Controreazione e zero feedback negli amplificatori valvolari: la mia posizione

Ho aggiornato questo articolo perché voglio esprimere meglio il mio pensiero su un argomento molto dibattuto su internet: l’uso del negative feedback negli amplificatori audio. Sono stanco delle polemiche sterili e delle aggressioni a chi non si conforma al pensiero comune. Qui dico la mia, senza schemi, grafici o formule: preferisco parlare di esperienza pratica e smontare alcune leggende che alimentano una vera e propria caccia alle streghe.

La controreazione o negative feedback è un importante concetto nell’elettronica audio che ha radici nella teoria dei sistemi di telefonia. In sintesi, la controreazione è un meccanismo utilizzato per ridurre la distorsione e migliorare la stabilità di un sistema. La controreazione è stata utilizzata per la prima volta nell’elettronica audio negli anni ’30, quando Harold Black, un ingegnere dei Bell Laboratories, sviluppò un amplificatore a controreazione per migliorare le prestazioni dell’amplificatore a triodo allora in uso. L’amplificatore a controreazione di Black utilizzava un circuito di retroazione negativa per ridurre la distorsione dell’amplificatore. Il negative feedback permetteva di abbattere in modo consistente il rumore di fondo, la distorsione armonica e aumentare la banda passante di un circuito amplificatore, permettendo di realizzare linee più lunghe che potevano raggiungere molti più utenti, con una qualità della trasmissione telefonica altrimenti impossibile. L’invenzione del negative feedback diede quindi un grande slancio alla tecnologia.

Negli anni ’40 e ’50 il concetto di controreazione fu applicato a diversi dispositivi elettronici, tra cui amplificatori e mixer. Nel corso degli anni la controreazione si è evoluta, diventando una parte fondamentale della progettazione dei circuiti audio. Il principio è semplice: una parte del segnale di uscita viene riportata all’ingresso e confrontata con il segnale originale. L’eventuale differenza (errore) viene sottratta, così l’amplificatore corregge in tempo reale le proprie imperfezioni. Il risultato è una risposta più fedele al segnale d’origine, con distorsione e rumore ridotti e una qualità sonora più pulita. Oggi la controreazione è utilizzata in molte applicazioni audio (amplificatori, mixer, equalizzatori e compressori) e non audio (automotive, controllo industriale). In sintesi, la controreazione è un concetto che ha permesso di migliorare la qualità e la stabilità dei sistemi audio e non solo.

Per leggere qualcosa di più tecnico riguardo la controreazione vi consiglio la lettura di questo articolo su Audio Valvole.

Amplificatori valvolari Zero Feedback

Quali sono le argomentazioni dei sostenitori dello zero feedback? I sostenitori degli amplificatori audio zero feedback affermano che questi amplificatori producono un suono più “caldo”, “fedele” e “più naturale” rispetto agli amplificatori retroazionati. In particolare, essi sostengono che gli amplificatori a valvole producono una distorsione armonica più piacevole all’orecchio umano rispetto alla distorsione causata dagli amplificatori fortemente retroazionati, considerata generalmente più “aspra”.

Inoltre, ritengono che questi amplificatori siano in grado di gestire meglio i picchi di segnale, garantendo una riproduzione audio più dinamica e “realistica”. Si sostiene che la tecnologia a valvole consenta di gestire i picchi senza causare compressione udibile.

Cos’è il Clipping?

Il clipping in un amplificatore audio si verifica quando il segnale in uscita supera la capacità massima di gestione dell’amplificatore. Quando l’ingresso è troppo forte e l’amplificatore non può aumentare ulteriormente la tensione senza distorcere, la forma d’onda si “taglia” ai limiti massimi, causando distorsione. È udibile come un suono “schiacciato”, “scomposto” o “graffiante”, a seconda della gravità.

Nei valvolari il clipping tende a manifestarsi in modo più graduale, soprattutto per via della curva di trasferimento delle valvole e della loro polarizzazione: l’amplificazione smette di crescere in modo progressivo e i picchi si arrotondano. Il trasformatore d’uscita può contribuire, ad esempio limitando l’estensione in banda o andando in saturazione nei casi estremi, ma non è la causa primaria di questo effetto. Questo tipo di clipping risulta poco fastidioso all’orecchio o quasi non percepibile se avviene per brevi istanti.

Negli amplificatori a transistor, invece, il clipping si manifesta spesso in modo più brusco e tagliente: raggiunto il limite di tensione la forma d’onda si “taglia” improvvisamente, producendo una distorsione netta e fastidiosa.

È importante chiarire che clipping morbido non significa maggiore dinamica: se i picchi superano la potenza disponibile vengono comunque tagliati. Per riprodurre realmente la dinamica di un brano serve abbassare il volume o usare un amplificatore di potenza superiore. Chi racconta che un circuito valvolare possa, anche solo per un istante, erogare potenze molto maggiori di quella nominale racconta balle astronomiche: questa è semmai una caratteristica di certi stadi a transistor (per via di riserve nei condensatori o configurazioni particolari). Un valvolare, quando clippa, clippa e basta.

Falsi miti dello zero feedback

Gli amplificatori zero feedback, cioè quelli che non utilizzano la retroazione negativa, sono spesso oggetto di falsi miti e malintesi. Di seguito alcuni di questi miti e le relative correzioni:

  • “Gli amplificatori zero feedback suonano meglio degli amplificatori con retroazione”: è una generalizzazione. La retroazione negativa, quando è progettata e applicata correttamente, può ridurre la distorsione e migliorare la linearità, garantendo un suono fedele alla sorgente.
  • “Gli amplificatori zero feedback sono più musicali e caldi”: dipende dal progetto, non solo dalla presenza o assenza di NFB. Esistono molti valvolari con retroazione dal suono molto “musicale”.
  • “Gli amplificatori zero feedback hanno una gamma dinamica maggiore”: non automaticamente. La dinamica percepita dipende dalla catena completa e dai limiti reali di tensione e corrente.
  • “Gli amplificatori zero feedback sono più affidabili”: l’affidabilità dipende da progetto e componenti, non dalla sola presenza o assenza di NFB. Anzi, un circuito privo di controreazione tende a richiedere manutenzione più frequente, perché anche piccole variazioni dei componenti—soprattutto delle valvole—possono causare differenze tra i due canali dello stesso apparecchio in tempi relativamente brevi.
  • “La retroazione introduce distorsione o rumore”: nella banda in cui il loop gain è sufficiente, la NFB in genere riduce distorsione e rumore. I problemi possono nascere solo in progetti mal compensati o con margine di fase insufficiente.

Limitazioni ed effetti negativi dell’assenza di controreazione

  1. Maggiore distorsione: senza NFB la distorsione resta quella “nativa” del circuito e può essere più alta (specie ai margini di banda dove il sistema è meno lineare).
  2. Maggiore rumore: senza la “rete di sicurezza” della NFB, il rumore percepito può essere più alto (dipende anche dall’alimentazione).
  3. Maggiore impedenza di uscita: limita la capacità di controllo del carico (basso smorzamento).
  4. Maggiore sensibilità a tolleranze e variazioni: il comportamento dipende di più da componenti, diffusori e ambiente.

In generale, l’assenza di controreazione in un amplificatore valvolare può avere effetti negativi sulla qualità sonora. Tuttavia, in alcune configurazioni—ad esempio con diffusori a tromba o monovia dotati di piccoli altoparlanti ad alta efficienza—può risultare piacevole a chi predilige un certo tipo di timbrica. Al contrario, con casse a bassa impedenza, dotate di crossover complessi, grandi woofer o carichi reflex, la mancanza di controreazione porta quasi sempre a un suono disordinato: bassi invadenti, scarsa precisione e difficoltà nel riprodurre passaggi musicali complessi, che finiscono per trasformarsi in confusione.

Amplificatori valvolari retroazionati, ma il giusto!

L’uso di una modesta quantità di retroazione negativa in un amplificatore valvolare può offrire diversi vantaggi:

  1. Riduzione della distorsione armonica: migliora la fedeltà del suono.
  2. Miglioramento della risposta in frequenza: amplificazione più uniforme su tutta la banda utile.
  3. Riduzione del rumore di fondo.
  4. Aumento del fattore di smorzamento e quindi maggiore controllo del woofer.

In sintesi, una retroazione moderata può migliorare stabilità, linearità, risposta in frequenza e rumorosità. La quantità e il tipo di retroazione vanno bilanciati con le caratteristiche sonore desiderate.

Se c’è troppa controreazione?

Un amplificatore con troppa controreazione o con compensazioni sbagliate può dare:

  1. Suono percepito come “troppo asciutto” su certi abbinamenti (damping factor molto alto, interazione diversa col diffusore/ambiente).
  2. Percezione di “sterile” in progetti mal bilanciati (non è automatico della NFB).
  3. Problemi di stabilità (auto-oscillazioni) se il margine di fase è insufficiente.

