Riparazione Audio Space Reference 3.1 300B – Bias instabile e canali sbilanciati

Mi è capitato nuovamente sul banco un amplificatore Audio Space, marchio del quale avevo già avuto occasione di riparare altri apparecchi, in particolare alcuni modelli equipaggiati con valvole EL34. Questa volta si tratta di un Audio Space Reference 3.1, un integrato valvolare piuttosto imponente, sia per dimensioni che per peso, che utilizza quattro 300B in configurazione push-pull.

Il Reference 3.1 veniva dichiarato dal costruttore per 21 watt per canale in classe A (in realtà è un classe AB). La dotazione di valvole comprende quattro 300B finali, due 6SN7 (o 6N8P) come driver e quattro 12AX7/ECC83, due delle quali sono impiegate nello stadio phono MM. Sono presenti inoltre un ingresso Direct, che permette di escludere selettore degli ingressi e controllo di volume (che però di fatto è un attenuatore passivo), e la possibilità di scegliere fra due differenti livelli di controreazione negativa.

È quindi un apparecchio interessante e anche abbastanza ambizioso sulla carta. Purtroppo, come vedremo, durante la riparazione sono emerse alcune scelte progettuali decisamente meno raffinate di quanto l’aspetto esterno possa far pensare.

I problemi dell’amplificatore

L’apparecchio mi è stato consegnato principalmente per due difetti. Il primo riguardava la regolazione del bias delle quattro 300B. Su una valvola in particolare la corrente risultava instabile e difficile da regolare, mentre più in generale risultava complicato raggiungere i 50 mA indicati dal costruttore. Il secondo problema era ancora più fastidioso durante l’ascolto: i due canali avevano livelli differenti. Uno dei due suonava costantemente un po’ più piano dell’altro, abbastanza da rendere chiaramente percepibile lo spostamento dell’immagine stereo.

Come prima cosa ho quindi provato tutte le valvole che mi erano state consegnate insieme all’amplificatore, misurandole e selezionando gli esemplari migliori. In questo modo ho potuto escludere fin dall’inizio che lo sbilanciamento fra i canali dipendesse semplicemente da una cattiva selezione delle valvole. A questo punto è iniziata la ricerca dei problemi all’interno dell’apparecchio.

Bias instabile

Il difetto più evidente era l’instabilità della lettura della corrente di una delle 300B. Il Reference 3.1 dispone di uno strumento sul pannello frontale che, tramite un commutatore, permette di controllare la corrente delle quattro valvole finali e procedere alla regolazione individuale del bias. In questo caso il problema non era particolarmente misterioso: erano presenti falsi contatti dovuti all’ossidazione e allo sporco sia negli zoccoli delle valvole sia nel commutatore utilizzato per selezionare la 300B da visualizzare sullo strumento.

Ho quindi pulito accuratamente tutti gli zoccoli e i commutatori dell’apparecchio. Dopo questa operazione le letture sono tornate stabili e il problema specifico della corrente che sembrava cambiare continuamente è scomparso. Rimaneva però un’altra questione.

Perché alcune 300B non arrivano a 50 mA?

Secondo le indicazioni del costruttore il bias dovrebbe essere regolato a circa 50 mA per ciascuna 300B. Durante le prove mi sono però accorto che con diverse valvole perfettamente efficienti non era possibile raggiungere questo valore: il trimmer arrivava semplicemente a fine corsa prima di ottenere la corrente richiesta. Il fenomeno diventa ancora più evidente quando la tensione di rete è leggermente inferiore ai 230 volt nominali.

Dopo aver verificato il circuito è risultato evidente che non si trattava di un problema delle valvole ma, a mio giudizio, di un dimensionamento poco felice del circuito che genera e regola la tensione negativa di griglia delle finali. Il campo di regolazione disponibile è semplicemente troppo limitato. Non ho ritenuto sensato modificare l’amplificatore solamente per obbligarlo a raggiungere i 50 mA indicati dal costruttore. In una situazione di questo tipo preferisco tranquillamente regolare le quattro valvole a una corrente leggermente inferiore, per esempio 40 mA, purché le correnti siano correttamente bilanciate.

