Pyrus, amplificatore single-ended a valvole 46

Immaginate una bella ragazza bionda, con un sorriso luminoso e una vecchia valvola a “pera” tra le mani. Un’immagine volutamente simbolica, nata per rappresentare la passione per quelle grandi valvole degli anni Venti e Trenta in cui eleganza formale, semplicità costruttiva e funzionalità si fondevano in modo naturale. Da questa suggestione prende forma Pyrus, un amplificatore valvolare single-ended che non rincorre numeri o mode moderne, ma celebra il fascino intramontabile delle valvole storiche e la magia di un suono diretto, essenziale, privo di artifici.

Nel mondo dell’alta fedeltà esistono apparecchi che non nascono solo per riprodurre musica, ma per raccontare una storia. Pyrus è uno di questi. Un amplificatore valvolare single-ended che affonda le sue radici nell’epoca pionieristica dell’elettronica, quando le valvole a “pera” rappresentavano il massimo della tecnologia disponibile e pochi watt, se ben progettati, erano in grado di restituire un ascolto ricco, vivo e sorprendentemente naturale.

Pyrus: l’amplificatore che racconta una storia

Pyrus è l’evoluzione naturale del progetto Pollitos, basato sulla celebre valvola 71A. Anche in questo caso, il progetto nasce su commissione dello stesso appassionato cliente, profondamente affascinato dagli amplificatori a bassissima potenza e dalle valvole di epoca pre-bellica. L’obiettivo non era semplicemente “fare un altro amplificatore”, ma spingersi ancora più indietro nel tempo, esplorando il carattere sonoro della valvola 46, una vera icona della prima generazione di tubi di potenza.

Pyrus è pensato per chi ascolta con attenzione, per chi possiede diffusori ad alta efficienza e per chi comprende che un watt ben progettato può restituire più emozione di decine di watt anonimi. È un amplificatore che invita a rallentare, ad ascoltare, a riscoprire la tridimensionalità della scena sonora e la naturalezza timbrica che solo i circuiti più essenziali sanno offrire.

La valvola 46, una protagonista dimenticata dell’audio degli anni Trenta

La valvola 46 viene introdotta negli Stati Uniti nel 1933 ed è una delle valvole audio più interessanti e meno convenzionali della sua epoca. Si tratta di una valvola a doppia griglia, progettata con una versatilità sorprendente: il datasheet originale ne descrive infatti impieghi differenti. Può lavorare in classe B con le due griglie collegate insieme, oppure in classe A utilizzando la griglia esterna collegata all’anodo, una soluzione tutt’altro che comune anche per gli standard dell’epoca.

Non è un caso che i progettisti degli anni Trenta la considerassero una valvola avanzata. Già nel 1933 veniva impiegata nel ricevitore Silvertone 1654, un apparato a ben 12 valvole che utilizzava tre 46 nello stadio audio, secondo una configurazione suggerita direttamente dal costruttore: una 46 in classe A come driver, incaricata di pilotare una coppia di 46 in classe B.

Dal punto di vista costruttivo, la 46 è altrettanto affascinante. Il filamento è a nastro con rivestimento a ossidi, le griglie sono supportate da strutture in rame per migliorare la dissipazione termica e, osservandola dall’alto attraverso la mica superiore, si distinguono chiaramente i loop del filamento e la geometria ordinata delle griglie, con fili perfettamente paralleli alla placca. Il grande bulbo classico, dal diametro di circa 51 mm e con un’altezza di 118 mm esclusi i pin della base UX5, contribuisce a renderla una vera icona delle valvole a “pera” degli anni Trenta.

Nonostante la sua potenza limitata, la 46 è rimasta nella storia per la sua linearità, per la raffinatezza sonora e per un approccio progettuale estremamente moderno per l’epoca. Sono proprio queste caratteristiche che oggi la rendono una scelta ricercata e di grande fascino nei progetti single-ended più puristi.

Caratteristiche tecniche

  • Tipologia: amplificatore valvolare single-ended in classe A
  • Valvole finali: 46, storiche valvole a riscaldamento diretto, apprezzate per la loro linearità e musicalità
  • Driver: 27, scelta per la sua coerenza timbrica e capacità di pilotaggio in configurazioni minimaliste
  • Potenza in uscita: circa 1,2 watt RMS per canale, ottimizzati per diffusori ad alta sensibilità
  • Trasformatori d’uscita: SE6K4-46, progettati specificamente per la valvola 46 e per applicazioni single-ended di alta qualità

La filosofia progettuale di Pyrus è chiara: circuitazione semplice, componentistica selezionata e massima attenzione alla resa sonora. Non è un amplificatore che cerca l’impatto facile o la spettacolarizzazione, ma punta tutto sulla naturalezza, sulla microdinamica e sulla capacità di restituire il respiro della musica. Ogni scelta progettuale è stata fatta per lasciare parlare le valvole impiegate, evitando complicazioni inutili e valorizzando il loro carattere sonoro.

