Riparazione dell’Audio Innovations 500

Se sei fortunato possessore di un Audio Innovations 500 e desideri preservare il suo splendore sonoro, sono qui per offrirti un servizio di riparazione specializzato. Con anni di esperienza nel restauro di questi amplificatori iconici, garantisco attenzione, competenza e passione nel restituire al tuo Audio Innovations 500 la sua gloria originale. Affidati a un esperto appassionato di audio vintage e riporta in vita il tuo amplificatore. Contattami oggi per una consulenza personalizzata e riaccendi la magia della tua esperienza sonora.

Nel vasto panorama dell’audio hi-fi, pochi nomi hanno il potere di evocare una combinazione di eleganza, prestigio e qualità audio come quello di Audio Innovations. Fondata nel 1984 dal visionario Peter Qvortrup, l’azienda britannica si è guadagnata una reputazione distinguibile per la produzione di amplificatori di alta qualità, tra cui spicca l’immortale Audio Innovations Series 500.

Questo amplificatore integrato con stadio phono è una testimonianza della maestria ingegneristica e dell’attenzione ai dettagli che ha reso Audio Innovations un marchio rispettato nel settore. Con una capacità di erogare 25W in classe A.

Il cuore di questo capolavoro audio è il suo stadio phono a valvole integrato, progettato per deliziare gli amanti del vinile. Esso consente di valorizzare le sorgenti analogiche con un suono dolce e musicale, allo stesso tempo rigoroso e appagante. Dotato di un controllo di volume preciso, bilanciamento e selettore di ingressi, l’Audio Innovations 500 offre un’esperienza di ascolto su misura per gli appassionati più esigenti.

Nel corso degli anni, questo gioiello ha attraversato generazioni, mantenendo il suo fascino senza tempo. In questo articolo, vi porteremo attraverso il processo di riparazione di due varianti dell’Audio Innovations 500: una più vecchia e una più moderna.

Un Confronto tra le Generazioni

Accompagnando il viaggio attraverso le epoche dell’Audio Innovations 500, diamo uno sguardo ravvicinato alle immagini che catturano le differenze visive cruciali tra la prima versione di questo straordinario amplificatore e le sue iterazioni successive. Le due foto qui di seguito mettono in luce le trasformazioni nel design del circuito, evidenziando gli aggiornamenti e le modifiche apportate nel corso degli anni.

Prima versione Seconda Versione

Riparazione di un Audio Innovations 500 Seconda Versione

Nella nostra esclusiva sequenza di fotografie, ci immergeremo nel cuore del processo di riparazione di una versione più recente dell’Audio Innovations 500. Questo affascinante viaggio visivo è un tributo alla dedizione e alla maestria che caratterizzano l’arte della riparazione audio. Ecco un Audio Innovation 500 con ben 28 anni alle spalle, testimone di un improvviso contrattempo nella sua lunga storia…

In questa immagine si evidenzia chiaramente un condensatore esploso e ciò che resta di una resistenza, praticamente vaporizzata. In aggiunta, tutti i condensatori ad alta tensione mostrano rigonfiamenti, i commutatori dei canali presentano del gioco e i fili tra la scheda PCB e gli stadi finali sono visibilmente arrostiti dal trascorrere del tempo.

Nel caso di un diverso esemplare di Audio Innovations 500, sono evidenti riparazioni precedenti, ma sfortunatamente, il guasto è tornato a manifestarsi. Nella foto seguente, mostro gli attuali difetti riscontrati.

PCB ora in perfetto stato dopo le necessarie riparazioni…

Sostituiti i fili danneggiati e i commutatori con pezzi originali ALPS (non visibili nella foto)…

Dopo il rimontaggio della PCB, l’installazione di un nuovo set di valvole e i test iniziali, l’amplificatore risulta perfettamente funzionante. Le prossime due immagini che ritraggono l’Audio Innovations più recente sottoposto alla mia attenta revisione, l’ultimo arrivato nell’ordine cronologico. All’interno di questo amplificatore, tutti i componenti erano in perfetto stato tranne due piccoli condensatori elettrolitici, posizionati in modo alquanto scomodo, che erano stati trascurati e si erano completamente disseccati. Questa revisione ha garantito che ogni parte dell’amplificatore sia ora in condizioni ottimali, confermando il nostro impegno per un restauro completo e accurato di ogni dispositivo affidato a noi.

Di seguito riporto le specifiche di fabbrica dell’Audio Innovations 500, offrendo un’approfondita panoramica delle sue potenzialità audio:

  • Potenza di uscita: 2 x 25 Watt in Classe A, garantendo un’esperienza sonora superba nell’intero spettro da 30 a 20.000 Hz, con una precisione di +/- 3 dB.
  • Sensibilità di ingresso linea: Impressionante sensibilità a 0.4v, con una tolleranza massima di sovraccarico di oltre 3v per adattarsi a una vasta gamma di sorgenti audio.
  • Crosstalk: Eccezionale isolamento acustico con un valore di 78dB, assicurando una chiara separazione dei canali.
  • Impedenza di ingresso: 100 KOhm, garantendo una connettività versatile e una risposta audio impeccabile.
  • Phono: Conforme agli standard RIAA, offre una risposta in frequenza precisa di +/- 0.1dB nell’intervallo da 20 a 20.000 Hz.
  • THD (Distorzione Armonica Totale): Inferiore al 0.15% a 1W RMS nell’intervallo da 80 a 15.000 Hz, assicurando una riproduzione fedele e pulita.
  • Ingressi: Ampia flessibilità con porte per Phono, Tuner, CD, AUX, Tape1, Tape2 e Monitors, offrendo un’ampia gamma di opzioni di connettività.
  • Controreazione: A 14dB, ottimizzando la stabilità e la linearità dell’amplificatore.
  • Peso: Solido e robusto con 18 KG, riflettendo la qualità costruttiva e l’attenzione ai dettagli.
  • Valvole: Equipaggiato con 3x ECC83, 2x PCC88 e 4x EL34, per garantire una prestazione audio di alta qualità.
  • Impedenza di uscita: Flessibilità di adattamento con opzioni di impedenza a 4, 8 e 16 Ohm, consentendo l’uso con una varietà di diffusori.

Confronto strumentale tra la Prima e la Seconda Versione dell’Audio Innovations 500

Esploriamo le differenze nelle prestazioni dell’Audio Innovations 500 attraverso un approfondito confronto strumentale tra la sua prima e seconda versione. Questi grafici forniranno un’analisi dettagliata delle caratteristiche distintive e delle possibili evoluzioni nelle diverse iterazioni dell’amplificatore nel corso del tempo.

Banda Passante a 1 watt

Prima Versione Seconda Versione

L’analisi della banda passante sul carico resistivo evidenzia una risonanza non perfettamente compensata in entrambe le versioni dell’amplificatore (maggiore nella versione più vecchia). Tuttavia, è nei grafici di banda passante su carico reattivo che questa caratteristica diventa più marcata e significativa. Questo aspetto solleva l’ipotesi di una potenziale criticità del circuito, con il rischio di innescare oscillazioni a 60 kHz. È risaputo che in alcuni casi alcuni esemplari dell’Audio Innovations 500 possono avviare auto-oscillazioni, causando danni al dielettrico dei trasformatori d’uscita. Questo rischio è particolarmente elevato quando le due valvole del push-pull mostrano segni di usura notevolmente diversificati. Tale problematica è amplificata dal pesantissimo tasso di controreazione che caratterizza l’Audio Innovations 500, classificandolo come un amplificatore fortemente controreazionato. Sotto il grafico di banda passante su carico reattivo…

Un’altra prova di potenziale instabilità è stata osservata sull’oscilloscopio impostando l’amplificatore su un carico resistivo con una sinusoide a 20 Hz. Mi scuso per la qualità non perfetta della foto, ma è chiaramente visibile una sinusoide con disturbi significativi nel fronte di discesa della semionda positiva, come evidenziato nell’area delimitata dall’ellisse rossa. È importante notare che questa anomalia potrebbe non manifestarsi sempre, e la sua incidenza dipende anche dal set di valvole montato e dal loro grado di usura.

