Milbert BaM-230 – Restauro completo di un raro amplificatore valvolare per auto

Il Milbert BaM-230 è uno degli amplificatori valvolari per auto più rari e affascinanti mai realizzati. Nato alla fine degli anni ’80 negli Stati Uniti, derivava direttamente dal progetto Berning EA-230, adattato da Milbert per funzionare con la tensione a 12 V tipica dei sistemi car audio. Un’idea tanto audace quanto complessa: un amplificatore a valvole in automobile, alimentato da un convertitore switching ad alta tensione capace di generare oltre 400 volt continui.

Il circuito unisce topologia valvolare e tecniche tipiche dell’elettronica a stato solido, con una struttura di feedback multipla e uno stadio finale in classe B pilotato da una 6SN7. Un progetto che, pur offrendo un suono sorprendentemente musicale, non perdona errori né improvvisazioni: dopo decenni di uso e riparazioni maldestre, molti esemplari giungono oggi nei laboratori in condizioni critiche, con alimentatori danneggiati, trasformatori bruciati e componenti fuori tolleranza.

Questo esemplare ne è un perfetto esempio. Arrivato in laboratorio in condizioni disastrose, manomesso, ossidato e pieno di modifiche errate. Ha richiesto un intervento completo: ricostruzione del trasformatore d’uscita, sostituzione dei componenti deteriorati, ripristino dei circuiti stampati e riallineamento dei parametri di bias e feedback. Un lavoro complesso ma anche estremamente gratificante, che ha riportato alla vita un apparecchio davvero unico nel panorama car audio.

I circuiti stampati erano sporchissimi. Un trasformatore d’uscita bruciato. Aveva subito parecchie manomissioni che comprendevano fori nel telaio, l’aggiunta di un potenziometro motorizzato che doveva essere pilotato da remoto (tutto sgangherato), cavetti di segnale (verde) non originali, erano state sostituite le ECC81 che dovevano essere sull’ingresso con delle ECC83, avevano anche cambiato le resistenze di polarizzazione per cercare di adattare questa ECC83 con resistenze diverse e più grosse che li avevano obbligati a praticare nuovi fori sul PCB. Ovviamente la parte di interfaccia con lo stadio sfasatore prevedeva degli accorgimenti per la polarizzazione della valvola che non erano stati cambiati per sopperire alla modifica del circuito, così come non era stata modificata la rete di NFB. Era stato montato e smontato non si sa quante volte, c’erano piste rotte o staccate da tutte le parti, componenti montati al contrario sul circuito stampato…

Poi, come se non fosse finita, scelta infelice della casa madre: sugli stampati del circuito audio erano montate tutte resistenze ad impasto di carbone… TUTTE e dico… TUTTE marce! Non ce n’era una che fosse in tolleranza! 150k? misurati 238k! 68k? misurati 92k… le 33 ohm da usare come test-point per regolare il bias? 15/16 ohm (così regolavi la tensione che diceva la casa madre ma di fatto regolavi quasi il doppio)… Ho dovuto lavare gli stampati da tutto lo sporco, ripulire tutte le saldature e sostituire a tappeto quasi tutti i componenti zoccoli a parte…

Anche la sezione dell’alimentatore switching era stata pastrocchiata per bene… condensatori attaccati con il biadesivo, resistenze prive di valore appese a cavolo che avevano staccato le piste… tutti i 4 collettori dei transistor scollegati… smontando l’aletta sotto ho trovato fango secco, c’era fango secco sotto i condensatori blu e anche sotto i 2 trasformatori… ma era in un’auto finita in un lago?! Anche su questo stampato le piste staccate o rotte non mancavano… Anche riparare questa sezione non è stato facile in mancanza di schema elettrico, soprattutto quando alla prima accensione mi sono accorto che mancava una tensione negativa di –200 volt che avrebbe dovuto arrivare alle 6SN7… Dopo tantissimo lavoro, compreso il riavvolgimento del trasformatore d’uscita, sono riuscito a rimetterlo in funzione…

Il circuito è un chiaro prodotto della cultura audio anni ’80, un amplificatore a valvole concepito parzialmente come si concepirebbe un amplificatore a transistor: le valvole finali hanno la griglia controllo collegata a massa assieme al catodo e sono pilotate dalla griglia schermo collegata DC al catodo della 6SN7 configurata come inseguitore catodico. Il finale è in classe B con una corrente di bias che va impostata a 3 mA (100 mV sulla resistenza da 33 ohm come indicato dallo schema della casa madre), un anello di feedback locale bilanciato tra le finali e lo sfasatore che ha lo scopo di raddrizzare la linearità della 6SN7 costretta ad erogare picchi di corrente consistenti nelle G2 delle finali e un secondo anello di NFB globale sbilanciato tra uscita del trasformatore d’uscita e valvola in ingresso.