La controreazione può influire sulla rotazione di fase del segnale: con guadagni d’anello elevati a certe frequenze si possono creare condizioni per instabilità. Inoltre, cattiva gestione di fase e loop può aumentare l’intermodulazione. Questi problemi si riducono con progetto e messa a punto accurati. In un valvolare di qualità la banda passante del trasformatore d’uscita deve essere la più estesa possibile.

Controreazione e fattore di smorzamento

Un’altra convinzione diffusa è che un damping factor (fattore di smorzamento) molto alto tolga “dinamica” al suono. In realtà un fattore di smorzamento elevato indica soprattutto una bassa impedenza d’uscita, che consente all’amplificatore di controllare meglio il movimento dei woofer e di ridurre le risonanze indesiderate.

Può capitare che, su certi diffusori o in determinati ambienti, un basso molto controllato venga percepito come più “asciutto” o “meno corposo”, ma non si tratta di una reale perdita di dinamica: è una diversa interazione tra amplificatore, diffusori e acustica della stanza. Per approfondire: articolo dedicato.

Qual è la definizione di Hi-Fi?

Hi-Fi significa “Alta Fedeltà”: riprodurre il più possibile il segnale sorgente, con dettaglio ed equilibrio, riducendo colorazioni e distorsioni. L’obiettivo è offrire una riproduzione che rispetti ciò che è stato registrato.

Che cosa intendono alcune persone quando parlano di “Suono Naturale”?

Il termine “suono naturale” nel contesto audiofilo si riferisce a un suono percepito come vicino all’evento musicale originale secondo le esperienze soggettive d’ascolto. L’ascolto Hi-Fi punta a fedeltà e precisione; l’ascolto “naturale” punta alla piacevolezza e può includere personalizzazioni che, per definizione, introducono una certa colorazione. Nulla di male: basta esserne consapevoli.

La riproduzione audio naturale è soggettiva e dipende da diffusori, acustica dell’ambiente, sorgenti e preferenze personali. Alcuni preferiscono suono caldo e morbido, altri brillante e preciso.

Criticità nei circuiti retroazionati

La retroazione può portare a instabilità e auto-oscillazioni se il circuito non è correttamente progettato o è mal costruito. Criticità da considerare:

  1. Fase: se la rotazione supera i 180° con guadagno ancora alto, il loop si innesca.
  2. Banda: il loop introduce ritardi; margini di fase e compensazioni sono cruciali.
  3. Guadagno: troppo guadagno d’anello senza margini adeguati = oscillazioni.
  4. Impedenze: l’interazione delle impedenze può incidere sulla stabilità.
  5. Temporizzazione: ogni loop richiede tempo per agire; serve progetto attento.

Per evitare instabilità serve una progettazione accurata, scelta dei componenti, configurazione corretta e analisi dei parametri di stabilità. Uno zero feedback può essere più semplice da costruire senza inneschi, motivo per cui agli inizi dell’autocostruzione si proponevano spesso schemi di questo tipo; poi è diventata anche una “moda”.

L’assenza di controreazione è necessaria per un ascolto naturale?

No. L’ascolto “naturale” dipende principalmente dalla qualità della riproduzione complessiva (catena, acustica, registrazione), non dal solo tipo di loop. L’assenza di NFB può implicare distorsione più alta, maggiore sensibilità alle variazioni e più rumore. Ci sono configurazioni di retroazione che migliorano la fedeltà senza compromettere la piacevolezza.

Amplificatori Artigianali VS Amplificatori Industriali

La qualità dipende da progetto, componenti, costruzione e cura. L’industriale può beneficiare di processi ripetibili; l’artigianale di personalizzazione e componenti scelti. A livello industriale si usa spesso più NFB per uniformità e specifiche; a livello artigianale si sceglie in funzione del risultato sonoro ricercato. Occhio agli impresentabili (qui esempi)…

Abbasso gli estremisti

Esistono sostenitori dello “zero feedback assoluto” che ritengono che l’uso della controreazione influisca negativamente sul suono. È una preferenza legittima. Alcuni però diventano dogmatici e critici verso chi la usa in modo moderato e consapevole. In realtà, l’uso della controreazione può essere utile e benefico se implementato bene. La quantità può essere regolata secondo preferenze e impianto. Non va considerata in modo dogmatico.

Inoltre va considerato che quando un brano viene registrato, tra preamplificatori, mixer, registratori e tutto il resto, il segnale passa attraverso una grande quantità di apparecchi professionali pieni di retroazione. Se davvero la NFB “rovinasse” il suono, perché l’ultima controreazione a casa vostra dovrebbe essere la colpevole? La distorsione finale spesso avviene proprio in riproduzione, specie se si usa un amplificatore “naturale/zero feedback” fuori dal suo contesto ideale.

Dire “un amplificatore con controreazione fa schifo” non ha senso: dipende da circuito, componenti, progettazione, tipo di controreazione. La NFB ben usata porta a una riproduzione precisa e fedele. Non si può generalizzare. Esistono migliaia di valvolari con NFB apprezzati da tantissima gente. I gusti contano.

Il fondamentalismo “zero feedback” può allontanare potenziali fruitori dei valvolari, facendo percepire questo mondo come dominato da un’ideologia rigida. Inoltre, criticare in modo sproporzionato gli amplificatori con NFB può disincentivare chi cerca prestazioni ottenibili realisticamente solo con un certo grado di retroazione.

La mia esperienza: ho incontrato persone convinte dalle teorie “zero feedback” che hanno speso cifre importanti per amplificatori costruiti secondo questa filosofia, rimanendo poi deluse. In molti casi mancava una conoscenza pratica dell’elettronica. Il risultato era un suono lento, confuso nei passaggi complessi, bassi gonfi ed evanescenze. Quando hanno potuto ascoltare un amplificatore correttamente retroazionato e ben progettato, hanno percepito maggiore ampiezza, dinamica, profondità e pulizia. L’acquisto di un amplificatore dovrebbe essere consapevole e informato, non dettato dalla moda o dal dogma.

Quando diventa una malattia…

Nel corso degli anni storie simili a quella che segue mi sono capitate almeno 3/4 volte… Caio, un mio cliente, tempo fa ha acquistato da me un set di trasformatori e uno schema premium per realizzare un mio amplificatore con le KT88, un precursore di Phoenix. Un giorno incontra “Tizio”, amico appassionato di valvolari. Tizio ha un 300B zero feedback costruito da “nome di superguru”, ma non è convinto del suono. Caio ascolta: medio-alti ok, in basso gommoso e lento. Poi Tizio ascolta il KT88 di Caio: “Cavolo suona bene, vorrei che anche il mio suonasse così!” — “Fattene fare uno uguale da SB-LAB.” — “Ehhh ma sai la coooooontrooooooreaaaaazioooneeee…”.

Tizio il giorno dopo compra una coppia di 300B vintage da 2500€ per il suo zero feedback. La settimana dopo mette in vendita tutto (ampli + 300B). Il mese dopo compra un altro 300B zero feedback di “altro superguru”. Ha già buttato via quasi 20.000€ e la storia si ripete. Di “Tizi” così ce ne sono tanti…

Come concepisco io gli amplificatori valvolari… Le mie conclusioni

Gli amplificatori valvolari hanno un fascino tutto loro. La scelta tra zero feedback e controreazione dipende da obiettivi e contesto. Personalmente cerco un equilibrio tra gestione delle basse frequenze e pulizia della gamma medio-alta, senza diventare duro e aggressivo come certi transistor né goffo e lento come alcuni zero feedback.

Uso pesato della controreazione: è uno strumento importante per ottenere risposta più lineare, distorsione inferiore e miglior controllo dei diffusori impegnativi. Un vantaggio è la versatilità con più casse. Spesso i sostenitori dello zero feedback dicono che servano diffusori “dedicati” come trombe o monovia: questa restrizione complica la vita a chi vuole scegliere liberamente l’impianto.

Ovviamente la NFB richiede un progetto solido: stadio driver capace, trasformatore con una grande banda passante, alimentazione pulita e margini di fase adeguati. Con questo approccio si ottiene un suono equilibrato e ripetibile su catene reali.

Ci tengo a precisare che comprendo perfettamente le tecniche alla base dello zero feedback e potrei applicarle. La mia scelta di usare feedback moderato viene dall’esperienza e dall’idea di suono che cerco. Zero feedback non è una panacea e porta con sé limiti concreti; la controreazione non è “il male”. È uno strumento: dipende da come lo si usa. Insomma: niente estremismi. La scelta dipende da molti fattori. La progettazione di amplificatori è un’arte di equilibrio e buon senso più che di slogan.

