Luxman MQ70 – Problemi ai Trasformatori d’Uscita e Come Risolverli

Il Luxman MQ70 è uno degli amplificatori valvolari più interessanti ma anche più delicati della produzione giapponese. In questo articolo mostro due casi reali di riparazione, spiegando perché i trasformatori d’uscita tendono a guastarsi, come intervenire in modo corretto e quali risultati si possono ottenere in termini di affidabilità, potenza e risposta in frequenza.

Se possedete un MQ70 e sospettate problemi ai trasformatori, al bias delle EL34 o all’isolamento dopo anni di umidità, qui trovate esempi pratici di restauro, riavvolgimento e sostituzione dei trasformatori, con misure di banda passante, DF e qualche consiglio per far lavorare l’amplificatore in sicurezza senza stressare inutilmente le finali.

Un difetto tipico dei Luxman MQ70 sono i trasformatori d’uscita che vanno in corto, soprattutto se per errore vengono accesi e fatti suonare sconnessi dall’altoparlante, problema favorito peraltro dai morsetti in dotazione che, se si inserisce troppo dentro la guaina del filo, a volte non fanno contatto. Il secondo difetto dei trasformatori d’uscita Luxman è di essere affogati nel catrame. Il catrame è fortemente igroscopico (cioè assorbe umidità col tempo e tende a trattenerla) e se l’amplificatore viene conservato per lungo tempo in un luogo umido è possibile che i trasformatori si rovinino.

Un altro problema dell’MQ70 è quello delle finali tirate per il collo: riescono ad erogare 40 watt RMS da una sola coppia di EL34, perché la tensione anodica arriva a sfiorare i 500 volt e a volte arrossano le placche perché non si riesce ad abbassare la corrente di bias sotto i 50mA (o più di 50). Nella regolazione del bias si ha un leggero margine se la tensione di rete è 220 volt (testato col variac, il trasformatore di alimentazione dell’MQ70 è fatto per ricevere sul primario 220 volt). Il problema è che ai giorni nostri spesso la rete di distribuzione arriva a 230/240 volt e l’aumento della tensione di placca delle finali fa schizzare la corrente di bias oltre il limite minimo regolabile dal circuito. Questo secondo difetto è facilmente risolvibile cambiando una sola resistenza nel circuito: in questo modo si aumenta la tensione negativa disponibile sui trimmer del bias e si riesce a riavere un buon margine di regolazione. Consiglio a tutti di regolare una corrente di riposo di 30/35mA massimi, per tenere le finali un pelo al di sotto della dissipazione massima. Non si ha nessuna perdita di potenza o qualità, le valvole vivono più a lungo e sono meno soggette a guasti esplosivi. PS: in molti apparecchi Luxman sembra non aver montato le resistenze dei testpoint riportate a schema sotto gli zoccoli delle finali, per comodità, per non dover usare 4 bias probe, io le metto.

Primo Caso: Riparazione di un esemplare con riavvolgimento dei trasformatori originali.

Mentre il primo difetto, ossia i trasformatori d’uscita che si bruciano, è più antipatico. La disconnessione del diffusore avviene principalmente per colpa delle boccole a vite dove si mette il filo spellato che va alla cassa; queste boccole di plastica le trovo spesso rotte, quindi mollano il filo. Il guasto del trasformatore avviene per autooscillazione, perché il circuito ha un tasso di feedback estremamente alto.

Perché non ripristino più i trasformatori originali del MQ70

In passato eseguivo il ripristino dei trasformatori originali del Luxman MQ70, un lavoro estremamente lungo e scomodo. Il trasformatore è infatti chiuso in una scatola metallica, completamente affogato nel catrame e costruito con lamierini di dimensioni non standard. Per recuperarne uno dovevo estrarre l’intero blocco dal catrame, ripulirlo a fondo e recuperare lamierini e fascetta per poi procedere al riavvolgimento. Oltre al tempo richiesto, l’operazione produceva fumi di catrame irritanti e poco salutari, e in alcuni esemplari il catrame sciolto e reinserito nella scatola finiva in seguito per colare quando l’amplificatore si scaldava. Per tutti questi motivi ho deciso di non offrire più questo tipo di intervento: oggi realizzo solo trasformatori ex novo, come mostro nella seconda parte dell’articolo. È importante sottolineare che questi trasformatori non sono più in produzione, quindi un ricambio “originale” si ottiene solo sacrificando un altro Luxman. Inoltre ho visto più volte trasformatori dozzinali infilati dentro le scatole svuotate degli originali guasti e rivenduti come autentici, una truffa purtroppo piuttosto diffusa.

Estrazione…

Trasformatore ripulito

Reinserimento nella scatola originale e riaffogato.

Rimontato il trasformatore riparato, provvedo a sostituire i morsetti a vite scassati con delle boccole adatte all’uso di capicorda, gli unici connettori con cui viene un bel lavoro.

Sistemato il problema del bias e cambiato il quartetto di EL34 (valvole che di solito trovo totalmente sfiaccate) l’amplificatore torna a funzionare come nuovo. Per gli scettici pubblico i due tracciati di banda passante e fase acquisiti dal canale con il trasformatore d’uscita ancora originale e quello riavvolto e faccio presente che il trasformatore viene riavvolto sugli stessi lamierini originali, con gli stessi materiali e con esattamente lo stesso schema di avvolgimento ottenuto per ingegneria inversa, sbobinando il primo che ho rifatto. Quindi la copia è uguale all’originale. Le minime differenze si trovano anche su coppie di trasformatori originali, il clone è perfetto.

