SB Proxima – Amplificatore Single Ended Triode Connected: Esplorando le Potenzialità delle KT88

È con grande entusiasmo che presento questo articolo riguardante un progetto di amplificatore audio a valvole che ho sviluppato nel 2019 con l’intenzione di pubblicarlo su una rivista di settore. Nonostante i miei sforzi, il progetto non ha visto la luce sulla carta stampata e l’amplificatore è rimasto un prototipo non utilizzato. Tuttavia, la passione e l’impegno che ho investito in questo progetto non sono andati persi.

Questo progetto utilizza componenti di alta qualità, tra cui il trasformatore SE2K-EL34, l’induttanza 15S59 e il trasformatore di alimentazione 17S4150. Dopo un periodo di riflessione, ho deciso di condividere il frutto del mio lavoro con altri appassionati di audio e fai-da-te. Ho reso disponibili il set di trasformatori e lo schema elettrico affinché chiunque abbia la voglia e la capacità di realizzare un amplificatore simile possa farlo con facilità.

Il prototipo originale invece l’ho ceduto ad un caro amico, che ne ha apprezzato le qualità sonore e l’estetica. Spero che questa esperienza possa essere di ispirazione per coloro che condividono la mia passione per l’audio di alta qualità e che possa portare gioia e soddisfazione a chiunque scelga di intraprendere questa avventura fai-da-te. Buona costruzione e buon ascolto!

Ciao Stefano

Proxima, che esperienza !!!
Ho ascoltato questo ampli a casa tua quando era ancora “in prova”, e già mi era piaciuto tanto. L’ampli si presenta in uno stile vintage molto molto gradevole, almeno per me e molto ben fatto. Collegato al tuo impianto, quindi un contesto controllato, la sorpresa e stata immensa. Già dal primo minuto di accensione, raro per un valvolare quello che esce dai diffusori è tanta roba, la tridimensionalità è pazzesca, così come la stereofonia, ma soprattutto, questo ampli è molto rivelatore, porta all’attenzione quei particolari della registrazione che solitamente solo stando attento riesci a percepire, anche mentre mandavo messaggi ad un amico, alzovo la testa e mi chiedevo da dove saltavano fuori certe note. Qualsiasi genere musicale viene riprodotto magnificamente e non ti viene mai la voglia di cambiare disco perché ti stanca. La potenza, di targa non altissima me è appagante, non ho trovato il clipping, se non facendo sanguinare le orecchie. Altra cosa che trovo interessante è la possibilità di poter cambiare tipo di valvola, poter giocare rende sempre le persone felici. Non mi dilungo ulteriormente, dico solo Proxima è una delle tue migliori creazioni.
Cristian.

Questo che vi presento è un’apparecchio realizzato da me nel 2019, il cui progetto doveva essere presentato su una nota rivista del settore. Tuttavia, non sono riuscito a trovare un accordo con loro; al contrario, abbiamo avuto un vero attrito di vedute. Tale disaccordo mi ha portato a rinunciare alla pubblicazione del progetto, e hanno invece commissionato un lavoro simile a quello mio a un’altra persona. Quest’ultima afferma che non si possono pilotare le valvole in A2 utilizzando altre valvole come driver, ma che è necessario ricorrere a transistor e mosfet. È evidente che non conosce la 6H30. Peggio per loro. Io mi godo il risultato e loro non sanno cosa si sono persi le loro orecchie.

Comunque, avevo voglia di realizzare un circuito diverso dal solito e sperimentare qualcosa di nuovo. Ho quindi derivato dal progetto del tulipa un single ended che può montare, con minime modifiche, EL34 / 6CA7 / KT66 / KT77 / KT88 e 6550. La particolarità di questo circuito sta nel fatto che le finali sono connesse in triodo e accoppiate DC (senza condensatore) al loro driver, una 6H30pi, e quindi pilotate in modo misto A1 e A2 con una polarizzazione a bias fisso.

Il pilotaggio in griglia positiva permette di raggiungere, in modalità triodo, più potenza di quella che che si avrebbe dal pilotaggio normale in A1, consentendomi di sfruttare la bassa resistenza interna della valvola connessa in triodo per raggiungere un certo fattore di smorzamento “target”, usando il minimo tasso di controreazione. La controreazione utilizzata è di tipo locale: il secondario del trasformatore di uscita è posto sotto al catodo della finale stessa, sommata a un’ulteriore minima controreazione locale tra l’anodo della finale e il catodo dello stadio di ingresso.

