Nuova vita per l’LX1321 di Nuova Elettronica: l’upgrade SB-LAB

Correvano gli anni ’90 quando la rivista Nuova Elettronica iniziava a proporre sul mercato una serie di amplificatori valvolari in scatola di montaggio. Tra questi, i più noti furono l’LX1321, con pre e stadio phono integrati, e il precedente LX1113, una versione più semplice senza sezione di preamplificazione.

Negli anni 90 questi kit si diffusero a macchia d’olio in Italia e oggi sono diventati oggetti ricercati ma spesso sopravvalutati. È però fondamentale chiarire un punto: non intendo criticare l’operato di Nuova Elettronica. Lo scopo di questi apparecchi era didattico: insegnare a maneggiare le valvole, a usare il saldatore e a capire le basi della circuiteria audio. Non erano progettati per essere amplificatori “definitivi”, ma per far crescere gli hobbisti.

Di fatto, si trattava di scatole di montaggio basate su una circuiteria dal sapore vintage e con trasformatori estremamente economici e dalle prestazioni molto limitate. Lo dico da tempo, e non sono l’unico: molti lettori negli anni mi hanno scritto per confermare quanto riportavo nei miei articoli. Ad esempio Luigi, che mi ha ceduto di recente il suo LX1321, mi scriveva così:

“Ciao, mi chiamo Luigi, ho letto il tuo articolo sull’amplificatore di Nuova Elettronica. Avevo assemblato al tempo l’amplificatore che da i problemi da te indicati. (…) Oggi mi trovo a vendere la mia casa e a trasferirmi nelle Filippine: l’amplificatore è in cantina da anni. Non amo gli sprechi, se ti interessa lo cedo volentieri.”

Molti altri, invece, hanno preferito criticarmi o addirittura insultarmi perché osavo dire che l’LX1321 non fosse poi così buono. Frasi del tipo “eh ma io ce l’ho e suona bene” sono all’ordine del giorno. Bisogna però essere chiari: il “suona bene” è soggettivo e limitato all’esperienza personale di ascolto. Se non si è mai sentito nulla di meglio, è facile credere di avere tra le mani un grande amplificatore, ma la realtà è che con trasformatori così poveri e un progetto del genere non si può andare lontano. Non è colpa di nessuno: chi s’accontenta gode… ma esiste molto di meglio. E non lo dico solo io: molti acquirenti di questo kit, dopo aver pasticciato per anni nel tentativo di migliorarlo, hanno finito per svenderlo per poche lire o regalarlo.

Ed è proprio qui che entra in gioco il mio lavoro: le modifiche che propongo trasformano l’LX1321 in un apparecchio di livello superiore, tanto che chi ha eseguito l’upgrade si è ritrovato a mettere in difficoltà amplificatori commerciali di marchi blasonati (che non cito per eleganza). Non si tratta di un affronto a Nuova Elettronica, ma di un secondo passo di apprendimento: dopo aver montato il kit, si può imparare ancora qualcosa di più sull’alta fedeltà a valvole.

Un cenno al modello precedente: LX1113

Prima dell’LX1321, Nuova Elettronica aveva proposto il kit LX1113, un push-pull con KT88/EL34, privo di sezione pre e phono. Circuitalmente non troppo diverso, ma con serigrafie del PCB e numerazione dei componenti differenti. Ne ho ricevuto uno tempo fa per studiarlo e la mia conclusione è stata piuttosto netta:

  • Il mobile, realizzato in un materiale che definire “legno” è un complimento (truciolato o cartone pressato), si smontava da solo.
  • Lo spazio era insufficiente per alloggiare trasformatori seri.
  • I trasformatori in dotazione erano di qualità talmente bassa da rendere inutile qualsiasi sforzo di upgrade.

In pratica, non ne vale la pena: se ne avete uno, divertitevi pure a pasticciarlo, ma non spendeteci soldi. Lasciate perdere modifiche fantasiose come montare triodi a riscaldamento diretto o tagliare il negative feedback: con trasformatori così scadenti otterreste solo gain eccessivo, bassi gonfi e fastidiosi, e una alta sensibilità alle interferenze.

Questi apparecchi vanno visti per quello che sono: kit didattici per imparare a costruire, non per fare alta fedeltà. Spendere cifre in valvole NOS su circuiti del genere è denaro buttato: qualsiasi amplificatore che utilizzi quei trasformatori non potrà andare molto meglio di così.

Perché ho voluto proporre una modifica?

La risposta è semplice: perché me l’hanno chiesto! Molti appassionati mi hanno sollecitato nel tempo a proporre un upgrade dell’LX1321, visto che le sue doti sonore non soddisfano poi così tante persone. E no: non è cambiando due resistenze o aggiungendo un condensatore “miracoloso” dopo aver tagliato il negative feedback che lo si fa andare bene. Serve un intervento strutturale, spiegato e documentato, che affronti i limiti reali del progetto. Quindi troll e detrattori mettetevi il cuore in pace: qui non si spara a zero su Nuova Elettronica, ma si racconta semplicemente la verità tecnica e sonora di questi kit.

Le misure strumentali della versione originale

Dell’esemplare originale di LX1321 che mi ha ceduto Luigi ho eseguito una serie di misure strumentali, che parlano da sole. Il grafico di THD e le forme d’onda in quadra a 100 Hz, 1kHz e 10kHz mostrano chiaramente quanto il circuito del pre e i trasformatori lavorino in maniera tutt’altro che ottimale.

THD

Forme d’onda in quadra a 100 Hz, 1 kHz e 10 kHz (sì, a 10 kHz in ingresso c’era davvero una quadra… ma quello che usciva dall’amplificatore era tutt’altra cosa).

Con valvole finali non nuove, ho misurato una potenza massima di circa 35 watt e un fattore di smorzamento pari a 3. Potrebbe sembrare basso, ma ho verificato che il collegamento della reazione negativa era effettivamente presente e funzionante: segno che i limiti arrivano proprio dai trasformatori.

A conferma della qualità della componentistica, il trasformatore di alimentazione di questo esemplare vibrava in maniera impressionante, pur senza manifestare surriscaldamenti anomali. Un chiaro indizio che non fosse bruciato, ma semplicemente assemblato con lamierini interni allentati come potete constatare nel video qui sotto.

Va aggiunto che questi risultati non sono nemmeno costanti da un esemplare all’altro: in base alle testimonianze ricevute e alle misure di altri LX1321, sembra che la qualità costruttiva dei trasformatori variasse sensibilmente, rendendo l’esito sonoro un po’ una lotteria. E per pietà verso chi è affezionato a questo apparecchio, evito di pubblicare il grafico di banda passante.

DSCN6012

Se sei interessato al kit di trasformatori, induttanze e isolatori per realizzare questo progetto contattami per avere il prezzo aggiornato.

Attenzione: Le modifiche di upgrade non sono pubbliche: vengono fornite in un manuale PDF riservato esclusivamente a chi acquista il set di trasformatori SB-LAB. Il motivo è semplice: l’intero progetto è stato sviluppato e collaudato unicamente attorno ai miei trasformatori. Non avrebbe alcun senso rendere pubbliche le modifiche, perché eseguirle con trasformatori presi “a caso” da chissà chi non porta a nessun risultato certo e può anzi generare problemi gravi (regola che vale per qualsiasi schema di qualsiasi amplificatore).

I trasformatori originali di Nuova Elettronica non sono in alcun modo utilizzabili per questa modifica (ma potete rivenderveli su ebay senza difficoltà). Parliamo infatti di un circuito a larga banda passante: proprio perché anche i trasformatori sono a larga banda, si ottiene la resa sonora Hi-End che caratterizza l’upgrade. Ma allo stesso tempo il cablaggio richiede grande cura e attenzione:

  • Masse perfette e contatti puliti sul telaio.
  • Rispetto della polarità di fase dei trasformatori (pena auto-oscillazioni attraverso la NFB).
  • Ingresso cablato con cavo schermato di buona qualità e senza loop di massa.
  • Accensione graduale con variac consigliata nelle prime prove.

Se avete acquistato i trasformatori per l’upgrade, il PDF con le istruzioni dettagliate è incluso. In caso di problemi o dubbi, SB-LAB fornisce assistenza per risolverli.

I problemi dello schema originale

Analizzando lo schema originale emergono diversi punti critici. La sezione phono basata su ECC83, oltre a non essere schermata e a trovarsi troppo vicina ai trasformatori e allo stadio finale, risulta poco utilizzabile: chi desidera davvero un ingresso pickup farebbe meglio ad adottare un pre esterno.