Trasformatore Originale Trasformatore Riavvolto

Analizzando più a fondo i trasformatori originali Luxman, acquisendo il grafico di banda passante fino a 400kHz, si nota l’insorgere di una fortissima risonanza che viene probabilmente accentuata dall’immenso tasso di controreazione che viene applicato a questo circuito e che è sicuramente la causa della distruzione degli stessi trasformatori, con guasto delle finali, quando all’amplificatore manca il carico. Ovviamente il trasformatore riavvolto ha lo stesso difetto. Non ho acquisito il grafico oltre i 400kHz per motivi di sicurezza, non volevo guastare il trasformatore sotto test visto che a 400kHz la risposta era già a +15dB. Faccio poi notare ai soliti personaggi pieni di pregiudizi che a orecchio non si nota nessuna differenza sonora tra i due trasformatori anche se uno è originale e l’altro è stato riavvolto; le differenze nei grafici sono insignificanti e non è possibile udire la differenza di 0,4dB a 10Hz, in quanto si è nella gamma degli infrasuoni. La risposta in fase è la medesima e piccole differenze come questa le rileveresti anche tra due trasformatori originali, non importa avere belle casse, a orecchio non lo si sente. (E anche io ho delle Tannoy). Quindi chi ha pregiudizi e sentenzia che i miei lavori sono qualitativamente inferiori agli originali, prima di parlare dovrebbe ascoltarli, perché scommetto che se non sapesse che c’è un trasformatore riparato non sentirebbe nulla di strano.


Secondo Caso: Riparazione più economica (ma migliorativa)

Questo è il caso di un MQ70 che mi è stato inviato da un negozio. L’amplificatore, all’apertura del pacco, emanava una puzza nauseabonda, un misto tra urina ed elettronica bruciata; all’ispezione visiva si presentava con simil granelli di sale cosparsi ovunque. Io credo che sia stato tenuto appoggiato in terra in una cantina umidissima o che la detta cantina abbia subito un allagamento, e che poi abbiano provato a metterlo in funzione. Già un altro tecnico aveva provato a ripararlo senza successo, quindi lo hanno inviato a me. Nelle foto sotto si possono vedere le incrostazioni da umidità che lo ricoprivano.

Ho quindi fatto un test di isolamento sui trasformatori d’uscita ed è emerso che scaricavano tra primario e secondario superati i 700 volt, quando in teoria la tenuta dovrebbe arrivare almeno a 2kV, segno che avevano assorbito umidità. Inizialmente ho provato a tenerli una settimana sul termosifone nella speranza che asciugassero, ma la situazione non cambiava. Inoltre c’era la seria possibilità che, visto che l’amplificatore era stato acceso, internamente avessero già una bruciatura conduttiva tra gli isolanti. Non c’era speranza di recuperarli e, siccome il riavvolgimento degli stessi originali, come avete visto nella prima parte di questo articolo, è veramente molto laborioso e costoso, il negoziante che me lo ha inviato per la riparazione mi ha chiesto quale poteva essere il piano B per non sforare il budget. Il piano B è quello di avvolgere due trasformatori di ricambio, ex novo, compatibili al circuito ma ovviamente non esteticamente uguali agli originali. Essendo il trasformatore originale avvolto su un nucleo con dimensioni non standard non è possibile usare lo stesso schema di avvolgimento, ma bisogna calcolare un trasformatore completamente nuovo. Ero fiducioso di riuscire a fare un lavoro anche migliore dell’originale, inoltre, non dovendo rinchiudere i trasformatori in una scatola, avrei avuto a disposizione almeno il 30% in più di nucleo. Il piano B è stato confermato quindi sono andato avanti nel lavoro di riparazione; nella foto sotto il telaio bello pulito e profumato.

Ho dovuto fare qualche foro per ospitare i nuovi trasformatori d’uscita…

Il montaggio è andato bene, anche in questo esemplare bisogna aggiungere le resistenze da 10ohm che appaiono sullo schema ufficiale per poter regolare il bias…

Montaggio Finito…

Ho regolato il bias a 35mA per valvola e, sorprendentemente, la potenza RMS è aumentata dai 40 watt per canale che si hanno con i trasformatori originali a 56 watt RMS. Con i miei trasformatori il circuito appare stabile e non si mette ad autooscillare in mancanza del carico. Il fattore di smorzamento DF si attesta a 13… sono sincero, è troppo retroazionato questo circuito, mi sono permesso di ritoccare il valore della resistenza di NFB per scendere ad un fattore di 8.

La banda passante a 6 watt è: 10Hz 0dB @ 0,4° / 55kHz -1dB @ 60°. La banda passante e la rotazione sono imposte più che altro dalla compensazione della rete di NFB, il trasformatore si estende quasi a 100kHz. Il grafico poi è molto più pulito rispetto al grafico del trasformatore originale.

Distorsione armonica THD @ 1 watt su carico resistivo 0,17%

È impressionante invece il grafico su carico reattivo, frutto di un gran lavoro della Luxman ma anche della tanta controreazione. Resta comunque un amplificatore valvolare concepito negli anni 80, in concorrenza con il mercato fiorente degli amplificatori a transistor di quell’epoca che puntavano tutto sulla strumentale. Sotto il grafico di risposta su carico reattivo a 6 watt.

