Ogni amplificatore va messo a punto sul proprio trasformatore

In questo articolo analizziamo in dettaglio la revisione di un classico schema ispirato Leak, realizzato da un appassionato utilizzando trasformatori SB-LAB. Vedremo come, partendo da un progetto vintage non ottimizzato, sia stato possibile ottenere prestazioni nettamente superiori attraverso un’attenta messa a punto e modifiche mirate.

L’obiettivo è dimostrare quanto sia importante adattare uno schema alle caratteristiche reali dei componenti utilizzati, soprattutto quando si vogliono sfruttare al massimo trasformatori di alta qualità. Potrebbe interessarti anche il progetto dello stesso amplificatore, ma con diodi invece che valvola raddrizzatrice? Clicca qui…

Il caso: Hashimoto KT88 UL Push Pull riprogettati

Era il 2017 quando pubblicai, nella sezione I lavori dei lettori, un breve articolo dedicato alla realizzazione di un cliente che aveva acquistato un set di trasformatori da me. Il titolo di quell’articolo era “Monofonici KT88 di Fabrizio”. Qui sotto, separata dalle linee, potete trovare la pagina originale.


Pubblico le foto dei monofonici realizzati da Fabrizio con i trasformatori SB-LAB.

Ciao Stefano, come promesso ti invio le immagini ed alcuni dati tecnici dei due monofonici costruiti sulla base dei trasformatori comperati da te. Le misure non sono forse da campionato come quelle dei tuoi stupendi Allbireo, comunque sono apparecchi stabili e davvero ben suonanti. Poteva essere sfruttato meglio il tuo TU? Sicuramente si, ma le scelte circuitali adottate e la messa a punto effettuata in seguito hanno portato a questo:

Le valvole usate sono: una EF86 in ingresso, alla quale segue, in accoppiamento diretto, la sfasatrice 12AU7. Il circuito sfasatore utilizzato è un long tail pair, finali KT88. Nella sezione di alimentazione è stata usata inizialmente una 54UG, sostituita poi nella versione finale da una GZ34.

Dati tecnici misurati a 50 watt RMS (potenza ottimale):
Alimentazione 460 Vcc – BIAS 50 mA
Distorsione armonica: 1 kHz – 50 W 0,22%
Distorsione armonica: 60 Hz – 50 W 0,8%
Distorsione armonica: 10 kHz – 50 W 1,2%

Banda passante 50 W:
+0,5 dB a 20 Hz
-3 dB a 50 kHz
NFB: 15 dB

Sensibilità d’ingresso: 0,5 V 1 kHz
Impedenza d’ingresso: 100 Kohm
Rapporto segnale rumore: 102 dB


Poi, nel 2020, ricevo questa email:

Ciao Stefano, sono ***, posseggo due mono PP KT88 costruiti usando i tuoi TU, TA e induttanze. Il lavoro è stato pubblicato nella rubrica “I lavori dei lettori” nel tuo sito con il titolo “Monofonici KT88 di Fabrizio”.

Vengo al dunque: all’epoca, quando ti inviai le foto e lo schema elettrico dei monofonici, tu molto gentilmente mi suggeristi tramite email una serie di valide e possibili modifiche da mettere in pratica sul circuito, per ottenere un miglioramento delle misure e delle qualità sonore degli amplificatori. Siccome io non mi ritengo un tecnico, ma riesco ad apprezzare (molto) le tue argomentazioni tecniche e il tuo modo di concepire l’hi-fi, se accetti di darmi istruzioni mi piacerebbe modificare i due monofonici secondo le tue indicazioni.

Potrei anche accontentarmi di come suonano attualmente: molto ricchi, abbastanza dettagliati, pieni di bassi e “caldi”, anche troppo “caldi e pastosi” per i miei gusti. Visto che mi piacciono le cose ottimizzate al meglio e considerato che ci sono margini di miglioramento, vorrei attuare le modifiche da te consigliate o quelle che riterrai più opportune apportare.

Ho già trattato in passato il tema della banda passante di un trasformatore, ma da tempo avevo in mente di affrontare anche la banda passante di un intero circuito. Si tratta di un argomento piuttosto complesso, che merita di essere spiegato con esempi concreti e dati strumentali, così da renderlo più chiaro a chi legge.

Il caso tipico è quando si prende uno schema trovato su internet e lo si realizza utilizzando i miei trasformatori, oppure qualsiasi altro trasformatore diverso da quello per cui lo schema è stato progettato e messo a punto. In questi casi, non si può evitare di modificare qualcosa: uno schema elettrico reperito online deve sempre essere adattato al momento della realizzazione, a meno che non si utilizzino esattamente gli stessi trasformatori previsti dal progetto originale.

Per approfondire meglio la questione, prendiamo come esempio i monofonici di Fabrizio. Qui sotto trovate lo schema (che, così com’è, sconsiglio di replicare senza una vera messa a punto), con evidenziati in rosso i quattro punti più problematici.

Questo schema, in realtà, deriva a sua volta da uno schema Hashimoto, di cui potete trovare l’articolo completo a questo indirizzo…

Neppure lo schema Hashimoto è davvero originale: deriva infatti da uno schema ancora più antico, risalente alla fine degli anni ’50, utilizzato nei famosi amplificatori Leak. Nell’immagine qui sotto potete vedere lo schema del Leak TL25, dal quale emergono molte somiglianze. Tutti gli schemi Leak di quell’epoca seguivano un’impostazione di base molto simile: variavano principalmente le valvole finali e la tipologia di sfasatore, mentre la EF86 era sempre presente. In sostanza, erano tutti abbastanza simili tra loro. Non saprei dire con precisione da quale modello Leak Hashimoto abbia preso ispirazione, ma il riferimento storico è piuttosto evidente.

Passiamo ora al problema che si è presentato a Fabrizio. Lui cercava un suono moderno: frizzante, brillante, arioso e pulito. Aveva visto nei miei trasformatori la chiave per raggiungere questo obiettivo, ma quando ha montato il suo clone Leak si è ritrovato con un amplificatore caldissimo, impastato e dal suono tipicamente “anni ’50”.

Nel mondo degli autocostruttori continua a resistere la convinzione che un singolo componente possa determinare da solo il risultato sonoro finale. Così si sente dire che “la valvola X suona in un certo modo”, “la valvola Y suona in un altro”, e lo stesso vale per trasformatori, condensatori, resistenze…

Un ragionamento che sfiora quasi la magia: come se bastasse inserire un solo elemento per imprimere all’intero amplificatore una certa personalità sonora. È un po’ come pensare che, montando un volante Ferrari su una Panda, questa diventi improvvisamente una supercar. Capito il concetto?

Come sempre, la realtà è molto più complessa degli stereotipi che le persone si creano nel proprio immaginario. Il risultato sonoro di un amplificatore dipende dall’insieme di tutti i componenti utilizzati e, soprattutto, da come questi vengono fatti lavorare insieme.

C’è chi afferma che le KT88 abbiano un suono pastoso e bassi gonfi, mentre le 300B sarebbero brillanti, ariose e dotate di un “palcoscenico” immenso… e via con tutta una serie di luoghi comuni.

La verità? Io stesso ho fatto suonare KT88 (e persino valvole TV economiche) in modo brillante, aperto e con bassi controllati. Allo stesso tempo, ho ascoltato molti amplificatori con 300B che suonavano chiusi, mosci e del tutto inascoltabili. “Eh, ma ci sono le 300B!”. E allora? Se il circuito è progettato male e costruito peggio, suonerà male lo stesso, anche se ci metti due valvole da 1.800 euro l’una.