Per gli appassionati di autocostruzione

Pyrus è anche un progetto dedicato a chi ama costruire, capire e mettere le mani dentro agli apparecchi. Per gli appassionati di autocostruzione è disponibile un set di trasformatori dedicato, pensato per garantire coerenza elettrica, sicurezza e prestazioni sonore all’altezza del progetto originale.

Il set comprende:

  • Schema elettrico dettagliato
  • 1 trasformatore di alimentazione dedicato
  • 2 trasformatori d’uscita SE6K4-46
  • 1 induttanza di filtro

Pyrus non è solo un amplificatore valvolare, ma un tributo alla storia dell’audio. Un omaggio alle valvole a pera degli anni Venti e Trenta e a un modo di progettare basato sull’essenzialità, sulla competenza tecnica e sull’ascolto consapevole. È un progetto che parla a chi cerca autenticità, a chi apprezza la tradizione e a chi vuole riscoprire il carattere sonoro delle grandi realizzazioni single-ended di epoca classica. Per maggiori informazioni sul progetto e sui componenti disponibili, è possibile contattarmi direttamente.

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EL84 Single Ended Amplifier – 5 semplici progetti Single Ended con la EL84

Questa pagina raccoglie cinque varianti di piccoli amplificatori single ended basati sulla EL84, nati tutti dalla stessa idea di fondo, ottenere pochi Watt veri ma di qualità, con trasformatori d’uscita dimensionati come si deve, cablaggio sensato e criteri di sicurezza rispettati. Sono progetti “compatti” sulla carta, perché il risultato dipende molto più da come sono realizzati, massa, disposizione, schermature, cablaggi e alimentazione, che dal semplice schema elettrico. Alcune foto presenti nell’articolo possono sembrare esteticamente grezze o poco curate, ma è normale: in diversi casi si tratta di realizzazioni hobbystiche di clienti che hanno montato i miei kit o seguito i miei schemi, e in quanto tali appaiono per quello che sono, cioè montaggi fai da te, utili da vedere proprio perché mostrano il lato pratico e reale dell’autocostruzione.

I cinque circuiti sono simili ma non equivalenti: cambiano la valvola di pilotaggio, la sensibilità d’ingresso, il comportamento dinamico, l’eventuale presenza di controreazione globale, e in un caso anche la scelta della rettificazione. In comune hanno l’approccio SB-LAB: trasformatori corretti per l’impedenza reale di lavoro, percorso del segnale pulito, alimentazioni stabili, e un montaggio meccanico ed elettrico che non lasci spazio a ronzii, oscillazioni o “magie” audiofile.

Se stai pensando ad un progetto con EL84, questa pagina ti fa vedere due cose: come può suonare un single ended fatto bene con poche valvole, e soprattutto come NON va montato un apparecchio a valvole. In particolare, il tema “base di legno e cablaggio volante” torna spesso, perché è una delle cause principali di ronzio, instabilità e pericoli reali (temperature, isolamento, dispersioni, e assenza di un riferimento di massa serio). Qui sotto trovi le cinque sezioni, ognuna con lo schema premium dedicato, note pratiche di montaggio e, dove disponibile, riscontri strumentali.

1) Pico 8284 – EL84 pilotata da ECC82

Questo Pico è nato in modo molto concreto: tempo fa ho venduto un set di trasformatori per un Pico 8282 ad un cliente che poi, in fase di realizzazione, si è trovato con un ronzio ingestibile e con un montaggio meccanico ed elettrico che rendeva impossibile “aggiustare con due fili” quello che in realtà era un problema strutturale. Quando un amplificatore a valvole ronza “in maniera spaventosa”, nella maggior parte dei casi non è colpa della valvola, del condensatore miracoloso o della resistenza esoterica, ma di come sono state gestite masse, cablaggi, loop di corrente e schermature.

Le due foto qui sotto mostrano un montaggio del cliente, utile come esempio didattico: non entro nel merito estetico, perché l’estetica non è un parametro elettrico, ma qui il punto è la sicurezza e la funzionalità. Montare un circuito a valvole su una base di legno, senza un piano metallico che faccia da riferimento di massa e da schermo minimo, è una ricetta per problemi certi. Le valvole scaldano, e le finali noval come la EL84 scaldano parecchio: senza un corretto disaccoppiamento termico, senza una piastra metallica e senza distanze e fissaggi adeguati, si rischiano deformazioni, carbonizzazioni, perdite di isolamento e, nel peggiore dei casi, un principio d’incendio. In più, senza un telaio conduttivo, la massa diventa “un concetto”, cioè un filo che gira dove capita, con correnti di ritorno che si infilano dentro allo stadio d’ingresso e ti regalano hum e ronzii a prescindere da quanto sia bello lo schema.