Desidero sottolineare che il circuito è ottimizzato per EL34 e compatibili e, sebbene possa montare KT88, non ne riesce a sfruttare appieno le potenzialità, come qualsiasi amplificatore che possa montare indistintamente EL34 e KT88 del resto… Non è mia consuetudine fare queste cose di solito, era qualcosa di più che avevo pensato per la pubblicazione in edicola; certamente in un’altra ottica avrei realizzato una variante del circuito ottimizzata per KT88.

Le valvole montate sull’apparecchio sono una coppia di 5751 NOS (versioni speciali delle ECC83), la sopra citata 6H30Pi e una coppia di preziose 6550 General Electric NOS. Tutti i condensatori nel percorso del segnale sono polipropilene selezionati, mentre gli elettrolitici delle alimentazioni sono anch’essi bypassati con condensatori polipropilenici selezionati.

Nella parte superiore del pannello sono presenti 2 trimmer per la regolazione del bias e 2 strumenti a lancetta in stile vintage che indicano la regolazione del bias; nella foto qui sotto invece si vede il cablaggio del circuito. Come per la maggior parte dei miei prototipi, è montato su un telaio in legno, in questo caso noce finito con gommalacca e pannelli di alluminio.

La potenza che l’amplificatore raggiunge è di 7 watt RMS con qualsiasi tipo di valvola finale montata; se avessi realizzato una variante specifica per KT88, avrei probabilmente ottenuto circa 9 watt. Lo smorzamento raggiunge un fattore di 5,5, mentre la banda passante è di 30Hz / 80kHz (-1 dB) e 20Hz / 110kHz (-3 dB) fino alla massima potenza. Di seguito è riportato il grafico:

Qui sotto la risposta alle quadre, 100Hz

A 1khz

E 10khz

La distorsione armonica totale si attesta al 0,2% a 1 watt a 1 kHz e allo 0,21% a 10 kHz. Ecco i grafici:

L’esperienza d’ascolto è esaltante: la gamma bassa è potente e veloce, con diffusori ben controllati e un impatto realistico ed energico delle percussioni. La gamma media e alta è limpidissima, brillante, ricca di dettagli e grana, con un’apertura stereofonica emozionante. L’ascolto risulta godibile con tutti i generi musicali, dal rock ai cori, rispettando una buona regola per qualcosa che possa essere realmente definito HiFi di alto livello.

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Amplificatori J.C. Verdier LE220 e DE220: analisi tecnica, restauro e ottimizzazione

Esaminando vari amplificatori valvolari prodotti soprattutto tra gli anni ’80 e ’90, mi è capitato di riscontrare scelte progettuali non convenzionali e, in alcuni casi, compromessi che possono introdurre limitazioni misurabili. Nel caso specifico del J.C. Verdier, ho avuto l’opportunità di analizzare il design originale e di individuare alcuni aspetti suscettibili di ottimizzazione. Mi preme sottolineare, con tono rispettoso e professionale, alcune considerazioni tecniche sul sistema di bias, perché elementi di questo tipo possono incidere sul corretto funzionamento e sulla ripetibilità delle prestazioni nel tempo.

Nel dettaglio, ho notato che, anziché adottare una resistenza di catodo separata per ciascuna valvola, per coppia di valvole o un sistema di bias fisso con regolazioni dedicate, si è scelto di unire i catodi delle quattro valvole finali. Questa configurazione consente di utilizzare la corrente complessiva di catodo per alimentare i filamenti delle due valvole pilota. Tuttavia, questa scelta di progetto può introdurre alcune criticità: se una valvola conduce più delle altre, la tensione sul catodo comune tende ad inseguire tale variazione, influenzando la polarizzazione dell’intero gruppo. Ne può derivare uno sbilanciamento delle correnti tra le valvole, con potenziale aumento della distorsione e con la possibilità di una componente continua residua nel trasformatore di uscita, soprattutto quando le valvole non sono perfettamente accoppiate o invecchiano in modo diverso. Di seguito, è riportato uno schema approssimativo del circuito.