Schema LX1320-LX1321

Sugli ingressi linea (CD, Tuner, Aux, ecc.) compare un discutibile attenuatore ad L (R2/3, R4/5…), inserito solo per ridurre un segnale che poi viene immediatamente riaumentato dalla valvola V2: una soluzione illogica che complica senza dare benefici, perchè attenuare un segnale per poi doverlo amplificare di nuovo? A questo si sommano l’ulteriore attenuazione di R33 in serie al potenziometro volume e un controllo balance che peggiora ulteriormente il percorso del segnale.

Nella sezione finale LX1321 troviamo una induttanza doppia condivisa tra i due canali, scelta economica che introduce inevitabili intermodulazioni a bassa frequenza. Grave anche la griglia di una valvola collegata direttamente al cursore del potenziometro: con componenti di bassa qualità bastava un falso contatto per lasciare la griglia flottante, quando una semplice resistenza da 1 M? avrebbe risolto il problema.

Altro punto discutibile è lo snubber R39/C20 sulla placca del primo triodo: inserire capacità dentro un anello di NFB è la ricetta perfetta per rotazioni di fase indesiderate. Probabilmente l’hanno aggiunto solo per evitare oscillazioni, dato l’elevato tasso di controreazione. Infine, la seconda sezione di V3 viene usata come sfasatore catodina accoppiato AC con polarizzazione elettrostatica della griglia: una soluzione datata, tipica di certi ampli da chitarra anni ’50/’60, più adatta a produrre distorsione che ad alta fedeltà. Nell’immagine sotto come appare lo sfasatore di nuova elettronica e come esso sarebbe dovuto essere.

Come andrebbe fatto… Com’è…
catodina_demo_ok catodina_nuovaelettronica_schifo

Chi ha un minimo di esperienza con l’elettronica valvolare, vedendo lo sfasatore adottato da Nuova Elettronica, tende a pensare subito che non possa funzionare, poiché la griglia è praticamente riferita al suo stesso catodo e sembrerebbe quindi trovarsi in saturazione. In realtà la questione è più sottile: la presenza di R4 da 1M (che sarebbe stato meglio portare almeno a 10 M) fa sì che la griglia non sia del tutto flottante, ma ancorata con una resistenza molto elevata.

È un vecchio trucco già visto in apparecchi anni ’50: la griglia, pur senza polarizzazione classica, riesce a raccogliere elettroni dal flusso che scorre tra catodo e anodo, caricandosi elettrostaticamente e diventando negativa rispetto al catodo. Il problema è che questo tipo di polarizzazione è altamente instabile e porta con sé una forte distorsione, tanto che è diventata una sorta di marchio sonoro degli amplificatori da chitarra dell’epoca. Una scelta che può avere senso in ambito musicale, ma che è del tutto fuori luogo in un apparecchio che dovrebbe aspirare all’alta fedeltà. Subito dopo compare V4 come ulteriore stadio di guadagno: evidentemente lo sfasatore così realizzato era troppo “delicato” e instabile per pilotare direttamente le finali. Da lì si arriva alle valvole finali a bias fisso, al trasformatore di uscita e all’NFB che chiude il quadro di uno schema pieno di compromessi.

Come altri propongono di modificarlo

Su internet si trovano diversi siti e spazi amatoriali che propongono modifiche al progetto LX1321. Purtroppo, nella maggior parte dei casi, si tratta di interventi banali o addirittura peggiorativi: il risultato è solo quello di trasformare un circuito approssimativo in un altro circuito altrettanto approssimativo. Non è cattiveria: semplicemente, queste modifiche non affrontano i limiti reali del progetto, e quindi non portano a un miglioramento concreto.

Un esempio è quello di chi sconsiglia le KT88 cinesi e le sostituisce con altre valvole solo per “principio”. La realtà è che non tutte le valvole cinesi sono uguali: alcune sono decisamente migliori di certe produzioni dell’Est. Personalmente, le KT88 più affidabili che ho testato sono state le Tung-Sol.

Altro caso frequente è quello di montare valvole NOS pregiate e costose (come le 5814A National) su questo circuito. Una scelta inutile: è la solita psicologia distorta che “il suono lo fa la valvola”, quando in realtà a determinare il risultato è l’insieme del progetto. Montare valvole di pregio su uno schema pieno di limiti non cambia la sostanza, sembra cambiare qualche piccola sfumatura ma non ci si è allontanati molto da dove si era all’inizio.

Si leggono poi proposte come l’aggiunta di un condensatore di bypass sul catodo dello stadio pre, per “stabilizzare la polarizzazione”. In realtà, così si aumenta solo il guadagno di un circuito che già di suo guadagna troppo, ed è persino pieno di attenuatori passivi inseriti proprio per ridurlo. Un controsenso.

Il colpo di grazia, però, arriva da chi decide di tagliare la controreazione (NFB): da un lato si aumentano le armoniche “tenute a bada” dall’anello, ma dall’altro il guadagno schizza alle stelle, il potenziometro volume diventa ingestibile (basta sfiorarlo per far esplodere i diffusori) e il basso smorzamento introduce una valanga di problemi. Non solo: le piccole asimmetrie del potenziometro si traducono in forti squilibri tra i due canali, costringendo ad aggiustamenti continui col balance.

Il risultato? Un circuito già sbilanciato diventa ancora più instabile e poco gestibile. Ecco perché, pur con tutta la simpatia per l’entusiasmo degli hobbisti, queste modifiche non vanno prese sul serio: non risolvono i problemi di fondo e non trasformano certo l’LX1321 in un vero Hi-Fi.

Upgrade Premium: guida e trasformatori SB-LAB

Per chi quindi desidera davvero trasformare il vecchio LX1321 in un amplificatore di livello superiore, propongo un progetto premium che comprende l’acquisto del set di trasformatori SB-LAB insieme a un PDF esclusivo con la guida passo passo alla modifica.

Il PDF non è un semplice schema annotato, ma una guida illustrata con foto dettagliate che spiega nel concreto come intervenire sul PCB: quali componenti sostituire, quali piste tagliare e dove inserire i cavallotti. Seguendo le istruzioni, lo schema originale viene completamente stravolto e ricostruito in una versione totalmente diversa, ottimizzata e collaudata.

Ecco in sintesi i punti chiave dell’upgrade:

  • Riduzione della controreazione, per un suono più naturale e meno artificiale.
  • Nuovo sfasatore long-tail al posto del catodina, molto più lineare e stabile e dal suono molto migliore.
  • Corretto filtraggio dell’alimentazione della sezione pre con una coppia di induttanze 15S55, al posto dell’induttanza doppia di Nuova Elettronica che causava intermodulazioni tra i canali alle basse frequenze.
  • Nuova rete di NFB ricalibrata, con smorzamento notevolmente migliorato.
  • Suono morbido, pulito ed esteso su tutta la gamma, finalmente libero dalle limitazioni del progetto e dei trasformatori originali.
  • Trasformatori SB-LAB dedicati: nuovi trasformatori d’uscita e un trasformatore di alimentazione progettato ad hoc.

Il risultato finale è un ampli che nulla ha più a che vedere con l’LX1321 originale, ma che conserva il fascino della “scatola di montaggio” trasformandola in una vera macchina Hi-Fi. Chi fosse interessato ad acquistare il PDF con la guida integrale, unitamente al set di trasformatori SB-LAB, può contattarmi direttamente tramite email.

Foto della mia realizzazione!

Le strumentali del nuovo apparecchio

Se l’LX1321 originale faticava a erogare 40 Watt e mostrava limiti evidenti già dalle prime misure, l’amplificatore modificato con il kit SB-LAB si presenta come un progetto completamente rinato, con numeri che parlano da soli:

  • Banda passante a 1 Watt: da 10 Hz (-0 dB) fino a circa 75 kHz (-1 dB) – estensione lineare e ariosa, senza i tagli impietosi dell’originale.
  • Fattore di smorzamento (DF): 4 – finalmente un controllo serio sui diffusori, contro il fiato corto della versione stock.
  • Distorsione armonica (THD) a 1 Watt: 0,67 % – un valore degno di un vero Hi-Fi, non più i “cubi di fuzz” del progetto di partenza.
  • Sensibilità di ingresso: 4,5 Vpp (1,6 Vrms) – perfettamente bilanciata per interfacciarsi con sorgenti moderne.
  • Potenza massima: 55 Watt RMS per canale – un salto netto rispetto ai circa 40 Watt della versione originale.

