Revisione Almarro A318B: manutenzione, prova al banco e considerazioni tecniche

L’Almarro A318B è un amplificatore integrato valvolare giapponese decisamente fuori dal comune. La sua particolarità principale è l’impiego delle imponenti valvole russe 6C33S, conosciute anche con la sigla occidentale 6C33C-B, utilizzate in configurazione single-ended in classe A.

Si tratta di una scelta progettuale molto diversa rispetto ai più comuni amplificatori single-ended costruiti attorno a valvole come 300B, 2A3 o 845. La 6C33S è infatti una valvola caratterizzata da una bassissima resistenza interna, da correnti di funzionamento elevate e da una notevole dissipazione termica. Recentemente mi è stato affidato un esemplare di Almarro A318B per una revisione generale, la verifica dello stato delle valvole e il controllo delle prestazioni strumentali.

Controlli e manutenzione eseguiti

L’amplificatore non presentava guasti evidenti e non sono emerse anomalie tali da richiedere interventi sul circuito. Il lavoro ha quindi riguardato principalmente la verifica generale dell’apparecchio e dello stato delle valvole installate.

Durante la revisione sono stati eseguiti:

  • controllo visivo generale dell’apparecchio;
  • verifica dello stato delle valvole;
  • controllo delle tensioni di alimentazione;
  • verifica e regolazione del bias delle finali;
  • prova strumentale della potenza erogata;
  • collaudo prolungato a temperatura di esercizio.

Le valvole finali 6C33S presenti sull’amplificatore sono state sostituite con autentiche valvole russe NOS prodotte negli anni Ottanta, selezionate e controllate prima dell’installazione.

Perché utilizzare 6C33S russe NOS

La 6C33S è una valvola particolarmente critica dal punto di vista della stabilità della corrente anodica. Molti esemplari di produzione recente mostrano una forte dispersione dei parametri e una continua deriva del bias durante il riscaldamento.

In queste condizioni la regolazione del bias può diventare difficoltosa, perché il valore continua a spostarsi molto anche dopo diverse ore di funzionamento. Non sempre è quindi possibile ottenere una regolazione realmente stabile utilizzando valvole moderne di qualità incostante senza usare circuiti attivi che compensino le continue derive.

Le vecchie produzioni russe NOS, invece, mostrano generalmente una stabilità nettamente superiore. Nell’esemplare revisionato il bias si è assestato regolarmente dopo un riscaldamento, di 5 minuti mantenendosi stabile durante il collaudo prolungato di 4 ore.

Naturalmente la durata effettiva di una valvola dipende sempre dalle ore di utilizzo, dalle condizioni di funzionamento, dalla ventilazione e dalla corretta regolazione del bias. Tuttavia, le autentiche 6C33S russe NOS degli anni Ottanta hanno dimostrato nel tempo un’affidabilità nettamente superiore rispetto a molte produzioni moderne e, se utilizzate entro i corretti parametri di esercizio, possono realisticamente raggiungere anche una ventina d’anni di normale utilizzo domestico prima di richiedere la sostituzione.

Un amplificatore che scalda moltissimo

Una delle caratteristiche più evidenti dell’Almarro A318B è la quantità di calore prodotta durante il funzionamento. Le due 6C33S lavorano con correnti elevate e dissipano una potenza considerevole anche in assenza di segnale. A questo si aggiunge il calore generato dall’alimentazione e dagli altri componenti interni.

Durante il collaudo il telaio ha raggiunto temperature molto elevate. Il calore si propaga anche sulla parte frontale dell’apparecchio, al punto che persino la manopola del volume può diventare molto calda e fastidiosa da toccare.

Questo comportamento non indica necessariamente un guasto, ma è una conseguenza diretta della filosofia progettuale dell’amplificatore. È quindi indispensabile installarlo in una posizione ben ventilata, lasciando molto spazio libero sopra e attorno al telaio. Deve inoltre essere tenuto lontano da mobili chiusi, mensole troppo basse, oggetti sensibili al calore e dalla portata di bambini o animali.

La potenza dichiarata di 18 Watt

L’Almarro A318B viene comunemente presentato come un amplificatore capace di erogare circa 18 Watt per canale. Durante la revisione ho quindi voluto verificare strumentalmente la potenza effettivamente disponibile sull’esemplare ricevuto.

La prova è stata eseguita al banco applicando un segnale sinusoidale all’ingresso e collegando l’uscita a un carico resistivo adeguato. L’inizio della tosatura è stato osservato con oscilloscopio, aumentando progressivamente il livello fino a individuare il limite oltre il quale la forma d’onda iniziava a deformarsi in modo evidente.