Il Pico 8284 è la versione con EL84 pilotata da ECC82, pensata per essere semplice, stabile e concreta. Lo schema premium è privo di negative feedback globale: questa scelta rende il circuito molto diretto e “pulito” come filosofia, ma richiede ancora più attenzione a layout e massa, perché quando non ti affidi ad una controreazione globale per domare guadagno e impedenze, il risultato lo fa davvero il ferro e il cablaggio.

Per trasformare un “kit che ronza” in un amplificatore che funziona, la prima cosa è stata ricostruire una base meccanica degna. Ho realizzato un pannello di alluminio da 3 mm come supporto strutturale del circuito, per avere rigidità, un riferimento di massa serio e una schermatura minima verso l’esterno. Questo non è un vezzo: il piano metallico permette di controllare i percorsi delle correnti di ritorno, di ridurre le aree dei loop, di ancorare i componenti in modo solido e, soprattutto, di rendere ripetibile il risultato.

Una volta definita la “spina dorsale” metallica, ho fatto realizzare da un falegname una scatola in legno grezzo, poi rifinita da me: fori, stuccatura, levigatura, mordenzatura, oliatura e finitura a gomma lacca. Il legno qui ha un ruolo estetico e meccanico come cornice, non sostituisce la funzione del telaio. Nella foto si vedono due mobili perché l’altro è destinato ad uno “Scherzo”.

Nei miei montaggi non rinuncio mai ad una piastra isolante (bachelite o materiale equivalente) sotto la piastra metallica. È un trucco da laboratorio che fa la differenza: ti consente di avvitare componenti, morsettiere e punti di ancoraggio senza “inventarti” fissaggi volanti, e ti permette di gestire cablaggi e masse con ordine. Soprattutto, riduce la probabilità di guasti dovuti a vibrazioni, trazioni sui reofori e contatti accidentali.

Altro punto “non negoziabile”: gli ancoraggi. Un amplificatore a valvole non è un circuito stampato che puoi lasciare penzolante, è un oggetto che scalda, vibra, viene spostato, e deve rimanere stabile per anni. Avere punti di fissaggio e di legatura per componenti e cablaggi è letteralmente vitale, sia per l’affidabilità, sia per la sicurezza. Se stai montando senza ancoraggi, non sei “minimal”, stai solo costruendo un problema futuro.

Montaggio Finito

Con telaio metallico, isolamento, ancoraggi e disposizione sensata, il Pico diventa finalmente quello che deve essere: un piccolo single ended silenzioso, stabile e piacevole, con trasformatori adeguati e senza “trucchi” per mascherare difetti di base. Qui sotto alcune foto del montaggio completato.

Strumentali

I numeri qui sotto sono utili solo se letti con il contesto giusto: parliamo di un single ended da pochi Watt, dove l’obiettivo non è “fare potenza”, ma mantenere coerenza, silenziosità e una risposta in frequenza seria con un’uscita che non collassi appena il carico diventa reale. La banda passante e la distorsione a 1 Watt raccontano molto più della potenza massima dichiarata.

Potenza 3 Watt RMS per canale
Banda passante @ 1 Watt: 20Hz / 36khz -3db
THD@1Watt: 0,45%
Smorzamento DF: 1,3
Rout: 6 ohm


2) Pico 8484 – EL84 pilotata da ECC84

La ECC84 è una valvola che spesso viene ignorata non perché “vada male”, ma perché molti autocostruttori non la conoscono, e ciò che non si conosce fa paura. In realtà è una scelta molto sensata per un driver di EL84 quando vuoi un comportamento più brillante e controllato rispetto ad una ECC82. La ECC84 è la progenitrice concettuale della famiglia a cui appartiene anche la più nota ECC88, con un Mu attorno a 24 e una resistenza interna più bassa rispetto alla ECC82, il che aiuta a pilotare in modo più autorevole lo stadio successivo, specialmente quando il layout e le capacità parassite non sono “da laboratorio”. A parità di topologia, questa valvola può dare una sensazione di maggior definizione e di migliore tenuta alle alte frequenze, proprio perché lavora meglio quando deve “spingere” corrente nelle capacità di ingresso e nei cablaggi reali. Un vantaggio pratico enorme è la reperibilità NOS: spesso si trovano esemplari in ottimo stato a costi contenuti e in quantità. Esiste anche la PCC84, con filamento nominale leggermente diverso, che in molti contesti può funzionare senza drammi se l’alimentazione filamenti è ben fatta e con margine, ma come sempre va ragionato il progetto nel suo complesso e non “a sentimento”.