In pratica, lo stesso telaio ospita oggi un amplificatore più potente, più pulito e molto più musicale, capace di giocarsela con macchine di fascia ben più alta.

Spettro a 1Watt

Banda passante @ 1 watt su carico resistivo

Banda passante @ 1 watt su carico reattivo

Tringolare @ 1khz e 10khz

Conclusioni

L’amplificatore così modificato suona mooolto meglio dell’originale. Il fattore di smorzamento (intorno a 4) non è da record, ma con lo stampato a disposizione non si potevano certo fare miracoli: se usate diffusori un po’ “molli” o di generose dimensioni, magari con reflex, potreste notare un pizzico di esaltazione in gamma bassa. D’altro canto, il tasso di NFB non è elevatissimo e, chissà, forse a qualcuno piace proprio così.

Se invece avete un pre o una sorgente particolarmente “pompata”, capace di uscire ben oltre i classici 5 Vpp dei lettori CD, si può pensare di ritoccare R52, cioè la resistenza di NFB, abbassandone leggermente il valore. Questo aumenterebbe il tasso di controreazione e quindi lo smorzamento. Attenzione però a non esagerare.

Detto questo, il suono finale è quello che conta: pulito, limpido, con acuti ariosi e gradevoli, senza ronzii né rumori di fondo, anche con diffusori da 91 dB di sensibilità. Per arrivare a questo risultato sono servite 32 ore di lavoro effettivo, più il tempo per i trasformatori e i componenti, altre ore a studiare come infilare un circuito completamente diverso su un PCB che non era nato per ospitarlo, più una buona dose di simulazioni su LTSpice per essere sicuro che tutto funzionasse. Infine, circa 5 ore di scrittura per questo articolo (almeno 10 con gli aggiornamenti).

Quindi, se apprezzate lo sforzo, premiatemi acquistando i trasformatori SB-LAB per eseguire l’upgrade: non solo avrete tra le mani un amplificatore che vi farà dimenticare l’LX1321 originale (e anche tanti apparecchi commerciali molto costosi), ma eviterete anche di perdervi in modifiche “fantasiose” che non portano da nessuna parte. E ricordate: se i trasformatori li prendete altrove, il risultato finale non sarà mai questo!

Qui sotto la realizzazione di un cliente SB-LAB

“Ho seguito la guida passo passo e, pur non essendo un tecnico professionista, sono riuscito a portare a termine la modifica senza difficoltà. Il risultato mi ha lasciato senza parole: l’ampli è diventato silenziosissimo, con bassi morbidi e un dettaglio sugli acuti che non avevo mai sentito prima. Posso dire che ora ho un vero Hi-Fi in salotto!”
Marco R.

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19 Responses to Nuova vita per l’LX1321 di Nuova Elettronica: l’upgrade SB-LAB

  • Grazie Stefano per aver dato vita a questo apparecchio, sono felice di sapere che il mio vecchio amplificatore adesso suona come doveva…
    Partirò per le filippine senza rimpianti. 🙂

  • Complimenti per tanto lavoro

  • le raddrizzatrici a riscaldamento diretto arrivano in temperatura in un paio di secondi, mentre le finali a riscaldamento indiretto impiegano anche 30 secondi, quindi se usi una raddrizzatrice DHT sbagli, se usi una raddrizzatrice IHT ivece è corretto, ma se ti riferisci a questo progetto una singola raddrizzatrice è non è abbastanza per alimentare tutto il circuito e in ogni modo se anche usassi 2 valvole raddrizzatrici andrebbe modificato il trasformatore di alimentazione e poi finiresti con i piedi pari in una sporta di altri problemi dovuti alla non stabilità della sezione di alimentazione che potrebbero innescare motorboat etc.

  • Per prima cosa grazie mille per la risposta esauriente.
    Con una raddrizzatrice a vuoto suppongo sia ugualmente non necessaria in quanto l’anodica sui condensatori di filtro dovrebbe salire lentamente con il riscaldarsi del catodo della rettificatrice o sbaglio?

  • Per “ritardo dell’anodica” si riferisce all’atto di applicare la tensione anodica solo dopo che i catodi delle valvole sono stati riscaldati adeguatamente. Tale pratica è finalizzata principalmente alla conservazione dei condensatori elettrolitici. Questo approccio mira a evitare situazioni in cui la tensione anodica sia attiva senza che i catodi delle valvole siano in funzione. In taluni casi, ciò potrebbe causare un’elevazione eccessiva della tensione a vuoto, superando i limiti massimi di tolleranza dei condensatori e provocandone il danneggiamento. In tanti amplificatori da chitarra è così, infatti le già altissime tensioni anodiche applicate per tirare per il collo le finali di potenza senza carico si innalzano pericolosamente oltre il limite dei condensatori per questo quasi tutti hanno un’interruttore di standy (molto vestigiale che ricorda gli anni 50 quando non era facile fare un temporizzatore come lo sarebbe oggi).

    Tuttavia, per il progetto in questione, questa pratica non è necessaria, poiché è stata adottata da un cliente di sua iniziativa. È importante notare che su Internet e sui social media circolano molte voci infondate. Ad esempio, si sostiene che l’applicazione di tensione con i catodi freddi possa causare la “strappatura degli elettroni”, danneggiare i catodi e provocare altri effetti negativi. Tali affermazioni, però, sono prive di fondamento e non trovano riscontro nella realtà.

  • Ciao Stefano/Fabio,

    cosa intendete con “ritardo sull’anodica”? Aspettare che i filamenti siano caldi?

    Grazie,
    Marco

  • Signor michelangelo capisco che lei l’ha progettato pasandosi su antichi progetti del williamson, ma il risultato all’ascolto è quello che è, quoto in toto la modifica prodotta di sb-lab che ho realizzato con piena soddisfazione e posso garantile che il suono è tutto un’altro pianeta.

  • Non sono un tecnico elettronico e quindi non mi addentro in disquisizioni a me ignote. Sono semplicemente il felice ed appagato proprietario del finale NE, modificato grazie a Stefano e le cui foto appaiono in questo link. Lo si può riconoscere dal mobile mogano e dai due occhioni vu meter frontali incorniciati dalla mascherina in ottone e monta le 6550. Per lui ho già detto in un altro post qui pubblicato. Ho seguito da sempre NE, sin dall’inizio e posseggo l’intera collezione tranne le ultime pubblicazioni di cui ho preso subito le distanze. Motivo? Non sembravano più di NE. Lo spirito di Nuova Elettronica per conto mio era quello di dare una poliedricità di progetti che spaziavano su tutto ad un prezzo che tutti potevano permettersi. Progetti vari montati funzionavano e funzionano ancora ma… e questo è il punto, quelli finalizzati all’audio eo Hifi, purtroppo non era così. La teoria esposta era completa ed allettante, ma il relativo circuito, probabilmente costretto dal prezzo finale, risultava purtroppo mediocre. L’economia “pratica” di ogni progetto la faceva da padrona e così mentre un interruttore crepuscolare funzionava e continua a funzionare a dovere, non era lo stesso per un progetto audio.
    Prendo per esempio il mio finale. Nasce dall’amplificatore valvolare LX 1320, esclusa la sua preamplificazione, (per questo possiedo LX1140) acquistato dopo aver letto del finale precedente in cui si mettevano in luce tutte le peculiarità di questo incredibile (a detta loro) finale ma con un cablaggio interno alquanto caotico e della pericolosa ed estrema difficoltà nella taratura del bias. La scelta del LX 1240 è stata presa per la sua ingegnerizzazione e pulizia di montaggio rispetto al precedente, fermo restando i suoi parametri di targa.
    Sia con il pre che con il finale, con il loro acquisto, ho voluto dare una ulteriore chance a NE. Il risultato complessivo all’inizio è stato buono, per quello che davano, ma poi, l’economicità dei progetti non si è fatta attendere.. Il mini trasformatore del pre ha tirato le cuoia e lo stesso ha fatto quello del finale che ronzava più di un favo di vespe. Per non parlare di una usura anomala dei tubi. I miei diffusori, sono una coppia di ESL 63 Pro, mi facevano notare che qualcosa non andava, per non parlare poi delle continue e snervanti tarature del bias. Conosciuto Stefano, ho provato, e quando me lo ha riconsegnato non credevo alle mie orecchie. Questo dimostra a parer mio che NE, in fondo qualcosa di buono in teoria lo faceva, ma in pratica, contenendo i costi, no.

