Merlòtto: Amplificatore Valvolare Single-Ended 6V6 Hi-Fi

Nel mondo dell’Hi-Fi valvolare capita purtroppo di imbattersi in apparecchi che costano relativamente poco ma valgono ancora meno. È quello che è successo al proprietario degli apparecchi mostrati in questo articolo: convinto di poter costruire poco alla volta un buon impianto spendendo cifre contenute, si è invece ritrovato ad acquistare diversi amplificatori assemblati alla bell’e meglio. Presi singolarmente sembravano economici; sommando le spese, il risultato è stato quello di spendere molto più del previsto per una collezione di apparecchi praticamente inutilizzabili.

Da questa situazione è nato “Merlòtto”, un amplificatore single-ended con valvole 6V6 realizzato recuperando tutto ciò che poteva essere salvato da due di questi apparecchi. Invece di tentare l’ennesima riparazione di circuiti che non avevano una base progettuale sensata, ho preferito smontare tutto, selezionare le parti ancora valide e costruire un amplificatore completamente nuovo.

Il recupero, quando ha senso farlo, permette anche di contenere una parte dei costi: zoccoli, connettori, valvole, telaio e altri componenti possono avere ancora un valore reale anche quando il circuito nel quale erano montati è da buttare. Naturalmente recuperare non significa riutilizzare qualsiasi cosa. Ogni componente deve essere valutato e ciò che non è adeguato al nuovo progetto viene sostituito. Il risultato finale non è quindi una modifica degli apparecchi precedenti, ma un amplificatore SB-LAB progettato da zero, nel quale alcune parti recuperate hanno semplicemente trovato una seconda vita.

Gli apparecchi di partenza

Prima di vedere come è stato costruito Merlòtto vale la pena mostrare da dove siamo partiti. I componenti recuperati provenivano da alcuni apparecchi costruiti da un cantinaro e acquistati dal cliente come elettroniche Hi-Fi valvolari economiche. Esteticamente potevano anche incuriosire, ma appena messi sul banco di misura la situazione diventava molto meno romantica.

Il primo apparecchio era venduto come preamplificatore equipaggiato con valvole 1626. La costruzione utilizzava anche componenti discreti di un certo valore, ma inseriti in un circuito realizzato senza un criterio tecnico accettabile. È uno dei casi nei quali la presenza di valvole particolari, condensatori costosi o connettori esotici serve soprattutto a fare scena: se il circuito è sbagliato, il componente prestigioso non lo rende migliore.

Una descrizione quasi comica presentava l’oggetto così: Configurato come un piccolo amplificatore finale con un doppio triodo in ingresso ed un triodo 1626 in SE in uscita che alimenta un trasformatore WE. Tutte le alimentazioni dei filamenti sono in continua con condensatori di grossa capacità… per evitare saturazione del nucleo i trasformatori sono caricati tramite un grosso condensatore da 5 uF di qualità assoluta.

Naturalmente un trasformatore non smette di saturare perché davanti gli si mette un bel condensatore WE… “Wè Wè!”. Sul banco questo apparecchio mostrava una banda passante di appena 90 Hz ÷ 10 kHz a -1 dB. Come bonus, una povera EZ41 doveva caricare ad ogni accensione circa 1800 µF di condensatori elettrolitici: un carico assolutamente spropositato per quel tipo di raddrizzatrice e un ottimo sistema per accorciarle drasticamente la vita. Il secondo apparecchio smontato era invece pubblicizzato come finale single-ended con valvole AL4 o WE38.

Questo secondo apparecchio riusciva a erogare la stratosferica potenza di 0,12 watt RMS prima di entrare in clipping. Superato quel livello, una parte della forma d’onda veniva praticamente tranciata e l’amplificatore diventava più simile a un effetto fuzz che a un finale Hi-Fi. Anche l’alimentazione era costruita secondo la filosofia del “più grosso è il condensatore, meglio è”: il piccolo trasformatore di alimentazione doveva caricare due enormi elettrolitici direttamente all’accensione. La prima volta che lo alimentai produsse un “DOOONG” talmente violento che tolsi istintivamente la mano dall’interruttore.

Un altro rottame con delle UY76

Il problema della disinformazione: apparecchi del genere non provocano soltanto una perdita economica. Chi compra il primo amplificatore valvolare della propria vita e si ritrova davanti a prestazioni simili può facilmente concludere che “le valvole suonano così”, oppure che un amplificatore valvolare debba per forza ronzare, avere poca banda passante, poca potenza e un basso incontrollato. Non è così. Un single-ended progettato correttamente è un apparecchio semplice, ma proprio per questo ogni particolare deve essere dimensionato come si deve. Non basta mettere insieme valvole antiche, condensatori costosi e trasformatori con qualche nome altisonante. E senza aver mai ascoltato o misurato un apparecchio realmente ben costruito è anche difficile rendersi conto della differenza.

Smontiamo tutto !!!

Arrivati a questo punto la soluzione migliore era semplice: smontare tutto. È anche una delle parti del lavoro che trovo più divertenti, perché dentro apparecchi tecnicamente disastrosi si possono comunque trovare componenti perfettamente utilizzabili. In questo caso sono saltati fuori condensatori validi, connettori RCA rodiati, zoccoli, valvole e diversa minuteria che non aveva alcun motivo di finire nella spazzatura insieme al resto del circuito.

Ogni componente recuperato è stato controllato prima di decidere se riutilizzarlo. Una parte è entrata direttamente nel nuovo Merlòtto; altro materiale che poteva ancora avere un valore ma che non mi serviva è stato venduto o dato in permuta, riducendo così la spesa del cliente. Quello che invece non aveva alcuna utilità è stato smaltito. Recuperare ha senso proprio in questo modo: non conservare tutto a qualunque costo, ma distinguere ciò che può ancora essere utilizzato da ciò che è semplicemente spazzatura.

La ricostruzione inizia!

Per il nuovo amplificatore ho deciso di conservare uno dei telai in legno. Non era certamente realizzato con un’essenza pregiata: semplice compensato di conifera tinto color noce e lucidato nel tentativo di dargli un aspetto più importante di quello che realmente aveva. La forma però era interessante e la struttura sufficientemente robusta, quindi non c’era motivo di buttarlo.

