Music Angel Mini X3, esperimento tecnico di modding estremo

Nota aggiornata: questo è un articolo storico. Oggi non consiglierei più di acquistare questo amplificatore con lo scopo preciso di modificarlo, perché la base di partenza è molto scarsa e, per ottenere un risultato serio, bisogna sostituire praticamente tutto quello che conta davvero: circuito, trasformatori d’uscita e parte dell’alimentazione. Il risultato finale di questa modifica suonava bene e le misure erano valide ma con dei compromessi, con l’esperienza maturata negli anni ritengo generalmente più sensato progettare un amplificatore nuovo da zero, piuttosto che tentare di salvare una base economica nata male. L’articolo resta comunque utile per mostrare quanto incidano i trasformatori, il circuito e una progettazione corretta sulle prestazioni reali di un amplificatore valvolare.

Questo amplificatore Music Angel si colloca nella fascia dei cinesi modificabili. Al contrario di altre scatole di montaggio, probabilmente non conviene comprarlo apposta per modificarlo. Se però ne trovate uno usato a buon prezzo, oppure lo avete già acquistato e accantonato perché non vi piace, può diventare una base interessante per un esperimento di fai da te consapevole.

Da originale

(Nota: questa prima parte dell’articolo è molto vecchia, quindi le misure furono eseguite con strumenti piuttosto poveri.) Ho iniziato verificando le prestazioni dell’apparecchio originale e, come mi aspettavo, erano molto scarse. Senza snocciolare troppi dati, basta dire che i trasformatori d’uscita originali a 50Hz erano già a -3dB. La banda passante in alto sembrava molto estesa, apparentemente fino a 60/70khz, ma solo in apparenza. In realtà, da circa 8/9khz in su, questi trasformatori presentavano una risonanza con una rotazione di fase molto marcata e forti distorsioni conseguenti. Il fattore di smorzamento era inferiore a 2. Le analisi di spettro e le onde quadre mostrate sotto evidenziano molto bene il problema.

Spettro a 1 Watt

Spettro poco prima del clipping

Quadra a 1khz

Quadra a 10khz

Ho quindi smontato completamente l’apparecchio e ho scoperto anche che internamente aveva diversi punti di ruggine.

Questi sono i trasformatori originali: il trasformatore di alimentazione e uno dei trasformatori d’uscita.

Il trasformatore di alimentazione Music Angel tende a sedersi sotto carico. Infatti, sebbene l’amplificatore monti delle EL34, da originale le fa lavorare con una corrente di bias molto limitata. Per questo motivo ho deciso di usare delle 6V6GT, più adatte al trasformatore disponibile in questo apparecchio. Usare valvole più grosse non avrebbe avuto molto senso, perché non sarebbe stato possibile portarle correttamente in potenza. I trasformatori d’uscita sono i miei SE5K6-UNI che, privati delle calotte, hanno le stesse dimensioni dei trasformatori originali. Recuperando le due staffe a “L” è possibile rimontarli sul telaio usando le coperture originali.

Per realizzare un circuito semplice, usando anche valvole poco considerate dagli audiofili con la puzza sotto al naso, ho scelto come pilota le PC88 o EC88.

Le 6V6 lavorano a pentodo, con una controreazione assolutamente necessaria per ottenere un suono corretto e controllato. Siccome non c’era spazio per inserire un’induttanza di filtro, ho adottato un moltiplicatore di capacità a stato solido. Lo schema premium come sempre è acquistabile.

Vediamo la realizzazione di “C.R.”.

Strumentali:
Potenza: 3,5Watt RMS per canale prima del clipping
Distorsione THD @ 1 Watt: 0,98%
Fattore di smorzamento DF: 20
Banda passante: 10Hz – 42khz -1db

Analisi di spettro

Banda passante su carico resistivo

Banda passante su carico reattivo

Onde quadre a 100hz, 1khz e 10khz

Triangolare a 1khz

Come suona?

Ho comprato questo Mini X3 ad un prezzo molto basso per poterlo modificare. Confermo che, originale, le doti sonore di questo ampli sono tutt’altro che buone. La costruzione è abbastanza semplice e lascio a Stefano la descrizione dei particolari circuitali. Io dico solo che, una volta acceso, l’ascolto mi ha lasciato senza parole: un ampli così economico che suona così bene non l’avevo ancora sentito. Mi piace anche più di apparecchi molto più complessi e costosi. 3,5W di goduria sonica. Ottimo circuito e ottimi, come sempre, i trasformatori d’uscita. Stefano si è superato ancora una volta. “R.C.”


Qui sotto la realizzazione di “S.Z.” in bianco.