La potenza di picco è di circa 30 watt RMS per canale, quella continuativa credo finché i 4 transistor dello switching non ci mollano o l’alimentatore in sè non va in protezione termica. Qui sotto le uniche due strumentali che ho acquisito: lo spettro armonico e la forma d’onda della sinusoide che mostra sporcature dello switching che però erano captate dall’analizzatore computerizzato ma non da quello analogico, roba che in ogni modo non viene riprodotta dagli altoparlanti.

Forma d'onda sinusoide BaM-230

Spettro armonico BaM-230

Per completare il montaggio dell’apparecchio ho dovuto rifare praticamente tutti i filetti che erano spanati o rovinati o pieni di colla attak e cambiare tutte le viti. Finito e rimesso a nuovo.

Milbert BaM-230 foto finale

Se hai un amplificatore a valvole — oppure un modello “ibrido” complesso come questo — e non hai troppa voglia di improvvisare opere da forum, portamelo in laboratorio: effettuo diagnosi approfondite, sostituzioni componenti vecchi o fuori tolleranza, ricostruzione alimentatori switch-mode ad alta tensione, ripristino meccanico e finitura professionale. Contattami per un preventivo e riporta al tuo impianto il suono che merita.

Continue reading...

One Response to Milbert BaM-230 – Restauro completo di un raro amplificatore valvolare per auto

  • Posso immaginare il tipo che ci ha messo le mani addosso, condensatori carta/olio comprati ai mercatini e nemmeno provati perché questi disgraziati non hanno nemmeno un ponte per le misure reattive. Il potenziometro di recupero da qualche pioneer/kenwood avviato allo scarico, ma ATTENZIONE! il cavetto da millemila euro al metro che senz’altro risolve ogni problema.

    Saluti

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Riparazione amplificatore valvolare Unison Research S2

L’Unison Research S2 è uno dei classici integrati valvolari italiani più apprezzati dagli audiofili. Prodotto negli anni ’90 e nei primi 2000, rappresenta la filosofia sonora tipica del marchio: calda musicalità, costruzione artigianale e un design elegante che fonde legno e metallo in uno stile inconfondibile. Il circuito utilizza una coppia di EL34 in configurazione single-ended, pilotate da valvole di segnale ECC82. È un amplificatore che, se ben mantenuto, può offrire ancora oggi prestazioni di altissimo livello, ma che con il passare del tempo può necessitare di una revisione.

Questo esemplare di Unison Research S2 mi è stato consegnato in laboratorio perché non si accendeva più: il fusibile interno era saltato. Alla verifica iniziale, una delle due valvole finali EL34 risultava completamente esaurita, mentre l’altra manteneva ancora una buona efficienza, intorno all’80%. Ho quindi cercato nella mia scorta una valvola di caratteristiche simili per sostituire quella guasta e contenere i costi di riparazione.

Sostituito il fusibile e accesa la macchina, ho iniziato a controllare le varie tensioni per verificare che tutto fosse in ordine. Ho notato subito che una delle resistenze di catodo delle finali scaldava più dell’altra: la tensione ai catodi era infatti molto diversa. Una delle due valvole assorbiva troppa corrente, e il canale corrispondente presentava una certa distorsione. Il comportamento era anomalo, considerando che le due EL34, testate con l’uTracer, risultavano perfettamente accoppiate.

Individuazione del difetto

Ho quindi proseguito con le misure sulla griglia di controllo (G1) delle valvole finali, dove teoricamente dovrebbero esserci 0 volt. In realtà su una valvola leggevo +5 V e sull’altra addirittura +12 V. Il primo sospetto è caduto sui condensatori di disaccoppiamento, che possono andare in perdita nel tempo. Li ho scollegati e testati con il misuratore di isolamento, ma erano perfettamente sani. Anche la scheda non mostrava segni di carbonizzazione o dispersioni superficiali.

L’attenzione si è quindi spostata su due resistenze di polarizzazione del circuito: i loro valori non erano corretti e causavano un errore nella tensione di bias. Una volta sostituite con altre di valore appropriato, la tensione di griglia è tornata a 0 V come previsto, e il bias delle EL34 si è stabilizzato ai valori nominali.

Dopo la sostituzione delle resistenze difettose e la verifica delle tensioni su tutti i punti critici, l’Unison Research S2 è tornato a funzionare perfettamente, restituendo il suono caldo, dinamico e musicale che lo ha reso un riferimento per tanti appassionati. Sotto sono riportati alcuni grafici strumentali relativi al caso specifico, utili solo come esempio del comportamento osservato sul banco di prova.

Banda passante su carico resistivo

E su carico reattivo

Se anche il tuo Unison Research S2, o un altro amplificatore valvolare, presenta problemi di funzionamento, contattami per una diagnosi e una riparazione professionale. Ogni intervento viene eseguito con strumenti di misura dedicati e con la massima cura per preservare l’integrità e l’autenticità dell’apparecchio.

Continue reading...

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.