento e il suo marchio divenne presto sinonimo di alta fedeltà e prestazioni audio.

I prodotti di H.H. Scott erano rinomati per la loro costruzione solida e la qualità del suono. I loro amplificatori valvolari erano particolarmente apprezzati dagli audiofili dell’epoca. La società produsse una serie di modelli popolari, tra cui l’Scott 299, l’Scott 222 e l’Scott 299B. Questi amplificatori offrivano una potenza pulita e una riproduzione audio accurata, e molti di essi sono ancora ricercati dagli appassionati di audio vintage.

Negli anni ’60, la società iniziò a produrre anche ricevitori stereo, preamplificatori, giradischi e altoparlanti. H.H. Scott continuò a guadagnare una reputazione di eccellenza nel settore audio fino alla metà degli anni ’70.

Tuttavia, a partire dagli anni ’70, l’industria dell’audio vide una transizione dalle valvole termoioniche ai transistor, e molte aziende, compresa H.H. Scott, dovettero adattarsi a questa nuova tecnologia. La qualità audio dei dispositivi a transistor migliorò considerevolmente, ma ciò portò alla fine dei dispositivi valvolari. Nel 1978, H.H. Scott, Inc. dichiarò bancarotta e fu acquisita dalla Emerson Electric Company, che successivamente cessò la produzione di componenti audio con il marchio H.H. Scott.

Anche se l’azienda non esiste più, i prodotti H.H. Scott degli anni ’50 e ’60 rimangono molto apprezzati dagli appassionati di audio vintage, e molti cercano ancora i loro amplificatori, ricevitori e altri dispositivi sul mercato dell’usato per godere dell’esperienza sonora autentica di quegli anni.

Ritorno al Passato dell’Audio Vintage: Restauro dei Leggendari H.H. Scott Stereomaster 222C

Nell’era digitale odierna, dove la tecnologia avanza a un ritmo incessante, c’è un fascino intramontabile nel riparare e restaurare apparecchi audio vintage, che incarna il calore e la nostalgia del passato. In questo articolo, ci immergeremo in un affascinante viaggio nel mondo del suono d’epoca, concentrandoci su due gioielli dell’audio d’altri tempi: i prestigiosi H.H. Scott Stereomaster 222C.

Nati nell’epoca d’oro dell’audio valvolare, gli amplificatori H.H. Scott hanno catturato l’immaginazione di appassionati e audiofili con la loro straordinaria qualità sonora e costruzione artigianale. Tuttavia, il tempo può mettere alla prova anche le creazioni più robuste, e questi due esemplari avevano bisogno di cure amorevoli per rivivere.

Il nostro viaggio inizia con la sostituzione del trasformatore di alimentazione bruciato su uno dei 222C, un’opera d’arte ingegneristica che richiede abilità e attenzione ai dettagli. Successivamente, affronteremo la sfida di riparare completamente un trasformatore d’uscita bruciato, aprendo le porte all’ingegneria inversa e all’arte del riavvolgimento. La perseveranza e la dedizione che richiede questa impresa sono un tributo alla passione per l’audio vintage.

Ma l’avventura non si ferma qui. Mentre restauriamo questi pezzi unici, esploreremo anche le sottili differenze tra le valvole EL84 e le meno conosciute 7189, che sono state montate negli H.H. Scott Stereomaster 222C. Conoscere le differenze tra queste valvole è essenziale per ottenere il massimo da queste meravigliose unità audio.

Alla fine, ciò che emerge da questo viaggio è un’ammirazione per il passato e il desiderio di preservare la ricchezza dell’audio vintage. Il nostro obiettivo è far rivivere questi H.H. Scott Stereomaster 222C, affinché possano continuare a portare gioia e meraviglia con il loro suono straordinario, come facevano decenni fa. Siate pronti per una profonda immersione nell’arte del restauro audio e nell’apprezzamento del suono d’epoca. Benvenuti nel mondo dei classici restaurati con passione e maestria.

Questo amplificatore mi è stato consegnato dopo una revisione, ma purtroppo il trasformatore era danneggiato. Ho proceduto con la creazione di un nuovo trasformatore (per chiunque volesse acquistarlo separatamente, con il codice 21S4665) e l’ho successivamente installato.