Quadre a 100Hz / 1kHz / 10kHz

Ho ascoltato l’amplificatore e il suono resta quello Luxman, non ho notato cambiamenti particolari. Soprattutto, in virtù di recenti informazioni ricevute da persone a me vicine, faccio notare ai puristi e collezionisti: ok, i trasformatori in questo caso non sono più i suoi, se cercate un apparecchio originale a scopo di collezionismo non è questo quello che fa al caso vostro, ma non potete dire che suoni peggio. In questo caso è diverso, più pulito e brillante, quindi, a detta di chi lo sta usando, meglio che con i suoi originali, e chi non lo ha sentito non può sentenziare un bel niente, le prove strumentali sono peraltro evidenti. Inoltre ribadisco ancora, era un apparecchio guasto che ora suona e fa felice qualcuno; diversamente sarebbe stato utilizzabile solo come rottame per recuperare parti di ricambio.

Continue reading...

5 Responses to Luxman MQ70 – Problemi ai Trasformatori d’Uscita e Come Risolverli

  • Ho fatto riparare uno splendido MQ70 che bruciava le valvole di potenza e aveva un suono distorto. Il lavoro eseguito è stato perfetto. L’amplificatore ora è tornato ai suoi antichi splendori.

  • Ho riavuto pochi giorni fa il mio Luxman MQ 70, riparato dal Sig. Stefano.
    Trasformatori sostituiti ed altre cose sistemate.
    Il suono, simile a prima, ovviamente non è uguale, ma qui le sorprese: la prima gli acuti: più aperti senza essere fastidiosi.
    Ma è soprattutto la scena riprodotta a migliorare: più precisa, con strumenti maggiormente identificabili nello spazio e “fermi”.
    Meritava la riparazione insomma. Un grazie anche per l’assistenza ricevuta una volta restituitomi il finale

  • devo fare i complimenti al Sig Stefano. per competenza qulita del lavoro svolto e comunicazione.. un guro delle valvole conosce a fondo il tema, si percepisce perfettamente la passione per il suo lavoro…
    pieffe elettronica

  • La resistenza da 10ohm 1/4watt che sta come test point del bias fa lo stessa lavoro, se una valvola dovesse dar di matto si brucia la resistenzina. La cosa strana è che questa resistenza è riportata negli schemi ufficiali ma solo una volta le ho trovate montate di fabbrica (grosse per altro, che non bruciavano facilmente). In ogni modo quando non ci sono le aggiungo io.

  • Forse aggiungere un fuse adatto sul primario può prevenire la bruciatura del trasformatore d’uscita

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Smorzamento alto senza feedback: come e quando…

I precedenti articoli che ho pubblicato su questo argomento hanno smosso la curiosità di diversi utenti che mi hanno chiesto informazioni privatamente su questo argomento spinoso. Gli articoli a cui mi riferisco (che consiglio di leggere) sono questi:

Cos’è il Fattore di smorzamento dell’amplificatore?

Negative Feedback e la caccia alle streghe

SB-Nibiru – Prototipo – Perché non esiste solo la distorsione armonica

Riassumendo, il punto della questione è che, nonostante la stampa di settore e tutti i vari guru dell’alta fedeltà valvolare continuino imperterriti a spacciare il mito dell’amplificatore zero feedback come soluzione indispensabile per ottenere un buon suono, la realtà che vedo è che moltissime persone sono scontente del suono dei loro apparecchi o degli apparecchi che vendono. I guru e la stampa di settore dell’alta fedeltà hanno demonizzato tutto quello che fa uso di controreazione, spingendo i produttori a seguire la moda, ma così facendo hanno ristretto le possibilità di scelta al punto che tanti abbandonano questo mondo totalmente, o passano allo stato solido perché non sono più disposte a spendere soldi per apparecchi che trovano insoddisfacenti. Restringendo il mercato ad apparecchi ipercostosi, spesso dalle doti discutibili, e la clientela che lo frequenta ad una nicchia di persone troppo spesso estremiste e talebane. E non è finita qui perché questa follia dilagante comincia a intaccare anche il mondo dello stato solido, in quanto cominciano a spuntare qua e là anche amplificatori a transistor/FET zero feedback. I produttori sono accecati dai prezzi che sono disposti a pagare i clienti estremisti, perdendo di vista i numeri ben più grandi del resto del pubblico.

Io ho già dimostrato, nel mio piccolo, che l’impiego di trasformatori di qualità molto elevata, unitamente a un moderato e accurato uso della controreazione, può portare alla realizzazione di apparecchi dalle doti sonore uniche e che sono apprezzate in modo molto positivo anche da quegli utenti che ascoltano musica da decenni e che fino ad oggi avevano snobbato certe soluzioni tecniche in quanto demonizzate ovunque si leggesse di valvole, rimanendo sorpresi da quello che si riesce a ottenere facendo le cose nel modo giusto, ottenendo risultati impensabili o che molti per anni hanno agognato e ricercato nei loro valvolari (tutti zero feedback), cambiando valvole in modo compulsivo senza mai riuscire ad arrivare al risultato sperato. Ma i guru continuano la loro folle corsa verso il baratro, perdendo clienti dopo averli spennati, rovinando apparecchi, rovinando il mercato e la credibilità di tutta una categoria.

La domanda che mi è stata posta da un visitatore del sito è stata:

Ma con un budget elevato sarebbe possibile progettare e costruire, per esempio, un SE a triodi con nessuna retroazione, né globale né locale, e che funzioni sonicamente bene? Da abbinare a diffusori ad alta sensibilità e facili da pilotare?