Invece di continuare a fingere che quel compensato fosse legno pregiato, ho scelto semplicemente di cambiarne completamente l’aspetto e utilizzarlo come base del nuovo progetto. Il telaio è stato sverniciato, sono state chiuse le forature rimaste dalla costruzione precedente ed è stato infine preparato per la successiva finitura.

Per il frontale ho invece disegnato una pulsantiera completamente nuova, realizzata mediante stampa 3D in resina.

I pannelli metallici sono stati invece realizzati in alluminio con lavorazioni tradizionali.

Qui si vede la vaschetta posteriore con le boccole RCA. Le tre coppie ravvicinate corrispondono ai tre ingressi, mentre la coppia separata è l’uscita a basso livello destinata a un eventuale amplificatore per subwoofer, funzione richiesta espressamente dal cliente. I connettori RCA rodiati sono stati tutti recuperati dal precedente apparecchio con le 1626.

Nelle foto seguenti si vede la realizzazione della mascherina anteriore. Anche il potenziometro del volume è stato recuperato, mentre i tre pulsanti meccanici utilizzati per la selezione degli ingressi sono ricambi NOS che avevo già a disposizione. Il segnale audio però non passa direttamente attraverso questi pulsanti: essi comandano dei relè di segnale con contatti in argento sigillati in atmosfera inerte. In questo modo la commutazione degli ingressi avviene vicino alle connessioni RCA e il percorso del segnale rimane corto, evitando inoltre i comuni commutatori meccanici i cui contatti, con il tempo, possono ossidarsi.

Le foto seguenti mostrano le varie fasi di finitura del telaio, dopo che avevo completato tutte le lavorazioni necessarie per ospitare la nuova elettronica.

A questo punto è iniziato il montaggio dell’elettronica vera e propria. Il telaio in legno è stato rivestito internamente con rame, collegato a terra, in modo da realizzare una schermatura elettrica efficace e creare una struttura equipotenziale all’interno dell’apparecchio. Le fotografie documentano diverse fasi del cablaggio e della successiva messa a punto. In alcune immagini si vedono infatti componenti temporaneamente scollegati o sostituiti durante le prove sull’alimentazione e sulla rete di controreazione.

I condensatori rossi e gli zoccoli delle valvole visibili nelle fotografie provengono dagli apparecchi smontati all’inizio del lavoro.

Descrizione tecnica dell’amplificatore Merlòtto

Merlòtto è un amplificatore stereo single-ended basato sulle 6V6G o 6V6GT. Lo stadio di ingresso e pilotaggio utilizza una 6SL7, mentre l’alimentazione anodica è raddrizzata da una 5V4G. Il filtraggio è realizzato con una cella CLC e capacità volutamente contenute, dimensionate rispettando i limiti della valvola raddrizzatrice invece di inseguire l’idea, completamente sbagliata, che mettere centinaia o migliaia di microfarad ovunque renda automaticamente migliore un alimentatore.

I filamenti sono alimentati in corrente alternata. Se il cablaggio, le masse e il trasformatore sono progettati correttamente non c’è alcuna necessità di raddrizzare i filamenti delle valvole finali o di riempire il telaio di condensatori elettrolitici. Il rumore non si combatte aggiungendo componenti a caso: si combatte progettando correttamente l’apparecchio.

All’interno dell’amplificatore è presente anche una ECC82 utilizzata per realizzare un filtro passabasso attivo dedicato all’uscita subwoofer. Il segnale viene prelevato direttamente dall’uscita dei trasformatori audio, quindi segue esattamente il livello impostato dal controllo di volume e comprende anche il comportamento dello stadio finale. L’uscita ottenuta può essere collegata a un subwoofer attivo oppure a un amplificatore esterno dedicato alle basse frequenze.

Tutti i trasformatori sono nuovi e prodotti da SB-LAB. I trasformatori di uscita sono i miei SE8K5-6V6P; il filtro anodico utilizza un’induttanza 15S56 da 10 H / 100 mA. Il trasformatore di alimentazione è invece un 24S90 realizzato appositamente per questo circuito.

Sul banco Merlòtto eroga 3,4 watt RMS per canale prima del clipping. Il fattore di smorzamento è 4,9 e la risposta in frequenza si estende da 15 Hz a 35 kHz entro -1 dB. A 1 watt la distorsione armonica totale è circa dello 0,5%. Sono valori reali e misurati sull’apparecchio finito, non numeri ricavati da una simulazione o dalla targa della valvola.

Il circuito di Merlòtto è disponibile anche come schema Premium SB-LAB. Chi vuole costruirsene uno può acquistare lo schema insieme al set di trasformatori già dimensionati per il progetto: trasformatori di uscita, induttanza e trasformatore di alimentazione. In questo modo non è necessario adattare trasformatori generici o procedere per tentativi. Per prezzi e disponibilità basta contattarmi direttamente.

Un Merlòtto costruito da un cliente

Un esempio concreto è quello di Roberto, un cliente che aveva già realizzato cinque miei progetti e che ha successivamente acquistato anche lo schema Premium di Merlòtto insieme al relativo set di trasformatori SB-LAB. Partendo dalla documentazione fornita si è costruito autonomamente il suo amplificatore, realizzando anche il telaio in legno di faggio naturale e aggiungendo un controllo di volume motorizzato con telecomando.

Roberto utilizza il suo Merlòtto con una coppia di Vienna Acoustics Mozart da 150 watt e, nonostante i circa 3 watt per canale disponibili, mi ha riferito di essere rimasto particolarmente soddisfatto della pressione sonora ottenuta, della definizione dei bassi e soprattutto della piacevolezza dell’ascolto anche a volume sostenuto. Un’altra cosa che ha voluto segnalarmi è la silenziosità dell’amplificatore: con ingresso senza segnale e volume al massimo non riesce a percepire rumore di fondo nemmeno avvicinando l’orecchio agli altoparlanti.

Questa realizzazione mostra anche lo scopo degli schemi Premium SB-LAB: non semplicemente fornire uno schema elettrico da copiare, ma mettere a disposizione un progetto già costruito, collaudato e misurato, insieme ai trasformatori progettati per funzionare con quel circuito. Chi possiede l’esperienza necessaria per costruire in sicurezza un apparecchio valvolare può quindi realizzare autonomamente il proprio Merlòtto, personalizzandone telaio, finiture e comandi senza dover riprogettare da zero la parte elettronica e magnetica.


Qui sotto pubblico, come di consueto, alcune delle misure effettuate sull’amplificatore finito.