In seguito, mi è stato affidato un secondo esemplare dell’amplificatore che lamentava il danneggiamento del trasformatore d’uscita. Questo apparecchio aveva chiaramente subito danni legati all’umidità, che inevitabilmente hanno compromesso la qualità dei materiali del trasformatore. Per affrontare questa sfida, ho proceduto allo smontaggio del trasformatore, ottenendo un dettagliato schema dell’avvolgimento interno. Questo passo preliminare mi ha permesso di avviare il processo di creazione di due nuovi trasformatori, riutilizzando gli originali lamierini e calotte dei trasformatori danneggiati.

Nella fotografia sotto è possibile osservare una distinta traccia di ossido verdognolo lasciata dal filo di rame che aveva perso la sua smaltatura a causa del contatto con la carta umida. Durante il processo di sbobinamento, ho notato la presenza di numerose di queste tracce. In alcuni punti, il filo si spezzava autonomamente mentre lo srotolavo.

In quest’altra immagine, è evidente un solco nero nella carta isolante, il risultato di una scarica elettrica tra fili adiacenti. Questa scarica ha perforato la carta isolante e ha causato la bruciatura che si è propagata fino a interrompere il filo di rame stesso.

Dopo aver completato il processo di sbobinamento, ho deciso di aggiungere un tocco di modernità alla replica. Ho realizzato due rocchetti utilizzando una resina tecnica simile al nylon…

In seguito, ho proceduto al riavvolgimento dei trasformatori, utilizzando materiali che mantenessero l’autenticità dell’epoca, combinati con isolanti moderni in quei punti critici in cui era necessaria una sicura e avanzata capacità di isolamento…

E così ho fatto per entrambi i trasformatori; ho riavvolto completamente anche quello che era ancora funzionante. Ma prima di procedere con l’articolo sulla riparazione dell’amplificatore, desidero concentrarmi sulle valvole. Vi invito a leggere questo articolo in cui chiarisco le differenze tra le valvole EL84 e le 7189, evidenziando perché non dovrebbero essere scambiate tra loro per evitare situazioni potenzialmente disastrose, come illustrato in questo caso specifico.

Torniamo all’amplificatore…

Nel video qui sotto, l’amplificatore è in funzione, ma l’audio originale è stato sovrascritto per ragioni legate al copyright.

Ora, passiamo ad alcune misurazioni strumentali. L’apparecchio è in grado di erogare da 22 a 25 watt (a seconda dell’efficienza delle valvole) con un fattore di smorzamento pari a 18. Qui di seguito, troverai due grafici relativi alla distorsione armonica totale (THD) e alla banda passante ottenuti dall’amplificatore “verde” menzionato all’inizio dell’articolo, che manteneva i suoi trasformatori d’uscita originali. Nel grafico relativo alla banda passante, è evidente la presenza di disturbi, in gran parte attribuibili a una stabilità non ottimale del circuito, che sfrutta tassi di controreazione notevolmente elevati.

THD 1watt

Banda passante 1watt su carico resistivo

Ecco invece il grafico della banda passante ottenuto con i trasformatori che ho riavvolto, dopo aver apportato una leggera riduzione del tasso di controreazione. Questo passaggio ha comportato il passaggio da un fattore di smorzamento di 18 a un fattore di 12. È importante notare che questa modifica non ha avuto alcun impatto negativo sul suono, ma ha notevolmente migliorato la stabilità del circuito. È stata una lunga messa a punto.

In conclusione, il restauro di questi amplificatori H.H. Scott Stereomaster 222C ha rappresentato un affascinante viaggio attraverso il mondo dell’audio vintage. Dall’arte di riparare trasformatori bruciati, all’ingegneria inversa dei circuiti originali, ogni passo di questo processo è stato intrapreso con cura, dedizione e rispetto per l’autenticità dell’epoca. Il risultato? Un ritorno alla vita di due classici, capaci di riprodurre il suono caldo e avvolgente che li ha resi celebri.


 

H.H. Scott Stereomaster 222D: un capitolo a parte

Il modello H.H. Scott 222D, introdotto poco dopo il 222C, rappresenta l’ultima evoluzione della serie “222”. Esteticamente presenta controlli leggermente diversi, ma le vere differenze si celano sotto il telaio: lo schema elettrico è stato modificato in diversi punti, la controreazione è stata ridotta e di conseguenza il fattore di smorzamento risulta inferiore rispetto al 222C. Questa scelta progettuale ha reso il suono leggermente più “aperto” e meno controllato sui bassi, ma anche più musicale e godibile per molti ascoltatori.