Distorsione Armonica THD a 1 watt

Prima Versione Seconda Versione

Onda Quadra a 1 watt 1khz

Prima Versione Seconda Versione

La risposta in frequenza della sezione RIAA tra le due versioni è praticamente identica quindi pubblico solo un grafico…

Per concludere, desidero riportare alcune misurazioni significative relative alle prestazioni dell’amplificatore. Alimentato a 220 volt, la potenza RMS indistorta in uscita si attesta a 22 watt RMS per canale, salendo a 26 watt in condizioni di clipping massimo. Il fattore di smorzamento, nella versione più recente, raggiunge il valore di 14. Purtroppo, non ho effettuato la misurazione del DF (Damping Factor) sulla prima versione all’epoca, ma è plausibile che fosse superiore. Ho il sospetto che la prima versione di questo amplificatore presentasse un tasso di controreazione più elevato rispetto al modello successivo.

Ricambi in Plastica per Audio Innovation 500

Durante il restauro di un amplificatore valvolare Audio Innovation 500, ho avuto il piacere di riportare alla sua gloria originale un pezzo di storia dell’audio che si presentava in condizioni piuttosto malandate. L’amplificatore non aveva più i suoi piedini originali; al loro posto erano stati avvitati alla meno peggio dei tappi di gomma. Inoltre, mancavano i fermi del piano in plexiglass, sostituiti da orribili viti a farfalla che deturpavano l’estetica raffinata dell’apparecchio.

Grazie alla tecnologia della stampa 3D, sono riuscito a ricreare fedelmente i particolari in plastica, identici agli originali.

Con pazienza e attenzione, ho ripristinato l’amplificatore…

Una Chiara Visione Oggettiva

Negli anni ho avuto l’opportunità di esplorare e riparare numerosi esemplari dell’Audio Innovations 500, un amplificatore audio di notevole rilevanza storica. La mia intenzione è sempre stata quella di mettere in evidenza aspetti tecnici e strumentali per fornire informazioni oggettive e contribuire al ripristino di questi dispositivi.

Non è mia intenzione denigrare o criticare l’Audio Innovations 500, ma piuttosto condividere informazioni oggettive e utili che possono migliorare le prestazioni di questi amplificatori iconici. Le instabilità segnalate sono aspetti tecnici che, sebbene possano emergere in alcune circostanze, sono oggetto di attenzione e risoluzione nel corso del processo di riparazione. Il mio obiettivo è sempre stato di offrire servizi di restauro che migliorino e prolunghino la vita di questi dispositivi, contribuendo a preservare il loro valore storico e sonoro.

Apprezzo il dialogo costruttivo e sono aperto a rispondere a eventuali domande o preoccupazioni. La mia passione per l’audio vintage si riflette nel mio impegno per fornire servizi di alta qualità e onesti, garantendo che ogni apparecchio riparato esca dalla mia officina in condizioni ottimali.

Guida alle Valvole: Disposizione Corretta nell’Audio Innovations 500

Pubblico questo diagramma per fornire una guida visiva sulla disposizione delle valvole sull’amplificatore Audio Innovations 500. Questo diagramma è particolarmente utile poiché, nelle vicinanze degli zoccoli, non sono presenti indicazioni delle sigle, rendendo facile commettere errori durante la sostituzione. Un errore comune è la confusione tra le ECC83 e le ECC88. Potete utilizzare questa guida visiva per garantire una corretta identificazione e posizionamento delle valvole nel tuo amplificatore. Le ECC88 sono sul lato sinistro…

posizione valvole AI500

Per gli Audiofili Esperti: Un’Opzione Interessante per Gli Amanti del NOS

Per coloro che apprezzano le sfumature sonore e sono inclini a sperimentare, è possibile considerare l’uso delle valvole PCC88 al posto delle ECC88. Per i più smaliziati, questa scelta offre l’opportunità di esplorare valvole NOS (New Old Stock) a un costo accessibile. È importante notare che la tensione di alimentazione del filamento delle PCC88 è di 7 volt, leggermente superiore ai 6,3 volt delle ECC88. Tuttavia, la differenza è così minima che entrambe le valvole funzionano in modo affidabile. Potrebbe essere una soluzione interessante, permettendo di beneficiare delle caratteristiche vintage delle PCC88 NOS rispetto alle più comuni ECC88 prodotte in Cina.

Esplorazione Continua: Scopri anche l’Audio Innovations 700 e 800!

Per coloro che desiderano approfondire ulteriormente il mondo dell’Audio Innovations, vi invito a esplorare un articolo analogo dove condivido dettagli e passaggi relativi alla riparazione di un’Audio Innovations 700 e 800. Troverete approfondimenti sulla manutenzione e il restauro di questi amplificatori iconici, arricchendo così la vostra comprensione del panorama dell’audio vintage. Per accedere all’articolo, seguite questo link. Buona lettura e continuate a esplorare con noi il meraviglioso universo dell’alta fedeltà sonora!

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13 Responses to Riparazione dell’Audio Innovations 500

  • Grazie per la risposta. Cordialmente, Fabrizio

  • Per orientarsi grossolanamente: 0–3 dB è praticamente nulla/molto bassa, 4–8 dB bassa, 8–12 dB moderata, 12–16 dB medio-alta, mentre oltre 16–20 dB si entra in valori decisamente elevati per un finale valvolare. Diciamo che ci sono apparecchi, sopratutto vintage che arrivano anche a 30dB di controreazione. L’effetto sul suono poi non dipende solo dai Db ma anche dalla natura del circuito e dalle caratteristiche del trasformatore, l’AI 500, per il progetto che è, è ai limiti della stabilità complessiva. La stessa AI ha prodotto modelli successivi con tassi di NFB molto più bassi tipo il classic 25 che credo stia attorno i 6-8dB (stimato a naso). Cmq non bisogna giudicare come suona un’amplificatore solo dalla quantità di NFB, va sempre ascoltato… anche se cmq in linea di massima con troppa controreazione spesso non hai ottimi risultati, allo stesso modo poi degli zero feecback che poi hanno altri problemi diversi ancora.

  • Buongiorno sig Bianchini,
    Lei dice che l’audio innovations 500 è fortemente controreazionato, però nella scheda specifiche si legge “feedback 14db”. 14db sono ritenuti un alto tasso di controreazione? Chiedo per cultura eh? Fino a che punto un ampli può essere ritenuto a ” bassa controreazione “?
    La saluto cordialmente
    Fabrizio

  • ti ho risposto per email, aspetto la foto con l’evidenziazione di cosa intendi tu.

  • Mi sono accorto guardando le foto dei PCB che sulla scheda a destra, che dovrebbe essere quello della valvola dell’ingresso, in alcuni esemplari mancano due condensatori piccoli anche nelle foto che ha postato lei è così. Mi domando sono per caso i due condensatori dei catodi della valvola di ingresso da 100uF 10V? E per quale motivo in alcuni AI500 ci sono e in altri mancano? Grazie spero di avere un riscontro da parte sua che conosce bene questi amplificatori e spero potrà chiarire i miei dubbi. Perché anche il mio è senza quei condensatori.

  • Per il mio Audio Innovations 500 ho avuto la fortuna, cercando in rete, di trovare il sito di Stefano Bianchini. Più mi addentravo nella lettura degli articoli e più mi convincevo di avere a che fare con una persona seria, attenta e competente. Detto fatto, il mio apparecchio che ultimamente era afflitto da vari problemi di “friggimenti, gracchiamenti e falsi contatti” è stato affidato alle cure di Stefano.
    Non bisogna mettergli fretta (si programma il lavoro in maniera scrupolosamente cronologica) ma è tornato perfettamente suonante, meglio ancora, “ritrovato”.
    Grazie ancora ancora a Stefano per quanto fatto e per tutti i chiarimenti riguardo le valvole.
    Bravo!

  • Non solo, Stefano, hai riportato alla sua gloria originale il mio AI 500 dal punto di vista estetico: lo hai rinnovato nelle prestazioni sonore e reso nuovamente godibile all’ascolto come non era da tempo. Grazie per la professionalità, le competenze tecniche e la disponibilità mostratemi.

  • non ho messo foto del tuo apparecchio nell’articolo, a un certo punto son poi tutti uguali 🙂

  • Ho scoperto gli articoli e l’attività di Stefano casualmente, cercando qualcuno che potesse aiutarmi nel ripristino del mio vecchio Audio Innovations 500 (direi il terzo nell’articolo relativo)
    Stefano è persona piacevole e disponibile, lavora ancora con quella passione antica che solo un artigiano può garantire.
    Lavoro ineccepibile e risultato sopra ogni attesa: il mio AI500 è tornato agli antichi splendori, praticamente come nuovo.
    Ultimo, ma non ultimo, ho trovato assolutamente onesta anche la richiesta economica.
    Il laboratorio di Stefano per me è assolutamente da raccomandare.
    Bravo!