Banda Passante @ 1 Watt

THD

Quadra 100Hz

Quadra 1khz

Quadra 10Khz

Risposta in frequenza dell’uscita SubWoofer

Considerazioni sui costi

Per costruire Merlòtto sono state necessarie circa 33 ore di lavoro effettivo, alle quali va aggiunta un’intera giornata dedicata alle misure, alle prove e alla messa a punto finale. A questo si aggiunge il lavoro necessario per tutta la documentazione prevista per poter consegnare legalmente un apparecchio completo. Dal materiale precedente ho potuto recuperare il telaio, gli zoccoli delle valvole, alcuni condensatori, le boccole RCA, il potenziometro e le 6V6 già appartenenti al cliente. Tutto il resto è stato realizzato o acquistato nuovo: trasformatori, induttanza, pannelli metallici, componentistica elettronica, cablaggi e finitura del mobile.

Il costo finale ha quindi superato abbondantemente i mille euro. La cifra può sembrare elevata se confrontata con i 400/600 euro richiesti per certi amplificatori artigianali venduti su Subito.it, ma si tratta di apparecchi che non possono essere messi sullo stesso piano. In questo caso il cliente aveva già speso quasi 1600 euro comprando due preamplificatori e un finale che, alla fine, erano rimasti inutilizzati a prendere polvere. Spendere poco per tre volte non significa aver risparmiato.

Un amplificatore costruito seriamente costa perché dietro ci sono progetto, trasformatori adeguati, componenti scelti per la loro funzione, ore di lavoro, misure strumentali, messa a punto e responsabilità sul prodotto finito. Non serve riempire il telaio di componenti esoterici: serve sapere perché ogni componente è lì e verificare sul banco che l’apparecchio faccia realmente ciò per cui è stato costruito.

Per chi desidera un amplificatore valvolare realizzato su misura, oppure vuole costruirselo personalmente partendo da uno schema già collaudato e da trasformatori progettati espressamente per quel circuito, questo è esattamente il tipo di lavoro che realizzo in SB-LAB. Prima di spendere ripetutamente soldi in apparecchi economici sperando di trovare quello buono, può essere molto più conveniente partire direttamente da un progetto fatto come si deve. C’era un detto dei nostri nonni che diceva: “Chi poco spende, troppo spende”.

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5 Responses to Merlòtto: Amplificatore Valvolare Single-Ended 6V6 Hi-Fi

  • A distanza di mesi si sente sempre benissimo. Un saluto a Stefano ed a tutti

  • Eccola qua la “fortunata” vittima degli improbabili accrocchi acquistati incautamente in rete. Fortunata paradossalmente perché se non fosse stato per quelle improbabili (a posteriori dato che al momento mi sembravano ottime) produzioni, non mi sarei imbattuto in Stefano.
    Mi ero insospettito di aver preso dei bidoni frequentando il sito Stefano Bianchini Lab proprio comparando gli interni dei prodotti spazzatura che Stefano aveva pubblicato (tragicamente simili al mio) ed i manufatti prodotti da Stefano medesimo. Anche ad un occhio inesperto come il mio balza agli occhi l’ordine interno, non un’accozzaglia di fili condensatori assemblati “a groviglio”, ogni cosa ancorata al proprio posto, chiaramente di un altro livello costruttivo. Questo fatto riesco a vederlo perfino io. Mi sono quindi messo in viaggio, sono andato al laboratorio di Stefano, fatte le misurazioni dei vari pre e finali e, decretata la pochezza delle elettroniche, abbiamo deciso subito il da farsi. La genesi dell’amplificatore è molto ben descritta sul blog.
    Ed ecco nato il Merlotto. E’ una “bestiaccia” da 3,5 w (tutti gli altri dati potete leggerli nell’articolo) che fa letteralmente decollare le mie casse (autocostruite) le Haruna, un progetto Olson Nagaoka della fruegel horn a doppio caricamento posteriore con i fostex 166 nv da 96 db a cui è stato implementato un tweeter a nastro Fountek. Ho scoperto che le valvole non ronzano, ho scoperto che esistono i bassi e gli alti e che sono in equilibrio tra loro sommati ai medi è ovvio, la banda passante. Ho scoperto molto dettaglio ed un grande piacere all’ascolto e come i larga banda possano letteralmente volare. Non sono un recensore quindi mi fermo qui.
    Ringrazio molto Stefano per la cortesia per la competenza e per aver fatto un lavoro splendido come solo un super professionista sa fare (dimenticavo Merlotto è marchiato CE ed ha il suo bel manuale di manutenzione e garanzia rilasciato dal costruttore) che, quotidianamente, mi regala sempre dell’ottima musica riprodotta in maniera fantastica.
    Non comprate spazzatura.

  • Sono anch’io una vittima di questi prodotti estremamente scadenti. Attirato dal prezzo basso portai a casa uno di questi cosi che si rivelò subito un ronzino sfiatato. Dopo varie peripezie, mi decisi ad affidarlo a Stefano per un tentativo di upgrade: ebbene, ne venne fuori un autentico purosangue, una delizia per gli occhi e le orecchie. Un’esperienza costosa ma preziosa: diffidare dei prezzi stracciati e dei costruttori improvvisati; un amplificatore a valvole ben progettato e ben realizzato non può costare poche centinaia di euro, a meno che non sia, appunto, una ciofeca costruita con i piedi e perdipiù pericolosa. Attenti all’immondizia, ce n’è anche troppa in giro!

  • Si certro che se dovevi costruirti tutto da te tanto valeva che compravi la roba invece di spendere 10volte la cifra per comprare un’immondezzaio montato da uno che non sa nemmeno polarizzare una valvola.