Il trimmer presente sulla scheda consente di variare la tensione delle griglie, ma non permette una regolazione indipendente e stabile del punto di lavoro per ciascuna valvola o per ciascuna coppia, né consente di ottimizzare e mantenere nel tempo il bilanciamento delle correnti fra tubi. Nella pratica, il suo scopo è incrementare la corrente complessiva per ottenere un’alimentazione adeguata dei filamenti della ECC81 e della ECC83. In altre parole, le valvole finali si trovano a svolgere anche una funzione “di servizio” nella catena di alimentazione dei filamenti, condizione che può penalizzare l’ottimizzazione del loro punto di lavoro e la stabilità del bilanciamento fra tubi. Per questi motivi, nella mia esperienza ho ritenuto opportuno intervenire sul sistema di bias per migliorare affidabilità, equilibrio delle correnti e prestazioni complessive dell’amplificatore.

Nelle 2 foto sotto le 2 versioni con e senza controlli

È importante notare che, in ambito industriale, alcune scelte possono essere guidate da vincoli di costo, assemblaggio o standardizzazione, e non necessariamente dalla ricerca della massima ottimizzazione elettrica o della massima ripetibilità delle prestazioni nel lungo periodo.

Nel caso specifico dell’amplificatore che sto analizzando, sono presenti soluzioni insolite rispetto a ciò che oggi è considerato più “robusto” in termini di stabilità di polarizzazione. Questo non implica automaticamente che il progetto sia “sbagliato” in senso assoluto, ma significa che può presentare margini di miglioramento, specialmente quando si vogliono ridurre gli effetti dell’invecchiamento non uniforme delle valvole e minimizzare le condizioni che possono portare a sbilanciamenti di corrente tra i rami del push-pull.

Fortunatamente, i catodi delle finali e i filamenti delle ECC8x sono collegati tramite fili anziché piste sulla scheda. Questo ha permesso di intervenire senza apportare modifiche irreversibili al layout originale, evitando tagli alle piste e preservando l’integrità dello stampato, fatta eccezione per alcuni fori di fissaggio delle “patch”.

Nelle foto sotto l’aspetto del PCB della versione con controlli e quella senza controlli

Prima di iniziare la modifica, ovviamente ho provveduto alla riparazione del circuito, che presentava una gran parte di condensatori elettrolitici giunti al termine della loro vita utile. Ho iniziato a dissaldarli uno per uno per testarli sul ponte, avendo questa sorpresa…

Almeno la metà di essi aveva i pin corrosi dall’interno; di fatto, il condensatore si era auto-scollegato dal circuito. Ci tengo però a sottolineare che quelli “sopravvissuti” mostravano caratteristiche elettriche molto buone rispetto al ricambio standard che avevo a disposizione in quel momento. Guardate un po’:

Per chiarire la questione in modo sintetico: gli originali, con almeno40 anni sulle spalle, erano doppi da 25+25uF utilizzati con sezioni in parallelo. La capacità totale risultava 50uF nominali, mentre in misura effettiva risultavano circa 52uF con una ESR di 0,26 ohm. In confronto, i nuovi (colorati di rosso), prodotti alcuni mesi fa, con una capacità nominale di 47uF, mostravano una misura di circa 42uF con una ESR di 1,1 ohm. Questo confronto non va interpretato come una regola generale “vecchio meglio del nuovo”, ma come un promemoria pratico: il ricambio non andrebbe scelto solo per capacità e tensione nominali, ma valutato anche per parametri come ESR, tolleranza e comportamento a ripple, soprattutto nei punti più critici del circuito. Misure effettuate con ponte LCR, in condizioni coerenti con quanto visibile nelle foto. Dal punto di vista sonoro, una differenza così marcata di ESR può essere percepibile, perché influisce sul filtraggio e sulla dinamica dell’alimentazione.

Naturalmente esistono elettrolitici moderni di qualità elevata che sarebbero stati una scelta valida come sostituti. Tuttavia, oltre all’aspetto elettrico, dovevo considerare anche un vincolo meccanico: mi serviva un ricambio con almeno lo stesso diametro degli originali per garantire un montaggio corretto e pulito senza compromettere l’estetica. Per questo, nei tre punti più critici del circuito, ho aggiunto in parallelo agli elettrolitici dei condensatori polipropilenici Audyn Cap, allo scopo di migliorare l’impedenza alle alte frequenze e compensare i limiti del ricambio scelto.

Questo episodio è anche un invito ai restauratori ad evitare sostituzioni “a tappeto” non verificate: la pratica corretta consiste nel misurare i componenti e sostituire ciò che è effettivamente fuori specifica o a rischio, scegliendo poi ricambi adeguati all’applicazione. In alcuni casi, sostituire componenti ancora validi con ricambi di qualità non equivalente può peggiorare il risultato finale, anche in termini sonori.