  • Si SONO tre ECC83 ! ci sono due ECC88 come sfasatrici di ogni canale, una ECC83 sull’ingresso metà per ogni canale e altre due ECC83 che fanno il fono, la disposizione delle valvole che è presente sul sito è corretta. Basta che scarichi gli schemi e puoi constatare la cosa.

  • Sì lo avevo visto, ma ci sono 3 ECC83! Comunque nel frattempo ho risolto la valvola di ingresso è quella centrale.

  • La disposizione delle valvole è pubblicata a fondo di questo stesso articolo…

  • Buon giorno, si ricorda percaso qual’è la posizione della valvola di ingresso linea?

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Lo scherzo “Rework 2.0” Single Ended con valvole ECL82 / PCL82 / 6BM8

In risposta al crescente interesse manifestato da diversi appassionati nei confronti di “Lo Scherzo” negli ultimi mesi, sono entusiasta di presentarvi il progetto “Scherzo Rework 2.0”. Questa nuova versione, aggiornata a febbraio 2024, è stata sviluppata per soddisfare le richieste della community audiofila.

Il cuore di questa nuova incarnazione risiede nei rivoluzionari trasformatori d’uscita SE4K5-EL84, progettati per offrire flessibilità non solo con le EL84, ma anche con le ECL82/PCL82. La versatilità di questi trasformatori apre nuove possibilità sonore, consentendo un’ampia gamma di combinazioni di valvole e offrendo un’esperienza audio ancor più ricca e personalizzabile.

Il Set di Trasformatori Incluso

Chi acquista il kit Rework 2.0 riceverà un set completo di trasformatori progettati e realizzati da SB-LAB, ottimizzati per l’impiego con valvole ECL82 / PCL82 / 6BM8 in configurazione single-ended.

Il set comprende:

  • 2 trasformatori di uscita audio single-ended con primario da 5k? e secondari da 4 / 8 ohm
  • 1 trasformatore di alimentazione, con secondari per alta tensione anodica e filamenti a 6,3V o 13V (compatibile sia con ECL82 che PCL82)
  • 1 induttanza di filtro, studiata per garantire un’alimentazione silenziosa e stabile, con bassa caduta ohmica e sufficiente induttanza anche a correnti modeste

Tutti i trasformatori sono realizzati con lamierino di qualità e dimensionamenti generosi, per una resa sonora eccellente e un comportamento stabile anche nelle condizioni più impegnative.

Mantenendo l’approccio didattico e la semplicità del progetto originale di Luca Chiomenti, lo “Scherzo Rework 2.0” offre uno schema e i nuovi trasformatori d’uscita necessari. Ideale per gli appassionati e i costruttori fai-da-te, questo aggiornamento si propone di esplorare le potenzialità della nuova era dello “Scherzo Rework 2.0”. Iniziamo analizzando lo schema originale del 1996 (clicca per ingrandire) per poi immergerci nel panorama sonoro evoluto offerto dai trasformatori SE4K5-EL84.

Su internet, è possibile trovare numerose realizzazioni di questo progetto in molteplici varianti. La maggior parte di queste configurazioni è assemblata con l’obiettivo di risparmiare, spesso utilizzando trasformatori d’uscita progettati per radio d’epoca. Questo approccio è comprensibile, specialmente tra gli appassionati alle prime armi. Tuttavia, è importante considerare che, con la giusta cura e attenzione, un circuito di questo tipo può raggiungere livelli sonori notevoli.

È comune che, erroneamente, si sottovaluti la possibilità che un progetto come lo Scherzo “Rework”, se realizzato con dedizione, possa offrire prestazioni sonore di alto livello. Al contrario, c’è il rischio che venga relegato a un ruolo marginale, considerato un semplice passatempo e, di conseguenza, trascurato nell’ascolto reale a causa della percezione di mancanza di qualità sonora superiore persino rispetto a un citofono domestico.

Differenze tra Lo Scherzo Originale del 1996 e Lo Scherzo Rework 2.0

Lo Scherzo Rework 2.0 rappresenta un significativo passo avanti rispetto al progetto originale del 1996, mirando a migliorare e ottimizzare diversi aspetti fondamentali. Una delle prime differenze sostanziali è l’eliminazione delle polarizzazioni particolari del pentodo della ECL82/PCL82 utilizzate nel progetto originale. Nel 2.0, ho voluto adottare una polarizzazione esattamente in linea con le raccomandazioni del datasheet del produttore della valvola. Questo approccio si basa sulla convinzione che, se il progettista della valvola suggerisce un metodo specifico, ciò è probabilmente giustificato da ragioni tecniche valide.

A differenza del progetto originale, nel Lo Scherzo Rework 2.0 non è prevista la connessione a triodo o ultralineare in single-ended. Ritengo che questa pratica, che può essere approfondita ulteriormente, sia un’opzione da evitare. Nel 2.0, la valvola opera a pentodo con la possibilità di attivare o disattivare la controreazione a piacimento tramite un interruttore. Questa caratteristica offre risultati strumentali e sonori eccellenti in entrambe le modalità, grazie al nuovo trasformatore SE4K5-EL84.

Una delle innovazioni chiave nel Rework 2.0 è l’adozione di un sistema di filtraggio con cella pigreco CLC sull’alimentazione, implementato utilizzando un’induttanza modello 15S56. Questa scelta contribuisce a una maggiore efficienza del filtraggio, migliorando la qualità complessiva delle prestazioni audio.

Inoltre, ho apportato alcune minori modifiche ai valori di alcune resistenze per ottimizzare ulteriormente il funzionamento del circuito. Questi miglioramenti combinati rendono lo Scherzo Rework 2.0 una scelta avanzata per gli audiofili che cercano un’esperienza sonora superiore nel mondo degli amplificatori valvolari fai-da-te.

Da Rottame a Raffinatezza: La Trasformazione in Scherzo Rework 2.0

Un appassionato audiofilo, navigando su internet, si è imbattuto in un intrigante apparecchio autocostruito in vendita su un sito non specificato. L’acquisto sembrava promettente finché, purtroppo, una nuvola di fumo ha svelato che dietro quel progetto si celava l’opera di un abile ‘cantinaro’. Fortunatamente, la delusione ha aperto la porta a un’opportunità unica.

Deciso a trasformare il destino di quell’apparecchio, il cliente ha scelto di affidare il suo ritrovato al sottoscritto, noto costruttore di amplificatori valvolari. Una volta arrivato nelle mie mani, l’apparecchio ha rivelato le sue debolezze: montaggio approssimativo, componenti di bassa qualità e un cablaggio elettrico pericoloso.

La foto qui sotto ritrae un caotico groviglio di componenti che sembrano giocare a un passo dal cortocircuito, sospesi sul classico “stendipanni” che molti montatori di immondizia adottano nei loro disordinati cablaggi. Si potrebbe ipotizzare che lo scopo di questo “stendipanni” sia sfruttare il calore generato dal circuito per asciugare canotiere e calzini quando non c’è tempo per ascoltare musica, rendendolo una sorta di centro di multitasking audio e lavanderia.

Mi sono quindi immerso nel progetto di smontare completamente l’apparecchio, liberandolo dai suoi peccati originali. La mia missione era chiara: trasformare questo rudimentale costrutto in un’elegante opera di ingegneria audio. Il cuore della trasformazione è stata l’adozione dello Scherzo Rework 2.0. Questa nuova incarnazione ha introdotto miglioramenti sostanziali, eliminando polarizzazioni problematiche e adottando una configurazione in linea con le migliori pratiche consigliate dal datasheet del produttore delle valvole utilizzate.

I trasformatori montati, nonostante il loro nucleo più imponente rispetto agli originali del 1996, sembravano quasi essere stati progettati con un notevole impegno nel replicare fedelmente i deludenti risultati di allora. Configurato a triodo, il circuito erogava in modo umoristico una titanica potenza di 0,39 watt RMS pure distorti. Una prodezza audio davvero degna di nota, sebbene meritasse certamente una trasformazione in favore di una qualità sonora superiore hanno fatto di tutto per renderlo uno schifo.

Le immagini che seguono documentano il processo di rinascita dell’apparecchio, mostrando la sostituzione di componenti, l’installazione di trasformatori SE4K5-EL84 di alta qualità e l’ottimizzazione di ogni dettaglio. La connessione a pentodo e la possibilità di attivare o disattivare la controreazione conferiscono a questo amplificatore una versatilità senza pari.