Tornando al progetto di Fabrizio, la causa principale del risultato sonoro che ha ottenuto è stata l’adozione di uno schema degli anni ’50, utilizzato senza le opportune modifiche. Infatti, il suono finale non dipende solo dalla valvola o dal trasformatore, ma dal complesso di tutti i componenti e, soprattutto, dallo schema elettrico su cui si basa l’amplificatore. A questo punto, riprendiamo lo schema elettrico in questione e analizziamo insieme quelli che io considero i principali problemi…

In che modo progettava Leak nel 1958? Beh, prima disegnavano lo schema teorico del circuito, poi producevano i trasformatori, montavano il prototipo e infine lo provavano. Molti autocostruttori sono convinti che tutto finisca lì: monti i primi componenti che ti capitano e il gioco è fatto (e purtroppo molti fanno davvero così).

In realtà, dopo aver assemblato un prototipo, chi sa davvero cosa sta facendo passa alla fase di messa a punto. E la messa a punto non consiste certo nell’aggiungere cavi da 5.000 euro, pietre magiche o piedini conici rigorosamente in numero dispari.

Significa invece effettuare misurazioni strumentali dettagliate, analizzare il comportamento reale del circuito e, di conseguenza, apportare le modifiche necessarie allo schema per ottimizzare le prestazioni o correggere eventuali difetti.

Dobbiamo anche partire da un dato di fatto: il trasformatore di uscita Leak del 1958 non era niente di speciale. Mi dispiace per i nostalgici degli amplificatori vintage, ma è la realtà. All’epoca si utilizzavano lamierini di qualità inferiore persino rispetto a quelli impiegati oggi per i normali trasformatori di alimentazione, e non c’era alcun interesse a spingersi verso prestazioni superiori.

I trasformatori d’epoca erano carenti sia in basso che in alto: in pratica, erano quasi tutti centrati sui medi. Questo perché anche le registrazioni dell’epoca avevano pochi bassi e pochi alti, quindi i produttori di amplificatori non si preoccupavano di realizzare apparecchi con una banda passante estesa. Anzi, all’epoca una banda troppo ampia sarebbe potuta diventare un problema, perché avrebbe messo in evidenza sul diffusore i rumble dei motori dei giradischi e i soffi vari causati da componenti rumorosi come i resistori a impasto, i cablaggi primitivi e così via.

Per chi ama questi vecchi amplificatori, non è una critica. Se vi piace quel suono medioso e vintage, va benissimo. Ma qui stiamo parlando di realizzare nel 2020 un amplificatore valvolare con un suono moderno, trasparente e dettagliato. Ci tenevo a chiarirlo per non attirarmi le critiche degli appassionati dei Leak: si tratta di apparecchi vintage dal suono vintage, ed è giusto apprezzarli per ciò che sono.

Tornando al nostro progettista Leak: una volta acceso il prototipo, posso ipotizzare che abbia incontrato problemi di auto-oscillazione, inneschi o captazione di disturbi RF. Per risolvere, ha inserito uno snubber (20 kohm + 47 pF) in parallelo alla resistenza da 100 kohm sull’anodo della EF86 (rettangolo rosa in alto a sinistra). Questo snubber era stato pensato per sopprimere un disturbo individuato a circa 169 kHz. Fabrizio, non avendo la resistenza da 20 kohm, ne ha utilizzata una da 22 kohm. Uguale? No, perché 22 kohm con 47 pF taglia a circa 154 kHz, quindi non è affatto la stessa cosa.

Ma c’è un punto ancora più importante: che senso ha mantenere questo snubber se né il trasformatore d’uscita né il cablaggio sono quelli originali Leak? Il disturbo che aveva risolto Leak potrebbe non esistere nel montaggio di Fabrizio, oppure potrebbe manifestarsi a frequenze diverse, che richiederebbero prima di essere individuate e poi eventualmente soppresse con valori corretti di resistenza e condensatore.

Ecco quindi il primo esempio di elemento che non può essere semplicemente copiato “as is”. In una replica moderna, il circuito andrebbe inizialmente montato senza questo snubber, per poi valutare in fase di messa a punto se reintrodurlo e con quali valori, in base a misurazioni reali.

Proseguiamo analizzando i cerchietti rosa: l’accoppiamento tra il driver ECC82 e le finali avviene tramite condensatori da 47 nF, con una resistenza di griglia di 100 kohm. Per chi non lo sapesse, questa combinazione forma un filtro passa-alto con frequenza di taglio a circa 33 Hz. Apparentemente può sembrare accettabile, ma in realtà un taglio così elevato introduce rotazioni di fase alle basse frequenze (come vedremo più avanti nei grafici). Anche in questo caso, probabilmente alla Leak importava poco, visto che i trasformatori d’uscita dell’epoca spesso iniziavano a tagliare già ben prima, talvolta attorno ai 200 Hz.

Infine, analizziamo il rettangolo in basso a sinistra: si tratta del condensatore da 100 pF posto in parallelo alla resistenza da 33 kohm nel percorso di negative feedback. Questo condensatore viene utilizzato principalmente per sopprimere il ringing del trasformatore (visibile, ad esempio, in risposta a onde quadre), per limitare la banda passante dell’amplificatore quando è eccessiva o per ridurre eventuali instabilità.

Il suo valore è strettamente legato al trasformatore di uscita utilizzato: cambiando trasformatore, occorre necessariamente ricalcolare e modificare anche il valore di questo condensatore. Anzi, in alcuni casi, un condensatore che in un certo contesto sopprime un innesco, con un altro trasformatore potrebbe addirittura causarlo.

Questo componente è piuttosto comune negli schemi con controreazione, ma non può essere considerato un valore “fisso”: va sempre adattato in base al trasformatore e, talvolta, anche solo cambiando la disposizione del cablaggio. Per questo motivo, quando si assembla un nuovo circuito, questo condensatore dovrebbe inizialmente essere omesso e il suo valore definito solo dopo accurate prove. Personalmente, per semplificare questa fase, ho realizzato uno strumentino dedicato molto comodo.

Nel caso specifico, Fabrizio ha utilizzato un valore di 100 pF, mentre nello schema Hashimoto non era previsto nulla. Immagino quindi che qualche prova l’abbia comunque effettuata. Vediamo il grafico di banda passante a 1 watt su carico resistivo:

Possiamo osservare un’attenuazione di circa –0,4 dB a 20 Hz e di –1 dB poco prima dei 20 kHz, intorno ai 18/19 kHz. Ciò che però ci interessa maggiormente è l’andamento della fase (linea azzurra): da 20 Hz a 1 kHz si registra una rotazione di circa 24°, mentre da 1 kHz a 10 kHz si aggiungono altri 36°. Per rendere più evidente questo fenomeno, utilizzo un’onda triangolare a 10 kHz, che permette di visualizzare in modo chiaro l’effetto della rotazione di fase sul segnale.

In giallo è visibile il segnale del generatore, mentre in azzurro quello in uscita dall’amplificatore. Si nota chiaramente come il segnale di uscita risulti ritardato rispetto a quello di ingresso, con un evidente arrotondamento delle punte, segno di una bassa velocità di salita (slew rate) dovuta alla banda passante limitata. Utilizzando un segnale sinusoidale a 14 kHz, scelto perché in quel punto la deformazione è particolarmente evidente a occhio nudo, si può osservare come la forma d’onda venga ulteriormente distorta a causa dell’azione della controreazione (negative feedback).

