Preamplificatore DAC e RIAA MM a trasformatori con valvola 6BX7 / 6BL7

Questo progetto nasce come evoluzione ragionata di una serie di esperienze maturate durante il secondo periodo di lockdown, quando il tempo a disposizione ha permesso di tornare a sperimentare senza compromessi, mettendo da parte le soluzioni “furbe” e concentrandosi esclusivamente sul risultato sonoro reale. L’obiettivo era realizzare un preamplificatore DAC a valvole con uscita a trasformatori, capace di coniugare trasparenza, tridimensionalità e controllo del palcoscenico, evitando sia l’estetica sonora artificiosa di certi circuiti zero feedback, sia la compressione spaziale tipica di progetti con controreazione eccessiva. Il risultato è un apparecchio pensato per dialogare direttamente con finali di qualità, senza mascherare nulla e senza imporre una firma sonora caricaturale.

Per questo progetto ho preso spunto da diverse cose e da diverse esperienze precedenti, in particolare ho volutamente miscelato quanto appreso con il granny27 e con il nibiru. L’idea era ottenere un preamplificatore DAC con uscita a trasformatori, similmente al vecchio progetto Euridice, ma con una marcia in più.

Questa “marcia in più” deriva dall’esperienza maturata proprio sul Nibiru, dove avevo sperimentato con successo un effetto di spazialità tridimensionale controllata, ottenuto combinando volutamente il comportamento di un elemento induttivo e un tasso di controreazione molto blando ma estremamente preciso. Nel Nibiru l’elemento chiave era un’induttanza, qui invece è il trasformatore a svolgere quel ruolo. La controreazione è stata calibrata con attenzione per evitare due estremi altrettanto sbagliati: da un lato il suono slabbrato e sfocato dei circuiti realmente zero feedback, dall’altro l’appiattimento e la compressione della scena sonora tipica di progetti con feedback elevato.

Il risultato è un equilibrio difficile da ottenere ma estremamente appagante, una via di mezzo virtuosa tra tridimensionalità, messa a fuoco e naturalezza, che rende l’ascolto coinvolgente senza introdurre sporcature o artifici. È esattamente quel tipo di controreazione moderata, ponderata e positiva che chi continua a sbandierare dogmaticamente lo zero feedback difficilmente riuscirà mai a comprendere. Questo progetto viene pubblicato come premium.

Per evitare i problemi riscontrati sul granny27, che alla fine era stato caricato con un CCS a transistor, suonando anche molto bene ma senza centrare pienamente l’obiettivo che mi ero prefissato, ho deciso di partire da una valvola con resistenza interna significativamente più bassa. La scelta è ricaduta sulla 6BX7, una valvola spesso sottovalutata ma estremamente interessante per questo tipo di applicazioni.

La 6BX7, così come la sua equivalente 6BL7, è un doppio triodo di potenza con la stessa zoccolatura della 6SN7, ma con caratteristiche elettriche decisamente diverse. Può dissipare 6 watt per ogni placca, ha una resistenza interna di circa 1300ohm e un Mu di 10. In termini funzionali ricorda molto la sezione di potenza di una 6EM7. È una valvola particolarmente adatta per amplificatori per cuffia, preamplificatori linea, finali a bassissima potenza o come driver per valvole di grossa taglia come 300B o 845.

Per questo progetto ho realizzato un nuovo trasformatore interstadio, l’i12K600, specificamente pensato per lavorare in modo corretto con valvole a bassa resistenza interna.

Questo trasformatore ha un primario da 12k e un secondario da 600ohm con presa centrale, ed è in grado di sopportare una corrente continua di 10mA. Può essere utilizzato con valvole aventi una resistenza interna da circa 1700ohm a scendere, come 6BX7, 6BL7, ma anche 5842 o 417A. Nel mio caso, disponendo già di un segnale robusto proveniente dal DAC, ho preferito la 6BX7. Grazie al suo basso Mu e al rapporto di trasformazione, sono riuscito a ottenere un guadagno quasi unitario, pur lavorando con una valvola realmente amplificante, capace quindi di imprimere al suono un carattere autentico e naturale.

Questo approccio è l’esatto opposto dei tanti buffer economici che si trovano in commercio, dove una valvola in inseguitore viene messa lì solo per fare scena, mentre il lavoro vero viene svolto da opamp nascosti sotto il cofano.

Per sperimentare ulteriormente ho inserito nel pre, oltre al DAC, anche un preamplificatore a JFET basato su BF256 e 2SK170. È presente quindi un commutatore che consente di passare dal DAC al pre fono o a una presa AUX per sorgenti esterne.

Per iniziare ho costruito l’alimentazione in un telaio separato, così da allontanare il trasformatore di alimentazione dagli interstadio ed evitare l’introduzione di ronzii, problema che avevo già riscontrato con il granny27.

L’alimentazione anodica è stata realizzata con una 6X5GT. Lo stadio con la 6BX7 assorbe circa 20mA costanti lavorando in classe A, quindi la 6X5GT è perfettamente dimensionata, potendo erogare fino a 70mA. Non è minimamente stressata, durerà a lungo ed è facilmente reperibile in versione NOS a costi contenuti. Tutto il contrario di quanto sostengono certi “guru” convinti che per alimentare pochi milliampere servano per forza raddrizzatrici sovradimensionate e batterie di condensatori spropositati, senza nemmeno distinguere tra corrente, tensione e resistenza di uscita di uno stadio.