La pratica corretta in situazioni del genere consiste nell’utilizzare un ponte LCR di qualità per verificare lo stato di salute del componente da sostituire. È fondamentale valutare attentamente se la sostituzione sia effettivamente necessaria e, nel caso in cui si opti per nuovi componenti, verificarne le caratteristiche per assicurarsi che siano all’altezza. Un secondo intervento che ho apportato è stato la sostituzione dei vecchi condensatori Wima rossi in poliestere (non polipropilene) da 250 volt con condensatori al polipropilene assiali, presenti in abbondanza nel mio magazzino.

Nel caso di condensatori a film posizionati lungo il percorso del segnale, il fattore di dissipazione (D) è un parametro utile perché descrive le perdite dielettriche e, quindi, quanta parte dell’energia viene dissipata in calore invece di essere trasferita in modo ideale. In pratica, un D più basso tende a corrispondere ad un comportamento più “pulito” alle alte frequenze e ad una minore introduzione di perdite. Ad esempio, il D del Wima rosso è 0,0032 @ 1 kHz, mentre quello del condensatore ERO al polipropilene è di 0,0001 (valori paragonabili a quelli riscontrabili in alcuni modelli “audio grade”). Considerando che gli originali erano da 470nF e io avevo a disposizione condensatori da 220nF, ho optato per l’installazione di due in parallelo. Sebbene possedessi anche condensatori da 470nF, erano da 1000 volt e troppo ingombranti per lo spazio disponibile. Questa differenza nel fattore D può tradursi in una minor degradazione alle alte frequenze e in un aumento della pulizia, specialmente nella gamma alta.

Cos’è il fattore di dissipazione?

Il fattore di dissipazione (D) è un parametro che descrive le perdite dielettriche di un condensatore. In termini pratici, indica quanta energia viene dissipata in calore quando il condensatore lavora in alternata.

In un circuito audio, un D più elevato può contribuire ad un comportamento meno ideale alle frequenze più alte, introducendo perdite e, in alcuni casi, una minor pulizia nella risposta in alta frequenza. Per questo motivo, nei punti in cui il condensatore si trova sul percorso del segnale, la scelta del dielettrico e la qualità costruttiva possono diventare rilevanti.

In generale, molti condensatori in polipropilene di buona qualità presentano valori di D più bassi rispetto ad altre famiglie. Questo non significa che un componente “valga” solo per quel parametro, ma è uno degli indicatori utili da considerare insieme a tolleranza, stabilità e ingombro.

Terminato il recap mi sono concentrato sulla modifica del sistema di bias, costruendo e montando a sandwich 2 ritagli di 1000 fori dove avevo realizzato un circuito di self bias – self balancing di Blumlein di cui ho già parlato in questo articolo. In questo modo ho ottenuto, in modo semplice e senza necessità di regolazioni periodiche, un sistema che tende a mantenere bilanciate le correnti di bias delle due valvole per canale, con usura più uniforme, minore distorsione e minore rischio di componente continua nel trasformatore di uscita.

Gli elettrolitici gialli che vedete appartengono a lotti NOS che ho acquistato anni fa, condensatori elettrolitici che, in diverse applicazioni pratiche, si sono dimostrati molto validi anche rispetto a molte produzioni moderne. Ho anche modificato il valore della resistenza di ancoraggio delle griglie controllo delle finali da 470k originali a 220k, perché 470k è un valore alto per finali come le EL34/6L6GC e simili. In alcune condizioni, può aumentare il rischio di deriva del punto di lavoro quando le valvole invecchiano e compaiono correnti di perdita, con possibili effetti anche distruttivi come potete vedere su certi unison research. È vero che molti datasheet d’epoca riportano valori anche superiori, ma nella mia esperienza pratica 220k offre una stabilità e affidabilità maggiori fino a fine vita della valvola, a fronte di un impatto trascurabile sul pilotaggio in questo tipo di circuito.