Anche qui, in giallo vediamo il segnale del generatore, mentre in azzurro quello in uscita dall’amplificatore. Oltre a risultare spostato in avanti, il segnale in uscita appare chiaramente distorto. Questa distorsione è causata dalla combinazione di una rotazione di fase eccessiva e di un livello di negative feedback altrettanto eccessivo.

Ci tengo a sottolineare ancora una volta, per chi si trovasse a leggere questo articolo, che sono un fermo sostenitore dell’uso del negative feedback, ma solo se impiegato in modo corretto. A questo proposito, vi invito a seguire questo link per approfondire l’articolo che ho dedicato al tema.

Il negative feedback va utilizzato, ma nelle giuste condizioni. Non ci si può aspettare che basti applicarlo per far “suonare bene” qualsiasi circuito, anche il peggio progettato. Al contrario, un circuito deve essere studiato per dare il massimo già senza feedback; solo in quel momento si può introdurre la giusta quantità di controreazione per ottenere i miglioramenti desiderati, come un corretto smorzamento.

Come ho scritto anche nell’altro articolo, il peggior nemico del negative feedback è la rotazione di fase (oltre, ovviamente, all’ignoranza di chi non sa usarlo o non vuole imparare). Nell’esempio della sinusoide qui sopra, si vede chiaramente come la combinazione rotazione di fase + negative feedback possa creare disastri. A occhio, la distorsione si nota già a 14 kHz, ma all’ascolto le conseguenze negative si percepiscono molto prima. Vediamo ora l’analisi spettrale a 1 kHz, 1 watt:

THD: 0,43%, con varie “sporcature” alle alte frequenze, misurato a 1 watt e 1 kHz. Proseguendo, il problema principale di questo amplificatore è che si è voluto utilizzare un trasformatore d’uscita a banda passante estesa, ma abbinato a un circuito che non è in grado di sfruttarlo correttamente. Lo stesso Hashimoto, ad esempio, sul proprio sito pubblicizza trasformatori con banda passante fino a 100 kHz, ma poi ne suggerisce l’uso in schemi arcaici non aggiornati. A questo punto tanto varrebbe avvolgere un trasformatore qualsiasi, usando i lamierini più economici disponibili e senza alcuna cura nell’avvolgimento. Eppure, sistemare uno schema di questo tipo per adattarlo a un suono più moderno non è affatto impossibile. Allora perché non farlo?

Il problema principale dello schema Leak, oltre allo snubber, è proprio l’uso della EF86. Innanzitutto, la griglia schermo di questa valvola dovrebbe essere alimentata con una tensione più stabile, non semplicemente tramite una resistenza da 1 Mohm. Inoltre, la EF86 presenta un’alta impedenza d’uscita, e non mi convince l’effetto di “rallentamento” che può derivare dall’interazione con le capacità parassite del cablaggio (anche se, devo ammettere, in passato l’ho fatto anch’io in alcune occasioni).

Non mi piace particolarmente neanche l’uso della controreazione (NFB) sul catodo di un pentodo. Quando si modula il catodo di un pentodo, infatti, non si va solo a sottrarre segnale dalla griglia di controllo (G1), ma si introduce anche un’influenza legata alla griglia schermo (G2).

Ricordo che la corrente anodica dipende non solo dal rapporto di tensione tra catodo e G1, ma anche dal rapporto catodo G2. L’idea alla base della NFB è sottrarre il segnale rispetto a G1, ma modulando il catodo si muove anche il riferimento rispetto a G2, cosa che, almeno personalmente, preferisco evitare (forse è una mia “fissazione”, ma tant’è).

Inoltre, non era necessario uno stadio con un guadagno così elevato, perché avrebbe obbligato a un uso massiccio di controreazione per evitare di avere un ingresso eccessivamente sensibile. La mia filosofia è applicare solo il minimo NFB indispensabile per ottenere lo smorzamento desiderato. Vediamo comunque, perché è interessante, il grafico di banda passante dello stadio EF86 utilizzato nello schema Hashimoto, isolato dal resto del circuito:

La banda passante naturale (senza controreazione) dello stadio con EF86, completo di snubber, mostra un taglio a –3 dB già a 4,5 kHz, con una rotazione di fase di 40° a 3 kHz. Un risultato del genere rende questo stadio assolutamente inadeguato! Se già da solo si comporta così, significa che tutta la banda passante dell’amplificatore Hashimoto originale (pur limitata a 18 kHz) è ottenuta “a forza” grazie a un uso massiccio di negative feedback.

Al contrario, la mia filosofia è che un circuito debba funzionare bene di suo, già senza feedback. Il negative feedback dovrebbe essere solo un aiuto finale per ottimizzare lo smorzamento e rifinire la risposta, non il mezzo principale per “correggere” un circuito sbilanciato.

La modifica più semplice ed efficace è intervenire sullo stadio di ingresso. La EF86, collegata a triodo, offre ottime caratteristiche. Qui sotto riporto le curve relative alla configurazione in triodo, dove sia la griglia schermo (G2) sia la griglia soppressora (G3) vengono collegate all’anodo.

Molti non lo sanno, ma quando la G3 non è internamente collegata al catodo e dispone di un piedino dedicato, è preferibile collegarla anch’essa all’anodo quando si utilizza la valvola come triodo. Questo accorgimento riduce la rumorosità e abbassa la resistenza interna del triodo risultante. Infatti, analizzando le curve con la G3 connessa al catodo, si nota una leggera riduzione della pendenza, mentre collegandola all’anodo si ottiene un comportamento migliore e più stabile.

Ho quindi sostituito tutte le resistenze attorno alla EF86, compresa quella di alimentazione, la resistenza di controreazione (NFB) e il relativo condensatore di compensazione. Ho modificato il valore di una delle due resistenze di carico della ECC82 per bilanciare correttamente lo sfasatore, che altrimenti sarebbe risultato leggermente sbilanciato se si fossero utilizzate due resistenze identiche. Ho inoltre variato i valori dei condensatori di disaccoppiamento tra ECC82 e KT88, così come le resistenze di griglia delle finali.

Suggerisco l’uso di un elettrolitico di alta qualità e con capacità generosa per il bypass del catodo della EF86 collegata a triodo, eventualmente abbinato in parallelo a un piccolo condensatore in polipropilene per migliorarne ulteriormente la risposta (Fabrizio, invece, aveva utilizzato un condensatore economico e poco performante).

Per il disaccoppiamento tra ECC82 e KT88, consiglio condensatori in polipropilene di ottima qualità, come i Mundorf Supreme Classic. Nella versione modificata realizzata da Fabrizio sono stati montati degli eccellenti Arcotronics NOS. Infine, è importante bypassare anche il secondo elettrolitico della cella CLC dell’alimentazione anodica con un polipropilene di buona qualità: questo accorgimento consente di ottenere un suono più chiaro e definito. Un semplice elettrolitico economico, infatti, tende a penalizzare la gamma alta a causa del suo elevato ESR e del fattore di dissipazione (D). Nel montaggio di Fabrizio si può notare un Mundorf Supreme Classic utilizzato proprio a questo scopo.

Ecco lo schema premium qui sotto. Si ricorda che, per vederlo, dovete acquistare il set di trasformatori SB-LAB.