La potenza realmente utilizzabile prima dell’inizio della distorsione è risultata di circa 6 Watt RMS per canale, continuando ad aumentare il segnale è stato possibile raggiungere un picco di circa 11 Watt RMS per canale. A questo livello, però, lo stadio finale si trovava già in una condizione di forte distorsione e la potenza non può essere considerata realmente utilizzabile per una riproduzione ad alta fedeltà.

Watt RMS e Watt musicali

Il valore di 18 Watt dichiarato per questo amplificatore non coincide con la potenza RMS indistorta rilevata durante la prova al banco. È possibile che il dato pubblicato derivi da condizioni di misura differenti, da una soglia di distorsione particolarmente elevata oppure da una valutazione commerciale assimilabile ai cosiddetti “Watt musicali”. In assenza di una documentazione precisa sul metodo di misura utilizzato dal costruttore, non è possibile stabilire con certezza come sia stato ottenuto quel valore.

I Watt RMS rappresentano una misura tecnica della potenza continua realmente fornita dall’amplificatore a un determinato carico, ricavata dalla tensione efficace del segnale. I cosiddetti “Watt musicali”, invece, non rappresentano una vera unità di misura tecnica. Nella pratica commerciale vengono comunemente ottenuti moltiplicando per due il valore della potenza RMS, con il solo risultato di raddoppiare il numero stampato sulla brochure senza che l’amplificatore sia realmente diventato più potente. Si tratta quindi di una definizione arbitraria inventata dal marketing, priva di utilità nelle misure di laboratorio e inadatta a confrontare seriamente le prestazioni di amplificatori diversi.

Applicando questa vecchia convenzione puramente commerciale alle misure rilevate, si potrebbero indicare circa:

  • 12 Watt musicali prima della distorsione;
  • 22 Watt musicali alla massima saturazione.

Questi numeri, tuttavia, non aggiungono alcuna informazione tecnica realmente utile. Per valutare e confrontare correttamente un amplificatore è necessario conoscere la potenza RMS misurata su un carico dichiarato e con una percentuale di distorsione chiaramente specificata.

Come suona l’Almarro A318B

Al di là delle considerazioni sulla potenza dichiarata, l’Almarro A318B rimane un amplificatore interessante e dotato di una forte personalità sonora. La configurazione single-ended permette di ottenere una gamma media piacevole, ricca e naturale. Le voci risultano ben presenti, mentre la gamma alta mantiene un carattere morbido e generalmente poco affaticante. La bassa resistenza interna della 6C33S permette inoltre di ottenere una gamma bassa più controllata e autorevole rispetto a quella di molti amplificatori zero feedback tradizionali.

La reale potenza indistorta di circa 6 Watt RMS richiede comunque diffusori di buona sensibilità, soprattutto quando si desiderano pressioni sonore elevate o si ascolta in ambienti di grandi dimensioni.

Manutenzione dell’Almarro A318B

L’Almarro A318B è un apparecchio che richiede particolare attenzione nella scelta delle valvole finali e nella regolazione del bias. Sostituire semplicemente le 6C33S senza eseguire controlli strumentali può portare a correnti di riposo errate, instabilità termica, usura prematura delle valvole e sollecitazioni inutili sui trasformatori di uscita e sull’alimentazione.

È inoltre importante verificare la regolazione solo dopo un adeguato periodo di riscaldamento, controllando che il valore non continui a salire durante il funzionamento. SB-LAB esegue revisioni e manutenzioni dell’Almarro A318B e di altri amplificatori equipaggiati con valvole 6C33S, comprendenti controllo delle tensioni, verifica del bias, selezione delle valvole, misure strumentali, controllo della potenza e collaudo prolungato.

Una verifica eseguita correttamente permette di preservare le caratteristiche originali dell’apparecchio, migliorare l’affidabilità e prevenire danni causati da valvole instabili o da una polarizzazione non corretta. Se possiedi un Almarro A318B o un altro amplificatore equipaggiato con valvole 6C33S e desideri una revisione professionale o semplicemente un controllo dello stato di salute dell’apparecchio, puoi contattarmi attraverso la pagina Contatti. Sarò lieto di valutare il tuo amplificatore e consigliarti l’intervento più adatto.