Ci tengo a dirlo, perché la domanda dimostra ancora una volta l’opera di proselitismo dei guru che dicono che se vuoi che suoni bene devi spendere tanto e il progetto sia fatto “bene”. Però non si capisce come debba essere fatto questo progetto per essere fatto “bene”, ma soprattutto più di una volta ho visto apparecchi venduti a svariate migliaia di € (e non necessariamente cinesi) avere talmente tanti problemi di funzionamento che dovevo dire al cliente che, per farli suonare bene, si sarebbe dovuto ricostruirli da zero buttando via tutto, trasformatori compresi… Perché io sono sincero, altri “tecnici” da cui erano andati prima di me si limitavano a rubargli soldi vendendo valvole che dovevano risolvere chissà cosa ma che poi non risolvevano un bel niente, perché se il circuito è sbagliato non c’è valvola che possa risolvere il malfunzionamento. Gli altri hanno guadagnato la vendita di una sporta di valvole, al contrario di me che ho detto la verità e non ho guadagnato niente, ma alla lunga questi personaggi pagheranno la loro disonestà, o almeno si spera, perché resta un nutrito gruppo di utenti che amano cambiare apparecchi e valvole in continuazione.

Quindi, tornando alla domanda sopra, io rispondo che basta fare un circuito ben fatto e con un uso corretto di controreazione per ottenere risultati ottimi. Come ho spiegato negli articoli dei link sopra, il più grosso problema dell’assenza di feedback in un amplificatore è il fattore di smorzamento molto basso e tutti i problemi sonori che questo causa, soprattutto se si abbina l’amplificatore con diffusori che abbiano inerzie elevate (coni con diametro elevato) e/o dotati di reflex.

La domanda quindi è:

È possibile avere un fattore di smorzamento decentemente elevato su un finale valvolare senza usare controreazione?

Ho già accennato negli altri articoli che il fattore di smorzamento “naturale”, ossia lo smorzamento che il finale mostra anche privo di controreazione, dipende al 50% dal trasformatore d’uscita e al 50% dalla valvola finale, o meglio dalla “resistenza interna” di tale valvola. Le caratteristiche del trasformatore d’uscita sono comunque legate in buona parte a quelle della valvola, quindi alla fine si può dire che, se il trasformatore è una scelta quasi obbligata, la responsabilità del risultato finale, quanto a smorzamento, dipende in maggior parte dalla valvola, mentre non c’entra il driveraggio. Tutto dipende quindi solo ed unicamente dalla resistenza interna della valvola finale, dalla sua classe di funzionamento (classe A o AB) e dal rapporto di trasformazione del trasformatore.

Come è già stato detto in altri articoli, il Damping Factor non è altro che un modo di assegnare un “punteggio” a quella che è la resistenza d’uscita di un circuito, o Rout. Infatti il valore del DF si ottiene dalla Rout precedentemente calcolata tramite formula matematica: DF = L/Rout, dove L è il valore del carico. Mentre la controreazione non è altro che un modo di abbassare la Rout di un circuito.

Nel caso di un amplificatore valvolare, la teoria dice che, se si vuole aumentare lo smorzamento senza usare controreazione, è necessario adottare una valvola che abbia di per sé una resistenza interna molto bassa. Ma quali valvole vanno bene e quali no? Genericamente posso dire che, perché il gioco dello smorzamento senza controreazione funzioni, servono valvole con resistenze interne inferiori ai 200ohm, oppure mettere in parallelo valvole in modo da raggiungere una Ri combinata sufficientemente bassa. È sconsigliato il single ended parallelo perché il trasformatore soffre la DC e ha maggiori dispersioni, mentre una configurazione push-pull in classe A si rivela essere la soluzione migliore.

Quindi le valvole devono essere triodi o pseudo tali e la rosa delle scelte possibili si limita alle 6080 / 6AS7 / 6336 / 6C33 e alle varie equivalenti di queste valvole che ho elencato… (chiunque conosca altre valvole con caratteristiche simili è pregato di segnalarle sotto nei commenti).

Tutte le altre valvole, anche le super conosciute e acclamate dal grande pubblico degli audiofili, comprese le beneamate 2A3 / 300B / 845 / 211, hanno Ri troppo elevate e, messe a zero feedback, finiscono per dimostrare fattori di smorzamento bassissimi, mai oltre un fattore 2 o 3 (e chi dice di ottenere fattori di smorzamento elevati, zero feedback, con queste valvole racconta balle).

Calcolo dello smorzamento “teorico” Zero Feedback

Dato questo circuito teorico:

Abbiamo un trasformatore con un rapporto di trasformazione “n” formato da un avvolgimento primario e un avvolgimento secondario; entrambi gli avvolgimenti hanno una resistenza parassita RDC1 e RDC2. La resistenza RDC1 va considerata in serie alla Ri del triodo, mentre RDC2 va considerata in serie all’altoparlante. La Rout si calcola con questa formula:

((Ri+RDC1)/(n*n))+RDC2

Come si calcola il rapporto di trasformazione?

Radice Quadrata di Imp.Pri/Imp.Sec

Dove le impedenze, sia primarie che secondarie, sono espresse in ohm.