Il montaggio modificato di Fabrizio:

Vediamo ora quanto il circuito sia migliorato, almeno dal punto di vista strumentale, rispetto alla configurazione originale. Partiamo dall’analisi della banda passante:

–0,2 dB a 20 Hz e –1 dB a 90 kHz. Non ho voluto sopprimere la leggera “gobba” a 65 kHz, in quanto si trova ben fuori dalla gamma udibile: ho preferito preservare la massima velocità del circuito. Oltre alla risposta in frequenza, anche la risposta in fase è migliorata drasticamente: solo 12° di rotazione tra 20 Hz e 1 kHz, e appena 8° tra 1 kHz e 20 kHz. Rispetto alla configurazione originale, la differenza è abissale. Finalmente il trasformatore SB-LAB viene sfruttato appieno! Vediamo ora anche la forma d’onda triangolare a 10 kHz…

Lo sfasamento è minimo, e anche le punte risultano molto meno arrotondate rispetto alla versione originale. E la sinusoide a 14 kHz? Vediamola subito!

Anche questa, finalmente, appare come una vera sinusoide, senza deformazioni né “ammaccature”! E l’analisi spettrale a 1 watt? Vediamo come si comporta rispetto alla situazione iniziale…

THD allo 0,11%. Molti, passando sulle mie pagine, sostengono che sia impossibile ottenere tassi di distorsione così bassi con un amplificatore valvolare. E invece si, è assolutamente vero (e con una minore quantità di controreazione rispetto allo schema originale). Io sono in grado di farlo perché i miei trasformatori non sono come quelli che trovate comunemente in commercio. Questi grafici non sono taroccati, sono frutto di misure reali e verificabili! Vediamo ora anche l’analisi spettrale a 25 watt:

Lo schema revisionato, a 25 watt, mostra una distorsione persino inferiore rispetto alla vecchia versione misurata a 1 watt! Infine, diamo un’occhiata al grafico di banda passante sul carico reattivo: lo smorzamento del circuito si attesta su un fattore di 5,7, un valore assolutamente ottimo. La potenza è passata da 50 watt a ben 65 watt RMS, prima del clipping.

Il set completo per realizzare due monofonici con lo schema da me ottimizzato comprende: 2 trasformatori d’uscita, 2 trasformatori di alimentazione, 2 induttanze di filtro e lo schema elettrico in versione leggibile e aggiornata. Se siete interessati, contattatemi tramite questo form per ricevere una quotazione aggiornata.

La conclusione di questo articolo è chiara: quando prendete uno schema trovato su internet, sia esso di un apparecchio d’epoca o progettato da altri, e decidete di costruirlo, dovete sempre concentrarvi sulla messa a punto. È fondamentale modificare questi schemi per adattarli alla situazione reale e, soprattutto, ai trasformatori che avete scelto di utilizzare. Questo vale in particolare per gli schemi vintage: se non lo fate, rischiate di ottenere risultati inferiori alle aspettative e, in certi casi, di non sfruttare appieno le potenzialità dei vostri trasformatori (specialmente se di alta qualità), finendo addirittura per giudicarli ingiustamente.

Ho avuto la fortuna che Fabrizio, in questo caso, sia stato intelligente e mi abbia contattato per capire cosa stesse succedendo. Io stesso sono solito parlare apertamente delle prestazioni dei miei trasformatori, ma se montati in un circuito non ottimizzato, i risultati non possono essere all’altezza delle specifiche dichiarate.

Purtroppo, altre persone, meno attente, nella stessa situazione potrebbero arrivare alla conclusione sbagliata: pensare che i miei trasformatori, pur essendo più costosi e pesanti, non vadano meglio di certa roba da 50 euro, quando in realtà il problema è nel circuito.

Questo articolo dimostra che i miei trasformatori offrono prestazioni comparabili a prodotti giapponesi di altissimo livello. Molta della “roba” economica che si trova online ha successo solo perché, per mancanza di conoscenze, molti non sono in grado di apprezzare la qualità reale di prodotti migliori.

Se vi trovate tra le mani trasformatori di alto livello, dovete anche essere in grado di sfruttarli al meglio. Per questo motivo, io resto sempre disponibile ad aiutare i miei clienti a ottenere il massimo dalle loro realizzazioni.

Il commento di Fabrizio (in originale a fondo articolo nella zona commenti):

Finalmente il suono che mi piace! Prolungare l’ascolto soffermandosi con il sorriso sulle labbra a godere della qualità del suono riprodotto ed avere la conferma di aver speso bene il denaro investendo su un set di trasformatori audio SB-LAB è quanto mi sta capitando questi giorni. Non c’è bisogno di bluffare con se stessi per rendersi conto di essere di fronte ad una apparecchiatura audio di alta qualità, perchè di alta qualità è il suo circuito.
Grazie Stefano.
Avevo nel cassetto due quartetti di valvole KT88 Mullard e G.E.C. selezionati, delle EF86 Telefunken silver shield NOS, così ho deciso di sostituire le già ottime EF86 Teonex (Watford Valves) con le Telefunken e le Genalex Gold Lion di recente produzione russa con il quartetto G.E.C. del 1960, prima le une poi a seguire le altre mentre ho lasciato le sfasatrici 12AU7 RCA clear top (le mie ecc82 preferite) e le raddrizzatrici Philips Miniwatt GZ34 (Mullard).
Non avevo mai provato questi cambi prima ma… si, data la bontà degli amplificatori modificati, ho ritenuto il caso di fare queste prove anche mosso da una certa curiosità.
Chi legge potrebbe aspettarsi che io ora scriva che si è notato subito un miglioramento montando sul nuovo circuito queste rinomate e costose valvole. Bene, mi dispiace per chi rimarrà deluso dalla mia affermazione, ma non è così.
Gli amplificatori suonavano tremendamente bene prima con le russe e continuano a suonare strepitosamente bene anche con le KT88 G.E.C.
Nessun cambiamento udibile che possa essere considerato migliorativo, e questa è la chiara conferma che una valvola di pregio non può, da sola, migliorare più di tanto un ottimo circuito, come del resto non può, da sola, modificare le sorti sonore di un circuito mal concepito.
Nel caso degli amplificatori in oggetto invece possiamo davvero “solo” (vi paresse poco!) notare i cambiamenti nel suono che vengono inevitabilmente indotti dalle caratteristiche intrinseche (materiali usati, processo produttivo)
di due valvole di diversa produzione. In pratica diventa solo una questione di preferenza, di mero gusto. Tutto questo, fermo restando che si monti materiale di qualità quanto meno buona, ovvio.
Allora si potrebbe notare il timbro acidulo… (“tarty” direbbero gli inglesi) delle Genalex russe e preferirlo magari al timbro suadente delle G.E.C. del 1960.
Questi amplificatori di cui sono orgoglioso proprietario, suonano controllati, asciutti, molto definiti, sono dinamici e potenti, con una timbrica di un equilibrio fuori del comune, superiore a quanto di meglio mi sia capitato di possedere
e/o ascoltare (Accuphase, MacIntosh, Quad).
Di grande bellezza la gamma medio alta, potentissima, penetrante. Gli acuti ti scuotono letteralmente l’anima (è un esperienza fisica), senza romperla, senza evidenza di sibilanti fastidiose. I bassi sono presenti e controllati, smorzati perfettamente. La scena sonora è granitica e tridimensionale, fermissima e definita.
Ridate un’occhiata alle strumentali di questi apparecchi… signori, quest’uomo merita il rispetto e la considerazione di noi veri appassionati di valvole ed hi-fi.
Un consiglio: approfittatene.