La Verità Dietro i Costi dei Materiali dei Trasformatori

Spesso si ha l’errata convinzione che un prodotto meno costoso debba necessariamente impiegare materiali di qualità inferiore rispetto a uno più costoso. Per confutare tale idea, prendo ad esempio i deludenti trasformatori di questo scherzo “immondizia”, documentando il processo di smontaggio e ricostruzione attraverso una serie di fotografie. È importante sottolineare che, per dimostrare che il costo dei materiali non è il solo indicatore di qualità, ho scelto di avvolgere i miei trasformatori SE4K5-EL84 utilizzando i materiali riciclati dai trasformatori esistenti di questo apparecchio.

Durante questa operazione, ho aperto le calotte, rimosso il rocchetto originale, avvolto un nuovo rocchetto e riutilizzato gli stessi lamierini e calotte dei trasformatori demoliti. Sorprendentemente, il mio trasformatore, nonostante l’utilizzo di 5 millimetri in meno di lamierini rispetto agli originali, offre prestazioni notevolmente superiori. È essenziale evidenziare che il tempo necessario per eseguire l’avvolgimento sul rocchetto, che sia fatto bene o fatto male è praticamente lo stesso.

Questa dimostrazione sottolinea che il miglioramento delle prestazioni non dipende esclusivamente dai costi dei materiali, ma piuttosto dalla corretta esecuzione del progetto del trasformatore. Una lezione che mette in luce come, a volte, il vero valore risieda nella competenza e nell’arte della costruzione, e non semplicemente nei materiali.

Il cablaggio

Esploriamo ora il coinvolgente processo di rinascita dell’amplificatore “immondizia”. Iniziamo dal telaio di legno originale, schermato con un foglio in rame che offre schermatura e protezione elettrica tramite il collegamento a terra.

Entriamo nel cuore dell’apparecchio, dove il circuito è stato abilmente cablato. Ogni componente è fissato con ancoraggi saldati a stagno direttamente sulla lamiera, garantendo un fissaggio robusto e affidabile. Qui non troviamo colla a caldo né stendipanni. Questo è un viaggio attraverso la costruzione di un amplificatore che sottolinea l’attenzione ai dettagli e l’impegno nella qualità del lavoro svolto.

Il risultato finale è uno Scherzo Rework 2.0 che ha riconquistato la sua dignità audiofila, pronto a deliziare il suo possessore con prestazioni sonore straordinarie. Questa storia dimostra come anche gli apparecchi smarriti possano trovare una nuova vita, trasformandosi in autentiche opere d’arte sonora.

Misure Strumentali: Lo Scherzo Rework 2.0, equipaggiato con i trasformatori d’uscita SE4K5-EL84, mostra un notevole incremento nelle prestazioni rispetto alle versioni precedenti. La potenza erogata raggiunge ora i 2,6 watt RMS, senza alcuna distorsione, in contrasto con l’1,6 watt indistorti della versione 1.0 con il vecchio SE5K6-UNI e gli appena 0,39 watt distorti della versione del 1996. Il fattore di smorzamento è aumentato da 2,22 nella versione 1.0 a un più robusto 3,1 nella 2.0 con controreazione attiva. Lo smorzamento senza feedback si attesta a 0,5. È fondamentale sottolineare che tali miglioramenti non richiedono una maggiore dissipazione o corrente dalla valvola, ma sono interamente attribuibili al nuovo trasformatore.

Analisi della Banda Passante: Nel valutare la risposta in frequenza dello Scherzo Rework 2.0, è essenziale considerare il confronto tra il grafico con e senza la controreazione (NFB). Nell’utilizzo di una valvola pentodo collegata a pentodo, è comune notare una risposta in frequenza meno eccezionale nella gamma dei bassi. Questo fenomeno è attribuibile all’altissima resistenza interna della valvola, che richiederebbe induttanze primarie eccessivamente elevate per ottenere una risposta in basso più estesa. Tuttavia, utilizzare induttanze così elevate potrebbe portare al rischio di saturazione del trasformatore, mantenendo invariata la situazione.

È importante sottolineare che la limitata risposta in basso a zero feedback è un aspetto positivo, contribuendo significativamente a ridurre il caratteristico sbrodolamento delle basse frequenze, tipico degli amplificatori senza controreazione. In questo contesto, l’SE4K5-EL84 si distingue per le sue prestazioni eccellenti, dimostrando la sua versatilità anche in queste condizioni. Questi approcci, comunemente adottati da chi progetta apparecchi zero feedback, rappresentano strategie consuete per ottenere un suono di qualità  accetabile anche senza controreazione.

Banda Passante con Controreazione Inserita: Grazie all’efficace implementazione della controreazione nello Scherzo Rework 2.0, la banda passante risulta notevolmente ampia, estendendosi da 18Hz a 38kHz con una variazione massima di -1dB. Questa prestazione contribuisce a garantire una riproduzione fedele e dettagliata delle frequenze, fornendo un’esperienza sonora completa e immersiva. Banda Passante a Zero Feedback: La configurazione senza controreazione di Scherzo Rework 2.0 offre una banda passante che spazia da 30Hz a 32kHz con una variazione massima di -3dB. Questa scelta di presentare la banda passante a -3dB è una piccola provocazione, ironicamente nota a chi è abituato a sentire parlare di zero feedback senza specifiche complete. Molti amplificatori 300B in configurazione zero feedback dichiarano bande passanti inferiori a quelle di Scherzo Rework 2.0, anche se spesso non specificano neanche i dB. È importante sottolineare che collegando l’amplificatore a casse reali, si verifica un effetto di compensazione a orecchio, con i bassi che si accentuano in modo naturale senza diventare fastidiosi, creando una sorta di bilanciamento sonoro.

THD

Quadre a 100Hz – 1khz – 10khz


Lo scherzo Rework 1.0: Vecchi Lavori e Upgrade con il Trasformatore SE5K6-UNI

In questa sezione, ci addentreremo nelle radici del progetto “Lo Scherzo” di Luca Chiomenti, un capitolo fondamentale nella storia dell’amplificazione audio. Tuttavia, questo viaggio non è solo un’osservazione nostalgica; è un’opportunità per esplorare come il progetto originale ha ispirato la creazione del “Lo scherzo Rework 1.0” e come questo ha segnato un passo avanti significativo nel mondo dell’audio.

Il “Lo Scherzo Rework 1.0” rappresenta un impegno personale nel migliorare l’originale. Attraverso il ritocco dello schema elettrico e l’utilizzo di trasformatori d’uscita personalizzati, ho cercato di portare il progetto a nuove vette sonore. Il trasformatore SE5K6-UNI, sebbene dichiarato obsoleto nelle fasi più recenti del mio percorso creativo, ha svolto un ruolo cruciale nel plasmare il suono distintivo dell’amplificatore. Nel corso di questa sezione, metterò a confronto il classico “Lo Scherzo” con la mia versione rinnovata, evidenziando i miglioramenti sostanziali in termini di prestazioni audio. Attraverso un’analisi strumentale dettagliata, dimostreremo come il “Lo Scherzo Rework 1.0” non sia solo una riedizione, ma un salto significativo verso prestazioni audio superiori in ogni aspetto. Preparatevi a immergervi nell’evoluzione di “Lo Scherzo”, dall’ispirazione di Chiomenti alle innovazioni apportate con il “Lo Scherzo Rework 1.0”.

Questo scherzo risale al 2005 (da una firma sotto lo stampato)

L’apparecchio funzionava correttamente in questa occasione, e mi è stato sufficiente acquisire i dati grafici. Di seguito, li presento a confronto con i grafici ottenuti dalla versione equipaggiata con i trasformatori SB-LAB.

THD Originale @ 0,25Watt RMS: 2,9% THD SB-LAB @ 0,25Watt RMS: 1,99%
(il grafico è  solo zoommato, non modifica la misura)
Quadra a 100Hz originale Quadra 100Hz – SB-LAB – Sembrano uguali…
Quadra 1khz originale Quadra 1khz SB-LAB – Cominciano a notarsi differenze…
Quadra 10khz originale Quadra 10khz SB-LAB – la differenza è evidente
Banda passante originale: 20Hz -0,4dB / 8khz -1dB Banda passante SB-LAB: 20Hz -0,4dB / 25khz -1dB

Emergono notevoli disparità nel tempo di salita dei due trasformatori, e di conseguenza, nella loro risposta in frequenza, riflettendo un’apprezzabile differenza timbrica. Il trasformatore originale presenta una sonorità più cupa, mentre quello SB-LAB si distingue per una luminosità maggiore e una ricchezza di dettagli sonori nella gamma alta. Ciò si traduce in una soddisfazione di gusti musicali diversi, in quanto ciascun trasformatore offre una firma sonora unica.