  • Grazie Stefano, per il capolavoro che hai creato partendo dall’LX1321 che io consideravo ben suonante. Su internet girovagando ho incontrato il tuo sito, mi è piaciuto. Provare? perchè no! è uscita una meraviglia ora si che si parla di HIFI, ora si che si ascolta veramente la musica, non l’impianto, lui fa solo il suo dovere. Suona come non potevo neanche minimamente immaginare… le mie Quad mi hanno ringraziato e ti ringraziano

  • Grazie.

  • Devi collegare il tester nella scala dei 2volt sulla resistenza di test point (quella in serie sotto il catodo) e conoscendo il valore di questa resistenza e la corrente che dovrà passarci, con la legge di ohm calcoli la tensione che dovrai leggere sul tester, quindi colleghi il tester sulla resistenza ad amplificatore acceso e se non leggi la tensione che ci si aspetta devi regolare il trimmer del bias fino ad ottenerla.

  • Salve, avrei una domanda in merito al problema con la regolazione della corrente di riposo. Qualcuno può descrivere come farlo? Non conosco l’italiano, mi scuso in anticipo per gli errori.

  • 2 induttanze separate non intermodulano, perchè sono separate. Quando le accoppi magneticamente invece sì… ad esempio nel 1240 modificato l’accoppiamento magnetico tra le 2 induttanze causava l’innesco di una leggera oscillazione a bassa frequenza che compariva non solo nel montaggio reale ma anche su Spice. Non c’è nessun segreto, lo hanno fatto solo per risparmiare.

  • Avevo letto da qualche parte che le induttanze doppie di NE erano avvolte in contro fase per limitare appunto problemi di intermodulazione a bassa frequenza…bisognerebbe analizzarle con oscilloscopio per scoprirlo

  • Ciao Stefano,
    Ti comunico che ho ultimato il montaggio dell’ampli (upgrade LX1321 NUOVA ELETTRONICA).
    Nonostante il cablaggio in aria è andato tutto per il meglio al primo colpo! (ovviamente prima accensione col variac).
    Ti faccio i complimenti per i trasformatori, mai visto una risposta in frequenza cosi’ ampia (sinusoide perfetta e stabile da 10Hz a 76.000Hz!), onda quadra a 100, 1000, 5000Hz perfetta, una quarantina di watt con KT90, DF 4,2 circa.
    Suna molto bene, almeno per i miei gusti, ovviamente ci sara’ roba che suona meglio ma considerando che e’ una modifica di un circuito precedentemente fatto male direi che e’ ottimo.
    Entro con un preampli a valvole sempre di NE con componenti migliorati, e, come dicevi tu, il suono viene ulteriormente distorto, entrando direttamente con un lettore cd la faccenda cambia di molto.
    Ho fatto lievi modifiche (consigliate da te):
    -sull’anodica ho inserito un elettrolitico da 1000uF 650V (al posto dei due in serie da 500uF) e in parallelo allo stesso ne ho messo uno da 10uF e un ulteriore da 0.1uF in polipropilene.
    -Ho messo un altro polipropilene di bassa capacita’ in parallelo a ciascun elettrolitico sulla sezione pre (C1-C2-C5)
    -Inserito un ritardo sull’anodica.
    -Ho eliminato il potenziometro in ingresso entrando direttamente nella griglia della ecc81 e mettendo una resistenza da 50Kohm tra ingresso e massa.

    Grazie ancora.

    Fabio

  • Ho eseguito la modifica con i trasformatori Sb lab e devo dire che sono rimasto veramente colpito amplificatori che suonano cosi’ non li senti spesso nemmeno nei negozi hi end e pensare che si parte da quel rottamino di nuova elettronica il risultato finale lascia senza fiato, trasformatori veramente ben fatti che nulla hanno da invidiare a roba super ricercata e molto costosa, veramente complimenti.

  • Perchè dovrei prende in giro? l’apparecchio dell’articolo sta a roma da un mio caro amico, tra un pò dovrebbero darmene un’altro per fare la stessa cosa così pubblico anche le strumentali acquisite con nuovo strumento computerizzato che non avevo al tempo del primo articolo

  • Ciao, mi fai paura…
    Ma quanto sei preparato?
    O ci prendi in giro.
    Comunque grazie, articolo affascinante.

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Ogni amplificatore va messo a punto sul proprio trasformatore

In questo articolo analizziamo in dettaglio la revisione di un classico schema ispirato Leak, realizzato da un appassionato utilizzando trasformatori SB-LAB. Vedremo come, partendo da un progetto vintage non ottimizzato, sia stato possibile ottenere prestazioni nettamente superiori attraverso un’attenta messa a punto e modifiche mirate.

L’obiettivo è dimostrare quanto sia importante adattare uno schema alle caratteristiche reali dei componenti utilizzati, soprattutto quando si vogliono sfruttare al massimo trasformatori di alta qualità. Potrebbe interessarti anche il progetto dello stesso amplificatore, ma con diodi invece che valvola raddrizzatrice? Clicca qui…

Il caso: Hashimoto KT88 UL Push Pull riprogettati

Era il 2017 quando pubblicai, nella sezione I lavori dei lettori, un breve articolo dedicato alla realizzazione di un cliente che aveva acquistato un set di trasformatori da me. Il titolo di quell’articolo era “Monofonici KT88 di Fabrizio”. Qui sotto, separata dalle linee, potete trovare la pagina originale.


Pubblico le foto dei monofonici realizzati da Fabrizio con i trasformatori SB-LAB.

Ciao Stefano, come promesso ti invio le immagini ed alcuni dati tecnici dei due monofonici costruiti sulla base dei trasformatori comperati da te. Le misure non sono forse da campionato come quelle dei tuoi stupendi Allbireo, comunque sono apparecchi stabili e davvero ben suonanti. Poteva essere sfruttato meglio il tuo TU? Sicuramente si, ma le scelte circuitali adottate e la messa a punto effettuata in seguito hanno portato a questo:

Le valvole usate sono: una EF86 in ingresso, alla quale segue, in accoppiamento diretto, la sfasatrice 12AU7. Il circuito sfasatore utilizzato è un long tail pair, finali KT88. Nella sezione di alimentazione è stata usata inizialmente una 54UG, sostituita poi nella versione finale da una GZ34.

Dati tecnici misurati a 50 watt RMS (potenza ottimale):
Alimentazione 460 Vcc – BIAS 50 mA
Distorsione armonica: 1 kHz – 50 W 0,22%
Distorsione armonica: 60 Hz – 50 W 0,8%
Distorsione armonica: 10 kHz – 50 W 1,2%

Banda passante 50 W:
+0,5 dB a 20 Hz
-3 dB a 50 kHz
NFB: 15 dB

Sensibilità d’ingresso: 0,5 V 1 kHz
Impedenza d’ingresso: 100 Kohm
Rapporto segnale rumore: 102 dB


Poi, nel 2020, ricevo questa email:

Ciao Stefano, sono ***, posseggo due mono PP KT88 costruiti usando i tuoi TU, TA e induttanze. Il lavoro è stato pubblicato nella rubrica “I lavori dei lettori” nel tuo sito con il titolo “Monofonici KT88 di Fabrizio”.

Vengo al dunque: all’epoca, quando ti inviai le foto e lo schema elettrico dei monofonici, tu molto gentilmente mi suggeristi tramite email una serie di valide e possibili modifiche da mettere in pratica sul circuito, per ottenere un miglioramento delle misure e delle qualità sonore degli amplificatori. Siccome io non mi ritengo un tecnico, ma riesco ad apprezzare (molto) le tue argomentazioni tecniche e il tuo modo di concepire l’hi-fi, se accetti di darmi istruzioni mi piacerebbe modificare i due monofonici secondo le tue indicazioni.

Potrei anche accontentarmi di come suonano attualmente: molto ricchi, abbastanza dettagliati, pieni di bassi e “caldi”, anche troppo “caldi e pastosi” per i miei gusti. Visto che mi piacciono le cose ottimizzate al meglio e considerato che ci sono margini di miglioramento, vorrei attuare le modifiche da te consigliate o quelle che riterrai più opportune apportare.

Ho già trattato in passato il tema della banda passante di un trasformatore, ma da tempo avevo in mente di affrontare anche la banda passante di un intero circuito. Si tratta di un argomento piuttosto complesso, che merita di essere spiegato con esempi concreti e dati strumentali, così da renderlo più chiaro a chi legge.

