Le classi di funzionamento negli amplificatori valvolari: tra teoria, realtà e marketing

Nel mondo dell’audio valvolare si parla spesso di “classe A”, “classe AB” o “classe B” come se questi termini fossero sinonimo di qualità sonora o potenza assoluta. In realtà, la classe di funzionamento definisce soltanto il modo in cui la valvola lavora rispetto al segnale: quanto tempo durante il ciclo di un’onda rimane conduttiva, quanto è spinta vicino al limite e con quale efficienza viene trasformata la potenza elettrica in potenza audio utile.

Dietro queste sigle apparentemente semplici si nascondono concetti fisici precisi, ma anche molti miti e semplificazioni diffuse. C’è chi sostiene che la classe A “suoni meglio perché è pura”, chi crede che un push-pull in classe AB sia automaticamente inferiore, o chi dichiara potenze fantasiose che sfidano le leggi della termodinamica.

In questo articolo vedremo con chiarezza cosa significa realmente ciascuna classe di funzionamento, come varia la resa in base al tipo di valvola e alla sua connessione (triodo, tetrodo o pentodo, con o senza ultralineare), e soprattutto quali valori di potenza sono realistici per un determinato circuito. L’obiettivo non è difendere una “classe” contro un’altra, ma fornire strumenti concreti per distinguere la tecnica dalla fuffa, e capire cosa aspettarsi davvero da un amplificatore valvolare ben progettato.

Le classi di funzionamento spiegate senza troppa filosofia

In un amplificatore valvolare la “classe di funzionamento” indica quanto a lungo la valvola conduce corrente durante il ciclo del segnale audio. In parole semplici: in classe A la valvola conduce sempre, anche quando il segnale è nullo; in classe AB conduce per più di mezzo ciclo, ma non sempre; in classe B conduce solo per metà ciclo, e l’altra metà è affidata alla valvola complementare.

Nel mondo Hi-Fi moderno la classe B vera e propria non si usa (e non si dovrebbe usare), perché introduce una distorsione di “crossover” molto evidente. Esistono poi altre classi particolari: la classe C, che interessa solo i trasmettitori RF e non ha applicazioni audio, e la classe D, tipica degli amplificatori a stato solido a commutazione, non dei valvolari.

Un amplificatore single ended può essere solo in classe A, per un motivo molto semplice: c’è una sola valvola che amplifica tutto il segnale, quindi deve restare sempre conduttiva, anche nel punto più basso dell’onda, altrimenti parte del segnale sparirebbe.

Un push-pull, invece, può funzionare sia in classe A che in classe AB. Se è in classe A, entrambe le valvole conducono sempre per tutto il ciclo, ma a differenza di un single ended, le correnti continue si annullano nel trasformatore. La potenza ottenibile è la stessa di un single ended parallelo, ma con un trasformatore privo di correnti continue e che quindi funziona meglio e in modo più lineare.

E arriviamo al famigerato concetto di “pura classe A”, che è semplicemente una scemenza inventata dal marketing. Non esiste nessuna “classe A pura”, perché la distinzione tra classe A e classe AB è già netta e sufficiente. Molti confondono le due cose dicendo: “eh ma poi scopri che è in classe A fino a un certo punto, poi non più”. Ecco, in quel caso è una classe AB, e non c’è niente di strano, è proprio per questo che esiste il concetto di classe AB! Cioè, molte persone non si rendono conto che un amplificatore che lavora in classe A fino a un certo punto è, a tutti gli effetti, un amplificatore in classe AB! Non esistono due cose diverse: è proprio così che funziona la classe AB — parte del segnale viene amplificata in A, poi oltre una certa soglia si entra gradualmente nella zona B. Dire “funziona in A fino a un certo punto” è semplicemente descrivere la classe AB con altre parole! Ed è proprio per questo che non ha alcun senso parlare di “classe A pura”: dire semplicemente classe A implica già che l’amplificatore non supera mai il punto in cui una delle valvole smette di condurre. La definizione stessa di classe A esclude per sua natura qualsiasi passaggio in B, quindi aggiungere “pura” è solo ridondante o meglio, un trucco di marketing, una frase senza senso tecnico.

In un push-pull, tra l’altro, è praticamente impossibile rimanere in classe A al 100%. Quando ci si avvicina al limite di potenza, appena prima del clipping, ci sarà sempre una piccola zona in cui il circuito passa in AB, a causa delle inevitabili tolleranze delle valvole o delle leggere imperfezioni nella polarizzazione. Ma questo vale anche per i single ended, che in teoria dovrebbero essere sempre in classe A: in pratica non lo sono mai in modo perfetto. Per via della non linearità della valvola e delle caratteristiche del trasformatore, il clipping in un single ended è intrinsecamente asimmetrico; quindi, anche lì, verso il limite della potenza il funzionamento si sbilancia leggermente, comportandosi per un attimo come se fosse in classe AB, anche se non c’è una seconda valvola a compensarlo.

Ma preoccuparsi di questo è una perdita di tempo: nessuno ascolta musica con l’amplificatore a pieno carico continuo, e tutti i watt erogati prima di quel punto sono e restano in classe A, con il suono e le caratteristiche tipiche di quella classe. Se hai un amplificatore da 20 watt che lavora in classe A per 19,5 watt e poi passa in AB solo sull’ultimo mezzo watt, non suonerà mai in modo diverso da uno che resti in A perfetta fino in fondo. Tra l’altro, la differenza può dipendere anche solo dal tipo di valvole montate: basta cambiare una coppia e il punto di transizione si sposta.

Una volta, spiegando questo concetto al telefono ad un cliente, lui mi disse: “Lo so la differenza tra A e AB, ma tanti dicono A e poi scopri che è A solo fino a un certo punto, quindi dire pura classe A serve per dire che è A perfetta per tutta la potenza.”

La mia risposta fu: “Guarda, da un push-pull di KT88 in classe A ottieni circa 20-22 watt. Su facebook una volta vidi che parlavano di un amplificatore push-pull di KT88 da 80 watt in pura classe A. Non è fisicamente possibile quello era un amplificatore in classe AB, punto. E se provavi a discuterne tecnicamente, il venditore si inalberava e ti rispondeva con il classico eh ma tu non sai come si fa… sì, certo che lo so: fai una classe AB e poi racconti che è “pura classe A”.”

La conclusione è semplice: gli amplificatori a valvole possono essere in classe A o in classe AB, e la “pura classe A” non esiste. È solo un’etichetta inventata dai venditori furbi e dai guru da fiera per abbindolare chi non ha gli strumenti per capire la differenza.