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4 Responses to Controreazione e zero feedback negli amplificatori valvolari: la mia posizione

  • “L’uso pesato della controreazione è uno strumento importante per raggiungere questo obiettivo”: ricordo un articolo di Bartolomeo Aloia (non ricordo più se su Suono o FdS) che dichiarava di avere la tua stessa filosofia (anche per gli ampli a stato solido). Avendo ascoltato sia il tuo ampli che uno dei suoi (completamente diversi tra loro: il tuo è un valvolare single-ended, il suo l’ST-200…), ho buoni motivi per pensare che la vostra visione è quella giusta.

  • Ottimo articolo, esauriente e ben fatto. Sono perfettamente d’accordo. Complimenti!!

  • Sono d’accordo con Stefano. I guru della controreazione zero probabilmente non hanno mai ascoltato un amplificatore SB-Lab senza silicone nelle orecchie. Del resto se anche grandi marchi come ARC e Conrad Johnson fanno un uso sapiente della CR ci sarà pure un motivo, o sono cazzari anche loro?

  • Sono perfettamente d’accordo – il problema è che è difficile comprendere che l’ideazione e la realizzazione di un amplificatore è una questione di equilibri e di scelte ponderate che spesso si scontrano con le mode del momento o con esigenze commerciali. Personalmente ho ascoltato diverse realizzazioni “zero feedback” e non mi hanno impressionato. La musica riprodotta deve avere dinamica e gli altoparlanti devono essere perfettamente controllati. I dispositivi a controreazione zero difficilmente assicurano tutto ciò. Un uso ragionato del feedback è ancora la soluzione migliore.
    Ottimo articolo

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Manuale pratico per farsi rovinare l’amplificatore dal primo guru che passa

La storia che sto per raccontarvi non è di fantasia, ma corrisponde alla pura realtà. Ci tengo a raccontarla perché spero che possa essere di monito ad altri appassionati e novizi che muovono i primi passi nel mondo dell’audio valvolare, ma soprattutto perché spero di riuscire a togliere un po’ di credibilità a una razza di personaggi che la fanno da padroni in questo ambiente: persone chiuse nel guscio del loro mondo fantasioso, circondate dai loro seguaci, che il più delle volte allontanano chiunque provi ad avvicinarsi al mondo dell’amplificazione valvolare e abbia la sfortuna di trovarsi invischiato nelle loro teorie strampalate.

Capitolo 1: Il Single Ended EL34 di Alberto

Tutto è iniziato con Alberto che, dopo aver realizzato con soddisfazione l’upgrade all’amplificatore di Nuova Elettronica LX1321, ha visto il progetto di un single ended con la EL34, nato dalla rielaborazione di una scatola di montaggio della concorrenza, che potete visionare cliccando qui (è il primo dei progetti presentati nella pagina).

Mi ordina il set di trasformatori, ma dopo qualche giorno inizia a mandarmi messaggi di preoccupazione su WhatsApp (allora gli schemi sul mio sito erano ancora in chiaro e non pixelati), perché aveva parlato con un suo amico che vive in America ed è appassionato di autocostruzione.

Questo “esperto d’oltreoceano”, dopo aver dato un’occhiata al mio progetto e al mio schema, inizia la solita litania da oracolo dell’Hi-Fi: “Non farlo!”, “Da quello schema non puoi aspettarti niente di che!”, “Non suonerà mai bene!”, “È tutto sbagliato! Devi staccare il negative feedback, devi mettere delle grid-stop lì, quello non va bene, devi fare questo, devi fare quello…” praticamente mancava solo “e ricorda di allineare le valvole con la luna piena”.

Ho fatto di tutto per rassicurare Alberto sulla bontà del progetto e, per fortuna, ha voluto darmi credito. Ha realizzato il mio schema con i miei trasformatori, e il risultato è riportato qui sotto, scritto con le sue parole.

L’esperienza di Alberto con il progetto SB-LAB

Di seguito il racconto di Alberto, che ha costruito l’amplificatore e ne descrive in prima persona l’esperienza.

Un Saluto a chi avrà pazienza di leggere questo mio resoconto ed a Stefano Bianchini. Ho deciso, essendo già possessore di un LX1321 modificato su progetto SB-LAB, ho deciso di farne uno interamente assemblato da me, non su PCB, quindi in aria ed in Classe A, sopratutto che fosse alla mia portata, dal punto di vista economico e della difficoltà di assemblaggio.

La scelta è ricaduta sullo schema in SE di EL34. Avendo piena consapevolezza sulle qualità dei trasformatori Stefano ho provveduto ad ordinarne un set dedicato a quel progetto ed a scaricare lo schema. Ho iniziato con il reperire tutti i componenti, mi sono affidato interamente ad un rivenditore specializzato in Elettronica valvolare nei pressi di casa, reperli in rete a destra e sinistra mi avrebbe portato fuori budget per via delle spese postali. Il commerciante vista la mia inesperienza ha subito approfittato per appiopparmi lo stagno Hi-End all’argento. Il quale è prontamente volato dalla finestra, per tornare allo stagno classico con cui ho saldato per tutta la mia gioventù. Con lo stagno per “Audiofili” le saldature restano opache, cosa mi fa sclerare e sopratutto si rompono da sole!

Mi sono procurato un lastra di bachelite, che ritengo necessaria, intanto per isolarci dalla lamiera, le tensioni in gioco non sono terapeutiche, e poi per far venire meglio tutto il montaggio in questo modo non vi vedono viti di fissaggio che escono nel coperchio superiore, sopratutto mentre lavori è comodissima per fissare gli ancoraggi.

Bucare la bachelite non è uno scherzo viste le polveri puzzolenti, ed anche poco salutari che genera, consiglierei di farlo all’aperto. Il mobile prescelto e di Hifi2000, che è di discreta fattura, ma non è progettato per ospitare un’elettronica valvolare, infatti non è in grado di sopportare il peso dei trasformatori sul coperchio superiore, inoltre ci sono delle feritoie di aereazione che creano dei problemi durante la fase di foratura. Se vi dovesse capitare di acquistare dei Trasfo del Bianchini vi renderete subito conto che pesano molto di più di quelli commerciali (rispetto a quelli impiegati su ampli di pari potenza e spesso anche di potenza ben superiore).

Per risolvere il problema del coperchio ho aggiunto nella parte superiore un lastra di ottone, questa mi ha consentito facendo un sandwich con la lamiera stessa del coperchio e la bachelite da 3mm di avere una base di appoggio solidissima, mal sopporto quegli ampli nei quali mentre infili una valvola nello zoccolo senti la contropiastra che ti cede sotto le mani. Oltretutto l’ottone più essere facilmente fatto incidere da un qualsiasi laboratorio per creare delle scritte a piacimento. Ma cmq questo, a parte la questione meccanica e solo questione di gusti che sono strettamente personali.

Ho piano piano preso confidenza con il cablaggio in aria, ho twistato i fili dove necessario mettendo la coppia nel mandrino dell’avvitare. Vi consiglio inoltre di non buttare gli spezzoncini di filo che avanzano dai trasfo, sono morbidi, di qualità. si spellano bene e si saldano benissimo. Ho cercato di avere l’accortezza, di montare tutti i componenti con il valore facilmente leggibile, in modo che se Stefano, o io stesso per ricontrollare il cablaggio se avessimo dovuto rimetterci le mani si sarebbe imprecato di meno. Sono andato avanti di pari passo sui due canali, in modo che con un svista sola potevo sbagliare due volte :-)) Ho tentato anche nei limiti delle mie capacità di fare un montaggio il più ordinato possibile, su questo sono stato facilitato dalle generose dimensioni del mobile scelto, adatto ad un principiante come me alla prima esperienza di cablaggio in aria.

Lascia e riprendi ci ho impiegato qualche mese ad assemblare il tutto. Sono un tipo molto meticoloso, e attento alla misure quindi prima di fare buchi sul metallo, faccio delle prove su carta millimetrata e controllo appoggiando le cose sullo stesso mobile in modo da non dover fare le cose due volte.

Mi sono assicurato che le boccole di entrata e di uscita non fossero in corto con il mobile, ho collegato due resistenze di carico, verificato le tensioni, e grazie a questo controllo rimediato agli errori di assemblaggio e dopo aver collegato l’oscilloscopio ed il generatore di segnali, ho iniziato a vedere che tutto andava correttamente. Allego le forme d’onda rilevate. La prima accensione è stata molto emozionante, dopo ore ed ore di lavoro, emetteva i primi vagiti, seppur strumentali.