Assumiamo che il triodo sia una sezione della 6336A con una resistenza interna di 330ohm, la RDC1 del trasformatore sia 80ohm, la RDC2 sia 0,3ohm, l’impedenza primaria 3k e la secondaria 8ohm, quindi il rapporto di trasformazione è: 19,365:1

((330+80)/(19,365*19,365)) + 0,3 = 1,39ohm
Pari a uno smorzamento DF di “L/Rout”, ossia 8/1,39 = 5,7 (appena sufficiente)

Cosa succede se modifichiamo il trasformatore per avere un secondario da 4ohm invece che da 8? Il rapporto di trasformazione diventa di 27,386:1, mentre RDC2, che prima era circa 0,3ohm, diventerebbe circa 0,2 (non 0,15… attenzione che da 4 a 8ohm le spire non raddoppiano!) quindi la formula diventa:

((330+80)/(27,386*27,386)) + 0,2 = 0,746 (arrotondando i decimali)
Pari a uno smorzamento DF di 4/0,746 = 5,36

Quindi lo smorzamento non cambia cambiando tra le varie prese del trasformatore d’uscita; la differenza tra i 2 calcoli è dovuta agli arrotondamenti, questo a smentire qualche cialtrone che afferma che lo smorzamento sia diverso se si usa una cassa da 8ohm sulla presa a 8ohm piuttosto che una cassa a 4ohm sulla presa a 4.

Cosa succede se usiamo una famosissima e bellissima e tanto di moda 300B con Ri di 740 con il classico trasformatore da 3k, rapporto 19,365, RDC1 da 64ohm e RDC2 da 0,09ohm…

((740+64)/(19,365*19,365)) + 0,09 = 2,234
DF 8/2,234 = 3,58 (insufficiente)

Continuiamo a divertirci: qualcuno che non sa far conti né misure vanta PSE con la 845 con fattori di smorzamento dichiarati a 3 cifre sopra lo zero. La Ri della 845 è di 1700ohm, diviso 2 perché ci sono 2 valvole in parallelo: 850ohm. Trasformatore sempre da 3k ma molto più grosso di quello che si userebbe con una 300B per via delle potenze maggiori, quindi RDC maggiori… non devo starlo nemmeno a calcolare, è ovvio che lo smorzamento sarà molto più basso di 3,5…

Adesso che ho dimostrato che con le valvole fighette famose non si va da nessuna parte quanto a smorzamento zero feedback, torniamo alla nostra 6336A. Cosa succede se usassi un trasformatore da 5k primari invece che da 3k? Il rapporto di trasformazione è: 25:1 e diciamo una RDC1 di 100ohm (valore ipotetico).

((330+100)/(25*25)) + 0,3 = 0,988ohm
Pari a uno smorzamento DF di “L/Rout”, ossia 8/0,988 = 8,09 (fattore di smorzamento assolutamente ottimo)

Sembra di aver trovato il sacro graal, ma purtroppo questi erano tutti calcoli teorici, che considerano un trasformatore ideale privo di perdite, quindi con un trasferimento di energia di 1 tra primario e secondario. Purtroppo, però, nei trasformatori reali il trasferimento di energia è sempre inferiore a 1, quindi c’è un’ulteriore resistenza “fantasma” in serie al nostro circuito che potete immaginare interposta tra primario e secondario, nel dominio magnetico. L’energia elettrica che passa nel primario si trasforma in energia magnetica che si trasferisce al secondario trasformandosi di nuovo in energia elettrica; in questa tripla trasformazione di dominio (elettrico/magnetico/elettrico) purtroppo ci sono delle perdite inevitabili che si possono immaginare come un’ulteriore resistenza in serie al circuito.

Il secondo problema sta nel fatto che, aumentando l’impedenza primaria del trasformatore, la retta di carico vista dalla valvola si corica molto, quindi si ha una diminuzione drastica della potenza trasferita al carico. Si potrebbe ovviare a questo problema spostando il punto di lavoro a una tensione molto più alta, ma per loro natura valvole come le 6080/6336 etc. non possono sopportare tensioni di placca molto elevate. Il datasheet della 6336A indica una tensione massima di 400volt, ma nella voce “absolute values”, il che significa che non è consigliabile farla lavorare così in alto… ma deve essere il punto morto superiore dove cade la retta di carico; il punto a riposo sarà quindi molto più basso. Delle chance in più si potrebbero avere con delle valvole di riga TV connesse a triodo, che possono gestire tensioni molto più alte e quindi impedenze elevate, ma hanno però anche Ri molto più elevate, quindi è probabile che alla fine ci si trovi incatenati a un albero e non si possa andare molto in là in assenza di feedback… Proviamo a calcolare cosa uscirebbe con un SE di 845 su un trasformatore da 12k primari, rapporto 38,73, RDC1 217ohm, RDC2 0,22

((1700+217)/(38,73*38,73)) + 0,22 = 1,498
DF 8/1,498 = 5,3

Come appare evidente, si è sempre lì attorno, e fidatevi che nessuno può infrangere le leggi della fisica, se non forse Dio… e i ciarlatani truffatori che lo scrivono, ma poi sono solo un sacco di balle. Voglio far notare, inoltre, che la RDC2 appare molto importante per il risultato finale: è quindi buona cosa che l’avvolgimento secondario abbia una resistenza DC la più bassa possibile, pena la penalizzazione del fattore di smorzamento. È quindi buona pratica che tutte le sezioni del secondario siano possibilmente poste in parallelo tra loro, andando contro a quanto affermato da altri personaggi che vanno affermando che le sezioni del secondario vadano poste in serie perché poi le tensioni non sono uguali tra le varie sezioni e quindi fanno a pugni e distorcono blabla… se le avvolgi male con un numero di spire diverso sicuramente avrai problemi, se no son solo paranoie, come un altro sacco di cose senza senso che si leggono negli scritti di queste persone.


