Nel mondo dell’audio a valvole esiste un’enorme differenza tra apparecchi progettati con criterio e quelli che cercano di impressionare l’occhio con componenti costosi ma senza alcuna logica progettuale. In questo articolo racconto la trasformazione radicale di uno di questi casi: un amplificatore single ended nato da un progetto completamente sbagliato e trasformato in un apparecchio realmente funzionante e sorprendentemente performante. Il risultato finale è un amplificatore single ended basato su valvole compactron 6GE5, valvole finali di riga TV derivate dalla famiglia della 6DQ6B, pilotate da una semplice ma efficiente PC86. Una scelta volutamente poco “esoterica” sulla carta, ma estremamente interessante dal punto di vista tecnico e capace di offrire prestazioni sonore di altissimo livello.
Questa realizzazione dimostra ancora una volta un principio molto semplice ma spesso dimenticato: non sono le valvole esotiche o i condensatori esoterici a determinare la qualità di un amplificatore, ma la bontà del progetto elettrico, la scelta dei punti di lavoro e soprattutto la qualità dei trasformatori. Partendo da un apparecchio praticamente da rottamare, è stato possibile recuperare la parte meccanica e trasformarlo in un vero amplificatore hi-fi single ended capace di offrire bassi profondi, grande apertura e una banda passante sorprendentemente estesa. Un esempio concreto di come, con un progetto corretto, anche valvole nate per tutt’altro utilizzo possano diventare protagoniste di un amplificatore valvolare dalle prestazioni notevoli.
Un giorno ricevo un messaggio da “R.O.” che mi chiede un parere su un “bellissimo” amplificatore “hifi, hi-end, zero feedback” costruito da uno dei tanti guru delle valvole che popolano l’italico stivale. Il problema era semplice: non suonava bene, e voleva portarmelo per capire se fosse possibile sistemarlo. Purtroppo, quando si leggono descrizioni altisonanti di questo tipo, molto spesso la realtà è ben diversa da quella raccontata. Dietro slogan come “hi-end” e “zero feedback” si trovano frequentemente circuiti improvvisati, costruzioni approssimative e progetti che non sono mai stati davvero calcolati. In altre parole, tanta scena e poca ingegneria. Me lo porta ed ecco un’altro impresentabile in tutto il suo splendore…
A parte un potenziometro volante aggiunto da R.O. nel tentativo disperato di riuscire almeno a regolare il volume in un circuito che evidentemente non era stato calcolato in nessuna delle sue parti e che presentava un guadagno esagerato, tutto il resto era farina del cosiddetto guru. Compresa la bizzarra disposizione delle valvole montate di sbieco sul telaio, una scelta che rendeva già di per sé difficile realizzare un cablaggio ordinato e razionale, anche ammesso che chi l’aveva costruito avesse avuto le competenze per farlo.
Quando si ignorano le basi della progettazione elettronica il risultato è sempre lo stesso: guadagni spropositati, punti di lavoro scelti a caso, alimentazioni tirate al limite e trasformatori palesemente sottodimensionati. Tutti elementi che, messi insieme, trasformano quello che dovrebbe essere un amplificatore in un oggetto instabile e mal funzionante.
Una delle cose più evidenti era la valvola raddrizzatrice, che lavorava in condizioni talmente fuori specifica da avere le placche che arrossavano visibilmente. Il vetro era ormai affumicato e il bordo dello zoccolo mostrava chiari segni di surriscaldamento. Questo è il classico sintomo di un’alimentazione dimensionata senza alcun criterio, dove si pretende di prelevare più corrente di quella che il circuito può realmente fornire in sicurezza.
Ovviamente, secondo una certa filosofia molto diffusa nel mondo dell’audio valvolare, per far suonare bene un amplificatore non serve fare calcoli o progettare seriamente il circuito: basta riempirlo di condensatori costosi e valvole blasonate. Peccato che la realtà sia molto diversa.
Questo è infatti uno degli errori più comuni che si vedono in giro: si pensa che componenti esoterici, condensatori “galattici” o valvole prestigiose possano compensare un progetto sbagliato. In realtà, quando la base del circuito è errata, questi componenti non fanno altro che rendere più costoso il disastro finale.

Come una coppia di KT88 Full Music che, dopo circa quaranta minuti di funzionamento in quelle condizioni assurde, si erano già ridotte a circa il 60% di emissione. In pratica due valvole nuove distrutte nel giro di meno di un’ora. Circa 250€ di valvole finiti direttamente nel pattume per colpa di un circuito progettato senza alcun criterio.
