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Più volte mi sono chiesto quale potesse essere una strada sensata per permettere agli appassionati di autocostruzione di realizzare un buon amplificatore valvolare senza dover spendere cifre assurde. Costruire un apparecchio da zero può diventare costoso molto in fretta, soprattutto quando si vogliono usare componenti decenti, un telaio ben fatto e trasformatori all’altezza. Dall’altra parte, il mercato cinese offre kit di montaggio pensati per i principianti, spesso venduti a prezzi molto bassi. Qui sotto riporto due esempi.
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Esiste una comunità di appassionati di amplificatori valvolari cinesi che apprezza questi apparecchi e i risultati che si possono ottenere. Alcuni arrivano persino a dire che certe macchine suonino come, o meglio, di apparecchi molto più costosi. In qualche caso può anche essere vero, perché il mondo dell’alta fedeltà valvolare è pieno di apparecchi costosissimi costruiti più su teorie fantasiose che su criteri tecnici solidi. Il prezzo alto, da solo, non garantisce né buone prestazioni né un buon progetto.

Questo però non significa che basti comprare un kit economico, montarlo così com’è e aspettarsi miracoli. La cosa interessante, almeno per chi ama davvero mettere le mani nell’elettronica, è usare questi apparecchi come base meccanica per costruire qualcosa di migliore. Smontare, capire, modificare, correggere e ricostruire è parte del divertimento.
Questo articolo non è rivolto a chi vuole semplicemente acquistare un amplificatore pronto, collegarlo all’impianto e non pensarci più. È rivolto a chi trova piacere nel processo di costruzione, nello studio del circuito e nel miglioramento concreto dell’apparecchio. Spesso non è nemmeno una questione di convenienza assoluta: è proprio il percorso a essere interessante.
Quando si vuole far suonare davvero bene un amplificatore valvolare cinese, spesso non basta cambiare due condensatori o montare valvole NOS. In molti casi bisogna smontare quasi tutto e ricostruire un nuovo amplificatore dentro lo stesso telaio. Si conservano il mobile, qualche minuteria, gli zoccoli se sono decenti, magari il trasformatore di alimentazione se non dà problemi, e si sostituisce tutto ciò che limita davvero le prestazioni. Sì, è un lavoro impegnativo, ma per chi ha questa passione è anche molto divertente.
Per questo non ha molto senso prendersela con chi modifica questi apparecchi o liquidare tutto come roba da “ciarlatani”. Qui non si parla solo di comprare un amplificatore per ascoltare musica. Si parla di autocostruzione, di studio, di smanettamento e di modding valvolare. Il piacere sta proprio nella trasformazione dell’oggetto iniziale in qualcosa di più serio.
Questa pratica è anche un ottimo strumento didattico. Ricostruire un amplificatore valvolare cinese permette di capire sul campo come lavorano le valvole, cosa fanno i trasformatori, quanto pesa lo schema elettrico sul risultato finale e perché certe scelte apparentemente secondarie possono cambiare completamente il comportamento dell’apparecchio.
Personalmente metto a disposizione schemi, trasformatori e conoscenze proprio per aiutare chi vuole affrontare questo tipo di percorso. Non c’è nulla di cui vergognarsi nel partire da un kit economico, purché si abbia chiaro cosa si sta facendo. È un modo pratico, concreto e spesso molto istruttivo per entrare nel mondo degli amplificatori valvolari.
Uno degli ostacoli principali per molti autocostruttori, soprattutto all’inizio, è la realizzazione del supporto meccanico. Fare un telaio pulito, robusto e ben forato richiede tempo, attrezzatura e un minimo di esperienza. Non a caso molti progetti, anche interessanti dal punto di vista elettrico, finiscono poi dentro contenitori impresentabili…
Meglio modificare autonomamente un cinese che comprare cose del genere…
Brutte scatole forate male e con la roba dentro montata ancora peggio…
L’idea non è limitata ai principianti. Anche chi ha già esperienza può trovare interessante acquistare un kit economico solo per sfruttarne telaio, minuterie e parti meccaniche, rifacendo poi completamente la parte elettrica. Prendiamo ad esempio il kit EL34 mostrato nello screenshot precedente.

Con circa 212€, conversione dal dollaro alla data del 30 agosto 2020, si poteva acquistare una scatola contenente un telaio in acciaio già forato, valvole, zoccoli, interruttori, ancoraggi, morsetti RCA per gli altoparlanti e varie minuterie utili per realizzare un cablaggio in aria, senza circuito stampato. Se si dovessero acquistare separatamente tutti questi pezzi, o far realizzare un telaio equivalente, il costo salirebbe facilmente. Senza contare il tempo necessario per la lavorazione meccanica.
Bisogna però frenare subito l’entusiasmo: ottenere buone prestazioni da questi apparecchi non significa sostituire qualche valvola con equivalenti NOS o montare condensatori più costosi. Le limitazioni principali sono quasi sempre nei trasformatori e nello schema elettrico. Nel caso del kit EL34, ad esempio, nello schema pubblicato si vede un doppio triodo 6N9P, equivalente della 6SL7, usato per pilotare la EL34. Le due sezioni interne sono collegate in parallelo, ma probabilmente si poteva sfruttare meglio quella valvola. Si sarebbe potuto anche valutare un singolo doppio triodo per pilotare entrambe le finali, con una progettazione più razionale.