Il dilemma del push-pull

E in push-pull come si calcola lo smorzamento? Questo argomento ha fatto scoppiare una guerra tra guru… Nel push-pull le 2 valvole sono da considerarsi in serie o in parallelo? I guru dicono in parallelo, ma purtroppo si sbagliano. Nel push-pull il calcolo resta uguale, ma la resistenza interna delle 2 valvole si somma. Trascurando la resistenza degli avvolgimenti del trasformatore, il circuito equivalente lo si può pensare fatto così:

Per misurare l’impedenza di uscita si devono cortocircuitare i due generatori equivalenti che simulano le due valvole (in pratica si azzera il segnale audio all’ingresso dell’ampli). L’impedenza di uscita è quella che si vede dall’uscita dell’ampli guardando dentro al secondario, ed è pari alla serie delle due resistenze interne delle valvole riportata al secondario. E questo non perché le valvole operano in controfase, ma perché il primario è fisicamente collegato in serie alle valvole.

Qualcuno potrebbe essere portato a pensare che in effetti il circuito da considerare sarebbe questo:

Potrebbe sembrare che il condensatore che compare nello schema possa cambiare le cose, ma non è così: in un amplificatore push-pull in classe A le correnti di segnale nei due rami sono uguali e opposte, quindi nessuna corrente di segnale scorre nell’alimentatore. Del resto è risaputo che in un amplificatore push-pull in classe A la potenza fornita dall’alimentatore è costante e non dipende dall’ampiezza del segnale audio, proprio perché la corrente del segnale audio non scorre nell’alimentatore/condensatore.


Vediamo un’applicazione pratica

Un cliente mi ha chiesto l’avvolgimento di un trasformatore da 6kAA da usare con le 2 sezioni in push-pull di una 6336A polarizzate in classe A, proprio per fare esperimenti su questa teoria a cui anche io pensavo già da tempo e che mi ha portato alla fine a scrivere questo articolo. Il trasformatore ha una RDC primaria di 196ohm, mentre quella secondaria è di circa 0,7ohm.

((660+196)/(27,386*27,386)) + 0,7 = 1,84
DF 8/1,84 = 4,34

Montato il circuito di prova a banco si ottiene una potenza superiore ai 10 watt con un DF effettivo di 4,0, dovuto ovviamente alle perdite del trasformatore non considerate nel calcolo teorico. La 6336 in questo tavolaccio è polarizzata con 90mA di bias per sezione, per una dissipazione di 40 watt complessivi su 60 possibili; aumentando leggermente la corrente di bias diminuisce la Ri della valvola e lo smorzamento aumenta ancora un pochino. Il cliente che ha ordinato questi trasformatori da 6k ha poi paragonato i risultati ottenuti con altri trasformatori costruiti da altri fornitori con una coppia di trasformatori da 7k:6ohm (rapporto di trasformazione 34,157:1) disadattati collegando un carico da 8 sulla presa a 6, causando una distorsione alle frequenze più basse in quanto l’induttanza primaria era insufficiente in tale condizione di disadattamento, ma solo per misurare il DF che si otteneva. Il trasformatore in questa situazione rifletteva sulla valvola un’impedenza di circa 9k e il DF misurato era di circa 8 ma con un calo drastico della potenza, che si riduce a 6 watt.

Per voler verificare la situazione da lui simulata ho collegato sul mio trasformatore da 6k:8ohm (rapporto 27,386) un carico da 12ohm, riflettendo sul primario un’impedenza di 9k, ottenendo anch’io un DF di 8 nonostante il rapporto di trasformazione del mio trasformatore fosse inferiore a quello dell’altro trasformatore 7k:6ohm (rapporto 34,157). Il che indica che, con tutta probabilità, se avessi realizzato un trasformatore da 9k:8ohm (rapporto 33,541) avrei sostanzialmente avuto gli stessi risultati (o migliori) ma senza compromettere le basse frequenze.

La mia conclusione è che sostanzialmente non è vantaggioso ricercare smorzamenti elevati con circuiti valvolari zero feedback, perché ci si riduce ad avere rendimenti in termini di potenza molto bassi. Basti pensare che la 6336A dissipa 60 watt, diventando calda come il sole, per erogarne appena 6 watt all’altoparlante, poco meno di quello che può darti una comune EL34 che arriva a 7 in single ended. E la qualità di questi 6 watt con uno smorzamento di 8 non differisce dalla qualità di altri 6 watt con lo stesso smorzamento ottenuti per mezzo di feedback fatto bene. Poi bisogna tenere in considerazione che in una classe AB appena accennata potrebbe già erogarne 15 e, con un pelo di NFB, avere tranquillamente uno smorzamento anche di 8 o 10.

So che tante persone vogliono continuare a negare la realtà e a credere che senza feedback suoni meglio. Però è innegabile che con queste valvole si possono ottenere smorzamenti decenti usando tassi di controreazione inferiori a quelli che sarebbero necessari con altre e, per questo, dovrebbero essere prese in considerazione come “interessanti” dagli autocostruttori.

Continue reading...