I Watt: RMS, picco e… quelli “musicali”

Quando si parla di potenza negli amplificatori, il termine “watt” viene spesso usato in modo disinvolto, e non sempre con cognizione di causa. In realtà, esistono diversi modi di misurare o dichiarare la potenza, e capire la differenza è fondamentale per non farsi prendere in giro.

La potenza RMS (Root Mean Square) è l’unica misura seria e tecnicamente corretta: rappresenta la potenza media effettivamente erogata dall’amplificatore su un carico resistivo, senza distorsione e in condizioni di funzionamento continuo. È quella che conta davvero, perché indica quanto “spinge” realmente l’amplificatore in uso normale.

La potenza di picco o picco-picco (PeP) si riferisce ai valori massimi istantanei del segnale: il punto più alto dell’onda positiva e quello più basso dell’onda negativa. È un valore molto più grande rispetto alla potenza RMS (circa otto volte maggiore) ma non rappresenta la potenza reale e continua dell’amplificatore, bensì solo l’escursione massima del segnale prima del clipping.

Fa più scena dire “questo amplificatore eroga 160 watt PeP” piuttosto che “20 watt RMS”, ma in sostanza è la stessa cosa: cambia solo il modo di esprimere il numero, non la potenza effettiva.
Il valore PeP ha un suo significato tecnico in determinati ambiti di misura, quindi come definizione esiste ed è corretta, ma come al solito, il marketing se n’è appropriato per gonfiare le specifiche e far sembrare tutto più potente di quanto non sia davvero.

E poi ci sono i famigerati “watt musicali”, un’invenzione del marketing degli anni ’70 e ’80 per far sembrare tutto più potente. In pratica, i “watt musicali” sono semplicemente i watt RMS moltiplicati per due. Tutto qui. Nessuna formula, nessuna misura scientifica, solo un numero raddoppiato per scrivere di più sulla targhetta. Così un amplificatore che eroga realmente 10 watt RMS diventa magicamente un “20 watt musicali”. Un trucco da fiera, buono solo per confondere chi non ha gli strumenti per capire la differenza.

In sintesi:

  • Watt RMS: potenza reale e continua.
  • Watt di picco: istante massimo prima della distorsione.
  • Watt musicali: una trovata pubblicitaria senza alcun fondamento tecnico, solo numeri gonfiati per vendere di più.

Le potenze inventate e i miracoli da datasheet

Un altro grande classico del mondo dell’audio valvolare è la dichiarazione di potenze completamente inventate, spesso basate su calcoli fantasiosi o su una lettura ingenua (quando non deliberatamente furba) dei datasheet delle valvole. Come difendersi dalle pratiche commerciali scorrette di certi produttori di apparecchiature valvolari, che spesso approfittano della poca esperienza tecnica di alcuni utenti per diffondere informazioni confuse o fuorvianti. Di recente ho ricevuto l’ennesima email di un appassionato che mi chiedeva chiarimenti proprio su questo tipo di situazioni:

Ciao mi chiamo *** recentemente ho chiesto informazioni su un forum riguardo uno schema con le EL34, un utente mi ha consigliato il tuo progetto di SE con le EL34 quello pilotato con le 6SL7 in totem perchè l’ha realizzato e ha detto che va molto bene ma tu scrivi che è un 7 watt e a me non bastano, io invece ho trovato questo schema (schema censurato) ed è l’unico da 15watt che ho trovato e l’ho realizzato con le EL34 invece che con le KT88 però non mi soddisfa, visto che mi hanno parlato bene di te mi puoi spiegare la differenza, forse perchè questo schema usa l’ultralineare e tu no? puoi farmi un trasformatore con la presa al 43% o puoi modificarmi il tuo progetto per più di 15 watt visto che non mi bastano? Ciao e grazie.

Dopo aver letto la sua email, la domanda era chiara: come mai il mio progetto con una EL34 in single ended è da 7 watt, mentre un altro schema simile dichiarava 15 watt? Ovviamente quei “15 watt” erano del tutto campati in aria, ma vale la pena chiarire il perché, così da capire come nascono certe dichiarazioni fantasiose.

Innanzitutto, dell’uso dell’ultralineare in single ended ho già parlato in un altro articolo, che potete leggere cliccando qui. L’idea diffusa che l’ultralineare aumenti la potenza è falsa: in realtà, in configurazione single ended, la potenza diminuisce, non aumenta.

In secondo luogo, io indico sempre la potenza per singolo canale, quindi i miei 7 watt sono 7 + 7, non 7 totali. Nel progetto che mi è stato segnalato, invece, era scritto “15 watt stereo”, il che lascia intendere che si tratti della somma dei due canali, una pratica furba ma scorretta, fatta solo per scrivere un numero più grande sulla carta e confondere i meno esperti.

Per curiosità e per verificare quanto fosse realistico quel valore, ho deciso di simulare il circuito. Ho utilizzato LTSpice, un software gratuito di simulazione analogica sviluppato da Analog Devices, e i modelli valvolari di Norman Koren, un nome affidabile nel settore. Nel test ho simulato uno stadio finale con KT88, utilizzando un trasformatore ideale da 3k con presa al 43%. Un trasformatore ideale significa senza perdite, quindi già nelle condizioni più favorevoli possibili: se anche in questa simulazione “da sogno” il risultato non si avvicina ai 15 watt dichiarati, nella realtà è impossibile raggiungerli.

La corrente al catodo risulta di 110 mA. Considerando che il catodo è sollevato da massa di 40 volt e la tensione anodica è di 450 volt, sulla valvola cadono 450 – 40 = 410 volt. Moltiplicando per la corrente otteniamo 410 × 0,11 = 45,1 watt, quindi la valvola sta dissipando 45 watt, superando già il limite di targa di una KT88, che è di 40 watt complessivi (35 di placca + 5 di griglia schermo).

È evidente che nella realtà un trasformatore d’uscita non è ideale: ha una resistenza in corrente continua che provoca una piccola caduta di tensione. Quindi la tensione effettiva sulla placca sarà inferiore ai 450 volt teorici. Se ipotizziamo una perdita di circa 10 volt nel primario, possiamo correggere la simulazione portando la tensione di alimentazione a 440 volt, in modo da riflettere un comportamento più realistico del circuito.

Ora sulla valvola cadono 400 volt con una corrente di 100 mA, quindi la dissipazione è esattamente 40 watt, pari al limite massimo consentito per una KT88. Il trasformatore, nella simulazione, è ancora ideale, quindi senza perdite né resistenza ohmica. Poiché il catodo è sollevato da massa di 40 volt, il segnale massimo applicabile alla griglia di controllo, prima che la valvola entri in clipping, sarà di circa 40 volt di picco. A questo punto possiamo osservare quale tensione si ottiene sul secondario del trasformatore.