Dal punto di vista circuitale, questa versione mantiene l’impostazione del Pico: semplicità, pochi componenti ben scelti e trasformatori d’uscita corretti. Lo schema premium è anche qui privo di negative feedback globale, quindi valgono le stesse regole d’oro: massa fatta bene, cablaggio ordinato, alimentazione silenziosa e soprattutto una costruzione meccanica con piano metallico e punti di ancoraggio. Lo schema è volutamente vicino alla variante precedente, così chi vuole sperimentare può capire cosa cambia davvero sostituendo il driver, senza introdurre dieci variabili tutte insieme.


3) Pico 8084 – EL84 pilotata da EABC80 (oppure ECC83)

La EABC80 è una valvola simbolo delle radio anni 50 e 60 con FM: dentro ospita tre diodi di segnale (qui inutilizzati) e un triodo con caratteristiche vicine a quelle di una ECC83, ma con un fattore di amplificazione più contenuto (circa 70 invece di 100). Tradotto: è un modo intelligente per ottenere un driver ad alto guadagno usando una valvola comune, economica e spesso sorprendentemente affidabile. In tantissimi anni di riparazioni radio, è una di quelle valvole che raramente si trovano guaste, e questa è una ragione concreta per cui oggi si reperisce facilmente NOS a prezzi modesti. La sua vocazione “da apparecchio di massa” la rende perfetta anche per chi vuole divertirsi senza spendere cifre assurde, ma questo non significa affatto rinunciare alle prestazioni, significa solo ragionare con la tecnica invece che con il feticismo. In questa versione, proprio perché il guadagno disponibile è alto, lo schema utilizza negative feedback globale: non per moda, ma per rendere l’amplificatore gestibile, con una sensibilità d’ingresso corretta, un controllo del volume utilizzabile e un fattore di smorzamento superiore rispetto alle versioni senza controreazione globale. Con un alto Mu, senza una strategia di stabilizzazione, rischi un circuito ipersensibile e nervoso, che poi viene “domato” a caso con potenziometri improbabili o attenuatori improvvisati. Qui invece si fa la cosa giusta alla radice.

Ecco lo schema premium. È possibile montare una sola ECC83 al posto delle due EABC80, collegando correttamente le due sezioni: in pratica la EABC80 diventa una strada economica e robusta per arrivare allo stesso obiettivo, e la ECC83 resta l’alternativa “classica” per chi la possiede già o preferisce restare su un tipo più noto.

Qui sotto riporto una testimonianza reale di chi ha montato trasformatori e modifiche consigliate, perché in questi progetti la differenza tra “sulla carta” e “sul banco” la fanno dettagli come la fase della controreazione, il corretto collegamento dei primari, e un cablaggio che non inneschi oscillazioni. È normalissimo che, al primo avvio, se la fase è invertita, la reazione diventi positiva e l’amplificatore si metta ad oscillare: non è un dramma, è elettronica. L’importante è saperlo riconoscere e correggere nel modo giusto.

Ciao Stefano , sono “M.T.T.” da Ravenna a cui hai venduto un coppia di TU SE4k5-EL84, ti scrivo dal mio secondo indirizzo e mail perche l’altro ha dei problemi.
Ho montato i trasformatori e fatto le modifiche da te consigliatomi… Alla prima accensione è saltato fuori un problema con la reazione negativa (anzi in questo caso era “positiva”) che faceva oscillare l’amplificatore, il problema l’ho risolto invertendo il collegamento del primario dei TU, quindi il rosso (+H) collegato alla placca e il Nero (placca) collegato alla +H.
Una volta risolto il problema della reazione negativa e controllate le tensioni ho iniziato a fare prove con generatore di segnale e oscilloscopio, subito si è visto il netto miglioramento che ha avuto l’ampli.
La risposta in freq. risulta lineare da 20hz a 35Khz, le onde quadre sono pressochè perfette in ogni condizione (le prove sono state effettuate con carico resistivo da 8ohm) e l’assenza di ripple… o comunque non misurabile.
La sensibilità di ingresso che ho rilevato è di 0,8V RMS su 250K (non avevo il pot da 47K) per una potenza di uscita di ben 3,6W RMS sui due canali in funzione temporaneamente (misurata fino al primo cenno di deformazione del segnale sinusoidale sul carico).
Passando alle prove di ascolto “salta subito alle orecchie” la profondità delle basse frequenze, la “pulizia” degli acuti, e la mancanza di distorsione di intermodulazione nei passaggi forti, dovuto alla resistenza di G1 di “basso” valore che impedisce alla griglia di spostarsi dal suo punto di lavoro.
Le prove di ascolto sono state fatte con lettore cd PHILIPS CD624 con conversione BITSTREAM, un apparecchio dei primi anni ’90 economico, che durante svariate prove ha stracciato apparecchi ben piu costosi, come casse delle Philips 22RH496, delle 3 vie con woofer in sospensione pneumatica, un pelo ostiche da pilotare, ma l’ampli non ha dato segni di cedimento.
Ti mando alcune foto dell’apparecchio finito.
A presto.