Il caso tipico è quando si prende uno schema trovato su internet e lo si realizza utilizzando i miei trasformatori, oppure qualsiasi altro trasformatore diverso da quello per cui lo schema è stato progettato e messo a punto. In questi casi, non si può evitare di modificare qualcosa: uno schema elettrico reperito online deve sempre essere adattato al momento della realizzazione, a meno che non si utilizzino esattamente gli stessi trasformatori previsti dal progetto originale.

Per approfondire meglio la questione, prendiamo come esempio i monofonici di Fabrizio. Qui sotto trovate lo schema (che, così com’è, sconsiglio di replicare senza una vera messa a punto), con evidenziati in rosso i quattro punti più problematici.

Questo schema, in realtà, deriva a sua volta da uno schema Hashimoto, di cui potete trovare l’articolo completo a questo indirizzo…

Neppure lo schema Hashimoto è davvero originale: deriva infatti da uno schema ancora più antico, risalente alla fine degli anni ’50, utilizzato nei famosi amplificatori Leak. Nell’immagine qui sotto potete vedere lo schema del Leak TL25, dal quale emergono molte somiglianze. Tutti gli schemi Leak di quell’epoca seguivano un’impostazione di base molto simile: variavano principalmente le valvole finali e la tipologia di sfasatore, mentre la EF86 era sempre presente. In sostanza, erano tutti abbastanza simili tra loro. Non saprei dire con precisione da quale modello Leak Hashimoto abbia preso ispirazione, ma il riferimento storico è piuttosto evidente.

Passiamo ora al problema che si è presentato a Fabrizio. Lui cercava un suono moderno: frizzante, brillante, arioso e pulito. Aveva visto nei miei trasformatori la chiave per raggiungere questo obiettivo, ma quando ha montato il suo clone Leak si è ritrovato con un amplificatore caldissimo, impastato e dal suono tipicamente “anni ’50”.

Nel mondo degli autocostruttori continua a resistere la convinzione che un singolo componente possa determinare da solo il risultato sonoro finale. Così si sente dire che “la valvola X suona in un certo modo”, “la valvola Y suona in un altro”, e lo stesso vale per trasformatori, condensatori, resistenze…

Un ragionamento che sfiora quasi la magia: come se bastasse inserire un solo elemento per imprimere all’intero amplificatore una certa personalità sonora. È un po’ come pensare che, montando un volante Ferrari su una Panda, questa diventi improvvisamente una supercar. Capito il concetto?

Come sempre, la realtà è molto più complessa degli stereotipi che le persone si creano nel proprio immaginario. Il risultato sonoro di un amplificatore dipende dall’insieme di tutti i componenti utilizzati e, soprattutto, da come questi vengono fatti lavorare insieme.

C’è chi afferma che le KT88 abbiano un suono pastoso e bassi gonfi, mentre le 300B sarebbero brillanti, ariose e dotate di un “palcoscenico” immenso… e via con tutta una serie di luoghi comuni.

La verità? Io stesso ho fatto suonare KT88 (e persino valvole TV economiche) in modo brillante, aperto e con bassi controllati. Allo stesso tempo, ho ascoltato molti amplificatori con 300B che suonavano chiusi, mosci e del tutto inascoltabili. “Eh, ma ci sono le 300B!”. E allora? Se il circuito è progettato male e costruito peggio, suonerà male lo stesso, anche se ci metti due valvole da 1.800 euro l’una.

Tornando al progetto di Fabrizio, la causa principale del risultato sonoro che ha ottenuto è stata l’adozione di uno schema degli anni ’50, utilizzato senza le opportune modifiche. Infatti, il suono finale non dipende solo dalla valvola o dal trasformatore, ma dal complesso di tutti i componenti e, soprattutto, dallo schema elettrico su cui si basa l’amplificatore. A questo punto, riprendiamo lo schema elettrico in questione e analizziamo insieme quelli che io considero i principali problemi…

In che modo progettava Leak nel 1958? Beh, prima disegnavano lo schema teorico del circuito, poi producevano i trasformatori, montavano il prototipo e infine lo provavano. Molti autocostruttori sono convinti che tutto finisca lì: monti i primi componenti che ti capitano e il gioco è fatto (e purtroppo molti fanno davvero così).

In realtà, dopo aver assemblato un prototipo, chi sa davvero cosa sta facendo passa alla fase di messa a punto. E la messa a punto non consiste certo nell’aggiungere cavi da 5.000 euro, pietre magiche o piedini conici rigorosamente in numero dispari.

Significa invece effettuare misurazioni strumentali dettagliate, analizzare il comportamento reale del circuito e, di conseguenza, apportare le modifiche necessarie allo schema per ottimizzare le prestazioni o correggere eventuali difetti.

Dobbiamo anche partire da un dato di fatto: il trasformatore di uscita Leak del 1958 non era niente di speciale. Mi dispiace per i nostalgici degli amplificatori vintage, ma è la realtà. All’epoca si utilizzavano lamierini di qualità inferiore persino rispetto a quelli impiegati oggi per i normali trasformatori di alimentazione, e non c’era alcun interesse a spingersi verso prestazioni superiori.

I trasformatori d’epoca erano carenti sia in basso che in alto: in pratica, erano quasi tutti centrati sui medi. Questo perché anche le registrazioni dell’epoca avevano pochi bassi e pochi alti, quindi i produttori di amplificatori non si preoccupavano di realizzare apparecchi con una banda passante estesa. Anzi, all’epoca una banda troppo ampia sarebbe potuta diventare un problema, perché avrebbe messo in evidenza sul diffusore i rumble dei motori dei giradischi e i soffi vari causati da componenti rumorosi come i resistori a impasto, i cablaggi primitivi e così via.

Per chi ama questi vecchi amplificatori, non è una critica. Se vi piace quel suono medioso e vintage, va benissimo. Ma qui stiamo parlando di realizzare nel 2020 un amplificatore valvolare con un suono moderno, trasparente e dettagliato. Ci tenevo a chiarirlo per non attirarmi le critiche degli appassionati dei Leak: si tratta di apparecchi vintage dal suono vintage, ed è giusto apprezzarli per ciò che sono.

Tornando al nostro progettista Leak: una volta acceso il prototipo, posso ipotizzare che abbia incontrato problemi di auto-oscillazione, inneschi o captazione di disturbi RF. Per risolvere, ha inserito uno snubber (20 kohm + 47 pF) in parallelo alla resistenza da 100 kohm sull’anodo della EF86 (rettangolo rosa in alto a sinistra). Questo snubber era stato pensato per sopprimere un disturbo individuato a circa 169 kHz. Fabrizio, non avendo la resistenza da 20 kohm, ne ha utilizzata una da 22 kohm. Uguale? No, perché 22 kohm con 47 pF taglia a circa 154 kHz, quindi non è affatto la stessa cosa.

Ma c’è un punto ancora più importante: che senso ha mantenere questo snubber se né il trasformatore d’uscita né il cablaggio sono quelli originali Leak? Il disturbo che aveva risolto Leak potrebbe non esistere nel montaggio di Fabrizio, oppure potrebbe manifestarsi a frequenze diverse, che richiederebbero prima di essere individuate e poi eventualmente soppresse con valori corretti di resistenza e condensatore.

Ecco quindi il primo esempio di elemento che non può essere semplicemente copiato “as is”. In una replica moderna, il circuito andrebbe inizialmente montato senza questo snubber, per poi valutare in fase di messa a punto se reintrodurlo e con quali valori, in base a misurazioni reali.

Proseguiamo analizzando i cerchietti rosa: l’accoppiamento tra il driver ECC82 e le finali avviene tramite condensatori da 47 nF, con una resistenza di griglia di 100 kohm. Per chi non lo sapesse, questa combinazione forma un filtro passa-alto con frequenza di taglio a circa 33 Hz. Apparentemente può sembrare accettabile, ma in realtà un taglio così elevato introduce rotazioni di fase alle basse frequenze (come vedremo più avanti nei grafici). Anche in questo caso, probabilmente alla Leak importava poco, visto che i trasformatori d’uscita dell’epoca spesso iniziavano a tagliare già ben prima, talvolta attorno ai 200 Hz.

Infine, analizziamo il rettangolo in basso a sinistra: si tratta del condensatore da 100 pF posto in parallelo alla resistenza da 33 kohm nel percorso di negative feedback. Questo condensatore viene utilizzato principalmente per sopprimere il ringing del trasformatore (visibile, ad esempio, in risposta a onde quadre), per limitare la banda passante dell’amplificatore quando è eccessiva o per ridurre eventuali instabilità.