Recentemente mi è stato portato un 222D che lamentava la completa assenza di un canale. Mi è stata raccontata la classica storia da incubo: il cliente si era già affidato a un fantomatico tecnico che avrebbe dovuto “revisionarlo”. In realtà, come purtroppo capita spesso, il lavoro era stato fatto alla c**** di cane.

Dopo una breve analisi ho scoperto che l’amplificatore conservava ancora le sue valvole originali Telefunken, un set completo d’epoca, usato pochissimo, un vero tesoro. Ma — udite udite — il “tecnico” precedente (lo definirei piuttosto un ladrone senza scrupoli) si era fregato il quartetto originale di 7189 Telefunken, che in buone condizioni può valere anche 500 €, sostituendolo senza vergogna con un quartetto di EL84 cinesi, roba da bancarella.

Il furto è già di per sé una porcata, ma il peggio è che ha anche mostrato un’ignoranza tecnica abissale: le EL84 non sono sostituibili direttamente alle 7189, come spiego dettagliatamente in questo articolo dedicato.

 

Non solo ha rubato valvole di valore, ma ha pure ignorato le richieste del cliente, che aveva esplicitamente detto di non cambiare le valvole o, nel caso, di restituirle. E come se non bastasse, questo “esperto” non si è nemmeno degnato di sostituire tre elettrolitici secchi presenti in circuito, né di controllare e regolare il bias. In pratica ha preso i soldi, non ha fatto nulla di utile, e ha rovinato un apparecchio storico. Un comportamento da incompetente e disonesto che merita di essere denunciato senza mezzi termini.

Quando l’apparecchio è arrivato da me, la prima priorità è stata verificare lo stato dei trasformatori d’uscita, che spesso finiscono bruciati proprio a causa di queste sostituzioni sconsiderate con EL84. Fortunatamente, erano sani. Ho quindi consigliato al cliente di acquistare un quartetto di 7189 Tung-Sol da un rivenditore affidabile e me le sono fatto spedire.

Ho poi verificato le altre valvole: le ECC83 erano tutte in ottima salute, così come la GZ34. La sezione pentodo delle 6U8 / ECF82 era invece usurata al 50%. Mostro qui i due grafici comparativi delle curve, acquisite con il tracciacurve utracer, mettendo a confronto il pentodo delle valvole montate e quello di una ECF82 nuova.

ECF82 (P) Esausta ECF82 (P) Nuova

Preciso che, seppur usurate, le 6U8 permettevano ancora il funzionamento dell’amplificatore, sebbene con un livello di distorsione superiore.

Ho infine sostituito i tre piccoli elettrolitici difettosi, controllato le lattine che erano ancora buone, montato le nuove 7189, effettuato la prima accensione controllata con variac, regolato bias e bilanciamento.

Alla fine dell’intervento, l’amplificatore è tornato in piena forma: 20–22 watt RMS per canale, con uno smorzamento di circa 5, coerente con il progetto originale e pronto a far rivivere la magia sonora degli anni ’60, ma stavolta senza ladri di valvole nei paraggi.

Questi 2 articoli hanno quindi gettato luce su una confusione comune riguardo alle valvole, in particolare tra le EL84 e le 7189. L’importanza di comprendere le differenze e di adattare correttamente il circuito è stata sottolineata per garantire il corretto funzionamento dell’amplificatore e la sua longevità. Suggerisco anche la lettura di un’articolo dedicato alla sostituzione delle valvole negli apparecchi audio e non solo.

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3 Responses to H.H. Scott Stereomaster 222C e 222D, Due Icone dell’Audio Valvolare

  • Ciao Stefano. Bellissimo articolo, e sopratutto molto utile e istruttiva la parte sulle 7189. Valvole peraltro molto interessanti. Ne ho uno davanti di 222c proprio ora, del 1963, mio anno di nascita. È perfetto, rivalvolato a nuivo dql precedente proprietario con tutte Tung Sol, ma da rivedere elettricamente vista l’età ormai molto avanzata di entrambi, mia e dell’ampli (anche io sarei da rivedere un po’, ma non è facile come con le elettroniche purtroppo! ?). Grazie! E complimenti ancora

  • lo strumento fa così quando rileva un’inversione di 180 gradi, probabilmente l’inversione avviene dentro la rete dei toni

  • che fase stana…???

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