Le ultime 3 modifiche che ho fatto sono state il ritocco della rete di NFB per aumentare il fattore di smorzamento da circa 1,5/2 del circuito originale a un fattore di 6,1 (c’era guadagno a sufficienza per farlo senza rendere troppo difficile da pilotare il finale) e l’esclusione degli ingressi posteriori serviti da una coppia di commutatori a contatti striscianti, fortemente ossidati (ricambio difficile da reperire). Ho escluso anche l’interruttore Control/Direct portando il segnale delle 4 boccole RCA dell’ingresso direct direttamente ai 2 potenziometri del volume, sostituiti con 2 potenziometri nuovi. Avrei voluto mettere un potenziometro ALPS stereo ma fisicamente era difficile alloggiarlo, quindi ho optato per sostituire i 2 potenziometri mono con 2 uguali, nuovi. Ho inoltre alimentato la ECC81 e la ECC83 direttamente in alternata dal circuito che serve i filamenti delle finali. Il circuito ora eroga circa 14/15 watt RMS, con le valvole che c’erano al momento della consegna, non nuovissime ma nemmeno consumate da buttare via, che però sono 5881 e non EL34/6CA7 come sarebbe previsto per questo amplificatore. Vediamo un po’ di strumentali:

La banda passante a 1 watt è di 20Hz -0dB / 43kHz -1dB

Sempre la banda passante a 10 watt è 20Hz meno una frazione inferiore di dB e appena qualcosa sopra 40kHz a -1dB

Ci tengo a evidenziare che la mia analisi è basata su osservazioni dirette, misure e confronto prima/dopo. Quando critico un aspetto tecnico, lo faccio perché ne vedo gli effetti pratici sul funzionamento e sulla ripetibilità delle prestazioni. Allo stesso tempo, va riconosciuto che i trasformatori d’uscita di questo J.C. Verdier sono realizzati bene, con caratteristiche molto valide e, per comportamento elettrico, paragonabili a trasformatori di alto livello. Inoltre, i grafici che pubblico, come potete constatare aprendone uno a schermo intero, presentano una scala verticale a “1dB per quadretto”.

Continuo con i THD a 1 watt e a 10 watt, con una distorsione a 0,17 e 0,28%

Quadre a 100Hz / 1k /10k

All’ascolto l’amplificatore ha mostrato subito un comportamento molto pulito e dettagliato. Mi è stato consegnato con quattro 5881, una ECC81 Sylvania e una ECC83 Sovtek, tutte in buono stato di efficienza. Sostituendo la ECC83 Sovtek con una Philips Miniwatt ho riscontrato un ulteriore miglioramento della brillantezza in gamma alta e del dettaglio complessivo. Rispetto alla versione originale, queste modifiche hanno portato maggiore aria e controllo. Resta comunque presente una sezione di alimentazione poco filtrata e non disaccoppiata tra i due canali, ma nonostante ciò il risultato finale, in termini di prestazioni e resa, è superiore a quanto si ascolta su molti amplificatori reperibili sul mercato con specifiche dichiarate anche più generose.

Errore nella Scelta delle Valvole: Quando un Sbaglio Provoca Gravi Danni…

In un altro esemplare dello stesso modello mi è capitato di vedere cosa può succedere quando si sostituiscono le valvole “a sensazione” senza verificare la reale compatibilità. In quel caso il cliente ha montato valvole appartenenti ad una famiglia simile, ma non equivalenti per limiti operativi e dissipazione rispetto alla variante corretta prevista dal circuito. Questa scelta ha causato danni rilevanti, evidenziati da componenti carbonizzati, aree del PCB bruciate e zoccoli fusi. Le foto qui sotto documentano l’accaduto e ricordano quanto sia importante selezionare e sostituire le valvole correttamente, verificando sempre compatibilità reale, pinout e condizioni operative.

Per una comprensione dettagliata delle differenze tra le varie valvole della famiglia delle 6L6 e i rischi associati a cambi non ponderati, potete fare riferimento a questo articolo, clicca qui. Le immagini successive documentano il processo di riparazione dell’amplificatore. Ho accuratamente rimosso le aree degradate con una fresa. Successivamente, ho applicato resina UV per consolidare le fibre di vetro e ho proceduto con la sostituzione degli zoccoli fusi. Questo intervento richiede precisione e attenzione, e dimostra quanto sia importante un intervento competente in caso di danni causati da errori nella scelta dei componenti.