Bisogna inoltre considerare che in questo apparecchio il punto di lavoro risente parecchio delle variazioni della tensione di rete. Pretendere che i 50 mA rimangano inchiodati allo stesso valore indipendentemente dal fatto che dalla presa arrivino 220, 225, 230 o 235 volt non ha molto senso.

Il problema più interessante: i due canali sbilanciati

Risolto il problema del bias, rimaneva quello per cui un canale continuava a suonare leggermente più forte dell’altro. Qui la ricerca del guasto è stata decisamente più lunga. Ho controllato le resistenze interessate dal percorso del segnale e i valori erano sostanzialmente corretti. Ho scambiato e selezionato le valvole, senza che il difetto seguisse queste ultime. Ho inoltre verificato il livello del segnale nei vari punti del circuito, arrivando progressivamente alla conclusione che il problema non fosse nello stadio di amplificazione.

Alla fine il responsabile dello sbilanciamento si è rivelato essere qualcosa di molto più difficile da correggere: i due trasformatori di uscita non hanno esattamente lo stesso rapporto di trasformazione. La differenza è piccola, ma sufficiente perché a parità di segnale applicato ai due finali si ottengano due tensioni leggermente differenti alle uscite per gli altoparlanti. In parole semplici è come se uno dei due trasformatori avesse qualche spira in più o in meno sul secondario rispetto all’altro. In un amplificatore di questo livello sarebbe auspicabile che i due trasformatori di uscita fossero accoppiati con maggiore precisione.

Correggere lo sbilanciamento con la controreazione

A questo punto le possibilità erano sostanzialmente due: convivere con il difetto oppure trovare un sistema per compensarlo senza stravolgere l’amplificatore. Fortunatamente il Reference 3.1 utilizza la controreazione negativa globale, e proprio la rete di NFB mi ha fornito un modo semplice e poco invasivo per risolvere il problema.

Ho modificato leggermente la rete di controreazione inserendo la possibilità di effettuare una regolazione fine tramite trimmer. In questo modo è possibile tarare a banco il guadagno dei 2 canali e compensare esattamente la piccola differenza introdotta dai trasformatori di uscita.

La regolazione viene eseguita applicando lo stesso segnale ai due canali e misurandone contemporaneamente l’uscita su carico resistivo. Una volta effettuata la taratura, i due canali raggiungono finalmente lo stesso livello. Non è una modifica fatta per cambiare il carattere sonoro dell’amplificatore o aumentarne le prestazioni: serve semplicemente a compensare una tolleranza costruttiva che, a mio parere, avrebbe dovuto essere risolta in origine con una migliore selezione della coppia di trasformatori.

Misure strumentali

Terminata la riparazione ho eseguito le consuete misure a banco. La potenza massima che ho rilevato è di circa 20 watt per canale, quindi molto vicina ai 21 watt dichiarati dal costruttore. Bisogna però distinguere fra la potenza massima raggiungibile e quella realmente utilizzabile mantenendo il segnale ancora pulito. L’amplificatore arriva infatti a circa 16 watt RMS prima che la distorsione cominci a crescere in maniera evidente. Proseguendo si possono raggiungere circa 20 watt, ma ormai entrando progressivamente nella zona di saturazione.

Il fattore di smorzamento che ho misurato è pari a circa 2,0. La distorsione armonica totale a 1 watt è dello 0,7%. Il dato che mi ha lasciato maggiormente perplesso riguarda però la risposta in frequenza. Sul campione che ho avuto sul banco il punto a -1 dB sul lato superiore si trova già intorno ai 10/11 kHz.

È una banda passante piuttosto modesta per un amplificatore Hi-Fi e, considerando la tipologia e la fascia nella quale questo apparecchio veniva proposto, è probabilmente il risultato strumentale meno entusiasmante di tutta la prova.

Conclusioni

L’Audio Space Reference 3.1 è un amplificatore sicuramente affascinante: quattro 300B in push-pull, dimensioni importanti, una costruzione esteticamente molto curata e circa 20 watt per canale ottenuti utilizzando una delle valvole più iconiche della storia dell’audio.

Sul banco, però, l’impressione è stata meno positiva. I problemi di contatto erano normale manutenzione e, dopo diversi anni, trovare zoccoli e commutatori ossidati non rappresenta certo un difetto di progetto.

