Realizzare un amplificatore single ended con valvola 211 non è, per me, una semplice “variante potente” dei soliti progetti a triodo: è un percorso a parte, con regole precise, compromessi reali e una posta in gioco alta. La 211 (VT-4C) è una valvola storica, affascinante e severa, capace di una resa sonora enorme e di una dinamica che, se gestita correttamente, può mettere in crisi molte soluzioni più moderne. Ma proprio perché è una valvola “grande”, pretende di essere trattata con rispetto: tensioni elevate, margini di isolamento e sicurezza, pilotaggio serio, trasformatori all’altezza e un’alimentazione che non collassi nei momenti difficili.
Questo articolo raccoglie un vecchio progetto SB-LAB (risalente al 2017) portato a termine dopo una lunga gestazione, quasi dieci mesi tra calcoli, prototipazione, trasformatori e costruzione meccanica. Le foto che vedete sono quindi la documentazione di quel periodo e di quella versione specifica. Se oggi dovessi rifare questi monofonici, non li rifarei identici: l’impostazione di base rimarrebbe la stessa, ma alcuni dettagli verrebbero rivisti e migliorati per aderire a tutto quello che ho imparato negli anni, sia sul piano elettrico che su quello costruttivo, della disposizione interna e dell’ottimizzazione dei percorsi di massa e dei cablaggi. Detto questo, è proprio questo il bello dei progetti “importanti”: non sono mai davvero finiti, sono pietre miliari che ti insegnano qualcosa e che, a distanza di tempo, ti fanno vedere cosa oggi faresti meglio.
Dopo quasi 10 mesi di gestazione ho finalmente dato alla luce questi 2 monofonici SE con valvola 211. Il progetto non è stato affatto semplice, volevo usare la 211 bene! e per bene intendo che una valvola di questa stazza non può essere ridotta a erogare 10Watt come fanno tanti che semplicemente non sono capaci di mettere assieme un driveraggio decente. La 211 da datasheet prevede e richiede un pilotaggio misto in classe A1+A2 (sia griglia negativa che griglia positiva e a chi non è d’accordo con questo consiglio di usare la 845), quindi sono banditi driverini rachitici o pilotaggi con trasformatori interstadio che non fanno altro che impastare il suono, tagliare la banda passante e impedire un buon controllo durante la sbordata in griglia positiva.
Quando si parla di 211, molti si concentrano subito sulla tensione anodica e sulla potenza, ma il punto davvero critico, quello che distingue un progetto “furbo” da un progetto fatto bene, è il pilotaggio. Il motivo è semplice: la 211 non è una valvola che si accontenta di uno swing timido. Se vuoi farla lavorare nel suo territorio naturale, devi prevedere escursioni ampie e soprattutto devi garantire linearità quando il carico diventa brutale, cioè quando la griglia inizia ad assorbire corrente. È lì che tanti circuiti collassano, comprimono, sporcano o diventano instabili. In questo progetto l’obiettivo era uno solo: controllare la 211 anche quando entra in A2, senza perdere controllo, senza “impastare” la gamma alta e senza mollare il basso quando la richiesta di corrente diventa reale.
Il progetto inizia sulla carta, ho dovuto ragionare non poco sullo schema perchè era necessario un grande swing di tensione che rimanesse lineare su un carico fortemente non lineare rappresentato dalla griglia G1 della 211 che assorbe virtualmente 0mA per tutta l’escursione in negativo e ha un’incremento che arriva a un massimo di 160mA durante l’escursione in positivo. Il comportamento del mio circuito è riportato nel grafico sotto, è possibile vedere in blu l’andamento del segnale (che rimane lineare) e in verde l’andamento (non lineare) della correte di griglia della 211. Dal mio circuito si ottengono 25Watt RMS con 850Volt di tensione anodica su un carico di 9k, sarebbe possibile portare la potenza dell’apparecchio a 35Watt RMS portando l’alimentazione a 1000/1200Volt, ho desistito perchè per farlo era necessario connettere condensatori in serie nello stadio di alimentazione e a mio giudizio questo poteva pregiudicare il suono. L’alimentazione attuale è fornita da un duplicatore di tensione seguito da un LC con un condensatore in polipropilene da 200uF 1000volt.
Qui sta uno dei punti chiave: la griglia della 211, finché resta negativa, è quasi “invisibile” per lo stadio driver, e molti amplificatori si fermano volutamente lì, per evitare grane. Ma se vuoi davvero usare la 211 con autorevolezza, devi accettare che in A2 la griglia diventa un carico che assorbe corrente, in modo fortemente non lineare. Significa che il driver non deve solo fornire tensione, deve anche fornire corrente, e deve farlo senza farsi trascinare fuori linearità. In altre parole, non basta che “arrivi a tensione”, deve arrivarci bene, con margini e con controllo, e senza far degenerare la distorsione.