Il segnale misurato sul secondario mostra un picco positivo di 12,29 V e un picco negativo di 13,57 V, per un totale di 25,86 V picco-picco. Applicando le formule base:

  • I = V / R = 25,86 / 8 = 3,23 A picco-picco
  • W = V × I = 25,86 × 3,23 = 83,52 watt picco-picco
  • WRMS = Wpp / 8 = 83,52 / 8 = 10,44 watt RMS

Si tratta di una potenza calcolata con un trasformatore ideale, quindi senza alcuna perdita. In un circuito reale, però, il trasformatore ha sempre una certa dispersione: in media attorno al 30%, a seconda della qualità costruttiva e delle dimensioni del nucleo. Tenendo conto di questo rendimento, la potenza effettiva scende a circa 8 watt RMS reali, forse 10 nei casi migliori. Ma anche volendo essere ottimisti, non saranno mai 15 watt, come dichiarato da certi schemi “creativi”.

Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità. Cit: Joseph Goebbels

Vediamo ora come cambia la situazione utilizzando una EL34. In questo caso la tensione anodica è di 340 volt, con il catodo sollevato da massa di 21 volt. La corrente anodica risulta di 77,8 mA, per una dissipazione complessiva di 24,8 watt, praticamente al limite dei 25 watt massimi ammessi per la valvola. Il generatore di segnale applicato alla griglia di controllo fornisce un’ampiezza di 21 volt di picco, valore sufficiente per portare la valvola vicino al punto di clipping.

Il segnale sul secondario mostra un picco positivo di 9,69 V e un picco negativo di 10,32 V, per un totale di 20,01 V picco-picco. Saltando i calcoli già illustrati in precedenza, la potenza corrispondente su un trasformatore ideale risulta di circa 6,25 watt RMS. Togliendo la dispersione reale del trasformatore, che inevitabilmente riduce la resa, la potenza effettiva scende ulteriormente. Quindi, anche nelle condizioni più favorevoli, non si arriva certo a 15 watt per canale, e nemmeno a 7 reali con quel circuito. Nel mio progetto, invece, la EL34 è utilizzata a pentodo, una configurazione che offre un rendimento di potenza superiore rispetto al collegamento a triodo o ultralineare. Vediamo quindi cosa accade in simulazione con la valvola collegata a pentodo.

Con la EL34 collegata a pentodo, il segnale misurato sul secondario mostra 11 V di picco positivo e 15,86 V di picco negativo, per un totale di 25,86 V picco-picco. Questo corrisponde a circa 10,44 watt RMS su un trasformatore ideale, privo quindi di qualunque perdita. Considerando un rendimento realistico, con una dispersione media intorno al 30%, la potenza effettiva diventa circa 8 watt RMS reali.

Personalmente, preferisco dichiarare la potenza in modo onesto, misurandola poco prima che una delle due semionde inizi a schiacciarsi, cioè appena sotto il punto di clipping. Per questo motivo il mio progetto viene indicato come 7 watt RMS per canale, quindi 14 watt totali in stereo, una potenza reale e ripetibile che supera comunque quella di molti schemi che dichiarano numeri impossibili e fisicamente irraggiungibili senza distorsioni pesanti. Per chi volesse replicare le simulazioni, metto a disposizione la libreria di LTSpice con i modelli di Norman Koren, disponibile qui: Koren_Tubes.zip.

Potenza e impedenza: perché nei valvolari non funziona come negli stato solido

Un cliente mi ha chiesto una cosa curiosa:

Ciao stefano sono *** l’anno scorso ho realizzato il PP2010 di ciuffoli con i tuoi trasformatori ti voglio chiedere se metto delle casse di 4ohm sulla presa da 8ohm posso arrivare a 100watt?

Dopo un breve scambio, è emerso che qualcuno, uno dei soliti “guru” da social, gli aveva suggerito questa teoria. Pensavo parlasse di amplificatori a stato solido, invece si riferiva a un valvolare.

La confusione nasce dal fatto che valvolari e transistor lavorano in modo completamente diverso. Negli amplificatori a stato solido, che sono amplificatori di corrente, la potenza erogata aumenta se si riduce l’impedenza del carico: per esempio, un ampli che fa 40 watt su 8 ohm può arrivare a 80 su 4 ohm, perché può fornire più corrente.

Negli amplificatori valvolari, invece, il discorso cambia completamente. Qui abbiamo amplificatori di potenza che lavorano tramite un trasformatore di uscita, il quale adatta l’impedenza delle casse a quella vista dalle valvole. Le finali a valvola non lavorano solo in corrente ma anche in tensione, e per ottenere la massima efficienza e la minima distorsione devono operare su una retta di carico ben precisa.

Per questo ogni trasformatore ha più prese di uscita (4, 6, 8, 16 ohm), e la cassa va sempre collegata alla presa corrispondente alla sua impedenza nominale. Collegare una cassa da 4 ohm alla presa da 8 ohm non aumenta la potenza, anzi: provoca un disadattamento d’impedenza, riduce la resa, altera la risposta in frequenza e aumenta la distorsione.

In sintesi: negli stato solido abbassare l’impedenza del carico aumenta la potenza, nei valvolari ne peggiora il funzionamento. Il trasformatore si occupa già di mantenere costante l’impedenza riflessa sulle valvole, quindi la potenza resta la stessa indipendentemente dall’uscita usata, purché si colleghi la cassa giusta al morsetto giusto.

Vademecum pratico delle potenze realistiche

Per chi vuole orientarsi tra i numeri reali e le leggende metropolitane, ecco un piccolo vademecum non esaustivo con le potenze RMS approssimative ottenibili dalle valvole più comuni, sia in configurazione single ended (SE) che push-pull (PP). I valori indicati sono da considerarsi realistici, riferiti a circuiti ben progettati e con un funzionamento entro il limite di dissipazione accettabile.

  • 300B: In SE, se pilotata correttamente, arriva a 9-10 watt RMS, se meno vuol dire che il driver è debole. In PP, anche se poco comune, in classe AB può raggiungere 30 watt.
  • 2A3: In SE eroga circa 2,5-3 watt RMS, mentre in PP in classe AB si può arrivare a 12-15 watt.
  • EL34: In SE fornisce 7-8 watt RMS, e in PP in classe AB fino a 25-30 watt. Collegata a triodo in classe A eroga circa 5 watt.
  • KT88: A triodo in classe A produce 6-6,5 watt RMS. In single ended a pentodo fino a 12watt. In PP ultralineare in classe AB 70-75 watt, mentre in PP a pentodo circa 50 watt. Questo è un caso particolare: in teoria il pentodo dovrebbe dare più potenza, ma nelle KT88 le griglie schermo sono delicate e oltre i 50 watt rischiano di fondere. In configurazione ultralineare il problema non si presenta, motivo per cui da questa valvola si ottiene più potenza in ultralineare che a pentodo.
  • EL84 / 6V6: Molto simili come prestazioni: 3 watt in SE, fino a 15 watt in PP classe AB a pentodo. La EL84 collegata a triodo in SE fornisce meno di 1 watt, perché la sua pendenza troppo elevata la rende poco efficiente in questa configurazione.
  • 211: In SE, con pilotaggio solo a griglia negativa, circa 15 watt RMS; con pilotaggio anche in griglia positiva, fino a 25 watt.
  • 845: In SE, con pilotaggio a sola griglia negativa, circa 25 watt RMS.