Diverso è il discorso per il circuito di regolazione del bias, che dispone di un margine insufficiente con alcune 300B perfettamente utilizzabili, e soprattutto per la differenza riscontrata fra i due trasformatori di uscita, responsabile dello sbilanciamento permanente fra i canali.

Quest’ultimo problema è stato risolto sfruttando la rete di controreazione già presente nell’amplificatore per introdurre una regolazione fine del guadagno, permettendo finalmente di allineare con precisione i due canali.

Anche le misure raccontano un apparecchio con luci e ombre: la potenza disponibile è sostanzialmente quella promessa, con circa 16 watt realmente puliti e una ventina raggiungibili prima della saturazione più marcata, ma il fattore di smorzamento di 2,0 e soprattutto la risposta in frequenza che scende di 1 dB già attorno ai 10/11 kHz non sono risultati particolarmente brillanti.

Alla fine il Reference 3.1 è tornato a funzionare correttamente, con bias stabile e soprattutto con i due canali finalmente allo stesso livello. Rimane un amplificatore scenografico e interessante, ma anche un buon esempio di come una costruzione esteticamente importante e una dotazione di valvole prestigiosa non siano necessariamente sinonimo di una progettazione altrettanto raffinata.

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GRAAF Venticinque / Graffiti 25 – Riparazione e Revisione Completa

Il GRAAF Venticinque, conosciuto anche come Graffiti 25, è uno degli amplificatori integrati più compatti prodotti dalla casa modenese fondata da Giovanni Mariani. È un valvolare push-pull capace di circa 25 watt RMS per canale, realizzato secondo una filosofia piuttosto diversa da quella dei più celebri finali OTL GRAAF.

Lo stadio finale utilizza quattro valvole 5881, due per canale, mentre la sezione di ingresso e pilotaggio impiega tre 6922 / ECC88. Il finale lavora in configurazione pentodo con polarizzazione catodica e una quantità molto contenuta di controreazione. Anche l’alimentazione presenta una particolarità abbastanza evidente per un amplificatore valvolare di questo periodo: al posto del classico trasformatore a lamierini troviamo infatti un grosso trasformatore toroidale, soluzione che ha permesso a GRAAF di mantenere l’apparecchio relativamente compatto.

È un amplificatore costruito in maniera piuttosto razionale, ma quando bisogna intervenire sulla scheda principale la faccenda diventa decisamente meno divertente: per raggiungere alcuni componenti è necessario smontare buona parte dell’apparecchio. Negli anni me ne sono passati diversi sul banco e in questa pagina voglio raccogliere due interventi effettuati sullo stesso modello, a parecchi anni di distanza l’uno dall’altro.

Primo intervento: condensatori esauriti e trasformatore di alimentazione bruciato

Il primo esemplare era arrivato in laboratorio completamente fuori uso. L’apparecchio non era mai stato revisionato e, dopo tanti anni di servizio, aveva semplicemente smesso di funzionare.

Aprendolo, una delle prime cose evidenti era lo stato dei condensatori elettrolitici dell’alimentazione. Uno dei quattro condensatori principali era visibilmente rigonfio; la plastica che si vede aperta nella fotografia l’avevo tagliata io per verificare meglio se il condensatore avesse effettivamente sfiatato.

Il problema è che sostituire questi componenti non significa semplicemente aprire il coperchio e dissaldarli. Per poter estrarre la scheda principale bisogna smontare praticamente tutto l’amplificatore. Una volta raggiunta la PCB ho quindi sostituito i quattro elettrolitici principali di filtro.

A questo punto mi aspettavo che l’amplificatore tornasse almeno ad accendersi. Invece niente.

Continuando con le verifiche ho scoperto il secondo guasto, decisamente più serio: il primario del trasformatore toroidale di alimentazione era interrotto. Con tutta probabilità il condensatore difettoso non aveva provocato un cortocircuito netto, sufficiente a far intervenire immediatamente il fusibile, e il trasformatore aveva finito per cedere. Una bella sfortuna, perché a quel punto la semplice revisione dell’alimentazione si era trasformata in una riparazione ben più importante.