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Preamplificatore DAC e RIAA MM a trasformatori con valvola 6BX7 / 6BL7

Questo progetto nasce come evoluzione ragionata di una serie di esperienze maturate durante il secondo periodo di lockdown, quando il tempo a disposizione ha permesso di tornare a sperimentare senza compromessi, mettendo da parte le soluzioni “furbe” e concentrandosi esclusivamente sul risultato sonoro reale. L’obiettivo era realizzare un preamplificatore DAC a valvole con uscita a trasformatori, capace di coniugare trasparenza, tridimensionalità e controllo del palcoscenico, evitando sia l’estetica sonora artificiosa di certi circuiti zero feedback, sia la compressione spaziale tipica di progetti con controreazione eccessiva. Il risultato è un apparecchio pensato per dialogare direttamente con finali di qualità, senza mascherare nulla e senza imporre una firma sonora caricaturale.

Per questo progetto ho preso spunto da diverse cose e da diverse esperienze precedenti, in particolare ho volutamente miscelato quanto appreso con il granny27 e con il nibiru. L’idea era ottenere un preamplificatore DAC con uscita a trasformatori, similmente al vecchio progetto Euridice, ma con una marcia in più.

Questa “marcia in più” deriva dall’esperienza maturata proprio sul Nibiru, dove avevo sperimentato con successo un effetto di spazialità tridimensionale controllata, ottenuto combinando volutamente il comportamento di un elemento induttivo e un tasso di controreazione molto blando ma estremamente preciso. Nel Nibiru l’elemento chiave era un’induttanza, qui invece è il trasformatore a svolgere quel ruolo. La controreazione è stata calibrata con attenzione per evitare due estremi altrettanto sbagliati: da un lato il suono slabbrato e sfocato dei circuiti realmente zero feedback, dall’altro l’appiattimento e la compressione della scena sonora tipica di progetti con feedback elevato.

Il risultato è un equilibrio difficile da ottenere ma estremamente appagante, una via di mezzo virtuosa tra tridimensionalità, messa a fuoco e naturalezza, che rende l’ascolto coinvolgente senza introdurre sporcature o artifici. È esattamente quel tipo di controreazione moderata, ponderata e positiva che chi continua a sbandierare dogmaticamente lo zero feedback difficilmente riuscirà mai a comprendere. Questo progetto viene pubblicato come premium.

Per evitare i problemi riscontrati sul granny27, che alla fine era stato caricato con un CCS a transistor, suonando anche molto bene ma senza centrare pienamente l’obiettivo che mi ero prefissato, ho deciso di partire da una valvola con resistenza interna significativamente più bassa. La scelta è ricaduta sulla 6BX7, una valvola spesso sottovalutata ma estremamente interessante per questo tipo di applicazioni.

La 6BX7, così come la sua equivalente 6BL7, è un doppio triodo di potenza con la stessa zoccolatura della 6SN7, ma con caratteristiche elettriche decisamente diverse. Può dissipare 6 watt per ogni placca, ha una resistenza interna di circa 1300ohm e un Mu di 10. In termini funzionali ricorda molto la sezione di potenza di una 6EM7. È una valvola particolarmente adatta per amplificatori per cuffia, preamplificatori linea, finali a bassissima potenza o come driver per valvole di grossa taglia come 300B o 845.

Per questo progetto ho realizzato un nuovo trasformatore interstadio, l’i12K600, specificamente pensato per lavorare in modo corretto con valvole a bassa resistenza interna.

Questo trasformatore ha un primario da 12k e un secondario da 600ohm con presa centrale, ed è in grado di sopportare una corrente continua di 10mA. Può essere utilizzato con valvole aventi una resistenza interna da circa 1700ohm a scendere, come 6BX7, 6BL7, ma anche 5842 o 417A. Nel mio caso, disponendo già di un segnale robusto proveniente dal DAC, ho preferito la 6BX7. Grazie al suo basso Mu e al rapporto di trasformazione, sono riuscito a ottenere un guadagno quasi unitario, pur lavorando con una valvola realmente amplificante, capace quindi di imprimere al suono un carattere autentico e naturale.

Questo approccio è l’esatto opposto dei tanti buffer economici che si trovano in commercio, dove una valvola in inseguitore viene messa lì solo per fare scena, mentre il lavoro vero viene svolto da opamp nascosti sotto il cofano.

Per sperimentare ulteriormente ho inserito nel pre, oltre al DAC, anche un preamplificatore a JFET basato su BF256 e 2SK170. È presente quindi un commutatore che consente di passare dal DAC al pre fono o a una presa AUX per sorgenti esterne.

Per iniziare ho costruito l’alimentazione in un telaio separato, così da allontanare il trasformatore di alimentazione dagli interstadio ed evitare l’introduzione di ronzii, problema che avevo già riscontrato con il granny27.

L’alimentazione anodica è stata realizzata con una 6X5GT. Lo stadio con la 6BX7 assorbe circa 20mA costanti lavorando in classe A, quindi la 6X5GT è perfettamente dimensionata, potendo erogare fino a 70mA. Non è minimamente stressata, durerà a lungo ed è facilmente reperibile in versione NOS a costi contenuti. Tutto il contrario di quanto sostengono certi “guru” convinti che per alimentare pochi milliampere servano per forza raddrizzatrici sovradimensionate e batterie di condensatori spropositati, senza nemmeno distinguere tra corrente, tensione e resistenza di uscita di uno stadio.