Questi valori vanno presi come riferimento realistico, non come limiti assoluti. Ogni progetto ha le sue sfumature, ma se trovate qualcuno che dichiara numeri molto diversi da questi, potete già intuire che sta raccontando più favole che elettronica. Se avete dubbi o volete conoscere le potenze tipiche di altre valvole, scrivetelo nei commenti: sarà un piacere aggiungerle alla lista.

Gli “amplificatori atomici”

A conclusione di questo articolo vale la pena citare una categoria particolare di apparecchi, che io chiamo affettuosamente “amplificatori atomici”. Si tratta di quei progetti, spesso risalenti alla fine degli anni ’70, nati dalla mente di progettisti un po’ visionari che cercavano di spremere potenze mostruose da valvole comuni. Sui loro datasheet dichiaravano con orgoglio cifre assurde, tipo 100 watt da una coppia di KT88 in push-pull, roba che sulla carta può anche sembrare possibile, ma nella realtà significa portare le valvole oltre ogni limite fisico e di sicurezza. Molti di questi apparecchi, ancora oggi in circolazione, sono autentiche bombe a orologeria: dissipazioni fuori scala, tensioni folli e componenti sempre oltre il limite. Chi volesse approfondire questa categoria di amplificatori “da coraggio”, può leggere l’articolo dedicato agli amplificatori atomici che ho pubblicato tempo fa.

Postilla finale: la fiaba dell’idraulico geniale

C’era una volta un idraulico con la passione per le valvole. Un giorno decise che progettare amplificatori doveva essere facile come cambiare una guarnizione, e così si mise all’opera. Dopo settimane di seghe mentali e prove con il saldatore, dichiarò trionfante che il suo single ended di KT88 faceva 100 watt! Sì, proprio così: cento watt da una sola KT88.

Io, che evidentemente non ho la stessa fantasia, restai basito. Perché se lui riusciva a tirare fuori 100 watt da una sola valvola, allora io con la potenza di un peto dovrei riuscire a volare come Superman. Ma niente, SuperMario Svalvolato (così lo chiamavano i suoi amici) non voleva rivelarmi il segreto. Disse che io non ero capace, che lui sì, ma non me lo spiegava come si fa. Forse un giorno scriverò anche la favola completa… ma servirà il bollino “vietato ai minorati di spirito critico”, perché la storia di SuperMario Svalvolato e dei suoi 100 watt da una KT88 è talmente assurda che rischia di ridurre il quoziente intellettivo di chi la legge.

Continue reading...

3 Responses to Le classi di funzionamento negli amplificatori valvolari: tra teoria, realtà e marketing

  • Che le casse non abbiano un’impedenza fissa lo so benissimo e questo ho realizzato il carico reattivo. La teoria che vada bene un secondario unico da 5/6ohm per attaccare qualsiasi cosa è una di quelle cose strampalate professate dai guru che ti vendono a 5000euro un’amplificatore dicendo che puoi attaccare alle stessa presa carichi da 4/6/8 ohm che non cambia niente… E sarebbero tutti de somari i progettisti di casse a indicare un’impedenza nominale invece di scriverci “attaccatele dove vi pare”. Esperimenti già fatti, sia io e chi ha realizzato i miei schemi/progetti con miei trasformatori potrà confermati che sbagliando le prese delle impedenze il suono peggiora, tende a incupirsi e la migliore resa c’è quando colleghi le casse all’impedenza giusta, e proprio per questo motivo che dal 2019 ho iniziato a dotare tutti i trasformatori d’uscita del mio listino anche dalla presa specifica a 6ohm oltre a quelle classiche da 4/8 perchè sembra stia partendo la moda dei diffusori a 6ohm giusto perchè così la gente che ha amplificatori che non hanno i 6ohm abbia problemi e sia spinta a cambiare amplificatore per poter usare una certa cassa. Poi quelli che attaccano cose a caso fanno poco testo, ascolteranno impianti talmente scadenti da non avvertire nessuna differenza.

  • In realtà le casse NON hanno una resistenza fissa, ma un impedenza in cui la loro resistenza varia in base alla frequenza. Per questo si può prevedere un secondario unico in media di 5 o 6 ohm in modo da accontentare la maggioranza e tra l’altro semplificare e migliorare la realizzazione fisica del trasformatore d’uscita.

  • Sono tra quelli che c’è cascato: tempo fa mi fidai di uno di questi “progetti” che prometteva ben 15 watt stereo in classe A in ultralineare, perché “dà più potenza con la raffinatezza del triodo” secondo loro…
    A farla breve, al banco di misura quel coso non dava neanche 7 watt x canale con una distorsione assurda ed era, ovviamente, inascoltabile. Allora io dico, i consumatori devono essere informati correttamente e non adescati con dati poco credibili, perché tanto, prima o poi, la verità viene a galla. Sì è vero che questa roba costa 4 soldi, ma vale 4 soldi, anzi forse neanche.
    Grazie a Stefano per la sua incessante opera di divulgazione e per i suoi progetti davvero affidabili e bensuonanti.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Yet Another 300B: Il Classico Amplificatore a Valvole

Il progetto che vado a presentare oggi è l’ennesimo amplificatore basato sulla celebre valvola 300B. Questo progetto ha radici che risalgono a molti anni fa (2011), quando ero ancora solo un hobbista. All’epoca, avevo acquistato un amplificatore cinese usato, modello “Music Angel XD-850MKIII”. Spinto dalla curiosità e attratto dal basso costo e dall’estetica accattivante, decisi di acquistarlo. Tuttavia, l’entusiasmo iniziale si spense presto.