Finalmente sono o passato all’ascolto, vero è il detto che ogni scarrafone è bello a mamma soia, ma l’ampli l’ho trovato subito ottimo. In primis ronzio ZERO, nessun rumore di fondo, una gamma bassa a dir poco SUPERBA, molto dettagliato e controllato. Ho fatto la prova su diversi tipi di diffusori, anche delle Thiel da 4 ohm di un amico, che per un ampli piccolino sono una bella sfida. L’ampli ha restituito sempre un ottimo dettaglio e dei violini setosi, mai striduli, certo la Quinta di Beethoven nei passaggi di orchestra molto pieni lo ha messo leggermente in crisi perdendo un pochino di dettaglio, ma stavamo pur sonorizzando un salone di 60 mq con dei diffusori che secondo me in certi casi scendono pure a 2 ohm, quindi non oso lamentarmi, anche perchè il confronto avveniva con finale a mosfet sempre costruito dal sottoscritto, da 100+100w rms e un OTL valvolare del mio amico di pontenza ben superiore.

Cmq alcuni dettagli, sfumature sulla canzone di Hug Masekela Coal train live uscivano solo dal SE-EL34, tant’evvero che il mio amico proprietario del tanto blasonato OTL è impallidito visti i fior di quattrini che l’ha pagato. Abbiamo ripetuto la prova diverse volte con la stessa canzone, e nulla certe sfumature passavano solo con il mio. Ho fatto prove con diversi generi di musica e diversi diffusori, ma i risultati sono stati sempre all’altezza delle aspettative, confermando le strumentali rilevate.

Insomma ad oggi sono pienamente soddisfatto del lavoro svolto, che seppur lungo e faticoso restituisce una soddisfazione incredibile. Assemblare un valvolare in forma artigianale, richiede tempo pazienza e manualità quindi non conviene buttarsi su schemi presi in giro per la rete e sopratutto non lesinare sui trasformatori che sono il cuore dell’ampli. Il vantaggio dello schema di Stefano è che “costruito” intorno ai sui trasformatori, in pratica ad HOC. Sono consapevole di aver svolto soltanto il lavoro di manovalanza, l’architetto che progetta, calcola e mette a punto è lui. Nonostante ciò è stato impegnativo sono cmq felice di averlo fatto, e credo non sarà l’ultimo. L’ampli è ampliamente promosso da me e finora da tutti coloro che lo hanno ascoltato. Grazie a Stefano ed hai sui trasformatori e alla sua competenza nel consigliarti nei momenti di difficoltà.

PS: Non sono Amico di Stefano, se non dal punto di vista professionale, non ci guadagno nulla e non ho sconti, sono soltanto un appassionato di elettronica un hobbista autocostrutture con molte passioni che spaziano in diversi settori anche molto lontani tra di loro. Per quanto riguarda il suono sono uno che ascolta molto, aperto al confronto e molto curioso mi metto sempre in discussione sui lavori svolti, sono quasi sempre lavori “aperti” devono essere affinati, in pratica non sono quasi mai alla parola fine. Vado spesso a mostre e dimostrazioni di HI FI e quando vedo la gente spendere cifre folli per cose che realmente non meritano nemmeno un decimo del loro prezzo mi soffermo a fare qualche riflessione. Grazie per la pazienza di avermi letto fino in fondo.

Le foto

Capitolo 2: L’amico americano

Dopo qualche mese dalla pubblicazione del primo articolo, ricevo un messaggio da Alberto su WhatsApp: il famoso “amico americano” quello del “da quello schema non puoi aspettarti niente di che” era venuto in vacanza in Italia. Naturalmente, da grande esperto quale si credeva, non poteva resistere alla tentazione di “dare un orecchio” a quell’amplificatore che, secondo lui, non avrebbe dovuto nemmeno accendersi.

Ebbene, dopo cinque minuti di ascolto è rimasto lì, con la faccia di chi ha appena scoperto che la Terra non è piatta. Letteralmente pietrificato: l’apparecchio non solo funzionava, ma suonava anche in modo splendido, con un dettaglio e una musicalità che il suo ego non era pronto a digerire. Dopo un paio d’ore, tra un grugnito e un “eh ma forse…”, è stato costretto ad ammettere con la grazia di chi ingoia un mattone che non aveva mai sentito niente suonare così bene.

Guru del “zero feedback a tutti i costi”: 0 — SB-LAB: 1.

Capitolo 3: Gozer il Distruttore

A quasi due anni dagli eventi raccontati nei capitoli precedenti, mi ritrovo a scambiare qualche messaggio su WhatsApp con Alberto per via del trasformatore bruciato di una vecchia radiolina Geloso. Nel corso della chiacchierata, però, viene fuori una storia molto più interessante (e un po’ tragica): quella del suo single ended con le EL34.

Alberto, con l’ingenuità tipica di chi si fida troppo, aveva venduto il suo amplificatore, perfettamente funzionante, silenzioso e suonante da paura, ad un amico. Tutto bene, finché questo amico non ha deciso di fare la cosa che non andrebbe mai fatta: portarlo a “far controllare” da un sedicente tecnico, il classico personaggio che si autoproclama esperto di valvole ma in realtà ha la stessa delicatezza di un macellaio ubriaco con il saldatore in mano.

Il risultato? Un disastro annunciato. Ma lascio che sia Alberto stesso a raccontarlo con le sue parole.

Vi racconto una strana storia, dal titolo: LA CONTORTA MENTE DELL’AUDIOFILO.

Realizzato l’ampli ci sono state diverse occasioni di ascolto con amici, uno di questi, rimasto affascinato dal suono mi propone di venderlo, tanto io lo avrei potuto realizzarne un’altro. Vista l’amicizia e la generosa offerta lascio l’ampli in prova. Dopo averlo ampiamente ascoltato decide di tenerselo, ed era soddisfattissimo!!!

Le cose procedono bene, fino al giorno che gli hanno messo in testa che sostituendo tutte le valvole con delle pregiatissime nos le cose sarebbero andate ancora molto, ma molto meglio. Io ingenuamente avevo raccontato dell’ingloriosa fine di una KT77 difettosa che aveva anche mandato in fumo un paio di resistenze durante le prime prove di accensione di questo amplificatore.

Dovendo fare un cospicuo investimento in tubi decide di portare l’ampli da un guru delle valvole conosciuto ad una mostra di HI FI e consigliato da un’altro amico per una verifica generale dello stesso, non l’avesse mai fatto! è stato l’inizio di un incubo e la perdita di un’amicizia!

Il guru visto il tutto sentenzia: ti hanno titrato un pacco, l’ampli con questo schema NON può funzionare, è NORMALE che le valvole si siano rotte ecc… ecc… Quindi inizia a fare tutta una serie di modifiche al circuito, ma quella fondamentale fu togliere la controreazione, tutti gli ampli BUONI sono senza controreazione, configurare a triodo, riprogettare completamente il driver.

Il poveretto paga il salato conto e riprende l’oggetto accusando me di avergli venduto un ampli ROTTO! (????) che mai avrebbe potuto funzionare! (lo aveva ascoltato contentissimo fino a quel momento). Mostrandomi una bustina di componenti sostituiti che erano la prova della mia TRUFFA, in pratica il guru ha lasciato gli zoccoli delle valvole e il potenziometro del volume. (NOTA SB-LAB: Alberto aveva usato fior di condensatori Mundorf tutti acquistati da AudioKit di Roma, consigliati dagli stessi tecnici di AudioKit, e così per le resistenze e gli altri componenti!).

Mette su le sue ipercostose NOS e si mette all’ascolto. Ma!? La potenza non sembra più sufficiente, l’amplificatore ha perso energia, non suona più bene come prima non riesce a pilotare le casse? le frequenze basse spanciano in modo fastidioso, come mai?

Gli spiego cosa vuol dire configurare una EL34 a triodo = 4 w se ti va bene. Ancora più arrabbiato torna dal guru per chiedere di tornare a far suonare “forte” l’ampli. CERRRTO risponde lui, ti faccio subito un preventivo per la modifica, magari lo mandiamo in ultra lienare per farlo andare meglio! Altri soldi ? Certo io lavoro!

Quindi viene da me con la sua bustina di componenti chiedendomi con la coda tra le gambe di riportarlo alla configurazione originale, naturalmente gratis…….. Gli ho proposto di riacquistare l’apparecchio a metà prezzo, vedremo se si rifarà vivo.

Nel mondo dell’hifi, in particolar modo nello strano mondo delle valvole, ogni tecnico è più bravo di chi lo precede, tutti hanno la ricetta magica per far suonare beni questi strani cosi chiamati tubi, gli altri sono inetti, un apparecchio autocostruito seppur ascoltato confrontato e apprezzato è dubbio se criticato da un GURU, si da fede al terzo e non all’amico, e per concludere quando si parla di PSICO ACUSTICA credo ci si riferisca a questo tipo di persone.