Dopo la 6X5GT ho utilizzato una cella CLC, come nel granny, con un vecchio condensatore a vitone NOS Philips dalle caratteristiche elettriche che mettono in difficoltà molti condensatori moderni, anche cosiddetti audio grade. Per puro sfizio, e per ottenere un silenzio strumentale assoluto, ho poi soppresso il residuo ripple con un moltiplicatore di capacità, visibile sulla sinistra dopo il ponte raddrizzatore verde che alimenta invece il pre RIAA a 24 volt.

Piccola soddisfazione personale nell’uso di componenti d’epoca: nel moltiplicatore di capacità, accanto al BUX85G, si può notare un BC207 NOS. Nel video qui sotto è possibile osservare il funzionamento del moltiplicatore, con scala dell’oscilloscopio impostata a 20mV per divisione. La traccia inferiore mostra il segnale prima del moltiplicatore, quella superiore, quasi piatta, il segnale dopo. Le leggere ondulazioni a bassa frequenza sono semplici variazioni della tensione di rete e non vanno confuse con ripple residuo. Il moltiplicatore non è uno stabilizzatore.

Passando al telaio del pre vero e proprio, l’anodica è ulteriormente disaccoppiata tramite una cella RC con resistenza da 22ohm e un condensatore carta olio NOS da 2,5uF Sprague, di quelli destinati all’aviazione, dotato di viti di fissaggio per resistere alle accelerazioni meccaniche.

I condensatori carta olio in ambito audio danno il meglio di sé sulle alimentazioni. Inseriti nel percorso del segnale, o peggio ancora nei crossover, tendono sì ad addolcire le asperità, ma al prezzo di una perdita di dettaglio, soprattutto in gamma alta.

Il trimmer visibile in queste immagini serve per bilanciare perfettamente i due canali. Con un tasso di NFB molto basso, circa 2dB, anche valvole con sezioni ben matchate non saranno mai perfette. Il bilanciamento viene effettuato sotto oscilloscopio agendo esclusivamente sulla rete di controreazione, senza toccare il segnale di ingresso, evitando così di introdurre disturbi.

La 6X5GT

Strumentali: la distorsione armonica totale è pari allo 0,78% con un’uscita di 8Vpp, valore superiore al massimo normalmente utilizzato, che si attesta intorno ai 6Vpp in funzionamento con il DAC. La banda passante è di 30Hz – 35kHz a -1dB, misurata alla stessa ampiezza.

Come suona

Ho sperimentato diversi bypass sugli elettrolitici di catodo della 6BX7, provando polipropilene, acetato di cellulosa e altre soluzioni. Alla fine ho trovato il mio punto di equilibrio con il polipropilene, che privilegia il dettaglio senza impoverire il corpo. Il suono è ricco e piacevole, la gamma alta è frizzante ma mai aggressiva, la separazione tra gli strumenti è eccellente, le voci sono ben focalizzate al centro della scena e il palcoscenico è ampio e credibile. Il risultato finale è pienamente soddisfacente.

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8 Responses to Preamplificatore DAC e RIAA MM a trasformatori con valvola 6BX7 / 6BL7

  • Ho realizzato questo preamplificatore su progetto SB. Ora sta in coppia con un finale se di kt88/6550 sempre by SB, il risultato è semplicemente impressionante: la presenza degli strumenti, la trasparenza e la tridimensionalità sono da primato. Rispetto all’uso del finale da integrato con il suo controllo di volume, è come se una tenda venisse tirata via dal fronte sonoro. C’è davvero tutto di più! Una menzione particolare merita la scheda phono del pre: può tranquillamente rivaleggiare con oggetti molto ma molto più costosi. Io non sono parente di Bianchini né mi paga, semmai il contrario, per cui dico questo e concludo: ne ho spesi di soldi nella mia carriera di “audiofilo”, ma quelli investiti nelle creazioni di Stefano sono senz’altro tra i meglio spesi. Complimenti a lui e anche a me!

  • Se pensi che l’NFB elimini tutte le distorsione ti sbagli, non è una cura magica, ti elimina una certa distorsione ma te ne crea altra diversa, ti abbassa armoniche basse e te ne fa spuntare altre più piccole in alto, genera intermodulazioni etc e succede sopratutto quando ci sono rotazioni di fase. Gli induttori sopratutto introducono delle distorsioni sui transienti e possono creare sensazioni sonore di tridimensionalità posticcia, che non erano presenti nel segnale di origine e che colorano il suono come piace a tanti audiofili. La controreazione in un tale circuito tende ad eliminare questi effetti posticci e quindi erroneamente molti audiofili affermano che la controreazione calcella cosa dal segnale, ma cerca di cancellare cose che non c’erano, quindi di coreggerle, con nibiru io dosavo questo livello. Succede anche che se però in un tale circuito la controreazione è troppa avvengono delle interazioni con l’elemento induttivo in primis per cui il suono diventa brutto al punto che è meglio eliminare del tutto il circuito, ossia la controreazione ha eliminato alcune cose che non dovevano esserci ma ne ha introdotte altre che sono anche peggio e succedeva sempre con nibiru se regolavo il tasso di NFB troppo alto, di queste cose ho già parlato su quell’articolo e mi sto ripetendo. Io purtroppo non ho lo strumento che mi permetterebbe di produrre dati tangibili di questa cosa perchè costa troppo per le mie tasche, ma empiricamente ho fatto queste osservazioni, anzi dovrei dire ascolti.