  • Kalimero… ossia “Non tutto il male vien per nuocere”
    Beh, salve a tutti. Io sono uno dei tanti, che hanno avuto la sfortuna, o, detto meglio, che sono stati cosi’ sprovveduti e poco accorti da acquistare un pre e un finale dal mitico costruttore di immondizia, autore anche degli apparecchi sopra.
    La mia esperienza è stata particolarmente traumatica, in quanto ha comportato, oltre a 2 bidoni, anche un continuo avanti ed indietro di elettroniche via corrieri, durante l’inverno e la primavera del 2020, in pieno periodo Covid.
    Ve la racconto… abbreviata, ed in fondo, vi narro anche l’aspetto positivo.
    Acquisto, a fine 2019, un preamplificatore dal nostro amico. Bello, artigianale e vintage come pochi, con 2 vt76 e 2 6sn7. Il pre arriva, ma ronza come una segheria di marmo. Torna al costruttore dopo pochi giorni, che me lo rimanda, dicendo che da lui ora è silenziosissimo, forse era qualcosa che si era dissaldato diurante il viaggio…. nel frattempo, mi propone un finale con 2 6sn7, 4 6v6 in parallelo, 2 per canale, fantastici trasformatori vintage della Siemens, e condensatori Western Electric rimarcatati MicaMold. Arrivato il finale (aspettavo il pre), anche questo non funziona. Il suono è bassissimo anche sulle La Scala, diffusore dall’efficienza mostruosa. Inoltre ronza. Rimandato indietro, mi arriva il pre “aggiustato”…. che ronza uguale a prima, a livelli inascoltabili…. provo a fare qualche modifica, con l’assistenza del costruttore di immondizia…. ma le cose peggiorano solo. E, quello che vedo dentro al pre mi lascia un poco perplesso. Saldature a “grumo”, pezzi incollati col bostik, viti tenute dalla colla, fili senza distinzione che finiscono malamente in varie parti, fili con la B+ che passano vicinissimi a parti metalliche, etc. Il costruttore mi spiega che così va costruita la roba vintage. E chi sono io per contestare, mi chiedo?
    La faccenda va avanti,con vari giri, facendo sempre più lievitare i costi, fino a che il Mister non propone di farmene un altro, speciale per me. Dopo 2 mesi, mi arriva un pre molto più modesto, con prese in acciaio, e che ronza peggio di quello di prima. Nel frattempo è tornato Kalimero, il finale, con esattamente gli stessi problemi di prima. Alla misura, presso un amico, tirava fuori 0,20W con le 2 6V6 in parallelo, e ben 0,35 W togliendo via una valvola, quindi usando 1 singola 6V6 in SE. Il tutto con distorsioni tra il 5 e il 7%

    In sintesi… il pre è ormai completamente smontato, inutile, grazie ad una alimentazione completamente sballata ed un progetto, il pre con le 76 di Bergmann apparso anni fa su Glass, realizzato però molto malamente, addirittura con una finta raddrizzatrice, che non serviva a nulla, mentre la corrente era raddrizzata da un ponte di diodi. Il finale ha subito varie ricostruzioni. Infatti, oltre che realizzato da cani, cablato da cani, e con un layout sbagliato (le finali davanti, le preamplificatrici tra finali e trasformatori, cavi che giravano ovunque, alimentazione dei filamenti che toccava quasi lo chassis senza protezione, tutto tenuto da bostik, incluse le viti, etc)e con tensioni e bias sbagliati….. insomma, oltre a questo disastro, utilizzava solo un lato per ogni 6SN7 (un doppio triodo… usato come singolo!) per pilotare una coppia di 6V6 SE in parallelo, che andavano ad un trasformatore non Siemens, bensì di nota marca italiana, siliconato dentro calotte nere. E il trasformatore……. un Push Pull da 6k collegato in uscita a 4 ohms. dunque la coppia di valvole, che avrebbe avuto bisogno di 2,3-2,5k, vedeva in uscita un trasformatore inadatto, saturato dalla corrente necessaria al funzionamento in SE, e con un’impedenza su carico di 8 ohms di 12k (12.000 ohms!!!!)

    Ora almeno il finale, da cui si sono recuperati i condensatori, gli zoccoli delle valvole, le prese di entrata ed uscita e il telaio, con i magnifici trasformatori di Stefano Bianchini, è diventato un finale vero, e ben suonante. Un SE di 6V6, pilotate da 6J5 (la metà di una 6SN7) con un bel cablaggio e un filtraggio curato. Il finale è magnifico, pilota, con solo 3 watt, le mie enormi La Scla come e meglio di qualunque amplificatore mai passato da casa mia!.
    Oltre a usare 6V6 fivre cokebottle nos, che suonano divinamente, come le loro pilota 6J5 RCA metal base nos, i trasformatori di Bianchini fanno impallidire qualunque altra cosa. Bassi fantastici, profondissimi e possenti, medi da urlo e una gamma alta presente e dettagliata, ma mai fuori le righe! Insomma, grazie a i trasformatori di Bianchini il finale si è trasformato in qualcosa di unico e speciale

    Quale è stato il lato positivo vi chiederete? Bene, per venirne a capo, visto che sono testardo, mi sono messo a studiare, a realizzare circuiti semplici, a imparare a fare i calcoli più semplici, ho incominciato a capire i circuiti e il funzionamento di ciascun elemento. Dopo 4 anni non sono certo un ingegnere elettronico, ma ora so leggere perfettamente un circuito, capirne molti errori, e soprattutto realizzarlo! Forzatamente e per necessità, ho dovuto imparare tutto, e sopratutto imparare ad autocostruirmi ciò che voglio, e a modificarlo secondo le mie esigenze. Dunque…. grazie Kalimero!!!

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Yet Another 300B: Il Classico Amplificatore a Valvole

Il progetto che presento oggi è l’ennesimo amplificatore basato sulla celebre valvola 300B, ma con un taglio diverso dal solito: non è il classico “racconto da vetrina”, è una ricostruzione completa nata per trasformare un apparecchio mediocre in un finale single-ended serio, misurabile e davvero piacevole all’ascolto. Questo articolo è utile a chi vuole capire perché molti 300B commerciali suonano peggio di quanto il mito faccia credere, e soprattutto cosa serve, in pratica, per far rendere una 300B come si deve: alimentazioni corrette, driver capace di swing reale, componentistica adeguata e trasformatori d’uscita degni del compito.

Le radici del progetto risalgono al 2011, quando ero ancora un hobbista. All’epoca acquistai un amplificatore cinese usato, il “Music Angel XD-850MKIII”. Mi attiravano il prezzo basso, l’estetica con le valvole in bella vista e la curiosità di capire se, con poche modifiche, potesse diventare qualcosa di valido. L’entusiasmo iniziale, però, si spense in fretta: non era un punto di partenza “da rifinire”, era un punto di partenza da rifare.