Mi sembra quindi doveroso fare una raccomandazione molto chiara: non spendete soldi in condensatori “galattici” o valvole costose su apparecchi del genere. Non solo state letteralmente buttando soldi nel gabinetto senza ottenere alcun miglioramento reale, ma nel caso di valvole NOS rischiate anche di sprecare componenti fuori produzione che prima o poi diventeranno sempre più difficili da reperire. Montare valvole preziose su certi trabicoli è uno spreco sia tecnico sia storico.
Lo stesso discorso vale anche per molti amplificatorini cinesi lasciati nelle condizioni originali di fabbrica. Prima di pensare ad upgrade costosi bisognerebbe sempre chiedersi se la base del progetto merita davvero di essere migliorata oppure se si tratta di un circuito che, per come è stato concepito, non potrà mai funzionare correttamente.
A quel punto ho guidato “R.O.” verso un progetto completamente nuovo, cercando di recuperare tutto ciò che fosse effettivamente riutilizzabile. Nonostante la qualità del circuito originale fosse disastrosa, l’apparecchio rappresentava comunque una piccola miniera di componenti e parti meccaniche recuperabili. Il mobile, ad esempio, era riutilizzabile e diverse parti della struttura potevano diventare la base per qualcosa di completamente diverso.
I trasformatori di uscita erano decisamente indecenti e quello di alimentazione non era assolutamente adatto ad alimentare un altro stadio con KT88. Ho quindi deciso di abbandonare completamente quella strada e pensare a qualcosa di più modesto sulla carta ma molto più sensato dal punto di vista tecnico: niente valvole “prestigiose”, ma un circuito progettato correttamente e componenti dimensionati nel modo giusto.
La scelta è quindi caduta su un single ended basato su valvole compactron 6GE5, equivalenti con diversa zoccolatura alla ben nota 6DQ6B, utilizzando come stadio driver delle semplici PC86. Le valvole di riga televisiva sono spesso sottovalutate nel mondo audio, ma in realtà possono offrire prestazioni eccellenti quando vengono utilizzate nel punto di lavoro corretto e abbinate a trasformatori progettati specificamente per loro. In molti casi rappresentano una soluzione estremamente interessante per realizzare amplificatori single ended robusti, lineari e capaci di risultati sonori sorprendenti.
Qui sotto lo schema premium.
Vediamo quindi come “R.O.” ha trasformato, con il mio aiuto, quel rottamino in qualcosa di finalmente sensato. Per prima cosa ho realizzato una coppia di trasformatori di uscita single ended da 6k di impedenza primaria specificamente progettati per la 6GE5. Per l’occasione ho anche sperimentato un nuovo tipo di lamierino, scelto per ottenere un comportamento migliore alle basse frequenze e ridurre la dispersione magnetica. Quando un trasformatore viene progettato realmente attorno alla valvola e al punto di lavoro previsto, la differenza nel risultato finale è enorme.
L’amplificatore è stato quindi completamente smontato e ricostruito da zero. Sono state realizzate nuove piastre di montaggio mantenendo però il mobile originale, che è stato prima decerato e poi rifinito correttamente con una lucidatura a gomma lacca. Colgo anche l’occasione per spiegare al guru di turno che la cera non si dà sul legno grezzo: prima il legno va preparato e sigillato, altrimenti la cera diventa semplicemente una calamita per lo sporco.
Per migliorare anche l’aspetto estetico ho realizzato per “R.O.” alcune parti decorative tramite stampa 3D, in modo da rendere quel mobiletto più gradevole e coerente con l’aspetto dell’apparecchio finito. Una volta completato il montaggio ho effettuato il collaudo completo del circuito, verificato il corretto funzionamento e documentato il risultato finale con alcune fotografie del lavoro concluso.
Come suona quindi questo amplificatore? La prima cosa che colpisce all’ascolto è l’estensione e la solidità della gamma bassa, decisamente inusuale per un single ended di questa potenza. I bassi sono profondi, controllati e ben articolati, senza quella sensazione di gonfiore o lentezza che spesso caratterizza molti piccoli amplificatori valvolari. Questo risultato è in gran parte merito dei trasformatori di uscita, progettati specificamente per la 6GE5 e dimensionati in modo da garantire un’induttanza primaria adeguata e una buona linearità anche alle frequenze più basse.
Anche la gamma media si presenta molto naturale e aperta, con una buona trasparenza sulle voci e sugli strumenti acustici. Le valvole di riga televisiva, quando utilizzate correttamente, possono offrire una linearità sorprendente e in questo circuito riescono a restituire una presentazione sonora molto equilibrata e piacevole.
La gamma alta è ariosa e ben estesa, senza asprezze o durezza. L’impressione generale è quella di un amplificatore molto aperto e dinamico, capace di restituire una scena sonora ampia e ben definita nonostante la potenza relativamente contenuta. In molti casi questo tipo di amplificatore si rivela particolarmente adatto a diffusori ad alta efficienza o a sistemi full range, dove può esprimere al meglio le sue qualità di microdinamica e naturalezza timbrica.