  • perdona ma stiamo mischiando cose diverse, l’uso della nfb per diminuire le distorsioni e migliorare la fedeltà nella riproduzione dei bassi è hi-fi, aggiungere altro per avere un suono più piacevole non mi pare cada nell’hi-fi, altrimenti ti contraddici sul motivo per cui usi la nfb…

  • Ciò che è un’effetto è un’effetto, quindi non c’è nella registrazione, come mettere sale e pepe sulla bistecca per non mangiarla insipida… tutto questa trafila iniziata con nibiru ha lo scopo di dimostrare che non è il negative feedback a cancellare cose dal suono, ma (1) al contrario che è la sua assenza ad aggiungere cose che non ci sono, (2) che lo zero feedback porta con sè anche effetti deleteri tipo bassi slabbrati, e brutte distorsioni e impastamenti tutt’altro che piacevoli e che limitano l’amplificatore a poter pilotare solo dei monovia, (3) che con un uso sapiente della controreazione è possibile regolare e avere il controllo su questi fenomeni e trovare un punto di equilibrio tra effetti piacevoli e spiacevoli. L’effetto non è una cosa apocalittica, si sente è bello, non è fastidioso ma ci vuole anche un’ambiente di ascolto corretto per apprezzarlo, per dire in un’ambiente con casse buttate come capita non si riesce a capire cosa fa nibiru.

  • Ma usi una traccia di riferimento che sai come deve suonare? Perché altrimenti non rischi di dare un effetto 3d a tracce che di suo non ne hanno?

  • provando, ho modificato i valori delle resistenza attorno al segnale di NFB 3/4 volte prima di trovare quello che mi sembrava meglio, essendo cmq un pre che non ha carichi reattivi ma vede una resistenza pura non è critico, alla fine il tasso di NFB ottimale di questo circuito è tipo 1,4/2dB…

  • non ho capito come stabilisci la giusta via di mezzo tra tridimensionaltà e messa a fuoco…

  • Complimenti Stefano, leggere i tuoi articoli e le descrizioni dei tuoi lavori è sempre un arricchimento di conoscenze. Metti anima , cuore e sopratutto competenza in tutti i tuoi progetti.

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Boyuu A9, da kit cinese a vero single ended EL34

Se vuoi costruire un amplificatore valvolare serio senza passare settimane a progettare e realizzare da zero un telaio, una scatola di montaggio può diventare un’ottima base meccanica. In questo articolo mostro un upgrade completo di un kit BOYUU: niente “cambio due condensatori e via”, ma un vero rifacimento basato su un progetto SB-LAB collaudato, con trasformatori d’uscita dedicati, cablaggio in aria e verifiche strumentali finali. L’obiettivo è ottenere prestazioni reali, affidabilità e qualità d’ascolto, riutilizzando solo ciò che ha senso mantenere del kit originale.

Dopo aver scritto l’articolo “Come far suonare un Amplificatore a Valvole cinese“, mi ero ripromesso di realizzare fisicamente un modding per rendermi conto delle potenzialità o dei limiti della mia teoria. Mi sono quindi procurato una scatola di montaggio BOYUU uguale a quella che vedete nella foto qui sopra, ad un prezzo così basso non potevo non provare. Se non l’avete già fatto, leggete l’articolo precedente.

Quello che vado a proporre in questo nuovo articolo non è un semplice upgrade di condensatori e resistenze su un circuitino cinese tirato all’osso, con i trasformatori d’uscita cinesi, ma la costruzione di un apparecchio completamente nuovo e diverso, che utilizza componenti di pregio e ha lo scopo di fornire risultati sonori di tutta eccellenza, senza sfigurare se ascoltato a confronto con apparecchi venduti a migliaia di euro. In questo contesto la scatola di montaggio cinese di partenza ha lo scopo di fornire un supporto meccanico, un telaio dove montare il tutto, oltre a fornire una parte dei componenti necessari alla realizzazione del circuito finale.

vignetta

Il vantaggio, che ho verificato, di partire da una scatola di montaggio cinese piuttosto che fare tutto da zero sta nel fatto che, da sempre, nella costruzione di un amplificatore valvolare fai da te la parte più impegnativa e che fa perdere più tempo è proprio la realizzazione di un telaio dove montare il tutto. Da questa difficoltà nascono molti impresentabili e tanti altri apparecchi montati male in brutte scatole.