Ho scelto 850Volt e un carico di 9k perché rappresentavano un equilibrio ragionato tra potenza, stress elettrico, isolamento, affidabilità a lungo termine e qualità dell’alimentazione. Sì, spingendo l’anodica a 1000/1200Volt si può salire in potenza, ma a quel punto cambiano molte cose: distanze, componentistica disponibile, gestione dei transitori, e soprattutto si entra in un territorio in cui l’alimentazione deve essere ancora più “monolitica” per non tradire il progetto. In quella fase ho preferito fermarmi dove potevo garantire un’alimentazione realmente solida e di alta qualità, senza compromessi come elettrolitici in serie che, per quanto gestibili, non erano ciò che volevo in un progetto di questo tipo.
Il grafico riassume visivamente l’obiettivo: mantenere l’andamento del segnale “pulito” anche mentre la corrente di griglia diventa un fattore dominante. È un passaggio che, in ascolto, si traduce in assenza di compressione nei picchi, in maggiore controllo delle variazioni dinamiche e in quella sensazione di autorità che, nei single ended ben fatti, non dipende dalla potenza nominale ma da come il circuito si comporta quando la musica si fa impegnativa.
Dopo aver messo a punto il circuito in ambito teorico ho prodotto i trasformatori e sono passato alla progettazione CAD degli amplificatori.
In un progetto simile la parte magnetica non è un “accessorio”, è parte integrante del risultato. Trasformatore di uscita, induttanze di filtro, trasformatore di alimentazione e tutta la gestione delle capacità parassite e delle dispersioni determinano banda passante, stabilità, rumore di fondo e comportamento ai transienti. La progettazione CAD, in questo contesto, non serve solo a “far stare tutto dentro”, serve a decidere percorsi, distanze, schermature, orientamenti dei nuclei e gestione dei campi dispersi. Sono tutte cose che, se sottovalutate, ti presentano il conto dopo, quando sei già alla fine e ti ritrovi a inseguire ronzii o accoppiamenti indesiderati.
E alla loro realizzazione fisica… La realizzazione meccanica, specialmente con tensioni così elevate, è un capitolo a parte. Non si tratta solo di estetica: cablaggi, isolamenti, scelta dei passacavi, distanze tra punti a potenziale diverso, fissaggi, ventilazione e accessibilità per manutenzione sono aspetti fondamentali. Un amplificatore con 211 non deve essere solo bello e suonare bene, deve anche essere costruito con criteri che evitino sorprese nel tempo, soprattutto considerando l’energia in gioco e i transitori durante accensione e spegnimento.
Le immagini seguenti, come anticipato, sono quelle del progetto originale: raccontano un percorso reale, con le soluzioni di quel momento. Se oggi lo riprendessi in mano, alcune scelte verrebbero certamente affinate, non perché “fossero sbagliate”, ma perché l’esperienza accumulata porta inevitabilmente a ottimizzare dettagli che allora potevano non essere prioritari. Questo vale per la disposizione interna, per alcuni percorsi di massa, per la gestione di certe capacità parassite, per la serviceability e anche per scelte conservative su componenti e cablaggi, in modo da rendere il progetto ancora più robusto senza snaturarne l’anima.
Misure Strumentali
Potenza 25Watt RMS
Banda passante@1Watt: 15Hz – 50kHz -3dB
Banda passante@25Watt: 30Hz – 22kHz -3dB
Distorsione THD@1Watt: 0,3%
Distorsione THD@6Watt: 1,7%
Distorsione THD@15Watt: 3,8%
Smorzamento DF: 5
Rout: 1,6ohm
Le misure strumentali vanno lette con il contesto giusto. Su un single ended a triodo di questo tipo, la potenza nominale non racconta la storia completa: conta come cresce la distorsione al crescere della potenza, conta come si comporta la banda passante vicino al limite, conta soprattutto la stabilità e la risposta ai transienti. Il fattore di smorzamento, in questo caso, non è elevatissimo (e non deve esserlo per forza), ma è sufficiente per un controllo credibile con molti diffusori.