Guru del zero feedback a tutti i costi 0 SB-LAB 2

Capitolo 4: Ripristino dello scempio

Dopo che il malconcio amplificatore è tornato a casa sua, abbiamo avuto modo di osservare il lavoro fatto da questo pasticcione da fiere: era una roba che non sapevi se piangere o ridere.

Riassumendo: aveva modificato il partitore di tensione che solleva il filamento delle 6SL7, con il rischio di causare una scarica distruttiva interna alla valvola; aveva collegato la EL34 da pentodo a triodo e montato una resistenza di polarizzazione sbagliata, troppo bassa, con la corrente di bias delle EL34 prossima ai 200 mA. Poi, non capendo lo scopo della resistenza in serie alla valvola raddrizzatrice prima del primo condensatore, ha concluso che 220 µF di capacità fossero “troppi” per la raddrizzatrice, così ha tolto la resistenza e sostituito il condensatore con uno da 22 µF. Peccato che quella resistenza, nel mio circuito, servisse proprio a preservare la raddrizzatrice e consentire l’uso di un condensatore più grosso. Risultato: con le finali tirate a cannone la raddrizzatrice finiva per sfondarsi di brutto, e il circuito anodico era talmente assetato di corrente che il trasformatore di alimentazione scaldava come un ferro da stiro!

Come se non bastasse, ha eliminato i condensatori in polipropilene che erano in parallelo agli elettrolitici, perché vuoi mai che suoni pulito e brillante?… nooo, deve suonare scuro, chiuso e senza dettaglio! Ovviamente il circuito di feedback è stato eliminato, e il driver modificato per guadagnare meno; ma “meno per meno” significava che l’ampli era diventato troppo sensibile, con il volume che arrivava al massimo già col pomello a ore nove.

Poi ha aggiunto dei diodi per rettificare separatamente l’alimentazione dei driver… Si vede che il taglio di una cella RC da 18 k + 47 µF non era abbastanza per lui. Oppure, dopo aver ridotto il condensatore iniziale a 33 µF, erano comparse delle oscillazioni a bassa frequenza.

Il montaggio, poi, non era nemmeno migliore di quello di Alberto che, come primo lavoro, è più che scusabile ma lui, come “guru da fiera” che aveva avuto il coraggio di sentenziare che il circuito era sbagliato e non poteva funzionare, ha messo insieme una porcata del genere. Veramente vergognoso.

Come suonava? Una meraviglia… per chi odia la musica. Il classico “zero feedback” montato da una capra cantinara in preda all’entusiasmo: bassi slabbrati da materasso ad acqua, medi impastati da minestra di stagno e alte così spente che neanche un tweeter con la bronchite avrebbe fatto peggio.

E pensare che questo individuo ha pure avuto il coraggio di dire che le 6SL7WGT JAN della Sylvania “non erano buone”, sostenendo che le ECC32 (equivalenti 6SL7) che aveva lui suonavano meglio… ovviamente solo perché doveva trovare un modo per gonfiare il prezzo senza faticare, o forse perché la bella ampolla “a duomo” delle ECC32 le faceva sembrare migliori. Già, perché si sa: se una valvola è più bella, suona meglio, no?

In ultimo, avrebbe pure dichiarato che i due trasformatori d’uscita erano troppo vicini e quindi intermodulavano. Ha preso un apparecchio che funzionava benissimo, ha sentenziato che non andava e lo ha trasformato in un gabinetto a valvole. WOW!

Gente, state attenti a questi personaggi che non giustificano nulla con argomentazioni tecniche verificabili, ma solo con ciance da venditore di stoviglie: il fatto che si presentino a varie fiere del settore non li qualifica certo come buoni tecnici. Vediamo ora il ripristino: Alberto si è impegnato molto, sotto il mio aiuto, per ricostruire l’amplificatore e poi me lo ha fatto avere per la verifica strumentale finale.

Ricordo che il progetto di questo single ended con le EL34 lo trovate cliccando qui.

Strumentali
Potenza: 7Watt RMS per canale
Distorsione: THD rileva a 1khz 1 watt su carico resistivo 0,11%
Banda passante: 18Hz / 90khz -1dB
Smorzamento DF: 5,7
Separazione dei canali: 48,8dB (alla faccia di quelli che dicevano che i trasformatori sono vicini quindi intermodulano).

Spettro armonico

Banda passante su carico resistivo

Banda passante su carico reattivo

Quadre a 100hz / 1khz / 10khz

Guru del zero feedback a tutti i costi 0 SB-LAB 3

Conclusione

Non crediate che storie come questa capitino solo a me. Conosco diversi amici tecnici e riparatori sparsi per l’italico stivale, e tutti, ma proprio tutti, si imbattono regolarmente negli stessi episodi tragicomici. È una battaglia quotidiana cercare di far capire ai clienti che sono stati riempiti di frottole da una fauna di ciarlatani che continua a sparare sentenze con la sicurezza di chi ha appena scoperto il sacro Graal dell’audio… solo che dentro il Graal ci hanno messo del letame fumante.

Se avete un amplificatore che funziona bene e vi piace, non toccatelo. Non serve “migliorarlo” a ogni costo: semmai, ha senso fare un upgrade mirato e sensato dei componenti e, se proprio volete mettere le mani su un progetto fatto da me, chiedete a me. Non fatevi prendere dalla tentazione di farlo “rivedere” da qualche luminare improvvisato conosciuto alla fiera dell’Hi-Fi: quei personaggi riescono a rovinare in un pomeriggio ciò che è stato progettato con settimane di misura, calcolo e buon senso.

E soprattutto, non date retta a chi vi dice che “non può funzionare” un apparecchio che avete appena ascoltato funzionare con le vostre orecchie: quello è il segnale che avete davanti un pifferaio magico dell’Hi-Fi.

Diffidate anche da chi propone “upgrade” senza motivo. Come nel caso del guru di turno, che aveva bollato come robaccia o addirittura “truffa” il set di condensatori Mundorf presenti nell’amplificatore di Alberto. Dopo aver cambiato tutto (non si sa bene con cosa), ha pensato bene di sostituire le EL34 con delle NOS fin qui passi ma poi, colpo di genio, ha rimpiazzato una coppia di 6SL7GT NOS con delle ECC32 NOS, perché, a suo dire, “suonano meglio”. Peccato che ECC32 sia semplicemente la sigla europea della 6SL7GT, cioè la stessa valvola! È come dire che una ECC83 suona meglio di una 12AX7: cambia solo l’etichetta… ma per qualcuno basta quella per sentirsi un ingegnere del suono reincarnato.

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7 Responses to Manuale pratico per farsi rovinare l’amplificatore dal primo guru che passa

  • Ho realizzato il progetto di Stefano citato in questo articolo e suona veramente bene, il tizio che ha sentenziato che quello schema non poteva funzionare senza manco provare a sentirlo è un cialtrone, la mode dei circuiti senza reazione negativa è peggio di un cancro, anche io ho avuto esperienza di amici che non credevano che a suonare fosse un circuito retroazionato e nonostante sentissero con le loro orecchie che andava meglio del loro senza reazione continuavano ad essere straniti.

  • Maestro da quando ho realizzato il SE con EL34, non mi stanco mai di sentire !

  • Finalmente qualcuno che dice le cose come sono, questi tizi ormai hanno monopolizzato il settore tra riviste e forum sembra che l’unico modo di fare un’amplificatore che suona bene sia come dicono loro e tra apparecchi senza feedback cavi pitonati scatoline magiche ti mandano a casa come un pollo spennato senza manco la soddisfazione di sentire qualcosa di decente, ci credo che ti attaccano perchè vivono sull’ignoranza delle persone, se gli fai sentire un’amplificatore che suona come si deve smettono di comprare tutte quelle cavolate e questi falliscono.