Sui vari bazar si possono comprare anche le scatole vuote di questi amplificatori a prezzi ancora più bassi, ma ho puntato ad un KIT completo perché, pur non potendo usare tutto, le parti che si possono riutilizzare (connettori, zoccoli, alcune resistenze e condensatori, le valvole, il trasformatore di alimentazione e l’induttanza), comprate separatamente, verrebbero a costare molto di più. Quindi il concetto è comprare la scatola di montaggio e utilizzare tutto l’utilizzabile per risparmiare soldi, pur non rinunciando alla qualità dell’oggetto finale.

Vediamo cosa mi è arrivato. L’imballo era in un doppio scatolone, l’unica cosa montata sul telaio erano i 3 trasformatori e l’induttanza.

A parte c’era un sacchetto con tutte le minuterie…

E, imballate nella spugna, le valvole…

Le 6N9p (equivalenti 6SL7GT) e la raddrizzatrice sono NOS russe, mentre le EL34 sono di produzione Shuguang. Ho iniziato la modifica smontando i trasformatori d’uscita BOYUU e valutando il montaggio di 2 trasformatori d’uscita SB-LAB. Per l’occasione ho collaudato la nuova versione degli SE2K-EL34, chiamata SE2K-EL34/2, che sostituirà il precedente modello (già a listino allo stesso prezzo dei precedenti).

Vediamo lo schema cinese…

Uno schema semplicissimo e banale, con la EL34 connessa in ultralineare nonostante il circuito sia un single ended, su un trasformatore da 8k primari, polarizzata con 50 mA di corrente di bias. In queste condizioni avrebbe erogato all’incirca 3 watt RMS con un tasso di distorsione decisamente alto. Il doppio triodo di ingresso ha le sezioni in parallelo e il tutto è ovviamente zero feedback.

Sono quindi partito da un mio progetto già ampiamente collaudato di SE con la EL34 e ho guardato come adattarlo. I trasformatori d’uscita erano i miei, ma dovevo utilizzare il trasformatore di alimentazione e l’induttanza originali. Qui sotto le specifiche del trasformatore di alimentazione BOYUU:

Nota: il trasformatore presente nella scatola di montaggio aveva il primario solamente a 230 volt senza presa a 110 V, e i fili erano color arancione e blu. La RDC del secondario dell’anodica era di 133 + 133 ohm. Il secondario HT del trasformatore è dato per erogare massimo 250 mA, mentre lo schema da cui partivo avrebbe assorbito 280 mA. Ho quindi dovuto abbassare la corrente di bias delle finali per stare dentro ai 240 mA CA complessivi (236 per l’esattezza). Questo avrebbe fatto perdere un pelo di potenza in altoparlante rispetto allo schema originario.

Il secondario a 6,3 volt per le EL34, dato per 4 A massimi, è caricato con effettivi 3 A, per una potenza di 18,9 VA
Il secondario a 6,3 volt per le 6N9p, dato per 2 A massimi, è caricato con effettivi 600 mA, per una potenza di 3,78 VA
Il secondario a 5 volt per la 5Z3, dato per 4 A massimi, è caricato con effettivi 3 A, per una potenza di 15 VA
E infine, come detto, il secondario a 320 + 320 V è raddrizzato a doppia semionda, quindi utilizzato mezzo ciclo per ramo, caricato per 236 mA, per una potenza di 75,52 VA, per un totale di 113,2 VA. Il trasformatore è costruito su un nucleo 32×60 e quindi si trova quasi al limite di potenza che è possibile richiedere ad un trasformatore di queste dimensioni. Durante il funzionamento potrebbe scaldarsi per bene, ma non dovrebbe avere problemi in linea generale.

L’induttanza fornita nel KIT invece risulta essere da 5 H, con una resistenza DC di 83 ohm. Qui sotto lo schema premium, che ovviamente potrete vedere in chiaro se comprate la coppia di trasformatori d’uscita per realizzare il progetto. I componenti segnati come “cina” sullo schema sono presi dalla scatola di montaggio cinese, tutti gli altri vanno aggiunti a parte.

Vediamo ora come ho eseguito il montaggio. La prima cosa da fare è smontare tutto dal telaio e fare le forature necessarie a montare i nuovi trasformatori d’uscita e a far passare i relativi fili. Un passacavo di gomma va messo nel foro perché la lamiera è sottile e diventa tagliente. Nella parte più esterna è possibile utilizzare i fori preesistenti.

Il trasformatore di alimentazione è appoggiato su 2 listelli in metallo e poi avvitato alla lamiera che, essendo sottile, si deforma. Bisogna quindi togliere questi listelli dal trasformatore e rimontarlo sul telaio mettendo i listelli dalla parte opposta della lamiera. In questo modo si ha un fissaggio migliore.