Music Angel XD-850MKIII: Un’Esperienza deludente

L’amplificatore cinese Music Angel XD-850MKIII, che inizialmente sembrava promettente, si rivelò una delusione. Come scrivevo nel mio vecchio articolo del 2011: A volte, la curiosità ti spinge ad acquistare uno di questi amplificatori cinesi. Sono economici e hanno un aspetto accattivante, ma come si comportano davvero? Per chi è alle prime armi, il giudizio all’ascolto può sembrare positivo, poiché è relativo alle esperienze di ascolto precedenti. Tuttavia, con l’esperienza maturata nel tempo, ho trovato questo amplificatore decisamente insoddisfacente. In breve, è un dispositivo che spengo volentieri, dimostrando che affidarsi solo al fascino della valvola 300B è spesso un’illusione.

L’amplificatore suonava in modo stridulo, al punto da far venire la pelle d’oca per il fastidio dell’ascolto. Tuttavia, invece di venderlo e fare un dispetto a chiunque lo avesse comprato, ho preferito divertirmi a modificarlo. La modifica che proposi allora era più di un semplice aggiornamento: si trattava di una trasformazione totale, da un amplificatore “candelabro” cinese a un amplificatore serio e ben suonante.

La Trasformazione: Da Candelabro ad Amplificatore

Quando parlo di amplificatori “candelabro”, mi riferisco a quei modelli cinesi progettati principalmente per mostrare esteticamente le valvole, piuttosto che per offrire prestazioni audio di alta qualità. Il Music Angel XD-850MKIII è un esempio perfetto: un amplificatore finale single-ended (SE) con valvole 300B, dove le 300B sono pilotate da un altro finale SE con valvole 2A3. Queste, a loro volta, sono pilotate da uno stadio di ingresso costituito da un doppio triodo RF a riscaldamento diretto DCC90, noto per la sua microfonicità ma reso esteticamente accattivante da tre anelli di acciaio inox 18/10 con un set di coltelli e una padella antiaderente in omaggio.

Nonostante tutto avere un telaio già pronto a disposizione è sempre una grande comodità, molto meglio che dover costruire qualcosa da zero in una scatola di legno improvvisata, magari con le maniglie dei cassetti del bagno prese all’IKEA o con le teglie per le lasagne. Questo progetto è quindi all’insegna del divertimento e dell’autocostruzione. Va detto che la modifica ha finito per costare più dell’amplificatore stesso, ma l’ho realizzata per recuperare il meglio da un acquisto incauto, per divertirmi e maturare un’esperienza che poi mi è stata molto utile nella vita. Anche se poco è rimasto dell’originale, il recupero del telaio ha permesso di risparmiare tempo e denaro rispetto alla costruzione di un nuovo dispositivo da zero. Il risultato finale è di altissimo livello, quindi, se possedete già un amplificatore simile, questa trasformazione potrebbe davvero valere la pena. È possibile anche costruirlo tutto da zero come vedremo più avanti in questo articolo.

Vecchie Foto e Vecchi Testi

Per chi si stesse chiedendo se sia possibile migliorare il proprio apparecchio senza dover eseguire una modifica così radicale, mi dispiace deludervi, ma la risposta è no!

La premessa iniziale di questo circuito lasciava molto a desiderare. Durante l’analisi ho scoperto che i filamenti delle valvole 300B e delle 2A3 erano alimentati in modo “pseudo DC” tramite un raddrizzatore a doppia semionda e un semplice condensatore elettrolitico. Ancora peggio, il filamento della DCC90 era alimentato da un raddrizzatore a singola semionda. Questo setup non solo rendeva l’amplificatore già predisposto a suonare male, ma l’ascolto diventava una vera e propria tortura. In aggiunta, l’apparecchio si è guastato poco dopo l’acquisto. Ho deciso di intervenire ripulendo completamente il circuito originale…

Successivamente, ho proceduto a misurare i trasformatori e le induttanze, sperando di trovare qualcosa di riutilizzabile. Tuttavia, mi sono trovato di fronte a una situazione che posso mostrare meglio con un’immagine (come si suol dire, un’immagine vale più di mille parole). Nella foto, si possono vedere chiaramente dei trasformatori completamente arrugginiti, quasi come se fossero stati conservati per trent’anni in una cantina umida. Piccoli e sottodimensionati, impacchettati in modo scadente con lamierini deformi e chiusi in maniera approssimativa. Non erano impregnati e i fili di connessione erano sottilissimi, simil “capelli di cinappa”.

I lamierini sembravano tagliati con le forbici, erano tutti rovinati, spiegazzati e arrugginiti. C’era un pezzo di secondario all’inizio e un altro alla fine, con il primario in mezzo. Praticamente erano peggio (parecchio peggio) dei trasformatori audio che si possono trovare su certe vecchie radio a valvole.

Il tensionamento del filo era quasi inesistente, l’avvolgimento era praticamente libero con più aria che isolante tra gli strati e nessuna impregnatura. Dopo averlo misurato, ho rilevato una banda passante di 200Hz a 86kHz con attenuazione di -3dB. Con così poche sezioni, senza impregnatura e con tanto spazio vuoto, non sorprende che mancassero completamente i bassi. Inoltre, l’avvolgimento così poco tenuto (era addirittura morbido al tocco) e con tanto spazio d’aria non faceva che accentuare il suono sparato e stridulo dell’amplificatore.

Questa qui sotto è l’induttanza, da solo 1 Henry e così piccola che era sicuramente in totale saturazione durante il funzionamento, tenuta ferma con una sostanza cerosa giallastra e dura, la cui natura non è chiaramente identificata, così come il trasformatore di alimentazione.

Progetto YA300B – “Yet Another 300B”

Il circuito è così configurato: Lo stadio di ingresso utilizza due triodi di una 6SL7GT connessi in configurazione catode coupled, fornendo una preamplificazione minima di 9,5 dB. Lo stadio successivo consiste di un triodo della 6SN7 (metà valvola per ciascun canale), caricato con un CSS a transistor. Questo approccio si è rivelato necessario per ottenere uno swing di tensione sufficiente per pilotare la finale utilizzando la stessa alimentazione. Utilizzare una resistenza come carico avrebbe richiesto una tensione di alimentazione molto più elevata, poiché la 300B, in questa configurazione, richiede un’impressionante escursione di 240V peak-to-peak per essere pilotata completamente. Altrimenti, il driver avrebbe distorto prima della finale, come accade in molti altri progetti con la 300B (compresi apparecchi commerciali da 5000 e passa €). È ovvio che questo è da evitare assolutamente.

Una soluzione completamente valvolare sarebbe stata quella di utilizzare una tensione molto più elevata per il driver e adottare circuiti come il mufollower, come nei successivi progetti Triodino 3,5 e Triodino 4. Tuttavia, questa opzione avrebbe reso necessario aggiungere un’altra valvola e un ulteriore stadio di alimentazione, rendendo il tutto più complicato. Il CCS (Current Source/Sink) rappresenta un altro approccio significativo per coloro che apprezzano l’ascolto dettagliato e non sottovalutano tali soluzioni senza averle provate. È importante ricordare che i CCS, in generale, e in particolare quelli basati su MJE340/350, sono utilizzati come carichi anodici o sorgenti di corrente in numerosi preamplificatori di fama.