  • Dopo circa trent’anni di onorata carriera da appassionato di musica e della sua riproduzione, sono giunto ad alcune conclusioni: l’ambiente hifi è infelicemente caratterizzato da dogmi e verità rivelate che scaturiscono da una sinistra quanto efficace mistura di incompetenza e furbizia truffaldina. Non voglio stare qui ad elencarle, basta leggere con attenzione questo bellissimo sito per farsene un’idea abbastanza chiara. Quel che mi preme rimarcare è che, a mio avviso, sono ben pochi gli appassionati che hanno avuto la fortuna di ascoltare un amplificatore a valvole progettato e realizzato come Dio comanda. Temo che la maggior parte sia alla perenne ricerca del Santo Graal passando da un catorcio più o meno costoso all’altro. Io ero tra questi, con la testa piena di luoghi comuni e fisime audiofile, finché un bel giorno mi è capitato di passare da uno dei suddetti catorci (o ciofeche, chiaviche, morticini, come vi pare) che rispettavano appieno il sacro verbo del guru di turno, ad una creazione di Stefano Bianchini, ed ecco l’effetto “mascella cadente”: cosa cavolo avevo ascoltato fino ad allora? Non la voglio fare lunga, neanch’io sono sul libro paga di Bianchini, dico solo questo:
    ottimi TU, ma soprattutto un progetto serio che può solo scaturire dalla passione e da tanta ma tanta competenza. Ebbene sì, c’è anche la controreazione, ma suona, cavolo se suona! Per quel che mi riguarda, il mio Graal l’ho trovato…

  • Gozer il distruttore non ha ascoltato l’apparecchio prima di modificarlo, visto lo schema ha sentenziato che non andava. Dalla parte invece dei proprietari degli amplificatori (e la cosa potrebbe valere anche per questi “tecnici”) c’è un rifiuto dell’evidenza, se sentono un’apparecchio che va bene e sanno che c’è controreazione o è stato fatto usando criteri considerati errati dalla stampa di settore iniziano ad arrampicarsi sugli specchi per dire che il loro ha suonato peggio per qualcosa di esterno. Io ho iniziato la mai carriera seguita da Mariani il progettista di Graaf, lui mi diceva “Le cose che dicono nei forum e sulle riviste imparale a memoria che se no sembri ignorante quando parli, se fai un’apparecchio digli che è fatto come vogliono loro, ma quando lo fai fallo fatto bene”, ma io per mio carattere non riesco a essere falso. Ti consiglio la lettura di un’articolo di Diego Nardi, forse l’unico con cui riesco ad essere d’accordo. https://www.stereo-head.it/2013/05/riflessioni-di-un-ex-audiofilo/

    Io spesso mi sento come il tizio del finale del vecchio film “l’invasione degli ultracorpi”, mi appassiona quello che faccio ma è frustrante trovarsi in un mondo che sembra rifiutare l’uso del buon senso e dove sono discriminato perchè non mi conformo alle loro idee, ho l’impressione di lottare contro degli estremisti religiosi, a volte cestino dei commenti che lasciano sulle pagine che sarebbero anche passibili di denuncia…

  • Che dire… Magari è da segnarsi di ascoltare chi propone modifiche solo se quel qualcuno ha ascoltato l’impianto nelle condizioni attuali e assicura di farlo pure post modifiche. Insomma, se nel caso specifico fosse andata così la vedo dura arrivare a negare l’evidenza… E se quel qualcuno non accetta queste condizioni, farci una x sopra e cercare qualcun’altro, e se non si trova nessuno ci si tiene l’impianto corrente.

  • Vi racconto una strana storia, dal titolo: LA CONTORTA MENTE DELL’AUDIOFILO.

    Realizzato l’ampli ci sono state diverse occasioni di ascolto con amici, uno di questi, rimasto affascinato dal suono mi propone di venderlo, tanto io lo avrei potuto realizzarne un’altro. Vista l’amicizia e la generosa offerta lascio l’ampli in prova. Dopo averlo ampiamente ascoltato decide di tenerselo, ed era soddisfattissimo!!!

    Le cose procedono bene, fino al giorno che gli hanno messo in testa che sostituendo tutte le valvole con delle pregiatissime nos le cose sarebbero andate ancora molto, ma molto meglio. Io ingenuamente avevo raccontato dell’ingloriosa fine di una KT77 difettosa che aveva anche mandato in fumo un paio di resistenze durante le prime prove di accensione di questo amplificatore.

    Dovendo fare un cospicuo investimento in tubi decide di portare l’ampli da un guru delle valvole conosciuto ad una mostra di HI FI e consigliato da un’altro amico per una verifica generale dello stesso,
    non l’avesse mai fatto! è stato l’inizio di un incubo e la perdita di un’amicizia!

    Il guru visto il tutto sentenzia: ti hanno titrato un pacco, l’ampli con questo schema NON può funzionare, è NORMALE che le valvole si siano rotte ecc… ecc… Quindi inizia a fare tutta una serie di modifiche al circuito, ma quella fondamentale fu togliere la controreazione, tutti gli ampli BUONI sono senza controreazione, configurare a triodo, riprogettare completamente il driver.

    Il poveretto paga il salato conto e riprende l’oggetto accusando me di avergli venduto un ampli ROTTO! (????) che mai avrebbe potuto funzionare! (lo aveva ascoltato contentissimo fino a quel momento). Mostrandomi una bustina di componenti sostituiti che erano la prova della mia TRUFFA, in pratica il guru ha lasciato gli zoccoli delle valvole e il potenziometro del volume. (NOTA SB-LAB: Alberto aveva usato fior di condensatori Mundorf tutti acquistati da AudioKit di Roma, consigliati dagli stessi tecnici di AudioKit, e così per le resistenze e gli altri componenti!).

    Mette su le sue ipercostose NOS e si mette all’ascolto. Ma!? La potenza non sembra più sufficiente, l’amplificatore ha perso energia, non suona più bene come prima non riesce a pilotare le casse? le frequenze basse spanciano in modo fastidioso, come mai?

    Gli spiego cosa vuol dire configurare una EL34 a triodo = 4 w se ti va bene. Ancora più arrabbiato torna dal guru per chiedere di tornare a far suonare “forte” l’ampli. CERRRTO risponde lui, ti faccio subito un preventivo per la modifica, magari lo mandiamo in ultra lienare per farlo andare meglio! Altri soldi ? Certo io lavoro!

    Quindi viene da me con la sua bustina di componenti chiedendomi con la coda tra le gambe di riportarlo alla configurazione originale, naturalmente gratis…….. Gli ho proposto di riacquistare l’apparecchio a metà prezzo, vedremo se si rifarà vivo.

    Nel mondo dell’hifi, in particolar modo nello strano mondo delle valvole, ogni tecnico è più bravo di chi lo precede, tutti hanno la ricetta magica per far suonare beni questi strani cosi chiamati tubi, gli altri sono inetti, un apparecchio autocostruito seppur ascoltato confrontato e apprezzato è dubbio se criticato da un GURU, si da fede al terzo e non all’amico, e per concludere quando si parla di PSICO ACUSTICA credo ci si riferisca a questo tipo di persone.

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Milky Way – Amplificatore Single Ended con valvole 5C15 Fivre / 307A VT-225

Storia: La prima versione

Avevo voglia di farmi un amplificatore tutto per me, fatto come pareva a me, senza nessun paletto progettuale e un po’ creativo. Avevo anche diverso materiale di rimanenza e componenti recuperati da riutilizzare a costo zero, senza compromessi qualitativi però.

Il soprannome di questo amplificatore è “la bestemmia” perché praticamente ho preso un pugno di dogmi audiofili e ho fatto l’esatto opposto di quel che dice “il comandamento” ottenendo lo stesso un amplificatore che suona moooolto mooolto bene, mooolto meglio di tanta roba che gira che rispetta i comandamenti, ma vediamo nel dettaglio i 7 comandamenti qui infranti:

  1. Le valvole con il cappuccio non suonano bene: Un dogma audiofilo vorrebbe che le valvole con il cappuccio non suonassero bene, in realtà è probabile che incapaci di cablare bene molti introducano disturbi ancora maggiori ai circuiti che costruiscono e concludano che è colpa del cappuccio, quindi diffondano il verbo e tutti gli altri poi li seguono a occhi chiusi.
  2. Le valvole radio e TV non suonano bene: ennesimo dogma audiofilo che dice che solo le valvole “audio grade” possano suonare bene, salvo poi accorgersi che le valvole “audio grade” in moltissimi casi sono nate per applicazioni radio e TV, in questo amplificatore le finali sono di trasmissione radio, le pre sono per ricezione radio e il bufferino è una valvola TV.
  3. I pentodi non suonano bene: Il dogma dice che solo i triodi suonano bene, in questo circuito sia le finali che le valvole di pre sono pentodi a pentodo.
  4. Le valvole a Mu variabile non suonano bene: le ARP34 sono pentodi a mu variabile ma basta tenere il punto di lavoro lontano dalla zona di cambio di Mu perché siano perfettamente lineari.
  5. Gli inseguitori catodici non suonano bene: altro dogma audiofilo che vorrebbe che un buffer ad inseguitore faccia suonare peggio un circuito, in realtà lo si mette (qui la ECC84) per non sovraccaricare il driver che, uscendo ad impedenza molto elevata, finisce per distorcere più del dovuto.
  6. Il negative feedback non suona bene: altro dogma audiofilo controverso di cui ho già parlato abbondantemente qui.
  7. Led, diodi e altri componenti a SS fanno suonare da stato solido: ennesima credenza di alcuni (non tutti) audiofili che, un po’ come per il negative feedback, pensano che i componenti a stato solido siano come “infettivi” e il loro contatto con il circuito possa “infettare” il suono inoculando la malattia del suono da apparecchio a stato solido. Qui la ARP34 ha il catodo polarizzato con un led bianco, tale polarizzazione eseguita nel modo corretto è come polarizzarla a bias fisso, quindi niente reattanze di condensatori tra i piedi.