4) Pico 8084VTR – EL84 pilotata da EABC80 (oppure ECC83) con rettificatore EZ81

Questa variante nasce da una richiesta specifica: un cliente voleva utilizzare una raddrizzatrice EZ81. È un desiderio comprensibile, perché le valvole raddrizzatrici fanno parte dell’immaginario “vintage”, ma qui la cosa importante è farla bene, cioè dimensionare correttamente il trasformatore di alimentazione e tutta la sezione di filtro, rispettando i limiti della raddrizzatrice e mantenendo una tensione stabile. Il circuito resta molto vicino al Pico 8084, ma cambia l’alimentazione: al posto del ponte di diodi, la rettifica viene affidata alla EZ81 e questo implica scelte precise su correnti, capacità e resistenze, non “si mette la valvola e via”.

Ecco lo schema premium. Anche in questo caso è possibile montare una sola ECC83 al posto delle due EABC80, collegando correttamente le due sezioni. La presenza della raddrizzatrice non è un lasciapassare sonoro automatico: quello che conta è il progetto dell’alimentazione nel suo complesso, la sua resistenza dinamica, il ripple residuo e la capacità di tenere il punto di lavoro quando la EL84 chiede corrente in modo impulsivo.


5) Alimede – EL84 pilotata da 5842

Alimede è il progetto “più adulto” di questa raccolta: non perché abbia cento valvole o perché insegua mode, ma perché nasce con l’obiettivo di risolvere in modo tecnico alcuni limiti tipici dei piccoli single ended, mantenendo semplicità e coerenza. Tutto è cominciato quando mi hanno regalato una coppia di monofonici di produzione ignota come “ferro vecchio”: non un modo di dire, proprio apparecchi senza senso tecnico, da cui però si potevano recuperare alcune parti meccaniche e componenti riutilizzabili. Invece di buttare via tutto e basta, ho scelto di mostrare due cose: la recensione tecnica del punto di partenza, e come si può trasformare un “accrocchio” in un amplificatore vero, con criteri elettrici, limiti operativi rispettati e risultati misurabili.

Prima della ricostruzione, vale la pena fermarsi un attimo sulla diagnosi del “donatore”, perché è l’esempio perfetto di come certa pseudo-HiFi nasca da slogan e non da progettazione. Qui lo mostro dal vivo, dal lato tecnico: un oggetto che rientra pienamente nella categoria degli impresentabili. Erano due monofonici single ended con EL84 connessa a triodo, pilotata da 5842, alimentati da una 6X4, e ovviamente zero feedback. Un compendio di cliché audiofili ripetuti a pappagallo:

  • Dual mono perché separando i canali “suona meglio”.
  • Finale a triodo perché “i triodi suonano meglio dei pentodi”.
  • Driver famoso perché “le valvole famose suonano meglio”.
  • Raddrizzatrice perché “con la raddrizzatrice suona meglio che con i diodi”.
  • Zero feedback perché “senza feedback suona meglio che con il feedback”.

I fatti, però, non sono opinioni. Partiamo dall’alimentazione: la 6X4 è una raddrizzatrice piccola, delicata e con capacità di corrente limitata. Qui era seguita da un filtro CLCRC con capacità enormi e resistenze scelte senza un criterio di stress in accensione: 47uF / 3H 90ohm / 330uF / 1k5 / 330uF. In questa configurazione, ad ogni avvio la valvola veniva “tirata per il collo” con picchi di corrente incompatibili con una vita lunga e felice. Una simulazione veloce con PSU Designer mostra subito un warning per superamento dei limiti operativi, con un picco in accensione di 1,6 Ampere e una corrente continuativa attorno a 72mA:

Significa che ogni accensione poteva essere l’ultima, e che anche a regime la valvola lavorava oltre il buonsenso. Poi c’era la parte di potenza: EL84 a triodo su un trasformatore da 10k primari. Risultato reale: potenza ridicola, nell’ordine di pochi decimi di Watt indistorti, e poco più di 1 Watt in saturazione piena. Eppure veniva “venduta” come 3,5 Watt. Questa non è una sfumatura di gusto, è un dato oggettivo. La EL84 non riesce ad erogare 3,5watt pieni nemmeno fosse connessa a pentodo!