Da quell’esperienza è nato YA300B, acronimo di “Yet Another 300B”: un progetto che parte da un caso reale, ne mostra i difetti senza sconti, poi arriva ad una soluzione tecnica completa, con risultati strumentali e sonori di alto livello. Nel 2024 il progetto è tornato d’attualità perché un cliente ha voluto realizzarlo, permettendomi di riprendere in mano lo schema originale, migliorarlo con l’esperienza accumulata in 13 anni e misurare l’amplificatore in modo più rigoroso rispetto a quanto avevo fatto allora. Se possiedi già un Music Angel (o un “candelabro” simile), questa trasformazione può valere davvero la pena. In alternativa, come vedremo più avanti, è anche possibile costruire tutto da zero.

Music Angel XD-850MKIII: un’esperienza deludente

Il Music Angel XD-850MKIII, che inizialmente sembrava promettente, si rivelò una delusione. Come scrivevo nel vecchio articolo del 2011, a volte la curiosità ti spinge ad acquistare uno di questi amplificatori cinesi: sono economici e hanno un aspetto accattivante, ma come si comportano davvero? Per chi è alle prime armi, il giudizio all’ascolto può sembrare positivo, perché è relativo alle esperienze precedenti. Con l’esperienza maturata nel tempo, invece, trovai questo amplificatore decisamente insoddisfacente. In breve, era un dispositivo che spegnevo volentieri, dimostrando che affidarsi solo al “fascino della 300B” è spesso un’illusione.

L’amplificatore suonava in modo stridulo, al punto da far venire la pelle d’oca per il fastidio durante l’ascolto. Invece di venderlo, scaricando il problema su qualcun altro, decisi di divertirmi a modificarlo. Quello che proposi allora non era un semplice aggiornamento, ma una trasformazione totale: da amplificatore “candelabro” ad amplificatore serio e ben suonante.

La trasformazione: da candelabro ad amplificatore

Quando parlo di amplificatori “candelabro”, mi riferisco a quei modelli progettati soprattutto per mostrare esteticamente le valvole, più che per offrire prestazioni audio realmente convincenti. Il Music Angel XD-850MKIII è un esempio perfetto: un finale single-ended con valvole 300B, dove le 300B sono pilotate da un altro finale single-ended con valvole 2A3. Queste, a loro volta, sono pilotate da uno stadio di ingresso basato su un doppio triodo RF a riscaldamento diretto DCC90, noto per la microfonicità, ma reso “scenografico” da tre anelli di acciaio inox 18/10, con un set di coltelli e una padella antiaderente in omaggio.

Detto questo, avere un telaio già pronto è sempre una grande comodità: molto meglio che costruire qualcosa da zero in una scatola di legno improvvisata, magari con maniglie dei cassetti del bagno prese all’IKEA o con teglie da lasagne usate come telai. Questo progetto nasce quindi all’insegna del divertimento e dell’autocostruzione. Va anche detto che la modifica finì per costare più dell’amplificatore stesso, ma la realizzai per recuperare il meglio da un acquisto incauto, per imparare e per fare esperienza, esperienza che poi mi è stata molto utile. Anche se dell’originale è rimasto ben poco, il recupero del telaio ha fatto risparmiare tempo e denaro rispetto a costruire un dispositivo completamente nuovo. Il risultato finale è di alto livello, quindi, se possiedi già un amplificatore simile, questa trasformazione può valere davvero la pena. In alternativa, è possibile costruirlo tutto da zero, come vedremo più avanti in questo articolo.

Dentro il Music Angel originale

Per chi si stesse domandando se sia possibile ottenere un reale miglioramento senza spingersi fino ad una modifica così profonda, la risposta purtroppo è negativa. Interventi parziali o “di contorno” non portano a risultati concreti: senza ripensare l’apparecchio alla radice, i limiti di partenza restano tutti.

La concezione circuitale di partenza era fortemente carente. Analizzando lo schema emerse subito che i filamenti delle 300B e delle 2A3 erano alimentati in una sorta di “pseudo DC”, ottenuta con un raddrizzatore a doppia semionda seguito da un solo condensatore elettrolitico. La situazione peggiorava ulteriormente sul filamento della DCC90, alimentato addirittura tramite un raddrizzatore a singola semionda. Un’impostazione del genere non solo comprometteva seriamente le prestazioni sonore, ma rendeva l’ascolto affaticante e sgradevole. Come se non bastasse, l’apparecchio si guastò poco tempo dopo l’acquisto. A quel punto decisi di intervenire in modo radicale, eliminando completamente il circuito originale e ripartendo da zero.

In seguito passai alla misura di trasformatori e induttanze, con la speranza di salvare almeno una parte della componentistica originale. La realtà fu però ben diversa, e l’immagine rende la situazione molto meglio di qualsiasi descrizione. Mi trovai davanti a trasformatori completamente arrugginiti, come se fossero rimasti per decenni in una cantina umida. Erano piccoli, chiaramente sottodimensionati, assemblati in modo approssimativo, con lamierini deformati e chiusi male. Mancava qualsiasi impregnatura e i fili di collegamento erano sottilissimi, più simili a capelli che a conduttori degni di questo nome.

I lamierini davano l’impressione di essere stati tagliati con le forbici: irregolari, rovinati, spiegazzati e coperti di ruggine. La struttura dell’avvolgimento era altrettanto discutibile, con una sezione di secondario all’inizio, un’altra alla fine e il primario schiacciato in mezzo. Nel complesso il risultato era desolante, addirittura peggiore di quello che si può trovare nei trasformatori audio di alcune vecchie radio a valvole.

Il tensionamento del filo era praticamente assente: l’avvolgimento risultava lasco, con più aria che materiale isolante tra uno strato e l’altro, e completamente privo di impregnatura. Le misure confermarono subito i sospetti: la banda passante si estendeva da circa 200 Hz fino ad 86 kHz a -3 dB. Con un numero così ridotto di sezioni, senza impregnazione e con ampi spazi vuoti, l’assenza dei bassi era inevitabile. A peggiorare il quadro contribuiva anche l’avvolgimento poco serrato, addirittura morbido al tatto, che insieme alla grande quantità di aria interna enfatizzava ulteriormente il carattere aggressivo e stridulo dell’amplificatore.

Nell’immagine sottostante si vede l’induttanza: appena 1 Henry, di dimensioni così ridotte da essere quasi certamente in saturazione durante il normale funzionamento. Era fissata con una sostanza cerosa giallastra e dura, di natura non chiaramente identificata, dettaglio che accomunava anche il trasformatore di alimentazione.