In conclusione, vorrei sottolineare che sullo chassis dell’amplificatore è indicato il montaggio di valvole 6CA7, considerate equivalenti alle EL34. Nonostante il circuito possa funzionare anche con 6L6GC (e molte persone optino per questa scelta, talvolta per reperibilità), ho ritenuto opportuno suggerire al cliente l’acquisto di un quartetto nuovo di valvole EL34, in modo da rientrare nella specifica prevista e ottimizzare il punto di lavoro. Gli ho consigliato di optare per le EL34 Tungsol, una delle mie marche di produzione attualmente preferite.

Nota: I condensatori marroni, sottili e alti, esteticamente poco gradevoli, sono stati installati da un precedente riparatore. Pur risultando elettricamente funzionanti e in specifica per l’uso previsto, ho scelto di lasciarli in sede. Nella riparazione descritta in precedenza, invece, ho prestato particolare attenzione anche all’aspetto visivo dell’intervento, cercando condensatori rossi con lo stesso diametro degli originali, così da ottenere una riparazione non solo tecnicamente corretta, ma anche ordinata e coerente dal punto di vista estetico.


J.C. Verdier DE220 Control (vecchio articolo del 2019)

Anche questo amplificatore può essere ottimizzato, qualora mi capitasse di averne nuovamente uno in laboratorio.

Curiosità: Diverse persone si chiedono cosa voglia dire Double Ended. Alcuni ipotizzano che questo amplificatore sia un single ended parallelo o che contenga qualche circuito “innovativo”. In realtà, in questo caso Double Ended è un’etichetta commerciale: l’amplificatore è un classico push-pull in classe AB con sfasatore catodyna, una topologia ampiamente nota e utilizzata.

Questo apparecchio mi è stato consegnato con un canale muto, inizialmente con il sospetto di un guasto al trasformatore di uscita. A seguito dell’ispezione ho invece riscontrato una valvola finale esaurita e una resistenza guasta sul circuito, oltre a diversi condensatori elettrolitici ormai a fine vita, che sono stati sostituiti. La sezione di polarizzazione delle finali adotta una filosofia progettuale del tutto analoga a quella già descritta in precedenza, con i relativi limiti in termini di stabilità dell’equilibrio delle correnti. Anche in questo caso la controreazione globale è piuttosto contenuta, con un fattore di smorzamento basso che può rendere l’amplificatore più critico nel pilotaggio di carichi impegnativi.

L’apparecchio eroga 20 watt RMS con un fattore di smorzamento di circa 1,2. I trasformatori d’uscita, inaspettatamente, mostrano una buona banda passante e renderebbero questo apparecchio un’ottima base per un lavoro di ottimizzazione (alimentazione, polarizzazione delle finali, controlli e connettori, e una controreazione più decisa, laddove compatibile con la stabilità). Vediamo un po’ di strumentali (Nota: per distrazione ho impostato i grafici in modo lineare invece che in decibel. Se avrò nuovamente uno di questi apparecchi per le mani, riacquisirò i grafici in modo corretto).

Banda passante su carico resistivo (1 watt)

Banda passante su carico reattivo (1 watt)

Banda passante su carico reattivo alla massima potenza non clippata

Le varie forme d’onda non mostrano distorsioni particolari anche su carico reattivo; la quadra evidenzia un po’ di ringing…

Infine vediamo l’analisi di spettro a 1 watt

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3 Responses to Amplificatori J.C. Verdier LE220 e DE220: analisi tecnica, restauro e ottimizzazione

  • bel lavoro!

  • Ho affidato il mio Verdier 220 control a Stefano per un forte ronzio ad un canale e per una revisione generale ed eventuale upgrade. Il lavoro fatto è descritto benissimo e dettagliatamente in questo sito. Io posso dire che i risultati sono veramente eccellenti. È’ migliorata la dinamica, migliorati decisamente anche il controllo dei bassi e il dettaglio e in generale, se così si può dire, la musicalità e il piacere dell’ascolto. Finalmente ho potuto riascoltare con soddisfazione anche un po’ di musica classica e sentire particolari che in passato non erano udibili.
    In conclusione ,grazie Stefano per la grande professionalità e l’esito davvero ottimo!

  • Grande lavoro! Fatto con competenza, professionalita’, questo e’amore per l’elettronica applicata all’audio.
    Recensione intelligente e mai fuori dalle righe.
    Ringrazio Bianchini per questo grande e importante atto di divulgazione.