Esistono tanti altri dogmi, ma io ho infranto solo questi 7 😛 Alla fine sono talmente tante le cose che non vanno bene per il suono, ascoltando i soliti guru, che non si potrebbe fare niente se non adottare limitatissime soluzioni circuitali trite e ritrite che guarda caso molto spesso si concludono con il dover sborsare un sacco di soldi. Molti di questi personaggi si legano mani e piedi di propria volontà plagiati dal martellante proselitismo dei forum e delle riviste di settore, finendo inconsapevolmente in un turbine di esborso compulsivo per l’acquisto di componenti rese costose dalla moda spesso senza avere poi risultati che valgano la spesa fatta. Molti amici e clienti che hanno avuto modo di ascoltare “la bestemmia” e la sua seconda versione sono rimasti allibiti da quello che riesce a fare infrangendo regole (senza senso) e con componenti di modesto costo… Dico costo e non valore, perché il valore di una cosa dipende da ciò che questa cosa riesce a fare, mentre il costo è qualcosa dettato dal mercato e non necessariamente il valore e il costo combaciano, mi basti fare l’esempio che, tornando indietro una 20ina di anni, gli audiofili sputavano letteralmente sulle 2A3 biplacca fivre, non le volevano nemmeno se gliele regalavi, invece oggi sono disposti a vendere un rene per averne una coppia… Oppure sono disposti a spendere tanto per cose che non valgono niente.

Facciamo una carrellata sulle valvole utilizzate; 5C15 fivre…

Possiedo circa una 80ina di queste valvole di provenienza surplus militare, tutte assolutamente NOS, le ho acquistate da un radioamatore a prezzo stracciato. Ci ho messo un po’ a risalire alla loro storia, ragionando (perché non ho fonti ufficiali). Quello che so per certo è che queste valvole sono state prodotte dalla fivre durante la seconda guerra mondiale, quando per via dell’embargo le nostre fabbriche avevano perso i contatti con le fabbriche americane e quindi producevano cose come pareva a loro o copiando valvole rinvenute in apparecchi precipitati sul suolo italiano.

La 5C15 fivre è un pentodo trasmissivo a riscaldamento diretto, nei pochi dati ufficiali che si trovano si sa che ha 15 watt di dissipazione di placca e un filamento a 4 volt. Il formato del bulbo di vetro e dello zoccolo è quello della 807. Ricercando la sigla 5C15 si ritrova su radiomuseum a questo indirizzo http://www.radiomuseum.org/tubes/tube_5c15.html una valvola di produzione inglese che apparentemente ha la placca costruita con la stessa forma, però questa è l’unica caratteristica in comune, infatti la 5C15 inglese oltre ad avere il vetro tubolare è un tetrodo e non un pentodo, infatti manca la terza griglia presente sulla versione italiana.

Successivamente ho potuto acquisire le curve di queste valvole su un tracciacurve Sophia e la valvola si dimostra essere estremamente lineare e bella per utilizzi audio sia connessa a triodo che usata a pentodo, cliccando qui potete scaricare il PDF del datasheet da me creato con tutti i dati da me ritrovati da questa valvola, comprese le curve acquisite con il Sophia: ds-5c15fivre

Da questi dati e con un po’ di ricerche ho poi scoperto che elettricamente la 5C15 fivre è la copia della famosa 307A – VT225! Valvola molto apprezzata in uso audio, negli USA soprattutto, dove si trovano in abbondanza. Potete ricercare “307A tube” su google per trovare una marea di progetti e realizzazioni di alta fedeltà valvolare utilizzanti questa valvola. Quindi le curve di placca della 5C15 fivre e quelle della 307A, come anche la piedinatura, sono identiche. L’unica differenza che resta è nella tensione del filamento che è 4 Volt per 5C15 Fivre e 5 Volt per la 307A, questa differenza suggerisce che il filamento della italiana sia più robusto, infatti tensione minore, corrente maggiore uguale filamento più grosso!

ARP34

La ARP34 è un pentodino di uso militare inglese, sempre prodotto durante alla seconda guerra mondiale, utilizzato in ricevitori tipicamente come amplificatore di media frequenza. Ho ritrovato una quindicina di queste valvole in un lotto acquistato qualche tempo fa, apparentemente senza uso nel restauro di radio in realtà è un equivalente della EF39 e diverse persone la hanno usata con successo in preamplificatori audio e anche come driver per le 300B (anche se reputo che sia troppo debole per riuscire a pilotare decentemente una 300B). La valvola è a mu variabile, però la zona dove il mu cala all’improvviso si trova in basso nelle curve, quando la griglia diventa parecchio negativa; con segnale in ingresso di pochi volt picco picco è facilissimo polarizzarla restando dentro la prima zona e quindi farla funzionare in modo perfettamente lineare.

PCC84

Non c’è molto da dire, la PCC84 è un doppio triodo TV progenitrice della più conosciuta P/ECC88 / 6922 (chi storce il naso “haaaa la 84 da TV la 88 è audio..” bhe, disilludetevi, anche la 88 è una valvola TV, nata per lo stesso scopo della 84). Mi serviva un bufferino, nonostante la 5C15 a pentodo necessiti di appena 50 Vpp per essere pilotata la ARP34 già si sedeva un pochino (non tanto) a pilotarla… infatti non capisco come fanno certi a essere tanto sprovveduti da pilotarci una 300B! w la distorsione mha… Comunque ne avevo lì e anche queste non le do mai via perché gli audiofili comuni sono troppo schizzinosi per accettare valvole dalla sigla che non abbiano sentito almeno 1 milione di volte. Siccome ricavare modelli di pentodi su spice è un casino ho sperimentato l’abbozzo del circuito sul caro vecchio pezzo di legno, giusto per capire cosa potevo tirarci fuori, come alimentarlo e se vi fossero problemi particolari a cui stare attenti nel montaggio definitivo.

Il trasformatore che ho adottato è l’ SE5K6-UNI. Nell’immagine qui sotto potete vedere la retta di carico e il punto di lavoro scelto, i 5600ohm dell’SE5K6-UNI calzano a pennello:

Nella versione finale del circuito, dopo qualche prova empirica, ho tenuto la G2 a 350 volt e la G1 a circa -47 v, per arrivare a 4 Watt RMS tondi tondi. Più o meno la stessa potenza la si ottiene anche a triodo, però è necessario un driveraggio più forte e siccome vedo sempre solo dei triodi ho voluto fare tutto con dei pentodi, sia preamplificazione che sezione di potenza, tanto per cambiare. Avevo poi delle scatole per trasformatori più un trasformatore di alimentazione e un’induttanza funzionanti avanzati da un cinese demolito…

Quindi ho deciso di riciclarli per fare qualcosa con un’estetica un po’ diversa dalle mie solite realizzazioni. Ho fatto un mobiletto in legno di olmo lucidato a gomma lacca e la piastra di alluminio totalmente home made, senza appoggiarmi a costose officine.

Ecco le scatoline cinesi riverniciate…

Trasformatori di uscita affogati in paraffina, il cartone serve per non farli entrare in contatto con la lamiera.

Piastra di montaggio completa, gli zoccoli octal e quello noval sono assolutamente di recupero!

Sempre per fare qualcosa di diverso ho realizzato un “servobias” a stato solido, è un piccolo circuito basato su una coppia di opamp che misura la corrente di placca delle finali e varia il negativo di griglia, regolando il bias automaticamente senza necessità di intervenire con cacciaviti su trimmer ogni volta, per ritoccare il bias di valvole che si devono assestare e che non sono più nuove o quando vengono cambiate, basta infilare una valvola qualsiasi nello zoccolo e accendere l’amplificatore, il circuito in una decina di secondi assesta il suo bias a un valore ben preciso e lo mantiene stabile nel tempo anche se ci sono variazioni di tensione nella rete di distribuzione o nel passaggio da valvola fredda a valvola calda dopo qualche ora di funzionamento, come in un selfbias con la differenza che la polarizzazione della valvole è a tutti gli effetti un bias fisso e quindi non ci sono condensatori sotto i catodi che possono introdurre colorature nel suono.