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One Response to Ogni amplificatore va messo a punto sul proprio trasformatore

  • Finalmente il suono che mi piace! Prolungare l’ascolto soffermandosi con il sorriso sulle labbra a godere della qualità del suono riprodotto ed avere la conferma di aver speso bene il denaro investendo su un set di trasformatori audio SB-LAB è quanto mi sta capitando questi giorni. Non c’è bisogno di bluffare con se stessi per rendersi conto di essere di fronte ad una apparecchiatura audio di alta qualità, perchè di alta qualità è il suo circuito.
    Grazie Stefano.
    Avevo nel cassetto due quartetti di valvole KT88 Mullard e G.E.C. selezionati, delle EF86 Telefunken silver shield NOS, così ho deciso di sostituire le già ottime EF86 Teonex (Watford Valves) con le Telefunken e le Genalex Gold Lion di recente produzione russa con il quartetto G.E.C. del 1960, prima le une poi a seguire le altre mentre ho lasciato le sfasatrici 12AU7 RCA clear top (le mie ecc82 preferite) e le raddrizzatrici Philips Miniwatt GZ34 (Mullard).
    Non avevo mai provato questi cambi prima ma…si, data la bontà degli amplificatori modificati, ho ritenuto il caso di fare queste prove anche mosso da una certa curiosità.
    Chi legge potrebbe aspettarsi che io ora scriva che si è notato subito un miglioramento montando sul nuovo circuito queste rinomate e costose valvole, bene mi dispiace per chi rimarrà deluso dalla mia affermazione ma non è così.
    Gli amplificatori suonavano tremendamente bene prima con le russe e continuano a suonare strepitosamente bene anche con le kt88 G.E.C.
    Nessun cambiamento udibile che possa essere considerato migliorativo e questa è la chiara conferma che una valvola di pregio non può da sola migliorare più di tanto un ottimo circuito come del resto non può da sola modificare le sorti sonore di un circuito mal concepito.
    Nel caso degli amplificatori in oggetto invece possiamo davvero “solo” (vi paresse poco!) notare i cambiamenti nel suono che vengono inevitabilmente indotti dalle caratteristiche intrinseche (materiali usati, processo produttivo)
    di due valvole di diversa produzione, in pratica diventa solo una questione di preferenza… di mero gusto. Tutto questo, fermo restando che si monti materiale di qualità quanto meno buona, ovvio.
    Allora si potrebbe notare il timbro acidulo…(“tarty” direbbero gli inglesi) delle Genalex russe e preferirlo magari al timbro suadente delle G.E.C. del 1960.
    Questi amplificatori di cui sono orgoglioso proprietario, suonano controllati, asciutti, molto definiti, sono dinamici e potenti con una timbrica di un equilibrio fuori del comune, superiore a quanto di meglio mi sia capitato di possedere
    e/o ascoltare (Accuphase, MacIntosh, Quad).
    Di grande bellezza la gamma medio alta, potentissima, penetrante gli acuti ti scuotono letteralmente l’anima (è un esperienza fisica)….senza romperla, senza evidenza di sibilanti fastidiose. I bassi sono presenti e controllati, smorzati perfettamente. La scena sonora è granitica e tridimensionale, fermissima e definita.
    Ridate un’occhiata alle strumentali di questi apparecchi…signori, quest’uomo merita il rispetto e la considerazione di noi veri appassionati di valvole ed hi-fi.
    Un consiglio: approfittatene.

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SB Proxima – Amplificatore Single Ended Triode Connected: Esplorando le Potenzialità delle KT88

È con grande entusiasmo che presento questo articolo riguardante un progetto di amplificatore audio a valvole che ho sviluppato nel 2019 con l’intenzione di pubblicarlo su una rivista di settore. Nonostante i miei sforzi, il progetto non ha visto la luce sulla carta stampata e l’amplificatore è rimasto un prototipo non utilizzato. Tuttavia, la passione e l’impegno che ho investito in questo progetto non sono andati persi.

Questo progetto utilizza componenti di alta qualità, tra cui il trasformatore SE2K-EL34, l’induttanza 15S59 e il trasformatore di alimentazione 17S4150. Dopo un periodo di riflessione, ho deciso di condividere il frutto del mio lavoro con altri appassionati di audio e fai-da-te. Ho reso disponibili il set di trasformatori e lo schema elettrico affinché chiunque abbia la voglia e la capacità di realizzare un amplificatore simile possa farlo con facilità.

Il prototipo originale invece l’ho ceduto ad un caro amico, che ne ha apprezzato le qualità sonore e l’estetica. Spero che questa esperienza possa essere di ispirazione per coloro che condividono la mia passione per l’audio di alta qualità e che possa portare gioia e soddisfazione a chiunque scelga di intraprendere questa avventura fai-da-te. Buona costruzione e buon ascolto!

Ciao Stefano

Proxima, che esperienza !!!
Ho ascoltato questo ampli a casa tua quando era ancora “in prova”, e già mi era piaciuto tanto. L’ampli si presenta in uno stile vintage molto molto gradevole, almeno per me e molto ben fatto. Collegato al tuo impianto, quindi un contesto controllato, la sorpresa e stata immensa. Già dal primo minuto di accensione, raro per un valvolare quello che esce dai diffusori è tanta roba, la tridimensionalità è pazzesca, così come la stereofonia, ma soprattutto, questo ampli è molto rivelatore, porta all’attenzione quei particolari della registrazione che solitamente solo stando attento riesci a percepire, anche mentre mandavo messaggi ad un amico, alzovo la testa e mi chiedevo da dove saltavano fuori certe note. Qualsiasi genere musicale viene riprodotto magnificamente e non ti viene mai la voglia di cambiare disco perché ti stanca. La potenza, di targa non altissima me è appagante, non ho trovato il clipping, se non facendo sanguinare le orecchie. Altra cosa che trovo interessante è la possibilità di poter cambiare tipo di valvola, poter giocare rende sempre le persone felici. Non mi dilungo ulteriormente, dico solo Proxima è una delle tue migliori creazioni.
Cristian.

Questo che vi presento è un’apparecchio realizzato da me nel 2019, il cui progetto doveva essere presentato su una nota rivista del settore. Tuttavia, non sono riuscito a trovare un accordo con loro; al contrario, abbiamo avuto un vero attrito di vedute. Tale disaccordo mi ha portato a rinunciare alla pubblicazione del progetto, e hanno invece commissionato un lavoro simile a quello mio a un’altra persona. Quest’ultima afferma che non si possono pilotare le valvole in A2 utilizzando altre valvole come driver, ma che è necessario ricorrere a transistor e mosfet. È evidente che non conosce la 6H30. Peggio per loro. Io mi godo il risultato e loro non sanno cosa si sono persi le loro orecchie.

Comunque, avevo voglia di realizzare un circuito diverso dal solito e sperimentare qualcosa di nuovo. Ho quindi derivato dal progetto del tulipa un single ended che può montare, con minime modifiche, EL34 / 6CA7 / KT66 / KT77 / KT88 e 6550. La particolarità di questo circuito sta nel fatto che le finali sono connesse in triodo e accoppiate DC (senza condensatore) al loro driver, una 6H30pi, e quindi pilotate in modo misto A1 e A2 con una polarizzazione a bias fisso.