Il suo valore è strettamente legato al trasformatore di uscita utilizzato: cambiando trasformatore, occorre necessariamente ricalcolare e modificare anche il valore di questo condensatore. Anzi, in alcuni casi, un condensatore che in un certo contesto sopprime un innesco, con un altro trasformatore potrebbe addirittura causarlo.

Questo componente è piuttosto comune negli schemi con controreazione, ma non può essere considerato un valore “fisso”: va sempre adattato in base al trasformatore e, talvolta, anche solo cambiando la disposizione del cablaggio. Per questo motivo, quando si assembla un nuovo circuito, questo condensatore dovrebbe inizialmente essere omesso e il suo valore definito solo dopo accurate prove. Personalmente, per semplificare questa fase, ho realizzato uno strumentino dedicato molto comodo.

Nel caso specifico, Fabrizio ha utilizzato un valore di 100 pF, mentre nello schema Hashimoto non era previsto nulla. Immagino quindi che qualche prova l’abbia comunque effettuata. Vediamo il grafico di banda passante a 1 watt su carico resistivo:

Possiamo osservare un’attenuazione di circa –0,4 dB a 20 Hz e di –1 dB poco prima dei 20 kHz, intorno ai 18/19 kHz. Ciò che però ci interessa maggiormente è l’andamento della fase (linea azzurra): da 20 Hz a 1 kHz si registra una rotazione di circa 24°, mentre da 1 kHz a 10 kHz si aggiungono altri 36°. Per rendere più evidente questo fenomeno, utilizzo un’onda triangolare a 10 kHz, che permette di visualizzare in modo chiaro l’effetto della rotazione di fase sul segnale.

In giallo è visibile il segnale del generatore, mentre in azzurro quello in uscita dall’amplificatore. Si nota chiaramente come il segnale di uscita risulti ritardato rispetto a quello di ingresso, con un evidente arrotondamento delle punte, segno di una bassa velocità di salita (slew rate) dovuta alla banda passante limitata. Utilizzando un segnale sinusoidale a 14 kHz, scelto perché in quel punto la deformazione è particolarmente evidente a occhio nudo, si può osservare come la forma d’onda venga ulteriormente distorta a causa dell’azione della controreazione (negative feedback).

Anche qui, in giallo vediamo il segnale del generatore, mentre in azzurro quello in uscita dall’amplificatore. Oltre a risultare spostato in avanti, il segnale in uscita appare chiaramente distorto. Questa distorsione è causata dalla combinazione di una rotazione di fase eccessiva e di un livello di negative feedback altrettanto eccessivo.

Ci tengo a sottolineare ancora una volta, per chi si trovasse a leggere questo articolo, che sono un fermo sostenitore dell’uso del negative feedback, ma solo se impiegato in modo corretto. A questo proposito, vi invito a seguire questo link per approfondire l’articolo che ho dedicato al tema.

Il negative feedback va utilizzato, ma nelle giuste condizioni. Non ci si può aspettare che basti applicarlo per far “suonare bene” qualsiasi circuito, anche il peggio progettato. Al contrario, un circuito deve essere studiato per dare il massimo già senza feedback; solo in quel momento si può introdurre la giusta quantità di controreazione per ottenere i miglioramenti desiderati, come un corretto smorzamento.

Come ho scritto anche nell’altro articolo, il peggior nemico del negative feedback è la rotazione di fase (oltre, ovviamente, all’ignoranza di chi non sa usarlo o non vuole imparare). Nell’esempio della sinusoide qui sopra, si vede chiaramente come la combinazione rotazione di fase + negative feedback possa creare disastri. A occhio, la distorsione si nota già a 14 kHz, ma all’ascolto le conseguenze negative si percepiscono molto prima. Vediamo ora l’analisi spettrale a 1 kHz, 1 watt:

THD: 0,43%, con varie “sporcature” alle alte frequenze, misurato a 1 watt e 1 kHz. Proseguendo, il problema principale di questo amplificatore è che si è voluto utilizzare un trasformatore d’uscita a banda passante estesa, ma abbinato a un circuito che non è in grado di sfruttarlo correttamente. Lo stesso Hashimoto, ad esempio, sul proprio sito pubblicizza trasformatori con banda passante fino a 100 kHz, ma poi ne suggerisce l’uso in schemi arcaici non aggiornati. A questo punto tanto varrebbe avvolgere un trasformatore qualsiasi, usando i lamierini più economici disponibili e senza alcuna cura nell’avvolgimento. Eppure, sistemare uno schema di questo tipo per adattarlo a un suono più moderno non è affatto impossibile. Allora perché non farlo?

Il problema principale dello schema Leak, oltre allo snubber, è proprio l’uso della EF86. Innanzitutto, la griglia schermo di questa valvola dovrebbe essere alimentata con una tensione più stabile, non semplicemente tramite una resistenza da 1 Mohm. Inoltre, la EF86 presenta un’alta impedenza d’uscita, e non mi convince l’effetto di “rallentamento” che può derivare dall’interazione con le capacità parassite del cablaggio (anche se, devo ammettere, in passato l’ho fatto anch’io in alcune occasioni).

Non mi piace particolarmente neanche l’uso della controreazione (NFB) sul catodo di un pentodo. Quando si modula il catodo di un pentodo, infatti, non si va solo a sottrarre segnale dalla griglia di controllo (G1), ma si introduce anche un’influenza legata alla griglia schermo (G2).

Ricordo che la corrente anodica dipende non solo dal rapporto di tensione tra catodo e G1, ma anche dal rapporto catodo G2. L’idea alla base della NFB è sottrarre il segnale rispetto a G1, ma modulando il catodo si muove anche il riferimento rispetto a G2, cosa che, almeno personalmente, preferisco evitare (forse è una mia “fissazione”, ma tant’è).

Inoltre, non era necessario uno stadio con un guadagno così elevato, perché avrebbe obbligato a un uso massiccio di controreazione per evitare di avere un ingresso eccessivamente sensibile. La mia filosofia è applicare solo il minimo NFB indispensabile per ottenere lo smorzamento desiderato. Vediamo comunque, perché è interessante, il grafico di banda passante dello stadio EF86 utilizzato nello schema Hashimoto, isolato dal resto del circuito:

La banda passante naturale (senza controreazione) dello stadio con EF86, completo di snubber, mostra un taglio a –3 dB già a 4,5 kHz, con una rotazione di fase di 40° a 3 kHz. Un risultato del genere rende questo stadio assolutamente inadeguato! Se già da solo si comporta così, significa che tutta la banda passante dell’amplificatore Hashimoto originale (pur limitata a 18 kHz) è ottenuta “a forza” grazie a un uso massiccio di negative feedback.

Al contrario, la mia filosofia è che un circuito debba funzionare bene di suo, già senza feedback. Il negative feedback dovrebbe essere solo un aiuto finale per ottimizzare lo smorzamento e rifinire la risposta, non il mezzo principale per “correggere” un circuito sbilanciato.

La modifica più semplice ed efficace è intervenire sullo stadio di ingresso. La EF86, collegata a triodo, offre ottime caratteristiche. Qui sotto riporto le curve relative alla configurazione in triodo, dove sia la griglia schermo (G2) sia la griglia soppressora (G3) vengono collegate all’anodo.

Molti non lo sanno, ma quando la G3 non è internamente collegata al catodo e dispone di un piedino dedicato, è preferibile collegarla anch’essa all’anodo quando si utilizza la valvola come triodo. Questo accorgimento riduce la rumorosità e abbassa la resistenza interna del triodo risultante. Infatti, analizzando le curve con la G3 connessa al catodo, si nota una leggera riduzione della pendenza, mentre collegandola all’anodo si ottiene un comportamento migliore e più stabile.

Ho quindi sostituito tutte le resistenze attorno alla EF86, compresa quella di alimentazione, la resistenza di controreazione (NFB) e il relativo condensatore di compensazione. Ho modificato il valore di una delle due resistenze di carico della ECC82 per bilanciare correttamente lo sfasatore, che altrimenti sarebbe risultato leggermente sbilanciato se si fossero utilizzate due resistenze identiche. Ho inoltre variato i valori dei condensatori di disaccoppiamento tra ECC82 e KT88, così come le resistenze di griglia delle finali.

Suggerisco l’uso di un elettrolitico di alta qualità e con capacità generosa per il bypass del catodo della EF86 collegata a triodo, eventualmente abbinato in parallelo a un piccolo condensatore in polipropilene per migliorarne ulteriormente la risposta (Fabrizio, invece, aveva utilizzato un condensatore economico e poco performante).