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Come far suonare un Amplificatore a Valvole cinese – Guida al Modding Creativo

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Più volte ho riflettuto per individuare un percorso che consentisse agli appassionati dell’autocostruzione di realizzare un eccellente amplificatore senza dover sborsare una fortuna. L’assemblaggio di un amplificatore valvolare può diventare piuttosto oneroso quando si desiderano utilizzare materiali di alta qualità per ottenere un risultato soddisfacente. D’altra parte, il mercato cinese offre kit di montaggio di amplificatori, pensati per i principianti nell’ambito dell’autocostruzione, a prezzi incredibilmente convenienti. Di seguito, presento due esempi…

Sappiate che esiste una comunità di appassionati degli amplificatori valvolari cinesi che apprezzano i risultati ottenuti da questi dispositivi. Alcuni potrebbero persino affermare che tali amplificatori offrono prestazioni paragonabili, se non superiori, a dispositivi molto più costosi. In alcuni casi, hanno ragione, poiché il mondo degli amplificatori valvolari è spesso dominato da guru che promuovono teorie basate su pseudoscienza e fantasia, il che può portarli a costruire dispositivi estremamente costosi che lasciano molto a desiderare dal punto di vista delle prestazioni.

Tuttavia, ciò non significa che non sia possibile realizzare amplificatori valvolari di altissimo livello senza spendere una fortuna. Per coloro che amano mettere le mani nella tecnologia elettronica, il processo di smontaggio, ricostruzione e modifica è un’autentica passione. Molti di noi trovano estremamente divertente prendere un oggetto e trasformarlo in qualcosa di migliore, ottimizzando le sue prestazioni.

Questo articolo non è rivolto a coloro che desiderano semplicemente acquistare un amplificatore pronto all’uso senza alcuna intenzione di mettere le mani nella sua elettronica. È dedicato a coloro che abbracciano la sfida di costruire, modificare e ottimizzare amplificatori valvolari, sia per l’amore verso il processo creativo che per il desiderio di ottenere prestazioni audio superiori. Spesso, anche se sarebbe possibile spendere meno per un amplificatore già pronto, ciò che affascina molte di queste persone è il percorso stesso, il processo coinvolgente di sperimentare, apprendere e migliorare.

Spesso, quando si desidera far suonare un amplificatore valvolare cinese, ciò implica un processo che va ben oltre il semplice utilizzo dell’apparecchio così com’è. Significa smontare l’intero dispositivo e ricostruire praticamente un nuovo amplificatore all’interno del telaio. Questo comporta la sostituzione dei trasformatori e il riutilizzo solo di una parte limitata dei componenti originali. Sì, è vero, ed è straordinariamente divertente!

Quindi, non dovremmo tollerare che alcune figure autoproclamate “guru” etichettino chi compie queste modifiche come dei “ciarlatani”. Qui non si tratta solamente di acquistare un amplificatore per ascoltare musica, ma piuttosto di una passione per la costruzione lo smanettamento e il modding di apparecchiature elettroniche valvolari. Il vero piacere risiede proprio in questa trasformazione! È un mondo a parte, e chi lo vive sa quanto sia coinvolgente. È chiaro?

Questa pratica va ben oltre il semplice divertimento, è anche un prezioso strumento didattico per chi desidera approfondire la conoscenza del funzionamento delle valvole e dell’elettronica. Ricostruire un amplificatore valvolare cinese è come un laboratorio di apprendimento in cui si svelano i segreti del funzionamento di questi dispositivi.

Personalmente, sono qui per offrire il mio supporto a coloro che si avvicinano a questa avventura. Metto a disposizione schemi, trasformatori e le mie conoscenze per aiutare gli aspiranti appassionati e apprendisti. Non c’è nulla di cui vergognarsi in questo processo. È un percorso di apprendimento che offre un’esperienza pratica e tangibile. Quindi, per chi è appassionato di elettronica e vuole capire a fondo il funzionamento delle valvole, questo è il posto giusto.