Valvole utilizzate 7
1x 12AT7 / ECC81: Pre/ingresso, esclusa dall’anello di NFB
2x 6J5: Guadagno in tensione
1x EL34 connessa a triodo: Inseguitore / Driver / Controllo BIAS connessa in DC alla finale
1x 6080: stabilizzatore di tensione per l’anodica della EL34
1x PC900: amplificatore di errore, pilota la 6080
1x 211 / VT-4C: Finale
La scelta della catena valvolare è stata fatta con un criterio preciso: arrivare alla 211 con uno stadio driver capace di swing ampio e di corrente, mantenendo al tempo stesso una struttura controllabile e stabile. Escludere lo stadio di ingresso dall’anello di retroazione globale è una scelta utile per preservare comportamento e sonorità dell’ingresso, evitando che la retroazione “spalmi” su tutto indiscriminatamente anche ciò che non serve. La coppia di 6J5 fornisce guadagno in tensione in modo pulito e prevedibile, mentre la EL34 a triodo svolge il lavoro pesante: inseguimento, pilotaggio e gestione del bias in accoppiamento DC verso la finale. Questo, in un progetto che deve entrare in A2, non è un dettaglio: l’accoppiamento e la gestione del punto di lavoro devono rimanere solidi anche quando la griglia della 211 inizia a chiedere corrente sul serio.
La sezione di stabilizzazione con 6080 e PC900 è stata pensata per mantenere coerente l’alimentazione del driver, perché la stabilità e la linearità del pilotaggio dipendono anche da quanto “si muove” la sua alta tensione al variare del carico. In pratica, non basta progettare un driver buono, devi anche evitare che l’alimentazione lo faccia diventare un’altra cosa quando alzi il volume.
Spettro a 1Watt
Spettro a 6Watt
Spettro a 15Watt
A potenza elevata lo spettro evidenzia quanto il sistema resti sotto controllo vicino alla saturazione e quanto la “sbordata” in A2 sia gestita in modo credibile. Qui emerge il senso di un driver serio: quando il circuito è progettato per quella zona, non si sente un cambio di carattere improvviso, non arriva una compressione nervosa, e la musica mantiene una naturalezza che spesso manca nei progetti che evitano A2 per paura delle complicazioni.
Quadra a 100Hz
Quadra a 1kHz
Quadra a 10kHz
A 10kHz la quadra è un test severo, perché mette in evidenza limiti reali di banda, capacità parassite, dispersioni e compensazioni. Un risultato pulito qui non è solo “bello da vedere”, è spesso correlato a una riproduzione più credibile delle code armoniche, a un attacco più definito e a una scena più leggibile, senza dover ricorrere a un suono “iperanalitico” che poi si paga con stanchezza d’ascolto.
Come suona: come prima impressione sembravano essere davvero grandi ampli e ascoltandoli per un buon periodo di tempo lo sono! nel mio ambiente controllato, dopo tante prove e cd, posso solo dire che sono ancora meglio di quello che sembravano. Presentano una medio alta imponente, ma sempre garbata e un basso granitico, statuario. Sono melodiosi e pieni di dettagli, con alcune incisioni si può sentire il pianista respirare, il chitarrista appoggiare le mani sullo strumento. Non ho dubbi nel collocarli tra i migliori ampli che abbia avuto la fortuna di realizzare e ascoltare nella mia vita. Difficile spiegare ma quando ti imbatti in amplificazioni del genere, ti rendi conto che tutto quello che prima credevi immenso, scopri che in realtà era solo grande. È valsa veramente la pena sbattersi in un montaggio così impegnativo.
Aggiungo un’osservazione importante, col senno di poi: il carattere sonoro di un 211 single ended non è solo “potenza e presenza”, è soprattutto autorevolezza, continuità e naturalezza quando la musica passa da pianissimo a fortissimo senza cambiare faccia. In questi monofonici la sensazione è proprio quella di avere riserva, non tanto in termini di watt, ma in termini di controllo. La gamma medio-alta è ampia e luminosa, ma non tagliente, e quando l’incisione è buona emerge una microdinamica che ti fa percepire gesti, respiri, sfumature e spazi in modo molto fisico. Il basso, quando il diffusore lo permette, non è solo esteso: è fermo, scandito, leggibile. È quel tipo di “granito” che non deriva da gonfiori o enfatizzazioni, ma da un circuito che non perde la presa quando la richiesta diventa impegnativa.
Se oggi lo riprendessi in mano, lavorerei ancora di più su alcuni dettagli di costruzione e di ottimizzazione, perché è lì che si fanno i passi avanti veri. Ma una cosa non cambierebbe: l’idea di base, cioè trattare la 211 come merita, con un pilotaggio degno della sua A2, con trasformatori progettati per questa missione e con un’alimentazione che non sia un “accessorio”, ma una parte integrante del suono.






