All’epoca riuscii fortunatamente a procurarmi un trasformatore di ricambio originale GRAAF, marchiato dalla casa, che mi venne fornito personalmente da Giovanni Mariani.

Montato il nuovo trasformatore e completata la revisione dell’alimentazione, il Venticinque è finalmente tornato in funzione. Dopo i controlli e le verifiche finali l’amplificatore era nuovamente stabile, silenzioso e perfettamente funzionante.

Un altro GRAAF Venticinque sul banco

Parecchi anni dopo il primo intervento mi è arrivato in laboratorio un altro esemplare dello stesso amplificatore. Questa volta il GRAAF funzionava, ma presentava un fastidioso sibilo proveniente da uno dei due canali. Tolto il coperchio è apparso subito evidente che qualcuno ci aveva già messo le mani. La scheda era molto sporca e portava i segni di una precedente riparazione. In particolare erano già stati sostituiti i grossi condensatori elettrolitici dell’alimentazione.

A prima vista sembravano dei Kendeil, ma osservandoli meglio la situazione era ben diversa: si trattava in realtà di condensatori Samsung ribrandizzati con una guaina Kendeil. Dei falsi, insomma. Un particolare che documenterò nelle fotografie, perché è un buon esempio di quello che purtroppo può capitare di trovare dentro apparecchi già riparati in passato.

Al di là della provenienza piuttosto fantasiosa, questi condensatori erano ormai arrivati alla fine della loro vita utile e andavano sostituiti. Ed è qui che il Venticinque ricorda immediatamente a chi lo ripara quanto sia poco comodo lavorare sulla sua scheda principale.

Smontaggio completo e pulizia della scheda

Per togliere i condensatori e poter lavorare correttamente sulla PCB ho dovuto smontare praticamente l’intero amplificatore. Con la PCB finalmente accessibile ho rimosso i vecchi elettrolitici e ho potuto occuparmi anche dello sporco accumulato sulla scheda. La pulizia, in casi come questo, non è soltanto una questione estetica. Residui, polvere e contaminanti depositati nel corso degli anni non hanno nessun motivo di rimanere all’interno di un apparecchio che deve lavorare con tensioni elevate.

Prima Dopo

La scheda è stata quindi accuratamente lavata e ripulita, sono stati montati i nuovi condensatori e successivamente ho potuto iniziare il lungo lavoro di rimontaggio dell’apparecchio.

Nuovi condensatori e un nuovo set di valvole

Terminato il lavoro sull’alimentazione sono passato alle valvole. Anche qui non aveva molto senso rimettere in servizio un amplificatore appena revisionato utilizzando un set ormai stanco e disomogeneo. Ho quindi rivalvolato il GRAAF con un nuovo set di valvole. L’unica che ho conservato è stata una ECC88 che alle misure risultava ancora in buone condizioni e non mostrava alcun motivo concreto per essere sostituita. Cambiare componenti ancora perfettamente efficienti soltanto per poter dire di averli cambiati non è il mio modo di lavorare.

Dopo il rimontaggio sono seguiti naturalmente i controlli elettrici, le verifiche di funzionamento e le prove d’ascolto. Il sibilo presente all’arrivo era scomparso e l’amplificatore era tornato a lavorare correttamente su entrambi i canali.

Misure strumentali

Terminata la revisione, il GRAAF Venticinque è stato sottoposto alle consuete misure strumentali al banco, per verificare non soltanto il corretto funzionamento dell’apparecchio, ma anche le sue effettive prestazioni. La potenza massima misurata è risultata di circa 23 watt RMS per canale. Naturalmente questo valore può variare leggermente in funzione delle valvole finali montate, del loro stato e del loro effettivo punto di lavoro. La distorsione armonica totale (THD) misurata è dello 0,2%, un valore molto buono per un amplificatore valvolare di questa tipologia.

Particolarmente interessante è la risposta in frequenza: la banda passante a -1 dB si estende da circa 5 Hz fino a 70 kHz. Un risultato che testimonia soprattutto la buona qualità dei trasformatori di uscita, capaci di mantenere una risposta molto estesa sia verso le basse sia verso le alte frequenze.

Il fattore di smorzamento misurato è invece pari a circa 1,5. È un valore piuttosto basso in termini assoluti, ma non insolito per un amplificatore valvolare progettato facendo uso di una quantità minima di controreazione globale.