Per avere lo schema Premium leggi qui e contattami qui.

Ho dedicato molto tempo all’ottimizzazione del driver e sono riuscito a ottenere una compensazione armonica tra la 6SN7 e la 300B, riducendo significativamente la distorsione della finale fino quasi al limite del clipping. Il feedback negativo globale è molto moderato (circa 4 dB) ed è applicato solo al driver (disattivabile opzionalmente), mentre le 6SL7 sono escluse dal circuito di retroazione a priori. Nelle foto successive è illustrato il processo di ricostruzione del Music Angel.

Ho rimosso la torretta di protezione della DCC90 e ampliato il foro per ospitare una valvola octal.

E cablato il nuovo circuito.

Con lo spirito del riciclo, per il cablaggio del circuito ho riutilizzato parte dei componenti originali e alcuni provenienti da altri dispositivi smontati, integrando anche nuovi componenti. Ecco l’apparecchio finito…

Finalmente ho montato una coppia di 300B Full Music in un circuito abbinato a trasformatori di alta qualità.

Ecco la raddrizzatrice che ho utilizzato: una 5U4GB NOS.

Il Ritorno del Progetto nel 2024

Ad oggi, nel 2024, un cliente si è interessato a realizzare questo mio vecchissimo progetto. Così, ho ripreso il mio vecchio schema e l’ho leggermente migliorato grazie alle conoscenze che ho acquisito negli ultimi 13 anni. Anche se le migliorie sono state marginali, hanno comunque contribuito a perfezionarlo ulteriormente.

Il cliente, essendo uno dei suoi primi montaggi, ha incontrato alcune difficoltà tecniche. Di conseguenza, mi ha portato il dispositivo in laboratorio perchè lo aiutassi a risolvere un paio di piccoli problemi. In questo modo, avendo l’amplificatore sul banco, ho potuto anche effettuare delle misure più precise rispetto a quelle che avevo fatto tanti anni fa. Nelle foto che seguono si può vedere il suo montaggio.

Visione termica dei 2 transistor MJE350

Prestazioni Strumentali dell’Amplificatore

Durante i test strumentali dell’amplificatore, sono emersi risultati eccellenti. La potenza RMS indistorta è di 8,2 watt per canale, con una potenza massima di 9,8 watt in condizioni di profondo clipping. Il fattore di smorzamento (DF) è 7,7. La distorsione armonica totale a 1 watt è di 0,52%, mentre la banda passante si estende da 10 Hz a -0,2 dB fino a 20 kHz a -1,2 dB. Questi valori confermano l’alta qualità e le prestazioni del progetto. Ecco di seguito i consueti grafici di riferimento:

THD

Banda passante

Quadra a 100Hz

Quadra a 1khz

Quadra a 10khz

Come suona: assolutamente eccezionale. L’apertura sonora è sorprendente, con bassi profondi, puliti e ben controllati, e un’estensione nelle alte frequenze che provoca brividi lungo la schiena per la sua perfezione. Ogni microdettaglio è reso con impressionante precisione, creando un palcoscenico sonoro davvero magnifico. La 300B, quando utilizzata correttamente, offre risultati straordinari, mostrando una ricchezza e una profondità che lasciano senza parole.

Grazie per aver esplorato il nostro progetto YA300B, un’evoluzione significativa dell’amplificatore a valvole basato sul Music Angel XD-850MKIII. Con miglioramenti sostanziali e prestazioni audio eccezionali, YA300B dimostra il potenziale delle valvole 300B quando utilizzate con sapienza e ingegneria accurata. Se sei interessato a realizzare questo progetto, sia modificando un Music Angel esistente che costruendo da zero, consulta il nostro schema premium e il set di trasformatori disponibile. Contattaci per ulteriori informazioni e per acquistare il kit.

Continue reading...

9 Responses to Yet Another 300B: Il Classico Amplificatore a Valvole

  • Grazie mille per il tuo commento e per aver condiviso la tua esperienza con lo YA300B! Sono davvero felice di sapere che sei soddisfatto della resa sonora dell’amplificatore e che si sposa così bene con le tue Klipsch Forte 4. È sempre un piacere sapere che il lavoro che ho svolto ha portato a risultati così positivi.

    Le tue parole sono un grande incoraggiamento per me e mi motivano a continuare a migliorare e a dedicarmi con passione a questi progetti. Concordo pienamente: la 300B è una valvola leggendaria e merita un progetto di altissimo livello come lo YA300B.

    Grazie ancora per il tuo feedback e per la fiducia che hai riposto in me. Sono sempre qui per supportarti e per qualsiasi futura esigenza o domanda.

    Buon ascolto!

  • Finalmente ho portato a casa lo YA300B dopo l’intervento di Stefano. Sono molto soddisfatto della resa sonora dell’ amplificatore. Suono pulito, dettagliato, veloce e ben controllato. Collegato a delle casse con buona efficienza, Klipsch Forte 4 nel mio caso, la potenza erogata è più che sufficiente ad insonorizzare una stanza ad alti livelli.
    Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare Stefano per l’ottimo lavoro. Credo che una valvola mitica come la 300B meriti un progetto all’altezza, come lo YA300B!

  • la dimensione dell’induttanza è sempre in rapporto a quella del condensatore, io ho usato 1H sugli albireo ma perchè avevo un duplicatore che esce con un ripple a dente di sega che si filtra facile e dopo la L ci sono 1000uF di condensatore. Quanto alle valvole a riscaldamento diretto te continui a dare sentenze senza mai aver provato le cose le 300B sono valvole fantastiche e quella coppia di full music costa più di 300 euro credo, a usarle non c’è proprio nessuna complicazione regolando un reostato da alcune decine di ohm tra i capi del filamento e il cursore a massa porti il ronzio che esce verso gli AP a meno di 10mVpp.

  • Mi fa pensare quella impedenza da 1 solo henry. Alcune banali radio a valvole avevano già roba migliore,gli va che essendo in classe A l’assorbimento è costante. Magari mettono elettrolitici più grandi.
    sto cominciando a pensare che molta gente ha le orecchie mosce e non sente le differenze tra uno e l’altro (e si che io cerco di stare abbastanza distante dall’hi fi…..e sopratutto dalle valvole). Quello che faccio lo faccio perchè obbligato.