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Shindo Montrachet, riparazione, misure e qualche considerazione tecnica

Lo Shindo Montrachet è probabilmente uno degli amplificatori più conosciuti della produzione Shindo Laboratory. Realizzato attorno ad un push-pull di EL34, rappresenta perfettamente la filosofia progettuale di Ken Shindo: assenza di controreazione globale, largo impiego di componentistica vintage e una ricerca sonora orientata più alla colorazione che alle prestazioni strumentali.

Come accade per gran parte della produzione Shindo, anche il Montrachet è stato realizzato facendo largo uso di componenti di surplus e soluzioni che oggi risultano piuttosto insolite. Questo contribuisce certamente al fascino dell’apparecchio e alla sua personalità sonora, ma comporta anche alcune particolarità che meritano di essere comprese quando si affronta la manutenzione di questi amplificatori.

L’esemplare arrivato presso SB-LAB presentava un comportamento che il proprietario conosceva ormai da tempo: un ronzio di fondo che tendeva a manifestarsi in determinate condizioni di utilizzo e che era stato sempre considerato una delle particolarità dell’apparecchio. Successivamente, senza particolari avvisaglie, l’amplificatore ha cessato completamente di funzionare, diventando improvvisamente muto.

Come sempre, il primo passo è stato l’esame interno dell’apparecchio. Già durante le verifiche preliminari è emerso che era presente un fusibile ritardato da 500mA installato in serie all’alimentazione anodica. Il valore corretto non era riportato in alcuna documentazione e l’unica indicazione disponibile consisteva in una scritta a penna apparentemente aggiunta successivamente.

Considerando la presenza di oltre 330uF di capacità complessiva dopo il filtro CLC, il valore di 500mA appariva piuttosto conservativo. Dopo aver verificato l’assenza di cortocircuiti e aver controllato accuratamente l’intero alimentatore, ho osservato che il fusibile da 500mA tendeva a interrompersi dopo due o tre accensioni consecutive. Per questo motivo è stato sostituito con un modello ritardato da 800mA, soluzione che si è dimostrata stabile durante tutte le successive prove di funzionamento.

La verifica dei condensatori non ha evidenziato problemi significativi. Solamente una coppia di elettrolitici impiegati nel bypass catodico delle EL34 mostrava caratteristiche non più ottimali. Trattandosi di componenti che non influenzavano direttamente il guasto principale, la loro sostituzione è stata eseguita nell’ambito della normale manutenzione preventiva.

Successivamente sono state controllate tutte le valvole mediante tracciacurve. Le EL34, le EF86 e la ECL82 risultavano ancora perfettamente efficienti. L’unica anomalia riguardava una EL84 che presentava un insolito cortocircuito del filamento. La valvola è stata sostituita con un esemplare testato e perfettamente efficiente.

Non essendo disponibili gli schemi ufficiali dell’apparecchio, è stato necessario procedere mediante rilievo diretto del circuito. Fortunatamente la struttura generale risulta abbastanza comprensibile. L’ingresso sbilanciato viene applicato ad una coppia di trasformatori utilizzati per effettuare la divisione di fase e generare il segnale bilanciato necessario ai successivi stadi. Seguono due controlli di volume completamente indipendenti, uno per ciascun canale.

Questa soluzione può apparire insolita ad occhi moderni, ma si inserisce perfettamente nella filosofia dell’apparecchio. In un circuito caratterizzato da componentistica con tolleranze relativamente ampie e privo di controreazione globale, ottenere una perfetta sovrapposizione dei livelli tra i due canali non è sempre immediato (se non impossibile). La presenza di due regolazioni separate consente all’utilizzatore di intervenire direttamente sul bilanciamento finale secondo le proprie preferenze e secondo il programma musicale riprodotto.

Dopo i controlli di volume si trova una coppia di EF86, per canale, che pilota direttamente le EL34 finali. Le quattro EL34 operano in polarizzazione automatica mediante resistenze catodiche separate.

Particolarmente interessante è la gestione delle alimentazioni ausiliarie. Una EL84 viene utilizzata come elemento di caduta per generare la tensione delle griglie schermo delle EL34, mentre una ECL82 lavora come vero e proprio regolatore di tensione completo di riferimento e retroazione, destinato all’alimentazione delle EF86.

Vale la pena sottolineare che, in questo specifico contesto, la qualità della EL84 e della ECL82 ha un’influenza estremamente limitata sul risultato sonoro complessivo dell’amplificatore. Per questo motivo non vi è alcuna particolare necessità di ricercare costosi esemplari NOS: è sufficiente che tali valvole siano correttamente funzionanti e rispettino le specifiche operative richieste dal circuito.