Il driver 5842, con catodo bypassato da un condensatore qualunque, forniva un guadagno eccessivo: bastavano poche centinaia di millivolt in ingresso per portare il finale al clipping, rendendo la regolazione del volume una lotteria. In più, in quelle condizioni e con quel layout, la valvola captava disturbi esterni, fluttuazioni e persino radiofrequenza, visibili all’oscilloscopio come sporcature della traccia. A completare il quadro, il circuito filamenti era riferito direttamente al positivo dell’anodica a piena tensione, con differenze filamento-catodo ben oltre i limiti di molte valvole coinvolte. Anche i trasformatori originali, misurati, mostravano una banda passante mediocre, e comunque riferita ad una potenza talmente bassa da essere poco significativa in un impianto reale.

Il punto non è “non mi piace come suona”, il punto è che un circuito così è sbagliato dalla testa ai piedi. Le valvole non sono talismani: devono lavorare dentro limiti operativi, con polarizzazioni corrette, alimentazioni sane e trasformatori coerenti. Dire “però suona” non basta, è come dire che una Ferrari “cammina” anche se va solo in prima e non supera i 30 km/h con il motore sempre al limite. Se l’oggetto ha problemi strutturali, instabilità, stress e rischi, per me non è “una variante di gusto”, è un apparecchio inaccettabile.

Nasce SB Alimede

Prima di Merlòtto ho realizzato questo piccolo amplificatore partendo da ciò che valeva davvero la pena salvare: valvole, zoccoli, qualche componente selezionabile, un trasformatore di alimentazione e un’induttanza, più minuterie. I trasformatori d’uscita del “donatore” non erano riutilizzabili: l’impedenza primaria da 10k e l’uso a triodo della EL84 portavano ad una efficienza troppo bassa e ad un accoppiamento non sensato. Ho quindi adottato una coppia di miei trasformatori d’uscita SE4K5-EL84 da 4500ohm primari, coerenti con l’obiettivo di ottenere 3 Watt veri, controllati e misurabili.

Ho scelto una topologia che viene chiamata Shadeode o, in modo più descrittivo, Partial Feedback, e l’ho unita ad una reazione catodica per aumentare il fattore di smorzamento senza ricorrere ad una controreazione globale pesante. Il concetto è semplice: far lavorare la EL84 in modo più “lineare” nel comportamento dinamico, mantenendo però la resa di potenza tipica del pentodo, e poi rifinire controllo e impedenza d’uscita con una strategia di feedback locale ben ragionata. Lo schema premium dell’apparecchio è qui sotto (clicca la miniatura per ingrandire).

L’alimentazione è affidata a una coppia di 1N4007. Qui lo dico chiaramente: non è una scelta “povera”, è una scelta corretta per le tensioni disponibili e per l’obiettivo di affidabilità. In quel contesto non c’era margine sensato per una raddrizzatrice: inserirla avrebbe imposto capacità più piccole e resistenze in serie maggiori, con un aumento della resistenza interna dell’alimentazione e con più problemi che benefici. Se vuoi una raddrizzatrice perché “fa scena”, stai facendo estetica, non progettazione.

Il primo stadio è una 5842 polarizzata con un LED verde selezionato per circa 2,00 V, bypassato da un elettrolitico molto generoso da 1500uF a basso ESR. Questo tipo di polarizzazione, se realizzata correttamente, si comporta in pratica come un bias molto stabile, vicino all’idea di un bias fisso in termini di resa. La corrente di 10mA della 5842 mantiene il LED in conduzione; il grande condensatore serve a conservare stabilità anche quando il segnale porta la valvola vicina all’interdizione. Per ulteriore robustezza, ho previsto una corrente aggiuntiva di qualche mA verso il LED tramite una resistenza da 100k dall’anodica, così la tensione al catodo resta ferma anche nelle condizioni peggiori, come segnali a 20 Hz a ridosso del clipping. Questo è il genere di “dettaglio invisibile” che distingue un amplificatore ben progettato da un circuito costruito con i piedi.

La 5842 pilota la EL84 connessa a pentodo puro e riceve il segnale di partial feedback attraverso resistenze dell’ordine di 90k. In questa configurazione la EL84, pur essendo a pentodo, nel comportamento dinamico si avvicina ad un triodo, ma mantiene la capacità di erogare potenza da pentodo. Un principio simile, come concetto di controllo, lo trovi anche nella configurazione STC descritta nel Luna. A quel punto ho completato l’equilibrio con reazione catodica sulla finale, portando il secondario del trasformatore d’uscita “sotto” al catodo, per aumentare il fattore di smorzamento e rendere la risposta al carico più controllata.