2 Responses to Smorzamento alto senza feedback: come e quando…

  • Ho letto con attenzione , devo ammettere di dare ragione a colui che ha scritto quanto sopra letto , sono un modesto auto costruttore che si interessa di alta fedeltà da più di 30 anni . Non ho mai peccato di presunzione affermando che quello che ho costruito sia il non plus ultra , la panacea ai problemi di ascolto o che essa sia superiore a tutte le apparecchiature dedicate all’hifi . Ce ne sono parecchi privati e non ( che hanno aziende nel settore , che modificano , cambiano , dicono , ecco soprattutto dicono ) i quali hanno la presunzione di essere o avere capacità intellettive al di sopra della media e ciò avvale la loro “capacità” di realizzare qualcosa di “straordinario” . Purtroppo “l’audiota” crede in queste persone , anzi ha la capacità di cercarsele col lanternino…………..
    Toccando con mano , con orecchio e verificando di persona e dopo tanto ripensare ( vari anni ) , ripeto , devo dare ragione al Sig. Bianchini Stefano sulle sue tesi . Inoltre faccio presente che NON SONO a libro paga del Bianchini , non ho nessun interesse , il mio interesse si è fatto più coerente verso ciò che realizza ,scrive ecc…, soprattutto i progetti, i trasformatori , devo dire un eccellente tecnico , non come tanti che si spacciano per tali e guarda caso l’audiota se li trova tutti sulla sua strada , prendendo sonore bastonate . Come in tutte le cose ci vuole un pizzico di umilta ammettere i propri limiti, chiedere consiglio a chi ne sa di più, veramente però, non il primo trovato a caso . Mi accingerò a realizzare un paio di progetti del Bianchini , due amplificatori , usando i suoi trasformatori , meditate gente . Tenete presente che ho in casa trasformatori di ogni specie, segnale , alimentazione ecc….. ma leggendo e studiando sul sito del Bianchini da tempo e facendo qualche misura , mi sono accorto che la verità è un’altra. Non è stato facile digerire la cosa , però se si vuole raggiungere un certo risultato bisogna tenere presente quanto dice il Bianchini . La scelta è libera ed ognuno ascolta ciò che vuole ascoltare . Un cordiale saluto a tutti .

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Mullard 520 Update 2020 – PushPull EL34 ultralineare in classe A da 20Watt

Un mese fa ricevo questa email: Ciao Stefano, se ti ricordi, da te presi due trasformatori mod. 6K6PP34 destinati al progetto mullard 520 con valvole EF86 – ECC83 – e due EL34. Mi dicesti che lo avresti modificato o rifatto, in realtà ho realizzato un assemblaggio precario ma non mi soddisfa come suona, sono ancora interessato ad un nuovo progetto logicamente studiato per i componenti in mio possesso l’unica mia pretesa è che preferisco un’alimentazione con diodi e non valvola raddrizzatrice, logicamente dovresti realizzarmi il trasformatore di alimentazione. Aspetto istruzioni, saluti “G”.

Mullard 520 – Anno 1956

Il circuito qui descritto è progettato per fornire i più alti standard di riproduzione del suono quando utilizzato in associazione con un preamplificatore adatto, una testina pick-up di e un sistema di altoparlanti di buona qualità.

Due pentodi di uscita Mullard, tipo EL34, con dissipazione anodica di 25 W, formano lo stadio di uscita del circuito. Questi sono collegati in una disposizione push-pull con carico distribuito e forniscono una riserva di potenza di uscita di 20W con un livello di distorsione armonica inferiore allo 0,05%. Lo stadio intermedio è costituito da un amplificatore catodico a divisione di fase che utilizza il doppio triodo Mullard, tipo ECC83. Questo stadio è preceduto da un amplificatore di tensione ad alto guadagno che incorpora il pentodo a basso rumore Mullard, tipo EF86. L’accoppiamento diretto viene utilizzato tra l’amplificatore di tensione e lo splitter di fase per ridurre al minimo gli sfasamenti delle basse frequenze.

L’anello di retroazione include l’intero circuito, in cui la tensione di retroazione viene derivata dall’avvolgimento secondario del trasformatore di uscita e viene iniettata nel circuito catodico dell’EF86. La quantità di feedback applicata intorno al circuito è di 30 dB, ma nonostante questo livello elevato, la stabilità del circuito è buona e la sensibilità è di 220mV per la potenza di uscita nominale. Il livello di ronzio e rumore è inferiore di 89 dB ai 20W nominali.

Il raddrizzatore utilizzato nella fase di alimentazione è il raddrizzatore a onda intera Mullard tipo GZ34. Ciò fornisce corrente sufficiente per l’amplificatore (circa 145 mA) e anche per il preamplificatore e il sintonizzatore radio FM (circa 35 mA) utilizzati con esso.

Quello che è successo a “G” è del tutto simile a quanto successo a fabrizio con i cloni Leak con la KT88 a cui lo schema mullard assomiglia tantissimo, ha montato uno schema risalente al 1956 e che aderiva agli standard qualitativi di più di 60 anni fà e il risultato uditivo non ha soddisfatto le aspettative di un’ascoltatore del 2020, i problemi sono del tutto simili a quelli avuti con il clone LEAK, come si legge anche nella descrizione Mullard del 1956 questo circuito ha ben 30dB di contro reazione, non mi stancherò mai di dire che la contro reazione ci vuole ma non bisogna abusarne, ho quindi rivisto lo schema Mullard per diminuire il tasso di NFB globale da 30 a 9dB, il minimo indispensabile per avere uno smorzamento decente, per fare ciò ho dovuto rimpiazzare la valvola sfasatrice originariamente ECC83 con una ECC82. Inizialmente volevo mantenere la EF86 connessa a triodo come ho fatto con il progetto delle KT88 perchè il cliente voleva riutilizzare i componenti che già possedeva, ma purtroppo le EL34 guadagnano di più delle KT88 quindi il tasso di NFB era ancora troppo, per riuscire a calarlo ho sostituito la EF86 triodata con la sezione di un’altra ECC82.