    Se si pensa che nel super ampli (teorico) che presenterò a ottobre novembre per filtrare l’anodica serve un induttanza che regga 300 mA da 4 H che pesa quasi 2 kg. Ed è un ampli mono …
    Penso che attaccandogli anche una banale 5 valvole quell’induttanza è già al pelo

    Poi…anche qui con le complicazioni filamento catodo….valvole a riscaldamento diretto….questo 2angel non mi sta simpatico manco un pò

  • Sono un artigiano che ripara e costruisce amplificatori valvolari ,ho cominciato a giocare con il saldatore a 13 anni e so quello che dico, spendere 600 euro per comprare dell’immondizia cinese con sopra due valvole sono tanti.Me ne portano in laboratorio tutti i giorni , e li mando indietro, l’autoradio che ho sul furgone suona meglio .la gente ha le idee confuse ,solo per costruire un trasformatore ci metto una settimana e se non sono soddisfatto lo smonto e ne faccio un altro .Con 600 euro non ci compra neanche il rame e il nucleo.

  • Che i cinesi facciano pure i loro cellulari e iphone fighettini che dopo 1 anno sono da gettare nella spazzatura, tecnologie di cui non mi interessa proprio niente tra l’altro. E questi non sono affatto pregiudizi, quell’ampli suonava da schifo e s’è rotto dopo 2 mesi. Non è per niente uno schema anni 50, ma una vaccata con 2 finali che pilotano altri 2 finali fatto solo per far mostra di vetro inutilmente. Se fanno felice qualcuno ? bho, probabilmente qualcuno che non ha sentito suonare amplificatori progettati come si deve e che l’amplificatore lo guarda invece che ascoltarlo. Tra l’altro non sono d’accordo che per fare l’alta fedeltà oggi si debbano copiare schemi di 50 anni fà, no assolutamente. Il copiare vecchi schemi lo fanno le persone prive di fantasia e di voglia di creare qualcosa di nuovo. Tanto per iniziare la musica che si ascolta oggi non è quella che si ascoltava allora. Io penso che se devo spendere 800 euro per un’amplificatore dal risultato sonoro così scarso piuttosto tengo i soldi, compro un’amplificatorino a SS da 100 euro che suona meglio. I pregiudizi ce li hanno anche quelli che non avendo mai sentito niente di decoroso si accontentano di quello che passa il convento e magari chiamano “pseudo esperti” persone che non conoscono, che costruiscono amplificatori che non hanno nemmeno sentito. Tu hai mai sentito gli OTL GRAAF ad esempio? Io conosco di persona chi progettava quegli apparecchi e ho giudizi sui miei lavori molto più rilevanti delle tue ciance. Io so come suonano i miei amplificatori, il proprietario di questo music angel rifatto pure e sa pure come suonava prima e come suonava dopo, tu no. Quindi non sputare sentenze, che si e no saprai tenere in mano il saldatore.

  • Trovo veramente divertenti questi commenti lasciati da pseudo “esperti” del settore. Peccato che di oggetti cinesi siamo circondati tutti i giorni e li utilizziamo con soddisfazione: vedi IPHONE O IPAD tutti rigorosamente Made in China. Forse questi amplificatori che perfetti non sono, sicuramente possono far felice qualche appassionato che non ha i soldi per comprarsi un amplificatore KONDO o un AUDIO TECHNè giusto per citarne qualcuno di “economico”. A livello costruttivo non sono diversi da tanti ampli a tubi costruiti negli anni d’oro dell’ alta fedeltà tipo anni 40 o 50 di cui riprendono lo schema, e che tra l’altro funzionano ancora oggi… “SIAMO TUTTI MILIONARI” E CON TANTI PREGIUDIZI…

  • Già, purtroppo ancora molti ci cascano, sugli amplificatori valvolari NON puoi risparmiare. Purtroppo molti pensano che siccome già 600 euro di un cinese son di più di quello che costa un compattone di plastica del supermercato l’ampli cinese (siccome valvolare) debba suonare cmq meglio della roba normale, invece non è vero, finiscono a spendere 600 euro per un candelabro cinese che suona orrendamente male come questo prima della modifica o che nei casi migliori non suona meglio (o al massimo al pari) di apparecchi moderni da 2 soldi. Se vuoi la vera qualità devi essere disposto a spendere, un valvolare costruito come si deve suona mooooolto ma moooolto meglio di qualsiasi cosa che una persona abbia mai sentito.

  • Mi complimento per la qualità dei suoi interventi,e mi unisco al coro del suo cliente MAI e poi MAI materiale cinese.
    Saluti

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Come far suonare un Amplificatore a Valvole cinese – Guida al Modding Creativo

Progetti correlati:

Più volte ho riflettuto per individuare un percorso che consentisse agli appassionati dell’autocostruzione di realizzare un eccellente amplificatore senza dover sborsare una fortuna. L’assemblaggio di un amplificatore valvolare può diventare piuttosto oneroso quando si desiderano utilizzare materiali di alta qualità per ottenere un risultato soddisfacente. D’altra parte, il mercato cinese offre kit di montaggio di amplificatori, pensati per i principianti nell’ambito dell’autocostruzione, a prezzi incredibilmente convenienti. Di seguito, presento due esempi…

Sappiate che esiste una comunità di appassionati degli amplificatori valvolari cinesi che apprezzano i risultati ottenuti da questi dispositivi. Alcuni potrebbero persino affermare che tali amplificatori offrono prestazioni paragonabili, se non superiori, a dispositivi molto più costosi. In alcuni casi, hanno ragione, poiché il mondo degli amplificatori valvolari è spesso dominato da guru che promuovono teorie basate su pseudoscienza e fantasia, il che può portarli a costruire dispositivi estremamente costosi che lasciano molto a desiderare dal punto di vista delle prestazioni.

Tuttavia, ciò non significa che non sia possibile realizzare amplificatori valvolari di altissimo livello senza spendere una fortuna. Per coloro che amano mettere le mani nella tecnologia elettronica, il processo di smontaggio, ricostruzione e modifica è un’autentica passione. Molti di noi trovano estremamente divertente prendere un oggetto e trasformarlo in qualcosa di migliore, ottimizzando le sue prestazioni.

Questo articolo non è rivolto a coloro che desiderano semplicemente acquistare un amplificatore pronto all’uso senza alcuna intenzione di mettere le mani nella sua elettronica. È dedicato a coloro che abbracciano la sfida di costruire, modificare e ottimizzare amplificatori valvolari, sia per l’amore verso il processo creativo che per il desiderio di ottenere prestazioni audio superiori. Spesso, anche se sarebbe possibile spendere meno per un amplificatore già pronto, ciò che affascina molte di queste persone è il percorso stesso, il processo coinvolgente di sperimentare, apprendere e migliorare.