Il trasformatore originale di questo apparecchio del 2005 aveva una capacità di riproduzione dei bassi superiore. Durante la stesura della prima versione dell’articolo, ho riscontrato un montaggio risalente al 1996, nel quale il trasformatore mostrava prestazioni inferiori. La mia unica misurazione, effettuata solo per documentazione e non per interesse specifico, è stata la cattura di una sinusoide a 20 Hz fortemente distorta.

Dunque, è plausibile che a un certo punto sia intervenuta una modifica nel progetto del trasformatore, il quale, va sottolineato, non è dotato di marchio né di chiara provenienza. Esiste la possibilità che il trasformatore non fosse di fabbricazione originale o potrebbe essere frutto di un’alterazione. Per tale motivo, procediamo come se non avessi mai eseguito questa particolare misurazione, dato che non è stata oggetto di un’analisi approfondita. Inizialmente, questa misura non mi appariva di particolare interesse.

Come ho già specificato, non cerco di enfatizzare forzatamente la superiorità dei miei prodotti rispetto ad altri. Ammetto apertamente quando ho avuto in mano cose ben realizzate. Tuttavia, è difficile che mi vengano affidate cose che funzionano bene per essere sistemate. Non ho nulla contro lo scherzo, chi l’ha creato o chi ha realizzato i suoi trasformatori. Ho successivamente venduto solo i 2 TU e l’induttanza, come testimoniato dalle foto che potete vedere qui sotto e anche più giù. Mai cambiato il TA! Questo articolo si propone solo di rendere in qualche modo migliore un progetto risalente a tanti anni fa.

Esaminiamo il processo per migliorare uno Scherzo originale del 1996 che mi è stato affidato per riparazioni e miglioramenti…

Purtroppo, il montaggio eseguito da chi l’ha successivamente venduto su uno dei numerosi siti di annunci lo ha categorizzato come appartenente alla categoria degli “impresentabili“. Nel caso si presentino situazioni del genere, potrebbe essere vantaggioso acquistare tali esemplari con l’intenzione di recuperare componenti come valvole, PCB, il trasformatore di alimentazione e lo chassis. Tuttavia, è consigliabile acquisirli a un prezzo basso, considerandoli come merce guasta. È prudente evitare di collegarli alla corrente, anche se il venditore li descrive come funzionanti. La definizione di “funzionante”, nonostante dovrebbe essere oggettiva, sembra essere interpretata in modo soggettivo da molte persone, come potrete constatare nelle foto successive.

I guasti al circuito erano abbastanza evidenti, oltre alle splendide saldature…

Ho dovuto ripulire il PCB sia dai vecchi componenti che dal vecchio stagno e dal saldante…

Ora, concentriamoci sui trasformatori d’uscita dello Scherzo. In passato, sul mio listino era presente il modello SE5K6-UNI, suggerito per la realizzazione dello Scherzo. Tuttavia, per adattarci alle nuove esigenze e migliorare le prestazioni, il SE5K6-UNI è stato dichiarato obsoleto. Per ottenere il massimo dal vostro progetto, consiglio vivamente l’upgrade alla più recente versione Scherzo Rework 2.0. Questa nuova iterazione incorpora trasformatori d’uscita altamente performanti, i SE4K5-EL84, che offrono caratteristiche avanzate e un suono ottimizzato. Questi trasformatori rappresentano la soluzione attuale e raccomandata per ottenere prestazioni audio di alta qualità nel vostro Scherzo Rework.

Nella prefazione di questo articolo sono presenti tutte le strumentali comparate. Per quanto riguarda il restauro in questione, ho fornito una coppia di trasformatori d’uscita SE5K6-UNI nuovi di zecca e ho ricostruito il circuito utilizzando componenti di alta qualità.

Sfortunatamente, condensatori di una certa caratura risultano più ingombranti rispetto agli originali, obbligandomi a installare alcune componenti sul lato rame del PCB. Per migliorare le prestazioni, ho bypassato gli elettrolitici catodici e di alimentazione, sostituendoli con condensatori polipropilenici Mundorf e Icel.

Il mobiletto di legno presentava tracce di sporco, la piastra di ottone verniciato era segnata da graffi e ossidazione, la manopola del volume risultava incastrata, e i connettori degli altoparlanti e di ingresso, rivolti verso l’altro, rappresentavano un dettaglio poco gradevole.

Niente che un pò di olio di gomito e di vernice non possa sistemare…

Successivamente, ho ripristinato ogni elemento al suo posto, assicurandomi di sistemare tutto in modo ordinato e ordinato.

Ho configurato le finali con una connessione a triodo secca non mutabile, ottenendo così una potenza di 1,6 watt. Da notare che la connessione ultralineare non è contemplata né possibile, poiché il trasformatore d’uscita non dispone della presa, a ragion veduta.

Le strumentali:
Potenza: 1,6 Watt RMS per canale
Distorsione THD @ 0,25Watt: 1,9%
Smorzamento DF: 2,22
Banda passante @ 0,25Watt: 10Hz / 25khz -1dB

Analisi di spettro

Banda passante su carico resistivo

E carico reattivo

Quadre a 100hz – 1k – 10k

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8 Responses to Lo scherzo “Rework 2.0” Single Ended con valvole ECL82 / PCL82 / 6BM8

  • Buongiorno, possedevo da anni questo amplificatore, lo utilizzavo per diffusori piccolini.
    Poi ho acquistiamo le klipsh “la scala” e ho provato ad amplificarle con questo giocattolino…
    Risultato spettacolare, mancavano di qualche cosa…
    Casualmente mi imbatto in questa recensione e decido di contattare Stefano Bianchini via mail per migliorarne la qualità e ,anche leggermente,la potenza del suddetto ampli.
    Dopo poco(non pochissimo)tempo mi torna completamente ricondizionato.
    Lavoro eseguito con una precisione e maniacalità ormai rara…
    Collego alle “la scala” e accendo l’ampli…
    Magnifico! Migliorato in tutto…spazialità,risposta alle basse frequenze(nel quale,prima dell’upgrade,era deficitario)e suono crustallino da vero valvolare di razza!
    Non ultimo,mi è tornato rispettando la spesa che mi era stata preventivata e correlato da un manuale completo!
    Che dire…? Grazie Stefano!!!
    Dario

  • Ciao,
    possiedo lo scherzo di Chiomenti costruito con il kit originale e l’ho usato per tanti anni…
    Un giorno navigando in internet ho scoperto che vicino a casa mia c’è Stefano Bianchini e leggendo nel suo sito web ho scoperto che ha progettato dai trasformatori uno scherzo Rework.
    Ho pensato di andarlo a trovare.
    Mi ha convinto e compro il suo kit.
    Dopo un po’ di tempo finalmente l’ho potuto ascoltare e provare e riprovare..
    Che dire non c’è paragone, questo non è uno “scherzo”, è un amplificatore serio! 🙂
    Cambia tutto, maggiore potenza, scena sonora giù ampia, miglioramento in tutta la gamma, bassi molto più profondi, voce e dettaglio degli strumenti molto più chiari.
    Che dire complimenti a Stefano e Buon Lavoro.

  • non vedo perchè dovrei prenderla come recensione, è una domanda legittima, comunque no, i datasheet della ECL86 indicano 2 condizioni d’uso, una su un carico di 7k e l’altra su un carico da 10k, viste le potenze rese e la distorsione direi che la condizione migliore è su 7k, posso tranquillamente realizzare un trasformatore specifico per la P/ECL86, probabilmente in un formato e in un costo non diverso dal trasformatore per la 82.

  • Buongiorno, la mia non è una recensione, ma una semplice domanda: i suoi trasformatori d’uscita per ECL82/PCL82 vanno bene anche con le PCL86? Grazie e buon lavoro.

