Questo amplificatore vintage è arrivato nel mio laboratorio poco dopo essere stato acquistato online. Il venditore lo aveva descritto come “perfettamente funzionante”, ma la realtà era ben diversa. L’apparecchio era tutt’altro che affidabile, e mostrava numerose criticità già a un primo sguardo. Il cavo di alimentazione, eccessivamente spesso e rigido, terminava con una spina da 16A degna di una lavatrice e tirava pericolosamente i conduttori interni del cabinet. Un intervento improvvisato e grossolano, come purtroppo se ne vedono spesso negli apparecchi d’epoca venduti sul web.
Al di là di questo dettaglio antiestetico, il circuito si presentava in una condizione di semi-originalità: due condensatori elettrolitici moderni erano stati semplicemente collegati in parallelo agli originali ormai esausti, nel tentativo di “resuscitare” l’apparecchio con la minima fatica e spesa possibile. Il risultato? L’amplificatore si accendeva e sembrava suonare, ma le condizioni elettriche erano tutt’altro che sicure.
Tutti gli elettrolitici risultavano ormai al di sotto del valore nominale, con capacità ridotte e un ESR elevato, segno evidente di essiccamento e degrado. In queste condizioni, i condensatori non solo perdono efficienza ma diventano anche potenzialmente pericolosi per corto circuito. Li ho quindi sostituiti integralmente con componenti Philips NOS, rigenerati e testati singolarmente. Ho poi verificato tutte le resistenze e i condensatori non polarizzati: questi ultimi, essendo a carta e olio, erano in gran parte ancora funzionali, tranne uno…
Uno di questi condensatori presentava una crepa visibile (si nota ingrandendo la foto) ed era in perdita. Si trattava proprio di uno dei due condensatori di disaccoppiamento tra la valvola finale e la sezione sfasatrice. Il triodo della sfasatrice (una cathodyne) relativa a quel canale risultava semi-esaurito, mentre le finali erano fortemente sbilanciate. Tutto lasciava supporre che una delle valvole finali avesse lavorato per ore con la griglia positiva, con inevitabili stress al trasformatore d’uscita.
Sostituito il condensatore difettoso e la valvola ECC82 guasta, ho riacceso l’amplificatore. Subito ho notato una marcata distorsione sul canale riparato, specialmente intorno ai 100 Hz. Dopo pochi minuti, il canale ha iniziato a generare rumori di scarica, e dal trasformatore d’uscita proveniva un crepitio sospetto. Poco dopo, metà dell’avvolgimento si è interrotto, mostrando sullo schermo dell’oscilloscopio la tipica forma d’onda di un push-pull che lavora con una sola valvola attiva.
L’avvolgimento interrotto era proprio quello del canale col condensatore guasto: il corto aveva progressivamente danneggiato il rame fino a renderlo fragile e discontinuo. Non c’era alternativa: ho dovuto smontare e riavvolgere completamente il trasformatore d’uscita.
Dopo il riavvolgimento del trasformatore e una verifica completa dell’elettronica, l’amplificatore è tornato a funzionare. Come di consueto, ho effettuato una serie di misure strumentali per documentare la risposta in frequenza e la qualità del segnale, utili anche come riferimento per eventuali riparazioni future.
Il grafico di banda passante con i controlli di tono a zero mostra chiaramente i limiti dei trasformatori d’uscita: di dimensioni ridotte, incapaci di riprodurre in modo corretto la gamma bassa. L’andamento in frequenza conferma infatti un decadimento evidente già sotto i 100 Hz, come visibile nel diagramma seguente.
Anche la forma d’onda a 1 kHz evidenzia la scarsa induttanza primaria: un comportamento simile si dovrebbe osservare a 100 Hz, non a 1 kHz. Al di sotto di tale frequenza la risposta crolla, e le sinusoidi appaiono fortemente deformate. L’andamento di fase risulta inoltre irregolare, indice di un accoppiamento magnetico non ottimale nei trasformatori originali.
Questi risultati confermano che, pur trattandosi di un apparecchio affascinante, ci troviamo di fronte a un amplificatore di fascia economica, con limiti strutturali insiti nel progetto stesso. Certo, il suono può risultare gradevole o “vintage”, ma è importante essere consapevoli che nessun upgrade di componenti potrà trasformarlo in un amplificatore hi-end. Spendere cifre elevate in condensatori boutique o valvole esoteriche non porterà miglioramenti sostanziali: i limiti sono nel circuito e, soprattutto, nei trasformatori d’uscita.
Un altro punto importante: mai fidarsi ciecamente dei venditori online che dichiarano “funzionante” un apparecchio d’epoca. Questi dispositivi devono sempre essere revisionati da un tecnico competente prima dell’uso. In questo caso, il cliente aveva tenuto acceso l’amplificatore per ore aggravando i danni, e il costo della riparazione – tra riavvolgimento, test e ripristino estetico – ha finito per superare il prezzo d’acquisto iniziale. Se fosse stato venduto correttamente come “non funzionante da revisionare”, si sarebbero evitati guasti ben più gravi.
Per concludere il restauro, ho lucidato il mobile in legno impiallacciato in mogano con finitura a gommalacca, restituendo all’apparecchio il suo aspetto elegante e raffinato originale.
Oggi l’amplificatore è nuovamente funzionante e sicuro, pronto a suonare ancora per molti anni. Ma resta un ottimo esempio di quanto sia essenziale un restauro tecnico serio per garantire l’affidabilità e la sicurezza di ogni apparecchio d’epoca, al di là delle apparenze e delle promesse di vendita.









ma certo con nei nucleini così piccoli non ce la faceva, avrebbe saturato emettendo delle pernacchie..
La risposta in frequenza lato bassa frequenza (carente sotto 1kHz di 6dB, poi spiana di nuovo) sembra una scelta progettuale ed è dovuta al (ai) condensatori da un paio di nF in parallelo alla mezza sezione del potenziometro di bilanciamento (500k) creando una coppia zero-polo. Probabilmente il progettista sapeva che con quei trasformatori era inutile “spremere” le basse frequenze. Io ho optato per un taglio inferiore (~100 Hz) mettendo in parallelo dei condensatori da 22nF.
come per le radio d’epoca l’apparecchio va revisionato, vanno verificate le condizioni di tutti i condensatori e delle valvole se no fai la fine della persona di questo articolo che ascoltava un pushpull dove in un canale andava una valvola sola e l’altra era bloccata col bias a cannone per colpa di un condensatore bucato che gli ha poi bruciato un trasformatore d’uscita. L’apparecchio ha varie impedenze, quello che ho riparato aveva 8 e 16ohm… ma su internet si trovano anche schemi che riportano 4 e 8, quindi magari ci sono varianti dello stesso apparecchio, devi verificare col venditore.
SALVE BEL LAVORO GIUSTO IL FATTO CHE UN OGGETTO A VALVOLE DI TANTI ANNI VA RIVISTO IN TOTALE , IO NE O TROVATO UNO OVIO IN CONDIZIONI DI ORIGINI COMPRESO LE VALVOLE E IL VENDITORE INSITE NEL FATTO CHE NON NECESSITI DI NESUN INTERVENTO PERCHE’ LO A PROVATO MA IO GLIO PROVATO A SPEìIEGARGLI CHE UN CONTO E UNA PROVA UN’ALTRA COSA E ADOPERARLO QUOTIDIANAMENTE A PARTE TUTTO LUI MI CHIEDE 250€ POI O LETTO CHE IL CARICO E IN 8 homm , io o casse a 4 ohmm posso utilizzarlo ?