Ho iniziato quindi a montare il circuito vero e proprio, le induttanze che si vedono, che ci crediate o no, provengono da degli alimentatori PC guasti e demoliti; alcuni alimentatori (quelli seri che pesano) hanno delle induttanze di filtro sulle basse tensioni, queste in modo specifico sono delle 60 mH con una RDC di 1,8 ohm assolutamente traferrate (quindi adatte a filtrare corrente continua). Le ho utilizzate per alimentare i filamenti delle 5C15 in corrente continua, creando una cella CLC preceduta da una rettificazione schottky.

Questo è l’apparecchio finito, la manopola è provvisoria, fatta con la stampante 3D, appena ho tempo me ne faccio fare una in alluminio tornito.

Dati strumentali:

Potenza massima 4 Watt RMS per canale
Banda passante @ 4 Watt: 10 Hz – 40 kHz -1 dB
Distorsione THD @ 1 watt 1,4%
Smorzamento DF: 5,71
Rout: 1,4 ohm
Sensibilità di ingresso: Clipping con 4 Vpp in ingresso.

L’apparecchio suona molto bene, vediamo le analisi di spettro:

Onda quadra a 100 Hz

Quadra a 1 kHz

Quadra a 10 kHz

Il circuito genera armoniche di seconda e terza circa a pari livello, sebbene tanti dicano che le armoniche devono essere a “scalare” questa non è una regola assoluta e quando il livello di THD complessivo è molto basso non si odono differenze sonore, al contrario si sentono bene i condensatori utilizzati! Quindi niente suoni di vetri rotti o voci robotiche come credono i tanti, che ovviamente si basano solo sul sentito dire e hanno zero esperienza con le misure strumentali effettive. La realtà è che sebbene ora abbia questi risultati, cambiando valvole con altre, anche dello stesso tipo/marca, cambia anche la generazione di armoniche e in maniera più o meno casuale si possono sperimentare anche le armoniche a scalare semplicemente cambiando valvole. Spiego bene questi fenomeni in questo articolo a dimostrazione che le strumentali sono tutt’altro che inutili come alcuni orecchiofili credono, ma invece spiegano tante cose.

Piccole modifiche postume

Siccome il suono non era ancora perfetto ho aggiunto 2 bypass in polipropilene su un paio di elettrolitici dell’alimentazione, migliorando nettamente la nitidezza in gamma alta.

La seconda versione “GREY”

Dopo aver eseguito piccole modifiche e miglioramenti al primo prototipo per alcuni anni ero giunto probabilmente al suo massimo, già altissimo ma che comunque non poteva essere migliorato ancora per limitazione di alcuni componenti impiegati, inoltre il trasformatore di alimentazione cinese si metteva a ronzare dopo alcune ore di funzionamento, quindi, visto l’ottima esperienza avuta, ho pensato di ricostruirlo in modo serio e senza risparmio, ho iniziato disegnando uno chassis in 3D e iniziato il montaggio questa volta con tutto materiale nuovo e non di recupero.

Nuovo circuito di servobias evoluto

Hack della griglia soppressore

Come ho scritto a inizio articolo la 5C15 fivre è una copia della 307A, consultando il datasheet della 307A si impara che questo pentodo era stato costruito per trasmissione RF in modulazione di ampiezza, dove sostanzialmente la portante RF arrivava alla G1 mentre la modulazione della stessa era ottenuta inviando il segnale audio alla G3; questo significa che la G3 ha una costruzione che la rende rilevante per il flusso elettronico e quindi valeva la pena indagare su una sua possibile polarizzazione.

Dopo qualche prova su uTracer ho trovato un punto di lavoro ottimale della G3 a +40 volt, nei grafici qui sotto potete vedere le curve a pentodo con G2 a 350 volt, a sinistra con G3 a 0 volt e a destra con G3 a +40 volt; come si può vedere la polarizzazione leggermente positiva della G3 raddrizza la gobba delle curve di placca rendendo la valvola molto più lineare e abbatte al contempo la corrente di G2. In pratica la G3 posta a 0 volt diventa un freno per gli elettroni che compiono il viaggio tra la G2 e l’anodo, polarizzandola positivamente si toglie questo freno. Polarizzando la G3 a una tensione ancora maggiore di 40 volt inizia ad assorbire corrente facendo nuovamente cadere le curve di placca. Per chi se lo chiedesse poi non è utile connettere la G3 all’anodo perché si ottiene un tetrodo con tutti i problemi di stabilità dei tetrodi, non sono riuscito ad acquisire le curve in questa modalità perché la valvola oscillava e bloccava la CPU di uTracer ogni volta. Con questo espediente sono riuscito ad ottenere 1 watt in più in altoparlante e una minore distorsione.

G3 = 0 volt G3 = +40 volt

Montaggio in corso…

La parte superiore

Ho sostituito la PCC84 con una ECC82 (ma solo perché ero rimasto senza P/ECC84) nello specifico di questo circuito non sarebbe cambiato nulla a livello sonoro. Da notare le ARP34 “denudate” 😳 , se guardate la foto di inizio articolo le ARP34 hanno una verniciatura grigia, è una vernice conduttiva collegata al pin1 che funziona da schermo RF, molto importante in un ricevitore radio. Quasi tutte le ARP34 che avevo a disposizione però avevano la vernice rovinata dagli anni, che si sfaldava sebbene fossero nuove e mai tolte dalla scatola. Siccome per uso audio questa schermatura non si è rilevata importante le ho ripulite con una paglietta, esteticamente sono molto belle con un getter a specchio che ricopre quasi tutto il vetro lasciando intravedere solo parzialmente gli elettrodi interni.

L’estetica del mobile riprende le fattezze di apparecchi vintage volutamente, anche il colore.

Dati strumentali:

Potenza massima 5 Watt RMS per canale
Banda passante @ 4 Watt: 10 Hz – 40 kHz -1 dB
Distorsione armonica totale @ 1 watt: 0,34%
Smorzamento DF: 5,71
Rout: 1,4 ohm
Sensibilità di ingresso: Clipping con 4 Vpp in ingresso.

Analisi di spettro

Banda passante 1 watt su carico resistivo

Banda passante 1 watt su carico reattivo

Quadra 100 Hz 1 watt

Quadra 1 kHz 1 watt

Quadra 10 kHz 1 watt (migliorato rispetto la prima versione)

Triangolare 1 kHz 1 watt

Attualmente il mio milkyway sta suonando abbinato al granny 27 e il binomio dei 2 è veramente spettacolare, la precisione dei bassi e la raffinatezza della gamma medio alta è veramente una lussuria, si sente ogni più piccolo dettaglio sonoro, pulito, limpido, piacevole e mai fastidioso. Il cantato femminile veramente celestiale.

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5 Responses to Milky Way – Amplificatore Single Ended con valvole 5C15 Fivre / 307A VT-225

  • Sono il felice possessore del Milky Way che l’ amico Stefano mi ha venduto ad un prezzo veramente da amico.
    Valore di rivendita? Ma per quale motivo sulla terra dovrei rivendere un amplificatore cosi? La scelta di acquistarlo è arrivata solo dopo averlo ascoltato. 5 watt più o meno. Ora collegato ad un paio di vecchie RCF BR40 regalo di mio padre 50 anni fa causa ribordatura delle JBL anni 70 ad alta sensibilità (4333b) Avranno 86/87 db si e no eppure la stanza è piena di musica perfetta, i tromboni di Maurizio Cazzati suonano al punto che sembra di avere qui il musicista in persona (morto 500 anni fa).
    E da appassionato, non tecnico, ogni volta che ascolto un ampli con controreazione-purchè costruito bene come Stefano sa fare-suona meglio di quell non controreazionati che ho ascoltato. Tutti, senza eccezioni. Lo dice il mio orecchio e questo è quanto. Unica ragione futura per tentare la rivendita potrebbe essere la sordità totale. Cosa me ne faccio di un ampli allora? Ma allo stato ci sento benissimo e il Milky Way sta dove sta. Bravo Stefano

  • salve sono veramente in accordo su quanto detto sulle valvole 307A sono una favola suono dolce e pulito

  • Ciao Stefano ad avvallare quello che dici nell’articolo:

    posso confermare dopo aver sentito il “Milky” a casa di Stefano in periodo “Pre Covid”!!! che suona veramente bene. Tra i migliori ampli che abbia sentito. (Ne ho sentiti!!!)

    Purtroppo in campo Hi fi ormai si dice di tutto e di più senza ascoltare!!! Non ho mai capito una cosa degli “audiofili” ovvero di cosa interessa di come si arriva all’obbiettivo voluto.

    Se qualcuno ha dubbi ed è ancora nella fase “comandamento audiofilo” fallo venire ad ascoltare non potrà che ricredersi. Ciao

  • Esteticamente parlando a me piaceva di più la prima versione, ecchisenefrega vero hai ragione… 🙂
    Con che diffusori lo hai fatto funzionare e che caratteristiche hanno?
    Thx

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