  • Il mio scherzo cambia totalmente la polarizzazione della finale e del pilota, polarizzato semplicemente seguendo i consigli dei datasheet della valvola al contrario della versione di chiomenti che fa cose diverse non si sa nemmeno il perchè, ma resta che i risultati dimostrano che forse chi ha prodotto la valvola a suo tempo sapeva come doveve essere impiegata. Il resto è un buon cablaggio e buoni componenti, ora hai un sigle ended da 3watt che rivaleggia con un il tuo amplificatore di riferimento, se invece di una PCL82 ci fosse stato qualcosa di più potente? 🙂

  • Premessa: mi serviva un ampli, preferibilmente a valvole, per un secondo impianto con cui gioco. Del primo impianto, di cui non intendo rivelare marca e tipologia, sono molto soddisfatto — mai pensato di sostituirlo. Avevo sempre letto tanto e bene di Chiomenti e dello Scherzo, così alla prima occasione decente su Subito l’ho acquistato, con aspettative certo elevate, ma non stellari. L’ampli ha rispettato appieno le aspettative: un bel suono, con un suo timbro riconoscibile, morbido e compassato come un whisky d’annata. In rapporto al prezzo (meno di 300E), eccellente.

    Il mio esemplare proveniva da un autocostruttore, che mi ha garantito trasformatori uguali a quelli del kit originale, ed in effetti ascoltandolo fianco a fianco con un altro Scherzo che certamente usava i trasformatori originali di Chiomenti (presi brevi manu da lui in persona) le differenze sonore si riducevano a sfumature, senza un chiaro vincitore. Con una coppia di monovia fostex avevo un piacevolissimo risultato, ovviamente limitato agli estremi di banda. Galeotta si è rivelata la fumata nera che mi ha costretto a mandare l’apparecchio nelle mani di Stefano Bianchini per la riparazione.

    L’ampli era cablato malissimo ed i trasformatori abbondantemente sotto la soglia di decenza di Stefano. Parlando con lui mi sono convinto quindi per l’upgrade totale, ricablaggio più nuovi trasformatori ad hoc, bel oltre la mia idea iniziale, e ho aspettato circa tre mesi per avere lo scherzo rework 2.0 da inaugurare a casa.

    In linea di principio, filosoficamente, sono del’idea che un buon progetto non vada modificato in nulla. A volte il risultato è la sinergia di così tanti fattori in equilibrio che basta cambiare un componente per mandare tutto a putt.. ehm belledonne. In più, i buoni progettisti sanno (o dovrebbero sapere) quello che fanno, modifiche estese trasformano il prodotto in altro senza alcuna garanzia di miglioramento. Stefano non solo ha ricablato tutto, ha perfino disassemblato i trasformatori originali per riavvolgerli secondo sue specifiche, apportando alcune modifiche circuitali a me oscure. Ero francamente perplesso. Non l’avrei mai accettato per il mio ampli principale, ma suvvia, mi sono detto che per un secondo impianto potevo pure rischiare.

    Il risultato ex post? Beati coloro che si fidano! Un miglioramento netto su tutti i fronti: la scena si è ampliata in tutte e tre le dimensioni, la distorsione e la fatica d’ascolto (già basse) sono virtualmente scomparse, la potenza, l’estensione e l’autorevolezza in basso sono aumentate, la separazione degli strumenti, il loro corpo e la trasparenza sono aumentate sensibilmente. Lo scherzo rework 2.0 adesso rivaleggia con il mio ampli di riferimento, rispetto al quale perde qualcosa in profondità e ampiezza della scena, anche in naturalezza e tridimensionalità, ma guadagna in corpo e immanenza degli strumenti. Mi ha fatto tentennare.

    La prima lezione appresa è che, come molti dicono ma pochi sperimentano, i trasformatori sono il pilastro su cui si regge il risultato sonoro di un buon valvolare, davvero.
    La seconda è che Stefano Bianchini è un’autentica eccellenza italiana e che i suoi trasformatori fanno la differenza, davvero. “worth every penny”, come dicono gli inglesi.

  • Ho fatto revisionare il mio Scherzo e sostituire i trasformatori con quelli SB LAB da Stefano. Un risultato al di la di ogni aspettativa. Ne è risultato un apparecchio degno del confronto con macchine sulla carta decisamente superiori. Nessun confronto possibile con la versione originale. Tutto un altro pianeta. Ascoltati anche pezzi per organo impegnativi. Tutto perfettamente intelleggibile. Mai confuso. Sembra un ampli da 50 watt!! Precisione assoluta e nessuna sbavatura. Complimenti e grazie per il Tuo lavoro!!!

  • Vi racconto brevemente lastoria di qs. “Scherzo” acquistato per fare un impiantino di base a mia figlia che una discreta cultura musicale. Quindi ho voluto darle i mezzi di base per ascoltare i suoi CD in modo decoroso. Sul mercato dell’usato ho reperito un sempre eccellente Naim CDI (350 €) ed una coppia di vecchie Richard Allan Pavane (280 €) anni 60′ che ho restaurato con un po di pazienza. Come ampli ho acquistato usato “Lo Scherzo” … ma quando lo accendevo saltava il fusibile… apro il fondo e scopro un ginepraio di cavi mai visto realizzato da un incompetente alle prime armi. Chiudo tutto e dopo aver fatto una ricerca veloce su internet trovo il sito web di SB Lab a cui invio modulo di richiesta riparazione compilato. Prontamente il Sig. Bianchini mi risponde dicendosi disposto ricablarlo. Beh devo dire che non si è limitato alla ricabatura; sono stati sostituiti i condensatori di alimentazione perchè negli anni avevano perso di efficienza e tutta la componentistica presente sulla scheda … tabula rasa… bocciati anche i trasformatori di uscita, che come si vede dai grafici sopra non rispondevano ai requisiti necessari per dare un risultato di qualità che io ricercavo nell’ampli. Il risultato sonoro di 1,6 watt a triodo è strepitoso !! Non mi aspettavo tanta musicalità da un progetto del genere con un contenuto armonico di tutto rispetto ed una gestione delle basse frequenze molto buona. Anche il timing è ottimo, la musica ha una liquidità incredibile … devo dire che sono veramente soddisfatto dell’impiantino realizzato a mia figlia… e devo fare i miei personali complimenti a mr. Bianchini che si è rivelato un tecnico molto preparato e veramente appassionato del suo lavoro che mette a disposizione tutte le sue conoscenze. Complimenti ancora per la serietà e per il risultato. Mia figlia Giulia ringrazia …

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Controreazione e zero feedback negli amplificatori valvolari: la mia posizione

Ho aggiornato questo articolo perché voglio esprimere meglio il mio pensiero su un argomento molto dibattuto su internet: l’uso del negative feedback negli amplificatori audio. Sono stanco delle polemiche sterili e delle aggressioni a chi non si conforma al pensiero comune. Qui dico la mia, senza schemi, grafici o formule: preferisco parlare di esperienza pratica e smontare alcune leggende che alimentano una vera e propria caccia alle streghe.

La controreazione o negative feedback è un importante concetto nell’elettronica audio che ha radici nella teoria dei sistemi di telefonia. In sintesi, la controreazione è un meccanismo utilizzato per ridurre la distorsione e migliorare la stabilità di un sistema. La controreazione è stata utilizzata per la prima volta nell’elettronica audio negli anni ’30, quando Harold Black, un ingegnere dei Bell Laboratories, sviluppò un amplificatore a controreazione per migliorare le prestazioni dell’amplificatore a triodo allora in uso. L’amplificatore a controreazione di Black utilizzava un circuito di retroazione negativa per ridurre la distorsione dell’amplificatore. Il negative feedback permetteva di abbattere in modo consistente il rumore di fondo, la distorsione armonica e aumentare la banda passante di un circuito amplificatore, permettendo di realizzare linee più lunghe che potevano raggiungere molti più utenti, con una qualità della trasmissione telefonica altrimenti impossibile. L’invenzione del negative feedback diede quindi un grande slancio alla tecnologia.

Negli anni ’40 e ’50 il concetto di controreazione fu applicato a diversi dispositivi elettronici, tra cui amplificatori e mixer. Nel corso degli anni la controreazione si è evoluta, diventando una parte fondamentale della progettazione dei circuiti audio. Il principio è semplice: una parte del segnale di uscita viene riportata all’ingresso e confrontata con il segnale originale. L’eventuale differenza (errore) viene sottratta, così l’amplificatore corregge in tempo reale le proprie imperfezioni. Il risultato è una risposta più fedele al segnale d’origine, con distorsione e rumore ridotti e una qualità sonora più pulita. Oggi la controreazione è utilizzata in molte applicazioni audio (amplificatori, mixer, equalizzatori e compressori) e non audio (automotive, controllo industriale). In sintesi, la controreazione è un concetto che ha permesso di migliorare la qualità e la stabilità dei sistemi audio e non solo.