Per il disaccoppiamento tra ECC82 e KT88, consiglio condensatori in polipropilene di ottima qualità, come i Mundorf Supreme Classic. Nella versione modificata realizzata da Fabrizio sono stati montati degli eccellenti Arcotronics NOS. Infine, è importante bypassare anche il secondo elettrolitico della cella CLC dell’alimentazione anodica con un polipropilene di buona qualità: questo accorgimento consente di ottenere un suono più chiaro e definito. Un semplice elettrolitico economico, infatti, tende a penalizzare la gamma alta a causa del suo elevato ESR e del fattore di dissipazione (D). Nel montaggio di Fabrizio si può notare un Mundorf Supreme Classic utilizzato proprio a questo scopo.

Ecco lo schema premium qui sotto. Si ricorda che, per vederlo, dovete acquistare il set di trasformatori SB-LAB.

Il montaggio modificato di Fabrizio:

Vediamo ora quanto il circuito sia migliorato, almeno dal punto di vista strumentale, rispetto alla configurazione originale. Partiamo dall’analisi della banda passante:

–0,2 dB a 20 Hz e –1 dB a 90 kHz. Non ho voluto sopprimere la leggera “gobba” a 65 kHz, in quanto si trova ben fuori dalla gamma udibile: ho preferito preservare la massima velocità del circuito. Oltre alla risposta in frequenza, anche la risposta in fase è migliorata drasticamente: solo 12° di rotazione tra 20 Hz e 1 kHz, e appena 8° tra 1 kHz e 20 kHz. Rispetto alla configurazione originale, la differenza è abissale. Finalmente il trasformatore SB-LAB viene sfruttato appieno! Vediamo ora anche la forma d’onda triangolare a 10 kHz…

Lo sfasamento è minimo, e anche le punte risultano molto meno arrotondate rispetto alla versione originale. E la sinusoide a 14 kHz? Vediamola subito!

Anche questa, finalmente, appare come una vera sinusoide, senza deformazioni né “ammaccature”! E l’analisi spettrale a 1 watt? Vediamo come si comporta rispetto alla situazione iniziale…

THD allo 0,11%. Molti, passando sulle mie pagine, sostengono che sia impossibile ottenere tassi di distorsione così bassi con un amplificatore valvolare. E invece si, è assolutamente vero (e con una minore quantità di controreazione rispetto allo schema originale). Io sono in grado di farlo perché i miei trasformatori non sono come quelli che trovate comunemente in commercio. Questi grafici non sono taroccati, sono frutto di misure reali e verificabili! Vediamo ora anche l’analisi spettrale a 25 watt:

Lo schema revisionato, a 25 watt, mostra una distorsione persino inferiore rispetto alla vecchia versione misurata a 1 watt! Infine, diamo un’occhiata al grafico di banda passante sul carico reattivo: lo smorzamento del circuito si attesta su un fattore di 5,7, un valore assolutamente ottimo. La potenza è passata da 50 watt a ben 65 watt RMS, prima del clipping.

Il set completo per realizzare due monofonici con lo schema da me ottimizzato comprende: 2 trasformatori d’uscita, 2 trasformatori di alimentazione, 2 induttanze di filtro e lo schema elettrico in versione leggibile e aggiornata. Se siete interessati, contattatemi tramite questo form per ricevere una quotazione aggiornata.

La conclusione di questo articolo è chiara: quando prendete uno schema trovato su internet, sia esso di un apparecchio d’epoca o progettato da altri, e decidete di costruirlo, dovete sempre concentrarvi sulla messa a punto. È fondamentale modificare questi schemi per adattarli alla situazione reale e, soprattutto, ai trasformatori che avete scelto di utilizzare. Questo vale in particolare per gli schemi vintage: se non lo fate, rischiate di ottenere risultati inferiori alle aspettative e, in certi casi, di non sfruttare appieno le potenzialità dei vostri trasformatori (specialmente se di alta qualità), finendo addirittura per giudicarli ingiustamente.

Ho avuto la fortuna che Fabrizio, in questo caso, sia stato intelligente e mi abbia contattato per capire cosa stesse succedendo. Io stesso sono solito parlare apertamente delle prestazioni dei miei trasformatori, ma se montati in un circuito non ottimizzato, i risultati non possono essere all’altezza delle specifiche dichiarate.

Purtroppo, altre persone, meno attente, nella stessa situazione potrebbero arrivare alla conclusione sbagliata: pensare che i miei trasformatori, pur essendo più costosi e pesanti, non vadano meglio di certa roba da 50 euro, quando in realtà il problema è nel circuito.

Questo articolo dimostra che i miei trasformatori offrono prestazioni comparabili a prodotti giapponesi di altissimo livello. Molta della “roba” economica che si trova online ha successo solo perché, per mancanza di conoscenze, molti non sono in grado di apprezzare la qualità reale di prodotti migliori.

Se vi trovate tra le mani trasformatori di alto livello, dovete anche essere in grado di sfruttarli al meglio. Per questo motivo, io resto sempre disponibile ad aiutare i miei clienti a ottenere il massimo dalle loro realizzazioni.

Il commento di Fabrizio (in originale a fondo articolo nella zona commenti):

Finalmente il suono che mi piace! Prolungare l’ascolto soffermandosi con il sorriso sulle labbra a godere della qualità del suono riprodotto ed avere la conferma di aver speso bene il denaro investendo su un set di trasformatori audio SB-LAB è quanto mi sta capitando questi giorni. Non c’è bisogno di bluffare con se stessi per rendersi conto di essere di fronte ad una apparecchiatura audio di alta qualità, perchè di alta qualità è il suo circuito.
Grazie Stefano.
Avevo nel cassetto due quartetti di valvole KT88 Mullard e G.E.C. selezionati, delle EF86 Telefunken silver shield NOS, così ho deciso di sostituire le già ottime EF86 Teonex (Watford Valves) con le Telefunken e le Genalex Gold Lion di recente produzione russa con il quartetto G.E.C. del 1960, prima le une poi a seguire le altre mentre ho lasciato le sfasatrici 12AU7 RCA clear top (le mie ecc82 preferite) e le raddrizzatrici Philips Miniwatt GZ34 (Mullard).
Non avevo mai provato questi cambi prima ma… si, data la bontà degli amplificatori modificati, ho ritenuto il caso di fare queste prove anche mosso da una certa curiosità.
Chi legge potrebbe aspettarsi che io ora scriva che si è notato subito un miglioramento montando sul nuovo circuito queste rinomate e costose valvole. Bene, mi dispiace per chi rimarrà deluso dalla mia affermazione, ma non è così.
Gli amplificatori suonavano tremendamente bene prima con le russe e continuano a suonare strepitosamente bene anche con le KT88 G.E.C.
Nessun cambiamento udibile che possa essere considerato migliorativo, e questa è la chiara conferma che una valvola di pregio non può, da sola, migliorare più di tanto un ottimo circuito, come del resto non può, da sola, modificare le sorti sonore di un circuito mal concepito.
Nel caso degli amplificatori in oggetto invece possiamo davvero “solo” (vi paresse poco!) notare i cambiamenti nel suono che vengono inevitabilmente indotti dalle caratteristiche intrinseche (materiali usati, processo produttivo)
di due valvole di diversa produzione. In pratica diventa solo una questione di preferenza, di mero gusto. Tutto questo, fermo restando che si monti materiale di qualità quanto meno buona, ovvio.
Allora si potrebbe notare il timbro acidulo… (“tarty” direbbero gli inglesi) delle Genalex russe e preferirlo magari al timbro suadente delle G.E.C. del 1960.
Questi amplificatori di cui sono orgoglioso proprietario, suonano controllati, asciutti, molto definiti, sono dinamici e potenti, con una timbrica di un equilibrio fuori del comune, superiore a quanto di meglio mi sia capitato di possedere
e/o ascoltare (Accuphase, MacIntosh, Quad).
Di grande bellezza la gamma medio alta, potentissima, penetrante. Gli acuti ti scuotono letteralmente l’anima (è un esperienza fisica), senza romperla, senza evidenza di sibilanti fastidiose. I bassi sono presenti e controllati, smorzati perfettamente. La scena sonora è granitica e tridimensionale, fermissima e definita.
Ridate un’occhiata alle strumentali di questi apparecchi… signori, quest’uomo merita il rispetto e la considerazione di noi veri appassionati di valvole ed hi-fi.
Un consiglio: approfittatene.