Per quanto riguarda il problema di ronzio, le indagini hanno portato l’attenzione verso il ponte raddrizzatore. In una prima fase i diodi sono stati sostituiti per escludere eventuali anomalie. Successivamente le misure strumentali hanno mostrato un miglioramento significativo introducendo una resistenza ammortizzatrice immediatamente dopo il ponte e prima del primo condensatore di filtro.

Si tratta di una soluzione spesso utile negli alimentatori a stato solido, soprattutto quando sono presenti elevate capacità di filtro. Nel caso specifico il risultato definitivo è stato ottenuto mediante una resistenza da 3,3ohm e l’aggiunta di condensatori da 1nF in parallelo ai diodi del ponte.

L’intervento ha eliminato completamente il rumore generato dall’alimentatore, ma restano alcune caratteristiche che fanno parte dell’identità stessa del progetto. Una certa rumorosità di fondo è infatti inevitabilmente associata all’ampio impiego di resistenze ad impasto di carbone. Inoltre il telaio dell’apparecchio non è collegato alla terra e ciò comporta una certa sensibilità ai contatti con i comandi frontali. Durante le prove è stato possibile osservare come la posizione dei controlli di volume influenzi sensibilmente il comportamento del circuito, con una maggiore tendenza alla comparsa di disturbi agli estremi della corsa e una situazione generalmente più stabile nelle posizioni intermedie.

Osservando il circuito, è plausibile che questo comportamento sia legato all’elevato valore dei potenziometri associati direttamente alle griglie delle EF86 e all’assenza di un riferimento verso terra del corpo dei controlli stessi. Terminata la riparazione sono state eseguite le consuete misure strumentali. Le verifiche hanno richiesto ulteriori controlli e numerose conferme per escludere la presenza di guasti residui, ma tutti i componenti risultavano perfettamente funzionanti e tutte le valvole operavano entro parametri corretti.

I dati pubblicati dal costruttore sono estremamente limitati e le varie versioni del Montrachet differiscono fortemente tra loro. Per questa specifica versione l’unico riferimento reperibile indicava una potenza di circa 20W, valore che le misure hanno effettivamente confermato. Questa specifica versione non utilizza il funzionamento ultralineare. Le griglie schermo delle quattro EL34 risultano infatti collegate tra loro e alimentate dal circuito che fa capo alla EL84, configurazione che porta le finali a lavorare come pentodi puri. L’amplificatore raggiunge infatti circa 20W alla massima distorsione.

La potenza realmente pulita disponibile prima dell’insorgenza evidente della distorsione si attesta attorno ai 6W RMS. Il fattore di smorzamento misurato è pari a circa 0,5. Dal punto di vista della risposta in frequenza ci si trova di fronte ad un classico progetto zero feedback.

La limitazione della risposta alle basse frequenze non appare come una svista progettuale, ma piuttosto come una scelta consapevole finalizzata ad ottenere un preciso equilibrio sonoro evitando una gamma bassa eccessivamente esuberante. Questo taglio può essere stato ottenuto dai trasformatori o attraverso le relativamente contenute capacità di bypass catodico delle EL34, pari a 22uF. La risposta misurata risulta pari a circa 30Hz-30kHz a -3dB e circa 80Hz-15kHz a -1dB. Nonostante ciò, durante le prove in laboratorio il Montrachet si è dimostrato in grado di pilotare i diffusori pneumatici normalmente utilizzati per i test.

La distorsione armonica misurata a 1W si colloca attorno all’1,4%.

Naturalmente qualcuno potrebbe osservare che esistono amplificatori capaci di ottenere risultati strumentali decisamente superiori. Gli amplificatori zero feedback come questo non nascono con l’obiettivo di massimizzare la fedeltà della riproduzione. Al contrario, fanno della particolare colorazione generata dal circuito una parte integrante della loro personalità sonora. Per questo motivo le misure devono essere interpretate nel contesto della filosofia progettuale che ha guidato la realizzazione dell’apparecchio.

In assenza degli schemi originali è stato possibile procedere esclusivamente attraverso il rilievo diretto del circuito e una serie di verifiche strumentali approfondite. Al termine dell’intervento non sono emerse anomalie tali da far ritenere che l’apparecchio stesse operando in modo diverso da quanto previsto dal progetto originale. Tutti i componenti sono risultati funzionanti e le prestazioni rilevate, pur lontane da quelle che ci si aspetterebbe da un amplificatore concepito con criteri più moderni, appaiono coerenti con la filosofia progettuale e con il particolare approccio sonoro che caratterizza questo modello.