Per leggere qualcosa di più tecnico riguardo la controreazione vi consiglio la lettura di questo articolo su Audio Valvole.

Amplificatori valvolari Zero Feedback

Quali sono le argomentazioni dei sostenitori dello zero feedback? I sostenitori degli amplificatori audio zero feedback affermano che questi amplificatori producono un suono più “caldo”, “fedele” e “più naturale” rispetto agli amplificatori retroazionati. In particolare, essi sostengono che gli amplificatori a valvole producono una distorsione armonica più piacevole all’orecchio umano rispetto alla distorsione causata dagli amplificatori fortemente retroazionati, considerata generalmente più “aspra”.

Inoltre, ritengono che questi amplificatori siano in grado di gestire meglio i picchi di segnale, garantendo una riproduzione audio più dinamica e “realistica”. Si sostiene che la tecnologia a valvole consenta di gestire i picchi senza causare compressione udibile.

Cos’è il Clipping?

Il clipping in un amplificatore audio si verifica quando il segnale in uscita supera la capacità massima di gestione dell’amplificatore. Quando l’ingresso è troppo forte e l’amplificatore non può aumentare ulteriormente la tensione senza distorcere, la forma d’onda si “taglia” ai limiti massimi, causando distorsione. È udibile come un suono “schiacciato”, “scomposto” o “graffiante”, a seconda della gravità.

Nei valvolari il clipping tende a manifestarsi in modo più graduale, soprattutto per via della curva di trasferimento delle valvole e della loro polarizzazione: l’amplificazione smette di crescere in modo progressivo e i picchi si arrotondano. Il trasformatore d’uscita può contribuire, ad esempio limitando l’estensione in banda o andando in saturazione nei casi estremi, ma non è la causa primaria di questo effetto. Questo tipo di clipping risulta poco fastidioso all’orecchio o quasi non percepibile se avviene per brevi istanti.

Negli amplificatori a transistor, invece, il clipping si manifesta spesso in modo più brusco e tagliente: raggiunto il limite di tensione la forma d’onda si “taglia” improvvisamente, producendo una distorsione netta e fastidiosa.

È importante chiarire che clipping morbido non significa maggiore dinamica: se i picchi superano la potenza disponibile vengono comunque tagliati. Per riprodurre realmente la dinamica di un brano serve abbassare il volume o usare un amplificatore di potenza superiore. Chi racconta che un circuito valvolare possa, anche solo per un istante, erogare potenze molto maggiori di quella nominale racconta balle astronomiche: questa è semmai una caratteristica di certi stadi a transistor (per via di riserve nei condensatori o configurazioni particolari). Un valvolare, quando clippa, clippa e basta.

Falsi miti dello zero feedback

Gli amplificatori zero feedback, cioè quelli che non utilizzano la retroazione negativa, sono spesso oggetto di falsi miti e malintesi. Di seguito alcuni di questi miti e le relative correzioni:

  • “Gli amplificatori zero feedback suonano meglio degli amplificatori con retroazione”: è una generalizzazione. La retroazione negativa, quando è progettata e applicata correttamente, può ridurre la distorsione e migliorare la linearità, garantendo un suono fedele alla sorgente.
  • “Gli amplificatori zero feedback sono più musicali e caldi”: dipende dal progetto, non solo dalla presenza o assenza di NFB. Esistono molti valvolari con retroazione dal suono molto “musicale”.
  • “Gli amplificatori zero feedback hanno una gamma dinamica maggiore”: non automaticamente. La dinamica percepita dipende dalla catena completa e dai limiti reali di tensione e corrente.
  • “Gli amplificatori zero feedback sono più affidabili”: l’affidabilità dipende da progetto e componenti, non dalla sola presenza o assenza di NFB. Anzi, un circuito privo di controreazione tende a richiedere manutenzione più frequente, perché anche piccole variazioni dei componenti—soprattutto delle valvole—possono causare differenze tra i due canali dello stesso apparecchio in tempi relativamente brevi.
  • “La retroazione introduce distorsione o rumore”: nella banda in cui il loop gain è sufficiente, la NFB in genere riduce distorsione e rumore. I problemi possono nascere solo in progetti mal compensati o con margine di fase insufficiente.

Limitazioni ed effetti negativi dell’assenza di controreazione

  1. Maggiore distorsione: senza NFB la distorsione resta quella “nativa” del circuito e può essere più alta (specie ai margini di banda dove il sistema è meno lineare).
  2. Maggiore rumore: senza la “rete di sicurezza” della NFB, il rumore percepito può essere più alto (dipende anche dall’alimentazione).
  3. Maggiore impedenza di uscita: limita la capacità di controllo del carico (basso smorzamento).
  4. Maggiore sensibilità a tolleranze e variazioni: il comportamento dipende di più da componenti, diffusori e ambiente.

In generale, l’assenza di controreazione in un amplificatore valvolare può avere effetti negativi sulla qualità sonora. Tuttavia, in alcune configurazioni—ad esempio con diffusori a tromba o monovia dotati di piccoli altoparlanti ad alta efficienza—può risultare piacevole a chi predilige un certo tipo di timbrica. Al contrario, con casse a bassa impedenza, dotate di crossover complessi, grandi woofer o carichi reflex, la mancanza di controreazione porta quasi sempre a un suono disordinato: bassi invadenti, scarsa precisione e difficoltà nel riprodurre passaggi musicali complessi, che finiscono per trasformarsi in confusione.

Amplificatori valvolari retroazionati, ma il giusto!

L’uso di una modesta quantità di retroazione negativa in un amplificatore valvolare può offrire diversi vantaggi:

  1. Riduzione della distorsione armonica: migliora la fedeltà del suono.
  2. Miglioramento della risposta in frequenza: amplificazione più uniforme su tutta la banda utile.
  3. Riduzione del rumore di fondo.
  4. Aumento del fattore di smorzamento e quindi maggiore controllo del woofer.

In sintesi, una retroazione moderata può migliorare stabilità, linearità, risposta in frequenza e rumorosità. La quantità e il tipo di retroazione vanno bilanciati con le caratteristiche sonore desiderate.

Se c’è troppa controreazione?

Un amplificatore con troppa controreazione o con compensazioni sbagliate può dare:

  1. Suono percepito come “troppo asciutto” su certi abbinamenti (damping factor molto alto, interazione diversa col diffusore/ambiente).
  2. Percezione di “sterile” in progetti mal bilanciati (non è automatico della NFB).
  3. Problemi di stabilità (auto-oscillazioni) se il margine di fase è insufficiente.

La controreazione può influire sulla rotazione di fase del segnale: con guadagni d’anello elevati a certe frequenze si possono creare condizioni per instabilità. Inoltre, cattiva gestione di fase e loop può aumentare l’intermodulazione. Questi problemi si riducono con progetto e messa a punto accurati. In un valvolare di qualità la banda passante del trasformatore d’uscita deve essere la più estesa possibile.

Controreazione e fattore di smorzamento

Un’altra convinzione diffusa è che un damping factor (fattore di smorzamento) molto alto tolga “dinamica” al suono. In realtà un fattore di smorzamento elevato indica soprattutto una bassa impedenza d’uscita, che consente all’amplificatore di controllare meglio il movimento dei woofer e di ridurre le risonanze indesiderate.

Può capitare che, su certi diffusori o in determinati ambienti, un basso molto controllato venga percepito come più “asciutto” o “meno corposo”, ma non si tratta di una reale perdita di dinamica: è una diversa interazione tra amplificatore, diffusori e acustica della stanza. Per approfondire: articolo dedicato.

Qual è la definizione di Hi-Fi?

Hi-Fi significa “Alta Fedeltà”: riprodurre il più possibile il segnale sorgente, con dettaglio ed equilibrio, riducendo colorazioni e distorsioni. L’obiettivo è offrire una riproduzione che rispetti ciò che è stato registrato.

Che cosa intendono alcune persone quando parlano di “Suono Naturale”?

Il termine “suono naturale” nel contesto audiofilo si riferisce a un suono percepito come vicino all’evento musicale originale secondo le esperienze soggettive d’ascolto. L’ascolto Hi-Fi punta a fedeltà e precisione; l’ascolto “naturale” punta alla piacevolezza e può includere personalizzazioni che, per definizione, introducono una certa colorazione. Nulla di male: basta esserne consapevoli.