Si possono montare le 4 boccole RCA fornite nel KIT avendo cura di lasciare gli isolatori di plastica. Si saldano assieme le 4 masse con un filo in rame rigido.

Quindi è possibile montare il PCB commutatore dei canali fornito nella scatola di montaggio, semplice ed efficace, e sicuramente molto meglio che avere lunghi fili che corrono avanti e indietro dal frontale dell’apparecchio causando diafonia e accoppiamenti capacitivi da tutte le parti.

Sotto al telaio c’è un quadretto in lamiera sagomata che è fatto per ospitare gli zoccoli delle valvole e il PCB originale…

Questa lamiera diventerà il supporto del cablaggio in aria del circuito. La prima cosa da fare è sostituire le 4 boccole argentate che lo sorreggono con delle viti M6 in acciaio, perché le 4 boccole risultano molto fragili e non è possibile stringerle molto forte. Il motivo per dover stringere forte è usare uno dei 4 punti come morsetto di terra.

Da questo punto l’articolo non sarà più passo passo, ma darò indicazioni generali su come montare le cose. Ho usato ancoraggi classici di questo tipo tagliandoli in base al numero di pin che mi servivano…

NOTA: l’ancoraggio della foto ha un ribattino nel pin centrale di fissaggio, se li trovate così va limato via. Siccome il pin centrale deve andare a massa e offrire un contatto perfetto, ho proceduto così. Prima bisogna decidere dove fare il foro che lo ospiterà, forare con una punta da 2,5 mm…

Poi bisogna grattare via la vernice attorno al foro. Nella foto l’ho grattata solo davanti al foro, ma è meglio grattare tutt’attorno con lo smeriglio del Dremel.

Si avvita l’ancoraggio alla lamiera con una vite autofilettante 4×6, meglio se di tipo zincato…

Poi va fatto un punto di stagnatura con un saldatore muscoloso, io ho usato un 150 watt. Procuratevelo, io l’ho comprato in un negozio di bricolage per 22 €, perché con il saldatorino da elettronica non ce la fate. Come si può vedere nella foto, lo stagno ha attaccato bene il piede dell’ancoraggio alla lamiera e ha saldato anche la vite (per questo dicevo di usare viti zincate, le viti in acciaio non si stagnano). In questo modo l’ancoraggio è fissato perfettamente alla lamiera, con un contatto perfetto e affidabile nel tempo.

Nelle foto che seguono invece mostro come fissare gli ancoraggi in nylon che servono per fascettare i condensatori. Trovate questi ancoraggi autoadesivi in qualsiasi ferramenta, ma non potete affidarvi alla tenuta della spugnetta adesiva perché subito sembra tenere bene, ma col passare del tempo e col calore la colla si secca e sono destinati inesorabilmente a staccarsi. Se ci fate caso, al centro hanno tutti un foro svasato, immaginate come usarlo…

Eseguire un foro di 2 mm (non 2,5)…

Vitina autofilettante 3×5 con testa svasata…

Come interruttore ho mantenuto quello presente nella scatola di montaggio, mentre il potenziometro del volume che ho utilizzato è un ALPS originale con presa loudness (originale ALPS a contatti striscianti, non un fake a scatti di quelli che si trovano in giro, che sembrano marchiati ALPS ma non sono ALPS). Per montarlo mi è bastato allargare il foro del perno di 2 millimetri e limare uno dei 4 fori in cui entra il dentino che impedisce al potenziometro di svitarsi. L’ho voluto con il loudness perché non ho mai provato ad implementarlo su un amplificatore. Volevo fare un loudness passivo e serviva il potenziometro con la presa apposta.

Ecco il montaggio

Dopo aver fatto queste foto ho provato l’apparecchio, ma il trasformatore di alimentazione cinese dopo 30 minuti iniziava a ronzare e scaldava come una padella. Non avevo ancora ritoccato il BIAS delle finali perché dovevo testare se teneva botta. Ho quindi riaperto tutto per sostituire le resistenze bianche da 135 ohm con altre 2 di un valore leggermente maggiore, per sollevare il trasformatore di alimentazione dal carico eccessivo. Ho anche aggiunto 2 condensatori in polipropilene ICEL in parallelo agli elettrolitici di catodo delle finali perché l’elettrolitico da solo non mi suonava abbastanza pulito (non ho fatto foto di questa ultima modifica).

Nella foto si possono vedere a destra e a sinistra i condensatori elettrolitici blu messi in parallelo a dei poliestere arancioni che fanno parte del KIT originale cinese. Nell’angolo in basso a destra dello zoccolo della raddrizzatrice c’è il condensatore elettrolitico da 220 uF, sempre appartenente al KIT cinese, però messo in parallelo ad un polipropilene a scatolino.