Naturalmente le impressioni di ascolto sono sempre soggettive, quindi è più interessante guardare anche i dati strumentali. Nonostante la semplicità del circuito e la scelta di valvole nate per tutt’altro impiego, questo amplificatore mostra prestazioni tecniche decisamente interessanti, come si può vedere dalle misure riportate qui sotto.
Potenza: 6,25Watt RMS per canale
Distorsione THD: 0,57% @ 1 watt
Banda passante: 7Hz / 60khz -1dB
Smorzamento DF: 6,66
Grafico di banda passante su carico resistivo
E su carico reattivo
Analisi di spettro a 1watt
Quadra a 100Hz / 1k / 10k
Nel video qui sotto ho ripreso la sinusoide ancora perfetta e dritta a 7Hz @ 1 watt, incredibile, un risultato quasi esagerato…























Quello che ti sembra “mancare” rispetto gli altri valvolari sono le evanescenze, e tutti gli artefatti distorsivi di fase e colorature varie dovute all’inerzia dei diffusori totalmente liberi di andare dove gli pare a causa di un pessimo circuito zerofeedback, in pratica non senti più poltiglia e fango ma senti quello che è nel segnale, la musica, i suoni, i dettagli che prima non potevi sentire perchè cancellati o coperti dalle distorsioni.
Salve sono Roberto, il proprietario dell’ampli in questione. Quando acquistai l’ampli originale ero contento, era il mio primo valvolare e mi pareva chissà che. Avevo preferito prenderlo da un sedicente autocostruttore-riparatore che millantava esperienza a iosa (sigh) piuttosto che prendere una cinesata. Mi sono fatto infinocchiare per bene, preso dalla smania di avere un valvolare 🙁 . Cambiai le valvole, dato che chi lo aveva fatto mi disse che le altre erano vecchie, e qualche altro componente. Ma i nodi vennero presto al pettine, cominciarono ad esserci malfunzionamenti e ad un certo punto si ammutolì. Decisi quindi di rivolgermi a Stefano. Avevo letto il suo sito e mi colpì la sua “politica di azione”. Parlandoci al telefono poi si è rivelato non solo ultra-competente, ma anche una persona alla mano e cordiale. Mi spiegò il da farsi, e la sua idea di fare qualcosa un pò fuori dagli schemi. Gli diedi carta bianca in pratica per il progetto premium. Parliamo ora dell’amplificatore, guardandolo da fuori impressionano le dimensioni dei trasformatori che ha prodotto, ben più grossi dei precedenti. Soprattutto incuriosiscono le 6ge5, piccole e cicciotte, quasi spariscono al confronto con i TU alle loro spalle ed esteticamente non appagano l’occhio come le kt88 che c’erano prima, ma non è quello il loro scopo. Quello che devono fare lo fanno ..e benissimo!
Il mio impianto è composto da lettore dvd Meridian 596, diffusori a torre 2 vie autocostruiti con componenti Dynaudio Esotec (D260 e 17w75LQ) pre Belles Soloist 3, cavi QED reference Audio 40, VDH 102MKIII e Supra PLY 3.4. Il precedente ampli (ora di riserva) è un ONIX A-120 MK1 upgradato.
Appena ho ascoltato l’SB-625 (lo chiamerò così) sono rimasto spiazzato. Il suono era diverso, all’inizio sembrava come se mancasse qualcosa, ma non era così. C’era tutto ma ora si sentiva diversamente. Tutto si è ripulito, c’è tanto dettaglio e la scena si è ampliata , si percepisce l’aria tra gli strumenti, tutti ben focalizzati. Le voci naturalissime sono il suo forte e i bassi presenti, profondi e frenati. Nonostante i miei diffusori non siano certo ad alta efficienza l’SB-625 le pilota alla grande, anche a volume sostenuto. L’ho provato con vari generi pop, rock, jazz etc ed ha parecchia stoffa. Certo che a vederle quelle valvoline non gli daresti due soldi e non ti aspetteresti mai che siano così musicali e dettagliate. Ogni giorno che passa va sempre meglio. Scopro sfumature e particolari che prima faticavo a cogliere e non affatica mai. Sono curioso di provarlo con qualche diffusore più efficiente, di certo avrà da dire la sua 😉 . Sono davvero soddisfatto! Voglio ringraziare Stefano per il suo lavoro e la sua gentilezza!
Meglio una NOS snobbata ma usata bene che una valvola famosa di produzione attuale… sopratutto se usata male.
Molto bella l’idea di usare valvole trascurate dai “guru” e bello anche il fatto che si parli seriamente e in modo documentato di controreazione e di smorzamento