Il pilotaggio in griglia positiva permette di raggiungere, in modalità triodo, più potenza di quella che che si avrebbe dal pilotaggio normale in A1, consentendomi di sfruttare la bassa resistenza interna della valvola connessa in triodo per raggiungere un certo fattore di smorzamento “target”, usando il minimo tasso di controreazione. La controreazione utilizzata è di tipo locale: il secondario del trasformatore di uscita è posto sotto al catodo della finale stessa, sommata a un’ulteriore minima controreazione locale tra l’anodo della finale e il catodo dello stadio di ingresso.

Desidero sottolineare che il circuito è ottimizzato per EL34 e compatibili e, sebbene possa montare KT88, non ne riesce a sfruttare appieno le potenzialità, come qualsiasi amplificatore che possa montare indistintamente EL34 e KT88 del resto… Non è mia consuetudine fare queste cose di solito, era qualcosa di più che avevo pensato per la pubblicazione in edicola; certamente in un’altra ottica avrei realizzato una variante del circuito ottimizzata per KT88.

Le valvole montate sull’apparecchio sono una coppia di 5751 NOS (versioni speciali delle ECC83), la sopra citata 6H30Pi e una coppia di preziose 6550 General Electric NOS. Tutti i condensatori nel percorso del segnale sono polipropilene selezionati, mentre gli elettrolitici delle alimentazioni sono anch’essi bypassati con condensatori polipropilenici selezionati.

Nella parte superiore del pannello sono presenti 2 trimmer per la regolazione del bias e 2 strumenti a lancetta in stile vintage che indicano la regolazione del bias; nella foto qui sotto invece si vede il cablaggio del circuito. Come per la maggior parte dei miei prototipi, è montato su un telaio in legno, in questo caso noce finito con gommalacca e pannelli di alluminio.

La potenza che l’amplificatore raggiunge è di 7 watt RMS con qualsiasi tipo di valvola finale montata; se avessi realizzato una variante specifica per KT88, avrei probabilmente ottenuto circa 9 watt. Lo smorzamento raggiunge un fattore di 5,5, mentre la banda passante è di 30Hz / 80kHz (-1 dB) e 20Hz / 110kHz (-3 dB) fino alla massima potenza. Di seguito è riportato il grafico:

Qui sotto la risposta alle quadre, 100Hz

A 1khz

E 10khz

La distorsione armonica totale si attesta al 0,2% a 1 watt a 1 kHz e allo 0,21% a 10 kHz. Ecco i grafici:

L’esperienza d’ascolto è esaltante: la gamma bassa è potente e veloce, con diffusori ben controllati e un impatto realistico ed energico delle percussioni. La gamma media e alta è limpidissima, brillante, ricca di dettagli e grana, con un’apertura stereofonica emozionante. L’ascolto risulta godibile con tutti i generi musicali, dal rock ai cori, rispettando una buona regola per qualcosa che possa essere realmente definito HiFi di alto livello.

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Controreazione e zero feedback negli amplificatori valvolari: la mia posizione

Ho aggiornato questo articolo perché voglio esprimere meglio il mio pensiero su un argomento molto dibattuto su internet: l’uso del negative feedback negli amplificatori audio. Sono stanco delle polemiche sterili e delle aggressioni a chi non si conforma al pensiero comune. Qui dico la mia, senza schemi, grafici o formule: preferisco parlare di esperienza pratica e smontare alcune leggende che alimentano una vera e propria caccia alle streghe.

La controreazione o negative feedback è un importante concetto nell’elettronica audio che ha radici nella teoria dei sistemi di telefonia. In sintesi, la controreazione è un meccanismo utilizzato per ridurre la distorsione e migliorare la stabilità di un sistema. La controreazione è stata utilizzata per la prima volta nell’elettronica audio negli anni ’30, quando Harold Black, un ingegnere dei Bell Laboratories, sviluppò un amplificatore a controreazione per migliorare le prestazioni dell’amplificatore a triodo allora in uso. L’amplificatore a controreazione di Black utilizzava un circuito di retroazione negativa per ridurre la distorsione dell’amplificatore. Il negative feedback permetteva di abbattere in modo consistente il rumore di fondo, la distorsione armonica e aumentare la banda passante di un circuito amplificatore, permettendo di realizzare linee più lunghe che potevano raggiungere molti più utenti, con una qualità della trasmissione telefonica altrimenti impossibile. L’invenzione del negative feedback diede quindi un grande slancio alla tecnologia.

Negli anni ’40 e ’50 il concetto di controreazione fu applicato a diversi dispositivi elettronici, tra cui amplificatori e mixer. Nel corso degli anni la controreazione si è evoluta, diventando una parte fondamentale della progettazione dei circuiti audio. Il principio è semplice: una parte del segnale di uscita viene riportata all’ingresso e confrontata con il segnale originale. L’eventuale differenza (errore) viene sottratta, così l’amplificatore corregge in tempo reale le proprie imperfezioni. Il risultato è una risposta più fedele al segnale d’origine, con distorsione e rumore ridotti e una qualità sonora più pulita. Oggi la controreazione è utilizzata in molte applicazioni audio (amplificatori, mixer, equalizzatori e compressori) e non audio (automotive, controllo industriale). In sintesi, la controreazione è un concetto che ha permesso di migliorare la qualità e la stabilità dei sistemi audio e non solo.

Per leggere qualcosa di più tecnico riguardo la controreazione vi consiglio la lettura di questo articolo su Audio Valvole.

Amplificatori valvolari Zero Feedback

Quali sono le argomentazioni dei sostenitori dello zero feedback? I sostenitori degli amplificatori audio zero feedback affermano che questi amplificatori producono un suono più “caldo”, “fedele” e “più naturale” rispetto agli amplificatori retroazionati. In particolare, essi sostengono che gli amplificatori a valvole producono una distorsione armonica più piacevole all’orecchio umano rispetto alla distorsione causata dagli amplificatori fortemente retroazionati, considerata generalmente più “aspra”.

Inoltre, ritengono che questi amplificatori siano in grado di gestire meglio i picchi di segnale, garantendo una riproduzione audio più dinamica e “realistica”. Si sostiene che la tecnologia a valvole consenta di gestire i picchi senza causare compressione udibile.

Cos’è il Clipping?

Il clipping in un amplificatore audio si verifica quando il segnale in uscita supera la capacità massima di gestione dell’amplificatore. Quando l’ingresso è troppo forte e l’amplificatore non può aumentare ulteriormente la tensione senza distorcere, la forma d’onda si “taglia” ai limiti massimi, causando distorsione. È udibile come un suono “schiacciato”, “scomposto” o “graffiante”, a seconda della gravità.

Nei valvolari il clipping tende a manifestarsi in modo più graduale, soprattutto per via della curva di trasferimento delle valvole e della loro polarizzazione: l’amplificazione smette di crescere in modo progressivo e i picchi si arrotondano. Il trasformatore d’uscita può contribuire, ad esempio limitando l’estensione in banda o andando in saturazione nei casi estremi, ma non è la causa primaria di questo effetto. Questo tipo di clipping risulta poco fastidioso all’orecchio o quasi non percepibile se avviene per brevi istanti.

Negli amplificatori a transistor, invece, il clipping si manifesta spesso in modo più brusco e tagliente: raggiunto il limite di tensione la forma d’onda si “taglia” improvvisamente, producendo una distorsione netta e fastidiosa.