Nel montaggio ho usato in punti strategici resistenze ad impasto di carbone. I condensatori di disaccoppiamento tra il driver e le finali sono dei NOS Mullard “mostarda”. I condensatori di bypass catodico del driver sono i 220 uF sempre della scatola cinese (mi fa ridere pensare che nella versione originale dovevano servire per bypassare le finali). Ovviamente in parallelo a questi elettrolitici ho messo dei piccoli bypass aggiuntivi in polipropilene per sopperire alle mancanze dell’elettrolitico in gamma alta. I morsetti degli altoparlanti sono gli originali della scatola cinese, ma non sarebbe una cattiva idea sostituirli con altri migliori e più robusti. Ma che risultati ha dato agli strumenti di misura?

Potenza: 6,25 Watt RMS per canale
Banda passante 20 Hz -0 dB – 90 kHz -1 dB @ 1 watt
Distorsione THD @ 1 Watt: 0,41%
Smorzamento DF: 5,7

Analisi di spettro

Risposta in frequenza su carico resistivo: si può vedere come lavorano i nuovi SE2K-EL34/2. Qui sotto il confronto tra il nuovo modello e il vecchio, su quello che è praticamente lo stesso circuito, con lo stesso tasso di controreazione.

Il nuovo SE2K-EL34/2 Il vecchio SE2K-EL34

Onde quadre a 100 Hz / 1 kHz / 10 kHz

All’ascolto il suono è molto ricco di dettagli, aperto, brillante e molto veloce, con bassi frenati ed energici, mai sbrodolati, invadenti, né distorti e fastidiosi. Il connubio tra i nuovi trasformatori d’uscita e il loudness fornisce una sensazione particolare di maestosità, i timpani sembrano suonare nella stanza.

La nota dolente del loudness è che non va molto d’accordo con Granny 27: uscendo con un segnale molto forte costringe a tenere il volume basso sul potenziometro, proprio dove l’effetto del filtro è massimo. Quindi si esalta troppo l’effetto e diventa fastidioso. Abbinando invece l’amplificatore con un DAC normale che esce con un segnale più debole, tutto migliora e diventa godibile.

Per chi non sapesse cos’è il loudness, non c’entra niente con quella che chiamano “loudness war” per indicare opere di compressione audio che rovinano le registrazioni. L’orecchio umano non è lineare nella percezione delle varie frequenze a volumi diversi. Questo significa che abbassando il volume percepiamo la gamma acuta e la gamma bassa più attenuate rispetto ai medi. Il loudness utilizza un potenziometro speciale con 4 contatti (il quarto contatto viene chiamato presa fisiologica) e un circuito formato da un paio di condensatori e una resistenza per accentuare acuti e bassi man mano che si abbassa il volume, mentre quando il volume è alto è come se non ci fosse, con una curva inversa rispetto alla nostra percezione. Questo permette una percezione dei bassi, medi e alti più uniforme a diversi livelli di volume.

Ovviamente questa pratica ha qualche risvolto negativo che si manifesta sotto forma di rotazioni di fase al variare delle frequenze, in quanto il loudness è un filtro. Per questo motivo, se applicavo un segnale troppo forte in ingresso, che mi costringeva a girare la manopola ad ore 9, diventava brutto da sentire. Con un segnale giusto, tenendo la manopola a circa ore 13, va molto bene.

Non mi tengo stretto nel dire che questo apparecchio suona molto meglio di certi 300B di marchio prestigioso e super costosi che ho sentito. Poi, se uno vuole, il loudness lo può anche disattivare. Io volevo provare: è carino ma non mi piace troppo.

Il parere di “F.P.” che ha realizzato la mia modifica e mi ha scritto le sue impressioni per email.

Buongiorno, ho scritto una recensione dell’ampli. È passato un po’ di tempo ma ho preferito aspettare i nuovi diffusori. Ecco la recensione:

Con un po’ di ritardo recensisco l’amplificatore Boyuu range 9 cinese, completamente rifatto sul progetto di Stefano. Prima di tutto due parole sul kit cinese. Il telaio secondo me è fatto bene, direi bello robusto, in lamiera piegata e saldata, verniciata in nero goffrato con una certa cura. Le forature sono fatte al laser, ha griglie di areazione sotto e ai lati, i pomellini di accensione e volume sono in alluminio tornito dal pieno. Sul frontale ha una spessa placca in ottone con il nome, Boyuu range. Ricevuto il KIT dalla Cina, fra l’altro imballato bene. (nota SB-LAB: la mascherina è un alluminio anodizzato color oro/ottone e non di ottone, e se qualcuno trovasse un solvente capace di cancellare la scritta Boyuu senza rovinare l’anodizzazione dell’alluminio mi interesserebbe conoscerlo, io ho provato lo sverniciatore ma non viene via)

L’ampli è collegato a delle ProAc a torre, 90 dB 1W/1m. L’efficienza è ragionevole per la potenza dell’ampli, circa 6,5 W per canale. Io non ascolto mai a volumi alti quindi per me è OK. La sorgente per ora è un lettore CD Denon, a 24 bit, vecchiotto ma fa il suo lavoro. L’ampli anche a volume massimo non emette praticamente alcun ronzio, neanche con l’orecchio a 10 cm dal diffusore, e questa credo sia tutta qualità del cablaggio. Ma come suona? L’ho provato a lungo con diversi CD, dal jazz al pop italiano e straniero. Per farla breve il suono è meraviglioso.