Spesso ho notato che uno dei maggiori ostacoli per gli autocostruttori, soprattutto per coloro che stanno iniziando, è la realizzazione di un adeguato supporto meccanico per il montaggio. Questo è spesso il punto di partenza di molti progetti che, purtroppo, risultano impresentabili…

Meglio modificare autonomamente un cinese che comprare cose del genere…

Brutte scatole forate male e con la roba dentro montata ancora peggio…

Tuttavia, la mia idea non è limitata solamente ai principianti nell’autocostruzione. Può risultare altrettanto affascinante per chi ha già esperienza nel campo, e, con ogni probabilità, qualcuno potrebbe aver già sperimentato questa pratica prima ancora che io la suggerissi. Prendiamo ad esempio il KIT EL34 dello screenshot sopra…

Con circa 212€ (conversione dal dollaro alla data del 30 agosto 2020), si può acquistare una scatola che contiene un telaio in acciaio già forato di buon spessore, valvole, zoccoli, interruttori, ancoraggi, morsetti RCA per gli altoparlanti e tutte le varie minuterie necessarie per assemblare un circuito cablato in aria, senza circuiti stampati. Tuttavia, riflettendo attentamente, lo stesso materiale acquistato separatamente o fatto realizzare (in particolare il telaio) può comportare un costo notevolmente superiore. La creazione del telaio richiede molto tempo.

Tuttavia, vorrei temperare subito l’entusiasmo, perché ottenere prestazioni eccellenti da questi apparecchi non è semplicemente una questione di sostituire valvole NOS o condensatori di qualità superiore. Per ottenere risultati soddisfacenti, è necessario dedicare tempo ed impegno. Le principali limitazioni spesso derivano dalla qualità dei trasformatori e dallo schema elettrico stesso. Nel caso del kit EL34, ad esempio, nel diagramma pubblicato è evidente l’utilizzo di un doppio triodo 6N9p, equivalente del 6SL7, per pilotare la EL34. Tuttavia, le due sezioni interne di questo doppio triodo sono collegate in parallelo, e probabilmente ci sarebbero state opzioni migliori per sfruttare al meglio questa valvola. Allo stesso modo, avrebbero potuto considerare l’uso di un singolo doppio triodo per pilotare entrambe le finali.

Non vorrei sembrare troppo critico, ma ho notato che gli appassionati di questi amplificatori cinesi spesso spendono più denaro per valvole NOS di quanto abbiano speso per l’intero apparecchio su cui le montano. Affermano che queste valvole possano apportare miglioramenti, e potrebbero anche percepire alcune differenze nel suono. Tuttavia, detta in modo schietto, questa pratica può essere vista come uno spreco di risorse e non porta a risultati significativi. Sicuramente, non si avvicina nemmeno lontanamente ai risultati che potrebbero essere ottenuti tramite modifiche più radicali.

La mia opinione è che, a questi prezzi, avrebbe senso considerare l’acquisto di queste scatole di montaggio e, successivamente, eliminare completamente i trasformatori di serie o almeno quelli di uscita (a meno che il trasformatore di alimentazione non presenti problemi di surriscaldamento o vibrazioni). È possibile quindi assemblarle con uno schema più attento e, se necessario, utilizzare condensatori di migliore qualità dove hanno senso, oppure sostituire con un potenziometro di qualità superiore, e così via.

È vero che la modifica di una scatola di montaggio può alla fine costare più del costo iniziale della scatola stessa.  uttavia, se dovreste costruire un amplificatore simile da zero, dovreste comunque acquistare questi componenti. La convenienza di tale operazione risiede nel fatto che molti componenti e le minuterie necessarie sono già inclusi nella scatola di montaggio a un prezzo molto conveniente. Inoltre, risparmiate notevolmente in termini di tempo e sforzi fisici nella realizzazione del telaio, poiché il telaio stesso è già pronto ed è realizzato in metallo, anziché legno.

Cercando su questi bazar cinesi si trovano diversi apparecchietti in scatola di montaggio che si prestano bene a diventare la base per qualcosa di più serio, l’unicosa a cui fare attenzione è cercare scatole pensate per essere assemblate in aria senza circuito stampato, perchè con il circuito stampato il fissaggio meccanico dello zoccolo sarà a circuito e non a telaio e lo stampato non si presta a modifiche radicali, sopratutto se si vogliono montare condensatori di un certo pregio (spesso ingombranti).

Inoltre, vale la pena sottolineare che questa pratica non si limita solo all’utilizzo di scatole di montaggio, ma può essere altrettanto efficace partendo da apparecchiature (anche non funzionanti) reperite sul mercato dell’usato a costi molto bassi. È infatti spesso possibile trovare dispositivi usati a un prezzo accessibile che possono diventare la tela su cui dipingere la propria creatività e passione. D’altro canto, può non avere senso acquistare un apparecchio nuovo a costi elevati solo per modificarlo completamente. Su questo argomento, ho in programma di scrivere un articolo dedicato a breve.

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