È importante chiarire che clipping morbido non significa maggiore dinamica: se i picchi superano la potenza disponibile vengono comunque tagliati. Per riprodurre realmente la dinamica di un brano serve abbassare il volume o usare un amplificatore di potenza superiore. Chi racconta che un circuito valvolare possa, anche solo per un istante, erogare potenze molto maggiori di quella nominale racconta balle astronomiche: questa è semmai una caratteristica di certi stadi a transistor (per via di riserve nei condensatori o configurazioni particolari). Un valvolare, quando clippa, clippa e basta.

Falsi miti dello zero feedback

Gli amplificatori zero feedback, cioè quelli che non utilizzano la retroazione negativa, sono spesso oggetto di falsi miti e malintesi. Di seguito alcuni di questi miti e le relative correzioni:

  • “Gli amplificatori zero feedback suonano meglio degli amplificatori con retroazione”: è una generalizzazione. La retroazione negativa, quando è progettata e applicata correttamente, può ridurre la distorsione e migliorare la linearità, garantendo un suono fedele alla sorgente.
  • “Gli amplificatori zero feedback sono più musicali e caldi”: dipende dal progetto, non solo dalla presenza o assenza di NFB. Esistono molti valvolari con retroazione dal suono molto “musicale”.
  • “Gli amplificatori zero feedback hanno una gamma dinamica maggiore”: non automaticamente. La dinamica percepita dipende dalla catena completa e dai limiti reali di tensione e corrente.
  • “Gli amplificatori zero feedback sono più affidabili”: l’affidabilità dipende da progetto e componenti, non dalla sola presenza o assenza di NFB. Anzi, un circuito privo di controreazione tende a richiedere manutenzione più frequente, perché anche piccole variazioni dei componenti—soprattutto delle valvole—possono causare differenze tra i due canali dello stesso apparecchio in tempi relativamente brevi.
  • “La retroazione introduce distorsione o rumore”: nella banda in cui il loop gain è sufficiente, la NFB in genere riduce distorsione e rumore. I problemi possono nascere solo in progetti mal compensati o con margine di fase insufficiente.

Limitazioni ed effetti negativi dell’assenza di controreazione

  1. Maggiore distorsione: senza NFB la distorsione resta quella “nativa” del circuito e può essere più alta (specie ai margini di banda dove il sistema è meno lineare).
  2. Maggiore rumore: senza la “rete di sicurezza” della NFB, il rumore percepito può essere più alto (dipende anche dall’alimentazione).
  3. Maggiore impedenza di uscita: limita la capacità di controllo del carico (basso smorzamento).
  4. Maggiore sensibilità a tolleranze e variazioni: il comportamento dipende di più da componenti, diffusori e ambiente.

In generale, l’assenza di controreazione in un amplificatore valvolare può avere effetti negativi sulla qualità sonora. Tuttavia, in alcune configurazioni—ad esempio con diffusori a tromba o monovia dotati di piccoli altoparlanti ad alta efficienza—può risultare piacevole a chi predilige un certo tipo di timbrica. Al contrario, con casse a bassa impedenza, dotate di crossover complessi, grandi woofer o carichi reflex, la mancanza di controreazione porta quasi sempre a un suono disordinato: bassi invadenti, scarsa precisione e difficoltà nel riprodurre passaggi musicali complessi, che finiscono per trasformarsi in confusione.

Amplificatori valvolari retroazionati, ma il giusto!

L’uso di una modesta quantità di retroazione negativa in un amplificatore valvolare può offrire diversi vantaggi:

  1. Riduzione della distorsione armonica: migliora la fedeltà del suono.
  2. Miglioramento della risposta in frequenza: amplificazione più uniforme su tutta la banda utile.
  3. Riduzione del rumore di fondo.
  4. Aumento del fattore di smorzamento e quindi maggiore controllo del woofer.

In sintesi, una retroazione moderata può migliorare stabilità, linearità, risposta in frequenza e rumorosità. La quantità e il tipo di retroazione vanno bilanciati con le caratteristiche sonore desiderate.

Se c’è troppa controreazione?

Un amplificatore con troppa controreazione o con compensazioni sbagliate può dare:

  1. Suono percepito come “troppo asciutto” su certi abbinamenti (damping factor molto alto, interazione diversa col diffusore/ambiente).
  2. Percezione di “sterile” in progetti mal bilanciati (non è automatico della NFB).
  3. Problemi di stabilità (auto-oscillazioni) se il margine di fase è insufficiente.

La controreazione può influire sulla rotazione di fase del segnale: con guadagni d’anello elevati a certe frequenze si possono creare condizioni per instabilità. Inoltre, cattiva gestione di fase e loop può aumentare l’intermodulazione. Questi problemi si riducono con progetto e messa a punto accurati. In un valvolare di qualità la banda passante del trasformatore d’uscita deve essere la più estesa possibile.

Controreazione e fattore di smorzamento

Un’altra convinzione diffusa è che un damping factor (fattore di smorzamento) molto alto tolga “dinamica” al suono. In realtà un fattore di smorzamento elevato indica soprattutto una bassa impedenza d’uscita, che consente all’amplificatore di controllare meglio il movimento dei woofer e di ridurre le risonanze indesiderate.

Può capitare che, su certi diffusori o in determinati ambienti, un basso molto controllato venga percepito come più “asciutto” o “meno corposo”, ma non si tratta di una reale perdita di dinamica: è una diversa interazione tra amplificatore, diffusori e acustica della stanza. Per approfondire: articolo dedicato.

Qual è la definizione di Hi-Fi?

Hi-Fi significa “Alta Fedeltà”: riprodurre il più possibile il segnale sorgente, con dettaglio ed equilibrio, riducendo colorazioni e distorsioni. L’obiettivo è offrire una riproduzione che rispetti ciò che è stato registrato.

Che cosa intendono alcune persone quando parlano di “Suono Naturale”?

Il termine “suono naturale” nel contesto audiofilo si riferisce a un suono percepito come vicino all’evento musicale originale secondo le esperienze soggettive d’ascolto. L’ascolto Hi-Fi punta a fedeltà e precisione; l’ascolto “naturale” punta alla piacevolezza e può includere personalizzazioni che, per definizione, introducono una certa colorazione. Nulla di male: basta esserne consapevoli.

La riproduzione audio naturale è soggettiva e dipende da diffusori, acustica dell’ambiente, sorgenti e preferenze personali. Alcuni preferiscono suono caldo e morbido, altri brillante e preciso.

Criticità nei circuiti retroazionati

La retroazione può portare a instabilità e auto-oscillazioni se il circuito non è correttamente progettato o è mal costruito. Criticità da considerare:

  1. Fase: se la rotazione supera i 180° con guadagno ancora alto, il loop si innesca.
  2. Banda: il loop introduce ritardi; margini di fase e compensazioni sono cruciali.
  3. Guadagno: troppo guadagno d’anello senza margini adeguati = oscillazioni.
  4. Impedenze: l’interazione delle impedenze può incidere sulla stabilità.
  5. Temporizzazione: ogni loop richiede tempo per agire; serve progetto attento.

Per evitare instabilità serve una progettazione accurata, scelta dei componenti, configurazione corretta e analisi dei parametri di stabilità. Uno zero feedback può essere più semplice da costruire senza inneschi, motivo per cui agli inizi dell’autocostruzione si proponevano spesso schemi di questo tipo; poi è diventata anche una “moda”.