Progetto YA300B – “Yet Another 300B”

Il circuito è configurato così. Lo stadio di ingresso utilizza i due triodi di una 6SL7GT in configurazione cathode coupled, fornendo una preamplificazione contenuta, pari a 9,5 dB. Lo stadio successivo utilizza un triodo di 6SN7 (mezza valvola per ciascun canale), caricato con un CCS a transistor. Questo approccio si è rivelato necessario per ottenere uno swing di tensione sufficiente a pilotare la finale usando la stessa alimentazione. Utilizzare una resistenza come carico avrebbe richiesto una tensione molto più elevata, perché la 300B, in questa configurazione, richiede una escursione di 240 V peak-to-peak per essere pilotata completamente. In caso contrario il driver distorce prima della finale, cosa che accade in molti altri progetti con la 300B, compresi apparecchi commerciali da 5000 euro e oltre. Questo è un comportamento da evitare.

Una soluzione completamente valvolare sarebbe stata quella di usare una tensione più elevata per il driver e adottare circuiti come il mufollower, come nei successivi progetti Triodino 3,5 e Triodino 4. Tuttavia, questa scelta avrebbe richiesto una valvola in più e un ulteriore stadio di alimentazione, rendendo il tutto più complesso. Il CCS (Current Source/Sink) è invece un approccio importante per chi apprezza un ascolto dettagliato e non lo liquida per pregiudizio senza averlo provato. Vale la pena ricordare che i CCS, in generale, e in particolare quelli basati su MJE340/350, sono usati come carichi anodici o sorgenti di corrente in numerosi preamplificatori di ottima fama.

Per avere lo schema Premium leggi qui e contattami qui.

Ho dedicato molto tempo all’ottimizzazione del driver e sono riuscito ad ottenere una compensazione armonica tra 6SN7 e 300B, riducendo in modo significativo la distorsione della finale fino a ridosso del clipping. La controreazione globale è molto moderata, circa 4 dB, ed è applicata solo al driver (disattivabile opzionalmente), mentre le 6SL7 sono escluse dal circuito di retroazione fin dall’inizio. Nelle foto successive è illustrato il processo di ricostruzione del Music Angel.

Ho rimosso la torretta di protezione della DCC90 e ampliato il foro per ospitare una valvola octal.

Ho cablato il nuovo circuito.

Seguendo una logica di recupero intelligente, per il cablaggio ho riutilizzato una parte dei componenti originali insieme ad elementi provenienti da altri apparecchi smontati, affiancandoli a componenti nuovi dove necessario. Il risultato finale è l’apparecchio che si vede qui sotto.

Infine ho montato una coppia di 300B Full Music, in un circuito abbinato ad una catena di alimentazione e a trasformatori di qualità adeguata.

Ecco la raddrizzatrice utilizzata: una 5U4GB NOS.

Il ritorno del progetto nel 2024

Nel 2024 un cliente si è interessato a realizzare questo mio progetto molto datato. Ho quindi ripreso lo schema originale e l’ho leggermente migliorato alla luce delle conoscenze acquisite negli ultimi 13 anni. Le modifiche sono state mirate e non rivoluzionarie, ma hanno comunque contribuito a rifinire ulteriormente il risultato.

Il cliente, essendo ai primi montaggi, ha incontrato qualche difficoltà tecnica. Mi ha quindi portato il dispositivo in laboratorio per risolvere un paio di piccoli problemi. Avendo l’amplificatore sul banco, ho potuto anche effettuare misure più accurate rispetto a quelle fatte molti anni fa. Nelle foto che seguono si vede il suo montaggio.

Visione termica dei 2 transistor MJE350

Prestazioni strumentali dell’amplificatore

Durante i test strumentali sono emersi risultati eccellenti. La potenza RMS indistorta è di 8,2 watt per canale, con una potenza massima di 9,8 watt in condizioni di profondo clipping. Il fattore di smorzamento (DF) è 7,7. La distorsione armonica totale a 1 watt è di 0,52%, mentre la banda passante si estende da 10 Hz a -0,2 dB fino a 20 kHz a -1,2 dB. Questi valori confermano la qualità del progetto. Di seguito i consueti grafici di riferimento:

THD

Banda passante

Quadra a 100Hz

Quadra a 1khz

Quadra a 10khz

Come suona: assolutamente eccezionale. L’apertura sonora è sorprendente, con bassi profondi, puliti e ben controllati, e un’estensione nelle alte frequenze capace di provocare brividi lungo la schiena per la pulizia e la naturalezza. Ogni microdettaglio è reso con grande precisione, con un palcoscenico sonoro ampio e credibile. La 300B, quando è inserita in un progetto coerente e pilotata nel modo corretto, può offrire risultati davvero straordinari, con ricchezza timbrica e profondità che lasciano senza parole.

Grazie per aver esplorato YA300B, un’evoluzione completa basata sul telaio del Music Angel XD-850MKIII. Con una revisione radicale e prestazioni di alto livello, YA300B dimostra il potenziale della 300B quando è supportata da scelte progettuali corrette. Se sei interessato a realizzare questo progetto, sia modificando un Music Angel esistente sia costruendo da zero, consulta lo schema premium e il set di trasformatori disponibile. Contattaci per ulteriori informazioni e per acquistare il kit.

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9 Responses to Yet Another 300B: Il Classico Amplificatore a Valvole

  • Grazie mille per il tuo commento e per aver condiviso la tua esperienza con lo YA300B! Sono davvero felice di sapere che sei soddisfatto della resa sonora dell’amplificatore e che si sposa così bene con le tue Klipsch Forte 4. È sempre un piacere sapere che il lavoro che ho svolto ha portato a risultati così positivi.

    Le tue parole sono un grande incoraggiamento per me e mi motivano a continuare a migliorare e a dedicarmi con passione a questi progetti. Concordo pienamente: la 300B è una valvola leggendaria e merita un progetto di altissimo livello come lo YA300B.

    Grazie ancora per il tuo feedback e per la fiducia che hai riposto in me. Sono sempre qui per supportarti e per qualsiasi futura esigenza o domanda.

    Buon ascolto!