La riproduzione audio naturale è soggettiva e dipende da diffusori, acustica dell’ambiente, sorgenti e preferenze personali. Alcuni preferiscono suono caldo e morbido, altri brillante e preciso.

Criticità nei circuiti retroazionati

La retroazione può portare a instabilità e auto-oscillazioni se il circuito non è correttamente progettato o è mal costruito. Criticità da considerare:

  1. Fase: se la rotazione supera i 180° con guadagno ancora alto, il loop si innesca.
  2. Banda: il loop introduce ritardi; margini di fase e compensazioni sono cruciali.
  3. Guadagno: troppo guadagno d’anello senza margini adeguati = oscillazioni.
  4. Impedenze: l’interazione delle impedenze può incidere sulla stabilità.
  5. Temporizzazione: ogni loop richiede tempo per agire; serve progetto attento.

Per evitare instabilità serve una progettazione accurata, scelta dei componenti, configurazione corretta e analisi dei parametri di stabilità. Uno zero feedback può essere più semplice da costruire senza inneschi, motivo per cui agli inizi dell’autocostruzione si proponevano spesso schemi di questo tipo; poi è diventata anche una “moda”.

L’assenza di controreazione è necessaria per un ascolto naturale?

No. L’ascolto “naturale” dipende principalmente dalla qualità della riproduzione complessiva (catena, acustica, registrazione), non dal solo tipo di loop. L’assenza di NFB può implicare distorsione più alta, maggiore sensibilità alle variazioni e più rumore. Ci sono configurazioni di retroazione che migliorano la fedeltà senza compromettere la piacevolezza.

Amplificatori Artigianali VS Amplificatori Industriali

La qualità dipende da progetto, componenti, costruzione e cura. L’industriale può beneficiare di processi ripetibili; l’artigianale di personalizzazione e componenti scelti. A livello industriale si usa spesso più NFB per uniformità e specifiche; a livello artigianale si sceglie in funzione del risultato sonoro ricercato. Occhio agli impresentabili (qui esempi)…

Abbasso gli estremisti

Esistono sostenitori dello “zero feedback assoluto” che ritengono che l’uso della controreazione influisca negativamente sul suono. È una preferenza legittima. Alcuni però diventano dogmatici e critici verso chi la usa in modo moderato e consapevole. In realtà, l’uso della controreazione può essere utile e benefico se implementato bene. La quantità può essere regolata secondo preferenze e impianto. Non va considerata in modo dogmatico.

Inoltre va considerato che quando un brano viene registrato, tra preamplificatori, mixer, registratori e tutto il resto, il segnale passa attraverso una grande quantità di apparecchi professionali pieni di retroazione. Se davvero la NFB “rovinasse” il suono, perché l’ultima controreazione a casa vostra dovrebbe essere la colpevole? La distorsione finale spesso avviene proprio in riproduzione, specie se si usa un amplificatore “naturale/zero feedback” fuori dal suo contesto ideale.

Dire “un amplificatore con controreazione fa schifo” non ha senso: dipende da circuito, componenti, progettazione, tipo di controreazione. La NFB ben usata porta a una riproduzione precisa e fedele. Non si può generalizzare. Esistono migliaia di valvolari con NFB apprezzati da tantissima gente. I gusti contano.

Il fondamentalismo “zero feedback” può allontanare potenziali fruitori dei valvolari, facendo percepire questo mondo come dominato da un’ideologia rigida. Inoltre, criticare in modo sproporzionato gli amplificatori con NFB può disincentivare chi cerca prestazioni ottenibili realisticamente solo con un certo grado di retroazione.

La mia esperienza: ho incontrato persone convinte dalle teorie “zero feedback” che hanno speso cifre importanti per amplificatori costruiti secondo questa filosofia, rimanendo poi deluse. In molti casi mancava una conoscenza pratica dell’elettronica. Il risultato era un suono lento, confuso nei passaggi complessi, bassi gonfi ed evanescenze. Quando hanno potuto ascoltare un amplificatore correttamente retroazionato e ben progettato, hanno percepito maggiore ampiezza, dinamica, profondità e pulizia. L’acquisto di un amplificatore dovrebbe essere consapevole e informato, non dettato dalla moda o dal dogma.

Quando diventa una malattia…

Nel corso degli anni storie simili a quella che segue mi sono capitate almeno 3/4 volte… Caio, un mio cliente, tempo fa ha acquistato da me un set di trasformatori e uno schema premium per realizzare un mio amplificatore con le KT88, un precursore di Phoenix. Un giorno incontra “Tizio”, amico appassionato di valvolari. Tizio ha un 300B zero feedback costruito da “nome di superguru”, ma non è convinto del suono. Caio ascolta: medio-alti ok, in basso gommoso e lento. Poi Tizio ascolta il KT88 di Caio: “Cavolo suona bene, vorrei che anche il mio suonasse così!” — “Fattene fare uno uguale da SB-LAB.” — “Ehhh ma sai la coooooontrooooooreaaaaazioooneeee…”.

Tizio il giorno dopo compra una coppia di 300B vintage da 2500€ per il suo zero feedback. La settimana dopo mette in vendita tutto (ampli + 300B). Il mese dopo compra un altro 300B zero feedback di “altro superguru”. Ha già buttato via quasi 20.000€ e la storia si ripete. Di “Tizi” così ce ne sono tanti…

Come concepisco io gli amplificatori valvolari… Le mie conclusioni

Gli amplificatori valvolari hanno un fascino tutto loro. La scelta tra zero feedback e controreazione dipende da obiettivi e contesto. Personalmente cerco un equilibrio tra gestione delle basse frequenze e pulizia della gamma medio-alta, senza diventare duro e aggressivo come certi transistor né goffo e lento come alcuni zero feedback.

Uso pesato della controreazione: è uno strumento importante per ottenere risposta più lineare, distorsione inferiore e miglior controllo dei diffusori impegnativi. Un vantaggio è la versatilità con più casse. Spesso i sostenitori dello zero feedback dicono che servano diffusori “dedicati” come trombe o monovia: questa restrizione complica la vita a chi vuole scegliere liberamente l’impianto.

Ovviamente la NFB richiede un progetto solido: stadio driver capace, trasformatore con una grande banda passante, alimentazione pulita e margini di fase adeguati. Con questo approccio si ottiene un suono equilibrato e ripetibile su catene reali.

Ci tengo a precisare che comprendo perfettamente le tecniche alla base dello zero feedback e potrei applicarle. La mia scelta di usare feedback moderato viene dall’esperienza e dall’idea di suono che cerco. Zero feedback non è una panacea e porta con sé limiti concreti; la controreazione non è “il male”. È uno strumento: dipende da come lo si usa. Insomma: niente estremismi. La scelta dipende da molti fattori. La progettazione di amplificatori è un’arte di equilibrio e buon senso più che di slogan.

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4 Responses to Controreazione e zero feedback negli amplificatori valvolari: la mia posizione

  • “L’uso pesato della controreazione è uno strumento importante per raggiungere questo obiettivo”: ricordo un articolo di Bartolomeo Aloia (non ricordo più se su Suono o FdS) che dichiarava di avere la tua stessa filosofia (anche per gli ampli a stato solido). Avendo ascoltato sia il tuo ampli che uno dei suoi (completamente diversi tra loro: il tuo è un valvolare single-ended, il suo l’ST-200…), ho buoni motivi per pensare che la vostra visione è quella giusta.

  • Ottimo articolo, esauriente e ben fatto. Sono perfettamente d’accordo. Complimenti!!

  • Sono d’accordo con Stefano. I guru della controreazione zero probabilmente non hanno mai ascoltato un amplificatore SB-Lab senza silicone nelle orecchie. Del resto se anche grandi marchi come ARC e Conrad Johnson fanno un uso sapiente della CR ci sarà pure un motivo, o sono cazzari anche loro?

  • Sono perfettamente d’accordo – il problema è che è difficile comprendere che l’ideazione e la realizzazione di un amplificatore è una questione di equilibri e di scelte ponderate che spesso si scontrano con le mode del momento o con esigenze commerciali. Personalmente ho ascoltato diverse realizzazioni “zero feedback” e non mi hanno impressionato. La musica riprodotta deve avere dinamica e gli altoparlanti devono essere perfettamente controllati. I dispositivi a controreazione zero difficilmente assicurano tutto ciò. Un uso ragionato del feedback è ancora la soluzione migliore.
    Ottimo articolo

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