L’assenza di controreazione è necessaria per un ascolto naturale?

No. L’ascolto “naturale” dipende principalmente dalla qualità della riproduzione complessiva (catena, acustica, registrazione), non dal solo tipo di loop. L’assenza di NFB può implicare distorsione più alta, maggiore sensibilità alle variazioni e più rumore. Ci sono configurazioni di retroazione che migliorano la fedeltà senza compromettere la piacevolezza.

Amplificatori Artigianali VS Amplificatori Industriali

La qualità dipende da progetto, componenti, costruzione e cura. L’industriale può beneficiare di processi ripetibili; l’artigianale di personalizzazione e componenti scelti. A livello industriale si usa spesso più NFB per uniformità e specifiche; a livello artigianale si sceglie in funzione del risultato sonoro ricercato. Occhio agli impresentabili (qui esempi)…

Abbasso gli estremisti

Esistono sostenitori dello “zero feedback assoluto” che ritengono che l’uso della controreazione influisca negativamente sul suono. È una preferenza legittima. Alcuni però diventano dogmatici e critici verso chi la usa in modo moderato e consapevole. In realtà, l’uso della controreazione può essere utile e benefico se implementato bene. La quantità può essere regolata secondo preferenze e impianto. Non va considerata in modo dogmatico.

Inoltre va considerato che quando un brano viene registrato, tra preamplificatori, mixer, registratori e tutto il resto, il segnale passa attraverso una grande quantità di apparecchi professionali pieni di retroazione. Se davvero la NFB “rovinasse” il suono, perché l’ultima controreazione a casa vostra dovrebbe essere la colpevole? La distorsione finale spesso avviene proprio in riproduzione, specie se si usa un amplificatore “naturale/zero feedback” fuori dal suo contesto ideale.

Dire “un amplificatore con controreazione fa schifo” non ha senso: dipende da circuito, componenti, progettazione, tipo di controreazione. La NFB ben usata porta a una riproduzione precisa e fedele. Non si può generalizzare. Esistono migliaia di valvolari con NFB apprezzati da tantissima gente. I gusti contano.

Il fondamentalismo “zero feedback” può allontanare potenziali fruitori dei valvolari, facendo percepire questo mondo come dominato da un’ideologia rigida. Inoltre, criticare in modo sproporzionato gli amplificatori con NFB può disincentivare chi cerca prestazioni ottenibili realisticamente solo con un certo grado di retroazione.

La mia esperienza: ho incontrato persone convinte dalle teorie “zero feedback” che hanno speso cifre importanti per amplificatori costruiti secondo questa filosofia, rimanendo poi deluse. In molti casi mancava una conoscenza pratica dell’elettronica. Il risultato era un suono lento, confuso nei passaggi complessi, bassi gonfi ed evanescenze. Quando hanno potuto ascoltare un amplificatore correttamente retroazionato e ben progettato, hanno percepito maggiore ampiezza, dinamica, profondità e pulizia. L’acquisto di un amplificatore dovrebbe essere consapevole e informato, non dettato dalla moda o dal dogma.

Quando diventa una malattia…

Nel corso degli anni storie simili a quella che segue mi sono capitate almeno 3/4 volte… Caio, un mio cliente, tempo fa ha acquistato da me un set di trasformatori e uno schema premium per realizzare un mio amplificatore con le KT88, un precursore di Phoenix. Un giorno incontra “Tizio”, amico appassionato di valvolari. Tizio ha un 300B zero feedback costruito da “nome di superguru”, ma non è convinto del suono. Caio ascolta: medio-alti ok, in basso gommoso e lento. Poi Tizio ascolta il KT88 di Caio: “Cavolo suona bene, vorrei che anche il mio suonasse così!” — “Fattene fare uno uguale da SB-LAB.” — “Ehhh ma sai la coooooontrooooooreaaaaazioooneeee…”.

Tizio il giorno dopo compra una coppia di 300B vintage da 2500€ per il suo zero feedback. La settimana dopo mette in vendita tutto (ampli + 300B). Il mese dopo compra un altro 300B zero feedback di “altro superguru”. Ha già buttato via quasi 20.000€ e la storia si ripete. Di “Tizi” così ce ne sono tanti…

Come concepisco io gli amplificatori valvolari… Le mie conclusioni

Gli amplificatori valvolari hanno un fascino tutto loro. La scelta tra zero feedback e controreazione dipende da obiettivi e contesto. Personalmente cerco un equilibrio tra gestione delle basse frequenze e pulizia della gamma medio-alta, senza diventare duro e aggressivo come certi transistor né goffo e lento come alcuni zero feedback.

Uso pesato della controreazione: è uno strumento importante per ottenere risposta più lineare, distorsione inferiore e miglior controllo dei diffusori impegnativi. Un vantaggio è la versatilità con più casse. Spesso i sostenitori dello zero feedback dicono che servano diffusori “dedicati” come trombe o monovia: questa restrizione complica la vita a chi vuole scegliere liberamente l’impianto.

Ovviamente la NFB richiede un progetto solido: stadio driver capace, trasformatore con una grande banda passante, alimentazione pulita e margini di fase adeguati. Con questo approccio si ottiene un suono equilibrato e ripetibile su catene reali.

Ci tengo a precisare che comprendo perfettamente le tecniche alla base dello zero feedback e potrei applicarle. La mia scelta di usare feedback moderato viene dall’esperienza e dall’idea di suono che cerco. Zero feedback non è una panacea e porta con sé limiti concreti; la controreazione non è “il male”. È uno strumento: dipende da come lo si usa. Insomma: niente estremismi. La scelta dipende da molti fattori. La progettazione di amplificatori è un’arte di equilibrio e buon senso più che di slogan.

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4 Responses to Controreazione e zero feedback negli amplificatori valvolari: la mia posizione

  • “L’uso pesato della controreazione è uno strumento importante per raggiungere questo obiettivo”: ricordo un articolo di Bartolomeo Aloia (non ricordo più se su Suono o FdS) che dichiarava di avere la tua stessa filosofia (anche per gli ampli a stato solido). Avendo ascoltato sia il tuo ampli che uno dei suoi (completamente diversi tra loro: il tuo è un valvolare single-ended, il suo l’ST-200…), ho buoni motivi per pensare che la vostra visione è quella giusta.

  • Ottimo articolo, esauriente e ben fatto. Sono perfettamente d’accordo. Complimenti!!

  • Sono d’accordo con Stefano. I guru della controreazione zero probabilmente non hanno mai ascoltato un amplificatore SB-Lab senza silicone nelle orecchie. Del resto se anche grandi marchi come ARC e Conrad Johnson fanno un uso sapiente della CR ci sarà pure un motivo, o sono cazzari anche loro?

  • Sono perfettamente d’accordo – il problema è che è difficile comprendere che l’ideazione e la realizzazione di un amplificatore è una questione di equilibri e di scelte ponderate che spesso si scontrano con le mode del momento o con esigenze commerciali. Personalmente ho ascoltato diverse realizzazioni “zero feedback” e non mi hanno impressionato. La musica riprodotta deve avere dinamica e gli altoparlanti devono essere perfettamente controllati. I dispositivi a controreazione zero difficilmente assicurano tutto ciò. Un uso ragionato del feedback è ancora la soluzione migliore.
    Ottimo articolo

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