Sotto al catodo della EL84 trovi la rete di polarizzazione e bypass progettata per essere seria, non “messa lì”: resistenze in combinazione per ottenere il valore voluto, un elettrolitico ben dimensionato come bypass principale, e in parallelo condensatori non polarizzati selezionati per ridurre il fattore di dissipazione alle frequenze dove l’elettrolitico diventa meno ideale. Si può anche ottenere un risultato simile con un buon polipropilene di valore adeguato, ma la chiave resta la stessa: non si montano componenti “a caso”, si scelgono con misura e coerenza rispetto allo scopo.

Il risultato non è una dichiarazione di marketing, è un insieme di misure: 3 Watt RMS veri, con un fattore di smorzamento superiore rispetto ai Pico senza controreazione globale, e con una banda passante che dimostra la qualità del ferro e la stabilità del circuito. Qui sotto la banda passante a 1 Watt RMS e, a seguire, spettro e forme d’onda quadra. La potenza dell’amplificatore è di 3 Watt RMS veri e pieni e indistorti. Il fattore di smorzamento DF è pari a 3,33 e la banda passante è 12Hz / 42khz -3dB @ 1watt RMS, sotto il grafico…

La distorsione armonica e il rumore, misurati a 1 Watt, completano il quadro: un single ended può essere “musicale” senza essere confuso, e può essere semplice senza essere approssimativo. Il grafico qui sotto è un riferimento utile per capire che cosa stai realmente ascoltando quando dici “pulito” o “sporco”. La distorsione armonica dell’1% con un raporto segnale rumore di -65dB, sempre a 1watt, sotto il grafico:

Le onde quadre, a 100 Hz, 1 kHz e 10 kHz, sono un altro modo immediato per “vedere” stabilità e comportamento dei trasformatori. Non sono un feticcio da forum: sono un test pratico per capire se stai inseguendo un’idea o se il circuito sta davvero lavorando bene su un carico controllato.

Vediamo il montaggio: telaio in mogano lucidato a gomma lacca, piastre di alluminio verniciate a polvere. Anche qui la filosofia è la stessa dei Pico, ma portata ad un livello più “definitivo”: rigidità, ordine, percorsi corti, ancoraggi, e separazione logica tra alimentazione e segnale. Le foto qui sotto mostrano l’assemblaggio finito.

Sul piano sonoro, Alimede è pensato per essere rapido, trasparente e controllato: alta estesa e leggibile, dettaglio presente senza diventare “vetroso”, e soprattutto una tenuta sulle basse frequenze che, per un single ended da 3 Watt, è tutto fuorché scontata. Non deve “cancellare” i particolari, deve farli emergere con naturalezza, come fa un impianto davvero HiFi quando è ben progettato. Chi lo ascolta spesso rimane sorpreso perché questi “soli 3 Watt” sono Watt utilizzabili, non numeri da brochure. Riporto qui anche un commento di un lettore che ha acquistato lo schema premium, perché descrive esattamente l’obiettivo del progetto: un piccolo amplificatore da ascolto reale, non un oggetto da vetrina.

Stefano, ho finito la realizzazione da un paio di giorni dell’Alimede e sono soddisfattissimo! Nel suo piccolo, ha un suono sorprendente per trasparenza, equilibrio, velocità e controllo. Sono solo 3w, ma ottimi per i miei ascolti nelle ore notturne a basso volume. Hai fatto un ottimo lavoro!!! Un vero miracolo, considerati i piccoli ruderi da cui sei partito. Ti ringrazio molto e ti invio i miei più cordiali saluti. A presto G.

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One Response to EL84 Single Ended Amplifier – 5 semplici progetti Single Ended con la EL84

  • Sì, la topologia Shadeode è l’unico compromesso per dare vita alla
    connessione pentodo di potenza…cioè linearizza il pentodo con
    una risposta da triodo, ma la potenza della connessione a pentodo,
    una sorta di controreazione interna. Funziona anche tra i push pull, almeno
    io ho convertito tutti i miei PP e SE nella Shadeode ottenendo onde quadre
    da stato solido.