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One Response to Ogni amplificatore va messo a punto sul proprio trasformatore

  • Finalmente il suono che mi piace! Prolungare l’ascolto soffermandosi con il sorriso sulle labbra a godere della qualità del suono riprodotto ed avere la conferma di aver speso bene il denaro investendo su un set di trasformatori audio SB-LAB è quanto mi sta capitando questi giorni. Non c’è bisogno di bluffare con se stessi per rendersi conto di essere di fronte ad una apparecchiatura audio di alta qualità, perchè di alta qualità è il suo circuito.
    Grazie Stefano.
    Avevo nel cassetto due quartetti di valvole KT88 Mullard e G.E.C. selezionati, delle EF86 Telefunken silver shield NOS, così ho deciso di sostituire le già ottime EF86 Teonex (Watford Valves) con le Telefunken e le Genalex Gold Lion di recente produzione russa con il quartetto G.E.C. del 1960, prima le une poi a seguire le altre mentre ho lasciato le sfasatrici 12AU7 RCA clear top (le mie ecc82 preferite) e le raddrizzatrici Philips Miniwatt GZ34 (Mullard).
    Non avevo mai provato questi cambi prima ma…si, data la bontà degli amplificatori modificati, ho ritenuto il caso di fare queste prove anche mosso da una certa curiosità.
    Chi legge potrebbe aspettarsi che io ora scriva che si è notato subito un miglioramento montando sul nuovo circuito queste rinomate e costose valvole, bene mi dispiace per chi rimarrà deluso dalla mia affermazione ma non è così.
    Gli amplificatori suonavano tremendamente bene prima con le russe e continuano a suonare strepitosamente bene anche con le kt88 G.E.C.
    Nessun cambiamento udibile che possa essere considerato migliorativo e questa è la chiara conferma che una valvola di pregio non può da sola migliorare più di tanto un ottimo circuito come del resto non può da sola modificare le sorti sonore di un circuito mal concepito.
    Nel caso degli amplificatori in oggetto invece possiamo davvero “solo” (vi paresse poco!) notare i cambiamenti nel suono che vengono inevitabilmente indotti dalle caratteristiche intrinseche (materiali usati, processo produttivo)
    di due valvole di diversa produzione, in pratica diventa solo una questione di preferenza… di mero gusto. Tutto questo, fermo restando che si monti materiale di qualità quanto meno buona, ovvio.
    Allora si potrebbe notare il timbro acidulo…(“tarty” direbbero gli inglesi) delle Genalex russe e preferirlo magari al timbro suadente delle G.E.C. del 1960.
    Questi amplificatori di cui sono orgoglioso proprietario, suonano controllati, asciutti, molto definiti, sono dinamici e potenti con una timbrica di un equilibrio fuori del comune, superiore a quanto di meglio mi sia capitato di possedere
    e/o ascoltare (Accuphase, MacIntosh, Quad).
    Di grande bellezza la gamma medio alta, potentissima, penetrante gli acuti ti scuotono letteralmente l’anima (è un esperienza fisica)….senza romperla, senza evidenza di sibilanti fastidiose. I bassi sono presenti e controllati, smorzati perfettamente. La scena sonora è granitica e tridimensionale, fermissima e definita.
    Ridate un’occhiata alle strumentali di questi apparecchi…signori, quest’uomo merita il rispetto e la considerazione di noi veri appassionati di valvole ed hi-fi.
    Un consiglio: approfittatene.

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Lupino 6L6 – Un nuovo progetto Single Ended SB-LAB

In continuità con l’articolo dedicato alla modifica del Nobsound 6p3p, presento oggi un nuovo progetto commissionato da un cliente: la realizzazione da zero di un amplificatore Single Ended con valvole 6L6G e 6L6GC, completo di schema e set di trasformatori progettati su misura.

L’obiettivo era semplice ma ambizioso: replicare la bontà sonora del circuito utilizzato sul Nobsound, migliorandone ogni aspetto, eliminando i compromessi imposti dai componenti economici e offrendo un risultato pienamente Hi-Fi.

Il cuore del progetto: trasformatori SB-LAB

Per questo nuovo amplificatore, che ho deciso di chiamare Lupino 6L6, ho utilizzato trasformatori di uscita SB-LAB SE4K2-6L6, progettati appositamente per valvole 6L6 in configurazione Single Ended. Questi trasformatori, a differenza dei piccoli nuclei sacrificati del modello cinese, sono realizzati con materiali e dimensioni adeguati per garantire una risposta estesa e lineare su tutta la banda audio, inclusi i registri bassi. Clicca qui per conoscere tutta la famiglia delle valvole 6L6 e le sue varianti.

Ho progettato anche un nuovo trasformatore di alimentazione dedicato, il modello 25S112, che fornisce tensioni e correnti corrette senza essere “tirato al collo” come spesso accade nei modelli economici. Il filtraggio è stato affidato a una induttanza SB-LAB 16S64, dimensionata per garantire un funzionamento silenzioso, stabile e senza ronzìi, anche con valvole ad alto consumo.

Circuito aggiornato e ottimizzato

Dal punto di vista dello schema, il circuito ricalca quello utilizzato nel progetto Nobsound modificato, ma con alcuni miglioramenti. In particolare, ho ridotto il tasso di controreazione, rendendolo compatibile con l’impiego di trasformatori di qualità superiore.

Infatti, quando si utilizzano trasformatori ben progettati, con un nucleo ampio e un’induttanza primaria adeguata, è possibile ottenere un’estensione eccellente anche sulle basse frequenze senza dover ricorrere a livelli eccessivi di controreazione. Il risultato è un suono più aperto, naturale e arioso, mantenendo comunque un ottimo controllo sui carichi reali.

Ho collaudato il circuito su banco aperto, montato provvisoriamente su tavolaccio per le misure strumentali preliminari. I risultati ottenuti confermano l’efficacia del progetto: risposta in frequenza lineare da 10 Hz a 40 kHz con una tolleranza di -1 dB, distorsione armonica totale (THD) contenuta allo 0,8% e un fattore di smorzamento (DF) pari a 5,1. Valori più che soddisfacenti per un single ended in classe A, che garantiscono un ascolto controllato ma al tempo stesso naturale e dinamico.

Il montaggio di Alex

Il progetto Lupino 6L6 è stato realizzato con successo anche dal cliente Alex, che mi ha commissionato il set completo di trasformatori SB-LAB. Con grande cura e attenzione ai dettagli, Alex ha assemblato il suo amplificatore seguendo lo schema proposto, ottenendo un risultato esteticamente pulito e tecnicamente impeccabile. Di seguito alcune foto del suo lavoro, che testimoniano la semplicità costruttiva e la qualità raggiungibile con componenti ben progettati.

Risposta in frequenza con il trasformatore SE4K2-6L6

Distorsione armonica

Quadre a 100Hz / 1khz / 10khz

Lupino 6L6 è un progetto pensato per chi desidera realizzare un amplificatore Single Ended 6L6 partendo da zero, senza scendere a compromessi. Grazie ai trasformatori SB-LAB progettati appositamente e a un’alimentazione ben dimensionata, offre prestazioni superiori e una timbrica raffinata, con tutta la semplicità e immediatezza di uno schema collaudato. Per chi desidera approfondire o ordinare il set di trasformatori per questo progetto, è possibile contattarmi direttamente tramite il form contatti.

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One Response to Lupino 6L6 – Un nuovo progetto Single Ended SB-LAB

  • Dopo 2 anni dal primo amplificatore costruito con un kit cinese comprato online e poi sapientemente modificato da Stefano, ho deciso di costruire un amplificatore serio usando il kit trasformatori e schema dedicato di SB-LAB. Ho voluto curare ogni dettaglio, ho impiegato molte ore di lavoro, Stefano mi ha dato molti consigli e finalmente è arrivata la fatidica ora di accenderlo per la prima volta…. non so come spiegarlo a parole… dico solo che le mie casse si sono improvvisamete svegliate!! Il suono è cambiato di molto in meglio, più aperto, dinamico,bassi e alti presenti in modo equilibrato e nessun medio invasivo. Se il mio primo amplificatore modificato da Stefano era già ottimo, questo è un altro pianeta! E sto pilotando casse da 88db! DIco solo una cosa, se volete costruirvi un amplificatore valvolare come Dio comanda e fare la spesa una volta sola allora i traformatori di Stefano sono l’unica strada.

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