Riassumendo, sul banco questo esemplare ha fatto registrare una potenza effettiva di 23 watt RMS, THD dello 0,2%, banda passante 5 Hz – 70 kHz a -1 dB e fattore di smorzamento pari a 1,5. Numeri che descrivono abbastanza bene la filosofia del Venticinque: una circuitazione valvolare poco esasperata, con una risposta in frequenza molto estesa e una controreazione mantenuta volutamente contenuta.

Conclusioni

Il GRAAF Venticinque è un amplificatore che merita di essere mantenuto in piena efficienza. Con il passare degli anni condensatori, valvole e altri componenti possono deteriorarsi, mentre precedenti interventi non sempre eseguiti correttamente possono introdurre problemi che emergono soltanto molto tempo dopo.

Nel mio laboratorio posso occuparmi della riparazione e della revisione di amplificatori GRAAF, dalla ricerca del singolo guasto fino a interventi più approfonditi sull’alimentazione, sulle valvole e sull’elettronica interna. Al termine del lavoro l’apparecchio viene controllato e misurato strumentalmente al banco, verificandone il corretto funzionamento prima della riconsegna. Se possiedi un GRAAF Venticinque, o un altro amplificatore valvolare GRAAF che necessita di riparazione o revisione, puoi contattarmi tramite il sito descrivendo il problema riscontrato. Valuterò l’intervento necessario per riportarlo nelle migliori condizioni di funzionamento possibili.

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One Response to GRAAF Venticinque / Graffiti 25 – Riparazione e Revisione Completa

  • Desidero ringraziare Stefano per l’accurato lavoro svolto sul mio GRAAF che da tanti anni utilizzo con grande soddisfazione e che è tornato al 100% della sua efficienza; serietà e professionalità sono alla base di interventi manutentivi su elettroniche datate che, non si accontentano di semplici “sostituzioni” ma necessitano di interventi specialistici e per mia esperienza, ahimè, non alla portata di tutti.

    Saluti
    FR

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Emporium DM91: riparazione di una coppia di amplificatori monofonici valvolari

Sono arrivati in laboratorio per una riparazione questi due amplificatori monofonici valvolari, identificati come Emporium DM91. Il nome e il modello sono riportati sul piccolo manuale di istruzioni che accompagnava gli apparecchi, mentre sui due amplificatori non è presente alcuna targhetta, marchio, numero di serie o altra identificazione ufficiale che permetta di stabilirne con certezza la provenienza.

È quindi possibile che si tratti di apparecchi realizzati artigianalmente o autocostruiti da qualcuno, magari sulla base di un progetto commercializzato insieme al relativo manuale. Non avendo però informazioni certe sulla loro origine, preferisco limitarmi a descrivere ciò che ho effettivamente avuto sul banco.

Una costruzione artigianale, ma fatta bene

Prima di parlare del guasto voglio spendere qualche parola sulla costruzione, anche perché negli anni mi sono passati per le mani parecchi molti apparecchi artigianali e autocostruiti da cantinari.

Chi segue questo sito sa bene che quando trovo apparecchi costruiti male non ho problemi a dirlo. Ho pubblicato più volte fotografie di autentiche accozzaglie: cablaggi improvvisati, componenti montati alla meno peggio, isolamento insufficiente, collegamenti pericolosi e soluzioni che, lavorando con le tensioni presenti in un amplificatore valvolare, possono trasformarsi in un concreto rischio di incendio o folgorazione.

Qualcuno ogni tanto interpreta queste mie critiche come una sorta di accanimento verso il lavoro altrui, quasi che il problema fosse una mia presunta invidia nei confronti di chi costruisce amplificatori. Questa coppia di Emporium DM91 è un buon esempio per chiarire definitivamente la questione: quando un apparecchio è costruito bene, non ho alcuna difficoltà a riconoscerlo. Questi amplificatori, infatti, sono realizzati decisamente bene.

La costruzione è ordinata, razionale e curata e, almeno per quanto è stato possibile osservare durante la riparazione, sono state adottate soluzioni compatibili con quella che ci si aspetterebbe da un apparecchio realizzato tenendo conto anche della sicurezza elettrica. Pur non potendo ovviamente attribuire retroattivamente alcuna certificazione a un apparecchio di provenienza incerta, la costruzione appare di un livello tale da poter ragionevolmente pensare che il progetto sia stato sviluppato con attenzione anche agli aspetti normativi.