Spesso, quando si desidera far suonare un amplificatore valvolare cinese, ciò implica un processo che va ben oltre il semplice utilizzo dell’apparecchio così com’è. Significa smontare l’intero dispositivo e ricostruire praticamente un nuovo amplificatore all’interno del telaio. Questo comporta la sostituzione dei trasformatori e il riutilizzo solo di una parte limitata dei componenti originali. Sì, è vero, ed è straordinariamente divertente!

Quindi, non dovremmo tollerare che alcune figure autoproclamate “guru” etichettino chi compie queste modifiche come dei “ciarlatani”. Qui non si tratta solamente di acquistare un amplificatore per ascoltare musica, ma piuttosto di una passione per la costruzione lo smanettamento e il modding di apparecchiature elettroniche valvolari. Il vero piacere risiede proprio in questa trasformazione! È un mondo a parte, e chi lo vive sa quanto sia coinvolgente. È chiaro?

Questa pratica va ben oltre il semplice divertimento, è anche un prezioso strumento didattico per chi desidera approfondire la conoscenza del funzionamento delle valvole e dell’elettronica. Ricostruire un amplificatore valvolare cinese è come un laboratorio di apprendimento in cui si svelano i segreti del funzionamento di questi dispositivi.

Personalmente, sono qui per offrire il mio supporto a coloro che si avvicinano a questa avventura. Metto a disposizione schemi, trasformatori e le mie conoscenze per aiutare gli aspiranti appassionati e apprendisti. Non c’è nulla di cui vergognarsi in questo processo. È un percorso di apprendimento che offre un’esperienza pratica e tangibile. Quindi, per chi è appassionato di elettronica e vuole capire a fondo il funzionamento delle valvole, questo è il posto giusto.

Spesso ho notato che uno dei maggiori ostacoli per gli autocostruttori, soprattutto per coloro che stanno iniziando, è la realizzazione di un adeguato supporto meccanico per il montaggio. Questo è spesso il punto di partenza di molti progetti che, purtroppo, risultano impresentabili…

Meglio modificare autonomamente un cinese che comprare cose del genere…

Brutte scatole forate male e con la roba dentro montata ancora peggio…

Tuttavia, la mia idea non è limitata solamente ai principianti nell’autocostruzione. Può risultare altrettanto affascinante per chi ha già esperienza nel campo, e, con ogni probabilità, qualcuno potrebbe aver già sperimentato questa pratica prima ancora che io la suggerissi. Prendiamo ad esempio il KIT EL34 dello screenshot sopra…

Con circa 212€ (conversione dal dollaro alla data del 30 agosto 2020), si può acquistare una scatola che contiene un telaio in acciaio già forato di buon spessore, valvole, zoccoli, interruttori, ancoraggi, morsetti RCA per gli altoparlanti e tutte le varie minuterie necessarie per assemblare un circuito cablato in aria, senza circuiti stampati. Tuttavia, riflettendo attentamente, lo stesso materiale acquistato separatamente o fatto realizzare (in particolare il telaio) può comportare un costo notevolmente superiore. La creazione del telaio richiede molto tempo.

Tuttavia, vorrei temperare subito l’entusiasmo, perché ottenere prestazioni eccellenti da questi apparecchi non è semplicemente una questione di sostituire valvole NOS o condensatori di qualità superiore. Per ottenere risultati soddisfacenti, è necessario dedicare tempo ed impegno. Le principali limitazioni spesso derivano dalla qualità dei trasformatori e dallo schema elettrico stesso. Nel caso del kit EL34, ad esempio, nel diagramma pubblicato è evidente l’utilizzo di un doppio triodo 6N9p, equivalente del 6SL7, per pilotare la EL34. Tuttavia, le due sezioni interne di questo doppio triodo sono collegate in parallelo, e probabilmente ci sarebbero state opzioni migliori per sfruttare al meglio questa valvola. Allo stesso modo, avrebbero potuto considerare l’uso di un singolo doppio triodo per pilotare entrambe le finali.

Non vorrei sembrare troppo critico, ma ho notato che gli appassionati di questi amplificatori cinesi spesso spendono più denaro per valvole NOS di quanto abbiano speso per l’intero apparecchio su cui le montano. Affermano che queste valvole possano apportare miglioramenti, e potrebbero anche percepire alcune differenze nel suono. Tuttavia, detta in modo schietto, questa pratica può essere vista come uno spreco di risorse e non porta a risultati significativi. Sicuramente, non si avvicina nemmeno lontanamente ai risultati che potrebbero essere ottenuti tramite modifiche più radicali.

La mia opinione è che, a questi prezzi, avrebbe senso considerare l’acquisto di queste scatole di montaggio e, successivamente, eliminare completamente i trasformatori di serie o almeno quelli di uscita (a meno che il trasformatore di alimentazione non presenti problemi di surriscaldamento o vibrazioni). È possibile quindi assemblarle con uno schema più attento e, se necessario, utilizzare condensatori di migliore qualità dove hanno senso, oppure sostituire con un potenziometro di qualità superiore, e così via.

È vero che la modifica di una scatola di montaggio può alla fine costare più del costo iniziale della scatola stessa.  uttavia, se dovreste costruire un amplificatore simile da zero, dovreste comunque acquistare questi componenti. La convenienza di tale operazione risiede nel fatto che molti componenti e le minuterie necessarie sono già inclusi nella scatola di montaggio a un prezzo molto conveniente. Inoltre, risparmiate notevolmente in termini di tempo e sforzi fisici nella realizzazione del telaio, poiché il telaio stesso è già pronto ed è realizzato in metallo, anziché legno.

Cercando su questi bazar cinesi si trovano diversi apparecchietti in scatola di montaggio che si prestano bene a diventare la base per qualcosa di più serio, l’unicosa a cui fare attenzione è cercare scatole pensate per essere assemblate in aria senza circuito stampato, perchè con il circuito stampato il fissaggio meccanico dello zoccolo sarà a circuito e non a telaio e lo stampato non si presta a modifiche radicali, sopratutto se si vogliono montare condensatori di un certo pregio (spesso ingombranti).

Inoltre, vale la pena sottolineare che questa pratica non si limita solo all’utilizzo di scatole di montaggio, ma può essere altrettanto efficace partendo da apparecchiature (anche non funzionanti) reperite sul mercato dell’usato a costi molto bassi. È infatti spesso possibile trovare dispositivi usati a un prezzo accessibile che possono diventare la tela su cui dipingere la propria creatività e passione. D’altro canto, può non avere senso acquistare un apparecchio nuovo a costi elevati solo per modificarlo completamente. Su questo argomento, ho in programma di scrivere un articolo dedicato a breve.

Continue reading...

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.