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Shindo Claret, revisione e qualche considerazione tecnica

Lo Shindo Claret è uno di quei preamplificatori che negli anni hanno saputo costruirsi una piccola cerchia di estimatori molto fedeli. Nato dalla filosofia progettuale di Ken Shindo, rappresenta una visione dell’audio decisamente distante dalle tendenze moderne: circuiti semplici, assenza di controreazione globale, componentistica tradizionale e una ricerca del risultato sonoro che privilegia il carattere musicale rispetto alle prestazioni da laboratorio.

Recentemente uno di questi apparecchi è arrivato presso SB-LAB per una revisione generale e una verifica dello stato di salute. Come sempre, il primo passo è stato il controllo delle valvole mediante uTracer. Tutte le valvole installate nell’apparecchio hanno mostrato parametri corretti e perfettamente compatibili con il normale funzionamento del circuito. Successivamente sono stati controllati i condensatori presenti all’interno dell’apparecchio, verificandone capacità e condizioni generali.

In questo caso la revisione si è rivelata piuttosto tranquilla: non sono emersi componenti guasti, fuori tolleranza o segnali di deterioramento tali da richiedere interventi particolari. Una situazione che fa certamente piacere al proprietario e che testimonia come l’apparecchio fosse stato conservato e utilizzato con attenzione.

Dal punto di vista costruttivo, il Claret segue una filosofia molto precisa. Il circuito è completamente privo di controreazione globale (zero feedback) e utilizza una notevole quantità di resistenze ad impasto di carbone, componenti apprezzati da molti appassionati per il loro contributo alla personalità sonora dell’apparecchio.

Questa scelta progettuale porta con sé alcuni vantaggi ma anche alcune inevitabili conseguenze tecniche. Le resistenze ad impasto di carbone, soprattutto dopo molti anni di servizio, possono infatti presentare variazioni di valore rispetto alla tolleranza originale. In un circuito privo di controreazione, tali differenze non vengono corrette automaticamente dal circuito stesso. Per questo motivo non è insolito riscontrare piccoli sbilanciamenti tra i canali o lievi differenze nei punti di lavoro delle valvole.

Si tratta generalmente di fenomeni contenuti e perfettamente in linea con la filosofia costruttiva dell’apparecchio. Chi sceglie un progetto di questo tipo accetta implicitamente alcuni compromessi tecnici, come la possibile presenza di un lieve rumore di fondo o di piccole differenze tra i canali, aspetti che fanno parte del carattere stesso di queste realizzazioni.

Un altro aspetto interessante riguarda il guadagno complessivo. Le misure effettuate hanno evidenziato un guadagno di circa 29,5dB, corrispondente ad un’amplificazione di circa trenta volte. Per comprendere meglio il significato di questo valore basta fare un esempio pratico. Un comune lettore CD moderno può facilmente fornire un segnale dell’ordine di 5V picco-picco. Attraversando un preamplificatore con guadagno pari a 30, il segnale potrebbe teoricamente raggiungere circa 150V picco-picco all’uscita dello stadio di linea.

Questo dato porta ad una riflessione interessante che non riguarda soltanto lo Shindo Claret ma una grande parte dei preamplificatori hi-fi moderni e vintage. Le sorgenti attuali possiedono infatti livelli di uscita molto elevati rispetto a quelli disponibili quando molti di questi apparecchi furono progettati. In numerose catene audio il segnale proveniente dalla sorgente sarebbe già sufficiente per pilotare correttamente il finale di potenza.

Di conseguenza, l’elevato guadagno disponibile finisce spesso per essere inutilizzato nella pratica quotidiana. In alcuni impianti può addirittura contribuire ad aumentare la sensibilità ai rumori di fondo, ai ronzii di massa e ad altri piccoli disturbi che altrimenti resterebbero trascurabili.

Naturalmente questo non significa che il Claret sia un cattivo progetto. Semplicemente appartiene ad una scuola di pensiero nata in un periodo storico differente, quando le sorgenti disponibili fornivano livelli di uscita molto inferiori rispetto a quelli odierni. Valutare un apparecchio del genere richiede quindi di contestualizzarlo correttamente all’interno della sua epoca e della filosofia progettuale che lo ha generato.

Nel caso specifico dell’esemplare revisionato presso SB-LAB, l’apparecchio è risultato in buone condizioni generali e non ha richiesto interventi significativi oltre alle normali verifiche di controllo. Una situazione sempre gradita, soprattutto quando si ha a che fare con elettroniche ormai non più giovanissime ma ancora molto apprezzate dagli appassionati di audio valvolare.

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