Insomma, criticare una porcheria quando è costruita con i piedi non significa criticare tutto ciò che è stato fatto da altri. Significa semplicemente giudicare quello che si trova sul banco per quello che è. E questi Emporium DM91, da questo punto di vista, meritano un giudizio positivo.

Il guasto: uno dei due finali completamente muto

La coppia è arrivata in laboratorio perché uno dei due amplificatori risultava completamente muto. Una volta aperto l’apparecchio e iniziati i controlli, il problema si è rivelato fortunatamente piuttosto semplice. Ho individuato alcune resistenze interrotte che impedivano il corretto funzionamento del circuito.

Durante le verifiche è emerso inoltre un secondo difetto, decisamente più subdolo: uno dei vias del circuito stampato aveva perso continuità elettrica. I vias sono le piccole metallizzazioni che permettono di collegare elettricamente piste situate sui due lati di un circuito stampato. Quando uno di questi collegamenti si interrompe, visivamente il circuito può sembrare perfettamente integro, ma il segnale o l’alimentazione non riescono più a passare da un lato all’altro della scheda.

In questo caso non è stato necessario effettuare alcun intervento invasivo: ripristinata la continuità con una semplice saldatura a stagno, il collegamento è tornato perfettamente funzionale. Sostituite le resistenze guaste e ripristinato il via, l’amplificatore ha ripreso a funzionare normalmente.

Controllo generale e verifica delle valvole

Visto che si trattava di una coppia di finali monofonici e che uno dei due aveva manifestato un guasto, non mi sono naturalmente limitato a sostituire i componenti evidentemente difettosi. Ho quindi verificato lo stato dei condensatori e controllato le valvole. Non sono emersi altri problemi degni di nota: i condensatori risultavano ancora in condizioni adeguate e anche le valvole erano efficienti, per cui non c’è stata alcuna necessità di procedere a sostituzioni indiscriminate.

È una cosa che vale sempre la pena ricordare: durante una riparazione non ha senso cambiare componenti soltanto perché sono vecchi o perché “già che ci siamo”. Si misura, si verifica e si sostituisce quello che effettivamente necessita di essere sostituito.

Regolazione del bias e prova finale

Terminata la riparazione, entrambi gli amplificatori sono stati accesi, controllati e lasciati funzionare per verificarne la stabilità. Ho quindi provveduto alla regolazione del bias delle valvole finali. Questo è forse l’unico aspetto degli Emporium DM91 sul quale mi sento di esprimere una piccola critica: la procedura di regolazione risulta un po’ macchinosa e avrebbe potuto essere resa più semplice e immediata.

Non è comunque un problema di funzionamento, quanto piuttosto una questione pratica che rende la taratura meno comoda del necessario. Una volta regolati correttamente, i due monofonici hanno funzionato senza ulteriori problemi e nel complesso si sono comportati discretamente bene.

Conclusioni

La riparazione di questa coppia di Emporium DM91 si è quindi rivelata relativamente semplice: alcune resistenze interrotte e un via del circuito stampato che aveva perso continuità erano sufficienti a rendere completamente muto uno dei due apparecchi.

Ripristinati questi componenti e verificato il resto del circuito, non sono emersi problemi ai condensatori o alle valvole. Dopo la regolazione del bias, entrambi gli amplificatori sono tornati regolarmente in funzione.

Al di là della riparazione in sé, questi apparecchi meritavano però di essere mostrati anche per un altro motivo. Nonostante la loro provenienza non sia chiara e nonostante non rechino alcuna identificazione ufficiale sul telaio, sono un esempio di costruzione artigianale realizzata con criterio.

Di apparecchi autocostruiti pericolosi, improvvisati o semplicemente assemblati male ne ho visti parecchi e continuerò a criticarli quando mi capiteranno sul banco. Allo stesso modo, quando trovo un apparecchio costruito bene, lo dico altrettanto tranquillamente. Gli Emporium DM91 appartengono decisamente a questa seconda categoria.

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