  • Finalmente ho portato a casa lo YA300B dopo l’intervento di Stefano. Sono molto soddisfatto della resa sonora dell’ amplificatore. Suono pulito, dettagliato, veloce e ben controllato. Collegato a delle casse con buona efficienza, Klipsch Forte 4 nel mio caso, la potenza erogata è più che sufficiente ad insonorizzare una stanza ad alti livelli.
    Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare Stefano per l’ottimo lavoro. Credo che una valvola mitica come la 300B meriti un progetto all’altezza, come lo YA300B!

  • la dimensione dell’induttanza è sempre in rapporto a quella del condensatore, io ho usato 1H sugli albireo ma perchè avevo un duplicatore che esce con un ripple a dente di sega che si filtra facile e dopo la L ci sono 1000uF di condensatore. Quanto alle valvole a riscaldamento diretto te continui a dare sentenze senza mai aver provato le cose le 300B sono valvole fantastiche e quella coppia di full music costa più di 300 euro credo, a usarle non c’è proprio nessuna complicazione regolando un reostato da alcune decine di ohm tra i capi del filamento e il cursore a massa porti il ronzio che esce verso gli AP a meno di 10mVpp.

  • Mi fa pensare quella impedenza da 1 solo henry. Alcune banali radio a valvole avevano già roba migliore,gli va che essendo in classe A l’assorbimento è costante. Magari mettono elettrolitici più grandi.
    sto cominciando a pensare che molta gente ha le orecchie mosce e non sente le differenze tra uno e l’altro (e si che io cerco di stare abbastanza distante dall’hi fi…..e sopratutto dalle valvole). Quello che faccio lo faccio perchè obbligato.

    Se si pensa che nel super ampli (teorico) che presenterò a ottobre novembre per filtrare l’anodica serve un induttanza che regga 300 mA da 4 H che pesa quasi 2 kg. Ed è un ampli mono …
    Penso che attaccandogli anche una banale 5 valvole quell’induttanza è già al pelo

    Poi…anche qui con le complicazioni filamento catodo….valvole a riscaldamento diretto….questo 2angel non mi sta simpatico manco un pò

  • Sono un artigiano che ripara e costruisce amplificatori valvolari ,ho cominciato a giocare con il saldatore a 13 anni e so quello che dico, spendere 600 euro per comprare dell’immondizia cinese con sopra due valvole sono tanti.Me ne portano in laboratorio tutti i giorni , e li mando indietro, l’autoradio che ho sul furgone suona meglio .la gente ha le idee confuse ,solo per costruire un trasformatore ci metto una settimana e se non sono soddisfatto lo smonto e ne faccio un altro .Con 600 euro non ci compra neanche il rame e il nucleo.

  • Che i cinesi facciano pure i loro cellulari e iphone fighettini che dopo 1 anno sono da gettare nella spazzatura, tecnologie di cui non mi interessa proprio niente tra l’altro. E questi non sono affatto pregiudizi, quell’ampli suonava da schifo e s’è rotto dopo 2 mesi. Non è per niente uno schema anni 50, ma una vaccata con 2 finali che pilotano altri 2 finali fatto solo per far mostra di vetro inutilmente. Se fanno felice qualcuno ? bho, probabilmente qualcuno che non ha sentito suonare amplificatori progettati come si deve e che l’amplificatore lo guarda invece che ascoltarlo. Tra l’altro non sono d’accordo che per fare l’alta fedeltà oggi si debbano copiare schemi di 50 anni fà, no assolutamente. Il copiare vecchi schemi lo fanno le persone prive di fantasia e di voglia di creare qualcosa di nuovo. Tanto per iniziare la musica che si ascolta oggi non è quella che si ascoltava allora. Io penso che se devo spendere 800 euro per un’amplificatore dal risultato sonoro così scarso piuttosto tengo i soldi, compro un’amplificatorino a SS da 100 euro che suona meglio. I pregiudizi ce li hanno anche quelli che non avendo mai sentito niente di decoroso si accontentano di quello che passa il convento e magari chiamano “pseudo esperti” persone che non conoscono, che costruiscono amplificatori che non hanno nemmeno sentito. Tu hai mai sentito gli OTL GRAAF ad esempio? Io conosco di persona chi progettava quegli apparecchi e ho giudizi sui miei lavori molto più rilevanti delle tue ciance. Io so come suonano i miei amplificatori, il proprietario di questo music angel rifatto pure e sa pure come suonava prima e come suonava dopo, tu no. Quindi non sputare sentenze, che si e no saprai tenere in mano il saldatore.

  • Trovo veramente divertenti questi commenti lasciati da pseudo “esperti” del settore. Peccato che di oggetti cinesi siamo circondati tutti i giorni e li utilizziamo con soddisfazione: vedi IPHONE O IPAD tutti rigorosamente Made in China. Forse questi amplificatori che perfetti non sono, sicuramente possono far felice qualche appassionato che non ha i soldi per comprarsi un amplificatore KONDO o un AUDIO TECHNè giusto per citarne qualcuno di “economico”. A livello costruttivo non sono diversi da tanti ampli a tubi costruiti negli anni d’oro dell’ alta fedeltà tipo anni 40 o 50 di cui riprendono lo schema, e che tra l’altro funzionano ancora oggi… “SIAMO TUTTI MILIONARI” E CON TANTI PREGIUDIZI…

  • Già, purtroppo ancora molti ci cascano, sugli amplificatori valvolari NON puoi risparmiare. Purtroppo molti pensano che siccome già 600 euro di un cinese son di più di quello che costa un compattone di plastica del supermercato l’ampli cinese (siccome valvolare) debba suonare cmq meglio della roba normale, invece non è vero, finiscono a spendere 600 euro per un candelabro cinese che suona orrendamente male come questo prima della modifica o che nei casi migliori non suona meglio (o al massimo al pari) di apparecchi moderni da 2 soldi. Se vuoi la vera qualità devi essere disposto a spendere, un valvolare costruito come si deve suona mooooolto ma moooolto meglio di qualsiasi cosa che una persona abbia mai sentito.

  • Mi complimento per la qualità dei suoi interventi,e mi unisco al coro del suo cliente MAI e poi MAI materiale cinese.
    Saluti

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SB Proxima – Amplificatore Single Ended Triode Connected: Esplorando le Potenzialità delle KT88

È con grande entusiasmo che presento questo articolo riguardante un progetto di amplificatore audio a valvole che ho sviluppato nel 2019 con l’intenzione di pubblicarlo su una rivista di settore. Nonostante i miei sforzi, il progetto non ha visto la luce sulla carta stampata e l’amplificatore è rimasto un prototipo non utilizzato. Tuttavia, la passione e l’impegno che ho investito in questo progetto non sono andati persi.