Questa problematica che con incontrato con il cambio da KT88 a EL34 dovrebbe essere di chiaro esempio a tutti coloro che continuano a produrre o comprare amplificatori che possono montare indistintamente EL34 e KT88, le 2 valvole sono diverse tra loro e un circuito che possa definirsi ottimizzato non può montarle entrambe punto a fine della questione. In ogni modo sul circuito possono essere montate, come finali, tutte le varie equivalenti della EL34 quindi cito le 6CA7, le KT66 e le KT77.

Il circuito è stato concepito, anzichè mono, come uno stereo integrato e monta oltre alle 4 EL34 anche 3 ECC82, la prima ECC82 viene utilizzata metà per ciascun canale. Visto che alcune persone prevenute pensano che la ECC82 non sia la meglio suonante delle valvole esse sono sostituibili con le E82CC, le 6189, le 5814A, le 6211 e diverse altre equivalenti, cambiando la connessione dell’alimentazione filamento sullo zoccolo si possono poi montare le 6CG7 e cambiando proprio zoccolo e connessioni anche le 6SN7, tutto senza modificare niente dello schema che ho prodotto e il trasformatore di alimentazione è già pensato per reggere il maggiore carico dei filamenti delle 6GC7 e delle 6SN7 rispetto le ECC82. Inoltre visto che le EL34 lavorano in classe A invece del semplice selfbias individuale mullard ho implementato il circuito di autobias di Blumlein che permette un’auto bilanciamento delle 2 valvole del pushpull con una precisione anche dell’1% a tutto giovamento sia sulla distorsione che del trasformatore che non sarà mai sottoposto a correnti DC indesiderate.

Ecco alcuni tra i vari contributi di Blumlein all’elettronica: prima di tutto, ha inventato lo stereo, il circuito ultra-lineare, il microfono a bobina mobile… ha registrato oltre cento brevetti in audio, TV e radar. Tragicamente, come Mozart, morì quando aveva ancora trent’anni.

Blumlein ha messo a punto anche un circuito di “auto-bias matching” che non mira a impostare una corrente di riposo specifica, ma lavora per mantenere entrambe le valvole alla stessa corrente di riposo; un bilanciatore in altre parole. Si rese conto che una discrepanza nella corrente di riposo delle 2 valvole avrebbe pregiudicato le prestazioni di un amplificatore push-pull, poiché avrebbe portato a una magnetizzazione parziale del nucleo del trasformatore di uscita, che riduce la sua induttanza, peggiorando la sua riproduzione a bassa frequenza e limitando la sua massima potenza in uscita.

Il suo circuito, all’epoca noto anche come “circuito giarrettiera”, utilizza una resistenza di catodo di valore doppio rispetto quello utilizzato in un normale circuito di self bias e il centro delle 2 resistenze di una valvola diventa il riferimento della griglia della valvola opposta. Quando una valvola conduce troppo, aumenta la tensione di polarizzazione sulla griglia della valvola opposta aumentando la sua corrente di riposo. Al contrario, se una valvola conduce troppo poco, abbassa la tensione di polarizzazione sulla griglia opposta facendo sì che anche l’altra diminuisca la sua corrente. Essendo però che le 2 valvole sono mutuamente incrociate una con l’altra alla fine la corrente di bias di entrambe si stabilizza ad un valore pressochè identico per entrambe, e questo avviene anche se le 2 non risultano per niente matchate! Anche se si inserisce nel circuito una valvola nuova e una parzialmente esaurita alla fine la corrente di bias delle 2 si stabilizzerà su un valore medio e uguale.

In fine come richiesto l’alimentazione del circuito è ottenuta con un rettificatore a diodi, con condensatori di generosa capacità e relativa induttanza di filtro, qui sotto lo schema premium.

Foto del montaggio di “G” saranno pubblicate quando disponibili.

 

Continue reading...

2 Responses to Mullard 520 Update 2020 – PushPull EL34 ultralineare in classe A da 20Watt

  • I trasformatori d’uscita che realizzo hanno tutti l’impedenza 4/6/8 ohm… il raddrizzamento a diodi ha un’impedenza molto più bassa e in un finale in classe AB si traduce in una maggiore stabilità della tensione sopratutto alle basse frequenze la dove con una raddrizzamento a valvola puoi vedere chiaramente anche con un banale tester la tensione che cade (molto di più che con i diodi) nei passaggi di volume maggiore per risalire dopo.. di fatto chi parla del “suono delle raddrizzatrici” parla della distorsione introdotta da un tensione di alimentazione instabile, per il resto ti rispondo per email

  • Buongiorno,
    Sarei interessato a costruire il circuito Mullard 520 modificato presente sul sito.
    Vorrei sapere il costo del kit trasformatori, compreso anche quello di alimentazione.
    Due domande:
    -È possibile avere i trasformatori finali con anche l’uscita per impedenza da 4ohm,?
    -Per l’alimentazione, secondo lei, è preferibile un circuito con valvola raddrizzatrice o, come nello schema, un ponte raddrizzatore a diodi?
    Ovviamente con le dovute modifiche sia al trasfomatore che al circuito…

    Grazie in anticipo per la risposta e mi scuso per il disturbo.

    Andrea Mangano

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.