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Amplificatore valvolare 2A3 push-pull parallelo – progetto a schema libero

Questo progetto nasce dal recupero e dalla completa riprogettazione di un amplificatore push-pull a valvole 2A3, originariamente costruito in modo approssimativo e tecnicamente scorretto. L’obiettivo non era quello di “aggiustare” un apparecchio mal concepito, ma di utilizzare il telaio e parte dei componenti disponibili come base per un vero progetto ingegnerizzato, coerente e funzionante secondo criteri elettrici corretti. Il risultato è un amplificatore push-pull parallelo a 2A3, con soluzioni circuitali razionali, prestazioni misurabili e una resa sonora nettamente superiore all’oggetto di partenza.

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All’apertura del telaio mi sono trovato di fronte alla classica situazione che purtroppo capita spesso con apparecchi autocostruiti senza competenze adeguate: cablaggi volanti senza alcun ancoraggio meccanico, masse distribuite a caso, assenza totale di criteri di sicurezza elettrica e uno schema che rappresentava esattamente ciò che non andrebbe mai fatto in un amplificatore valvolare. Da questo punto in poi l’unica strada possibile era la demolizione completa dell’oggetto originale e la sua ricostruzione con uno schema nuovo, progettato da zero.

Lo schema adottato è un push-pull parallelo con quattro 2A3 finali, polarizzate in modo da lavorare in una classe AB molto vicina alla A piena, con ingresso DC-coupled e sfasatrice long tail. Tutto il percorso del segnale è stato ridisegnato per eliminare instabilità, auto-oscillazioni RF e fenomeni di memoria che affliggevano pesantemente l’apparecchio originale. L’intero progetto è stato pensato tenendo conto dei limiti imposti dai trasformatori disponibili, che purtroppo si sono rivelati il vero collo di bottiglia dell’intero amplificatore.

La ricostruzione meccanica è stata volutamente semplice e funzionale. Nessuna velleità estetica, ma un approccio pratico, mirato a ripristinare ordine, pulizia e solidità strutturale.

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Verniciatura semplice a spray, scelta per contenere i costi e concentrarsi esclusivamente sugli aspetti elettrici e funzionali del progetto.

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La sezione di alimentazione ha richiesto numerosi compromessi. Il trasformatore di alimentazione disponeva di molti secondari, alcuni dei quali sono stati messi in parallelo per ottenere correnti adeguate per i filamenti. È presente una sola raddrizzatrice 5Z3 al posto di una coppia di 5U4, e le 2A3 sono alimentate a coppie anziché singolarmente. A causa delle tensioni disponibili e dell’assenza di spazio per dissipatori adeguati, non è stato possibile realizzare un’alimentazione in corrente continua per i filamenti delle finali, che sono quindi alimentate in alternata. Le valvole di segnale, invece, sono alimentate in alternata tramite una semplice resistenza di caduta in serie al secondario dedicato.

Lo stadio di ingresso utilizza una ECF80: la sezione triodo viene impiegata come amplificatore di ingresso, mentre la sezione pentodo lavora come generatore di corrente costante (CCS) per la sfasatrice. Quest’ultima è realizzata con una 6SN7 configurata come long tail pair, in sostituzione della catodina originale. Questa scelta ha migliorato in modo netto la simmetria, la stabilità e la linearità dello stadio di pilotaggio.

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Durante la messa a punto sono emerse le limitazioni più serie del progetto: il trasformatore di alimentazione e il trasformatore di uscita, non progettati da me, mostrano una resistenza interna e una saturazione ben superiori al previsto. L’anodica, sotto carico, scende in modo marcato, impedendo di sfruttare pienamente le quattro 2A3. Di conseguenza il bias è stato mantenuto volutamente basso per evitare cadute di tensione eccessive.

Il risultato è una potenza finale inferiore a quella teoricamente ottenibile con quattro 2A3 ben alimentate, ma comunque accompagnata da una distorsione sensibilmente più bassa rispetto alla versione originale. È stata applicata una moderata controreazione globale, sufficiente ad aumentare il fattore di smorzamento e a rendere l’amplificatore stabile e silenzioso.

Il problema del ronzio, molto evidente nella versione di partenza, è stato completamente risolto. Sono state eliminate anche tutte le auto-oscillazioni RF e i fenomeni di instabilità termica e di memoria del segnale. Nel percorso audio restano solo due condensatori di accoppiamento, tra sfasatrice e finali. L’ingresso e il collegamento tra ingresso e sfasatrice sono completamente in DC.

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Di seguito i dati strumentali rilevati sull’amplificatore nella configurazione finale:

Potenza: 20 watt RMS di picco, 15 watt continuativi
Banda passante: 20 Hz -0 dB / 80 kHz -3 dB
Fattore di smorzamento: 2,85
Rout: 2,8 ohm
THD a 1 watt: 0,054%
THD a 10 watt: 0,36%
THD a 15 watt: 0,92%

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