Non voglio sembrare troppo critico, ma spesso vedo appassionati spendere più denaro in valvole NOS di quanto abbiano speso per l’intero amplificatore. È possibile che qualche differenza si senta, ma difficilmente questo tipo di intervento può cambiare davvero il livello dell’apparecchio. Se il problema è nello schema o nei trasformatori, la valvola più blasonata del mondo non può fare miracoli.
La strada più sensata, secondo me, è considerare questi kit come una base da cui partire. Si può acquistare la scatola di montaggio, eliminare i trasformatori di serie o almeno quelli di uscita, verificare il trasformatore di alimentazione e ricablare l’amplificatore con uno schema più curato. Dove serve si possono montare condensatori migliori, un potenziometro di qualità superiore e componenti più adatti al risultato che si vuole ottenere.
È vero che una modifica del genere può finire per costare più del kit iniziale. Tuttavia, se si dovesse costruire lo stesso amplificatore da zero, bisognerebbe comunque acquistare telaio, zoccoli, morsetti, interruttori e minuterie varie. La convenienza sta proprio nel fatto che molte parti meccaniche sono già presenti e il telaio è già pronto, forato e utilizzabile. Questo fa risparmiare tempo, lavoro fisico e parecchie seccature.

Cercando su questi bazar cinesi si trovano diversi apparecchi in scatola di montaggio che si prestano bene a diventare la base per qualcosa di più serio. L’unica cosa a cui fare attenzione è scegliere kit pensati per il cablaggio in aria, senza circuito stampato. Con il circuito stampato, infatti, gli zoccoli sono spesso fissati alla PCB e non direttamente al telaio, rendendo molto più difficile una modifica radicale. Inoltre gli stampati non sono adatti quando si vogliono montare componenti più grandi, come certi condensatori di qualità.
Questo ragionamento non vale solo per le scatole di montaggio nuove. Si può fare lo stesso partendo da apparecchi usati, anche non funzionanti, reperiti a basso prezzo. Un vecchio amplificatore può diventare una buona base meccanica su cui costruire qualcosa di completamente diverso. Al contrario, ha poco senso comprare un apparecchio nuovo e costoso solo per smontarlo subito e rifarlo da capo. Su questo argomento tornerò più avanti con un articolo dedicato.
si, va ritoccato lo schema e direi a naso che il trasformatore d’uscita va fatto da 8k
Si potrebbe fare una versione con le PCL86?
Personalmente credo sia importante sperimentare e creare/proporre cose nuove ed alternative.
Grazie Stefano per darci la possibilità di perseguire la nostra passione di autocostruttori!
A parità di potenza, i trasformatori push-pull sono più compatti; quelli menzionati sono delle dimensioni 25×30, mentre un trasformatore SE per la EL34 mio sarebbe su un 32×40. Inoltre, presentano minori dispersioni e consentono l’utilizzo di accorgimenti nell’avvolgimento che riducono le capacità interne dello stesso. Questo permette al circuito di funzionare efficacemente anche con una sezione di alimentazione meno raffinata. La scelta di optare per un push-pull è stata dettata dalla richiesta specifica del cliente. Realizzare un amplificatore push-pull con le ECL82 in classe AB potrebbe, comunque, raggiungere una potenza di uscita di 10 watt, offrendo un’esperienza sonora diversa. Ti potrei raccontare di un radiolone graetz che montava un pushpull in classe AB di EL95 da 5watt e quel radiolone è l’unica cosa che ad oggia abbia sentito suonare bene “House Of The Rising Sun”, ok registrazione di … e il circuito che addolciva e distorceva a bestia e riusciva a rendere la voce del microfono saturo del cantante sopportabile, questo solo per dire che si possono avere suoni diversi con soluzioni diverse.
circuito più complicato per la stessa potenza? per carità ognuno fa come preferisce…. 🙂
oppure ci sono migliorie alla fine, tipo fattore di smorzamento più alto?
ok ma se uno vuole fare un pushpull con le ECL82?
Ops, sono stato troppo stringato, intendevo un SE di EL34 per esempio
perchè in SE dopo sono 2,5/3watt…
Ma un push pull per 6 watt? Perché non un single ended?
Molto interessante, attendo anche io di poterlo vedere nelle foto, le ECL82 sono valvole relativamente recenti ed il progetto sicuramente diverso dai vari push pull, realizzato con le solite EL34 o oppure EL84.