Dopo la 6X5GT ho utilizzato una cella CLC, come nel granny, con un vecchio condensatore a vitone NOS Philips dalle caratteristiche elettriche che mettono in difficoltà molti condensatori moderni, anche cosiddetti audio grade. Per puro sfizio, e per ottenere un silenzio strumentale assoluto, ho poi soppresso il residuo ripple con un moltiplicatore di capacità, visibile sulla sinistra dopo il ponte raddrizzatore verde che alimenta invece il pre RIAA a 24 volt.

Piccola soddisfazione personale nell’uso di componenti d’epoca: nel moltiplicatore di capacità, accanto al BUX85G, si può notare un BC207 NOS. Nel video qui sotto è possibile osservare il funzionamento del moltiplicatore, con scala dell’oscilloscopio impostata a 20mV per divisione. La traccia inferiore mostra il segnale prima del moltiplicatore, quella superiore, quasi piatta, il segnale dopo. Le leggere ondulazioni a bassa frequenza sono semplici variazioni della tensione di rete e non vanno confuse con ripple residuo. Il moltiplicatore non è uno stabilizzatore.

Passando al telaio del pre vero e proprio, l’anodica è ulteriormente disaccoppiata tramite una cella RC con resistenza da 22ohm e un condensatore carta olio NOS da 2,5uF Sprague, di quelli destinati all’aviazione, dotato di viti di fissaggio per resistere alle accelerazioni meccaniche.

I condensatori carta olio in ambito audio danno il meglio di sé sulle alimentazioni. Inseriti nel percorso del segnale, o peggio ancora nei crossover, tendono sì ad addolcire le asperità, ma al prezzo di una perdita di dettaglio, soprattutto in gamma alta.

Il trimmer visibile in queste immagini serve per bilanciare perfettamente i due canali. Con un tasso di NFB molto basso, circa 2dB, anche valvole con sezioni ben matchate non saranno mai perfette. Il bilanciamento viene effettuato sotto oscilloscopio agendo esclusivamente sulla rete di controreazione, senza toccare il segnale di ingresso, evitando così di introdurre disturbi.

La 6X5GT

Strumentali: la distorsione armonica totale è pari allo 0,78% con un’uscita di 8Vpp, valore superiore al massimo normalmente utilizzato, che si attesta intorno ai 6Vpp in funzionamento con il DAC. La banda passante è di 30Hz – 35kHz a -1dB, misurata alla stessa ampiezza.

Come suona

Ho sperimentato diversi bypass sugli elettrolitici di catodo della 6BX7, provando polipropilene, acetato di cellulosa e altre soluzioni. Alla fine ho trovato il mio punto di equilibrio con il polipropilene, che privilegia il dettaglio senza impoverire il corpo. Il suono è ricco e piacevole, la gamma alta è frizzante ma mai aggressiva, la separazione tra gli strumenti è eccellente, le voci sono ben focalizzate al centro della scena e il palcoscenico è ampio e credibile. Il risultato finale è pienamente soddisfacente.

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8 Commenti
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nicola grosseto
nicola grosseto
5 anni fa

Ho realizzato questo preamplificatore su progetto SB. Ora sta in coppia con un finale se di kt88/6550 sempre by SB, il risultato è semplicemente impressionante: la presenza degli strumenti, la trasparenza e la tridimensionalità sono da primato. Rispetto all’uso del finale da integrato con il suo controllo di volume, è come se una tenda venisse tirata via dal fronte sonoro. C’è davvero tutto di più! Una menzione particolare merita la scheda phono del pre: può tranquillamente rivaleggiare con oggetti molto ma molto più costosi. Io non sono parente di Bianchini né mi paga, semmai il contrario, per cui dico questo e concludo: ne ho spesi di soldi nella mia carriera di “audiofilo”, ma quelli investiti nelle creazioni di Stefano sono senz’altro tra i meglio spesi. Complimenti a lui e anche a me!

AleD
AleD
5 anni fa

perdona ma stiamo mischiando cose diverse, l’uso della nfb per diminuire le distorsioni e migliorare la fedeltà nella riproduzione dei bassi è hi-fi, aggiungere altro per avere un suono più piacevole non mi pare cada nell’hi-fi, altrimenti ti contraddici sul motivo per cui usi la nfb…

AleD
AleD
5 anni fa

Ma usi una traccia di riferimento che sai come deve suonare? Perché altrimenti non rischi di dare un effetto 3d a tracce che di suo non ne hanno?

AleD
AleD
5 anni fa

non ho capito come stabilisci la giusta via di mezzo tra tridimensionaltà e messa a fuoco…

Alberto
Alberto
5 anni fa

Complimenti Stefano, leggere i tuoi articoli e le descrizioni dei tuoi lavori è sempre un arricchimento di conoscenze. Metti anima , cuore e sopratutto competenza in tutti i tuoi progetti.