Questo progetto utilizza componenti di alta qualità, tra cui il trasformatore SE2K-EL34, l’induttanza 15S59 e il trasformatore di alimentazione 17S4150. Dopo un periodo di riflessione, ho deciso di condividere il frutto del mio lavoro con altri appassionati di audio e fai-da-te. Ho reso disponibili il set di trasformatori e lo schema elettrico affinché chiunque abbia la voglia e la capacità di realizzare un amplificatore simile possa farlo con facilità.

Il prototipo originale invece l’ho ceduto ad un caro amico, che ne ha apprezzato le qualità sonore e l’estetica. Spero che questa esperienza possa essere di ispirazione per coloro che condividono la mia passione per l’audio di alta qualità e che possa portare gioia e soddisfazione a chiunque scelga di intraprendere questa avventura fai-da-te. Buona costruzione e buon ascolto!

Ciao Stefano

Proxima, che esperienza !!!
Ho ascoltato questo ampli a casa tua quando era ancora “in prova”, e già mi era piaciuto tanto. L’ampli si presenta in uno stile vintage molto molto gradevole, almeno per me e molto ben fatto. Collegato al tuo impianto, quindi un contesto controllato, la sorpresa e stata immensa. Già dal primo minuto di accensione, raro per un valvolare quello che esce dai diffusori è tanta roba, la tridimensionalità è pazzesca, così come la stereofonia, ma soprattutto, questo ampli è molto rivelatore, porta all’attenzione quei particolari della registrazione che solitamente solo stando attento riesci a percepire, anche mentre mandavo messaggi ad un amico, alzovo la testa e mi chiedevo da dove saltavano fuori certe note. Qualsiasi genere musicale viene riprodotto magnificamente e non ti viene mai la voglia di cambiare disco perché ti stanca. La potenza, di targa non altissima me è appagante, non ho trovato il clipping, se non facendo sanguinare le orecchie. Altra cosa che trovo interessante è la possibilità di poter cambiare tipo di valvola, poter giocare rende sempre le persone felici. Non mi dilungo ulteriormente, dico solo Proxima è una delle tue migliori creazioni.
Cristian.

Questo che vi presento è un’apparecchio realizzato da me nel 2019, il cui progetto doveva essere presentato su una nota rivista del settore. Tuttavia, non sono riuscito a trovare un accordo con loro; al contrario, abbiamo avuto un vero attrito di vedute. Tale disaccordo mi ha portato a rinunciare alla pubblicazione del progetto, e hanno invece commissionato un lavoro simile a quello mio a un’altra persona. Quest’ultima afferma che non si possono pilotare le valvole in A2 utilizzando altre valvole come driver, ma che è necessario ricorrere a transistor e mosfet. È evidente che non conosce la 6H30. Peggio per loro. Io mi godo il risultato e loro non sanno cosa si sono persi le loro orecchie.

Comunque, avevo voglia di realizzare un circuito diverso dal solito e sperimentare qualcosa di nuovo. Ho quindi derivato dal progetto del tulipa un single ended che può montare, con minime modifiche, EL34 / 6CA7 / KT66 / KT77 / KT88 e 6550. La particolarità di questo circuito sta nel fatto che le finali sono connesse in triodo e accoppiate DC (senza condensatore) al loro driver, una 6H30pi, e quindi pilotate in modo misto A1 e A2 con una polarizzazione a bias fisso.

Il pilotaggio in griglia positiva permette di raggiungere, in modalità triodo, più potenza di quella che che si avrebbe dal pilotaggio normale in A1, consentendomi di sfruttare la bassa resistenza interna della valvola connessa in triodo per raggiungere un certo fattore di smorzamento “target”, usando il minimo tasso di controreazione. La controreazione utilizzata è di tipo locale: il secondario del trasformatore di uscita è posto sotto al catodo della finale stessa, sommata a un’ulteriore minima controreazione locale tra l’anodo della finale e il catodo dello stadio di ingresso.

Desidero sottolineare che il circuito è ottimizzato per EL34 e compatibili e, sebbene possa montare KT88, non ne riesce a sfruttare appieno le potenzialità, come qualsiasi amplificatore che possa montare indistintamente EL34 e KT88 del resto… Non è mia consuetudine fare queste cose di solito, era qualcosa di più che avevo pensato per la pubblicazione in edicola; certamente in un’altra ottica avrei realizzato una variante del circuito ottimizzata per KT88.

Le valvole montate sull’apparecchio sono una coppia di 5751 NOS (versioni speciali delle ECC83), la sopra citata 6H30Pi e una coppia di preziose 6550 General Electric NOS. Tutti i condensatori nel percorso del segnale sono polipropilene selezionati, mentre gli elettrolitici delle alimentazioni sono anch’essi bypassati con condensatori polipropilenici selezionati.

Nella parte superiore del pannello sono presenti 2 trimmer per la regolazione del bias e 2 strumenti a lancetta in stile vintage che indicano la regolazione del bias; nella foto qui sotto invece si vede il cablaggio del circuito. Come per la maggior parte dei miei prototipi, è montato su un telaio in legno, in questo caso noce finito con gommalacca e pannelli di alluminio.

La potenza che l’amplificatore raggiunge è di 7 watt RMS con qualsiasi tipo di valvola finale montata; se avessi realizzato una variante specifica per KT88, avrei probabilmente ottenuto circa 9 watt. Lo smorzamento raggiunge un fattore di 5,5, mentre la banda passante è di 30Hz / 80kHz (-1 dB) e 20Hz / 110kHz (-3 dB) fino alla massima potenza. Di seguito è riportato il grafico:

Qui sotto la risposta alle quadre, 100Hz

A 1khz

E 10khz

La distorsione armonica totale si attesta al 0,2% a 1 watt a 1 kHz e allo 0,21% a 10 kHz. Ecco i grafici:

L’esperienza d’ascolto è esaltante: la gamma bassa è potente e veloce, con diffusori ben controllati e un impatto realistico ed energico delle percussioni. La gamma media e alta è limpidissima, brillante, ricca di dettagli e grana, con un’apertura stereofonica emozionante. L’ascolto risulta godibile con tutti i generi musicali, dal rock ai cori, rispettando una buona regola per qualcosa che possa essere realmente definito HiFi di alto livello.

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