La cosa più sorprendente è la qualità delle voci, molto realistiche e pulite, provato con voci maschili e femminili, da Johnny Cash a Mina, per non dire Ella Fitzgerald in accoppiata con Louis Armstrong, quindi veramente tutte le possibili tonalità, assolutamente favolose. Si sente proprio il dettaglio, la grana fine. Mia moglie, all’inizio un po’ scettica, dice che le sembra di sentire dettagli mai ascoltati prima. La gamma alta è setosa, nessuna fatica di ascolto neanche dopo molte ore. I bassi sono ben presenti e molto controllati, mai invadenti. La caratteristica delle ProAc è quella di avere il reflex sotto, quindi i bassi escono “diffusi”, avvolgenti. L’accoppiata per me è perfetta.

Riguardo all’assemblaggio, all’inizio ero indeciso se fare da solo, poiché di elettronica qualcosa ci capisco. Avrei usato uno schema di Stefano, comprato i trasformatori e condensatori di qualità. In conclusione posso solo dire di essere molto soddisfatto di questo ampli, e lo consiglio a tutti gli appassionati.

Ciao, Francesco.

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4 Responses to Boyuu A9, da kit cinese a vero single ended EL34

  • Grazie mille per il feedback, fa davvero piacere leggerlo.

    Il risultato che descrivi è esattamente ciò che ci si può aspettare quando si parte da uno schema corretto e lo si realizza con attenzione, senza compromessi strutturali. Il fatto che tu percepisca già ora un netto salto in termini di scena e micro-dettaglio significa che la base circuitale sta lavorando nel modo giusto.

    Hai perfettamente ragione anche sui margini di miglioramento: schermatura del potenziometro e componentistica più selezionata non fanno “miracoli”, ma aiutano a rifinire ulteriormente rumore di fondo, pulizia e coerenza complessiva, soprattutto con diffusori sensibili come le Klipsch Heresy, che non perdonano nulla.

    Ottimo anche l’approccio durante l’assemblaggio: farsi domande e chiarire i dubbi è l’unico modo per costruire apparecchi che suonano bene e, soprattutto, sono tecnicamente corretti.

    Grazie a te per la fiducia e per il lavoro fatto con criterio. Alla prossima, e buon ascolto.

  • Che dire di questo nuovo amplificatore…

    L’impatto è notevole!
    Tanto palco scenico e micro-dettagli che con il circuito originale erano ben lontani.
    E pensare che ho ancora qualche margine di miglioramento!
    Il potenziometro non è schermato e i componenti non sono di qualità selezionata, come suggerito nell’articolo.

    La resa sulle mie attuali Klipsch Heresy già ora è tanta roba!!!

    Grazie Stefano per la professionalità ed il supporto nel sciogliere i dubbi emersi durante l’assemblaggio del circuito.

    Alla prossima!

  • Ciao, come stai?
    Qui il finale va alla grande: dopo qualche decina di ore di rodaggio il suono è ancora migliorato:
    1) i bassi, che prima erano appena leggermente gonfi, ora son ben frenati, profondi ed articolati: sul jazz è davvero uno spettacolo riascoltare tutti i miei vecchi vinili da 180 g;
    2) la tridimensionalità del suono è veramente ottima: suona “grande” e con una bella profondità di campo, con le varie file di strumenti ben separate tra loro;
    3) mi sembra che suoni perfino più “forte” di prima: credo sia dovuto al fatto che il contrasto dinamico ora è più “vivo” ed incisivo che all’inizio.

    E tutto questo con dei diffusori impilotabili come le vecchie Sonus Faber Parva FMII, con le quali i 9 watt di questo piccolo single-ended sembrano molti, molti di più e una naturalezza d’emissione inarrivabile con qualsiasi stato solido (e ne ho sentiti davvero tanti).

    Grazie per l’ottimo lavoro!

    Maurizio

  • Buongiorno Stefano, mi sono serviti un paio di giorni per riprendermi dall’ascolto “illuminante” di questo piccolo gioiello travestito da “bigiotteria”. Partiamo dal fatto che ci si trova di fronte ad un oggetto piccolino ma con prestazione da gigante. Il fronte sonoro con le Tannoy era veramente imponente e non da meno la scena ricreata, nitida e stabile. Non sono certo un recensore e non ho ascoltato centinaia di apparecchi ma in 20 anni di passione alcuni valvolari dal nome altisonante sicuramente si. Anche con le sue valvole originali (poi ci dicono che servono valvole da centinaia di euro) ho ascoltato un prodotto davvero ben suonante e che mi ha convinto a provare, grazie ai tuoi trasformatori e schemi, a riprodurre la magia che ho sentito. Grazie per la disponibilità e la gentilezza dimostrata
    Cristiano

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